mercoledì 10 febbraio 2016

Dal 2015 forte impennata nella richiesta di alluminio sui mercati mondiali



Viviamo nell’era della globalizzazione, termine che indica il turbocapitalismo predatorio nonché la distruzione delle realtà e culture locali.

Anche la geoingegneria clandestina è un complesso di azioni globalizzate, interconnesse a livello planetario: alcuni stati estraggono le materie prime, altri producono i veleni delle chemtrails, altri fabbricano i dispositivi irroratori e modificano, quando è necessario, gli aerei di linea, altri si occupano del trasporto, altri della logistica, altri ancora dell'occultamento… Tutti (o quasi) disperdono agenti inquinanti attraverso i velivoli commerciali (passeggeri e cargo). Una recente notizia conferma che nelle attività di “guerra chimico-biologica all’umanità” sono coinvolti parecchi paesi con i loro apparati produttivi.

In Malaysia (ex Malesia), nella città di Kuantan, l’estrazione della bauxite per la produzione dell’alluminio, ha determinato una nuova catastrofe ambientale, rendendo invivibile la regione: l’aria, l’acqua e la terra sono piene di polvere rossa. E’ impossibile respirare, impossibile usare l’acqua e coltivare i terreni, resi sterili dai residui inquinanti legati all’estrazione del minerale.

Pare che il governo stia correndo ai ripari, ma il danno è ormai cagionato ed i prossimi anni saranno marchiati senza possibilità di rimedio. Il motivo del disastro ambientale è da ricercare nella forte domanda di bauxite proveniente dalla Cina. La domanda ha trovato un riscontro in Malaysia che è passata dall’estrazione di 162.000 tonnellate del 2013 ai quasi 20 milioni del 2015!

Come concludere? Con l’alluminio si produce, tra le altre cose, il carburante speciale Al-ice… Se due più due dà ancora quattro.

Articolo correlato: C. Alessandro Mauceri, Malesia: disastro ambientale a Kuantan, dove la bauxite tinge tutto di rosso, 2015

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Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 6 febbraio 2016

Dannazione! Non ho perso l’aereo...



La sindrome aerotossica colpisce ancora

Viaggiare in aereo diventa giorno dopo giorno sempre più pericoloso sia per piloti ed assistenti di volo sia per gli ignari passeggeri: la sindrome aerotossica ha colpito ancora, questa volta su un volo della American Airlines. Ormai siamo al paradosso: per nascondere il problema e per depistare, le autorità hanno deciso di controllare i bagagli dei viaggiatori. Ogni commento è superfluo.

Gli "inquirenti" stanno cercando di capire che cosa abbia causato malori improvvisi al personale di bordo ed ai passeggeri di un aereo dell’American Airlines diretto da Londra a Los Angeles, costringendo il pilota ad invertire la rotta ed a ritornare nello scalo di partenza per un atterraggio di emergenza. È successo ieri sera (28 gennaio 2016): il Boeing 777-300 stava sorvolando la città di Keflavik, in Islanda, quando una voce in filodiffusione ha dichiarato un “allarme sanitario” a bordo, annunciando che sarebbero tornati nel Regno Unito.

Almeno tra le sette e le tredici persone sono state colpite da uno strano malore, di cui ancora si ignorano le cause. Appena atterrati ad Heathrow, i passeggeri hanno raccontato gli attimi di panico vissuti in volo. “Eravamo già in viaggio da due ore e mezzo – ha ricordato al “Mirror” Lee Gunn – quando all’improvviso hanno chiesto se ci fosse un medico a bordo o personale sanitario, per soccorrere coloro che non si erano sentiti bene”.



Vigili del fuoco e paramedici sono intervenuti immediatamente, mentre i bagagli imbarcati sull’aereo sono stati sequestrati e controllati da parte delle autorità che non hanno dato ai proprietari nessuna spiegazione sulle ragioni alla base della confisca, anche se è stato specificato che è da escludere l'ipotesi terrorismo.

