domenica 19 aprile 2015

Una strada senza uscita: tra infiltrati, falsi attivisti ed incompetenti



Molti ci hanno chiesto perché non abbiamo pubblicizzato la manifestazione bolognese organizzata dal Signor Massimo Rodolfi di "Riprendiamoci il pianeta".

Per rispondere, bisogna in primo luogo ricordare che tempo fa proponemmo un articolo spiritoso, ispirato ad una sua testimonianza audio-video su Skype. Era un modo per prendere le distanze da un personaggio come Giulietto Chiesa, il temporeggiatore. Non riponevano e non riponiamo alcuna fiducia in Chiesa che avalla la fandonia del global warming da biossido di carbonio nonché la geoingegneria ufficiale per “salvare la Terra”. Apriti cielo! Sembrava che avessimo commesso un delitto di lesa maestà. Subito ci giunse una perentoria richiesta di rimozione della pasquinata, anche da blog che l’avessero nel frattempo rilanciata, con toni tanto veementi ed ultimativi, che veramente poco si addicono ad una persona che afferma di aver conseguito un alto livello spirituale. Non fu inteso che il testo era ironico: l’ironia è sinonimo di intelligenza…

Va bene: si può anche non avere il coraggio delle proprie opinioni, nonostante anche tale atteggiamento strida con la tanta ostentata “spiritualità”, ma la maniera minacciosa e brutale con cui si esigeva la cancellazione del pamphlet ci lasciò sconcertati. Passi! Per noi era finita lì. Non per il Signor Rodolfi che cominciò a scrivere una serie di altisonanti articoli e comunicati in cui con accenti oracolari deprecava la nostra condotta. Avevamo evidenziato senza peli sulla lingua l’inconcludenza di Chiesa e la reazione era stata inconsulta. Nei fatti Chiesa in tutti questi anni ha offerto come contributo alla lotta contro le chemtrails lo stesso apporto che i “politici” nostrani danno alla risoluzione dei problemi. In ogni caso ognuno è libero di scegliersi i suoi idoli e di trastullarsi con quelli, come i bambini amano dormire con l’orsacchiotto di peluche.

Comunque non replicammo alle accuse del Signor Rodolfi, neanche quando in una risposta ad un attivista osò definire Rosario Marcianò “un manipolatore” (sic!).



Negli anni il Signor Rodolfi ha seguito la sua strada nel campo dell’informazione inerente alla geoingegneria clandestina, commettendo, a nostro avviso, una serie di errori tattici e strategici, a causa di una preparazione piuttosto raffazzonata sul tema. Sebbene con questa trascuratezza screditasse e danneggiasse l’intero movimento, lo abbiamo ignorato, come abbiamo ignorato le sue iniziative e boutades.

Purtroppo non esiste solo la disinformazione degli invasati occultatori, ma esistono pure il sensazionalismo e la superficialità di chi, dopo aver spigolato informazioni da fonti eterogenee e talora inattendibili, si improvvisa conferenziere, magari elogiando la scrittrice Naomi Klein, nota negazionista e gatekeeper che accredita la versione ufficiale del riscaldamento planetario da CO2 ed incoraggiando l'acquisto dei suoi libri. Roba da pazzi! In un evento che ufficialmente serve a denunciare le cosiddette scie chimiche si dà spazio alle solenni scempiaggini della Klein, idiozie che, tra l’altro, sono incompatibili con le acquisizioni riguardanti le attività chimico-biologiche.

