venerdì 23 settembre 2016

Ricostruzioni, opinioni, diffamazioni



Viviamo tempi di estrema confusione. E’ un caos che talvolta rispecchia una situazione oggettiva, ma spesso è creato ad arte per confondere un’opinione pubblica già confusa e disorientata. E’ tutto un intorbidare le acque soprattutto nel mondo dell’”informazione” che contiene in realtà il suo contrario, la propaganda.

La mescolanza nasce in primo luogo da un uso distorto delle parole: così le ricostruzioni non ufficiali, nel migliore dei casi, sono definite in modo sdegnoso e riduttivo “opinioni”. Se le opinioni, in un sistema di fatto liberticida, sono sempre più mal tollerate, le versioni che contraddicono le fole raccontate dai media di regime, sono combattute con ostinazione feroce.

Un esempio per tutti: ha suscitato reazioni scomposte la spassionata analisi di alcuni fatti inerenti al Bataclan, come se la Dottoressa Valeria Solesin fosse stata diffamata, nel momento in cui sono stati raccolti elementi che, invece, dimostrano con un buon grado di plausibilità che la giovane è viva. Dov’è la diffamazione? Dov’è l’improperio? Non è neanche un’offesa alla memoria di chi comunque non può essere commemorato, in quanto ancora tra noi. Da che cosa dipende allora la reazione esagitata e volgare del sedicente zio (molto sedicente e pochissimo o per niente zio) della Solesin, tale Piersante Paneghel? Colui, tra l’altro, se veramente ha sporto querela, non è ne ha alcun titolo, poiché semmai è un affine, non un consanguineo.

Ricordiamolo: le ricostruzioni da noi proposte sono spesso basate su indagini altrui. E’ quanto avviene anche quando pubblichiamo articoli concernenti la geoingegneria illegale (alias scie chimiche, in inglese chemtrails): saliamo sulle spalle dei giganti, ossia, fuor di metafora, ci affidiamo agli studi accreditati di scienziati onesti e valenti.



Assistiamo dunque ad una deliberata censura delle idee, considerate pensieri bislacchi e non i frutti di una visione del mondo improntata a spirito critico, nonché ad un declassamento delle ricostruzioni a pareri del tutto soggettivi e discutibili. Nel contempo, quanto gli organi mainstream ammanniscono ad utenti sempre più tonti, benché sia spacciato per “informazione” e per “divulgazione” persino con i crismi della “scientificità” alla C.I.C.A.P. è, invero, un’accozzaglia di bugie, sciocchezze, calunnie. TUTTO quello che gronda dalle emittenti televisive e dai siti canonici è FALSO o, se è vero, è irrilevante. Si consideri un telegiornale: notizie celebrative su eroi che sono criminali, servizi fraudolenti circa fatti mai accaduti o occorsi nel modo opposto a quello in cui sono narrati (si pensi al Bataclan ed al 9 11), triviali denigrazioni delle poche persone serie ed integerrime, con interludi di pettegolezzi e di news sportive immerse in una palude di noia infinita. Il brogliaccio televisivo ricalca il menabò delle testate convenzionali pilotate a tal punto da un’unica entità che non solo gli articoli sono quasi sovrapponibili sotto il profilo dei contenuti, ma è persino identico il lessico!

All’interno della Rete, non negli organi tradizionali, si può reperire qualche informazione veridica ed interessante, ma è necessario discernimento, è d’uopo apprendere a setacciare dal coacervo di documenti spuri, le rare testimonianze fededegne. [1]



Queste poche osservazioni valgano come strumento per informarsi e documentarsi: si possono anche leggere i quotidiani e le riviste del potere, ma sapendo che i testi sono inficiati in modo irreparabile dall’intento di mentire e nascondere verità scottanti. Lo stesso vale per i servizi della scatola diabolica nota come televisione: si possono seguire, ma consci che le notizie vanno o rovesciate o ignorate. In realtà, sarebbe meglio ignorare sempre e comunque ciò che proviene dai media dittatoriali: il sistema, attraverso l’aviazione e per mezzo di mille altre diavolerie, già avvelena il pianeta, intossica gli uomini, gli animali, le piante; che non intossichi anche le menti e le coscienze.

