venerdì 19 aprile 2019

Il bario... questo sconosciuto



Già nel Medioevo alchimisti e streghe erano molto incuriositi dalla barite, un minerale composto da solfato di bario perché, esposta alla luce, manteneva a lungo la luminescenza.

Quando all’inizio di un corso di chimica si imparano a recitare le litanie della tabella di Mendeleev, al secondo gruppo, quello degli elementi alcalino-terrosi, si comincia col berillio, si continua con magnesio-calcio-stronzio (sogghigno di qualche studente stupidello) e si arriva al bario, l'elemento di peso atomico 137. Come elemento si usa poco; sono importanti i suoi sali derivati dal minerale barite, solfato di bario, che viene estratto in ragione di circa 6 - 7 milioni di tonnellate all’anno, metà in Cina e il resto in India, Stati Uniti, Marocco.

Il solfato di bario puro è un sale bianco, pesante, da qui il nome dell’elemento che viene dal greco, “pesante”, appunto, noto fin dal Medioevo per le sue sorprendenti proprietà; dopo essere stata esposta alla luce, la barite continua ad essere luminescente a lungo, cosa che attrasse la curiosità di alchimisti e streghe. Era chiamata “pietra di Bologna” perché alcuni giacimenti si trovavano nelle sue vicinanze. Carl Scheele (1742 - 1786) riconobbe nella barite la presenza di un nuovo elemento, che però fu isolato solo nel 1808 da Humphry Davy (1778 - 1829) per elettrolisi dei sali di bario fusi. L’ossido di bario, scaldato all’aria a 500-600°C, si trasforma in perossido di bario che si decompone a oltre 700 °C liberando ossigeno, il metodo per produrre ossigeno prima del processo di liquefazione dell’aria liquida.

Il solfato di bario, anche come minerale greggio, è usato nei fanghi di perforazione dei pozzi petroliferi. Allo stato puro il solfato di bario è usato come materiale di contrasto nelle analisi con raggi X. Il litopone, un pigmento bianco stabile alla luce, contiene solfato di bario e solfuro di zinco. L’isotopo 133 del bario si forma fra i prodotti di fissione dell’uranio e decade a cesio-133. I sali solubili del bario sono velenosi; Marie Robbins, una studentessa di liceo del Texas, prelevò il sale dal laboratorio della scuole l’aggiunse al cibo del padre uccidendolo, nel 1993. Era disperata perché i genitori avevano divorziato e voleva stare con la madre. È stata scoperta perché se ne è vantata con un compagno. Oggi il bario è aviodisperso per motivi strategici e lo ritroviamo nelle acque minerali. Dove va a finire la chimica...

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mercoledì 10 aprile 2019

PORTACHIAVI PERSONALIZZATO "STOP CHEMTRAILS"



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domenica 7 aprile 2019

Neve contaminata



Durante la primavera 2009, numerosi sci alpinisti segnalarono la presenza, sotto le solette degli sci, di un materiale nerastro e appiccicoso che rendeva difficoltosa la discesa. Le segnalazioni interessarono un'area piuttosto ampia, dalle Alpi Marittime alle Alpi Lepontine, a quote comprese tra 1500 e 2500 metri.

Furono prelevati campioni di materiale solido direttamente dalle solette degli sci e campioni di neve presso le località maggiormente coinvolte dalle segnalazioni: le analisi in laboratorio si occuparono della determinazione delle concentrazioni
di carbonio organico, azoto totale, metalli pesanti ed altri composti in tracce, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ed alifatici.
I campioni di neve, inoltre, furono analizzati per la determinazione di PH, conducibilità elettrica, ioni principali; su alcuni campioni fu inoltre eseguita la speciazione e la quantificazione dei grani pollinici presenti.

Nei campioni di materiale solido i risultati delle analisi evidenziarono un elevato contenuto di carbonio organico, idrocarburi alifatici a catena lunga e idrocarburi policiclici aromatici. In alcuni casi, furono rilevati considerevoli livelli di metalli pesanti, tra cui zinco, rame, molibdeno, cadmio, antimonio, piombo e bismuto. Fu riscontrato un moderato arricchimento rispetto alle concentrazioni medie crostali, indicando così che l’origine di questi elementi poteva essere, almeno in parte, antropica (residui di combustione).