UN AIUTO PER TANKER ENEMY - Il Comitato "Tanker enemy" dal 2006 è impegnato nella divulgazione e nella denuncia dello spinoso tema noto come "scie chimiche" o "geoingegneria clandestina", tramite la pubblicazione di articoli, video, documenti, traduzioni e per mezzo di varie iniziative (ad esempio, l'indagine sulle polveri sottili). Questo lavoro ha richiesto e richiede un impegno quotidiano con il conseguente dispendio di energie e risorse. In questi anni il blog "Tanker enemy" e quelli collegati hanno garantito, anche grazie al contributo di lettori e sostenitori, un'informazione indipendente e circostanziata a tal punto da suscitare la reazione del sistema. Questa reazione si è tradotta, oltre che in attacchi di ogni genere, nell'apertura di procedimenti "legali", volti all'oscuramento del blog e dei siti ad esso correlati. Sono procedimenti all'origine di notevoli difficoltà pratiche e di cospicui esborsi per avvocati e consulenti tecnici. Auspichiamo perciò un fattivo sostegno sotto forma di donazioni e di altri interventi (gratuito patrocinio, consulenze...) affinché il Comitato possa continuare ad agire nell'interesse della collettività. Un sentito ringraziamento a tutti coloro che accoglieranno, per quanto nelle loro possibilità, il presente appello. Il Vostro contributo è assolutamente fondamentale al fine di permetterci di proseguire con il nostro operato. Qui la pagina Paypal per eseguire una donazione.

Dal 2005 ad oggi abbiamo compiuto delle ricerche serie, specialmente grazie ai contatti con scienziati e ricercatori italiani e stranieri (sempre citati, al contrario della prassi peculiare del Signor Rodolfi e di altri...): ne sono scaturite conclusioni che sono risultate corrette. In giro, però, si ciancia ancora di scie evanescenti che sarebbero di condensazione, di bidoni montati negli aerei, di acido cloridrico (sic!) e di amenità simili. Pazienza.

Non ci si chieda, però, di aderire a proteste che, fatta la tara di atteggiamenti folkloristici, sfociano solo in proclami, in un’accozzaglia di asserzioni farraginose. Già il cittadino medio stenta a comprendere i termini essenziali del problema, a distinguere una nuvola naturale da una sintetica, che cosa succede, se mescoliamo tutto ed il contrario di tutto: la sovranità monetaria, i cambiamenti climatici, i diritti degli animali, la crisi economica, la nuova sessualità, Naomi Klein?

Chi sono dunque i veri manipolatori? Quelli forse che dimostrano schiettezza e trasparenza, senza temere di smascherare venerati “guardiani del cancello”, anche a costo di attirarsi gli strali di certa magistratura e le falsità di finti attivisti, come se non bastassero i quotidiani attacchi di disinformatori mentecatti?

Non è in atto una lotta all’interno del movimento, perché certi “attivisti” sono soltanto degli arruffoni (sempre che siano in buona fede) e di fatto e di diritto dal gruppo sono fuori, senza dimenticare che alcuni, come quei due lì di Pordenone, sono fuori in ogni senso.


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giovedì 16 aprile 2015

Piloti alla gogna



A seguito dell'"incidente" occorso all’aereo della compagnia tedesca low cost Germanwings, costola della prestigiosa Lufthansa, di botto la reputazione dei piloti si è appannata. “Colpa” di Andreas Lubitz (sit ei terra levis), il copilota del velivolo schiantatosi sulle Alpi francesi il 24 marzo 2015: sùbito dipinto come un aviere modello, è poi stato, con il passare del tempo, trasformato in un depresso, in un pazzo, in un folle suicida che ha voluto trascinare nel suo gesto autodistruttivo altre 149 persone.

E’ ovvio che questo ritratto a tinte fosche è falso, ma funzionale agli scopi di chi gestisce il genocidio globale noto in modo eufemistico come “attività di geoingegneria clandestina”.

Fra le numerose stranezze che si sono susseguite dopo l’incidente, spicca l’improvvisa e sospetta attenzione dei media governativi nei confronti dei piloti tout court. E’ un’attenzione che è coincisa con articoli in cui i “nocchieri del cielo” sono ritratti come protagonisti di azioni arrischiate, di gesti inconsulti. Sono lontani i tempi di Francesco Baracca e del Barone rosso, quando aviatore era sinonimo di eroe. Oggi quell’epica età è lontana… Ad esempio, il pilota dell’Alitalia, Maurizio Foglietti, nella sua abitazione di Todi avrebbe dato vita ad uno spettacolo pirotecnico, sparando alcuni colpi d’arma da fuoco, probabilmente nel corso di una lite. Era la sera di Pasqua. Non pago di tale impresa, il Foglietti si è poi cimentato in una scorribanda automobilistica sulle strade umbre, con tanto di sorpasso spericolato, incidente ed alcool test positivo. Ne sono seguite la denuncia a piede libero per opera dei Carabinieri e la sospensione della patente. Per le sue intemperanze l’Alitalia aveva già sollevato il pilota dall’attività di volo.

