giovedì 20 novembre 2014

Liguria: avvertito un altro boato

Il giorno 14 novembre un ennesimo fragore ha inquietato gli abitanti della Liguria. Dell'allarmante fenomeno ci siamo occupati in altre occasioni (vedi, ad esempio, Boati in atmosfera: una nuova ipotesi), tuttavia la ricerca è in fieri: Elana Freeland nel saggio intitolato “Chemtrails, H.A.A.R.P. and the full spectrum dominance of planet Earth", collega ipso facto le deflagrazioni in atmosfera alla pratica delle trivellazioni e del fracking. Tuttavia gli studi che stiamo compiendo a proposito dei nubifragi artificiali, ci inducono ad ipotizzare ulteriori connessioni di cui renderemo conto, non appena possibile. Di seguito la breve cronaca.



Un assordante boato è stato udito in Liguria, intorno alle ore 11.00 il 14 novembre scorso. Molti hanno pensato ad una scossa di terremoto, tuttavia non dovrebbe essersi trattato di un movimento tellurico, poiché i principali istituti di sismologia non hanno rilevato alcun evento in Liguria. Segnalazioni sono giunte in particolare dalla Liguria occidentale, quindi dalla provincia di Imperia, in particolare Ventimiglia e Sanremo, dove per qualche secondo hanno tremato i vetri degli edifici. Al momento non si hanno informazioni certe su ciò che è successo.

Fonte: inmeteo.net

Articoli correlati:

- Segnalazioni di luglio: rapsodia di misfatti
- Boati in atmosfera: una nuova ipotesi
- "Meteotron", il macchinario dei nubifragi artificiali


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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 16 novembre 2014

Olio d'oliva: crolla la produzione in Italia e Spagna a causa delle avversità meteorologiche dovute alla geoingegneria clandestina

Da una parte è possibile provocare siccità durante la stagione dello sviluppo delle piante affinché nulla cresca, dall’altra scatenare piogge assai intense durante la stagione dei raccolti in modo che i campi risultino troppo fangosi per procedere al raccolto stesso”. (Dottor Lawrence Dunegan, dichiarazione risalente al 20 marzo 1969, a margine di un convegno della Pittsburgh paediatric society).



Una flessione del 35% per la produzione di olio di oliva nella campagna 2014/2015: è quanto emerge da una prima valutazione compiuta dall'Ismea con la collaborazione delle organizzazioni degli operatori Aifo, Cno, Unaprol e Unasco. E' un risultato produttivo che riflette le conseguenze di un andamento climatico particolarmente negativo (a causa della geoingegneria clandestina, n.d.r.), con la produzione di olio di oliva che dovrebbe scendere quest'anno a 302 mila tonnellate rispetto alle 464 mila (dato Istat) della scorsa raccolta.

E’ un calo significativo - spiega l'Ismea - ma meno accentuato rispetto a quello della Spagna, leader mondiale. La Spagna, a causa dellle avversità meteorologiche, ha addirittura dimezzato i livelli di produzione rispetto al dato del 2013.

A subire i contraccolpi di una situazione sfavorevole anche sotto l'aspetto fitosanitario (le intemperie hanno favorito gli attacchi di patogeni, in particolare la mosca dell'olivo) sono stati tutti i principali poli produttivi regionali.

Sia in Puglia sia in Calabria si prevede una contrazione di oltre un terzo dei quantitativi prodotti rispetto al 2013, mentre Sicilia e Campania subirebbero riduzioni rispettivamente del 22 e del 40 per cento. Quasi dimezzata la produzione del Centro Italia, con sviluppi altrettanto deludenti nelle regioni settentrionali. Il mercato ha già reagito in Italia con un aumento dei prezzi alla produzione. L'olio italiano, che mantiene un ampio divario positivo rispetto al prodotto spagnolo, ha toccato in media punte di 4,40 euro al chilogrammo franco frantoio, un valore superiore di quasi il 50% ai livelli dell'anno scorso.

Gli oli italiani, oltre a un prezzo più alto, che attesta il riconoscimento di una migliore qualità da parte dei mercati internazionali, stanno beneficiando di una forte spinta dell'export. Tra gennaio e luglio di quest'anno le vendite all'estero, grazie ai progressi in Nord America, Giappone e Unione europea, sono aumentate in volume del 13% rispetto ai primi sette mesi del 2013. Ancora più sostenuta la dinamica degli oli extravergini, il prodotto di maggior pregio, con l'esportazione cresciuta del 18% su base annua. Da evidenziare che la bilancia commerciale del settore, nonostante il forte aumento delle importazioni soprattutto dalla Spagna, ha chiuso i primi sette mesi del 2014 con un saldo attivo di quasi 16 milioni di euro.