Sui campioni di neve prelevati in superficie emersero elevate quantità di grani pollinici, soprattutto di specie arboree provenienti dalle aree forestali limitrofe (pini, larici, faggi). Dalla caratterizzazione chimica dei campioni di neve emerse un contenuto di carbonio organico disciolto superiore non solo a quello rilevato nel 2009 nelle Alpi Orientali, ma addirittura superiore a quello osservato nella neve di Torino.

Anche nella neve, analogamente al materiale solido, furono rilevate elevate concentrazioni di idrocarburi pesanti e IPA. Gli strati più interni del manto nevoso mostrarono caratteristiche chimiche in linea con quelle tipiche delle Alpi, dimostrando che la contaminazione interessava principalmente la porzione di neve superficiale.

Si può ipotizzare che il fenomeno della “neve collosa” sia riconducibile alla deposizione su larga scala di residui di combustione (aerei?), simili per composizione chimica a fuliggine o nerofumo. A tutt'oggi non si conoscono i risultati delle ulteriori indagini che, all'epoca, fu garantito dalle autorità sarebbero state condotte per accertare, con assoluta certezza, le origini del fenomeno. Un altro triste episodio di insabbiamento.

Fonte: Università degli studi di Torino

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martedì 2 aprile 2019

IL RADAR DI CAPO MELE (Video)



Ad Andora una sfera gigantesca (impossibile non vederla) sovrasta il promontorio di Capo Mele,tra le località turistiche di Alassio e Diano Marina ed è posto a 224 m sul livello del mare. Si tratta del nuovo radar dell'aeronautica militare. Nel comunicato, rilasciato nel 2017, si legge: "Lo scopo della base, dove opera la 115ª Squadriglia radar remota (115ª Sq.R.R.), che da ottobre è coordinata dal tenente colonnello Antonio Rubino, è quello di concorrere alla salvaguardia dello spazio aereo nazionale, garantendo l’efficienza del sensore radar e, lavorando in sinergia con la stazione meteorologica, fornire dati e bollettini meteorologici".

Le informazioni sulle caratteristiche tecniche e di funzionamento del nuovo sistema sono ovviamente coperte da segreto militare. Dal punto di vista prettamente tecnico, il Fixed Air Defence Radar (FADR) appartiene all’ultima generazione dei sistemi 3D (vedi progetto di irrorazione RFMP) a lungo raggio: ha una portata sino a 500 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”, le onde molto corte estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora. Il radar può essere controllato anche da centri posti a notevole distanza e la configurazione meccanica con cui è stato disegnato consente facilità di assemblaggio e smontaggio nei campi di battaglia.

Tralasciando le nocive emissioni elettromagnetiche su tutto il comprensorio, osserviamo che se un radar siffatto serve a prevedere le "innocue velature" e ad ignorare i voli civili a bassa quota (volutamente trascurati), allora ne possiamo benissimo fare a meno.



I radar della N.A.T.O.

“Si tratta di un progetto dall’alta valenza tecnica, importante per la sicurezza aerea nazionale e necessario per migliorare la nostra efficienza militare”, ha spiegato il generale Mario Renzo Ottone, comandante del COA, il Comando Operazioni Aeree nazionali e del Combined Air Operations Center della NATO, di stanza a Poggio Renatico (Ferrara). “Il FADR costituisce la struttura portante del programma con cui l’Aeronautica militare ha avviato la sostituzione dei propri sistemi di sorveglianza aerea per rendere disponibili le frequenze necessarie all’introduzione della nuova tecnologia Wi-MAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) di accesso internet ad alta velocità in modalità wireless”.



Molto più espliciti sulle finalità belliche del nuovo sistema radar i manager della società produttrice. “Il RAT31-DL è stato sviluppato per rispondere ai futuri bisogni della difesa, dove la superiorità delle informazioni e dei comandi giocherà un ruolo sempre maggiore”, recita la brochure di Selex Sistemi Integrati. “Il sistema ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche. In Italia, il FADR consentirà di controllare anche la presenza dei missili balistici, comunicherà con gli altri punti di controllo nazionali e della N.A.T.O. ed apporterà grandi elementi di innovazione, tra cui un migliorato telecontrollo e telediagnosi, riducendo quindi la necessità di personale, con un occhio anche alla riduzione dei costi di gestione”.

