lunedì 30 dicembre 2013

Conduttività elettrica e luce

Per serendipità una studentessa universitaria ha compiuto un’interessante scoperta... ma è veramente una scoperta o la giovane si è imbattuta in un segreto militare? Da anni alcuni scienziati, tra cui il fisico canadese Neil Finley, spiegano che il titanato di stronzio è, tra gli altri, uno dei composti all’origine degli archi chimici (chembows). L’articolo che pubblichiamo aiuta a comprendere molte cose...



Avete presente quanto correte per prendere il bus ed inciampate per sbaglio e trovate per terra una banconota da 500 euro? Ecco, questo è più o meno quello che è successo ad una studentessa dell'Università statale di Washington, Marianne Tarun, che, grazie ad un errore in laboratorio, ha scoperto un nuovo modo per aumentare la conduttività elettrica di un cristallo del 40.000%, semplicemente esponendolo alla luce!

Tarun aveva accidentalmente lasciato un campione di titanato di stronzio fuori su una bilancia, prima di saggiare la conduttività del cristallo ed ha così scoperto questo incredibile fenomeno. Il team ritiene che i fotoni rilascino elettroni che contribuiscono alla conduttività. Ulteriori test hanno confermato l'effetto, appurando che appena dieci minuti di esposizione alla luce possono far durare l'effetto per giorni.

Questo fenomeno è conosciuto come fotoconduttività persistente. Anche se non si avvicina neanche alle proprietà dei materiali super-conduttivi, potrebbe portare a grandissime novità in campo tecnologico, specialmente perché la super-conduttività funziona solo a temperature molto basse ed è difficile da mantenere, mentre questo effetto si manifesta a temperatura ambiente.

"La scoperta di questo effetto di alta conduttività a temperatura ambiente apre a nuovi possibili usi in dispositivi pratici", ha spiegato Matthew McCluskey, co-autore della pubblicazione e presidente del Dipartimento di Fisica dell'Università statale di Washington. "All'interno di una memoria standard usata dai computer, l'informazione viene immagazzinata sulla superficie di un chip o in un hard-drive. Un dispositivo che usa la fotoconduttività persistente, tuttavia, può archiviare informazioni per l'intero volume di un cristallo. Questo potrebbe portare ad un enorme incremento nella capacità di memoria dei futuri elaboratori".


Fonti:

news.wsu.edu
link2universe.net

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giovedì 26 dicembre 2013

Correlazione tra sindrome da affaticamento cronico e cadmio

Un recente studio, con tutte le credenziali medico-scientifiche, correla i metalli pesanti, in particolare il cadmio, alla sindrome da affaticamento cronico, una patologia che il Dottor Donald Scott attribuisce al micoplasma, per la precisione ad un micoplasma geneticamente modificato, molto aggressivo. Quasi certamente le cause ed i cofattori dell’affezione sono molteplici: è comunque assodato che i metalli pesanti (alluminio, bario, stronzio, ferro, manganese…) sono all’origine delle patologie neurodegenerative. E’ anche sicuro che la dispersione di nanoparticolato metallico, attraverso le quotidiane, letali operazioni di geoingegneria clandestina, spiegano sia la sempre maggiore diffusione di queste affezioni sia l’abbassamento dell’età in cui insorgono. Nell’articolo che pubblichiamo è scritto che i soggetti che rischiano di più sono quelli che vivono in aeree contaminate, cioè… tutti.



La sindrome da affaticamento cronico (chronic fatigue syndrome) è un disturbo dalle origine ancora oscure, caratterizzato da una spossatezza prolungata e debilitante nonché da multipli sintomi non specifici, quali cefalea, faringite ricorrente, dolori muscolari ed alle articolazioni, disturbi del sonno, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione nonché da un malessere generale.

I sintomi per definizione si protraggono almeno per sei mesi, ma spesso nella realtà per anni. Dall’Università di Firenze uno studio internazionale ipotizza che la malattia sia la conseguenza dell’esposizione al cadmio. Il gruppo di ricerca della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze guidato dai Professor Gulisano e Ruggiero, ha recentemente pubblicato un articolo scientifico sulla prestigiosa rivista “Medical hypotheses” dove si ipotizza per la prima volta una relazione tra esposizione al cadmio e sindrome da la sindrome definita anche encefalomielite malgica.

Questa sindrome neurologica invalidante colpisce milioni di persone nel mondo e si calcola che in Italia i malati siano nell’ordine delle centinaia di migliaia, anche se purtroppo in molti di loro la patologia non è correttamente diagnosticata. Infatti la diagnosi risulta incerta, lunga e complessa e spesso i malati sono costretti a subire esami diagnostici per mesi e mesi prima di arrivare alla diagnosi. Come per molte affezioni neurodegenerative, le cause non sono note e la terapia, spesso soltanto palliativa, ha scarsi risultati.

Il gruppo di ricerca fiorentino, nell’articolo pubblicato, ipotizza per la prima volta un legame tra la malattia ed esposizione al cadmio. Il cadmio è un metallo pesante cancerogeno molto diffuso nei paesi industrializzati, che deriva dall’inquinamento urbano, dal’incenerimento dei rifiuti, dai processi industriali, dal fumo di tabacco (e soprattutto dalla geoingegneria clandestina - n.d.r.).

I ricercatori fiorentini, dopo aver dimostrato i danni indotti dal cadmio sui neuroni umani, hanno messo a punto una tecnica ecografica semplice e priva di rischi che permette di studiare la corteccia cerebrale senza l’uso di radiazioni, in modo da evidenziare fenomeni di infiammazione o di danno encefalico nei pazienti affetti da sindrome da affaticamento cronico e nei soggetti esposti al cadmio. In questa maniera, sarà possibile diagnosticare precocemente i danni neurotossici conseguenti all’esposizione al cadmio (ad esempio, nei fumatori o nelle persone che vivono in prossimità di aree inquinate, di impianti industriali o inceneritori) ed individuare i sintomi della patologia in modo da intervenire in modo tempestivo. Sarà anche possibile monitorare la malattia e la risposta alle diverse terapie in via di sperimentazione nel mondo, con l’auspicio di poter osservare una reversione del danno cerebrale.

Il prestigio internazionale della rivista dove i ricercatori fiorentini hanno pubblicato lo studio è testimoniato dalla presenza nel comitato editoriale dei Premi Nobel Arvid Carlsson, John Eccles, Frank Macfarlane Burnet e Linus Pauling, e del pioniere della filosofia della scienza, Sir Karl Popper.

L’articolo, con le immagini relative, è reperibile sul sito della rivista “Medical hypotheses” ed è inoltre stato immediatamente inserito nel database della National Library of Medicine (N.I.H.) del Governo degli Stati Uniti d’America.