Viviamo nell’era della menzogna e le notizie riguardanti Foglietti potrebbero essere o inventate o iperboliche. Questo aspetto, però, non è così importante: è significativo, invece, quello che si nasconde dietro questi presunti fatti e l’enfasi con cui i pennivendoli li divulgano. Il messaggio tende ad eclissare la cronaca reale o fittizia che sia.



Occorre compiere un passo indietro: dopo che l’Airwings era precipitato, sùbito numerosi piloti e copiloti si rifiutarono di salire a bordo. Perché? Non erano state ancora partorite le baggianate di Andreas Lubitz psicolabile intento a somministrare potenti diuretici per attuare i suoi inverosimili piani.

Orbene, pare che la berlina mediatica contro i piloti sia un’intimidazione o per lo meno un monito obliquo affinché tacciano a proposito della sindrome aerotossica, causa di gravi problemi di salute tra equipaggi e passeggeri degli aerei, all’origine di sciagure anche mortali.

La situazione peggiora sempre più: ogni anno in media muore un pilota. Lo denuncia Antonio Bordoni, esperto di incidenti aerei ed autore di un saggio intitolato “Piloti malati”. Bordoni individua nello stress l’origine dei decessi, ma la parola stress o l’espressione burn out, oggi di moda per indicare il logorio psico-fisico provocato da vari mestieri e professioni, ci sembrano alludere a qualcos’altro. Sì! Alla sindrome aerotossica, legata a doppio filo alla biogeoingegneria illegale. Gli avieri sono presi tra due fuochi: da un lato sanno quali sono i pericoli per la loro salute, dall’altro sono consci che, qualora dovessero sputare il rospo, rischierebbero provvedimenti disciplinari e persino il licenziamento. Così tacciono ed il loro silenzio non è d’oro, ma una colpevole omertà: le malattie e le morti non sono “appannaggio” del personale di bordo. Sono comunque i primi a pagare: chiamatela Nemesi o Giustizia superiore, chiamatelo karma…


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sabato 11 aprile 2015

Benvenuti a bordo!



Con enfasi l’aereo è decantato come il mezzo di trasporto più sicuro: il numero di persone che muore in incidenti stradali ogni anno è superiore a quello dei passeggeri periti in disastri aerei. Tuttavia oggigiorno la tanto magnificata sicurezza dei voli appare per lo meno incrinata. E’ un mito ormai in gran parte sfatato.

Che cosa succede attualmente ai viaggiatori, soprattutto a coloro che usufruiscono delle allettanti proposte ammannite dalle compagnie low cost? Tra sindrome aerotossica, trasvolate sobbalzanti con traiettorie “turistiche”, a zig zag e perigliose quote radenti centri abitati e montagne, i passeggeri affrontano rischi del tutto ignoti, prima che l’operazione “geoingegneria clandestina” diventasse pressoché planetaria (dal 2007) con il coinvolgimento totale dei vettori commerciali.

Il pericolo maggiore è senza dubbio costituito dalla sindrome aerotossica (vulgo “fumo in cabina”, in inglese "fume event") che può colpire sia i passeggeri sia l’equipaggio: si va dal malessere con senso di stordimento e nausea sino a gravi ed invalidanti problemi neurologici. Qualche pilota ci ha persino lasciato le penne… E’ ovvio che i soggetti più esposti a questa patologia sono coloro che, per ragioni di lavoro o di studio, prendono spesso l’aereo, oltre al personale di bordo: piloti, copiloti ed assistenti di volo.