Fonte: viniesapori


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mercoledì 12 novembre 2014

Isteria


Mentre l'Italia è devastata dalla geoingegneria clandestina, isterici negazionisti perseverano nella censura, nel favoreggiamento e nella diffamazione

Molti si chiedono se i nubifragi che si sono di recente abbattuti sull'Italia siano naturali o artificiali. La domanda è, in parte, mal posta, poiché, come abbiamo già spiegato in altre occasioni, nel momento in cui si è cominciato ad intervenire sui fenomeni atmosferici, si è determinata una reazione a catena di cui paghiamo oggi le pesanti conseguenze. Si pensi al cosiddetto "effetto farfalla" che, secondo la teoria del caos, può produrre ripercussioni importanti attraverso una concatenazione di eventi anche lontani nello spazio e nel tempo. Così il battito d'ali di un lepidottero in Brasile può, almeno sul piano teorico, sfociare in un tifone nel Mar cinese meridionale.

Anche accantonando questo controverso modello, bisogna rilevare che, attraverso un'attenta osservazione, è possibile stabilire se un fenomeno meteo è indotto o naturale. Molti testimoni ci hanno riferito che, durante l'alluvione che ha colpito Genova il 9 e 10 ottobre 2014, la pioggia scendeva con scrosci impetuosi ogni otto minuti, dopodiché la precipitazione si affievoliva. Questo "ritmo" è indizio, se non prova, di un'artificialità del fenomeno. Altri segni che le piogge torrenziali sono state create o rafforzate attraverso metodi chimici, biologici ed elettromagnetici sono i seguenti:

- Assenza di veri fronti perturbati sostituiti da anomale formazioni trafitte da “spilli chimici”: sono strutture visibili attraverso le immagini satellitari
- Formazione di V-shaped "autorigeneranti"
- Generazione di pseudo-cicloni nel Mediterraneo
- Intensi fenomeni elettrici in atmosfera prima di un nubifragio
- Copertura chimica, il tipico strato biancastro in cui si confondono scie in espansione, al di sopra delle nuvole temporalesche. Questa coltre è rilevata dal radar Doppler.

Non trascuriamo infine l'isteria dei negazionisti (spesso militari...) che diventano più numerosi e petulanti del solito, non appena le attività di geoingegneria illegale si intensificano, con il loro tragico corollario di morti e di distruzione. Soprattutto la collera dei disinformatori diviene veemente, allorquando alcune persone cominciano, pur senza aver mai appreso alcunché in proposito, a collegare le numerose scie chimiche alla devastazione del territorio ed alle stragi. Gli occultatori, per nascondere la verità, concentrano tutta l'attenzione sul dissesto idrogeologico, sull'urbanizzazione selvaggia, sulla mancata manutenzione di alvei e canali etc. Sono tutti problemi reali, ma che conflagrano nella calamità, quasi sempre quando le manipolazioni atmosferiche conducono ad un punto di rotttura.

Il modus operandi degli occultatori, però, è soprattutto contraddistinto da un'aggressione violenta ed insistente contro chi denuncia e studia la "guerra climatica". I risultati delle loro farneticanti crociate sono tuttavia scarsi: sempre più si diffonde nell'opinione pubblica la coscienza che le manifestazioni atmosferiche sono condizionate o pilotate, sempre più si diffondono espressioni come "piogge militari", "scie igroscopiche", "interventi sul clima"...

Nel contempo i meteorologi di regime sono costretti a riscrivere la Fisica, si inventano nuovi termini, si arrabattano in “spiegazioni” astruse che violano il secondo principio della termodinamica, scrivono articoli balzani che poi rimuovono, in un affannoso "copia, incolla e cancella". Non è forse lontano il giorno in cui saranno chiamati a rispondere dei loro misfatti non solo gli artefici dei disastri, ma pure chi li ha coperti con la loro scienza prostituita.