Fonte: ambientebio.it

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domenica 22 dicembre 2013

Stima della quota con metodo euclideo a cura del fisico Massimo Del Guasta


In questi anni abbiamo elaborato diversi criteri utili per valutare l'altitudine di volo di un aereo che, solo apparentemente, produce scie di condensazione. Ormai non pensiamo sia il caso di approfondire la questione dei parametri fisici necessari alla formazione di contrails che durino da qualche secondo ad un minuto e non lascino traccia, per cui si rimanda ai precedenti articoli che spiegano le diverse metodologie per stimare la quota. In questa occasione indichiamo un ulteriore metodo che non potrà essere screditato o sminuito nella sua effettiva validità, in quanto ci è stato fornito, in modo del tutto inconsapevole, da un noto negazionista del fenomeno "chemtrails". Ci riferiamo al Dottor Massimo Del Guasta (Istituto Fisica applicata C.N.R.), esperto in ottica, elaborazione immagini digitali, fisica dell'atmosfera, elettronica, remote sensing etc. E' una figura che non può certo essere smentita ed il cui semplice metodo euclideo, messo a punto per fornire la quota di quelle che egli definisce "scie comiche", è incontestabile, non solo perché si basa su elementari leggi ottiche, ma pure per il semplice fatto che non è stato elaborato da chi scrive. Quindi ora come si arrabatteranno gli "esperti" del C.I.C.A.P.? Leggiamo, infatti, che cosa scrive il piccolo chimico, Simone Angioni, nello zibaldone negazionista intitolato "COMPLOTTI, BUFALE E LEGGENDE METROPOLITANE":



"Un'argomentazione spesso usata dai complottisti, in quanto aggira i problemi della determinazione delle condizioni atmosferiche, poggia sulla misurazione dell'altezza dei velivoli. Se l'aereo vola i 3000 metri non può lasciare scie di condensa formate da aghi di ghiaccio, perché alle nostre latitudini è estremamente raro, se non impossibile, che ci siano le condizioni necessarie alla loro formazione (le temperature sono troppo alte anche in inverno); perciò, se si riuscisse a dimostrare che i velivoli che rilasciano le scie volano a quote molto basse, si potrebbe dedurre che si tratta di aerei che rilasciano scie chimiche. Ovviamente già in linea di principio sarebbe possibile obiettare che la scia osservata potrebbe essere dovuta alla condensazione di piccole gocce d'acqua, cosa che può avvenire in varie condizioni e a varie altitudini. Ma se si prova ad approfondire l'argomento dell'altezza dei velivoli ci si accorge che i sostenitori del complotto hanno elaborato metodi a dir poco astrusi per determinare tale altezza".

Sorvoliamo sulla sgangherata sintassi adoperata dal Nostro, concentriamoci sul tallone d'Achille degli occultatori: le quote di volo e quindi rincariamo la dose...

Leggiamo qui che cosa osserva il fisico fiorentino Massimo Del Guasta e traduciamo il tutto in breve, riadattandolo alla situazione attuale, situazione in cui è frequente osservare velivoli civili mentre rilasciano scie chimiche a bassa quota. Essi sono più piccoli del militare KC-135 e sono gli A-319 [1]. Dimostriamo che essi volano effettivamente ad altitudini di molto inferiori a quelle dichiarate e per dimostrare il tutto, useremo il metodo riportato dal Dottor Guasta.

- Un A-319 ha un'apertura alare di circa 30 metri.
- Il vostro dito mignolo è largo circa 1,5 cm, mentre la distanza tra mignolo a braccio teso e l'occhio è a un dipresso di 70 cm.

Con questo sistema siete in gradi di stimare da soli la distanza di uno di questi velivoli:

Stendete il braccio e confrontate la larghezza dell'aereo con la punta del dito.

Se l'aereo vola a 2000 metri di distanza o meno, risulterà largo quanto il mignolo o poco meno; a distanze maggiori sarà più piccolo. La prova sul campo vi dimostrerà che le quote di volo indicate da Flightradar 24 sono sovrastimate in modo deliberato e fraudolento. A questa altitudine ovviamente qualsiasi scia vedrete non sarà da ascriversi al fenomeno della condensazione.

Metodo euclideo messo a punto dal fisico Massimo Del Guasta (Istituto di Fisica applicata C.N.R., Bologna), noto negazionista della Goingegneria clandestina.



E' proprio il caso di dire che un buon metodo non guasta mai...

[1] Il Boeing KC-135 Stratotanker è un'aerocisterna quadrigetto prodotta dall'azienda statunitense Boeing e derivato dal 707, nella seconda parte del XX secolo ed attualmente ancora in servizio in alcune aeronautiche militari mondiali. Questo velivolo è stato impiegato, insieme con i KC-10, per le operazioni di guerra climatica sin dal 1995 ed in Italia è stato osservato sino al 2006, approssimativamente. Il Boeing KC-135 Stratotanker ha un'apertura alare di 39,88 metri ed una lunghezza di 41,53 metri.

L’Airbus A319 è progettato per il volo commerciale ed è, sintetizzando, una versione più corta dell’A320. Esso possiede circa la stessa capacità di carburante del “fratello” A320-200, ma può portare un numero di passeggeri leggermente inferiore (circa 124 divisi in due classi). Insieme all’A320 è l’aereo più popolare dell'“A320 family”. Nel 2003 la compagnia EasyJet ha acquistanto diversi A319 portando il numero di passegeri addirittura a 156. L’Airbus A319 ha apertura alare di 34,10 metri ed una lunghezza di 33,84 metri.

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sabato 21 dicembre 2013

In memoria

Ci ha lasciato prematuramente il 19 dicembre scorso il nostro amico e collaboratore Gianni Ginatta. Uomo schivo, mite e sensibile, si è distinto per le sue tenaci e meticolose ricerche che, tra l’altro, sono sfociate nelle fondamentali acquisizioni inerenti al Progetto R.F.M.P. V.R.T.P.E. ed alla connessa vicenda del sanremese Davide Cervia, l’esperto di guerra elettronica di cui dal 1990 non si sa più nulla.

Soprattutto ricordiamo la sua umanità che si manifestava in indulgenza e comprensione anche verso gli interlocutori grossolani ed aridi.

Il contributo di Gianni è stato prezioso: ci ha fornito materiale, indicato fonti, dato consigli non solo in relazione alla Geoingegneria clandestina, ma pure in riferimento a molti altri ambiti culturali spesso di frontiera in cui egli si è mosso con l’intuito dell’esploratore curioso ed attento. Gianni ha avuto il temperamento del pioniere che si avventura in territori incogniti con audace accortezza.