[1] Sul tema si veda Scie chimiche-La guerra segreta, 2015, pp. 235-282


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 18 settembre 2016

Formazioni nuvolose artificiali all’origine di siccità ed inondazioni



In un recente articolo l’autore di Chemtrailsplanet offre una riprova di quanto intuimmo anni fa a proposito della plausibile relazione tra effetto piezoelettrico e nuvole dalla configurazione ondulata o “zigrinata”.

Infatti nel 2008 scrivevamo: “La caratteristica più interessante del quarzo è la piezoelettricità, ossia la comparsa di una carica elettrica di polarizzazione su coppie di superfici opposte di cristalli, quando essi sono sottoposti a pressione o a trazione. La polarizzazione dura quanto la sollecitazione meccanica cui il cristallo è soggetto e la carica di polarizzazione creata è proporzionale alla forza agente. La possibilità di trasformare le deformazioni meccaniche in segnali elettrici e viceversa rende i cristalli piezoelettrici adatti all'impiego come trasduttori, dispositivi con cui l'energia acustica può essere trasformata in elettrica, quella elettrica in luminosa etc.

Non si dimentichi che la formazione di due poli, uno positivo e uno negativo, avviene non solo quando si estende o si comprime il composto piezoelettrico (diossido di silicio, titanato di bario), ma anche quando lo si riscalda o lo si raffredda. L'aerosol appena irrorato è molto caldo: è quindi congetturabile che il composto sia già caricato elettricamente. Una volta nell'aria, i cristalli, raffreddandosi rimangono caricati elettricamente per un po' di tempo. La corrente piezoelettrica produce un campo magnetico che tende ad ordinare le nubi, secondo le sue linee di forza. Infatti tali formazioni, presumibilmente magnetizzate, pur assomigliando ai cirri, differiscono non solo per l’altitudine in cui si trovano (al massimo 2000 metri), ma pure per la forma non tanto simile a sfilacci o a riccioli, ma quasi alla limatura di ferro attorno ad un magnete.



Nell’ormai lontano 2006 già avevamo focalizzato il tema, osservando: “Tra i composti delle scie chimiche si annovera pure il titanato di bario (BaTiO3). I cristalli del titanato di bario hanno proprietà piezoelettriche. Tali proprietà lo rendono funzionale a migliorare la ricetrasmissione di segnali propagati per mezzo delle onde elettromagnetiche. Di ciò sono evidenti le implicazioni militari. Le onde, per viaggiare su lunghe distanze, hanno bisogno di uno strato atmosferico che sia un perfetto conduttore, al fine di ottimizzarne la propagazione. Per tale motivo è rilasciata nell'atmosfera, tramite i velivoli, una miscela di sali di bario in modo da trasformare l'aria in un conduttore. Le caratteristiche chimiche ed elettriche di tale composto provocano la ionizzazione dell'aria, in modo da creare un certo tasso di umidità che porta alla formazione di nubi: viene così costruita un'”autostrada” in cui incanalare le onde, per inviare messaggi e per controllare le comunicazioni del nemico.

La miscela dei sali del bario crea una certa elettrostaticità nell'atmosfera che può essere modulata di intensità e di destinazione. In via generale, il controllo del clima può essere diviso in due categorie principali: soppressione ed intensificazione dei fenomeni atmosferici. Nei casi estremi, si possono generare delle situazioni climatiche mai conosciute, attenuare o controllare delle tempeste violente. Il controllo del clima può far diminuire le precipitazioni, dissolvere le nuvole, creare nebbie, sollevare venti e determinare variazioni repentine della temperatura. Questa tecnologia permette oggi di regolare il regime delle piogge, provocando siccità e desertificazione così come inondazioni ed uragani”.

Insomma, un’altra conferma, l’ennesima.



Questo articolo si concentra sulla questione delle nuvole artificiali che esprimono una caratteristica piezoelettrica sulla base di energia a radiofrequenza applicata da trasmettitori a terra. La variazione della distanza tra le ondulazioni della nube artificiale è il risultato della frequenza dell'energia irradiata.

