giovedì 17 aprile 2014

Esperimenti di guerra entomologica negli Stati Uniti? (articolo di Shepard Ambellas)


Il diavolo si nasconde nei particolari: l’illegalità ed il crimine, puniti severamente dai solenni articoli delle Costituzioni e dalle leggi, si nascondono nelle deroghe, nelle circolari applicative, nelle postille, nelle interpretazioni... Ciò non avviene solo nella nostra miserabile Italia, patria di Azzeccagarbugli, ma pure nei “democratici” Stati Uniti d’America...

Gli Stati Uniti sono ormai un banco di prova militare designato per applicazioni in tempo reale di guerra biologica ed entomologica con gli abitanti come cavie.

La "guerra entomologica” è un tipo di guerra biologica che usa gli insetti per attaccare il nemico. Il concetto esiste da secoli. La ricerca e lo sviluppo di questa tipologia di aggressione sono continuati nell’età contemporanea. La guerra entemologica è stata impiegata per la prima volta dal Giappone.

La linea di fondo è che non ci fermeremo davanti a nulla, ma seguiteremo a divulgare notizie censurate dai media di regime. Non smetteremo di riferire circa la "neve polimerica" che è caduta in diverse città degli Stati Uniti, tra cui Atlanta.

Dopo una lunga indagine e dopo aver analizzato centinaia di resoconti, abbiamo appurato che questa "neve finta" brucia in modo strano sotto la fiamma ed odora di plastica. Il ricercatore Henning Kemner, eseguendo vari test in circostanze controllate, ha ottenuto un residuo polveroso secco di cui presto compirà un’analisi spettroscopica.

Tuttavia alcune testimonianze mostrano che la “neve sintetica” può essere un’arma biologica, visto che un notevole numero di pulci è stato reperito in una recente nevicata, a seguito del sorvolo di aerei chimici su Craig, in Montana.

Incredibilmente questo corrisponde agli esperimenti biologici condotti durante la Seconda guerra mondiale. Don Tow scrive: “Il più grande laboratorio per la guerra chimica e batteriologica era gestito dai Giapponesi. Era ubicato a Ping Fan, un piccolo villaggio vicino alla città di Harbin, provincia di Heilongjiang nella Cina nord occidentale. Era conosciuto come Unità 731. L’Unità 731 era un gigantesco complesso che copriva sei chilometri quadrati e si componeva di oltre 150 edifici, con abitazioni e servizi per un massimo di 3.000 esponenti dello staff giapponese, 300-500 dei quali erano medici e scienziati. Il complesso ospitava vari stabilimenti. Era dotato di 4.500 contenitori per la raccolta di pulci, di sei caldaie giganti per sintetizzare sostanze chimiche e di circa 1.800 contenitori per produrre agenti biologici. Sino a 30 kg di batteri della peste bubbonica potevano essere prodotti lì in pochi giorni. I Nipponici non palesavano alcuna riluttanza a sperimentare in vivo.

Qualcuno obietterà, affermando che ciò succedeva nell’Impero del Sol Levante, artefici i cattivissimi giapponesi. No, questo, almeno in linea teorica, può accadere anche nei “civili” Stati Uniti d’America. De iure e de facto la guerra biologica è consentita da una legge federale. E’ la legge 105-85, del 18 novembre 1997. Ne riportiamo uno stralcio significativo.

Restrizione per l’uso di soggetti umani nel caso di ricorso ad agenti chimici e biologici - attività vietate. Il Ministero della difesa non può condurre (direttamente o per contratto) alcun esperimento che implichi l'uso di un agente chimico o biologico sulla popolazione civile.
Deroghe: il divieto non si applica ad una prova o ad un esperimento condotti per uno dei seguenti scopi:

- Qualsiasi scopo pacifico che sia legato ad un’attività medica, terapeutica, farmaceutica o di ricerca agricola ed industriale.
- Qualsiasi obiettivo che sia direttamente connesso alla protezione contro i prodotti chimici tossici o contro armi ed agenti biologici.
- Qualsiasi finalità inerente alla sicurezza nazionale, inclusi gli obiettivi concernenti il controllo delle sommosse.