Non è mai mancato il suo sostegno generoso e disinteressato nei frangenti che hanno costellato questi anni. Noi di “Tanker enemy”, insieme con tutti coloro che hanno apprezzato le sue qualità, vogliamo ricordarlo con stima ed affetto attraverso la bellissima testimonianza di un comune amico.



“Via verso un mondo migliore. Un mondo da lui auspicato e infaticabilmente ricercato in ogni giorno della sua vita. A Gianni volevamo bene, autenticamente bene. Ricordarlo per me è un dovere ma ancor più un onore, così come è stato un privilegio incontrarlo e conoscerlo. Gianni non avrà da questo mondo il tributo che si merita, eppure con Gianni perdiamo una persona rarissima, una mente scintillante e un cuore generoso.

Sinceramente non ricordo quando ci incontrammo e perché ciò avvenne. Come lui riteneva fu semplicemente questione di magnetismo.

Gianni era una persona che amava ancora guardare il cielo e le stelle. L'azzurro intenso e il blu scuro della notte. Amava gli astri, il sole e il cosmo. Un ricercatore che amava la scienza e il mistero, il ragionamento e il dubbio, il calcolo e il paradosso, il misurabile e l'insondabile.

Noi a quei tempi (2002) pubblicammo un articolo sulle scie chimiche. Ecco forse fu quello: fu lo sdegno di fronte a tanto scempio, fu il sentirsi soli sotto quel cielo imbiancato e violato a unirci. Da allora Gianni è stato con noi e sempre un poco più avanti di noi.

Un maestro umile. Distante anni luce dal chiacchiericcio semicolto e futile dei salotti, Gianni è stato un intellettuale libero e di parte: sapeva schierarsi per la verità e per chi, in quel momento, stava vicino ad essa. Un maestro umile che ci ha dato più di quanto noi stessi abbiamo fino ad oggi potuto cogliere.

E ora con la nostalgia nel cuore percepiamo una grandezza. Questa percezione di infinito, e non il vuoto, è l'ultimo regalo e paradosso che Gianni ci lascia”.

Sergio S.


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mercoledì 18 dicembre 2013

Geoingegneria clandestina in televisione

Ospite in una recente puntata della trasmissione televisiva [ LINK ] condotta da Stephen Colbert, “The Colbert report”, lo “scienziato” ambientale David Keith ha affermato che per contrastare il cosiddetto “riscaldamento globale” (sic), si potrebbero disperdere nell’ambiente tonnellate di biossido di zolfo. La ghiotta occasione per la propaganda alla geoingegneria soft è offerta dal lancio del libro scritto dal “ricercatore”. Il saggio ha un titolo esplicito, “The case for climate engineering”.

E’ il solito “rimedio” su cui insistono i geoingegneri, una “risoluzione” presentata come progetto, mentre è da decenni che l’aviazione militare e civile stanno diffondendo veleni a iosa. Insomma, la classica foglia di fico. Colbert, però, sornione ed ironico, ha incalzato l’interlocutore, evocando quelle flotte di aerei seguiti da scie che potrebbero contenere composti chimici. Keith ha nicchiato e si è trincerato dietro qualche battuta stupida. E’ evidente che Colbert, come molti altri, conosce la verità: sono i governi responsabili dell’avvelenamento dei biomi. La denuncia del genocidio globale, anche se con toni faceti ai limiti del ridicolo, ha espugnato uno studio televisivo.

Una rete televisiva spagnola ha dedicato un dossier [ LINK ] ai filamenti polimerici raccolti ed analizzati da testimoni di voli chimici. Nel programma un attivista chiarisce che le fibre in oggetto non sono ragnatele, mentre un chimico, Luis Alamencos, illustra le conclusioni degli esami condotti: sono fibre di origine artificiale, polimeri contenenti nanoparticelle metalliche. La loro viscosità e resistenza è superiore a quelle delle tele secrete dagli Aracnidi. L’esperto ha aggiunto che questi polimeri, da alcuni anni reperiti ad ogni latitudine dopo il passaggio degli aerei chimici, possono essere dannosi per l’ambiente e la salute umana. Il loro pH è risultato 4,7: il pH da 4,5 a 4,7 è quello delle piogge acide. I risultati, cui è giunto lo specialista iberico, collimano con quelli di altri ricercatori in altri paesi.

In Italia, invece, che cosa ci propina il piccolo schermo? Matteo Renzi, lo spocchioso e vanesio neo-segretario del Partito demoncratico, l’omuncolo smorfioso che schernisce gli attivisti, invocando il trattamento sanitario obbligatorio [ LINK ] per chi osi menzionare le “scie chimiche” ed i microprocessori sottocutanei. Per il negazionista fiorentino non proponiamo alcun trattamento, perché sappiamo che sarebbe del tutto vano. Ospite del conduttore di “Ballarò”, il “giornalista” leccato da una mucca, il sindaco travicello ha oltraggiato in modo gravissimo e minaccioso i cittadini che denunciano la “guerra climatica”.

Tra l’altro, scavando un po’, si scopre che Renzi, come Enrico Letta, altro non è che il solito democristiano travestito e stagionato, un poveretto alle dipendenze dei poteri mondialisti.

Pescando nella palude mefitica della fielevisione italiota, abbocca all’amo Daria Bignardi che, riciclatasi come articolista per “Vanity fair”, si è unita al coro starnazzante degli occultatori in un suo temino dalla sintassi sgangherata e dal lessico barbaro. Confrontate a Renzi ed alla Bignardi, le “invasioni barbariche” sono una benedizione.

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sabato 14 dicembre 2013

Precipita un aereo chimico sulle colline tra Coldirodi e Montenero?


11 dicembre 2013, mattina. Diversi cittadini del comprensorio sanremese-bordigotto comunicano ai Vigili del Fuoco nonché alle testate locali di aver notato un aereo a bassa quota e di aver udito poi un’assordante deflagrazione con conseguente violento spostamento d'aria. I testimoni pensano sia precipitato un velivolo, avendo scorto anche una colonna di fumo levarsi dalle colline tra Coldirodi, frazione di Sanremo, e Montenero, frazione di Bordighera. Entrambi sono abitati che distano pochi chilometri dal mare.

I “giornalisti” locali, nonostante le numerose segnalazioni giunte alle autorità competenti, nella prima serata liquidano il tutto come falso allarme, riportando di accurati sopralluoghi conclusisi senza esito.

Si potrebbe pensare alle traveggole di qualche abitante della zona, sennonché... un testimone indipendente riferisce: "Leggo ora la notizia del ‘falso allarme’ per un aereo caduto. Abito a Montenero. Oggi pomeriggio verso le 15.40 circa ho sentito un forte boato ed ho pensato fosse una scossa di terremoto anche perché in casa si è spostato il letto e il mio cane ha iniziato ad abbaiare spaventato. Non so nulla dell'aereo, ma il rimbombo è stato molto forte".