Si noti nell’immagine di seguito come le onde rimangono immobili su un'area geografica, mentre gli aerosol scorrono da sinistra a destra. Questo indica che i trasmettitori sono in una posizione fissa; la loro energia polarizza le particelle di aerosol che agiscono come nuclei di condensazione. L'umidità all'interno di questo strato può essere intrappolata per causare siccità o, al cotrario, inondazioni, se la polarizzazione viene invertita.



Questa tecnologia permette agli eco-terroristi di generare una bomba d'acqua, trattenendo a lungo la pioggia, fino a quando non viene rilasciata su una città o regione-bersaglio dove si verifica una catastrofica inondazione.

L'effetto piezoelettrico è la capacità di alcuni composti, come il titanato di bario, di generare una carica elettrica in risposta all’applicazione di una notevole pressione meccanica, viceversa è la generazione di pressione mediante l'applicazione di una carica elettrica esterna.

Un trasmettitore a terra è in grado di focalizzare impulsi di energia elettrica tra le nuvole artificiali (nuvole di bario o smart clouds) sprigionando calore attraverso l'espansione ed il collasso del titanato di bario. […]

Durante la seconda guerra mondiale, i ricercatori scoprirono una nuova classe di materiali artificiali, chiamati ferroelettrici: essi possiedono caratteristiche piezoelettriche molte volte superiori rispetto ai materiali piezoelettrici naturali come il quarzo. Uno di questi è il titanato di bario.

Il bario, insieme con l'alluminio, come è arcinoto, è tra gli ingredienti principali delle scie chimiche alias chemtrails.

Fonte: chemtrailsplanet

Traduzione e adattamento a cura di Tanker enemy.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 14 settembre 2016

Renne uccise da un’arma esotica In Norvegia?



La giornalista investigativa, Linda Moulton Howe, che si occupa di tutto e del contrario di tutto, fuorché di geoingegneria clandestina e crimini annessi – come se un fisico ignorasse completamente la matematica – dà conto di un inquietante fatto accaduto in Norvegia: la morte di 323 renne colpite – ripetono le fonti ufficiali – da una saetta. Mistero risolto? Diremmo di no, se pensiamo alle anomalie dell’incidente ed al fatto che la Norvegia, teatro della moria, è paese in cui è ubicato un riscaldatore ionosferico (o impianto H.A.A.R.P.), noto come E.I.S.C.A.T. Viene in mente l’enigmatica morte di interi stormi il 31 dicembre di alcuni anni fa… E’ il caso di ripetere con il Dottor Nick Begich: “Angels don't play this H.A.A.R.P…”.

"Questa è la prima volta in cui ho appreso di renne uccise da un fulmine, per non parlare di 323 renne tutte allo stesso tempo. E 'senza precedenti”. (K dado Kielland, Ph.D., professore di Ecologia, Università dell'Alaska, docente di Biologia dell’Artico).

1 settembre 2016 Fairbanks, Alaska - Earthfiles ha contattato Knut Kielland, Ph.D., professore di Ecologia presso l'Università dell'Alaska-Fairbanks, Dipartimento di Biologia, per cercare di capire il perché della morte contemporanea di tante renne ed il motivo per cui spesso le corna dei maschi sono risultate strappate. L’inquietante falcidia risale al 26 agosto 2016 ed è occorsa nel parco nazionale di Hardangervidda, Norvegia.



Il Professor Kielland ha asserito: "Non ho idea del perché così tanti palchi di corna siano stati divelti. Non ho mai visto alcunché di simile prima d'ora”. Uno dei colleghi del Professor Kielland, il Professor Greg Finstad, Direttore del Programma di Ricerca sulle renne presso l’Università dell’Alaska-Fairbanks, ha convenuto che egli non ha mai visto alcunché di analogo e dubita che un fulmine possa aver causato la carneficina.



