mercoledì 26 aprile 2017

Giordano Difiore, Scie chimiche

E’ noto che l’industria musicale e quella cinematografica sono in gran parte controllate da corporations che non mirano solo al profitto, ma pure a trasmettere messaggi volti a propagandare l’ideologia del sistema. Ciò nonostante, qualche artista e qualche intellettuale riesce ad emanciparsi dal controllo e dall’indottrinamento per esprimere una forma di dissenso, per privilegiare la creatività rispetto alle esigenze del mercato. E’ il caso di Giordano Difiore, giovane cantautore milanese, che ha scelto di intitolare in modo emblematico il suo album “Scie chimiche”. La title track è una canzone ironica ed autoironica quanto basta, venata del disincanto che domina questi tempi la cui unica prospettiva pare quella di non avere prospettive. Merito non piccolo di questo autore engagé è la critica rassegnata, ma graffiante nei confronti della noncuranza che accompagna la presente generazione: quanto più i problemi s’ingigantiscono, tanto più le “nuove leve” della società sprofondano nell’inerzia.

Di seguito la recensione dovuta alla penna di Cristian Brighenti
.



Ad un primo, fugace ascolto questo “Scie chimiche” sembra uno dei primi, ispirati dischi di Luca Carboni. Invece, tra le canzoni di questo nuovo album si nasconde Giordano Di Fiore, abile cantautore della Milano che suona nonostante tutto. Questo “Scie chimiche” regala momenti impegnati, come nei dischi degli anni ’70, quando i cantautori cercavano di formare una coscienza popolare attraverso la musica. Uno degli episodi più significativi è appunto il brano “Novecento”, dove si cita addirittura L'Unità in mano, anche se forse rispetto agli anni settanta il cantautorato moderno appare più rassegnato e disilluso.

Una volta, perché nello spazio-tempo della storia c'è sempre spazio per "l'una volta", i cantautori, soprattutto quelli impegnati, potevano guardare al futuro con un briciolo di speranza, adocchiando qualche refrain intrigante come spunto per futuri miglioramenti della specie, quella evoluzione "mentale" che, invece, si è fermata di botto, all'ingresso del "futuro" che stiamo vivendo. Questi dolori "di parto" sono raccontati in “Oriente”, in “In bilico”, tracce molto "cupe" e rassegnate, che sembrano immergersi nel grigio delle vecchie fabbriche, dove gli operai sorridevano e sorridono ancora con disagiata ma dolce ed amorevole rassegnazione.

Scie chimiche” vive di musiche e di atmosfere contrastanti: in “Città inutile” si torna ad un sound più sbarazzino. Gli arrangiamenti del disco sono ben curati, anche se non abbondano di "suoni": Difiore cerca con semplicità di creare le atmosfere adatte per ogni canzone, ad esempio risulta molto intrigante, in molti pezzi l'uso della voce raddoppiata su ottave diverse, come nelle produzioni di Fabrizio Moro, sebbene qui la voce di Difiore cerchi meno gli effetti rauco\graffianti del cantautore romano.

Come in ogni lavoro di musica italiana, è presente anche il tema amore, tema tanto caro ad ogni persona, qualunque sia l'estrazione sociale, la cultura, la fede politica, sportiva o religiosa, ed in un disco come “Scie chimiche” anche l'amore ha le parvenze rassegnate di una pressa da fonderia, qualche volta con episodi che trasportano l'ascoltatore dalle chitarre acustiche anni '70 ai suoni più elettronici e rappati.

In definitiva, questo Difiore sorprende per l'originale mix che generosamente ha creato per questo “Scie chimiche”. Un prodotto quietamente rivoluzionario. […] Tra un Carboni e un Difiore per sé stesso, purtroppo vien da dire che Difiore ci ha beccato in pieno nel fotografare la situazione italiana e mondiale attuale: l'unica bandiera che si sta alzando è quella del ...chissenefrega... senza rancore...

Fonte: Tuttorock


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Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 21 aprile 2017

Errata corrige



Dopo anni di divulgazione, purtroppo sono ancora diffusi alcuni luoghi comuni a proposito della geoingegneria clandestina ed addentellati. Pur nella consapevolezza di ripetere in parte contenuti su cui abbiamo altre volte indugiato, riteniamo opportuni alcuni richiami.

• La geoingegneria illegale non è in alcun modo legata all’esigenza di ridurre il cosiddetto riscaldamento globale (che è una truffa) e le emissioni di biossido di carbonio in atmosfera. Tutti gli inconcludenti discorsi incentrati su tale nesso sono fumo negli occhi, il tentativo maldestro di giustificare operazioni che hanno preminenti scopi strategici e demografici.

• Non è vero che le scie chimiche preannunciano o causano le piogge: spesso, dopo intense inseminazioni igroscopiche, cadono misere precipitazioni che sarebbero state, invece, copiose, se non fossero stati aggrediti i fronti perturbati. Quando l’area anticlonica è possente, è inevitabile che qualche goccia qua e là cada o che si scatenino violenti nubifragi in aree circoscritte.

• Le attività di avvelenamento globale non sono compiute per mezzo di misteriosi velivoli privi di contrassegni, ma quasi sempre attraverso aerei di linea (passeggeri e cargo), usando sia carburanti speciali sia composti chimici ad hoc.

• La geoingegneria bellica non è un insieme di progetti che devono essere ancora attuati, ma una deleteria prassi quotidiana da almeno una trentina d’anni.