L’episodio si può tranquillamente archiviare come falso allarme? Pensiamo proprio di no: qualcosa è accaduto. Scartiamo l’ipotesi del sisma che non è certo collegato a volute di fumo. E’ plausibile che un aereo impegnato nelle operazioni di geoingegneria clandestina si sia schiantato: si è trattato forse di un drone o di un’altra unità che percorreva un corridoio ad hoc sopra il Ponente ligure. Fatto è che quella è la rotta seguita dagli aerei civili e militari. come evidenziato da Flightradar 24.



D’altronde il mostruoso andirivieni di velivoli chimici, civili e militari, con le loro rotte e quote anomale, in passato ha già provocato incidenti: si ricordi almeno la collisione tra due aerei sulla Sila. Sono sinistri su cui le fonti di regime hanno diramato versioni a tal punto inverosimili e surreali da indurre a ritenere che davvero ogni tanto l’oliato ingranaggio del genocidio globale si inceppi.

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domenica 8 dicembre 2013

Il coinvolgimento delle compagnie aeree civili nelle operazioni di geoingegneria clandestina


Quando volare rima con avvelenare

E’ assodato: nelle operazioni di geoingegneria clandestina ed illegale sono coinvolte anche le compagnie aeree civili (per lo più impegnate nelle irrorazioni diurne) e le aziende petrolifere. Fu il diabolico Edward Teller alcuni lustri addietro a consigliare l’impiego dei vettori commerciali per diffondere nanoparticolato in atmosfera ufficialmente per riverberare la luce solare, quindi raffreddare il pianeta. [1] Infatti l’infame “scienziato” riteneva che le unità militari non fossero bastevoli alla bisogna. Il suo consiglio è stato purtroppo seguito in modo pedissequo.

L’uso dei velivoli commerciali è molto “vantaggioso”: non è necessario montare degli appositi erogatori sugli aeromobili, poiché è sufficiente ricorrere a carburanti additivati. Sono carburanti che contengono metalli pesanti e composti polimerici. Essi, mentre fungono da additivi nel propellente, adempiono le note funzioni dei veleni diffusi per esigenze di comunicazione civili e militari (Wireless, meteorologia, comunicazioni radar-satellitari etc.). Ciò avviene durante il giorno, quando gli aerei civili cooperano con quelli militari che le proseguono senza sosta nottetempo.

Tra questi comburenti annoveriamo in primo luogo il boroidruro di alluminio: è composto chimico con la formula Al(BH4)3. Si tratta di un composto volatile, piroforico, liquido che è comunemente usato come combustibile per razzi, additivo per carburanti aeronautici e come agente riducente nei laboratori.

Il boroidruro di alluminio è formato dalla reazione tra sodio boroidruro con cloruro di alluminio, secondo la seguente formula:



Come tutti i boroidruri, questo composto è un donatore di idruro. [2] Il boroidruro di alluminio reagisce con l’acqua, rilasciando idrogeno. Per mezzo di questa reazione si genera una scia che, pur non essendo dovuta al fenomeno della condensazione, può essere scambiata da occhi inesperti per una contrail o "scia di condensazione". Qui si fonda l'inganno!

Il concetto generale per i propellenti compositi è il seguente: un ossidante ed un metallo in polvere sono mescolati e legati con un composto che agisce anche come combustibile. I propellenti compositi sono spesso costituiti da nitrato d'ammonio o perclorato d'ammonio. Il primo richiede l'impiego come carburante di magnesio e/o alluminio e fornisce prestazioni medie. I propellenti, invece, composti da perclorato d'ammonio impiegano come combustibile l'alluminio e forniscono prestazioni elevate. Per le alte prestazioni, discreta semplicità di produzione e costi relativamente contenuti, i propellenti APCP hanno un vasto impiego in razzi aerospaziali, in razzi militari, in razzi amatoriali. I propellenti ANCP, più economici e meno efficienti, sono impiegati in razzi amatoriali e nei generatori di gas.



Tra questi propellenti rammentiamo ALICE (acrostico formato da aluminum, alluminio, ed ice, ghiaccio): è un propellente costituito da nanopolveri di alluminio ed acqua. Dopo che i componenti sono stati miscelati, sono raffreddati per renderli stabili.

Miscelare nanoparticelle di alluminio al biocombustibile per avere una maggiore efficienza di combustione: l'idea è venuta a R. B. Anand, professore di Ingegneria meccanica del National Institute of Technology di Tiruchirappalli, in India, che l'ha messa in pratica con l'aiuto del suo collaboratore, J. Sadhik Basha.

Grazie all'elevato rapporto superficie/volume, infatti, le nanoparticelle offrono una notevole reattività e possono essere quindi catalizzatori molto efficienti; oltre a ciò, possono incrementare il mescolamento di aria e combustibile, portando ad una combustione migliore.



Nel corso della sperimentazione, i cui risultati sono descritti sulla rivista “Journal of renewable and sustainable energy”, i due ricercatori hanno usato in primo luogo un miscelatore meccanico per ottenere un’emulsione di biocombustibile jatropha, derivato dalla spremitura dell'omonima pianta, acqua e surfattante. Hanno aggiunto successivamente diverse quantità di nanoparticelle di alluminio.

Oltre ad aver superato in prestazioni il biocombustibile convenzionale, quello addizionato di nanoparticelle ha dimostrato di produrre una quantità minore di ossido di azoto e di ossido di carbonio, creando oltretutto meno fuliggine.

I ricercatori stanno ora sperimentando altri tipi di nanoparticelle, tra cui anche nanotubi cavi, e stanno studiando gli effetti di nano-additivi (estremamente dannosi per l'organismo, poiché superano la barriera emato-encefalica) sulla lubrificazione dei motori e sui sistemi di raffreddamento.

Un altro carburante del tutto funzionale agli scopi dei geoingegneri (distruzione della nuvolosità naturale, prosciugamento dell’aria, potenziamento delle capacità elettroconduttive del medium atmosferico…) è lo Stadis 450: tra i suoi ingredienti figura il bario.

Recenti analisi hanno stabilito che i carburanti aerei comprendono pure ftalati. Gli ftalati sono una famiglia di composti chimici usati nell'industria delle materie plastiche come agenti plastificanti oppure come sostanze aggiunte al polimero per migliorarne la flessibilità e la modellabilità.

Il PVC è la principale materia plastica (in termini di volume di produzione) in cui essi sono impiegati. Addizionato ad essi, gli ftalati permettono alle molecole del polimero di scorrere le une sulle altre, rendendo il materiale morbido e plasmabile anche a basse temperature. Ftalati di alcoli leggeri (dimetilftalato, dietilftalato) sono impiegati come solventi nei profumi e nei pesticidi. Gli ftalati trovano inoltre uso frequente nella preparazione di smalti per unghie, adesivi, vernici e persino alimenti.



