domenica 16 giugno 2019

La differenza



Nell’epoca della notte del mondo, l’abisso deve essere riconosciuto e subìto fino in fondo. (M. Heidegger, “Perché i poeti?”)

La geoingegneria clandestina (alias scie chimiche) ci ha permesso di affinare lo spirito di osservazione o, meglio, avrebbe dovuto affinarlo, se la maggior parte degli individui non fosse ipnotizzata dallo schermo del cellulare e del televisore. Abbiamo imparato a discernere le differenze tra un cielo naturale ed uno sintetico?

Consideriamo, a mo’ di esempio, quanto accaduto in Liguria nell’ultima decade di maggio 2019. La regione è stata coperta da un soffitto di nuvole che era una commistione tra residui di nubi naturali ed una densa coltre chimica. E’ stata creata una copertura compatta con cui i famigerati geoingegneri hanno preso i classici due piccioni con una fava: da un lato hanno impedito alla benefica luce del Sole di passare con grave danno per gli esseri viventi (si ricordi che la cosiddetta “vitamina D” è sintetizzata mercé i raggi della nostra stella), dall’altro sono state inibite le precipitazioni, grazie alla dispersione aerea di particolato ultrafine. Questo particolato, se ha tenuto “in vita” l nembi oscuranti, dall’altro è costituito da nuclei di condensazione troppo piccoli e leggeri affinché le gocce che vi si aggregano precipitino sotto forma di piogge. Questo è un altro mefistofelico stratagemma atto ad ostacolare il ciclo dell’acqua, oltre ai tradizionali metodi consistenti nella diffusione di composti igroscopici e nell’irradiazione di microonde.

No, questo cielo non ha alcunché di genuino! Si può considerare naturale una volta dall’aspetto granuloso, dall’azzurro che vira verso il celeste pallido, senza neanche un cumulo? Senza tregua i velivoli commerciali rilasciano scie evanescenti che abbattono i valori di umidità, trasformano il firmamento in un “triste sudario”, si manifestano all’imbrunire come micidiale nebbia di ricaduta… Pochi notano la differenza tra uno scenario autentico ed un cielo trattato, anzi maltrattato.

Frastornati dalle pantomime della “politica” – i sedicenti uomini politici dovrebbero essere mandati quasi tutti a lavorare nelle sicule latomie sotto il sole cocente, a prescindere dall’orientamento ideologico e dal partito di appartenenza - capaci solo di infervorarsi per l’arbitraggio di una partita, ignoranti in ogni campo, fuorché sui giocatori che scenderanno in campo domenica prossima, i sudditi teledipendenti sono inabili a pensare, ragionare, esprimersi, scrivere. A questi manichini non interessa comprendere la discrepanza tra nubi vere (vaporose, “paffute” e candide) e nubi finte (sfilacci grotteschi e cenci cadaverici), tra un orizzonte limpido ed uno offuscato dalla bruma chimica. Eppure è una diversità che si traduce, in ultima analisi, nella contrapposizione tra salute e malattia, tra vita e morte.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 11 giugno 2019

Perché il processo contro i fratelli Marcianò è un abominio



Il 6 giugno 2019, nel corso dell'escussione di una delle parti "lese" (la meteorologa Serena Giacomin) nel “processo” a carico di Rosario ed Antonio, il Pubblico ministero, Dott.ssa Monica Vercesi, ha focalizzato l'attenzione su quelli che sarebbero, secondo l'accusa e la parte "civile", i contenuti "gravemente diffamatori" nei confronti dell'ex dipendente della rete Class Meteo TV. Nella fattispecie, la Procura ha impiegato una schermata (senza valore alcuno, poiché non validata da un notaio - Cassazione sentenza n. 2912/94 del 2 dicembre 2003), in cui si legge una generica glossa (che peraltro non ha alcun rapporto diretto a persone specifiche, per cui non si capisce come la Giacomin prima e la Bencivelli [1] dopo abbiano concluso ci si riferisse proprio a loro). La stessa Giacomin ha ribadito, evidentemente in modo menzognero, che quello scritto era connesso a lei. Peccato che gli stessi contenuti siano tuttora usati dalla giornalista e autrice di romanzi, Silvia Bencivelli (C.I.C.A.P.) nelle sue conferenze, dove ama presentarsi come vittima di "odio sulla Rete".

