Pubblichiamo la recensione di un motivo composto dalla giovane cantautrice siciliana Julie. Il pezzo non è un capolavoro, ma è godibile e si apprezza soprattutto per il rimando alle cosiddette “scie chimiche”: è un cenno che Julie introduce per richiamarsi ad un problema reale ed indiscusso. E’ una questione che, in tempi di FINTA pandemia, non si deve e non si può ignorare.
Venerdì 4 settembre è stato pubblicato "Scie chimiche", il singolo d’esordio della giovanissima cantautrice siciliana Julie. La produzione uscirà per Carioca Records e sarà distribuita da Artist First.
‘Scie chimiche’ è un motivo pop dalle note spensierate e romantiche in grado di trasportare l’ascoltatore in un mondo musicale allegro e frizzante, mettendolo subito in una propensione positiva. Il ritmo è coinvolgente e il testo racconta di un amore giovanile vissuto con la leggerezza dell’adolescenza.
Tuttavia, dopo un ascolto più attento, si può cogliere un dualismo costante fra elementi che si contrappongono: il dolce e l’amaro di una storia d’amore ormai giunta al termine, la guerra e la pace, il giorno e la notte, il presente e il passato, la terra e l’universo, la prigionia e la libertà. […]
Biografia
Julie è al secolo Giulia Scroppo nasce nella primavera del nuovo millennio. Cresciuta a Campofranco (CL), piccolo centro dei Monti Sicani dove , sin da piccola, dimostra la sua indole artistica, prendendo lezioni di danza, cantando e recitando in vari spettacoli della compagnia teatrale locale. […]
Una volta maggiorenne, Giulia scopre il pianoforte e si ritrova a comporre le sue prime canzoni che sono incise e curate presso il Master Play Studio con Leo Curiale che ne cura gli arrangiamenti. A luglio 2020 firma per Carioca Records e i prossimi mesi vedranno la pubblicazione di due singoli.
Julie nelle sue canzoni è semplice ma mai banale. E’ leggera come un bacio che lascia il segno, senza filtri e diretta. Gioiosa e solare, canta di sé e dei suoi sogni con leggiadria ed emozione.
E’ noto che l’industria musicale e quella cinematografica sono in gran parte controllate da corporations che non mirano solo al profitto, ma pure a trasmettere messaggi volti a propagandare l’ideologia del sistema. Ciò nonostante, qualche artista e qualche intellettuale riesce ad emanciparsi dal controllo e dall’indottrinamento per esprimere una forma di dissenso, per privilegiare la creatività rispetto alle esigenze del mercato. E’ il caso di Giordano Difiore, giovane cantautore milanese, che ha scelto di intitolare in modo emblematico il suo album “Scie chimiche”. La title track è una canzone ironica ed autoironica quanto basta, venata del disincanto che domina questi tempi la cui unica prospettiva pare quella di non avere prospettive. Merito non piccolo di questo autore engagé è la critica rassegnata, ma graffiante nei confronti della noncuranza che accompagna la presente generazione: quanto più i problemi s’ingigantiscono, tanto più le “nuove leve” della società sprofondano nell’inerzia.
Di seguito la recensione dovuta alla penna di Cristian Brighenti.
Ad un primo, fugace ascolto questo “Scie chimiche” sembra uno dei primi, ispirati dischi di Luca Carboni. Invece, tra le canzoni di questo nuovo album si nasconde Giordano Di Fiore, abile cantautore della Milano che suona nonostante tutto. Questo “Scie chimiche” regala momenti impegnati, come nei dischi degli anni ’70, quando i cantautori cercavano di formare una coscienza popolare attraverso la musica. Uno degli episodi più significativi è appunto il brano “Novecento”, dove si cita addirittura L'Unità in mano, anche se forse rispetto agli anni settanta il cantautorato moderno appare più rassegnato e disilluso.
Una volta, perché nello spazio-tempo della storia c'è sempre spazio per "l'una volta", i cantautori, soprattutto quelli impegnati, potevano guardare al futuro con un briciolo di speranza, adocchiando qualche refrain intrigante come spunto per futuri miglioramenti della specie, quella evoluzione "mentale" che, invece, si è fermata di botto, all'ingresso del "futuro" che stiamo vivendo. Questi dolori "di parto" sono raccontati in “Oriente”, in “In bilico”, tracce molto "cupe" e rassegnate, che sembrano immergersi nel grigio delle vecchie fabbriche, dove gli operai sorridevano e sorridono ancora con disagiata ma dolce ed amorevole rassegnazione.
“Scie chimiche” vive di musiche e di atmosfere contrastanti: in “Città inutile” si torna ad un sound più sbarazzino. Gli arrangiamenti del disco sono ben curati, anche se non abbondano di "suoni": Difiore cerca con semplicità di creare le atmosfere adatte per ogni canzone, ad esempio risulta molto intrigante, in molti pezzi l'uso della voce raddoppiata su ottave diverse, come nelle produzioni di Fabrizio Moro, sebbene qui la voce di Difiore cerchi meno gli effetti rauco\graffianti del cantautore romano.
Come in ogni lavoro di musica italiana, è presente anche il tema amore, tema tanto caro ad ogni persona, qualunque sia l'estrazione sociale, la cultura, la fede politica, sportiva o religiosa, ed in un disco come “Scie chimiche” anche l'amore ha le parvenze rassegnate di una pressa da fonderia, qualche volta con episodi che trasportano l'ascoltatore dalle chitarre acustiche anni '70 ai suoni più elettronici e rappati.
In definitiva, questo Difiore sorprende per l'originale mix che generosamente ha creato per questo “Scie chimiche”. Un prodotto quietamente rivoluzionario. […] Tra un Carboni e un Difiore per sé stesso, purtroppo vien da dire che Difiore ci ha beccato in pieno nel fotografare la situazione italiana e mondiale attuale: l'unica bandiera che si sta alzando è quella del ...chissenefrega... senza rancore...
Che cosa resta dell'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica? (W. Benjamin). Che cosa rimane dell’estetica nella società di massa in cui i princìpi estetici sono quasi totalmente inumati insieme con quelli etici? Sono ormai poche le voci che riescono a contrapporre una residua ed ostinata capacità di creare, in un mondo in cui tutto, la produzione in primo luogo, è distruzione. Nell’era del disincanto, sopravvive il canto sia pure radicato nella disperazione che, trangugiata sino all’ultima goccia, è non solo veleno ma forse antidoto.
Così in “Doppia D”, canzone di Matteo Buratti alias Burro, è inventariato l’armanentario dell’uomo d’oggi, abituato a maneggiare, tra gli attrezzi più comuni, la disperazione ed il denaro. Lo scenario metropolitano sciorina, come in un caleidoscopio di follia, strade, ubriachi, corsie d’ospedale, chiese semideserte, nuvole finte...