E’ istruttivo soffermarsi sulle modalità con cui sono espulsi questi composti. Il sistema di erogazione, per affinità di meccanica, assomiglia ai tubi di Pitot. [3] I materiali estrusi sono praticamente filati e magnetizzati. I polimeri, infatti, non hanno una completa catalizzazione e quindi si presentano, in concomitanza del vettore paramagnetico, sotto forma lattiginosa quasi inconsistente: sono i filamenti che noi troviamo dappertutto e che non sono tele di Aracnidi. [4] Questi composti, attraversando il campo magnetico, diventano dei catodi (o anodi) atti ad attrarre altri composti particolari. Da una specie di secondo tubo di Pitot è perciò espulso il materiale catodico che, come in una calamita, si unisce al primo prodotto per poi veleggiare nei cieli, a guisa di ragnatela. A quanto pare, tra gli elementi base nella funzione di catodo, potrebbe figurare il litio, tra l'altro presente in alcuni propellenti aeronautici.

Tale metallo, conosciuto ed usato nelle sue diverse forme per le batterie ad alto rendimento e, un tempo, in alcuni psicofarmaci, crea una sorta di campo energetico capace di riflettere e propagare le onde elettromagnetiche con fini strategico-militari. Il litio costituisce, una volta disperso, una specie di rete metallica che produce oscillazioni elettromagnetiche, donde la formazione di alcuni cumuli striati che i disinformatori gabellano per nubi orografiche, anche se spesso non si formano sui rilievi.

In breve, i polimeri sono erogati sotto forte pressione. Polimeri, quali il carbammato ed il metanale, legati a materiali con un determinato momento di dipolo magnetico, si caricano essi stessi di cariche magnetiche. Grazie alla precessione di Larmor, si produce una lunga scia filamentosa che entra in risonanza magnetico nucleare. [5]

Si ottiene così la suscettività magnetica che, nel caso dei materiali paramagnetici, è un numero puro positivo, inversamente proporzionale alla temperatura. [6]

Questi inquinanti neurotossici penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni passeggeri, visto che l'aria contaminata viene prelevata dall'esterno, solitamente, da uno o più motori. Non è casuale che si conoscano casi di sindrome aerotossica dalla metà degli anni novanta del XX secolo.



Chiediamoci per quale motivo i prezzi dei biglietti aerei di numerose compagnie siano sovente irrisori a tal punto da essere concorrenziali con quelli dei treni. Non sarà che certe società low cost ricevono cospicui finanziamenti per compiere il loro “sporco lavoro”? Se seguiamo, attraverso appositi strumenti come Flightradar 24, le rotte degli aerei passeggeri e cargo, possiamo constatare che esse seguono percorsi anomali, anzi bizzarri. Si tratta di unità che cambiano quota e deviano dai corridoi aerei prestabiliti per irrorare là dove è necessario. Non solo, spesso i dati forniti indicano orari, scali di partenza e di atterraggio collegati ad aerei che incrociano altrove e che devono ancora decollare o sono già atterrati. Questo significa che il furioso, incessante andirivieni di velivoli civili impegnati nell’avvelenamento dell’intera biosfera è mascherato dietro informazioni false e depistanti.


[1] Le operazioni di irrorazione ed i conflitti nucleari limitati sono profondamente connessi. Possiamo individuare i primordi dell'"operazione copertura" nella mente perversa del dottor Stranamore Edward Teller, padre della bomba ad idrogeno, che consigliò di usare armi nucleari in regioni abitate per fini economici. Prima di morire, nel 2003, Teller fu direttore emerito (sic) del Lawrence Livermore National Laboratory, dove furono messi a punto i piani per le armi nucleari biologiche e ad energia diretta. Nel 1997 Teller dichiarò pubblicamente il suo proposito di usare l'aviazione per diffondere nella stratosfera milioni di tonnellate di metalli elettroconduttori, ufficialmente per ridurre il riscaldamento globale.

Teller ritenne che l'aviazione commerciale potesse essere adoperata per diffondere queste particelle al costo di 33 centesimi per litro (Un brevetto Hughs del 1991 conferma che il particolato può essere diffuso attraverso i motori degli aviogetti). Ciò dà credibilità ad un resoconto di un dirigente di una compagnia aerea, costretto dall'obbligo del silenzio a rimanere anonimo, secondo cui l'aviazione commerciale ha cooperato e coopera tuttora con i militari nel progetto copertura

"An Airline Manager's Statement", postato da C.E. Carnicom per conto dell'autore, 22-05-00. Citazione: "I pochi dipendenti della compagnia aerea che erano al corrente del Progetto Cloverleaf furono tutti sottoposti a controlli del loro passato, e prima di esserne informati ci fecero firmare accordi di non-divulgazione in cui sostanzialmente si dichiarava che se avessimo detto a chiunque quanto sapevamo saremmo stati incarcerati... Ci dissero che il governo avrebbe pagato la nostra compagnia, insieme ad altre, per rilasciare speciali agenti chimici da aerei commerciali... Quando chiedemmo loro perché non si limitassero ad equipaggiare gli aerei militari per rilasciare questi agenti chimici, dichiararono che non c'erano abbastanza aerei militari disponibili per rilasciare agenti chimici su una base così ampia come doveva essere fatto... Poi qualcuno chiese perché tutta queste segretezza. I rappresentati del governo dichiararono in seguito che se l'opinione pubblica avesse saputo di aerei in volo che stavano rilasciando agenti chimici nell'aria, i gruppi ambientalisti avrebbero scatenato un inferno e chiesto la fine dell'irrorazione".

[2] Composto chimico binario dell’idrogeno con un altro elemento.

[3] Il tubo di Pitot è uno strumento che consente di misurare la velocità relativa di una corrente liquida o gassosa, ad esempio la velocità di scorrimento di un liquido in un canale.

[4] Il paramagnetismo in Fisica è un fenomeno riferito ad un corpo che, immerso in un campo magnetico, assume un’intensità di magnetizzazione nello stesso verso del campo inducente e di valore proporzionale all’intensità di questo. Se è applicato un campo magnetico esterno, un materiale paramagnetico si magnetizza nella direzione del campo; i materiali paramagnetici quindi sono leggermente attratti da una calamita. I più diffusi sono il platino, il cromo, il palladio, il manganese e l’alluminio. Anche bario, calcio, stronzio ed uranio sono paramagnetici, come vari composti tra cui esafluoruri, tetracloruri, octacianuri etc. Pure l’ossigeno è paramagnetico.