I medesimi contenuti sono serviti alla Procura di Imperia per condannare ad otto mesi di reclusione Rosario Marcianò, dove la parte “lesa" era Silvia Bencivelli. E’ lo stesso materiale che è stato adoperato dal Pubblico ministero per accusare i fratelli Antonio e Rosario Marcianò per diffamazione (sic) ai danni di Class Meteo e della Dott.ssa Serena Giacomin. Siamo di fronte a dichiarazioni mendaci, rese sotto giuramento, dalla Giacomin ed incautamente sfruttate dall'accusa, allo scopo di infliggere un'altra ingiusta condanna e per consentire alla disinformazione istituzionalizzata di screditare di nuovo le loro "vittime" designate.

[1] Il sequestro e la perquisizione personale eseguiti nel 2013 a nostro nocumento rappresentarono un’azione illegittima ed illegale, tanto che il GIP, a distanza di qualche mese, rigettò l’istanza di incidente probatorio, richiesta avanzata dalla PM, Dott.ssa Maria Paola Marrali, motivando la sua decisione in modo esteso e chiaro e facendo riferimento all’articolo 21 della Costituzione, articolo che sancisce la libertà di espressione. Nella fattispecie, il sequestro del materiale hardware era scaturito da una querela a suo tempo archiviata dal Tribunale di Firenze e (non si comprende come) riesumata dal Tribunale di Imperia. Nel dispositivo non erano indicati i particolari circa le motivazioni del sequestro, per cui il dispositivo medesimo era di per sé nullo, quindi il sequestro illegale. Ciononostante, si agì ugualmente, giacché i querelanti, guarda caso, erano negazionisti rispetto alla questione “scie chimiche”, tanto che lo stesso Massimo Della Schiava fu ed è autore di innumerevoli interventi, su piattaforma Blogger, ma anche su Facebook e You-Tube, che sono senza dubbio contraddistinti da intenti calunniatori e vituperosi.


Ma veniamo ai fatti.

E' il 2013. Simone Angioni (C.I.C.A.P.), tra l'altro presente in aula il 6 giugno scorso, si sbizzarrisce nelle solite dichiarazioni volte a "smentire" nonché ridicolizzare la questione "Guerra del clima" (come la stessa Silvia Bencivelli sul quotidiano La Stampa, sempre nel 2013).

Serena Giacomin (collaboratrice C.I.C.A.P., ex dipendente Class meteo, ex dipendente ENI nel settore carburanti avio), intervista il Dottor Simone Angioni per Class Meteo.

Rosario Marcianò, visto che Class Meteo non dà seguito alla lettera di contestazioni, inviata da Marcianò, crea un filmato di confutazione nel quale la lettera è riportata in modo integrale nella descrizione al video, pubblicato su YouTube e prontamente rimosso su richiesta di Class Meteo Edizioni. Per questo Marcianò è rinviato a giudizio insieme con il fratello con l'accusa di aver diffamato (sic) Class Meteo. Per rafforzare la querela è usato un presunto commento pubblicato sul blog Tanker enemy, che si imputa riferito alla Giacomin. La stessa postilla generica, che in realtà riprende una riflessione dello scrittore statunitense Mark Twain che stigmatizzava la genia dei gazzettieri, due anni dopo, è strumentalizzata dalla "giornalista" Silvia Bencivelli (tuttora la adopera), che afferma essere rivolto, non si sa come, questa volta a lei. E' lo stesso testo che porta poi alla condanna ad otto mesi di reclusione a carico di Rosario Marcianò nella sentenza del 18 aprile 2018, dove la parte “lesa" è sempre Silvia Bencivelli. Questa chiosa è impiegata dalla "divulgatrice C.I.C.A.P." nelle sue conferenze organizzate dal comitato di Piero Angela (VIDEO)

Il montaggio è stato usato dal PM Maria Paola Marrali per rinviare a giudizio e processare Antonio e Rosario Marcianò, con l'accusa di diffamazione (sic) ai danni di Class Meteo, Serena Giacomin e Massimo Della Schiava, detto il Fioba (sodale di Task Force Butler), come dimostrato dagli header dei messaggi persecutori inviati da Federico De Massis (Task Force Butler) dal 2011 ad oggi nella casella di posta elettronica che fa riferimento al blog Tanker enemy. Sono header nei quali compare anche l'indirizzo di posta elettronica di Massimo Della Schiava. E’ lo stesso Massimo Della Schiava che invia, sempre sulla piattaforma del blog, messaggi di insulto e minacce sin dal 2007.