A bordo viaggiava anche la boyband “Race the horizon”, finalista del programma televisivo “Britain’s got talent” nel 2012. Uno fra gli esponenti del gruppo, Kris Evans, ha dichiarato ai media locali di aver visto “intorno a lui gente collassare: addirittura una hostess è svenuta vicino al suo posto. Inizialmente tutti pensavano che ci fosse qualcosa nell’aria condizionata, poi si è diffuso il panico”.

Analisi condotte dagli investigatori negli attimi immediatamente successivi all’atterraggio hanno rilevato la presenza di “elevati livelli di sostanze non specificate” nell’aria all’interno della cabina. Gli inquirenti che indagano sull’accaduto, infatti, non hanno rivelato ulteriori particolari. Anche l’American Airlines è stata abbastanza vaga nel comunicato diramato poco dopo l’incidente. “Tutti i componenti dell’equipaggio – si legge - stanno bene ed anche i passeggeri. Nessuno di loro ha richiesto, una volta rientrati a Londra, ulteriori cure mediche”. Fatti alloggiare la notte scorsa in un albergo della City, tutti coloro che erano diretti a Los Angeles potranno partire regolarmente questo pomeriggio.

Fonte: ilmessaggero



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martedì 2 febbraio 2016

Imitation of Nature



Si impara più con l’osservazione che con i libri.

Le operazioni di geoingegneria clandestina purtroppo non conoscono requie: questo è arcinoto. In questi anni poi abbiamo anche potuto constatare che le azioni di guerra climatica si adattano alle più disparate esigenze tattiche e strategiche, inclusa la dissimulazione: già anni addietro alle scie durevoli si affiancarono le scie evanescenti, sempre chimiche (e tossiche), ossia generate in modo intenzionale.

Negli ultimi tempi abbiamo osservato e filmato delle “nuvole” che si generano a seguito della rapida trasformazione di scie serpeggianti. Somigliano a stratocumuli. Lo stratocumulo è una nube bassa, simile agli strati ma caratterizzata da ammassi tondeggianti, di colorazione tra il bianco grigiastro ed il grigio. In rari casi gli stratocumuli sono composti da cristalli di ghiaccio.

Spesso questo genere di nube è associato al passaggio di un fronte caldo che causa il sollevamento della più leggera aria calda; quando l’aria tocca la saturazione, può verificarsi una moderata instabilità al livello della nuvola, provocandone un lieve sollevamento. Precipitazioni associate agli stratocumuli sono possibili, ma in forma leggera e generalmente di breve durata.



Naturalmente ci troviamo di fronte a formazioni artificiali a quota bassa (circa 1500-2000 metri). Da un punto di vista morfologico esse appaiono affini a nuvole naturali, ma non sono composte d’acqua: infatti non sono mai apportatrici di piovaschi o acquerugiole, piuttosto di siccità.

I negazionisti sono soliti ripetere che le contrails si trasformano in cirri: questo non è vero. Le vere e rarissime scie di condensa si dissolvono del tutto, inoltre com’è possibile che presunte scie di vapore diventino stratocumuli, dal momento che essi si trovano a bassa quota?

E’ notevole come l’imitazione della natura sia quasi perfetta, ma è altresì indiscutibile che questi pseudo-stratocumuli possono essere studiati nella loro genesi e metamorfosi di tipo artificiale: la scia sinuosa è rilasciata dal velivolo chimico, quindi si espande e si ingrossa, infine, un po’ alla volta, assume un aspetto bombato e cotonoso simile a quello di un stratocumulo vero. Siamo al cospetto di una contraffazione, l’ennesima.


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sabato 30 gennaio 2016

L’approccio nei confronti della geoingegneria clandestina in alcuni paesi occidentali



N.B. Il presente articolo non ambisce ad essere esaustivo, essendo solo uno spaccato della situazione.