Lo specialista non si è mai imbattuto in resoconti di un fenomeno come questo prima d'ora. Un singolo fulmine può sprigionare fino a un miliardo di volts di elettricità, ma Finstad ignora casi di folgori che abbiano ucciso tante renne in una volta sola, prima del 26 agosto. […]

In effetti nella regione, in cui i poveri animali hanno trovato la morte, si era scatenato un temporale, sicché alcuni, come John Jensenius, esperto del N.O.A.A., pensano che una folgore sia all’origine dell’ecatombe. Spiega lo specialista: "Le correnti di terra sono responsabili, nella maggior parte dei casi, dei decessi collegati ai fulmini”. […]

Fonte: earthfiles

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 9 settembre 2016

Nanoparticelle di ferro nell'encefalo e patologie neurodegenerative



Una recente ricerca pubblicata sui Proceedings of the national academy sciences (P.N.A.S.) collega l’inquinamento ambientale a danni neurologici. Lo studio, che individua tra le fonti di contaminazione gli impianti industriali e gli inceneritori, dimentica, però, la principale causa dell’avvelenamento, ossia il traffico aereo commerciale che di fatto è spesso collegato alle devastanti attività di biogeoingegneria clandestina alias scie chimiche (chemtrails). Insomma i ricercatori vedono il filo d’erba e non la foresta, ma il nesso tra particolato ultrafino ed affezioni neurodegenerative, nesso già evidenziato anni fa da vari scienziati a tutto tondo, come Russell Blaylock, è sempre più evidente ed indiscutibile.

Non solo cuore e polmoni: anche l'encefalo è a rischio a causa dell’inquinamento atmosferico. Una ricerca recentemente pubblicata sui Proceedings of the national academy sciences ha, infatti, identificato, per la prima volta, nei tessuti del cervello umano delle nanoparticelle di magnetite di origine industriale. Il materiale - spiegano gli autori dello studio - è un ossido del ferro con proprietà magnetiche prodotto dai processi di combustione delle centrali elettriche, degli inceneritori e di vari impianti industriali. All’interno del nostro organismo risulta estremamente tossico.

La presenza di magnetite nel cervello umano in realtà non è di per sé una novità. Da almeno venticinque anni, infatti, si sa che il nostro organismo può produrre micro-particelle magnetiche a partire dal ferro, impiegato nei normali processi metabolici. Il ruolo svolto dalla magnetite di origine biologica, però, non è chiaro. Il problema è che la magnetite causa un grave stress ossidativo sulle nostre cellule e la sua presenza è stata collegata allo sviluppo dell’Alzheimer (e di altre malattie neurodegenerative) ed alla formazione delle placche amiloidi che lo accompagnano.

Gli autori dello studio, un’équipe di ricerca internazionale coordinata dal fisico Barbara Maher della Lancaster University (Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord), ha deciso di verificare quante delle nanoparticelle di magnetite presenti nel cervello umano siano effettivamente di origine biologica, analizzando campioni di corteccia cerebrale provenienti da trentasette campioni.

Adoperando diversi tipi di tecniche di imaging, i ricercatori hanno verificato la struttura geometrica delle nanoparticelle di magnetite presenti nei campioni, scoprendo che la maggior parte è di forma sferica, particolare che, secondo gli esperti, suggerisce un’origine ambientale, non biologica. A confermare la provenienza esterna del materiale è anche la presenza di altre particelle metalliche che non vengono prodotte nell'organismo, come platino, nickel e cobalto. Ciò dimostra come gli inquinanti ambientali possano raggiungere il nostro sistema nervoso centrale con molta più facilità di quanto si ritenesse fino ad oggi.

La magnetite ambientale presente nell’encefalo supererebbe inoltre quella biologica con una proporzione di cento a uno: numeri elevatissimi che rendono ancor più preoccupante la scoperta. Il legame dell’ossido di ferro con l'Alzheimer ed altre patologie neurodegenerative non è ancora chiaro - sottolineano gli autori dell’indagine - e non si sa neanche a quali livelli di concentrazione andrebbe considerata pericolosa, ma i rischi non si possono sottovalutare. “Purtroppo si tratta di un fattore di rischio estremamente plausibile che rende necessario lo sviluppo di adeguate precauzioni”, ha spiegato la Maher. “I legislatori hanno già cercato di tenere conto di questi pericoli nelle attuali normative sull’inquinamento ambientale, ma evidentemente queste regole potrebbero avere bisogno di essere riviste”.