Scrive l’autore: “Doppia D è un’interessante ‘fotografia satellitare’ su un tipo specifico di umanità che è costretta sempre più all’apnea. In tutta questa sua atmosfera del disumanare, i versi ne diventano sconcertante, mera narrazione. ‘Doppia D’ è la prima poesia in cui compaiono allusioni nemmeno troppo velate, alle velature chimiche (gioco di parole voluto) meglio note come ‘scie chimiche’. Potrei aggiungere altre cose sul tema disperazione/denaro, ma sono sicuro che le mie riflessioni sarebbero intese come provocazione, bene che andasse. Quindi mi limito a queste poche parole e lascio a voi il respiro di questo mio testo. One Love”.
Le parole, quasi salmodiate, in un salmo profano a denunciare la profanazione della vita, si allineano lungo una melodia ossificata, imprigionate in un ritmo ipnotico. Di seguito il testo.
mentre un tizio solitario sta aspettando un’altra illusione d’amore… Sopra al banco di un Tabacchi mentre una ragazza compra sigarette e GRATTA E VINCI o alla Snai dove un vecchio scommette su CALCIO E CAVALLI frammentando o frantumando in attese la Vita
All’angolo della strada dove il pusher smazza Allo sportello della banca col passamontagna…
Alla guida di un GRAN FERRO ubriachi e fatti nella notte mentre con artificiali reset dal Tutto/ci distanziamo da tutti verso l’incauto ignoto della città della solitudine che ci viene incontro
In ginocchio, davanti all’altare di una Chiesa Prostrati verso La Mecca nel crepuscolo della preghiera In meditazione nella posa del Loto con il profumo dell’incenso purificatore… A 90, con il c*lo in mano all’avida deriva bugiarda dell’Elite anti-Coscienza
Sopra le nuvole chimiche del cielo mentre qualche idea di Dio illude l’IO sulla GIUSTEZZA Fino alla corsia d’ospedale, dove nasce o dove muore… la DISPERAZIONE è ovunque in questa vita di schiavi
Costretti come siamo, fra un mentre e l’altro, alla menzogna: di credere per denaro di ostracizzare per denaro di amare per denaro di fottere per denaro... Abbiamo rovinato tutto!
QUESTA è la storia della disperazione (e) del denaro
Ora vorrei chiedere agli Dèi se è vero che proprio NOI - dato che ci è chiaro che il Buddha di Bamiyan non sorride più - dobbiamo oppure possiamo assistere alla FINE di tutto questo…
La lugubre panoplia del Kaliyuga è testimoniata pure da Giovanni che, attraverso lo scavo linguistico ed il parossismo lirico, se da un lato porta alla superficie la cruda coscienza del disfacimento, dall’altro accende l’inestinguibile sete d’infinito”. (“Novembre”). In un altro intenso componimento, “Nemi”, il paesaggio lacustre, rischiarato da un bagliore metallico ed innaturale, il cielo ferito ed “inciso di strane cicatrici”, destano i fantasmi perduti di un’umanità perduta.
Nella tensione inesausta verso il trascendimento e la purificazione delle scorie, i Fragmenta di Giovanni, conficcati nell’aridità e nella freddezza del tempo declinante, aiutano a ricomporre, anche se con immane fatica, l’immagine della speranza.
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Pubblichiamo un originale studio di M.B. in cui sono snidati significati occulti, filigranati in alcune canzoni, e connessi ad un’interpretazione esoterica e spirituale circa l’origine dell’umanità. Non sembri un approccio peregrino: la bio-ingegneria clandestina nasconde molto più di quanto si possa immaginare con la più fervida fantasia.
Esistono entità che vivono nelle nuvole? Ed esistono altri esseri che vogliono danneggiarle, magari ponendosi dietro le quinte dei molteplici scopi dell'operazione 'scie chimiche'? Per quale motivo si osserva un tale accanimento contro i cumuli? Sono un semplice ostacolo alle comunicazioni militari o c'è dell'altro? E cosa sono i globi di luce che sembrerebbero tentare di contrastare i tankers chimici quando attraversano il cumulo al fine di dissolverlo? Quelle entità viventi nelle nubi potrebbero essere... come noi qualche anno fa.
Rudolf Steiner nel suo libro “Il Vangelo di Giovanni” scrive alle pagg. 110 e 111: "L'uomo è veramente, alla lettera, disceso sulla terra da sfere che dobbiamo definire come sfere di acqua e di vapore, d'acqua e d'aria (simili a elementali?). ... Finché era stato liquido ed aeriforme. egli si trovava su in mezzo agli dei; a poco a poco, parallelamente all'addensarsi della Terra, l'uomo si addensò fino all'odierna materialità. Questo processo rappresenta la discesa; come l'uomo è disceso, così pure risalirà. Dopo aver maturato tutte le esperienze possibili entro la materia solida, egli tornerà ad ascendere a quelle regioni nelle quali il suo corpo fisico è liquido ed aeriforme. ... Oggi intanto egli non può che anticipare spiritualmente quegli stati. L'uomo un tempo non nasceva dalla carne e dalla terra, bensì dall'aria e dall'acqua e, in avvenire, dovrà realmente rinascere dallo spirito dell'aria e dell'acqua".
In seguito l'antroposofo riporta un passo del Vangelo detto di Giovanni tratto dal colloquio con Nicodemo: “A meno che uno non sia nato dall'acqua e dall'aria, non potrà entrare nel Regno dei Cieli”. (Gv. 3, 5).
C'è qualcuno che si sta opponendo a tale risalita? Qualche forza contraria all'uomo?
Da sempre la musica propinata a ripetizione in radio e televisioni, è spesso veicolo di messaggi 'satanici' intrisi di forte simbologia. Pensiamo alle attuali 'stelle' internazionali come Lady Gaga e Rihanna. Proprio riguardo a quest'ultima, l'utente di Youtube, Lenonhonor, ha analizzato la canzone “Umbrella”, producendo un documentario di circa tre ore dal titolo 'Works of evil', ora riproposto dall’utente GrandTruth0777 col titolo ‘Hip hop and the occult: secret cult messages, Rihanna Umbrella video’ di cui sono disponibili tutti gli spezzoni a partire dal secondo
La canzone ed ancor più il video che l'accompagna sono pieni di simboli: figure geometriche, sigle, doppi sensi, riferimenti a famiglie illustri (Rockfeller), ma non solo. La cantante è accompagnata dal rapper Jay-Z che compare in diversi fotogrammi, mentre tiene le dita a forma di piramide, inserendo il suo occhio all'interno. Il rapper produce una voce particolare e la cantante interagisce con lui: secondo Lenonhonor, questo duetto alluderebbe ad un vero e proprio dialogo fra un demone e la popstar, nella quale vengono elencati i vantaggi che ella avrebbe, ponendosi sotto la sua protezione (l'umbrella del titolo): soldi, fama, successo. Tra le varie lusinghe, il demone afferma che non ci sono nuvole nelle sue tempeste: 'No clouds in my storms'. E proprio questa frase, più volte sottolineata nel documentario, ci porta al tema iniziale: le 'tempeste' non vanno qui intese, secondo Lenonhonor, dal punto di vista meteorologico, ma come sconvolgimenti che il demone è in grado di provocare con i suoi poteri. Ed in queste negatività non ci sono nuvole.