[5] La precessione di Larmor è un effetto per il quale il momento magnetico di un elettrone atomico in rotazione attorno al nucleo, immerso in un campo magnetico, compie un moto di precessione (un movimento come quello di una trottola) attorno alla direzione del campo magnetico. Così l’elettrone modifica la propria velocità angolare di una quantità ωL= e/B 2m, dove e ed m sono la carica e la massa della particella ed ωL è la nuova velocità angolare.

[6] La suscettività magnetica è una grandezza fisica che misura la tendenza di una sostanza a polarizzarsi magneticamente sotto l’azione di un campo magnetico.

Crediti: ringraziamo l’amico Ernesto Quagliarulo per le preziose informazioni fornite, utili alla stesura della presente ricerca.

English version here.


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giovedì 5 dicembre 2013

E’ possibile far fiorire il deserto? Tecnicamente sì

Pubblichiamo un articolo di Manuel D’Elia. L’autore, basandosi per lo più sulle acquisizioni di “Tanker enemy”, illustra alcuni aspetti della guerra climatica. Due osservazioni: abbiamo mantenuto i verbi al condizionale, ma essi si possono tranquillamente trasformare in forme all’indicativo. La fisica attuale ha corretto Lavoisier, insegnandoci che” tutto si crea e niente si distrugge”: infatti le particelle virtuali provengono dal nulla.



Una domanda sorge spontanea: se si può manipolare il clima, può fiorire il deserto?

In realtà accade esattamente l'opposto, perché si cerca di impedire la formazione delle nubi per rendere l'atmosfera simile alla ionosfera e cioé più adatta alle comunicazioni radiosatellitari usate dai militari. Parlare di questa eventualità scatena critiche e accuse di “complottismo”: in realtà l'ipotesi non è per nulla peregrina.

La questione spinosa è stata rivelata nei giorni scorsi in una dettagliata intervista realizzata dal nostro giornale a Rosario Marcianò, il quale ha spiegato che la contemporanea presenza in cielo, accanto alle scie persistenti, di aerei che rilasciano scie piccole ed evanescenti, ha una sua spiegazione. Queste ultime contengono additivi che permettono alle sostanze irrorate in precedenza di produrre la reazione voluta. Può sembrare fantascienza, ma i brevetti di questo tipo di tecnologia sono stati effettivamente depositati.

All'atto pratico, il sistema entrerebbe in funzione nel momento in cui una grossa perturbazione sta arrivando o si sta formando in una zona che si vuole, invece, mantenere "pulita".

Per dissipare o deviare questa perturbazione indesiderata, entrerebbero in azione gli aerei preposti, rilasciando le scie persistenti che nelle previsioni metereologi che (stilate in collaborazione con l'Aeronautica militare) sono solitamente indicate con il termine "innocue velature". Questa copertura artificiale, che ha preso il posto della perturbazione in arrivo, non ostacola le comunicazioni, quindi l'obiettivo sarebbe raggiunto.

Ma se, come ci insegnano, in natura nulla si crea e nulla si distrugge, la perturbazione bloccata o deviata in un luogo può (o forse deve) scaricarsi in un altro, con effetti potenzialmente catastrofici a causa delle grandi forze in gioco.

Marcianò ha ricordato in proposito come nel 2011 abbia previsto sul sito Tanker Enemy l'alluvione di Genova con tre giorni di anticipo: dall'analisi delle foto satellitari, risultava che una grosso vortice depressionario era stata inibito sul Ponente ligure, con il risultato di andare, invece, ad interessare, con gli effetti che tutti abbiamo visto, l'opposto Levante.

E' certo, in quanto pubblicato su documenti ufficiali, che l'esercito statunitense mira ad ottenere un controllo completo del clima entro il 2025. La possibilità di scatenare uragani o di provocare la siccità, in territorio di guerra è sicuramente un vantaggio strategico importantissimo. Ovviamente, non è pensabile che questi risultati si ottengano da un giorno all'altro: numerosi test dovrebbero essere eseguiti e, secondo questa interpretazione, alcuni portano alle conseguenze tragiche che sempre più spesso leggiamo in prima pagina sui giornali.

Per mascherare l'evidente anomalia di questi eventi (quanto spesso si leggono ultimamente espressioni come "il più forte degli ultimi 80 anni...") si sarebbe quindi fatto ricorso ad un paravento, individuando nell'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera la causa dei cambiamenti climatici, in realtà indotti dalle irrorazioni clandestine.

E' interessante in proposito esaminare un documento scovato da Marcianò già nel 2006, avente come oggetto la "Cooperazione Italia - Stati Uniti d’America su Scienza e tecnologia dei Cambiamenti Climatici" e sottoscritto dagli allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. A pagina 38 si possono leggere le attività programmate. Esse comprendono "la progettazione di tecnologie per la manipolazione delle condizioni ambientali con particolare riferimento al controllo della temperatura e della concentrazione atmosferica di CO2".

Interessante ed inquietante, si legge anche che "Italia e Stati Uniti collaborano già da tempo su queste tematiche e hanno sviluppato insieme progetti di ricerca e metodologie sperimentali". Che ne verrà lo vedremo, ma non c'è da essere ottimisti.

Manuel D'Elia, 2 dicembre 2013

Fonte: giornalesentire.it

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domenica 1 dicembre 2013

Geoingegneria clandestina e speculazioni finanziarie

L’economia è un crimine efferato sotto le sembianze di scienza.



Pecunia non olet

Viviamo nell’era dei disastri artificiali. Nel mese di novembre 2013 numerose regioni sono state flagellate da tornado indotti. Se ci immedesimiamo per un attimo nei globalizzatori, comprendiamo quali sono le molteplici finalità dei vili attacchi sferrati al pianeta e agli esseri viventi. Tralasciando gli scopi geo-politici e militari su cui ci siamo già soffermati in altri articoli, possiamo considerare le calamità provocate con le armi climatiche un’occasione ghiotta sotto il profilo squisitamente economico.

Che senso ha colpire gli Stati Uniti ora con una sequela di uragani ora con la siccità? Poco importa stabilire se la perversa idea sia stata partorita dagli stessi vertici segreti statunitensi o da un esecutivo mondiale per cui i diversi paesi sono pedine su una scacchiera. Riusciamo ad immaginare quali immensi utili si possono ricavare, speculando sui mercati finanziari, in particolare acquistando e vendendo azioni della società agro-alimentari e petrolifere? Mentre si distruggono piattaforme per l’estrazione del greggio nonché i raccolti di cereali, frutta ed ortaggi, qualcuno in borsa si arricchisce in modo vergognoso: prevedere e condizionare l’andamento dei titoli è un mezzo per realizzare profitti astronomici. Nel frattempo, i costi delle derrate salgono alle stelle e chi, nel frattempo ha fatto incetta di olio di palma, grano, riso, mais, soia, caffè, zucchero, vino etc., li rivende a prezzi esorbitanti.