• Non è corretto affermare che solo i paesi aderenti alla N.A.T.O. sono sottoposti agli attacchi chimici e biologici: tutti gli Stati che dispongono dell’aviazione militare e sono attraversati da rotte civili sono, in misura maggiore o minore, coinvolti nelle operazioni in esame. Si può anzi asserire senza tema di smentita che, essendo l’O.N.U. a gestire l’Agenda 21, ossia lo sfoltimento di alcuni gruppi della popolazione mondiale con il pretesto di proteggere le risorse naturali, ogni nazione, dal momento che aderisce al criminale apparato internazionale, è bersagliata.

• Non è vero che gli scienziati adoperano solo il termine “geoingegneria”, disdegnando il lessema “chemtrails” (in italiano reso con la dicitura “scie chimiche”): lo stesso Herndon impiega entrambi i vocaboli, considerandoli equivalenti ed intercambiabili da un punto di vista concettuale, in quanto riferiti comunque ad una sistematica distruzione dell’ambiente ed all’intossicazione degli esseri viventi. L’arsenico è e resta un veleno, anche se lo chiami “essenza di bergamotto”.

• E’ una falsità ribadire che la comunità scientifica (quella vera, non la fanatica setta dei negazionisti a cottimo) ignora la biogeingegneria assassina: scienziati e ricercatori (biologi, medici, climatologi, fisici, chimici, botanici, storici, glottologi… ) che l’hanno sviscerata e la denunciano sono in numero considerevole!

• Non è esatto ripetere che si ignora chi abbia ideato e perpetri il genocidio noto anche come “scie chimiche”: si conoscono le multinazionali che si trovano nella cabina di regia [le corporations agro-alimentari (in primis la Monsanto e la Dupont), le industrie farmaceutiche (Bayer, Merk), quelle belliche (Raytheon etc.), gli enti per lo studio e la protezione (sic) degli ecosistemi e della salute (N.O.O.A., C.D.C. etc.), istituzioni “scientifiche” (N.A.S.A.), ministeri, governi, strutture militari (D.A.R.P.A.)... Le associazioni “ambientaliste” (in Italia Lega ambiente, Italia nostra, Greenpeace, F.A.I. etc.), quando non gestiscono direttamente la propaganda e la pericolosa disinformazione, contribuiscono a creare una cortina fumogena per confondere l’opinione pubblica e per dirottare il dibattito inerente a temi ambientali sul falso problema del biossido di carbonio. Anche gli scopi sono arcinoti: per rinfrescare la memoria circa strategie ed obiettivi, rimandiamo al volume “Scie chimiche: la guerra segreta”, 2015, all’omonimo documento-video ed al recente “Scie chimiche: tutti devono sapere!”, 2017.

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lunedì 17 aprile 2017

Siccità biblica in Italia



Furono avvertite tempo fa le varie associazioni di agricoltori che ora si disperano e si stracciano le vesti: se continuerete ad ignorare la geoingegneria clandestina, in particolare tutte le operazioni che provocano siccità, impedendo le piogge con le inseminazioni igroscopiche delle nubi basse, vi ritroverete con i raccolti falcidiati dalla carenza, anzi assenza di precipitazioni. E’ quello che è successo ed ora pare troppo tardi per intervenire: dall’aridità alla carestia il passo è breve…

Agricoltori costretti ad irrigare il grano: "In aprile non era mai successo". Fiume in secca come in piena estate. Coldiretti preoccupata: a rischio i raccolti.

"Se mi avessero detto che ad aprile avrei dovuto irrigare il grano, non ci avrei creduto". È il commento del presidente della Coldiretti di Rovigo, Mauro Giuriolo, sul protrarsi dell'allarme siccità in Polesine, dove si sta registrando un’inquietante assenza di precipitazioni.

"Da dicembre ad oggi - ricorda allarmato Giuriolo - sono caduti solo 80 millimetri di pioggia, di cui la maggior parte nella prima settimana di febbraio".

A preoccupare è anche la portata dei fiumi: "L'Adige, secondo le rilevazioni eseguite a Boara, ha segnato i meno 4,15 metri cubi al secondo ed i sifoni toccano ormai il fondo sabbioso del fiume, rendendo vana la loro azione. Addirittura i sifoni sono stati chiusi a Rosolina dove il cuneo salino ha già superato la barriera antisale".

La siccità, che sta superando ogni record storico negativo registrato negli ultimi vent’anni, obbliga i coltivatori ad irrigare i campi, ma l'acqua è sempre più scarsa. "La situazione è paragonabile a quella del periodo estivo, ma in primavera le piante attraversano una fase cruciale per la buona riuscita delle produzioni".

Fonte: polesine24

Articolo correlato: Allarme siccità in Italia, 2017


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giovedì 13 aprile 2017

Eseguiti i primi prelievi in quota per mezzo di drone DJI Phantom 4



Sono stati recentemente eseguiti i primi prelievi in quota per mezzo di un drone semi-professionale. I prelievi si sono avvalsi del "DJI Drone Phantom 4", fornito di videocamera in alta risoluzione (12 MP/4K) e sistema di controllo GPS. A bordo del velivolo radiocomandato è montato un kit (realizzato ad hoc) che aspira l'aria in quota e la deposita su filtro 3M. Il drone ha raccolto, in più sessioni, residui di pulviscolo in un’area non antropizzata, ma costantemente attraversata da corridoi di discesa impiegati da aviogetti civili in avvicinamento allo scalo aeroportuale di Nizza.

E’ stato dunque seguito un protocollo rigoroso con il fine di prelevare campioni utili a rilevare i composti chimici presenti in atmosfera in relazione alle attività di biogeoingegneria criminale.