Le nubi, quelle naturali, oltre ad essere portatrici di piogge nutrienti e rinfrescanti, riescono a rendere splendidi anche i paesaggi più monotoni, disegnando particolari scenografie. Eppure nel linguaggio comune il tempo nuvoloso viene definito 'brutto'. Un altro modo per metterci contro di loro?
Anche in Italia esistono casi simili a quelli di Rihanna. Molti cantanti, talora non privi di qualche qualità, appaiono tuttavia come 'fabbricati a tavolino', uscendo da qualche talk show o reality. E chi ci dice che non vengano anch'essi usati per veicolare determinati messaggi? Alessandra Amoroso ha inciso un disco in cui appare in copertina con uno sguardo particolare, quasi demoniaco e diverso dal solito (notare le differenze), ma soprattutto acconciata in modo molto simile a Rihanna. E come si intitola questo album? “Senza nuvole”.
Ma nella musica potrebbero esserci anche casi 'opposti'. Sorvolerei sulla Bandabardò e sul loro recente album 'Scaccianuvole' in cui appare un uomo a cavalcioni sul muso di un aereo (ma io, pur non conoscendola appieno, credo che tale band sia buona solo per emozionare qualche illuso alla festa dell'Unità, ma assolutamente non in grado di formulare riferimenti metaforici o simili).
Appare, invece, molto più interessante il caso di Fabrizio De André, autore da porre sicuramente tra quelli che si sono “spinti oltre”. Le nuvole sono presenti in almeno due titoli di suoi dischi: “Nuvole barocche” e “Le nuvole”.
Il primo è uno dei più vecchi e sembra sia stato ripudiato dal cantautore stesso. Lo stile appare quasi antico, come quelle musiche che uscivano da un grammofono. Ma non per questo i brani sono di scarsa qualità. Anzi, due sembrano davvero da inserire fra i più belli di De André.
Il secondo si apre proprio con la canzone che dà il nome all'album: si tratta in realtà di una poesia letta a due voci da Lalla Pisano e Maria Mereu. Potrebbe sembrare un'ode alle nubi o meglio di come esse possano al contempo affascinare ed impaurire. [ Link al video ]
In realtà Fabrizio De Andrè, in una rara intervista televisiva, affermò che il titolo è un omaggio ad Aristofane e le nuvole sono da intendersi come personaggi (politici etc.) che si mettono fra noi ed il cielo, impedendoci di vedere il sole.
Un'accezione negativa quindi anche per lui? Probabile: le nuvole 'che assumono forma di pecora' potrebbero essere un riferimento alla famiglia Agnelli? E quelle a forma di airone, elegante volatile citato anche da Rino Gaetano nel suo sibillino brano “Cerco”? Va ricordato, però, che come il cantautore calabrese non ha quasi mai parlato esplicitamente in televisione del vero significato delle sue canzoni, allo stesso modo l'autore genovese potrebbe aver fornito una lettura più comprensibile ad una platea televisiva, come quella offertaci ad hoc da Fabio Fazio che sembrerebbe avere l'esclusiva su qualunque cosa riguardi De Andrè. L'ultima frase della canzone è troppo profetica per non essere presa in considerazione, soprattutto perché all'epoca dell'uscita dell'album non si parlava ancora di 'scie chimiche'. Eccola per intero:"(Le nuvole) vanno, vengono, per una vera, mille sono finte e si mettono lì tra noi ed il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia". Da notare l’aggettivo ‘finte’: perché usarlo se si trattasse solo, come sostenuto nell’intervista, di quelle nuvole gonfie di pioggia, poi dissolte dal vento? Esse sarebbero comunque vere, al massimo ‘illusorie’ o ‘bugiarde’, ma in fin dei conti reali. Nessuno aveva descritto in maniera così poetica la nuvolaglia lattiginosa e sterile delle scie chimiche persistenti!
Insomma, nonostante Fabrizio De André abbia ripudiato il suo album giovanile, meglio le sue “Nuvole barocche” delle moderne e più tristi “nuvole tarocche”.
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Segnaliamo che il gruppo italiano, “Chemical trails”, i cui componenti sono Frank Francone (voce, chitarra), Easy Greg (tastiere), e Jepp Demita (basso), è in procinto di promuovere una serie di motivi, in stile rock, brit pop, indie, in cui sono aggrediti temi scottanti ed attualissimi. I titoli dei pezzi sono emblematici: From the sky, Illuminati, Living Volcain… Invitiamo i lettori a seguire i “Chemical trails” ed a diffondere la loro musica.
La rivista francese “Sacre planet” ha recentemente pubblicato la prima parte di un articolo, “Les chemtrails et la géo-ingénierie”. La seconda parte apparirà nel numero di ottobre. L'autore del contributo, Jean Luc Lebouc, per la sua indagine, si è basato principalmente sul saggio di Nenki (pseudonimo) dal titolo quanto mai indovinato, “Les traces de la mort”. L'autore, dopo aver premesso alcune definizioni, dedica un breve ma denso paragrafo alla geo-ingegneria.
Scrive Lebouc: "Il concetto di geo-ingegneria fu coniato negli anni ‘70 del XX secolo e si fonda sull'idea di usare i combustibili fossili, ma riducendo le emissioni di CO2. In seguito il termine è stato allargato per indicare tutti i tentativi volti a stabilizzare l'effetto serra ed a gestire direttamente il bilancio energetico del pianeta. Sono state escogitate diverse tecniche di geo-ingegneria.
1 L'installazione di strutture riflettenti nei deserti.
2 L'installazione di specchi nell'atmosfera. L'ideatore di questo progetto è il Professor Roger Angel, finanziato dalla N.A.S.A. Il pioniere della tecnologia fu il Dottor Eastlund. L'idea fu sostenuta dalla ARCO, importante azienda produttrice di alluminio, detenuta dalla British Petroleum. Le scie contengono elevate quantità di alluminio!
3 La messa a dimora di piante che, con le loro chiome, dovrebbero riverberare la luce solare.
4 La fertilizzazione dei terreni con l'azoto: gli alberi, con questo doping del terreno, dovrebbero essere in grado di assorbire maggiori dosi di biossido di biossido di carbonio.
5 La dispersione di aerosol (scie chimiche), un mezzo per creare una sorta di filtro in grado di schermare una parte dei raggi solari e di diminuire l'indice UV. In verità, le chemtrails contribuiscono al riscaldamento globale, poiché le nuvole artificiali che si espandono durante la notte, intrappolano la radiazione infrarossa che dal suolo si sprigiona verso l'atmosfera.