Non solo, le diaboliche multinazionali che già monopolizzano gran parte dell’agricoltura nel Nord America, hanno già pronte le sementi transgeniche resistenti alla siccità o che germogliano e si sviluppano anche in un suolo contaminato dall’alluminio. La geoingegneria illegale è una gigantesca torta il cui valore è astronomico! Dopo che l’uragano Kathrina ebbe devastato la Louisiana, furono assegnati appalti milionari per la ricostruzione ad aziende legate all’entourage di Bush junior. Piatto ricco, mi ci ficco! Poi arriva l’infame F.E.M.A. che, approfittando del caos generale, inasprisce il controllo del territorio.

Come dimenticare inoltre che con le coltri chimiche ed i campi elettromagnetici si può sciogliere il pack per accedere ai giacimenti sottostanti? Dell’orso polare e del suo habitat non interessa a nessuno, in primo luogo a quei buffoni delle associazioni “ambientaliste”.



Con la scusa dei cambiamenti climatici, attribuiti falsamente alle emissioni di biossido di carbonio in atmosfera, si introducono nuovi balzelli con cui si incrementa il gettito fiscale. Vai col liscio! Ci si è inventata la “carbon tax” per scorticare imprese e cittadini.

Che la produzione complessiva diminuisca, che la popolazione sia affamata e costretta ad usufruire di buoni-pasto statali per sopravvivere, alla feccia non importa un fico secco, anzi! I farabutti vivono nelle loro ville principesche tra lussi sibaritici, lontano dagli effetti di una crisi economica e finanziaria che essi stessi hanno creato.

Secondo la legge della domanda e dell’offerta, la penuria di merci causa un aumento dei prezzi, quindi vantaggi notevoli per gli accaparratori. Il potere poi non vede l’ora di tenere in pugno i cittadini ridotti alla miseria, obbligandoli ad elemosinare qualche briciola dallo stato-Leviatano.

Anche il violento nubifragio, scatenatosi di recente sulla Sardegna, trova la sua principale ragione nel “rischio” che il governo centrale italiano perdesse il cospicuo gettito fiscale proveniente dall’I.V.A. e dalle accise sui carburanti, vista la decisione della regione Sardegna di trasformare l’isola in una zona franca. Hit and run! Colpisci e fuggi via! Poi ti inventi i cicloni che, nella neo-meteorologia orwelliana, da fenomeno tipico dei mari tropicali, diventano la norma anche nel Mediterraneo ed il gioco è fatto.

Segui la scia… di denaro. Le armi climatiche sono anche questo: un affare lucroso che garantisce introiti esorbitanti a profittatori, usurai, compagnie aeree, multinazionali del farmaco, laboratori di “ricerca”, industrie belliche, centri universitari, disinformatori… Mentre la nave affonda, i topi ballano… sul ponte di comando.

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mercoledì 27 novembre 2013

Le scie di condensazione impossibili


Ormai è assodato e certo. Nelle operazioni di mantenimento elettroconduttivo dell'atmosfera, sono pienamente coinvolte le compagnie per il volo civile. Quelle scie non persistenti che osserviamo nelle giornate con il cielo del tutto sgombro di nubi (condizione indotta ed artificialmente ottenuta tramite la diffusione di elementi chimici igroscopici che impediscono la formazione di cumuli da bel tempo), non sono il frutto della condensazione, ma il risultato della combustione di speciali carburanti [ VIDEO ] ed additivi. Ciò determina la formazione di false scie di condensazione e la ricaduta di polimeri (sotto forma di filamenti), spacciati per tele di ragni volanti. Le scie di condensazione, peraltro, sono un fenomeno rarissimo, tanto che, nelle vecchie e blasonate enciclopedie, il lemma "scia di condensazione" è assente.



In inglese, il termine "contrails" è l'abbreviazione di "condensation trails", ovvero "scie di condensazione". La loro formazione è legata a specifiche condizioni atmosferiche:

- Temperatura inferiore a -40 °C
- Umidità relativa non inferiore al 70%
- Altitudine superiore almeno agli 8000 metri
- Pressione atmosferica idonea (Si veda: "Il fattore della pressione atmosferica nella formazione delle scie", 2013

Scrive il meteorologo Pierluigi Randi nel suo logorroico ed inutile documento "L'annosa questione delle scie di condensazione":

"Se l'atmosfera ha temperatura inferiore rispetto a quella indicata dalla linea dello 0%, una scia si forma, anche se il tasso di umidità relativa dell'atmosfera è uguale a zero. Di per sé, sarà l'aereo, tramite il vapore che esce dallo scarico, a fornire l’umidità per la formazione della scia; per cui in giornate anche limpide con aria secca ma anche con temperature in alta troposfera piuttosto basse, la formazione delle scie è comune, anche se non vi è alcuna altra nube in cielo (ciò perché il vapore acqueo è fornito artificialmente)".

La contraddizione tra le dichiarazioni mendaci dei negazionisti e la realtà della fisica emerge in questi termini: ad alta quota l'aria è molto secca. I disinformatori-negazionisti (e qui si intende anche i meteorologi) sostengono che le contrails si formano anche ad umidità relativa pari a zero. E' falso! In realtà, prima del 2007 erano essi stessi ad affermare che era necessaria UR (umidità relativa) elevata in quota. Li contraddice pure uno di loro... uno di quelli che negano l'esistenza delle cosiddette “scie chimiche”. E' il Generale dell'aeronautica militare Alfio Giuffrida, il quale scrive:

"L’immissione in atmosfera dei gas di scarico degli aerei, ricchi di nuclei di condensazione e di vapore acqueo, determina la sovrassaturazione del vapore acqueo e, quindi, la formazione di scie. Le scie di condensazione di formano ad altezze in cui la temperatura dell’aria è molto bassa (inferiore a -40 °C), con umidità relativa ALMENO del 60%. Le scie possono essere più o meno durare nel tempo, a seconda della stabilità dell’aria e della quantità di vapore presente". [Girolamo Sansosti & Alfio Giuffrida - Manuale di meteorologia, Una guida alla comprensione dei fenomeni atmosferici e climatici in collaborazione con l'UAI (Unione Astrofili Italiani) - Gremese Editore – 2006 – pag 86]

Ora, di là dall'evidente mistificazione del fenomeno della condensazione e della persistenza ed espansione delle contrails, fenomeno praticamente impossibile, poiché ciò supporrebbe valori di UR superiori al 150% ed in costante e progressivo aumento, è palese come lo stesso Giuffrida, insieme con il Colonnello dell'aeronautica militare Girolamo Sansosti, sottolinei come è necessaria una UR elevata (almeno del 60%), anche ammesso e non concesso che la produzione di acqua da parte dei motori sia elevata.