Il primo impianto entrato in funzione è quello installato presso la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia). Si tratta di una stazione dell’Aeronautica che nel periodo di massima espansione – anni 50-60 - era arrivata a contare fino a 700 avieri (300 militari di leva e 400 in servizio permanente), ma che dopo il 1998 è stata drasticamente ridimensionata sino ad ospitare oggi solo una trentina di militari. Gli altri tredici radar RAT-31DL sono stati installati presso il centro meteorologico dell’Aeronautica di Borgo Sabotino (Latina), a Capo Mele - Savona (115^ Squadriglia Radar Remota), Crotone (132^ Squadriglia), Jacotenente - Foggia (131^ Squadriglia), Lame di Concordia - Venezia (13° Gruppo Radar GRAM), Lampedusa (134^ Squadriglia), Marsala (35° GRAM), Mezzogregorio – Siracusa (34° GRAM), Otranto (32° GRAM), Poggio Renatico (Comando Operazioni Aeree) e Potenza Picena – Massa Carrara (14° GRAM), Riva Ligure (Imperia) [ VIDEO ] ed Andora (Savona). Come per Mortara, alcune di queste stazioni radar erano state ridimensionate negli ultimi quindici anni.

La progettazione e la costruzione delle torri radar e degli impianti ausiliari e l’installazione dei nuovi sistemi nelle dodici basi dell’Aeronautica è stata affidata alla Vitrociset S.p.A. di Roma, una delle maggiori aziende private operanti nel campo della sicurezza, pure vincitrice della gara per il sistema multiradar ARTAS di Eurocontrol, l’agenzia europea per il controllo aereo. Il nome di Vitrociset è stato per anni legato al nome del suo fondatore, Camillo Crociani, uno dei protagonisti dello scandalo delle tangenti per l’acquisto negli anni ‘70 dei velivoli C130 prodotti dalla statunitense Lockheed. Il pacchetto azionario della società è ancora oggi interamente controllato dalla vedova Edoarda Vessel Crociani con una presenza più che simbolica della holding Finmeccanica (1,4%). Presidente del consiglio di amministrazione è invece il generale Mario Arpino, capo di Stato Maggiore della difesa fino al 2001, direttore generale l’ammiraglio Lorenzo D’Onghia, amministratore delegato Antonio Bontempi, ex ad di Alenia Marconi Systems poi Selex Sistemi Integrati.

Il radar RAT31-DL sta progressivamente conquistando sempre maggiore spazio nel mercato internazionale. Il sistema è stato sinora acquistato da nove paesi, sette dei quali membri della N.A.T.O., per un totale di 34 esemplari. Tra essi spiccano Germania, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Ungheria. Altri esemplari starebbero per essere ordinati dalle aeronautiche militari di Austria, Danimarca e Malesia. Una conferma che il business di guerra non consoce crisi.

Leggiamo le specifiche tecniche rilasciate dal produttore

Frequency: D-Band (former L-Band)
pulse repetition time (PRT):
pulse repetition frequency (PRF):
pulsewidth (t):
receive time:
dead time:
peak power: 84 kilowatts
average power:
displayed range: 270 nautical miles
range resolution:
beamwidth:
hits per scan: 1 to 3
antenna rotation: 10 seconds

SELEX Sistemi Integrati, a Finmeccanica company, signed an agreement with the Procurement department of the Ministry of Defence of the Federal Republic of Germany (BWB), to supply two L-Band Long Range 3D air surveillance Mobile Radars (RAT 31 DL/M) for the German Air Force.

The contract (about 50.000.000 €) has been totally financed by German national funds and the supply is expected to be completed by 2007.

SELEX Sistemi Integrati, a Finmeccanica company, has signed a contract with Teledife (the Italian
Defence Ministry’s directorate of Telecommunications, Information and Advanced Technology) worth a total of over 260 million euro for the first phase of the supply of radar systems that will permit the launch in Italy of WiMAX, the new technology that provides high-speed wireless internet connections.