Copia video su YouTube QUI.

Serena Giacomin Nasce a Milano nel 1984. Nel 2009 consegue la laurea specialistica in Fisica dell’Atmosfera e Meteolorogia all’Università degli Studi di Bologna, con tesi in trasferimento radiativo. Nel 2010 segue il Master RIDEF e si diploma al politecnico di Milano in energie per Kyoto, efficienza e decentramento energetico. Alla fine del suo corso di studi, ha lavorato per ENICHEM come ingegnere di giacimento, settore tecnologie avanzate per l’uso di carburanti speciali e per la precisione: "Ingegnere di giacimento per l’estrazione di idrocarburi non convenzionali". Da giungo 2010 ha scelto di occuparsi a tempo pieno di divulgazione scientifica come responsabile di redazione nel progetto “ClassMeteo” di Class Editori. Da ottobre 2012 cura e conduce Prometeo, trasmissione TV che si occupa di scienza, programma in onda tutte le settimana su ClassTV (Canale 27).

PUNTUALE TRASCRIZIONE DEL PARLATO - UDIENZA DEL 6 GIUGNO 2019 - Escussione della parte 'lesa" nel processo Class Meteo a carico dei fratelli Marcianò - Dottoressa Serena Giacomin.

Benché la Dott.ssa Giacomin, proprio come la Bencivelli, neghi di collaborare in alcun modo con il C.I.C.A.P. la cui eminenza grigia è Piero Angela, una frase appare significativa ed esauriente per dipingere il quadro di questa persecuzione ai danni dei fratelli Marcianò...

Avvocato della parte civile: "Lei viene accusata di essere un esponente, un membro di questo fantomatico C.I.C.A.P."

Serena Giacomin: "Sì... in realtà il C.I.C.A.P. praticamente mi istruiva... cioè... mi diceva le cose che avrei dovuto dire...".

Avvocato parte civile: "Ma esiste il C.I.C.A.P.?"

Serena Giacomin: "Sì sì... il C.I.C.A.P. esiste!"

Avvocato parte civile: "E che cosa tratta?"

Serena Giacomin: "Al tempo si occupava di fenomeni paranormali".


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lunedì 10 giugno 2019

Piove plastica



Il 14 maggio 2019 è stato pubblicato uno studio che fotografa perfettamente la situazione attuale, per quanto attiene all'inquinamento da nanoparticolato in atmosfera. I media mainstream ci hanno bombardato per mesi sulla responsabilità da imputare ai sacchetti di plastica abbandonata. Ciò sarebbe l'unica causa della presenza di microplastiche nei fiumi, nei laghi e nei mari. Ora, però, le analisi condotte dai ricercatori Gregory A. Wetherbee, Austin K. Baldwin e James F. Ranville, nell'ambito del "National Atmospheric Deposition Program", chiariscono la questione. Praticamente i microscopici frammenti di plastica, della dimensione di 0,45 micrometri e che sono molto simili a quelli che fuoriescono dalla pelle dei malati di Morgellons, scendono insieme con la pioggia! Questo non è un particolare irrilevante, in quanto sappiamo che le operazioni di geoingegneria clandestina prevedono l'impiego di nanoparticelle di plastica alle quali sono aggregati alcuni metalli, tra i quali il litio, lo stronzio, il manganese, il bario e, naturalmente, l'alluminio. Un'altra tessera del mosaico contribuisce a delineare il disegno complessivo riferibile alle funeste operazioni di aerosol comunemente note come "scie chimiche".

Lo studio è visionabile a questo link.
Qui il documento in formato PDF.

Articolo correlato: Studio francese attesta che l’ambiente è inquinato da polimeri di origine atmosferica

Di seguito l'introduzione allo studio e la traduzione automatica, eseguita con Google translator.