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domenica 9 novembre 2014

Iniziative politiche sulla geoingegneria clandestina

Il consigliere regionale Gabriele Chiurli chiede indagini per stabilire se esiste un nesso tra nubifragi ed “inquinamento aereo”

Il consigliere regionale, Gabriele Chiurli, chiede alla Regione Toscana di avviare degli approfondimenti e di compiere le indagini necessarie per stabilire se esiste una correlazione tra le emissioni inquinanti degli aerei ed i sempre più frequenti nubifragi.

Nella sua istanza il consigliere menziona pure gli alti livelli di bario e di alluminio rilevati attraverso analisi compiute negli ultimi anni, ipotizzando che esista un nesso tra la dispersione dei citati metalli e gli eventi calamitosi che hanno colpito Firenze ed altre città toscane. Il politico toscano ha colto la verità, anche se la sua intuizione va letta al contrario, ossia le piogge torrenziali e le rovinose grandinate non sono direttamente provocate dalla dispersione di composti igroscopici, ma sono la ripercussione del cloud seeding prosciugante (Hygroscopic cloud seeding). Sono, infatti, dispersi metalli che indeboliscono le perturbazioni, concentrando gigantesche energie in aree circoscritte ed in lassi temporali molto brevi: l’alluvione è l’altra faccia della siccità.

L’europarlamentare Marco Zullo si impegna a portare il caso chemtrails all’attenzione del Parlamento europeo

L’europarlamentare del Movimento Cinque stelle, Marco Zullo, si è impegnato, dopo aver preso contatti con gli attivisti del presidio friulano “Stop scie chimiche Pn”, a portare la questione geoingegneria clandestina in sede di commissione agricoltura, in cui Zullo opera. All’esponente politico è stato fornito un corposo dossier di prove circa il legame tra attività illegali di aerosol e contaminazione ambientale.

Se son rose, fioriranno.



Fonte: quisiena.corrierenazionale.it


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mercoledì 5 novembre 2014

Chlorovirus, il patogeno che sta infettando milioni di persone, proviene dai biocarburtanti


Di recente alcuni scienziati statunitensi hanno rilevato in alcuni soggetti un virus che normalmente infetta le alghe. Questo virus sembra essere in grado di deteriorare le funzioni cerebrali, in particolare quelle della corteccia visiva.

I ricercatori della Johns Hopkins University e dell’Università del Nebraska hanno reperito i geni di un virus che, sino ad oggi, non era mai stato rilevato negli esseri umani. Il patogeno è stato chiamato ATCV-1virus (Chlorovirus ATCV-1). Appartiene ad un gruppo di virus che attaccano le alghe lacustri, soprattutto la chlorella. I risultati di questi studi sono stati pubblicati nel portale ‘Proceedings of the National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America’.

Per stabilire se il virus potrebbe essere la causa di danni all’encefalo, gli studiosi hanno iniettato l’ATCV-1 in alcuni topi (sic). Sei settimane più tardi, il gruppo di topi con ATCV-1 ha iniziato ad impiegare il 10% in più di tempo per districarsi attraverso un labirinto. I topi infettati hanno anche mostrato cambiamenti nei geni che si trovano in alcune zone del cervello. Sono aree considerate essenziali per la memoria e l’apprendimento. Bisogna chiedersi attraverso quali passaggi il virus in oggetto ha compiuto il salto di specie, giungendo a contagiare gli esseri umani. La domanda trova una sconcerante risposta, se ci si sofferma sui cosiddetti biocarburanti [1].



Scrive il Dottor Massimo Fratini: “La produzione di biofuel a partire dalle alghe sembrerebbe una strada più 'green' ed ecologica per il settore della mobilità a motore e dalle prospettive future interessanti, al punto che un numero sempre crescente di società sceglie di investire in questa forma alternativa di biocarburante. Proprio alla luce di ciò e considerati gli altri interessi potenzialmente in gioco, il National Research Council (N.R.C.) statunitense sta compiendo una serie di studi per individuare i problemi di sostenibilità connessi allo sviluppo su larga scala dei biocarburanti algali.

Pochi sanno che le alghe e, di conseguenza, i biocombustibili, sono soggetti spesso alla colonizzazione per opera di virus algali, ad esempio il Phycodnaviridae virus a DNA a doppio filamento. Sono patogeni che aggrediscono alghe eucariote di acqua dolce e salata. La scienza sta imparando sempre di più sui batteri e sui virus che spesso colonizzano gli organismi viventi con effetti che, a lungo andare, diventano patogeni. L’imponente presenza di concimi, liquami e di altri fanghi ricchi di nutrienti nei laghi e nei corsi d’acqua, ha facilitato la fioritura di cianobatteri tossici, causando la torbidità degli ecosistemi acquatici ed uccidendo pesci, piante ed invertebrati.