Così non sorprende se il Center for Disease Control (C.D.C.) di Atlanta ha anche riconosciuto, all’interno di un libro bianco sulla sanità pubblica (sic), la possibilità di ricorrere alla peste come arma biologica
”.

Fonte: aircrap.org


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lunedì 14 aprile 2014

Attività solare, ionosfera e geoingegneria clandestina


Si moltiplicano gli allarmi degli astrofisici circa le aberrazioni dell’attività solare che si manifesta attraverso flares, eiezioni di massa coronale, filamenti etc. Pare che abbiano ragione gli scienziati russi e l’astronomo non accademico Eric Dollar [1]: essi da tempo paventano un indebolimento dell’attività solare, concomitante con la disgregazione del campo magnetico, in passato connesso al minimo di Maunder, quindi ad una diminuzione delle temperature globali.

Alcuni esperti ritengono che i fenomeni sismici e vulcanici sempre più frequenti ed intensi siano da collegare alle anomalie del Sole. Noi riteniamo, invece, che in molti casi i terremoti, il cui ipocentro è superficiale, siano dovuti ad “esperimenti”, in particolare alla manipolazione della ionosfera e degli strati di atmosfera inferiori.

La ionosfera è, considerando le irregolarità dell’attuale ciclo solare, cominciato nel gennaio del 2008, la chiave per comprendere l’intensificazione delle operazioni chimiche nei nostri cieli. E’ noto, infatti, che la ionosfera, formata da plasma (il quarto stato della materia in cui agli atomi sono strappati gli elettroni da potenti emissioni di energia) è indispensabile, grazie alle sue caratteristiche fisiche, per la trasmissione dei segnali radio in ambito sia civile sia strategico.

Sappiamo anche che la ionosfera è, per dir così, alimentata dall’attività solare. Se essa si affievolisce, la ionosfera tende ad indebolirsi: i militari hanno risolto il problema trasformando l’atmosfera, anche a bassa quota, in una sorta di plasma, soprattutto attraverso la dispersione di bario e di altri elementi elettroconduttivi come l'alluminio, il manganese, il litio ed il supermagnetico stronzio. Così sopperiscono alla perdita di efficacia sopra descritta. Perciò, se il Sole non uscirà dal suo “letargo”, dobbiamo attenderci un ulteriore parossismo nella micidiale “aerosolterapia”.

Correlare i fenomeni naturali agli interventi “umani” ci permette di comprendere il quadro complessivo ed altresì di concludere che la tecnologia, con il letale connubio tra sistemi H.A.A.R.P. ed irrorazioni, tende a prevalere sulla Natura: infatti il presente stato della nostra stella dovrebbe indurre una piccola era glaciale, laddove tale tendenza non è ancora visibile. Semmai si rileva un caos meteorologico e climatico su cui ci siamo già soffermati, per analizzarne origini, caratteristiche e conseguenze.

[1] Dichiara l’astronomo Eric Dollar: “Sono cicli di ventidue anni, di inattività e di attività. Un ciclo cominciò agli albori del Rinascimento. Un picco si verificò durante la Seconda guerra mondiale ed ora nel ciclo 24 il Sole si addormenta, non crea la ionosfera, come se le fasi solari stessero per finire. Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l’astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà ‘morto’? L'ultimo minimo è stato da primato: l’emissione energetica non è mai scesa sotto 60, mentre questa volta ha toccato 58 sicché non si poteva comunicare".

La flessione nelle prestazioni nelle comunicazioni ionosferiche fornisce un'indiretta indicazione per quanto concerne le attività di geoingegneria spacciate come "solar radiation management", volte a mitigare gli effetti dell'attività solare. In realtà sarebbe il contrario, ossia le operazioni di aerosol sarebbero finalizzate al mantenimento di una coltre elettroconduttiva utile a bilanciare la diminuzione di efficienza dello strato ionosferico.