6 La fertilizzazione degli oceani. Secondo Victor Smetacek, professore di Biologia oceanica dell'Istituto Alfred Wegener, in Germania, si può disperdere del solfato di ferro nei mari per permettere lo sviluppo di plancton in grado di catturare il biossido di carbonio.
7 La riduzione dell'acidificazione degli oceani, diffondendo calcare sui fondali.”
E' evidente che sia l'effetto serra dovuto al CO2 sia le tecniche che ufficialmente servirebbero a contrastare il riscaldamento planetario sono frodi. Lebouc non cade nella trappola, anzi, attraverso un'utile didascalia della foto in cui è inquadrato l'interno di un aereo ricondizionato per irrorare, evidenzia la natura sinistra delle operazioni chimico-biologiche: nell'istantanea si legge il termine HAZMAT, “che sta per Hazardous material, sostanza pericolosa” spiega l’estensore dell’articolo.
Intanto "Nexus France", testa di ponte della disinformazione camuffata, continua nel suo squallido lavoro di depistaggio, mandando allo sbaraglio la solita Pryska Ducoerjoly, abituata a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per garantire un minimo di credibilità ad una rivista ormai alla deriva. La Pryska, nel suo scartafaccio, “Vent contraire sur la géoingeniérie”, 2011, alla fine ammette solo l’uso dell’agente Orange per opera degli Statunitensi nel corso della guerra del Vietnam. Non paga delle sue scandalose bugie e dei patetici ridimensionamenti, l’”esperta” preannuncia ai lettori che “Nexus” sta per compiere delle analisi dell’acqua potabile per stabilire se i ricercatori ed attivisti statunitensi, come Michael Murphy, hanno ragione quando affermano che nel prezioso liquido si trovano alluminio, bario, stronzio etc. in alte concentrazioni. La pennivendola osa asserire, con incredibile improntitudine, che l’avvelenamento sistematico causato dalle scie chimiche non è stato ancora provato (sic). Inoltre usa un linguaggio sottilmente ingiurioso, quando definisce gli scienziati che denunciano le scie chimiche “partisans” e “chemtrails fighters”, insinuando che sono dei fanatici e dei faziosi, quando settaria è lei, come il direttore che la istiga e la spalleggia nella sua crociata contro la verità.
Un lettore, indignato per il “dossier”, contesta alla Ducoerjoly, punto per punto, con argomenti scientifici e logica stringente, le affermazioni, evidenziando che l’acquiescenza nei confronti del sistema si spiega con i benefici fiscali ottenuti recentemente da Nexus France, grazie ad un accordo con la C.P.P.A.P., Commission paritaire de publications et agences de presse). La tipa ha l’impudenza di rispondere che è “una giornalista indipendente”.(sic)
Quali sono stati poi i risultati delle promesse analisi? Se ne dà conto, nel numero successivo, in un misero trafiletto in cui “Nexus”, indicando il laboratorio di Bordeaux, IPL, pontifica che i valori di bario, alluminio e stronzio, rilevati nell’acqua di una cisterna per la raccolta della pioggia in Dordogna, sono in linea con quelli ammessi dalla legge francese. Naturalmente bisogna fidarsi, perché Nexus si guarda bene dal fornire le pezze giustificative di quanto pubblicato.
Insomma, è finito tutto a tarallucci e vino, anzi a tarallucci e… baracqua.
Ringraziamo il gentilissimo amico Gianni Ginatta per le segnalazioni inerenti alle riviste francesi.
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"Sole nero" è il titolo della recente canzone composta ed interpretata dai Litifiba. Pierò Pelù, front man del gruppo, dopo una lunga parentesi da solista lontano dalla formazione, vi rientra con un album da cui è tratto il singolo "Sole nero". Il titolo, potentemente evocativo, è denso di significati simbolici: più che alludere, però, all'eclissi della ragione, dichiara l'oscurità letterale e metaforica in cui siamo immersi, oltre ad illuminare di una luce fosca il tramonto della "civiltà". Il Sole nero è un astro spettrale che splende sulle macerie di un mondo in consunzione, ma anche la fiamma che incenerisce "la vita tutta in un istante." Questo bagliore tetro ed implacabile rischiara appena la china ("illumina il cammino") che affonda nelle tenebre della desolazione.
Con disperata ma inesausta volontà, Pelù grida la nostra condizione di uomini contaminati nel corpoe nell'anima ("Sono il figlio delle radiazioni, delle televisioni") e lancia un messaggio che riprende la sua audace ed avventurosa incursione in “Che tempo che fa”, l'inutile programma condotto dal bamboccio Fabio Fazio. Allora il cantante provocò il bellimbusto, spronandolo a trattare l'argomento "scie chimiche". Oggi, insinuandosi tra le fitte maglie della censura, gli autori del pezzo (Renzulli e Pelù), denunciano "le dosi di veleno della mia città": chi ha orecchie per intendere, intenda.
La condizione dimidiata dell'uomo contemporaneo è espressa nelle antitesi ("con l'inferno e il paradiso qui nei miei pensieri, il Dio cervello è pieno o vuoto a metà"), esacerbata dalla difficoltà a trovare il senso e l'equilibrio in sé stessi ("Faccio a botte coi miei sogni, coi miei desideri"). E' una diagnosi impietosa, ma riconoscere i sintomi di questa malattia, i segni di un disagio che pare non sradicabile, è un primo passo verso la terapia e la remissione. Così i "malati" saranno guariti ed i "sani" in realtà sono floridi (all'apparenza) moribondi.
Faccio a botte coi miei sogni coi miei desideri con l'inferno e il paradiso qui nei miei pensieri
Voglio tregua da me stesso e ballo coi fantasmi soli lune stelle, eclissi un'immensità dove io ti cerco tra luce e buio a metà Splende su di noi e illumina il cammino che ci sta davanti brucia dentro e poi rivedo la mia vita tutta in un istante
E' un sole nero sul mondo che ci aspetta e non fa complimenti
Sono il figlio delle radiazioni delle televisioni delle dosi di veleno della mia città dove il Dio cervello è pieno o vuoto a metà
Splende su di noi e illumina il cammino che ci sta davanti brucia dentro e poi rivedo la mia vita tutta in un istante
E' un sole nero, sul mondo che ci aspetta e non fa complimenti
E' un sole nero [...]
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Woodstock è una cittadina degli Stati Uniti (stato di New York) divenuta celebre, poiché vi si svolse nel 1969 un grande festival di musica rock, divenuto simbolo dell'aggregazione giovanile. L'evento fu contraddistinto da una pioggia torrenzialeche, a distanza di parecchio tempo, si scopre essere stata indotta attraverso la dispersione di composti chimici nelle nubi con il ricorso ad appositi aerei. L'acquisizione è importante, perché retrodata di parecchi lustri le operazioni clandestine di aerosol, dimostrando che le tecniche per la manipolazione del tempo erano efficaci e collaudate già alla fine degli anni '60 del XX secolo. Possiamo immaginare quali “progressi” siano stati compiuti in quarant’anni.