Under the agreement, twelve RAT 31 DL radar systems and related logistical support will be delivered
to the Italian Air Force by 2014. The RAT 31 DL will operate on band D and allow some frequencies currently used by the Defence Ministry on band S to be freed up for the introduction of WiMAX. Thenew radar systems will replace the RAT 31 SL, installed in the late 1980s and early 1990s.

BANDE DI FREQUENZA RADAR - Designazione Intervallo di frequenza in Gigahertz Intervallo di lunghezza d'onda in centimetri

Banda P 0.225 - 0.390 140.0 - 76.9
Banda L 0.390 - 1.550 76.9 - 19.3
Banda S 1.550 - 3.900 19.3 - 7.69
Banda C 3.900 - 5.750 7.69 - 5.20
Banda X 5.75 - 10.90 5.20 - 2.75
Banda K 10.90 - 36 2.75 - 0.834
Banda Q 36 - 46 0.834 - 0.652
Banda V 46 - 56 0.652 - 0.536
Banda W 56 - 100 0.536 - 0.300

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sabato 23 marzo 2019

La strage degli alberi



Ho imparato più dagli alberi che dai libri. (San Bernardo di Chiaravalle)

Perché con un pretesto ogni volta differente gli alberi nei centri abitati sono sempre più spesso massacrati? Si adduce qualsiasi scusa per sradicare ulivi, platani, pini, pioppi, magnolie, cipressi ed altre specie arboree che abbelliscono i viali ed i parchi cittadini, donando ombra, frescura ed ossigeno? Gli alberi assorbono anche parecchi inquinanti, ma i criminali che amministrano molti comuni italiani hanno deciso di perpetrare la strage degli alberi: le loro radici si propagano troppo e spaccano l’asfalto; a causa dei nubifragi (artificiali) molte piante rischiano di cadere e di provocare danni e vittime; gli alberi ai lati delle carreggiate sono pericolosi in caso di incidenti automobilistici…

E’ vero che la gestione del verde pubblico è sovente poco oculata, per usare un eufemismo, ma quante volte giganti rigogliosi e sani sono sradicati senza motivazione alcuna? Nei prossimi mesi assisteremo al taglio indiscriminato delle essenze arboree, semmai sostituite da qualche misero cespuglio, se non da orribili cippi e transenne, perché la vegetazione scherma i campi elettromagnetici, in particolare le onde millimetriche del mortale 5G, il sistema di nuova generazione, decantato da Gigetto di Maio come il non plus ultra del progresso.

E’ un sistema ufficialmente promosso per facilitare ed accelerare le comunicazioni e per rendere i vari servizi più efficienti, quando in realtà, come le altre iniziative delle istituzioni, persegue obiettivi malevoli, in primo luogo irradiare le popolazioni con frequenze dannose alla salute. Si aggiungono così alle vaccinazioni coatte, alle radiazioni nucleari, al nanoparticolato degli inceneritori, ai composti tossici delle chemtrails etc.

Biechi interessi economici e scopi inconfessabili si congiungono in questo genocidio mascherato dietro la retorica delle “magnifiche sorti e progressive” (T. Mamiani): miliardari appalti a favore dei gestori di telefonia mobile, accordi con società cinesi, fiumi di denaro sulla pelle nostra. Sono state inutili le comunque timide iniziative parlamentari volte a chiedere una moratoria del 5G, sulla base specialmente di rigorosi studi condotti dall’Istituto Ramazzini; è stato inutile l’appello lanciato da scienziati di tutto il mondo per tentare di fermare questa carneficina. I vari politicanti, burattini della feccia mondialista, procedono imperterriti ed incuranti di proteste, studi scientifici, interrogazioni parlamentari…

Abbattere gli alberi significa, tra le altre cose, aggravare il problema della siccità già di proporzioni colossali in molte aree del pianeta: si riduce, infatti, la traspirazione dal fogliame, fenomeno alla base, insieme con l’evaporazione, del ciclo dell’acqua. Il caldo estivo così diventerà sempre più torrido e si porteranno all’estinzione specie dell’avifauna che trovano nel verde cittadino il loro habitat. L’aria sarà sempre più contaminata, i centri urbani sempre più squallidi, ma Gigetto potrà finalmente divertirsi ad usare un veicolo senza conducente!