Quale approccio hanno gli attivisti dei vari paesi nei confronti della geoingegneria clandestina? Quali sono le relazioni che intercorrono tra l’informazione sul tema e la propaganda?

Negli Stati Uniti d’America per lo più scienziati e ricercatori indipendenti si concentrano sulla denuncia dei pesanti interventi sui fenomeni atmosferici, interventi attuati con le scie chimiche: si tende a privilegiare un’analisi degli impatti ambientali, senza ignorare le gravissime ripercussioni sulla salute. Gli aspetti strategici in genere hanno minore risalto, giacché gli studi della valentissima Carolyn Williams Palit non sono citati molto spesso. Da un punto di vista linguistico accanto al termine “chemtrails” sono adoperate espressioni mutuate dal repertorio della geoingegneria ufficiale, ad esempio “solar radiation management”, pur sottolineando che gli scopi reali delle attività chimico-biologiche in atmosfera nulla c’entrano con la mitigazione del cosiddetto “effetto serra”. Gli attivisti, oltre a produrre video, a scrivere articoli e libri, a divulgare analisi scientifiche, possono ancora muoversi con una certa libertà, per esempio ricorrendo alla cartellonistica stradale. Talora si riesce a portare nelle sedi istituzionali la questione, con interpellanze a livello locale.

La setta dei disinformatori mentecatti ed i menzogneri media di regime agiscono come operano in tutto il globo terracqueo: negano, sbeffeggiano, screditano, diffamano, si richiamano alla “scienza” accademica. Tuttavia la scure della “giustizia” non si abbatte sul mondo dell’informazione libera, poiché l’establishment – ed è strategia tutto sommato più scaltra – preferisce confinare l’attivismo nell’angolo, senza portarlo sulla ribalta della cronaca con processi-farsa. Inoltre negli Stati Uniti vigono ancora, sebbene più che altro a livello teorico, tutele nei confronti della libertà d’espressione.

Lo scenario in Canada è simile a quello statunitense: anzi il Canada si può considerare il paese-fulcro delle ricerche, giacché nella cittadina di Hispaniola nel 1996 si dimostrò un nesso indiscutibile tra irrorazioni ed inquinamento ambientale. Il giornalista William Thomas è canadese: a lui si devono dossiers di grandissimo valore, in cui scie chimiche ed armi affini sono denunciate come un’enorme, formidabile minaccia nei confronti della salute.

In Spagna l’attivismo è molto accorto, tenace e determinato: si è ben capito il nesso tra manipolazione meteorologica e crollo della produzione agricola, a causa della siccità provocata dalle scie igroscopiche. Gli agricoltori ed altri cittadini da tempo si mobilitano con iniziative di vario genere e sollecitando le istituzioni: naturalmente è stato tutto inutile, ma la crociata contro le estelas quimicas e le mortali fumigaciones continua.

Gli attivisti in Francia si segnalano, tra le altre cose, per le loro decisive analisi dei filamenti polimerici e per la collaborazione con il Comitato Tanker enemy: dalla cooperazione è scaturita l’idea di sottotitolare, prima in francese, poi in altre lingue il documentario “Scie chimiche: la guerra segreta”. Ciò ha favorito una capillare diffusione del prodotto. Oltralpe si usa tranquillamente il lessema chemtrails accanto al vocabolo francese equivalente. L’apparato “politico-scientifico” non agisce attraverso la magistratura, anche se la pantomima del 13 novembre 2013 potrebbe provocare un giro di vite.

In Germania l’attivismo è tanto risoluto e preciso nella documentazione, quanto subissato da un negazionismo feroce che si è anche tradotto in grottesche azioni “legali”. I Tedeschi, un po’ come i Francesi, più che speculare sugli obiettivi della geoingegneria assassina, finalità da tempo ben note, preferiscono esaminare le conseguenze epidemiologiche.