Importante la testimonianza di due giovani che, nell'ambito del documentario sul concerto tenutosi a Woodstock, così si esprimono: "Ho qualcosa da dire: vorrei sapere perché quei porci fascisti inseminano le nuvole. Li ho visti passare più volte nell'ultima ora, con tutto quel fumo che usciva ed inseminava le nubi. Che cos'è quella roba che viene giù? Perché i media non riportano queste cose alla gente? Si, vi dico quello che sta accadendo. Li ho visti più volte: aerei di origine sconosciuta inseminano le nuvole e provocano la pioggia!"
Pubblichiamo un ampio estratto di uno studio, contraddistinto da notevole spessore ed elaborato dal Professor Alessio Di Benedetto. L'autore, lontano tanto dall'ingenuo ottimismo di chi passivamente confida nella catarsi del 2012, quanto dal disfattismo, si sofferma su H.A.A.R.P. e, più in generale, sul tema delle frequenze, con un approccio lungimirante e coraggioso. Il coraggio risiede nella denuncia dell'ipnosi indotta dai "Nuovi padroni del mondo visibile" e nell'esortazione a liberarsi dalla paura, catena che imprigiona nella Matrix.
Ringraziamo l'amico M.B. che ha contribuito a valorizzare ed a divulgare le ricerche del Professor Di Benedetto.
[...] Infiniti fili collegano tutto ciò che esiste: uno squilibrio del Campo geomagnetico e della ionosfera, nonché della Risonanza Schumanndella Terra, che pulsa a 7,8 Hz, causerà ogni malattia, prima alla Madre Universale e poi ai nostri organismi. Al riguardo, circolano delle voci veramente allarmanti, segno di una stupidità che sta contagiando gran parte dei propugnatori di una Nuova Era. Non è affatto vero che la Frequenza Schumann si sta innalzando, come segno di una consapevolezza superiore che starebbe nascendo in seno alla Coscienza Universale. La stanno volutamente elevando per impedirci di sognare, di essere creativi, di assumere una conoscenza cosmica. Altro che “salto quantico”, che in realtà è un imprigionamento della mente e dello spirito umani nella dittatura globale che si sta preparando con l’ausilio delle armi frequenziali.
Ma qual è lo scopo di simile progetto “sociale”?
Il cervello e le sue molteplici aree sono stati ormai accuratamente studiati, mappati e correlati. Ognuna di esse è sensibile a specifiche frequenze che possono generare passività, oppure aggressività, creatività e così via. Alludiamo al sistema H.A.A.R.P. (Programma di ricerca aurorale attiva ad alta frequenza con sede nella città di Gakona in Alaska), un vero e proprio piano di manipolazione mentale, per controllare il nostro modo di pensare. Esso è stato messo a punto dai poteri forti statunitensi, attraverso l’emissione nell’atmosfera di segnali sonori molto bassi (infrasuoni 0,9-10Hz), che vanno ad interferire con il flusso di onde analoghe irradiate dal cervello umano. Il fine è quello di disgregare i processi mentali umani, tramite impulsi di radiofrequenze su estese aree geografiche. L’affermazione del Direttore di ricerca della C.I.A. non lascia alcun dubbio, circa i propositi occulti riguardanti il controllo mentale. Il fine è quello di generare un incantesimo continuo della Matrix apparente e costrittiva: “Ogni pensiero umano, ogni emozione, ogni percezione ed ogni bisogno potrebbero essere soggiogati, attraverso stimolazioni elettriche e frequenziali del cervello”.
Non dimentichiamo che, dal punto di vista della Fisica vibrazionale, tutti i processi biologici dipendono dalle interazioni dei campi elettromagnetici e gravitazionali. Tanto per intenderci, la sfera terrestre è una cavità echeggiante al pari di una cassa armonica, tipica degli strumenti musicali. Non a caso, il nostro pianeta canta una nota particolare, denominata Frequenza Schumann. Il prof. W. O. Schumann fu uno dei maggiori ricercatori delle fonti energetiche alternative e pulite, durante il periodo nazista. Era direttore di Fisica al Politecnico di Monaco di Baviera e contribuì a calcolare le frequenze di risonanza della cavità Terra-Ionosfera. Fissò tale onda stazionaria predominante a 7,83 Hz. Quando illustrò di fronte a Hitler il suo programma utopico per i motori antigravitazionali ad implosione, così si espresse nel discorso finale: “Ogni tecnologia basata sull’esplosione o sulla combustione deve considerarsi satanica. La prossima Era Nuova sarà l’Era di una nuova tecnologia positiva e sacra!”. Come nel caso di NiKola Tesla, Viktor Schauberger, Wilhelm Reich, Henri Coanda, la previsione di Schumann non si è purtroppo avverata e l’inquinamento massiccio della Terra è oggi tragicamente attuale.
Nel 1952, la frequenza della Terra è stata perfettamente calcolata in 7,83 Hz, un infrasuono che si situa all’ottava inferiore della capacità uditiva dell’uomo. Pensate che qualsiasi attività umana organica e vitale (pensiero, pulsazione cardiaca, sentimento d’amore, immaginazione...) pulsa in risonanza con tale Suono Madre. La nostra stessa salute dipende dall’accordo con siffatto tono. Secondo il principio teurgico dei Popoli di natura, possiamo con i “Canti di Sogno” pulire non solo i nostri livelli energetici, ma anche quelli della Terra e del Cosmo, per ristabilire un perfetto accordo con i vari livelli sottili.
Il Canto Harmonico pone in perfetta risonanza l’onda acustica cardiaca con la R. S. a 7,83 Hz. Fare all’amore con Amore vuol dire emettere una serie coerente di Campi Harmonikali, la cui oscillazione di riferimento si aggira - di nuovo - intorno ai 7,8 Hz. Essere “sfasati” rispetto al Campo Vibrazionale della Madre Terra, significa porre le basi della malattia. Viceversa, la guarigione interviene quando lo sciamano o il terapeuta ristabiliscono, nell’energia sottile del paziente, un’attività cerebrale che ritorna nella condizione fondamentale (7,8 Hz), ossia negli stati mentali alfa-theta. Non a caso, gli scienziati della N.A.S.A. hanno inserito, nelle navicelle spaziali, dei generatori di campi magnetici che pulsano a 7,8 Hz. Soltanto così, gli astronauti non manifestano più vistosi squilibri psico-fisici, determinati – nello spazio – dall’assenza della sfera energetica, presente nel nostro pianeta. Anche siti sacri, come Stonehenge, Montségur, Karnak, Tibet e Piana di Gizah sono degli amplificatori delle forze geomagnetiche (ley lines) che creano Harmonia in noi e attraverso le quali, con canti sacri e teurgici, possiamo ristabilire la salute, altamente compromessa, della Madre Universale e del suo sistema vibrazionale.