Articoli correlati:

- Comprendere il caos climatico, 2014
- Il campo magnetico solare è disgregato, 2014
- Un ambiente di plasma elettroconduttivo, 2008


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sabato 12 aprile 2014

Momento X Num.2


Ferve il dibattito sulla narratologia: è disciplina capziosa e, alla fine, inutile o i suoi strumenti possono essere proficui nell’analisi del testo? Riconosciamo che adottati cum grano salis i criteri narratologici possono rivelarsi formidabili chiavi di lettura.

In "Momento X Num.2", l’autore, Renato Esposito, opta per la focalizzazione esterna, lasciando al destinatario l'ingrato compito di tappare i buchi narrativi, di ipotizzare vie d’uscita. In un panorama letterario che adempie per lo più una funzione consolatoria o di intrattenimento, è una piacevole (e sconvolgente) sorpresa imbattersi in un racconto tanto forte ed impietoso. Se le prime sequenze si giocano ancora sul piano di un realismo descrittivo, l’intreccio poi vira (o precipita?) verso la dimensione del fantastico ed è qui che lo Spannung si tende sino al parossismo, allo spasmo mortale.

Poiché gli opposti si toccano, è proprio la parte soprannaturale ad aggredire con maggiore energia la realtà odierna: non è certo lo scenario fittizio dei media ufficiali, ma quel mondo magmatico che si agita dietro le confortevoli apparenze.

Ci pare che il giovane scrittore abbia travalicato i confini dei sottogeneri per restituirci attraverso la sua descensio ad inferos, senza anabasi, l’istanza etica di una coraggiosa disperazione che stride con il cieco ottimismo di un’umanità perduta.

Così la riflessione sul destino del singolo e della collettività può inarcarsi come un gigantesco punto interrogativo ad uncinare la carne dell'anima.

Di seguito la trama di “Momento X Num.2”.

“La protagonista di questa puntata è Serena, giovane e bellissima addetta stampa per il Ministero dell'economia, la cui vita è sconvolta da una telefonata a Cannes nel cuore della notte in occasione del G 20. La distruzione del Moloch di menzogne eretto dagli occulti centri di potere non è un processo indolore neppure fisicamente, con il morbo di Morgellons nel sangue a compiere il suo dovere, ma per Serena una sola cosa importa ormai: riuscire a salvare le vittime di quel nubifragio di Genova, indotto dalle stesse spietate forze che decidono nell'ombra il destino dell'umanità”.

Momento X Num.2 è visionabile qui.

Qui, invece, il link per scaricare le applicazioni gratuite per leggere l'e-book, anche se non si possiede un e-book reader.


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martedì 8 aprile 2014

Filamenti aviodispersi: ulteriori conferme che le compagnie civili sono all'origine dell'inquinamento della biosfera


Un plauso agli attivisti francesi che si stanno muovendo nella direzione giusta con azioni incisive. In particolare i curatori del sito Acseipica hanno commissionato e finanziato analisi di filamenti polimerici ad un istituto certificato: il Dottor Bernard Tailliez, del laboratorio "Analytica" ha compiuto di recente dei nuovi esami da cui risulta in modo inoppugnabile che le fibre raccolte NON sono ragnatele, con buona pace di Simone Angioni e degli altri negazionisti, bensì composti artificiali contenenti i micidiali ftalati. E' una ratifica di quanto abbiamo scritto negli articoli di seguito riportati. Quando anche in Italia riusciremo ad ottenere qualche esito analogo? Se la classe "politica" rispecchia, almeno in una certa misura, il livello del cittadino medio, con Matteo Renzi, quale Presidente del Consiglio, abbiamo ben poche speranze

La svolta: la geoingegneria clandestina carbura con la nuova generazione di carburanti aerei
Il coinvolgimento delle compagnie aeree civili nelle operazioni di geoingegneria clandestina
E' confermato: i filamenti di ricaduta derivano dai carburanti aeronautici!