I carburanti avio, gli additivi usati nei combustibili nonché gli oli lubrificanti, come è noto, sono all’origine di questa sindrome: il nanoparticolato neurotossico che penetra nella cabina passeggeri ed in quella di pilotaggio contamina l’aria che i motori turbofan aspirano dall’esterno. A poco servirebbero mascherine o filtri nasali disponibili sul mercato, poiché questi presidi non filtrano il particolato finissimo in grado di superare la barriera emato-encefalica. Il problema si acuisce, se si considera che in Italia l’affezione in oggetto è sconosciuta ai più, sicché quasi nessuno prende le precauzioni per arginare eventuali danni. Si deve, però, riconoscere che l’unica misura davvero efficace contro il pericolo di intossicazione sia evitare di imbarcarsi su un volo commerciale.



Anche le rotte e le altitudini chimiche seguite oggi dalla maggior parte dei voli civili sono un potenziale azzardo: da un punto di vista statistico, è inevitabile che, considerando il traffico frenetico sopra le nostre povere teste, qualche aereo si trovi, prima o poi, in condizioni di emergenza. Sono circostanze che possono rivelarsi fatali, come è dimostrato dalla recente sciagura occorsa all’airbus della Germanwings. Non è un episodio isolato: ad esempio, si può ricordare che alcuni anni addietro due unità collisero nei cieli sopra la Sila. Anche in quell'occasione il cover up fu efficacissimo e dell'incidente pochi sono a conoscenza.

Le persone che si avventurano su un aereo, oltre a viaggiare in condizioni spartane e soggette a mille vincoli, devono sapere che li attende un “giro emozionante” simile a quello di Paolo Villaggio che, vinta una vacanza in una meta turistica, si avventura in un’allucinante odissea aerea. I biglietti costano pochissimo, ma si paga lo scotto dello sconto: come generi di conforto sono offerte caramelle risalenti al Paleolitico inferiore, con la carta ormai transustanziata nelle caramelle stesse. Non manca un caffè all’aroma di risciacquatura. Intanto tra vuoti d’aria, improvvise cabrate, discese e cambi di rotta, atterraggi di emergenza per l'esaurimento prematuro del carburante, tutte situazioni motivate dalle esigenze connesse alle famigerate operazioni, sembra di essere sulle montagne russe. Insomma, ci si sente come in un film. Solo che un film è finzione, mentre qui ci riferiamo ad un’atroce realtà.

Bon voyage…


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martedì 7 aprile 2015

Germanwings abbattuto in volo. Nessuna scossa sismica da impatto diretto sulle Alpi francesi


Un certo Marco Mucciarelli, sismologo [1], in merito all'"incidente" dell'A-320 Germanwings, ha recentemente affermato che l'impatto del velivolo della compagnia low cost ha generato un'onda sismica, il che, se fosse vero, dimostrerebbe che effettivamente il volo 4U9525 D-AIPX si sarebbe frantumato schiantandosi contro le cime delle Alpi francesi e non sarebbe quindi stato abbattuto in volo, a differenza di quanto affermato da chi scrive. Abbiamo già chiarito che la versione ufficiale non regge, poiché il luogo del supposto crash si trova a non più di 1.300 metri di altitudine sul livello del mare, mentre i radar hanno improvvisamente perso il segnale del Germanwings, mentre esso volava a circa 2.073 metri di quota. Per cui i conti non tornano. Sorvoliamo, però, per un attimo su questo dettaglio cruciale e leggiamo che cosa scrive l'esperto (volutamente non abbiamo corretto i numerosi errori linguistici...):