Come sito, è stata scelta un’area dell’entroterra ligure adatta all’uopo. Ciò ha consentito pure di verificare, per quanto in modo empirico, le condizioni dell’ambiente boschivo. Il bioma risulta piuttosto povero e degradato: il sottobosco annovera poche specie vegetali, i pini risultano spesso attaccati dalla perniciosa processionaria, non sono stati rilevati imenotteri e l’avifauna risulta alquanto misera. Naturalmente la cronica siccità, collegata solo ed esclusivamente alle scie igroscopiche, insieme con la contaminazione globale è la causa di questo depauperamento floro-faunistico.



Certo, la zona è meno bersagliata rispetto alle aree urbane, a dimostrazione che la popolazione è uno dei principali obiettivi delle nefaste operazioni chimico-biologiche: nel filmato si nota che “sopravvivono” corposi cumuli. Belle nuvole aleggiano al di sopra delle dorsali montuose ed il cielo riesce qua e là a conservare un azzurro vero, tuttavia i passaggi dei voli incivili sono numerosi, come testimoniato dal video. Si nota all'orizzonte una densa coltre composta dal particolato di ricaduta. D’altronde non pare più esistere territorio che non sia sotto attacco.

Siamo soddisfatti di come è stato compiuto il prelievo: ogni fase ha seguito il piano prestabilito e presto saremo in grado di divulgare i risultati delle analisi. Ci attendiamo purtroppo conferme di quanto assodato in questi lustri: finora tutti gli esami di acqua, suolo, aria hanno accertato la presenza in quantità abnormi dei soliti micidiali elementi (alluminio, bario, arsenico, stronzio, cadmio, manganese e via discorrendo), derivanti dalla combustione del neurotossico carburante avio Jet-A1, come peraltro dimostrato dai recenti studi della Dottoressa Ulrike Lohmann nonché nel documento referato del Dottor J. Marvin Herndon. Si tratta di metalli e non metalli legati sia al deterioramento dei biomi sia ad una serie di disturbi e patologie anche gravi che colpiscono gli esseri viventi.


Analisi dei residui carboniosi estratti dal turbofan di un velivolo commerciale Boeing 777. Il campione, immesso nel reagente, mostra la presenza di cadmio, rame, cobalto. Si noti il colore della porzione superiore nella fiala usata per il test e lo si confronti con la scheda di riferimento.

Se possibile, saranno eseguiti altri campionamenti sempre sulla base di una procedura precisa e razionale. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che, con il loro fattivo contributo, hanno permesso di realizzare il progetto. Ci ripromettiamo di organizzare altre iniziative a corollario di questa, in linea con tutte le altre attuate in questi anni. Intanto prosegue la raccolta fondi al fine di affiancare, se possibile, le costose analisi sprettroscopiche a quelle relativamente più economiche tramite kit Osumex. Queste analisi saranno eseguite con il metodo dei reagenti, come in questo esempio. Qui il link per contribuire alla campagna tramite Paypal. In alternativa è possibile effettuare un bonifico bancario (IBAN: IT48I0617522700000001977280 - Causale: "Campagna prelievo in quota") o su carta Postepay (4023 6009 4336 4051 - Codice fiscale: MRCRSR61C19I469R). Di seguito il filmato relativo ad alcuni voli eseguiti con il DJI Phantom 4.


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lunedì 10 aprile 2017

Un altro singolare incidente aereo: se volare diventa sempre più pericoloso



Recentemente è occorso un altro strano incidente ad un velivolo di una compagnia aerea francese. L’aeroplano incrociava a 36.000 piedi di quota sopra il Golfo del Messico, quando è stato centrato da qualcosa. I danni al muso dell’aereo sono stati significativi. Sono stati esclusi sia l’impatto di un meteorite sia la collisione con un altro velivolo. Qualcuno ha congetturato che il jet sia stato colpito da un “folletto”, un fulmine d’alta quota.



Il Dottor Bruce Banner del N.O.O.A. (Non ci risulta un Bruce Banner del N.O.O.A.) si è avventurato in una congettura tanto bislacca quanto forviante: stando all’”esperto”, le scie di condensazione (sic) generate dai motori contengono una sufficiente quantità di metalli, soprattutto di metalli pesanti (ma Attivissimo e tutto lo stuolo dei negazionisti non hanno sempre ripetuto che le “contrails” sono formate da innocuo vapore acqueo?), il cui particolato, interagendo con i fulmini d’alta quota, si trasforma in pericolosi proiettili. Se ciò sarà confermato, l’industria aeronautica dovrà attrezzarsi per riprogettare i velivoli di modo che tali incidenti siano evitati. Uno scherzo di cattivo gusto?

In realtà, la spiegazione del sinistro è un’altra: una semplice occhiata al tipo di ammaccatura sulla parte anteriore dell’aviogetto ci lascia intuire che cosa può essere accaduto, una volta accantonate tutte le supposizioni di copertura. Non è la prima volta in cui un velivolo chimico ha un inatteso e sgradito incontro ravvicinato…

Fonte: Facebook (Nota: il post è stato rimosso. Di seguito copia cache).




Articoli correlati:

- Qantas: ennesimo incidente in volo, 2008
- Singolare incidente aereo in Cina, 2013
- Aereo di linea si scontra con un U.F.O., 2016


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venerdì 7 aprile 2017

La strana storia di Mark Purdey e la mucca pazza



Sino dal 1988, Mark Purdey, un allevatore del Somerset, sostenne l'ipotesi che gli scienziati non hanno studiato a fondo le cause della BSE. Autodidatta e senza finanziatori, indagò sui complessi meccanismi biochimici del cervello, arrivando a pubblicare un rivoluzionario e documentato studio su un'autorevole rivista medica, ottenendone, però, soltanto attacchi, verbali e fisici [1].