Le analisi sono state eseguite su quattro campioni di "filamenti aviodispersi” su richiesta di diverse persone in diversi luoghi in tutto il territorio francese. (Vedi il nostro rapporto 20131030_Dumas - 18_Rapport_analytique_AnAlytikA).

In particolare un campione proviene dalla regione di Saint Martin de Crau: è stato analizzato su richiesta di Séverine Laxenaire.

Una grande somiglianza è evidente tra i risultati ottenuti sullo specimen (la cui origine non può essere messa in discussione, poiché la raccolta è stata compiuta sotto la supervisione di un ufficiale giudiziario) e le conclusioni cui si era giunti in precedenza sulla base di campioni raccolti da cittadini in tutto il paese: le fibre aviodisperse sono il risultato di un processo di polimerizzazione e di decomposizione termica di carburanti aeronautici. Infatti, tra i molti prodotti la cui descrizione viene rivelata dal nostro studio, è stato rintracciato un gran numero di composti organici (acidi grassi e particolarmente ftalati a catena lunga ): sono composti che entrano nella composizione dei carburanti e dei lubrificanti, in seguito a reazione termica.

L'osservazione che abbiamo ripetuto giustifica la preoccupazione che abbiamo già palesato, quando abbiamo pubblicato il nostro primo rapporto su questo argomento, tanto più che le osservazioni del fallout da "filamenti aviodispersi" continuano a crescere in Francia, in altri stati europei e nel mondo. Le conclusioni sono allarmanti, in quanto è ormai dimostrato che i composti chimici esaminati sono interferenti endocrini e che queste ricadute possono avvenire su tutta la superficie del globo.

Se, come noi sospettiamo fortemente, l'impatto dei "filamenti di ricaduta" è il risultato dello sviluppo del traffico aereo, la responsabilità dei funzionari preposti al monitoraggio delle conseguenze sulla salute di queste attività è evidente, così come la responsabilità dei produttori di carburanti e di lubrificanti per aerei. [1]

L’inquinamento atmosferico causato dal trasporto aereo deve essere studiato, controllato e regolamentato.

Bernard TAILLIEZ
Docteur ès Sciences
Directeur Scientifique – Fondateur
Responsable Assurance-Qualité

Qui il documento originale.

Fonte: acseipica.blogspot.it


[1] Polimeri e pulviscolo di ricaduta da geoingegneria clandestina. Ecco che cosa respiriamo!
VIDEO

I filamenti prodotti dal passaggio di questi aerei da cosa sono composti?

Nel 2012 i filamenti di ricaduta (che la disinformazione istituzionalizzata spaccia per tele di ragni volanti) sono stati analizzati da un laboratorio certificato francese (http://www.labo-analytika.com).

I dati sono stati interpretati ed i risultati sono descritti in questo rapporto analitico. Tali filamenti aviodispersi sono polimeri organici complessi a base di composti chimici sintetici, come dimostra l'analisi eseguita su molti prodotti della loro decomposizione termica, tra cui diverse molecole che si trovano comunemente nei carburanti e nei lubrificanti per motori aeronautici. I quattro campioni studiati contengono diversi composti aromatici sintetici tossici (ftalati) e tre di essi includono DEHP, un rappresentante di questa famiglia di prodotti particolarmente temuto per la sua proprietà d'interferente endocrino. Tutte le molecole organiche, in particolare composti eterociclici, presenti nei campioni di "filamenti aerodispersi" sono fonte di preoccupazione, sia in termini di salute pubblica sia per il loro impatto ambientale. I tecnici francesi scrivono: "Riteniamo che questi filamenti potrebbero derivare dalla ricombinazione di sostanze rilasciate nell'atmosfera dai motori degli aerei".

I carburanti contengono idrocarburi non saturi e sono pertanto soggetti all'ossidazione la quale determina un peggioramento del combustibile, reso manifesto dalla formazione di gomme, sviluppo di colore ed abbassamento del numero di ottani. La polimerizzazione implica la formazione di catene. Da qui i filamenti di ricaduta. Non a caso l'additivo STADIS 450 è un antipolimerizzante.