Possiamo immaginarci l’Universo come una Grande Arpa, in cui sono contenute tutte le note possibili di ogni dimensione. La materia è vibrazione fonica. Tutto ciò che esiste nel cosmo suona e gli esseri viventi, presenti sulla Terra, emettono delle vibrazioni particolari, calcolabili ed osservabili. Perciò, nell’Egitto arcaico, quello che è poi sparito attraverso lo Star-Gate (Tunnel del Tempo) dei Programmi futuri, la principale divinità Iside, sposa di Osiride, era la “Signora del Sistro”, mentre Apollo possedeva la Lira a Sette corde (giorni) ed Orfeo muoveva ogni cosa o ammansiva le fiere col suo canto e la cetra.
Esiste oggi, nel campo della Fisica della materia, la teoria eretica delle Supercorde, che presuppone un superspazio ad undici dimensioni. In alto, ossia nel Senza Forma, nel Senza Vento e nel Senza Tempo, vi è il Corpo Igneo, la fucina della materia incandescente, dalla quale si sprigionano i neutrini e tutte le microparticelle che, dal passato e dal futuro, conformano l’Universo visibile ed udibile: lo Spazio-Tempo.
La Matrix dell’uomo materiale e del pianeta Terra, oltretutto, è uno dei tanti infiniti mondi. Pensare che esso sia il solo esistente, sarebbe come immaginare che in musica ci siano un unico accordo, un solo compositore, un solo strumento. Nulla di più falso! Ma la fisica e la scienza ufficiale, finalizzate al plagio mentale, affermano proprio questo: il 5% del visibile e decodificabile con apparecchiature ad una sola banda di frequenze è l’unica dimensione possibile. Questo è un vero e proprio monoteismo scientista, ormai superato anche nel campo delle religioni.
Siamo immersi in un campo oscillatorio infinito come le innumerabili harmoniche musicali che si sprigionano da un unico suono di base. Di questo campo noi percepiamo solo le onde a noi più vicine. L’immensa sinfonia cosmica c’invia illimitati messaggi acustici, di cui noi ascoltiamo solo alcuni, filtrati dall’antenna ricettiva del nostro pianeta, sintonizzata solo su alcune frequenze. La realtà vera è che noi viviamo in un sogno, proprio come quando dormiamo, e ciò che chiamiamo memoria è la nostra capacità di ricordare i sogni che facciamo. Il drammaturgo spagnolo Calderon de La Barca affermava che solo quando dormiamo, ci rendiamo conto che di giorno non facciamo altro che sognare.
La nostra capacità creativa, sviluppata dal Canto Harmonico, ci farà sintonizzare su frequenze spirituali, smascherando senza più alcuna paura o tabù le illusioni olografiche tridimensionali della nostra fisicità, che ci induce a credere che solo ciò che è materico, che si vede, si tocca, si annusa, si gusta e si ode debba essere vero o reale. Esistono infiniti mondi di cui l’unità carbonio non sospetta neppure l’esistenza e li scoprirà una volta che sarà in grado di sintonizzarsi su altre frequenze che superano di gran lunga quelle quotidiane, fatte di “campi sterminati ove le persone non nascono, vengono coltivate”.
Se tutto, nel mondo visibile ed invisibile, è vibrazione, bisogna pertanto ragionare in termini di oscillazioni e di campi di interferenza che creano ogni cosmo risuonante a molteplici livelli. Perciò nella musica sono contenuti i principi della vita, della guarigione e dell’Harmonia, della fisica moderna e, pertanto, della fisica quantistica. Tutto nell’universo vibra. Ogni campo organizzato e gli elementi che lo compongono sono in uno stato di movimento continuo, ossia in uno stato di vibrazione e ciò che noi percepiamo scaturisce dalle interferenze tra le frequenze più veloci e quelle più lente. Di queste interferenze, noi abbiamo una impressione riflessa, una sorta di risultante fonica totale di micro e macro oscillazioni, che strutturano l’universo olografico, ovvero una totalità di eventi, di cui le apparecchiature scientifiche, finalizzate alla misurazione delle quantità fisiche, rilevano solo lo specchio d’acqua di un abisso infinito.
Noi non siamo solo ciò che mangiamo, noi siamo le medicine che ingeriamo e soprattutto ciò che pensiamo e cantiamo: la realtà esiste proprio a causa dei nostri pensieri che la creano. Siamo stati programmati e costruiti per percepire soltanto alcune frequenze vibratorie le quali generano una visione del mondo che, poi, cerchiamo di imporre anche agli altri. L’ipnotismo di massa che attanaglia la società contemporanea corrisponde appieno ai programmi schiavistici dei Nuovi Padroni del Mondo visibile. Perciò le idee rivoluzionarie non devono mai emergere e, appena tentano di forare il muro di omertà, sono perseguitate, screditate e sbattute in galera. Per distruggere la Matrix apparente, bisogna liberarsi dal pensiero squilibrato e dalle sue immagini irreali prodotte dalla paura. Ma ciò significa risintonizzarsi sul principio harmonico del Cosmo, sulla sua concordanza sonora e sull’accordo dell’Universo. Se vibreremo con questi pensieri, cambieremo la nostra spirale del tempo, al pari di un’onda sonora harmonica che colpisce l’acqua e la organizza in cristalli meravigliosamente belli.
Leggi qui l'intero articolo del Professor Di Benedetto
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Il compositore, cantante e chitarrista Prince (al secolo Prince Rogers Nelson, Minneapolis, 1958) è stato recentemente intervistato dalla prestigiosa rivista musicale Rolling stone, in merito alla sua ultima produzione, "Lotusflow3r". Riportiamo un breve stralcio dell'articolo sull'intervista (vedi sotto), omettendo quelle parti che sono un insulto all'intelligenza dei lettori: infatti il recensore si esibisce in facili ironie ed usa termini come "teoria" a sproposito, dimostrando l'ignoranza tipica dei disinformatori, ignoranza a loro connaturata. Non mancano insinuazioni circa la "stranezza" delle opinioni espresse da Prince e la sua appartenenza alla chiesa dei Testimoni di Geova, come se essere aderenti ad una confessione qualsivoglia inficiasse la capacità di osservare e di ragionare.
Alla volgare sufficienza con cui sono guardate le dichiarazioni di Prince è seguìta la censura del testo di "Dreamer", composizione in cui sono evocate sia le scie tossiche sia gli elicotteri privi di contrassegni. L'amico Corrado Penna, infaticabile ed integerrimo ricercatore, ha ricostruito le vicende salienti di questa operazione a base di tagli, diffamazioni, losche e false interpretazioni, tutte attività in cui eccellono i bugiardi sciacondensisti di ogni latitudine.