Fonte: Sciencemag.org


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì 5 settembre 2016

Scie Chimiche? Bastano una bomboletta di ghiaccio secco e dell'acqua?



E poi osano criticare e sbeffeggiare Wanna Marchi…

Valerio Rossi Albertini riprodurrebbe una "scia chimica" in studio, durante l’imbarazzante trasmissione “Agorà”. L’intento dell’esperto è quello di “spiegare” il principio alla base delle "code" bianche che compaiono dietro agli aerei.

Perché questo fantomatico genio non spiega la legge dei gas compressi? Ossia, perché non chiarisce che ogni gas compresso, quando è spinto ad uscire dal suo contenitore, si raffredda e può anche ghiacciare, mentre i gas di scarico di un aereo sono ad alta temperatura a causa della combustione. Quindi l'esperimento, da asilo, non ha alcun valore.



L’esperimento è errato in partenza. A 10-12mila metri di quota l’umidità relativa è molto bassa ed è quasi impossibile che si formino scie di condensazione, come è pressoché impossibile che si formino a bassa e bassissima quota per motivi inerenti ai valori termici e barici. Nei motori attuali (turbofan) inoltre non tutta l'aria, che è aspirata, finisce nel motore, bensì solo il 20%. La restante passa intorno alla camera di combustione ed è convogliata posteriormente per raffreddare i gas in uscita. [1]

Quindi la “dimostrazione” del nostro novello Leonardo da Vinci è del tutto assurda e depistante, perché è come se un insegnante di Matematica annunciasse alla classe di voler illustrare le equazioni di secondo grado e poi spiegasse i logaritmi o un docente di Latino dicesse di voler presentare il cum narrativo-causale per esporre, invece, la coniugazione perifrastica passiva.

Infine che gas contiene la bomboletta? Quali sono le leggi fisiche che entrano in gioco? Non si sa, anzi sì. Il nostro eroe cicappino usa una bomboletta di ghiaccio secco, che è biossido di carbonio allo stato solido. E’ chiamato ghiaccio secco, per la sua somiglianza con il ghiaccio ed ha la proprietà di sublimare, ossia di trasformarsi direttamente in gas, senza passare dallo stato liquido. “Senza trucco e senza inganno?”. Qua è tutto un inganno avallato dalla vampiresca R.A.I.!

Dimentichiamo le scatole ludiche tanto in voga negli anni ‘70 del XX secolo come “Il piccolo chimico”: nel caso dell’esimio Rossi Albertini il livello è di gran lunga inferiore. Esistono ancora dei giardinetti, Valerio, in cui andare a giocare.

[1] Il tema è sviscerato all’interno del libro Scie chimiche-la guerra segreta, 2015, capitolo 2

Loading the player...


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 2 settembre 2016

Paura a bassa quota su un volo della Lufthansa



Un altro episodio, l’ennesimo, del cosiddetto “fumo in cabina”. Questa volta è il turno di un aereo della compagnia tedesca Lufthansa… Come commentare? Buon viaggio ai vacanzieri di fine estate!

Un vettore Lufthansa Cityline Embraer ERJ-190, codice di registrazione D-AACC, in esecuzione del volo LH-1375, decollato da Wroclaw (Polonia) e diretto a Francoforte sul Meno (Germania), stava scendendo verso Francoforte, quando è stato notato del fumo in cabina passeggeri. L'equipaggio, dichiarata l'emergenza, ha poi eseguito l'atterraggio sulla pista 25C di Francoforte.

Un viaggiatore aveva, infatti, segnalato del fumo che si è dissolto nell’arco di poco tempo. Il personale di cabina ha tentato di localizzare la fonte dell’esalazione, ma senza successo. Atterrato il velivolo e sgomberata la pista, sono stati allertati i servizi di emergenza per assistere i passeggeri durante lo sbarco.

Il velivolo è rimasto a terra a Francoforte per sei ore e mezzo, quindi ha ripreso servizio.

Fonte: Aerotoxic.org

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

AddThis