E’ nota la situazione in Italia: a fronte di un esiguo gruppo di attivisti, comprendente per lo più volenterosi bloggers, si sbizzarisce una genia di depistatori spesso sostenuti e protetti dalle istituzioni per nulla tenere nei confronti di chi espone la verità. Nel nostro paese è stato realizzato il documentario “Scie chimiche: la guerra segreta” ed è stato pubblicato l’omonino libro, produzioni che rispecchiano nei contenuti e nello stile analoghi documenti d’oltreoceano. La ricerca spazia nei più disparati ambiti del tema e si avvale di collaborazioni con esperti stranieri per denunciare lo sproloquio climatico circa un inesistente riscaldamento globale dovuto al biossido di carbonio. Sotto il profilo lessicale, la locuzione “scie chimiche” è sovente affiancata da “geoingegneria clandestina” (o “illegale” o “bellica”), anche se alcune frange hanno abbandonato la prima dicitura (il termine è comunque di origine militare e quanto mai adatto all’uopo) nell’illusione di evitare gli strali avvelenati della disinformazione, ma con il rischio di presentare la geoingegneria in atto come un insieme di progetti o, al massimo, di sporadiche sperimentazioni.

Il regista e documentarista statunitense Michael Murphy ritiene che negli Stati Uniti circa l’8 per cento della popolazione sia consapevole delle operazioni chimico-biologiche. Non sappiamo su quali elementi Murphy basi la sua stima: si tratta di una percentuale frutto di valutazioni empiriche che, tutto sommato, ci pare si avvicinino al vero. Crediamo che, grosso modo, questo dato si possa estendere ai paesi occidentali: di per sé non è neppure una percentuale bassa, purtroppo l’ostacolo maggiore è costituito dal fatto che tra le persone al corrente della “guerra climatica” pochissimi agiscono. Quasi tutti preferiscono alzare le spalle e pensare ad altro: ecco perché la situazione appare senza via d’uscita. Nonostante ciò non demordiamo.


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mercoledì 27 gennaio 2016

Il nanoparticolato di origine aeronautica uccide



Recenti indagini epidemiologiche associano il nanoparticolato atmosferico, prodotto per la maggior parte dal traffico aereo “civile”, ad un incremento della mortalità ed a varie patologie. La notizia, tra l'altro, dopo le ammissioni della N.O.A.A., assume particolare rilievo, perché riportata da un portale ufficialista appartenente ai media mainstream.

Le polveri sottili presenti nell’aria che respiriamo sono collegate ad un generale aumento del rischio di morte. A confermarlo è un nuovo studio del Langone Medical Center dell’Università di New York: la ricerca sottolinea la relazione tra inquinamento atmosferico e decessi per malattie cardiache. Stando agli esperti, anche un minimo incremento della presenza di particolato in atmosfera, ad esempio 10 microgrammi per metro cubo d’aria, fa crescere il rischio di morte complessivamente del 3%. La possibilità di decessi per malattie cardiache sale del 10% e quello per affezioni respiratorie nei non fumatori aumenta del 27%.

“I nostri dati si aggiungono al crescente numero di prove che le polveri sottili sono davvero dannose per la salute. S’impenna la mortalità in generale, soprattutto per patologie cardiovascolari e per malattie respiratorie nei non fumatori”, spiega George Thurston, autore dello studio. Il particolato - rileva l’epidemiologo - può contribuire allo sviluppo di malattie cardiache e polmonari potenzialmente letali, perché supera le difese dell’organismo e può essere assorbito nei polmoni e nel sangue. A differenza di particelle più grandi, ad esempio un granello di sabbia, le polveri sottili non sono, infatti, espulse dalle vie aeree con colpi di tosse e starnuti. Inoltre - sottolinea Thurston - queste polveri sono composte da sostanze chimiche nocive come selenio, arsenico (entrambi classici ingredienti delle chemtrails n.d.r.) e mercurio e possono anche trasportare fino ai polmoni inquinanti gassosi quali gli ossidi di zolfo e di azoto.