A questo punto il mio consiglio è uno e sempre il medesimo: Ignorate quello che asseriscono i depistatori. Essi mentono e la loro insistenza induce a ritenere che siano pagati per mentire o, per lo meno, hanno qualche interesse per coprire la verità.

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lunedì 25 novembre 2013

Nubifragio in Sardegna: un altro episodio di guerra climatica?

Sit eis terra levis.



Dopo che la Sardegna è stata colpita da un formidabile nubifragio, è stato adoperato e ripetuto il termine "ciclone”, nel senso di uragano, non nel significato di vortice depressionario. Sull’isola si è scatenata la furia di un vero e proprio uragano o siamo di fronte alla solita manipolazione linguistica, inconfondibile traccia della consueta manipolazione meteorologica? Ci si dimentica che un ciclone si forma solamente nella fascia oceanica compresa tra circa 30° latitudine N e 30° latitudine S, quando la temperatura dei primi cinquanta metri di oceano è almeno di 26.5°C. L’aria, a contatto con l’oceano caldo, diventa instabile e sale, raffreddandosi per espansione. L’umidità si condensa quindi in imponenti nubi temporalesche: la differenza di temperatura tra la base e la sommità del tifone è dell’ordine di 100°C ed è in grado di scatenare venti che possono toccare i 200 chilometri all’ora. Il Mediterraneo, a differenza del Pacifico e dell’Atlantico, non è un mare dove si possono rilevare questi fenomeni estremi.



Nel caso della calamità in Sardegna possiamo ipotizzare un fenomeno artificiale? La risposta è probabilmente affermativa. Vediamo perché.

• Il ciclone si manifesta come un enorme mulinello di forma appunto circolare. Ciclone deriva dal greco “kyklòs”, che vale “cerchio”. Le immagini satellitari mostrano, però, a sud della martoriata isola una formazione a V: è un particolare su cui torneremo.
• I giorni che hanno preceduto il disastro erano stati funestati da una parossistica attività chimica: composti elettroconduttivi erano stati dispersi da aerei civili e militari. Questi composti costituiscono, per così dire, il substrato su cui si crescono le energie elettromagnetiche. E’ una falda che, soprattutto durante la notte, imprigiona il calore nella bassa atmosfera, creando un effetto serra artificiale. Di conseguenza i meccanismi di scambio termico sopra descritti, possono sfociare in manifestazioni atmosferiche di notevole veemenza.
• A sud dell’isola, le mappe satellitari mostrano un robusto corpo nuvoloso a foggia di V: è una cosiddetta V-Shaped. I meteorologi di regime, in questi ultimi tempi, si sono affrettati a classificare tale fenomeno indotto, riconducendolo a qualcosa di naturale, ancorché insolito e di fatto inspiegato. La configurazione geometrica delle V-Shaped, del tutto assenti, come le “innocue velature”, nei testi di meteorologia non contraffatti”, lascia intrevadere lo zampino dei militari. Le V-Shaped, secondo la climatologia orwelliana, sarebbero temporali autorigeneranti (sic), una specie di moto perpetuo sul mare.
• Esistono strumenti per originare nubi: sono probabilmente un’evoluzione dei Liquid Rocket Engines (J-2X e RS-25), progettati dalla N.A.S.A. o del Taurus Molecular Cloud, TMC- 65, un dispositivo sperimentato inizialmente dai russi ed impiegato poi dagli Stati Uniti per provocare la pioggia. Il TMC era stato ideato in origine per oscurare i radar.
• Le supercelle temporalesche classiche hanno la forma di incudine e si sviluppano in verticale. Casualmente questi sistemi sono sempre più rari in concomitanza con fenomeni piovosi di elevata intensità.
• E’ possibile riscaldare alcune parti dell’atmosfera con armi satellitari: alcune particelle pesanti, definite adroni, possono essere accelerate a dismisura da un’apparecchiatura ad hoc, installata su un satellite in orbita, quindi le particelle sono sparate verso la Terra. Quando gli adroni urtano con le particelle d'aria della bassa atmosfera, che è più densa, gli adroni danno origine ad un fascio di fotoni. I fotoni, in meccanica quantistica, sono le particelle vettrici del campo elettromagnetico, quindi il risultato è un potentissimo raggio di energia elettrodinamica che colpisce il pianeta. [2] Il raggio non è visibile, ma interagisce con gli apparati elettrici ed elettronici che incontra sul suo percorso, provocandone in pochi secondi il surriscaldamento e l'autocombustione o addirittura l'esplosione. Un'arma del genere ha un potenziale distruttivo abnorme: un dispositivo simile, se molto potente, potrebbe causare un black out che sarebbe poi attribuito da “scienziati” collusi con il potere e dai media di regime ad una tempesta solare. Quasi certamente questo congegno bellico è il perfezionamento di un’invenzione che si deve allo scienziato serbo, naturalizzato statunitense, Nikola Tesla. Egli chiamò la sua ferale invenzione “raggio della morte”. [3]
• Cunei di nuvole erano già stati rilevati in occasione di altre alluvioni: ad esempio, nel Golfo di Genova, quando la città e parte del Levante ligure furono investite da piogge torrenziali.
• Gli Stati Uniti dispongono di piattaforme H.A.A.R.P. mobili montate su navi: esse possono essere impiegate pressoché in ogni dove per influire sui fenomeni meteo.

Considerati questi aspetti, ci sembra improbabile che il flagello che ha devastato alcune zone Sardegna sia da ascrivere a Madre Natura: pare proprio sia stato un attacco sferrato contro una regione il cui vertice politico aveva programmato la cancellazione dell’I.V.A. con la creazione di un’area franca. E’ stato un altro episodio di guerra climatica che è recepita come tale ormai anche in una parte non irrilevante dell’opinione pubblica, quanto più i mezzi di disinformazione di massa si affannano a negarla.



[1] Il ciclone tropicale, che assume il nome di “uragano” nell’Atlantico e quello di “tifone” (dal cinese “da fon”, “grande vento”) nel Pacifico, è un fenomeno che si presenta come un vortice d’aria ad alta velocità. Si forma durante la stagione calda ed è cagionato dall’alta temperatura delle acque, dall’elevata umidità e dalla forza di Coriolis.

[2] Gli adroni sono le particelle elementari (barioni, mesoni e le rispettive antiparticelle) costituite da quark e che partecipano all’interazione forte, la forza che nel nucleo tieni uniti i neutroni ai protoni. I fotoni, che hanno la natura duplice di onde e di corpuscoli, veicolano la luce, forma di energia elettromagnetica.

[3] Alcuni ricercatori ritengono che molti pittogrammi nei campi di cereali siano creati con dispositivi satellitari.

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