Lo studio di Purdey inizia con l'esame delle funzioni dei prioni, le proteine cerebrali la cui alterazione sembra essere responsabile della BSE. I prioni hanno il compito di proteggere il cervello dalle proprietà ossidanti di alcune sostanze chimiche attivate da agenti esterni come i raggi ultravioletti. La sua ipotesi è che quando i prioni sono esposti ad una carenza di rame ed un eccesso di manganese, il manganese prende il posto del rame cui normalmente il prione si lega. In tal modo, la proteina perde la propria funzione. La prima insorgenza della BSE in Gran Bretagna, ricorda Purdey, si ebbe negli anni '80, quando il Ministero dell'Agricoltura impose a tutti gli allevatori il trattamento degli animali con un pesticida a base di organofosfati chiamato Phosmet, impiegato a dosi molto più alte che nel resto del mondo. Il pesticida veniva versato lungo la colonna vertebrale degli animali.

La ricerca di Purdey mostra che il Phosmet cattura il rame. In quegli stessi anni il mangime degli animali veniva arricchito con sterco di polli proveniente da allevamenti dove gli animali erano nutriti con manganese per aumentare la quantità di uova prodotte. I prioni contenuti nel cervello dei bovini, in tal modo, venivano contemporaneamente privati di rame ed intossicati dal manganese. In Francia, l'impiego del Phosmet divenne obbligatorio inizialmente in Bretagna. 20 dei 28 casi di BSE vennero alla luce proprio in quella regione. Sempre secondo le ricerche di Purdey, la diffusione della malattia coincide con quella del pesticida. Un analogo tipo di avvelenamento potrebbe spiegare la distribuzione della versione umana della malattia.

Dei due principali ceppi di vCJD in Gran Bretagna, uno, nel Kent si trova nel pieno di un'area con coltivazioni nelle quali vengono usate ingenti quantità di fungicidi a base di organofosfati e manganese. L'altro ceppo è a Queniborough, nel Leicestershire, dove una fabbrica di vernici (distrutta da un incendio alcuni anni fa, con grave inquinamento chimico sul paese) ha per anni riversato parte degli scarti di lavorazione nel sistema di canalizzazioni usate per irrigare i campi. Nella produzione di vernici e come additivo per i carburanti avio viene usato proprio il manganese.



Purdey, però, non si limitò a queste indagini, verificando sul campo la propria teoria sui ceppi di BSE e CJD in Islanda, Colorado, Slovacchia e Sardegna. Ogni volta in cui si imbatteva in ceppi di queste malattie, egli rilevava carenze negli animali e negli esseri umani di rame ed un eccesso di manganese.

La maggioranza dei focolai, inoltre, si trova in aree montane, nelle quali i livelli di luce ultravioletta sono alti, ma la prova più concreta a sostegno della sua ipotesi viene da uno studio pubblicato da un'équipe di biochimici dell'università di Cambridge. Questi hanno appurato che, quando il rame è sostituito dal manganese nei prioni, essi adottano precisamente i comportamenti che identificano l'agente infettivo della BSE.

[1] La strana morte di Mark Purdey - L'abitazione del medico veterinario Mark Purdey fu incendiata. Un giorno trovò la sua linea telefonica isolata. Un'altra volta vide degli estranei che si aggiravano, con fare sospetto, nei paraggi della sua fattoria. Questi estranei pedinarono a lungo sia lui sia la moglie. L'avvocato di Purdey morì in un incidente stradale, avendo perso il controllo dell'auto su cui viaggiava. E' stato riferito che un giorno l'autoveicolo, con alla guida Purdey, incrociò un autocarro dotato di strane apparecchiature. La morte di Purdey è avvolta nel mistero: il tumore cerebrale che lo colpì fu causato da campi elettromagnetici mirati e potenti?


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domenica 2 aprile 2017

Contaminazione da ftalati: sotto accusa le fibre dovute alla polimerizzazione dei carburanti avio



Gli endocrinologi hanno recentemente lanciato l’allarme: sono sempre più frequenti i casi di neonati dal sesso incerto e di maschi che manifestano più o meno spiccate caratteristiche biologiche e fenotipiche di tipo femminile.

Qual è la radice del problema? L’inquinamento ambientale e, per la precisione, la contaminazione dovuta agli ftalati, composti chimici polimerici. Gli ftalati, infatti, interferiscono sul sistema endocrino, quindi sul normale sviluppo dei caratteri sessuali. Quali sono le fonti della contaminazione? Vediamo le principali.

• Le pellicole con cui si avvolgono gli alimenti
• Gli oggetti per i neonati: poppatoi, succhiotti etc.
• Le bottiglie di plastica
• Molti cosmetici
• Alcuni antidoloricici
• Molti profumi
• I prodotti per la pulizia domestica
• Le vernici
• Contenitori vari
• Last, but not least, i carburanti aeronautici la cui polimerizzazione (vedi filamenti di ricaduta) genera appunto ftalati. D'altronde questo fenomeno ha registrato un drammatico incremento solo negli ultimi anni, per cui è evidente che le altre cause citate non sono determinanti.

Siamo chiari: checché ne dicano i vari Kapò negazionisti, i filamenti che anche in questi ultimi mesi di spaventose operazioni di geoingegneria criminale, abbiamo visto in ogni dove, non sono ragnatele di Aracnidi migratori, ma fibre polimeriche. Queste fibre, che cadono sul terreno, nei laghi, nei fiumi… entrano nella catena alimentare, provocando poi gli effetti sopra descritti. Che tale forma di inquinamento sia intenzionale, deliberata o involontaria, essa comunque traduce la geoingegneria in bioingegneria, ossia in uno snaturamento ed in un’alterazione dei processi biologici: lo scenario prospettato nel romanzo distopico di Aldous Huxley, Il mondo nuovo, (Brave new world) è sempre più vicino, sempre più attuale.