"Terremoti, sismologia ed altre sciocchezze - Dopo ogni avvenimento tragico, nei tempi recenti, si scatena su internet (sic) la corsa dei complottari per accaparrarsi visite ai siti, e questo si è puntualmente ripetuto dopo lo schianto del volo GermanWings in Provenza. L'Italia ha dato il suo degno contributo con un noto leader degli sciachimisti che ha immediatamente sostenuto che il volo era a quota bassa per compiere irrorazioni di geoingegneria clandestina. Il furore degli utenti ha fatto chiudere il profilo FB [2]. La bufala che ha iniziato a girare poco dopo è quella dell'arma segreta che durante una esercitazione USA avrebbe fatto esplodere in volo l'aeroplano. Improvvisati esperti di volo e di balistica hanno iniziato a dubitare delle foto, a sproloquiare sulla mancanza di un cratere da impatto e ad alimentare dubbi non suffragati da alcuna prova. L'analisi di esplosioni e impatti registrati nei sismogrammi è stata spesso utilizzata in passato per altre tragedie, dall'attacco alle Torri Gemelle alla collisione della Costa Concordia con gli scogli del Giglio, ed anche in questo caso le teorie complottiste possono essere smentite dall'analisi dei sismogrammi della rete francese. A circa 25 km dal luogo dell'impatto si trova la stazione di Digne-les-Bains (codice internazionale FR-OGDI. Dai dati disponibili anche su FlightRadar24, il risulta che volo è scomparso dai radar alle 10:40 CET del 24 marzo. Estraendo dalla banca dati EIDA i segnali registrati a OGDI, dopo un passaggio alle accelerazioni ed un filtraggio passa alto a 2 Hz si ottengono i segnali du questa figura. Il segnale dell'impatto è ben visibile alle 09:40:07 (UTC, un ora indietro rispetto a CET). Considerando una velocità delle onde attorno a 4000 m/s, i 25 km tra stazione sismica e punto di impatto vengono percorsi dalle onde in circa 6 secondi, con una perfetta compatibilità tra la registrazione sismica e la scomparsa dai radar. Quindi l'aereo non è esploso in volo ma si è schiantato al suolo ancora integro, con buona pace dei complottisti, che dovrebbero solo vergognarsi di speculare sulle sciagure".

Davvero interessante! Peccato che quanto riportato sul blog dello "scienziato" sia privo di qualsiasi fondamento scientifico ed infatti, se si accede al portale della Rete Nazionale di monitoraggio sismico francese (RéNaSS) e si disporrà una ricerca per il 24 marzo 2015, si avrà modo di verificare che in quel giorno nessun sommovimento sismico di alcuna entità ha interessato il sito in questione, come evidenziato in questo screeenshot. E' quindi chiaro che un curriculum di tutto rispetto non presuppone necessariamente l'infallibilità della fonte!



Peraltro l'analisi delle foto e dei filmati che ritrarrebbero il luogo del disastro dimostrano che i resti spacciati per quelli del volo 4U9525, sono stati dispersi intenzionalmente, mentre il fumo bianco è stato creato ad hoc impiegando, con molta probabilità, dei fumogeni come questo. Infatti un incendio provocato da migliaia di galloni di carburante avrebbe dovuto necessariamente generare fumo nero e fiamme alte, ma di tutto ciò non si vede assolutamente alcunché! Senza trascurare il fatto che non si vedono rottami del timone di coda né dei due pressoché indistruttibili turbofan. Si noti inoltre come il materiale, minutamente frammentato, dia l'idea di essere stato scaricato (da bordo di un elicottero?) appositamente sui declivi da più punti.



Insomma... per i media la questione è chiusa, ma ciò non vuol dire che le autorità governative ci abbiano rivelato la verità. Siamo di fronte ad un'altra mistificazione in stile 11 settembre 2001, a proposito del quale ci viene raccontato che tre aerei si sono schiantati contro due le torri gemelle ed il Pentagono, ma di questi tre aeromobili non si è trovato nulla. Svaniti.

Il tempo, come nel caso della tragedia di Ustica (il velivolo della Itavia con 83 persone a bordo fu abbattuto da un missile aria-aria), ci darà ragione, con buona pace di chi, per qualche interesse, racconta storie - con la certezza che chi legge non verifica - ed insulta impunemente, ben conscio di avere sempre e comunque le spalle coperte dal magistrato di turno.



ARTICLI CORRELATI:

- Germanwings schiantatosi sulle Alpi francesi: l'analisi del fattore altitudine induce ad ipotizzare che l'aereo sia stato abbattuto!
- Precipita velivolo commerciale sulle Alpi francesi: completamente falsa la versione ufficiale!
- Disastro Germanwings: un'ipotesi alternativa

[1] Marco Mucciarelli: laureato in Fisica, professore universitario. Insegna Sismologia Applicata presso la Scuola di Ingegneria dell'Università della Basilicata. Dal luglio 2012 è direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS).

[2] Affermazione falsa e destituita di qualsivoglia fondamento.