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venerdì 4 aprile 2014

Siccità e distruzione delle perturbazioni pacifiche (articolo di Jeff Rense)

"Nel prossimo secolo le nazioni come le conosciamo saranno obsolete; ogni Stato riconoscerà un'unica autorità globale. La sovranità nazionale non è stata poi una grande idea, dopo tutto”.

Strobe Talbot, segretario di Stato durante la presidenza Clinton.



Jeff Rense ha di recente pubblicato un articolo in cui denuncia la manipolazione meteorologica che da lungo tempo tiene a secco la California e, più in generale, la costa occidentale del Nord America. L’autore ventila timidamente l’ipotesi secondo la quale la “muraglia chimica” eretta per arginare le perturbazioni pacifiche servirebbe ad impedire alle radiazioni di Fukushima di contaminare la West coast. E’ congettura che si deve scartare: infatti le “dighe elettrochimiche” furono create anche prima del disastro alla centrale nucleare nipponica, inoltre analoghe barriere si rilevano da anni ad ovest della penisola iberica e sul Golfo di Biscaglia sicché le benefiche piogge atlantiche, che potrebbero bagnare Portogallo e Spagna, sono tenute lontane. Ciò si riscontra anche altrove, ad esempio in Australia ed in Italia occidentale. In verità, è da alcuni lustri che la California soffre di una cronica carenza di piogge, con gravi ripercussioni sull’agricoltura di uno stato in cui la produzione di frutta e di ortaggi è anche compromessa da periodiche invasioni di parassiti. Non solo, come già osservato nel decennio scorso dalla agronoma Rosalind Peterson, le foreste di conifere che orlano i pendii della California e dello stato di Washington stanno deperendo, a causa della drastica riduzione di nebbie apportatrici di umidità e del suolo inquinato da metalli, soprattutto bario ed alluminio. Ci si chiederà allora a chi giovi annichilire le perturbazioni imbrifere: quali interessi ha il governo statunitense a danneggiare sé stesso? In primo luogo, probabilmente all’opera sono qui le multinazionali agro-alimentari che intendono convincere gli imprenditori agricoli ad usare le sementi transgeniche, non a caso resistenti all’aridità ed all’alluminio. Il quadro, però, è più complesso: l’esecutivo di Washington, pur influente in molti campi, in fondo, come tutti i governi nazionali, vale come il due di coppe. Una struttura superiore, di natura sovranazionale [1], si prefigge obiettivi ben più sinistri di quelli perseguiti dalle corporations: lo sfoltimento della popolazione, la distruzione degli apparati produttivi e dell’ambiente sono considerati fini prioritari. Sono scenari all’apparenza paradossali, ma che trovano la loro pur folle spiegazione. Bisogna sempre ricordare che i globalizzatori sono dei mentecatti pericolosi i cui “ragionamenti” sono del tutto diversi rispetto a quelli delle persone normali.



Grazie alle foto satellitari del meteo, siamo stati in grado di osservare un sistema di alta pressione persistente ed enorme che sta bloccando le perturbazioni potenzialmente piovose al largo della costa occidentale degli Stati Uniti. Questo è avvenuto per la maggior parte dei mesi di novembre, dicembre e gennaio. Abbiamo osservato le foto satellitari che rivelano come le tempeste (dopo la loro formazione che avviene come al solito in Kamcatka, Corea e Giappone del Nord, la zona di Fukushima - si muovano verso le aree del Pacifico nord occidentale.