Fonte: meteoweb

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sabato 23 gennaio 2016

N.O.A.A.: le scie degli aerei sono una forma di geoingegneria

La National oceanic and atmospheric administration (N.O.O.A.) lo riconosce a denti stretti: quelle scie, che quasi ogni giorno deturpano il cielo ed ammorbano la biosfera, sono una forma di geoingegneria. Non è certo la confessione del crimine, della deliberata contaminazione del pianeta per mezzo delle chemtrails, ma è già un passo verso l’ammissione delle attività di geoingegneria clandestina, per lo meno verso il riconoscimento delle pesanti conseguenze dovute al traffico aereo (“civile” in primis) sul clima e sugli equilibri dei biomi. Insomma, ora nessuno può più negare che oggigiorno il cielo è… candeggiato.



Attualmente stiamo usando involontariamente (sic) la geoingegneria”.

Non sono le parole di un attivista, ma di Chuck Long, membro dell’Earth system research laboratory della N.O.A.A., l’agenzia federale statunitense che studia le condizioni atmosferiche ed oceaniche. […]

Le ha pronunciate al convegno dell’American geophysical union, attribuendo alle scie emesse dagli aerei lo sbiancamento dei cieli e l’offuscamento della luce solare (fenomeno noto con l’espressione inglese “global dimming”, n,d.r.) in alcune (sic) regioni del mondo.

Long ed altri scienziati se ne sono accorti, studiando la quantità di luce solare che raggiunge la superficie terrestre. E’ un’energia che non è costante: nel periodo dal 1950 al 1980, per esempio, il Sole sembrò più fioco, poi, invece, l’intensità luminosa riprese a crescere. Gli specialisti hanno cercato di capire le cause di questa intermittenza, rapportandola alla variabilità naturale dell’attività solare, ma non sono state trovate connessioni tra i due fenomeni, stando a Martin Wild, ricercatore dell’Institute for atmospheric and climate science del Politecnico di Zurigo.

Se non è il sole, deve essere l’atmosfera”, ha dichiarato Wild. Gli alti livelli di inquinamento intorno alla metà del XX secolo hanno portato alla diffusione in atmosfera di enormi quantità di particelle che intercettano una parte della radiazione solare. Anche quando Stati Uniti ed Europa hanno iniziato ad inquinare meno, le cose non sono cambiate sensibilmente. Chuck Long ed i suoi collaboratori hanno compreso che qualcosa non quadrava, altrimenti una maggior quota di luce solare dovrebbe raggiungere la Terra direttamente, mentre essa risulta deviata in misura crescente.

Infine la scoperta (sic… che colpo di genio!): la genesi del problema è da ricercare nelle particelle disperse in atmosfera dai velivoli. Il traffico aereo è responsabile di una modificazione atmosferica su larga scala.

Le scie prodotte dai velivoli sono un insieme di particolato e vapore acqueo e formano piccolissimi corpuscoli ghiacciati (in realtà è nanoparticolato per lo più metallico o di vetro, n.d.r.) capaci di rifrangere la luce del Sole e di sbiancare il cielo. Tutto ciò potrebbe avere effetti imprevisti sul clima: gli studiosi che hanno sollevato il problema non sanno nemmeno se questo fenomeno contribuisca al riscaldamento globale o ad un raffreddamento. Nondimeno si può asserire che le scie (chimiche, artificiali, non di vapore acqueo, n.d.r.) generate dagli aerei sono uno dei mezzi con cui gli esseri umani (leggi i militari, le multinazionali, i governi e mascalzoni variamente assortiti, n.d.r.) stanno alterando il sistema climatico. “Potete vederlo con i vostri occhi”, attesta Long.

Ora, se la geoingegneria comporta la manipolazione dei processi naturali, quello che sta succedendo sopra le nostre teste non si può definire in altro modo.

Fonti:

- N.O.A.A.
- Agu.confex.com
- Nogeoingegneria.com


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