It is raining plastic
Open-File Report 2019-1048
By: Gregory A. Wetherbee, Austin K. Baldwin, and James F. Ranville
https://doi.org/10.3133/ofr20191048

First posted May 14, 2019

For additional information, contact:
Branch Chief, Hydrologic Networks Branch, Observing Systems Division
U.S. Geological Survey
12201 Sunrise Valley Drive, MS 412
Reston, VA 20192

Abstract

Atmospheric deposition samples were collected using the National Atmospheric Deposition Program / National Trends Network (NADP/NTN) at 6 sites in the Denver-Boulder urban corridor and 2 adjacent sites in the Colorado Front Range. Weekly wet-only atmospheric deposition samples collected at these sites during winter-summer of 2017 were filtered (0.45 micrometers, polyethersulfone) to obtain particulates washed from the atmosphere (washout). Plastics were identified on over 90 percent of the filters. The plastic materials are mostly fibers that are only visible with magnification (~40X). Fibers were present in a variety of colors; the most frequently observed color was blue followed by red > silver > purple > green > yellow > other colors. Plastic particles such as beads and shards were also observed with magnification. More plastic fibers were observed in samples from urban sites than from isolated, montane sites. However, frequent observation of plastic fibers in washout samples from the isolated Loch Vale site in Rocky Mountain National Park (elevation 3,159 meters) suggests that wet-deposition of plastic is ubiquitous and not just an urban condition. The mass of plastic in even the most concentrated samples was not large enough to weigh or reliably estimate. Developing a routine capability to calculate plastic wet-deposition loads is not possible with current technology. Counting plastic fibers under a microscope and multiplying the counts by a mean mass per fiber might be possible, but it is tedious, expensive, and has large inherent error. A means to estimate the recovery of the plastic materials from the NADP samples is needed. However, saving the NADP filters for subsequent analysis would make a washout deposition network possible with very little added expense, and methods could be developed to more accurately estimate plastic loads using the NTN. It is unclear how these plastic materials are accumulating and being assimilated in the environment and biota. Moreover, the potential effects of these materials on biota is not understood.

TRADUZIONE

I campioni di deposizione atmosferica sono stati raccolti utilizzando il National Atmospheric Deposition Program / National Trends Network (NADP / NTN) in 6 siti nel corridoio urbano di Denver-Boulder e 2 siti adiacenti nel Colorado Front Range. I campioni settimanali di deposizione atmosferica solo umido raccolti in questi siti durante l'inverno-estate 2017 sono stati filtrati (0,45 micrometri, polietersulfone) per ottenere particolati lavati dall'atmosfera (washout). Le materie plastiche sono state identificate su oltre il 90 percento dei filtri. I materiali plastici sono per lo più fibre visibili solo con ingrandimento (~ 40X). Le fibre erano presenti in una varietà di colori; il colore più frequentemente osservato è il blu seguito da rosso> argento> viola> verde> giallo> altri colori. Particelle di plastica come perline e frammenti sono state osservate anche con l'ingrandimento. Sono state osservate più fibre di plastica in campioni provenienti da siti urbani che da siti montani isolati. Tuttavia, l'osservazione frequente di fibre plastiche in campioni di washout dal sito di Loch Vale isolato nel Parco Nazionale delle Montagne Rocciose (elevazione 3.159 metri) suggerisce che la deposizione di plastica a umido sia onnipresente e non solo una condizione urbana. La massa di plastica anche nei campioni più concentrati non era abbastanza grande da poter essere pesata o stimata in modo affidabile. Lo sviluppo di una capacità di routine per calcolare i carichi di deposizione a umido di plastica non è possibile con la tecnologia attuale. Il conteggio delle fibre di plastica al microscopio e la moltiplicazione dei conteggi per una massa media per fibra potrebbe essere possibile, ma è noioso, costoso e ha un grande errore intrinseco. È necessario un mezzo per stimare il recupero dei materiali plastici dai campioni NADP. Tuttavia, il salvataggio dei filtri NADP per analisi successive renderebbe possibile una rete di deposizione washout con pochissime spese aggiuntive, e potrebbero essere sviluppati metodi per stimare con maggiore precisione i carichi di plastica usando l'NTN. Non è chiaro come questi materiali plastici si accumulino e vengano assimilati nell'ambiente e nel biota. Inoltre, i potenziali effetti di questi materiali sul biota non sono compresi.

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mercoledì 5 giugno 2019

Scie chimiche: scovati i nuovi sistemi di nebulizzazione sui motori della serie CFM!