Abbiamo guardato queste ultime spostarsi da Ovest ad Est (come hanno sempre fatto) per scaricare la loro la pioggia vivificante e la loro neve, indispensabile per mantenere viva la vegetazione degli Stati Uniti. Questi sistemi di perturbazioni, ondata dopo ondata, riempiono i nostri laghi ed i fiumi con l'acqua della pioggia che cade sui nostri vastissimi terreni agricoli, dalle Sierras alle Cascades sino alle Montagne Rocciose. Tuttavia, per una qualche ‘strana’ ragione, nessuno di questi sistemi ha fatto breccia attraverso l'immensa barriera di alta pressione (artificiale, n.d.r.) che persiste al largo della costa occidentale in questo inverno. Perché? Questi sistemi piovosi cozzano contro un 'muro di mattoni' creato dall’alta pressione (si fermano a causa del fronte igroscopico aerodisperso, n.d.r.), si suddividono in parti più minute e riversano il loro contenuto di acqua piovana di nuovo nel Pacifico. Si potrebbe pensare che, essendo potenziali portatrici di radiazioni provenienti dal Giappone, qualcuno abbia deciso di impedir loro di raggiungere la West Coast. L’aumento di radiazioni sarebbe presto stato rilevato dalla rete dei cittadini che monitorano efficacemente il fenomeno.

E' opinione diffusa che la tecnologia umana (geoingegneria) può erigere e mantenere i sistemi ad alta pressione in un luogo specifico, se lo si desidera. E' questo ciò che sta accadendo di fronte alla West Coast? E’ questo il risultato dello sforzo in atto per mantenere più basso possibile il livello delle radiazioni provenienti da Fukushima verso gli Stati Uniti occidentali?

Osservando le sequenze delle foto satellitari e ricordando che i sistemi di alta pressione sono generalmente di forma rotondeggiante, come montagne circolari di aria che ruotano in senso orario, notiamo che i sistemi di alta pressione si dispongono innaturalmente secondo forme squadrate oppure in drastiche configurazioni a 90 gradi. Date un'occhiata voi stessi [ LINK ]. Seguite le tempeste che si muovono da sinistra a destra e osservate che cosa accade loro.

Alcuni dei rivoli di tali perturbazioni finiscono per essere spinti dalla jet stream su fino alla British Columbia, verso tutto il Canada per poi scendere negli Stati Uniti centrali. Questo spiegherebbe, tra l’altro, le letture anomale dei contatori Geiger eseguite su alcuni campioni di neve provenienti dal Missouri.

[1] «Esiste un governo ombra dotato di una propria forza aerea e navale, di un proprio sistema di autofinanziamento, capace di manipolare l'opinione pubblica e di perseguire i propri ideali di interesse nazionale, privo da ogni forma di controllo e non sottoposto al rispetto della legge stessa».

Daniel K. Inouye, Senatore degli Stati Uniti

A questo link le altre significative immagini satellitari a complemento dell'articolo.

Fonte: Freeskies


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domenica 30 marzo 2014

La scomparsa del volo MH-370 e la guerra elettronica: quale nesso?

8 marzo 2014. Del Boeing 777 - 2H6ER, decollato dall’aeroporto di Kuala Lumpur (Malaysia, ex Malesia), pista 32R, e diretto a Pechino, circa 40 minuti più tardi, mentre sorvola il Golfo di Thailandia, si perde il contatto radar.



Nessuna chiamata di soccorso o qualsiasi altro tipo di messaggio è inviato dall'equipaggio. L'ultima comunicazione perviene alla 01:07 LT (ora locale) e non contiene riferimenti ad alcun problema o avaria. Alle ore 01:19 LT è registrata l'ultima trasmissione radio con il comandante che dice: "Va bene, buona notte”. Alle ore 01:20 LT, il transponder viene spento; l' ultimo contatto radar è delle ore 01:30 LT. Si suppone che, dopo essere sparito dal radar, l’aereo abbia continuato a viaggiare per alcune ore, incrociando in direzione opposta a quella programmata nel piano di volo, probabilmente verso sud, sopra l'Oceano Indiano.

Nei quattro giorni successivi non si riesce in alcun modo a localizzare il velivolo né a reperire i rottami. Cina, Thailandia, Vietnam, Malaysia, Australia e Filippine continuano le ricerche, ma invano.