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mercoledì 29 marzo 2017

Ufficializzazione della geoingegneria



Come intuimmo anni fa, la geoingegneria ufficiale è prossima ad essere sdoganata: come è ovvio, il pretesto è costituito dal solito "riscaldamento globale", vera truffa, soprattutto ora che si moltiplicano gli studi e le acquisizioni circa un'imminente diminuzione delle temperature, vista la debole attività solare. Se Trump ed il suo entourage sanno che l'inasprimento dell'effetto serra è una frode, perché l'attuale amministrazione statunitense, con l'avallo pseudo-scientifico della "prestigiosa" università di Harvard, è pronta ad usare in modo scoperto gli strumenti della geoingegneria? Perché i veri scopi perseguiti sono di natura militare, economica e demografica: di salvare il pianeta non interessa un fico secco a nessuno né ai bugiardi del global warming né a chi lo nega. Anche caduto l'alibi del riscaldamento planetario, la cricca troverà altre scuse per proporre ed imporre le disastrose operazioni di guerra climatica? Temiamo di sì.

27 marzo 2017, all'interno nel TG2 delle ore 13:00, è stata diramata una notizia che più o meno era espressa in questi termini: "Un’équipe di ricercatori dell’università di Harvard, nel giro di poche settimane lancerà l’esperimento di geoingegneria più vasto mai realizzato sul pianeta, con l’obiettivo di studiarne l’applicabilità e le ricadute sul riscaldamento globale (che non esiste - n.d.r.). Il progetto ha un bilancio di 20 milioni di dollari e prevede test con la dispersione nella stratosfera prima di vapore acqueo e poi di particelle di carbonato di calcio (che è igroscopico n.d.r.). Ulteriori esperimenti potrebbero prevedere l’impiego di ossido di alluminio (neurotossico n.d.r.) e derivati del carbonio (inducono un aumento dei valori termici n.d.r.). Il gruppo di Harvard, inoltre, chiede che l’1% dei fondi destinati oggi alle misure di mitigazione dei cambiamenti climatici (che sono un'invenzione, anzi sono causati dalle attività di biogeoingegneria clandestina, n.d.r) sia stornato a vantaggio della geoingegneria. In verità, il programma è già in corso da una ventina di anni almeno e sono coinvolti i velivoli commerciali. Alcuni studiosi avevano previsto con largo anticipo quanto ora si verifica. Era prevedibile che finisse così: non potendo oltremodo nascondere il crimine, gli assassini del clima lo legalizzano.

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Il servizio del TG2 del 27-03-2017 non è stranamente presente in elenco, ma può essere visionato qui dal minuto 20:47.

- Scie chimiche: le possibili menzogne future, 2007
- Il carbonato di calcio nelle scie chimiche, 2011
- Ferro ed alluminio nell’acqua piovana: sotto accusa le scie chimiche 2010
- Scie chimiche: ulteriore studio referato dello scienziato J. Marvin Herndon, 2017
- Scie cimiche: la guerra segreta, 2015
- Scie chimiche. Tutti devono sapere!, 2017


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lunedì 27 marzo 2017

Scie chimiche. Tutti devono sapere!



S’intitola “Scie chimiche. Tutti devono sapere!” l’ultima produzione video dell’amico tommix. Il documento si può considerare un’ideale prosecuzione di “Scie chimiche: la guerra segreta”: ne approfondisce alcuni temi e ne introduce di nuovi, riuscendo a coniugare la precisione scientifica con l’incisività linguistica. Il video trova il suo abbrivo nei dati empirici per ancorare la denuncia della geoingegneria clandestina ad evidenze inconfutabili. I disinformatori sono soliti ripetere che il metodo scientifico prescinde dall’osservazione: questo non è vero, poiché l’esplorazione della realtà ed una sana ginnastica percettiva sono il punto di partenza di un’analisi sistematica, rigorosa che si avvale, com’è ovvio, anche di altri strumenti.

Il filosofo James Hillmann scrive: “Vorrei ripristinare e valorizzare la semplice azione di guardare in alto”. E’ giusto: in primo luogo impariamo a distinguere tra un cielo “azzurro metallizzato” ed un firmamento terso solcato da cumuli luminosi. Molti purtroppo ancora incorrono nell’errore di pensare che un cielo “sereno” privo del tutto di nuvole sia naturale: in realtà è uno scenario finto, risultato della costante, benché dissimulata ai più, diffusione di scie evanescenti, nocive non meno delle altre. I cieli veri sono ormai quasi esclusivamente quelli delle giornate ventose o in cui il personale aereo è in sciopero, come ben documenta il cortometraggio di Tommix al secolo Tommaso Minniti.

Naturalmente non è solo una questione estetica, sebbene l’offesa alla bellezza non sia talvolta meno grave dell’offesa alla verità: siamo, infatti, sempre più vicini ad un punto di rottura, come ci avverte Dane Wigington, anzi ormai pare che l’abbiamo pure superato di modo che le estinzioni di massa, lo stravolgimento degli equilibri naturali, la contaminazione globale sono già in atto. La catastrofe è ben più di una spada di Damocle.

Di fronte ad una situazione tanto compromessa, è sempre più pressante l’esigenza di provare a destare le coscienze assopite, è sempre più doveroso snidare e sbugiardare i ridicoli personaggi che tentano in ogni modo di ridicolizzare la questione. In questi ultimi tempi i Kapò del negazionismo hanno alzato il tiro: invocano una censura in confronto della quale quella dell’Inquisizione cattolica era una barzelletta, non esitano a denigrare esperti prestigiosi, ad esempio il Generale Fabio Mini, che tutto è fuorché uno sprovveduto. Insomma questa gentaglia, che è ormai alla canna del gas, sta menando fendenti all’impazzata, pur di evitare che scoppi il bubbone. Invece noi ci adoperiamo affinché il bubbone scoppi, in quanto “Nihil occultum quod non scietur, Non esiste alcun segreto che non sarà rivelato”.