La geoingegneria clandestina marcia indisturbata, grazie alle massicce collusioni in ambito accademico, all'acquiescenza nonché complicità della magistratura ed al completo disinteresse della politica.

A seguito della diffusione delle fotografie ritraenti i sistemi di aerosol alloggiati, a vista, nella sezione posteriore dei turbofan, i tecnici hanno pensato che fosse opportuno iniziare a studiare nuovi apparati, più discreti, idonei alla dispersione in atmosfera dei prodotti chimici ausiliari. Sono apparati che non interessano la camera di combustione e con cui sono dispersi composti differenti dai carburanti additivati (N.A.T.O.) di trimetilalluminio, bario, manganese etc.



Gli ingegneri, operanti nell'ambito della guerra ambientale per mezzo di aerei commerciali, hanno perciò implementato una nuova importante modifica sulla serie di motori CFM. Gli irroratori sono ora montati all'interno della parte fredda del propulsore (nella sezione di by-pass) in una posizione assolutamente insospettabile ed erogano contro flusso, per migliorare la vaporizzazione. In questo modo non solo gli erogatori rimangono nascosti, ma il materiale nebulizzato non viene in alcun modo alterato dall'aria calda della turbina.

Gli scatti si riferiscono ad un CFM-56 della serie A-320, ma anche nell'A-330 sta apportando la stessa modifica in post-produzione. I tecnici hanno anticipato l'intervento sugli A-320, in considerazione del fatto che sono velivoli molto comuni tra le compagnie per il trasporto passeggeri e merci.

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lunedì 20 maggio 2019

I gas di scarico degli aerei danneggiano i polmoni



Immaginate di essere in campagna o in collina o in una zona silvestre, in un'area non antropizzata e fate caso al suono grave che, con costanza martellante, sovrasta il cinguettio degli uccellini o lo scroscio dei corsi d'acqua. Alzate gli occhi al cielo e, tra le nubi basse ancora sopravvissute, potrete discernere nei particolari un grosso aereo civile che rilascia una scia più o meno persistente. Quell'aviogetto sta volando a bassa quota ed a velocità ridotta, a causa della densità dell'aria. E' impegnato in un sorvolo a "quota cumuli", nell'ambito delle operazioni di "inseminazione igroscopica delle nubi basse". Si devono considerare tre fattori concomitanti che confermano che quel velivolo non sta incrociando ad altitudine di crociera (8/11000 metri). I tre fattori sono i seguenti: a) il rumore; b) il passaggio al di sotto o dentro i cumuli; c) la bassa velocità. Quest'ultimo elemento dipende dal fatto che, a quote prossime ai 1600 metri, l'aria comincia ad essere piuttosto densa, opponendo resistenza ai corpi che la attraversano. Giacché gli aeroplani per il trasporto passeggeri non sono progettati per raggiungere gli 800 Km/h (velocità di crociera) in aria non rarefatta, pena danni alla struttura, i piloti devono, giocoforza, portare al minimo la manetta.

Ho evidenziato una situazione che ormai è la norma, solo che in pochi la notano, ritenendo che tutto questo sia assolutamente normale. Cosa che non è: infatti i velivoli che percorrono i corridoi ad alta quota loro assegnati (solo sulla carta) non si vedono ad occhio nudo né se ne ode il transito. Al contrario, si è in grado di distinguere nei dettagli questi aeromobili, di leggerne addirittura il nome della compagnia, di valutarne la forma ed il numero di motori etc. Quanto descritto, è una dimostrazione empirica che le dichiarazioni delle autorità "competenti" sono false. Non si tratta di velivoli commerciali che, ad alta quota, generano scie di condensazione. Ergo quelle scie non sono formate da vapore acqueo.

In ogni caso, supponiamo che questi aeromobili non rilasciassero tracce visibili di sorta, il risultato non cambierebbe, visto che i carburanti N.A.T.O., additivati di sostanze chimiche neurotossiche, sono dannosi non solo per il nostro sistema nervoso, ma anche per i nostri polmoni (Ogni anno muoiono sette milioni di persone a causa dell'inquinamento atmosferico). Infatti un recente studio, condotto dall’Università di Berna, ha dimostrato l’azione nefasta delle polveri fini originate dai gas di scarico dei reattori aerei sulle cellule polmonari umane. I danni maggiori sono provocati dalle particelle prodotte, quando il reattore non funziona a pieno regime.