Il 24 marzo, il Primo ministro malese annuncia che, in base ai dati satellitari, è stabilito che il volo MH370 si è concluso nell'Oceano Indiano, a circa 2.600 km ad ovest di Perth (Australia). Data la situazione, le autorità della Malaysia ritengono che non esista alcuna possibilità di trovare superstiti tra i 239 occupanti, 227 passeggeri e 12 componenti l’equipaggio.

Questa è la ricostruzione degli eventi, secondo le fonti ufficiali che, come sempre, sono da prendere almeno con il beneficio del dubbio. Sul caso sono stati scritti già molti articoli, in cui si ventilano le ipotesi più disparate, talora bislacche. Il problema, in queste circostanze, è abnorme: chi può, infatti, tra i ricercatori indipendenti recarsi in loco per investigare? Ergo ci si deve affidare al proprio fiuto, raccogliere qualche tessera sparsa per tentare di ricostruire la dinamica dell’incidente aereo. E’ operazione improba, soprattutto perché le notizie delle agenzie di stampa sono un rumore di fondo. Si può dunque soltanto ricorrere all’abduzione, con tutti i vantaggi ed i limiti di questo metodo.



E’ lecito congetturare che il vettore sia stato dirottato e costretto ad atterrare nello scalo di Diego Garcia, isola dell’Oceano Indiano, appartenente agli Stati Uniti? Un dato di fatto è il seguente: sul velivolo viaggiavano venti tecnici esperti in guerra elettronica. Erano in procinto di stipulare in Cina dei contratti con aziende i cui interessi riguardano sofisticate tecnologie militari? E’ possibile, come è possibile che i servizi segreti occidentali abbiano deciso di impedire che ciò accadesse, ricorrendo alle contromisure da loro considerate necessarie. [1]

In un quadro tanto confuso ed intricato, un aspetto è chiaro. Quando i media di regime asseriscono che è stato impossibile individuare il velivolo o i rottami, dopo l’1:30 di quella fatidica notte, dimenticano di ricordare un dato incontrovertibile: i sistemi di rilevazione a terra e satellitari garantiscono che nessun velivolo possa “eclissarsi”. Se gli apparati radar ed i satelliti non hanno rilevato l’apparecchio significa che qualcuno non ha voluto che fosse localizzato. Oggigiorno i satelliti possono persino leggere la targa di un autoveicolo, individuare in una foresta sperduta un lupo munito di ricetrasmettitore a radiofrequenza. D’altronde l’atmosfera è resa elettroconduttiva con metalli quali bario ed alluminio, in modo che i segnali elettromagnetici possano essere trasmessi e registrati con stupefacente efficienza. Nulla può sfuggire a questo sistema di controllo integrato, neppure un debole segnale simile ad un ferormone che un insetto percepisce anche a notevole distanza.

Composti chimici, nanosensori, sistemi di identificazione creano una rete utile ad identificare strumentazioni e “impronte” elettromagnetiche di qualsiasi tipo, anche “insignificanti”. Dobbiamo credere che non siano stati in grado di rilevare un Boeing 777 che lascia per molto tempo, attraverso le due scatole nere [2], una “traccia” elettromagnetica indelebile? Il sistema GPS è usato dagli automobilisti per programmare un itinerario da seguire e per raggiungere la meta prefissata con un margine di errore minimo, ma non si riesce a trovare il volo MH-370? Non è credibile.

Si può cancellare un segnale o creare delle interferenze (jamming) che impediscano la localizzazione, ma ciò implica che una longa manus abbia deciso di far sparire dai radar l’aeroplano malese per ragioni su cui, per ora, si può soltanto speculare.


[1] Sul tema si legga Ombre sul volo MH370, 2014

[2] Con la locuzione "scatola nera" si indicano comunemente i dispositivi elettronici di registrazione dei dati installati in un aeromobile o una imbarcazione con lo scopo di facilitare le indagini dopo un incidente. Leggi qui i dettagli.


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