Scie chimiche. Tutti devono sapere!”, un prodotto professionale, convincente, inattaccabile, con regia, montaggio, voce fuori campo e fotografia di raro pregio. Il tutto animato da un’indignazione sacrosanta verso le menzogne della casta pseudo-scientifica, da un’innata istanza morale: uno di quei casi eccezionali in cui l’estetica è tutt’uno con l’etica.

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venerdì 24 marzo 2017

Novità editoriale sulle scie chimiche

Presentiamo un’importante novità editoriale, il saggio scritto a quattro mani da Raffaele Cavaliere ed Enrica Zantomio, intitolato “La morte dello stato di diritto: le scie chimiche - la negazione della democrazia”. Sono pochi i titoli italiani inerenti alla geoingegneria clandestina e siamo dunque lieti di segnalare questo volume che, giustamente, vede nelle criminali attività di alterazione della biosfera de facto e de iure la fine della democrazia, anzi delle sue ultime parvenze. Dunque perché i buffoni al “potere” ed i media di regime continuano a celebrare le istituzioni “democratiche”? E’ solo ipocrisia, una volgare e squallida ipocrisia: lo stridente contrasto tra la realtà così com’è e la realtà com’è presentata - un mondo falso, zuccheroso, dominato dal moralismo paternalistico di stampo boldriniano - è l’impulso etico da cui scaturisce il libro in oggetto. Di seguito la presentazione a firma di Enrica Zantomio.

Come può uno Stato di Diritto, che dovrebbe assicurare la salvaguardia ed il rispetto delle libertà dell’uomo, irrorare il nostro cielo di sostanze chimiche per favorire operazioni militari e case farmaceutiche o progetti internazionali come quelli legati alle stazioni H.A.A.R.P.?

La mia conoscenza giuridica e l’esperienza in prima linea del mio carissimo Amico, Dottor Raffaele Cavaliere, vogliono far aprire gli occhi sull’accaduto ed esigono, come giusto che sia, risposte. Le istituzioni non solo non rispondono dopo innumerevoli interrogazioni parlamentari, ma non rispettano né i diritti sanciti dalla Costituzione italiana né le convenzioni internazionali.

Il tema che vogliamo affrontare riguarda il fenomeno della geoingegneria clandestina, alias scie chimiche, dal punto di vista scientifico, giuridico ed esperienziale. Una scia di condensazione non potrà mai essere equiparata ad una scia chimica, anche se vogliono farci credere il contrario, inoltre tale fenomeno deve essere considerato illecito, riconducendolo ad una responsabilità degli Stati coinvolti.

I veleni diffusi nell’aria stanno contaminando acqua, terra e cibo. I trattati internazionali e le istituzioni devono intervenire per porre fine a questo “omicidio transfrontaliero”, che sta alimentando la guerra ambientale, togliendo i “veli” su tale fenomeno che, purtroppo, pare arrendersi davanti al segreto militare ed istituzionale. L’inquinamento ambientale e la salute dei cittadini vanno preservati sopra ogni cosa. Dietro le “calamità naturali” non sempre vi è Madre Natura, ma l’opera dell’essere umano (il complesso militare-industriale, n.d.r.) che “lavora dietro le quinte”.

Enrica Zantomio

Fonte: ladislanet


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martedì 21 marzo 2017

Il Pubblico Ministero infranse il codice di procedura penale: il rinvio a giudizio è nullo



Novembre 2013: a seguito di un'illegittima ed illegale perquisizione in casa Marcianò, ad opera di cinque agenti della Polizia Postale di Imperia e su mandato del Pubblico Ministero, Dott.ssa Maria Paola Marrali, nonostante tale perquisizione si concluse in un nulla di fatto (il GUP rigettò l'incidente probatorio ed ordinò la restituzione del materiale illecitamente sequestrato), i fratelli Antonio e Rosario Marcianò furono comunque rinviati a giudizio per supposta diffamazione nei confronti di... udite udite... Massimo Della Schiava (Il fioba), noto disinformatore e stalker incallito, amico dello psicopatico Federico De Massis alias Task Force Butler. Assieme a lui, Serena Giacomin (conduttrice televisiva) e Paolo Panerai (dirigente Class meteo TV), tutti insieme appassionatamente.

A distanza di anni, non certo grazie agli avvocati (di fiducia e d'ufficio) che sino ad ora si sono succeduti ad assistere i due "imputati", veniamo a scoprire, spulciando tra i cavlli procedurali, che il Pubblico Ministero, Dott.ssa Maria Paola Marrali violò palesemente il Codice di procedura penale, giacché a suo tempo rigettò senza appello la richiesta di chi scrive e fratello di essere sentiti, per voce del loro legale all'epoca assegnato dalla Procura di Sanremo. Nessuno eccepì, tant'è che ci venne negata anche l'udienza preliminare.

Noi che curiamo i nostri interessi, osserviamo la totale illegittimità del rinvio a giudizio per mancato interrogatorio di garanzia e constestuale violazione del Codice di procedura penale, poiché in questo quadro è palese la violazione degli articoli 416 (comma 1) e 415-bis. Nella fattispecie, la violazione dell'articolo 415-bis determina la nullità del rinvio a giudizio.

Leggiamo [ FONTE ] che cosa scrive il legislatore in merito a questo che è un diritto inalienabile dell'imputato.