AGGIORNAMENTO:

L'unica traccia sismica rilevata dal sito indicato dal luminare (QUESTO) è quella riportata di seguito. Si tratta di una scossa rilevata diverse centinaia di chilometri più a nord del sito dichiarato dai media ufficiali come teatro dello schianto e precisamente sulle Alpi svizzere. Inoltre è stata rilevata a 1,8 Km di profondità. Non si può dunque pensare a null'altro se non ad un abbattimento in volo ad opera di intercettori.



AGGIORNAMENTO 2:

Nelle immagini seguenti [LINK] [LINK 2] la posizione rispettivamente di altra stazione sismografica (O.G.A.G.) e relativi tracciati. Non è evidenziata nessuna traccia corrispondente all'orario del crash del Germanwings, nonostante la distanza dal luogo dell'incidente sia identica. Abbiamo infine applicato la trasformazione citata dal sismologo: "Passaggio alle accelerazioni" (cit.), ovvero calcolare la derivata istante per istante del movimento sulle 3 assi del sensore e ricavare così la sua accelerazione. Il risultato [ LINK ] è ancora più sorprendente...


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati. Si ringrazia l'amico Francesco Talarico per l'indispensabile collaborazione.

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sabato 4 aprile 2015

Russian biological warfare

«E' più facile ingannare le persone che convincerle che sono ingannate». (Mark Twain)



Le operazioni di aerosol clandestine da chi sono gestite? L'"operazione Cloverleaf" ha origine transnazionale e sovranazionale? A giudicare da queste sequenze la risposta è una sola: SI'.

I seguenti fotogrammi mostrano, infatti, un velivolo commerciale della compagnia russa Aeroflot, decollato da Barcellona e diretto a Mosca. L'aereo sorvola a bassa quota la città di Sanremo, mentre rilascia (anche dal piano inferiore della fusoliera), elementi chimico-biologici sconosciuti. Precisiamo che tale attività (diffondere sostanze non meglio identificate dal piano di coda, non appena l'aeromobile è sulla verticale del quartiere ove abitiamo) è prassi consolidata per qualsiasi compagnia civile sino dal 2005 e cioè dall'anno che coinvolse a pieno regime anche la città di Sanremo nelle attività di geoingegneria clandestina.

Assodato che non sono né emissioni A.P.U. (Auxiliary Power Unit) né scarichi della toilette, è evidente che si tratta di ben altro! E' logico ipotizzare che lo scarico illegale di questi "fumi" sia in qualche modo riconducibile alla guerra batteriologica. Ciò giustificherebbe i diversi focolai di patologie infettive (virus, funghi, batteri) di origine ignota segnalate tra la popolazione del comprensorio matuziano e non solo. Giacché questo modus operandi è comunque diffuso su tutto il territorio italiano, possiamo dedurre che, come testimoniato da un Generale dell'aeronautica militare in pensione, vigono accordi stipulati tra i governi ed alcune aziende farmaceutiche per la sperimentazione e la successiva vendita di nuovi farmaci, a seguito della deliberata diffusione di patogeni.

In definitiva le cosiddette "scie chimiche", così come precisato in innumerevoli occasioni, non sono volte esclusivamente all'ottimizzazione delle comunicazioni radar-satellitari o alla modifica del clima nonché alla distruzione del territorio, ma coprono un ampio range di interessi ed obiettivi: tra questi è primario lo scopo di favorire gli introiti delle multinazionali del farmaco e, nel contempo, quello di creare tutte le condizioni più favorevoli per ottenere una popolazione di individui malati, stanchi ed arrendevoli.

Tornando alle immagini da cui origina questo articolo, si scopre che non esistono contrapposizioni reali tra le varie potenze ed anzi ci accorgiamo che esse collaborano attivamente per finalità comuni, occultate in modo sapiente con la fattiva collaborazione di pennivendoli di testate nazionali e locali in tutto il mondo. Si leggono pezzi e commenti che cianciano di "aerei chimici" cacciati dallo spazio aereo russo, mentre poi, nei fatti, le cose sono ben diverse! Si ciancia di una Russia buona contro gli Stati Uniti cattivi, quando "ogni stato è una dittatura" (A. Gramsci). Questo non significa scagionare la N.A.T.O. che anzi è un'organizzazione criminale, ma ricordare che esiste un unico centro di potere, rispetto al quale i diversi paesi sono pedoni sacrificabili come negli scacchi. Il vero nemico dei governi, contrapposti ufficialmente, ma uniti e solidali nella realtà, è il popolo ed è bene che questo concetto sia chiaro.