È ben noto che le polveri fini (PM 2.5 e PM 10) generate dai motori a scoppio delle automobili raggiungono i polmoni e compromettono la salute a lungo termine. Che ne è delle particelle (PM 2.5) provenienti dai motori degli aerei? Ricercatori guidati dalla Dott.ssa Marianne Geiser Kamber dell’Università di Berna, insieme con i colleghi del Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca e della Scuola universitaria professionale del Nord Ovest della Svizzera (FHNW), hanno condotto esami con il modello di turbine più diffuso al mondo e sulle cellule polmonari umane. Secondo i risultati dello studio, pubblicati sulla rivista "Nature Communications Biology", l’effetto sulle cellule epiteliali dei bronchi delle particelle, derivanti dalla combustione del cherosene, è analogo a quello dei motori a benzina ed a gasolio. Sono soprattutto le particelle primarie (ossia emesse direttamente da una fonte) di fuliggine che possono danneggiare direttamente le cellule polmonari ed innescare reazioni infiammatorie.

I ricercatori hanno realizzato esperimenti con cherosene convenzionale e con biocarburante, composto accanto al cherosene di quasi un terzo di grassi animali e vegetali. Il secondo non è necessariamente migliore del carburante standard in termini di effetti sulle cellule polmonari.



Per lo studio, gli scienziati hanno impiegato la turbina CFM56-7B Turbofan, la più comune al mondo, su un banco di prova per simulare vari regimi, come quello al decollo, in salita o al minimo (quello che si verifica a bassa quota, n.d.r.). I gas di scarico sono stati convogliati in una camera di deposizione di aerosol che conteneva cellule epiteliali bronchiali umane.

Gli specialisti hanno esposto le cellule ai gas di scarico per un’ora: in questo modo hanno potuto saggiare, in condizioni realistiche, come le particelle fini si depositino sulle cellule polmonari e quali reazioni provochino. Tra queste ultime vi sono danni alle membrane cellulari e stress ossidativo, responsabile di un invecchiamento più rapido delle cellule e possibile fattore di insorgenza di neoplasie.

Le cellule polmonari hanno mostrato le reazioni più forti al cherosene convenzionale durante il funzionamento minimo del reattore. Questo, in un primo tempo, ha sorpreso gli esperti, poiché la quantità di polveri fini depositate sulle cellule era estremamente più contenuta che alla massima potenza. La qualità delle particelle prodotte tuttavia differisce durante il minimo di attività del reattore, il decollo o la salita. Quando il reattore funziona al minimo, si producono particelle con una composizione che scatena reazioni cellulari molto più forti, nonostante una dose inferiore, ha spiegato a Keystone-ATS la Geiser, sottolineando la rilevanza per la salute della qualità delle polveri e non solo della loro dose.

Per il biocarburante, la reazione cellulare più forte è stata osservata durante la simulazione del volo ascendente. Le cellule hanno in particolare prodotto più fattori infiammatori (citochine). «Queste reazioni riducono la capacità delle cellule delle vie respiratorie di reagire adeguatamente ad un successivo attacco virale o batterico», ha asserito la Geiser.

L’attenzione di questo studio si è concentrata sulle cosiddette particelle primarie, quelle cioè che vengono emesse direttamente durante la combustione del carburante, ha spiegato la Geiser. Con l’aumentare della distanza dalle turbine, le polveri primarie sono trasformate ed hanno effetti diversi sulla biologia dei bronchi.

Fonte: CDT.ch

Lo studio nel dettaglio: Non-volatile particle emissions from aircraft turbine engines at ground-idle induce oxidative stress in bronchial cells


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venerdì 10 maggio 2019

Romanzo criminale



La geoingegneria clandestina è solo uno fra i capitoli del romanzo criminale il cui intreccio si dipana, di giorno in giorno, nel nostro martoriato pianeta. Una panoramica sulle questioni più scottanti di questo periodo ci mostra un inasprimento delle controversie internazionali: alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, si aggiungono i focolai medio-orientali e la crisi venezuelana con i conseguenti attriti tra Federazione russa e Stati Uniti. E’ evidente che la feccia mondialista, su cui veglia l’eretico Francesco, sta accendendo varie micce affinché divampi un conflitto su larga scala, non importa con quale pretesto, con quale casus belli. Da anni si grida “al lupo, al lupo”, da tempo ci si sente sul limitar di Dite e poi non accade alcunché di decisivo: infatti chi può sapere quando e come gli eventi deflagreranno? Con la costruzione del Terzo Tempio a Gerusalemme? Con un duello all’ultimo sangue tra N.A.T.O. e Russia?