Si può notare come la scure della censura che già aveva colpito i Muse ed il film Toxic Skies, si sia abbattuta con ancora maggiore forza su "Dreamer", forse perché Prince è artista famoso in tutto il mondo e gli inquisitori del sistema paventano che una canzone tanto esplicita possa aprire una breccia là dove altre composizioni, nonostante le lodevoli intenzioni degli autori, avevano soltanto creato una sottile screpolatura.
Seguiremo, per quanto possibile, le vicende di "Dreamer", pezzo il cui titolo pare alludere più ad un incubo che ad un sogno. Nel frattempo, invitiamo alla lettura degli articoli elaborati da Corrado Penna, ossia Musica di protesta... e scie chimiche, con riferimenti anche alla cantante Pink, e Prince, scie chimiche e censura, 2009
"Prince ha rilasciato una rara intervista televisiva ieri (28 aprile scorso, n.d.r.) a Tavis Smiley, conduttore del talk show della P.B.S., per discutere dei testi delle sue canzoni che sono stati fraintesi, dei motivi per i quali non vota e di altre intuizioni dell'autore di Purple rain. Uno dei momenti più singolari dell'intervista si riferisce alla presentazione di Dreamer, la sua nuova canzone, un'ode all'attore Dick Gregory che ha partecipato alla realizzazione di Lotusflow3r. La composizione accenna alle scie chimiche [...]
[...] Circa la storica (sic) elezione del presidente Obama, Prince ha affermato: “Io non voto e non ho niente a vedere con queste cose". Prince ha spiegato che non vota perché è testimone di Geova e che le profezie bibliche sono fondamentali in quest'epoca".
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Phoenix Blockè un gruppo statunitense di Naples (Florida), composto da Andrew Jaffe (voce solista), Steve Schoeffler (chitarrra, tastiere), Tony Catania (basso; già collaboratore di Lenny Kravitz e di Lionel Ritchie), Darrel Nutt (batteria). L'album di esordio si intitola Chemtrails: il disco è "una raccolta di canzoni che amalgamano la scrittura creativa di Steve Schoeffler con le capacità tecniche di Tony Catania. Il prodotto finale è un rock elettronico e melodico".
Sulla copertina della produzione spicca in primo piano il quartetto, mentre sullo sfondo, affinché non sorgano dubbi, è immortalato un intrico di scie tossiche. Significativo che il gruppo di Naples abbia deciso di scegliere come title track la canzone Chemtrails: è un messaggio molto chiaro che si aggiunge, amplificandolo, all'appello ad aprire gli occhi, un appello lanciato da altri artisti come Beck, per limitarci agli Stati Uniti.
Il prossimo 15 aprile la band terrà un concerto allo Sway Lounge (Naples). Sarà un'occasione per denunciare le operazioni di aerosol clandestino nei cieli di quasi tutto il mondo?
Intanto, per rimanere nella Virginia Company, Mr Obama, grazie ai suoi perniciosi collaboratori e consiglieri, lascia intendere che le irrorazioni chimico-biologiche diventeranno necessarie per salvare (sic) il pianeta dal cosiddetto "effetto serra". Che esempio di nobile altruismo! Che lodevole sollecitudine! Naturalmente i folli progetti che implicano la diffusione di "particelle inquinanti" nell'atmosfera sono, da più di un decennio, una triste realtà. Naturalmente l'obiettivo di raffreddare il pianeta, riflettendo il 2 per cento circa della luce solare, è solo una scusa per legalizzare operazioni che mirano a tutt'altro: al controllo-sfoltimento della popolazione ed alla militarizzazione del pianeta.
I governi agiscono SEMPRE contro i cittadini ed ogni loro iniziativa, presentata come strumento per il bene pubblico, è un'arma letale.
Ho aspettato troppo a lungo per rendermi conto del loro gioco Ho cercato così tanto di distogliere lo sguardo
I cieli che una volta erano blu adesso sono velati di grigio Ti raccontano menzogne e ti spingono via
Sfrecciano sopra la mia testa, sfrecciano sopra la mia testa mi sento come se fossi morto, smettetela di sfrecciare sopra la mia testa
Il malessere si diffonderà, le nuvole mostreranno Il potere ti controlla, non puoi scappar via
Sfrecciano sopra la mia testa, sfrecciano sopra la mia testa mi sento come se fossi morto, smettetela di sfrecciare sopra la mia testa Non posso scappare
Sfrecciano sopra la mia testa, sfrecciano sopra la mia testa mi sento come se fossi morto, smettetela di sfrecciare sopra la mia testa
Ho visto le scie, sì, ho visto il veleno irrorato Siamo stati ingannati, siamo stati fuorviati. Smettetela di sfrecciare sopra la mia testa.
I Muse sono un gruppo musicale rock di Teignmouth (Devon, Inghilterra). I testi delle loro canzoni, scaturiti principalmente dal pensiero del solista, Matthew Bellamy, sono imperniati su temi come l'apocalisse, la guerra, la vita, l'universo.
La formazione britannica è composta da Matthew James Bellamy (voce, chitarra elettrica, pianoforte e tastiere), Christopher Anthony Wolstenholme (basso elettrico, seconda voce e chitarra), Dominic James Howard (batteria e percussioni).
Tra le pochissime band veramente engagé della scena musicale contemporanea, i Muse nella loro ultima produzione, risalente a marzo 2009, un DVD con un loro concerto tenuto al Wembley Stadium, denunciano H.A.A.R.P. e scie chimiche. Bellamy ha recentemente dichiarato, a proposito della grandiosa performance londinese: "La scenografia del palco mostra una ricostruzione di H.A.A.R.P., una bizzarra installazione di antenne situate in Alaska che servono per compiere il lavaggio del cervello. Questo apparato spara nell'atmosfera delle microonde che ci rendono docili e che riducono la percezione della realtà in uno stretto raggio".
Sono parole quanto mai appropriate e non sorprende che i recensori italiani del DVD, pur dilungandosi in giudizi di solito elogiativi sulle composizioni dense di pathos dei Muse, non spendano una sola parola per spiegare il significato del titolo H.A.A.R.P. I critici musicali non accennano neppure alla denuncia del trio di Teignmouth contro il potere sinistro che tenta di soggiogare l'umanità. L'accorata voce di Bellamy, che si intreccia ad aspre armonie e ad inquieti contrappunti, si perde nel silenzio dell'indifferenza.
Con incredibile nonchalance i recensori glissano sul mordente dei testi, sulla valenza eversiva del titolo H.A.A.R.P.: ignorandolo, attuano una forma di censura forse non meno deprecabile di altre più dirette e draconiane.
E' comunque eloquente questo imbarazzato silenzio. I censori colpiscono anche fingendo di non aver capito, come se H.A.A.R.P. fosse un suono onomatopeico. L'importante è che abbiamo capito noi.