«Esiste un governo ombra dotato di una propria forza aerea e navale, di un proprio sistema di autofinanziamento, capace di manipolare l'opinione pubblica e di perseguire i propri ideali di interesse nazionale, privo da ogni forma di controllo e non sottoposto al rispetto della legge stessa».

(Daniel K. Inouye, Senatore degli Stati Uniti).


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giovedì 2 aprile 2015

L’alluminio nel suolo danneggia le colture

Una recente ricerca conferma – lo denunciamo da anni - che i suoli sono contaminati dall’alluminio. Non è l’alluminio di origine geologica, a differenza di quanto affermato dalla disinformazione, ma quello derivante dalla geoingegneria clandestina. Davvero sbalorditivo e, al tempo stesso, vergognoso il “rimedio” suggerito dagli “esperti”, ossia coltivare piante in grado di resistere a questo metallo, sì magari transgeniche, secondo il solito, collaudato schema problema-reazione-risoluzione.



Negli ultimi quarant’anni anni un terzo dei terreni coltivabili di tutto il mondo è stato perso perché non produceva più. Uno degli elementi maggiormente responsabili di questo processo è l’alluminio che costituisce un problema in particolare per i suoli acidi: circa il 40% dei terreni agricoli del mondo. In questi suoli, i minerali si dissolvono e rilasciano in soluzione il metallo, che poi limita la crescita delle piante. Nonostante gli effetti dell’alluminio fossero noti sin dai primi del Novecento, le ragioni alla base della sua tossicità non sono mai state comprese fino in fondo.

Grazie ad una combinazione di tecniche e all’uso del microscopio TwinMic, che usa la luce di sincrotrone di Elettra, l’équipe di ricerca di Elettra Sincrotrone Trieste in AREA Science Park, ha ‘fotografato’ per la prima volta le modalità d’accumulo dell’alluminio nelle radici dei semi di soia, in funzione dei tempi di esposizione.

Lo studio ha dimostrato che le conseguenze tossiche dell’alluminio sono estremamente rapide, manifestandosi già a partire dai primi cinque minuti di esposizione al metallo e sono dovuti a un’inibizione diretta dell’allungamento di determinate cellule situate all’apice della radice e direttamente responsabili della sua crescita.

“Impiegando TwinMic e la tecnica della fluorescenza ai raggi X – commenta Alessandra Gianoncelli, ricercatrice di Elettra – siamo riusciti ad ottenere una serie di mappe chimiche che hanno evidenziato come l’alluminio si concentri nelle pareti di queste cellule, impedendone l’allentamento e l’allungamento necessari. In questo modo le radici non possono crescere e la pianta non potrà accedere all’acqua ed ai nutrienti necessari per portare a termine il ciclo riproduttivo. L’effetto è già chiaramente visibile in pochi minuti, ma, anche lasciando passare 24 ore, le cellule in cui l’alluminio si è concentrato sono sempre quelle collocate nella stessa zona della radice”.

“Questo studio – precisa Peter Kopittke dell’Università australiana del Queensland, primo autore della pubblicazione – è una chiave importante per la corretta costruzione di strategie atte a contrastare la perdita dei suoli agricoli. Una possibile soluzione per tutelare la produzione agricola passa, infatti, attraverso la produzione di colture più resistenti all’alluminio (sic!!!). A questo scopo la conoscenza dei meccanismi d’accumulo e d’azione del metallo, a livello cellulare e subcellulare, è di fondamentale importanza”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Plant physiology”, ha visto la collaborazione di Università del Queensland (Australia), Università dell’Australia del Sud, Università di Oxford ed Elettra Sincrotrone Trieste in AREA Science Park.

Fonte: greenplanner


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