Intanto continua lo stillicidio di iniziative, volte, di là da una facciata di politica per il bene comune, a vessare i cittadini, a ridurre gli spazi già esigui di libertà. Un caso vale per molti: la persecuzione nei confronti dell'ex lavoratore aeroportuale Enrico Gianini, “reo” di aver dimostrato, con le sue incontrovertibili e dirompenti testimonianze l’atroce realtà della “guerra climatica”. L’intemerato Gianini ha di recente subìto delle misure restrittive con accuse menzognere oltre che ridicole: il sistema non agisce con altrettanto accanimento nei confronti dei veri mascalzoni, che sono quasi sempre scarcerati o assolti da giudici “comprensivi”. Insomma, le istituzioni, come è consuetudine, sono deboli con i forti e forti con i deboli.



Prosegue anche l’implementazione del letale 5G: ci si chiede come si possa evitare di essere irradiati da dannosi campi elettromagnetici. Purtroppo non si può confidare nella classe “politica” di “destra” o “sinistra” che sia, divisa solo all’apparenza o per la spartizione e l’accaparramento di privilegi, ma unita saldamente quando si tratta di opprimere e danneggiare la popolazione: si pensi all’attuale esecutivo che ha per giunta inasprito le norme incostituzionali della Legge Lorenzin. Qui occorre chiarezza: i vaccini, spacciati per obbligatori non sono tali, visto che la convenzione di Oviedo, che è un trattato internazionale, ratificata dall’Italia con una legge ad hoc, prevale su qualsiasi regolamento nazionale. I genitori che ricevono dagli enti preposti intimazioni affinché i figli siano immunizzati, dovrebbero sapere che tali richiami sono del tutto illegittimi. Essi possono rispondere che è necessario osservare la convenzione di Oviedo (dura lex, sed lex) e che, qualora si insista con simili notifiche, si potranno adire le vie legali per il reato di atti persecutori oltre che per altri delitti ravvisabili nella condotta intimidatoria.

Accennavamo al 5G: è meritorio l’operato di Maurizio Martucci, autore dell’ottimo libro intitolato "Manuale di autodifesa per elettronsensibili", 2018. Nel volume sono contenuti preziosi consigli operativi. E’ ovvio che siamo sulla difensiva, ad esempio si possono schermare le abitazioni con idonee tende o pellicole o vernici oppure mettendo a dimora in vasi sui terrazzi o nei giardini piante che filtrano i campi elettromagnetici (in particolare la tuia), si possono diffidare i sindaci, presentando degli esposti, si può tentare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema… [1] Ci sembra, però, di lottare contro i mulini a vento, perché il sistema è sempre più potente e prepotente: la sua perversa tracotanza non si afferma tanto attraverso la coercizione, bensì per mezzo della propaganda. La propaganda ed il negazionismo, sotto le false e scintillanti sembianze di “informazione”, “scienza” e “cultura”, si insinuano in ogni dove: negli apparati, nei media, nelle scuole, nelle università, nelle organizzazioni non governative, nei movimenti “ambientalisti”…, giungendo a colonizzare e ad infettare le coscienze e le menti, ormai ottenebrate, incapaci di ragionare in maniera autonoma e critica, inclini, invece, a ripetere i luoghi comuni del regime, i dogmi dell’ideologia dominante.

Si vive così sempre più in una situazione di precarietà, di fronte ad un bivio: una strada potrà portare, superati numerosi e formidabili ostacoli, alla salvezza; l’altra si sa dove conduce…

[1] A proposito di indicazioni bibliografiche, è opportuno segnalare anche il saggio del fisico Vittorio Marchi, “La vertigine di scoprirsi Dio”, 2014. E’ un testo che, sebbene sia incentrato su questioni filosofiche ed epistemologiche, dedica un cenno anche alle chemtrails ed ampio spazio al problema delle onde elettromagnetiche.


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