[...] Deve al riguardo tenersi presente l’articolo 416, comma 1, c.p.p. secondo il quale "La richiesta di rinvio a giudizio è nulla, se non è preceduta dall’avviso previsto dall’articolo 415bis, nonché dall’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio ai sensi dell’articolo 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all’articolo 415-bis, comma 3, CPP".

CODICE DI PROCEDURA PENALE - PARTE SECONDA - LIBRO QUINTO - INDAGINI PRELIMINARI E UDIENZA PRELIMINARE - TITOLO IX - Udienza preliminare - Art. 416.

L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine di venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al Pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio. Se l'indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio, il Pubblico ministero deve procedervi. Il Pubblico ministero non può rigettare l’istanza e, se non segue questa norma alla lettera, il provvedimento di rinvio a giudizio è nullo.

Ne consegue che il processo tuttora incredibilmente in corso (il 22 marzo il Giudice Dott.ssa Alessia Ceccardi intenderebbe ascoltare i testimoni per l'"accusa") è, secondo la legge, nullo, illegittimo, illegale. In tutta evidenza la legge è un optional ed i primi ad infrangerla sono i magistrati, con la prona complicità dei legali difensori, poiché non è possibile immaginare che questi non conoscano i rudimenti del Codice di procedura penale. Il sistema si tutela in questo modo, in pieno spregio di quella frase scritta alle spalle del Giudice: "La giustizia è uguale per tutti". Sì... magari!


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domenica 19 marzo 2017

Studio del norvegese Harald Kautz-Vella sulla geoingegneria clandestina



Ci è stato segnalato un monumentale studio inerente alla geoingegneria clandestina alias scie chimiche (in inglese chemtrails). L’autore del saggio, “The chemistry in contrails”, 2014 (titolo in cui il termine contrails è usato per diplomazia) è il ricercatore norvegese Harald Kautz-Vella.

E’ impossibile riassumere una ricerca tanto approfondita ed articolata: ci limitiamo a notare, riservandoci di tradurre alcune parti salienti, appena sarà possibile, che il testo trova il suo abbrivo in un’indagine circa i danni constatati alle colture ed alle conifere in Norvegia. Il suolo risulta contaminato in particolare da composti del bario, dello stronzio, dell’alluminio e del titanio. Le nanoparticelle di questi composti possono rimanere in sospensione anche fino a diciotto mesi, per poi ricadere con le piogge. A causa delle loro ridottissime dimensioni, possono inoltre attraversare le membrane cellulari delle foglie e dell’apparato radicale, intaccando i tessuti delle piante. Inoltre i nano-cristalli di titanio e di bario, che non sono solubili e che si accumulano nella catena alimentare, hanno proprietà piezoelettriche. Secondo l’autore, gli effetti piezoelettrici annullano la frequenza dei biofotoni scambiati con il DNA della pianta, responsabile della regolazione della divisione cellulare. Ciò interferisce con la crescita della flora, rendendola vulnerabile soprattutto all’attacco di funghi, anche a prescindere dalla più o meno elevata quantità di metalli nel terreno e nell’acqua. [1]

ll libro, che conferma in toto quanto acquisito in questi anni sia sotto il profilo empirico sia per quanto attiene alle motivazioni recondite, per così dire esoteriche, della “guerra climatica”, si riallaccia tra le altre cose agli studi del compianto Dottor Mark Purdey, il primo a correlare l’encefalite spongiforme alla dispersione nell’ambiente di bario, stronzio ed argento.

Queste sono le premesse di un dossier che spazia dalle applicazioni militari al Morgellons, dall’analisi dell’agenda transumanista, dal terraforming all’”Intelligenza” artificiale, con rigore scientifico e con consapevolezza di quanto la battaglia dell’umanità (quella minoranza che ancora possiamo reputare davvero umana), contro il genocidio globale, se sarà perduta, sarà anche l’ultima.

[1] Il termine "biofotoni" indica il fenomeno di emissione di energia luminosa (debole e permanente) per opera dei tessuti viventi. Ogni cellula emette segnali specifici, propri e caratteristici (come ogni persona possiede una voce particolare, un suo accento e parla la sua lingua). La teoria dei biofotoni, insegnata dal fisico Popp, sulle tracce di un'intuizione del russo Gurwitsch (1922), offre la credibile interpretazione (avvalorata da molteplici esperimenti) del fatto che l’evento biologico primario alla base della vita ed anche delle alterazioni che portano alla malattia, sia un evento fisico di natura informazionale e quindi elettromagnetica (frequenze modulate).

Fonte: Aquarius-technologies

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mercoledì 15 marzo 2017

Le Idi di marzo

"L’aria che oggi scende nei nostri polmoni per portare la vita, porterà un giorno la Morte. E verrà giorno in cui non ci sarà monte e non ci sarà colle; non ci sarà mare e non ci sarà lago che non siano avvolti dall’alito fetido della Morte. E tutti gli uomini respireranno la Morte, e tutti gli uomini moriranno per i veleni sospesi nell’aria. Si ammaleranno le piante e moriranno una ad una. Le foreste diventeranno un enorme cimitero e tra gli alberi secchi vagheranno senza meta uomini storditi e avvelenati dalle piogge velenose”.

Grigorij Efimovič Rasputin (Novych)

“Tutti” hanno notato che, dopo le piogge di fine febbraio, le operazioni di geoingegneria criminale hanno conosciuto un incremento parossistico: in pratica non abbiamo potuto neanche goderci una sola giornata impreziosita dal sole e dai cumuli da bel tempo. Perché gli avvelenatori non mollano mai la presa? L’abbiamo già spiegato, ma lo ripetiamo anche a beneficio dei nuovi lettori: le scie chimiche (in inglese chemtrails) rispondono per lo più a scopi di natura militare e ciò chiarisce i motivi per cui le attività non possono essere interrotte mai o quasi mai.