Se veramente la Megera con le trecce, Bario Tozzi e tutti gli pseudo-ecologisti fossero davvero preoccupati dell’ambiente, si opporrebbero alla mattanza degli alberi che, tra l’altro consumano il tanto vituperato (da loro) biossido di carbonio; invece cianciano di cambiamenti climatici e/o di riscaldamento globale solo per abbindolare l’opinione pubblica e incolparla di ogni nefandezza. Intanto Gigetto è di una goffaggine proverbiale e la sua auto rigorosamente elettrica, rigorosamente radiocomandata si è andata a schiantare contro un pino, l’ultimo rimasto…


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mercoledì 20 marzo 2019

Geoingegneria bellica - Dispositivi di aerosol di serie sul Boeing 737 Max



L'"incidente" del Boeing 737 Max, occorso nei cieli di Etiopia il 10 marzo 2019, ha risvegliato il nostro interesse riguardo a questo velivolo. Come aveva già anticipato in varie occasioni l'amico Enrico Gianini, ex dipendente dell'aeroporto di Malpensa, la Boeing ha reso "dispositivi di serie" quegli apparati di dispersione aggiunti negli anni passati in "post-produzione" ed impiegati nelle missioni di geoingegneria clandestina ad opera dei velivoli commerciali. In molte occasioni vi abbiamo descritto nei dettagli quali sono le tecnlogie messe in campo per le "inseminazioni igroscopiche delle nubi basse". Vi abbiamo mostrato foto e filmati. Tra queste intendiamo attirare la vostra attenzione sui diffusori della foto seguente.



Come potete vedere i tre tubi, installati dalla compagnia Low Cost EasyJet (e quindi non presenti sull'aereo ad essa consegnato), sono adatti ad una dispersione di composti chimici "ad hoc", che si vanno ad aggiungere al particolato di alluminio, bario, manganese ed altri metalli presenti nella miscela carburante e semicombusti dai turbofan. Gli ugelli in questione, in tutta evidenza, non sono nati in catena di montaggio. Salta, infatti, subito all'occhio che non sono verniciati ed appaiono grossolanamente rivettati sulla parte terminale della gondola motore.

Qui entra in gioco l'attenzione per i dettagli e la curiosità dell'amico Koenig, il quale è andato a spulciarsi alcuni scatti fotografici della componente propulsiva del Boeing 737 Max e ci ha fatto notare come quei dispositivi artigianalmente installati sulla gran parte degli aeromobili per trasporto civile, sul 737 Max sono pure presenti ma, in questo caso, risultano implementati di serie, benché non vi siano riferimenti nel progetto originale. Si veda la foto qui sotto.



Ma c'è un altro dettaglio che è d'uopo segnalare. Quale? E' presto detto: il tubo di dispersione è installato esattamente al centro della gondola motore ed è posto sulla parte finale di quello che è un canale aerodinamico sagomato in modo specifico, tale da accelerare il flusso del liquido (finemente nebulizzato) che viene scaricato proprio attraverso quel tubo, durante il volo, a comando. Quel sofisticato profilo aerodinamico smentisce le spiegazioni addotte per giustificare gli ugelli, che sono descritti come "tubi di scarico di condensa" o "residui di fluidi idraulici".



Se, infatti, si trattasse di semplici ed innocui tubi di scarico per il percolato, il profilo aerodinamico non avrebbe senso. Si crea così un flusso d'aria atto a direzionare opportunamente il getto dell'aerosol emesso in pressione, ed aumentarne ulteriormente la velocità di uscita. E' palese che il canale aerodinamico è stato con attenzione studiato per far sì che il flusso di aerosol intenzionalmente aviodisperso, si avvicini il più possibile allo scarico del Jetfan (lo si nota anche osservando la leggera inclinazione verso il basso dell'orifizio), così da non generare la doppia scia che in tanti filmati è evidentissima, e tradisce l'origine artificiosa di quelle scie sfacciatamente spacciate per condensa.

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