Il nostro amico Menphis75 è riuscito, con encomiabile tenacia e superando innumerevoli ostacoli, a coinvolgere un cantante italiano, Sudsteelo, nella produzione di un pezzo musicale di denuncia sulle scie tossiche. La canzone, che si intitola Chemtrails, si affianca all'omonima composizione di Beck, usata anche nella sigla del programma "L'era glaciale", ed a Chemtrails en aire dell'artista spagnola Iris Aneas.
Il nostro plauso a Menphis, che è l'autore del testo, per la sua sensibilità al problema e per la determinazione che gli hanno permesso di conseguire questo importante risultato.
Naturalmente le varie emittenti radiofoniche sono esortate ad inserire nella loro scaletta la canzone interpretata da Sudsteelo ed anche gli altri pezzi. Cantanti e gruppi musicali sono invitati a seguire l'esempio di Sudsteelo per sensibilizzare un sempre maggior numero di persone sul problema.
Modern guilt, "Colpa moderna" è l'ultimo album del cantante e musicista statunitense Beck. Il disco, tra i più venduti negli Stati Uniti si segnala, poiché l'artista ha dedicato una canzone alla scie tossiche intitolata Chemtrails. Quanti, dopo aver ascoltato il pezzo, collegheranno la denuncia del testo alle cicatrici che sfregiano il cielo di tutto il mondo? La coraggiosa denuncia di Beck sarà compresa nella sua desolante verità? I rischi sono i soliti: l'assuefazione all'orrore, la rassegnazione, lo sbando. No! Il motivo di Beck non è il ghiribizzo di un eccentrico, ma il tentativo di svegliare le persone, prima che esse affondino nelle sabbie mobili dell'ignavia. Impresa vana? Il testo di Chemtrails (ne riportiamo la traduzione), con le sue accorate iterazioni e la tragica dialettica tra il cielo sventrato ed il mare dell'indifferenza, colpisce nel segno, nonostante la semplicità delle frasi, appena lacerate da qualche dolente metafora.
Proponiamo anche la recensione di Modern guilt, scritta da Riccardo Bertoncelli: si noti che il CD è stato pubblicato da un'etichetta indipendente. Purtroppo il critico non accenna alla canzone Chemtrails. Si sa: le scie sono sempre argomento scomodo.
"Non posso credere a quanto abbiamo visto fuori oggi Tu ed io guardavamo gli aerei passare Vicino al mare Così tanta gente E' già affogata
Tu ed io guardiamo un oceano di persone che tentano di non affogare
Così tanta gente Dove va?
Tu ed io guardiamo un cielo pieno di scie chimiche Questo è il mondo cui apparteniamo Posso nutrire ancora una speranza nonostante questi sfregi Ma posso vedere che in queste notti le navi affondano Vicino al mare inghiottito dal Male
Ormai siamo annegati Tu ed io guardiamo il mare pieno di persone ormai affogate
Così tanta gente Dove va?
Tu ed io colpiti da un bianco male
Guardiamo gli aerei mentre passano Le scie chimiche sono ciò cui apparteniamo Ecco dove saremo quando moriremo nella corrente
E quando ci arrampicheremo verso un foro nel cielo"
Lo gnomo torna nel sottobosco da dove era venuto una quindicina d'anni fa e dove gli era già piaciuto rientrare per qualche vacanza. Fuor di metafora, Beck lascia il disastrato mondo delle majors e consegna la sua fantasia ad una piccola etichetta indipendente, la XL, che già aveva ospitato Thom Yorke nel suo viaggio solistico e, di recente, Jack White "narratore" - ormai è chiaro, le ditone dei mega discografici sono troppo "-one" per riuscire ad afferrare senza rompere le belle, fragili menti della nuova generazione. Il passaggio avviene con uno dei più interessanti dischi del signor Hansen, sulla carta e non solo: c'è più sostanza rispetto agli ultimi (controversi) Guero e The information e soprattutto c'è l'avvincente idea di un'alleanza con Danger Mouse, uno dei produttori più geniali e in tune della nostra epoca.
Uno dei modi di ascoltare il disco è proprio quello di provare ad isolare i fili, di radiografare i vari pezzi cercando quanto di Beck e quanto invece del Topo. Fatica sprecata, avvisiamo subito: è tutto strettamente intrecciato, è un irresistibile travolgente zampillio di rumori, effetti, campanellini, filtri, macchie. Quello che viene è un disco consapevolmente caotico, che mima la confusione della nostra epoca.[...]
Non fatevi confondere dal brano d'apertura, Orphans, una delizia hippie che sarebbe stata bene su Mutations: è una dolce meraviglia, appunto, ma c'entra poco con il clima dell'album. Ascoltate invece Gamma Ray, l'ansiosa Replica e Walls, dove si campiona un oscuro singolo del '68 francese, Amour, vacances et baroque.
Leggi qui la recensione pubblicata dal sito delrock.it
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Segnaliamo volentieri una raccolta di liriche, Il mondo non ascolterà, di cui è autore Reverendo Stone. Alcuni componimenti sono ispirati al tema delle scie chimiche: può un problema tanto crudo divenire materia di ispirazione artistica? E' già accaduto, con risultati degni di nota, con i Muse, il gruppo britannico che ha dedicato qualche canzone a H.A.A.R.P, con Sickscience, Beck e Dave Vonkleist che, negli Stati Uniti denunciano, ora in modo quasi straziato ora con dolente lirismo, non tanto le chemtrails quanto la stolida, granitica indifferenza della massa rispetto ad una cospirazione globale, solo all'apparenza indolore. In Italia, attendiamo ancora che qualche cantante o gruppo decida, attraverso un pezzo musicale, di aprire il vaso di Pandora: ne uscirebbero molti mali, ma il male maggiore è il silenzio. Sono preferibili parole inascoltate ad un vile e complice silenzio.
"Nella silloge Il mondo non ascolterà, il Reverendo Stone chiama in causa il Corano, la Bibbia, Lou Reed, la Poesia, i Lego, la Storia, la Politica, la Nutella, Jeeg Robot, Antonin Artaud, Paolo Conte ed infiniti altri nomi e mondi. E' difficile fare ordine e forse anche inutile. Sono affollatissime queste pagine, colme di citazioni e suggestioni, eppure c'è spazio anche per la solitudine, c'è spazio (e verbo) per un Io Lirico che (anche suo malgrado) resta al centro del racconto. I "luoghi" hanno altresì un peso decisivo in questa raccolta. Territori della memoria, dell'infanzia (dei "magnifici anni '80") e luoghi emotivi, dove la geografia ed i sentimenti trovano una declinazione comune (è il caso di una Berlino viva e vivida che qui è madre e matrigna, amante pericolosa e seducente). E' provocatoria questa scrittura, talvolta crudele e, fin dall'inizio, contraddittoria laddove nell'incipit il Reverendo Stone celebra l'inutilità delle parole, convinto (e convincendo) che il mondo, appunto, non ascolterà, che le parole (e la poesia) non basteranno..."