Molti obiettano ricordando che viviamo, dopo che si è conclusa la Seconda guerra mondiale (1939-1945), in un periodo di pace e quindi non comprendono quali siano le finalità strategiche alla base della biogeingegneria illegale.

Periodo di pace? Anche trascurando tutti i conflitti combattuti, una volta che gli Alleati ebbero sconfitto l’Asse, oggigiorno sono decine le guerre che insanguinano numerosi paesi del mondo, soprattutto in Asia ed Africa, ma anche in Europa. Che queste conflagrazioni siano dimenticate, non significa che non dilanino intere aree e popoli. Basti un esempio: da un paio d’anni nella penisola araba si fronteggiano da una parte l’Arabia saudita alleata (singolare alleanza…) con Israele, dall’altra la minoranza sciita che vive nello Yemen, gruppo massacrato nell’indifferenza generale. L’Italia, la Francia, la Germania etc., come ha in parte ammesso l’attuale Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, vende armi ai vari belligeranti, ricorrendo – precisiamo noi – allo stratagemma delle triangolazioni.

Orbene, i conflitti di oggi si decidono sul campo, ma specialmente attraverso il massiccio impiego della tecnologia (droni, impianti radar, sistemi per la visualizzazione 3D del territorio…): tale tecnologia richiede un’atmosfera secca, elettroconduttiva. Quindi è sempre necessario disperdere bario, titanio, stronzio, alluminio e via discorrendo, poiché con la pioggia e l’umidità i sistemi elettronici o non funzionano o sono poco efficienti.

Periodo di pace? Oltre alle varie conflagrazioni cui abbiamo accennato, bisogna ricordare la guerra segreta con cui la cricca mondialista indebolisce e sfoltisce, in modo lento ma inesorabile, la popolazione mondiale (vedi le Georgia guidestones): questa guerra non dichiarata vede nelle chemtrails la sua arma più potente, in quanto non riconosciuta come tale, se non da una minoranza di persone.

Pace? Fino a quando? E’ passata inosservata, ma, tra le decisioni assunte da Trump, una è veramente cruciale. Preveniamo subito le critiche degli estimatori del nuovo Presidente statunitense: il magnate è, piaccia o no, un agente dei poteri forti: egli ha annunciato che intende trasferire l’ambasciata a stelle e strisce da Tel Aviv a Gerusalemme. Se tale trasferimento sarà attuato, si porranno le premesse per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, quindi per il Terzo conflitto mondiale progettato e vagheggiato nel carteggio attribuito ad Albert Pike ed a Giuseppe Mazzini. [1]

Si sta dunque preparando, specialmente con i continui e massici interventi di geoingegneria clandestina, un tragico conflitto mondiale? Si narra che Cesare, prima delle Idi che gli furono fatali (15 marzo del 44 a. C.) ignorò tutti i presagi che adombravano pericoli e congiure a suo danno. I presagi della catastrofe incombente sono oggi sotto, anzi sopra gli occhi di tutti: per la maggior parte dell’umanità i nefasti eventi futuri saranno un fulmine a ciel “sereno”.

[1] E’ indubbio che alcune iniziative del tycoon sono lodevoli ed efficaci, ma, se non le avesse realizzate, avrebbe subito perso il consenso dei suoi sostenitori: purtroppo anche Trump, volente o nolente, persegue i piani della Cupola apolide, formata per lo più da spregiudicati banchieri e mercanti d’armi, la stessa Cupola che fomenta ostilità in ogni dove, armando tutti i belligeranti (divide et impera), la stessa che finanziò entrambi gli schieramenti durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Le guerre sono utili! Ci si arricchisce, vendendo strumenti di morte; si controllano i paesi che si indebitano per acquistare aerei, carri armati etc.; si ridisegna l’assetto planetario, secondo gli obiettivi che si prefiggono gli usurai internazionali.

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sabato 11 marzo 2017

Appello per l’amico Stefano (Felce e mirtillo)



L'amico Stefano (Felce e mirtillo) è in una clinica di Roma. Era stato ricoverato in ospedale per un blocco all'aorta: nel nosocomio è stato purtroppo colpito da due ictus. Ora ha un'emiparesi che lo costringe a letto. Stefano è un uomo di rutilante intelligenza, dalla profonda umanità, dalla vasta cultura acquisita con una paziente interpretazione della realtà in tutte le sue sfaccettature. E’ uno dei pochi attivisti seri e capaci rimasti in Italia ed ora ha bisogno di aiuto e di vicinanza. Invitiamo coloro che vivono nella capitale o nelle zone limitrofe ad andare a trovarlo e ad offrirgli sostegno e conforto sia materiale morale.

Riproponiamo di seguito un suo intervento ad una conferenza svoltasi nel 2011.

Stefano, ricercatore indipendente, curatore del canale Felce e mirtillo, nella sua geniale relazione, illustrando il nesso scie chimiche-onde elettromagnetiche, privilegia l'analisi degli aspetti strategici e militari. Con un'esposizione perspicua, Stefano colloca ogni tessera al posto giusto. Tutto quadra in un discorso stringente ed inattaccabile: diffusione di nanoparticelle metalliche, ghiandola pineale, controllo della popolazione, attività solare, irradiazione di campi elettromagnetici, degradazione della società e della specie homo sapiens, ruolo dei Gesuiti e delle superpotenze... Resta un barlume di speranza, ma l'Armageddon sembra imminente...


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