I cianobatteri, chiamati anche alghe verdi-azzurre, infatti, possono contenere potenti veleni naturali noti come cianotossine. Tra queste troviamo la microcistina, sostanza che causa danni al fegato negli esseri umani. Non tutti i cianobatteri producono microcistina, ma è sempre più palese che i sistemi d'acqua dolce, colmi di sostanze nutritive, producono maggiormente fioriture di cianobatteri nocivi rispetto a quelli benigni, soprattutto in primavera ed estate. Generalmente, infatti, crescono a temperature elevate più di quanto non facciano altre specie di fitoplancton come le diatomee e le alghe verdi. Come si accennava, tracce di chlorovirus ATCV-1, che si trovano comunemente in laghi d'acqua dolce, sono state individuate nei tamponi faringei di oltre il 40% dei partecipanti ad uno screening scientifico”.



Ora, sappiamo che oggigiorno i biocarburanti cominciano ad essere impiegati anche nell’aviazione: se le alghe usate per la produzione di questi combustibili sono infettate dal virus ATCV-1, i residui contaminati dispersi dai motori degli aerei nella biosfera si diffondono dappertutto, in particolare nell’aria che respiriamo. Così alcuni ceppi virali, resistendo a condizioni termiche ed ambientali proibitive, sopravvivono per insediarsi nel sistema oro-faringeo. Ecco perché sono stati reperiti nella gola dei soggetti in questione.

Nello studio referato dal titolo "Chloroviruses: not your everyday plant virus" a firma di James L. Van Etten e David D. Dunigan, pubblicato il 17 novembre 2011 sulla rivista "U.S. National Library of Medicine" si legge:

"Con il crescente interesse per l'uso di alghe per la produzione di biocarburanti, è ovvio che gli agenti patogeni, inclusi i virus, incideranno sulla produzione. Si è recentemente scoperto che questi virus infettano le alghe. Virus algali sono potenzialmente un problema più grande dei virus che infettano le piante superiori. I virus delle alghe sono anche una fonte in gran parte inesplorata di elementi genetici per l'ingegneria genetica delle piante superiori. Alcuni virus algali sono stati recentemente sequenziati o sono in procinto di essere sequenziati. L'analisi genetica molecolare di questi virus costituirà un importante sviluppo nella bioingegneria".

Si evince quindi che gli esperti di biotecnologie sono ben al corrente di una potenziale contaminazione al di fuori degli ecosistemi lacustri e/o della colture atte alla produzione di "carburanti bio" e ciononostante, per meri motivi di profitto, la produzione su vasta scala è ormai un dato di fatto. Di conseguenza il Chlorovirus ha avuto la possibilità di superare le barriere naturali in cui era confinato.



Recentemente un attivista ha raccolto un campione di polvere di ricaduta (reperito sul poggiolo di casa) a seguito di operazioni di geoingegneria clandestina e lo ha sottoposto a scansione microscopica, evidenziando l'inquietante presenza proprio del Chlorovirus, come mostrato nelle immagini a corredo dell'articolo. Siamo quindi di fronte ad un'indiscussa contaminazione dell'ambiente (le recenti indagini mediche lo confermano), poiché si assiste impotenti ad un trasferimento per opera di un pericolosissimo patogeno, tipico dei biomi lacustri e che ora è in grado di infettare milioni di persone per via aerea. Tutto questo non è pura fantasia, ma realtà, in quanto sono molte le compagnie di volo civile che, almeno dal 2011, impiegano biocarburanti per i loro vettori.

Articolo elaborato in collaborazione con il Dr. Massimo Fratini (Dipartimento di Scienze radiologiche, oncologiche e anatomo-patologiche).

[1] La compianta Dottoressa Sandra Perlingieri, nell’articolo “Another chemtrails illusion: connecting more dots”, 2011, studio imperniato sulla dispersione di manganese nell’atmosfera, nell’ambito delle attività di biogeoingegneria, scrive: "Inoltre, il dottor Michael Castle rileva che un'altra parte di ciò che si propaga in questo infuso letale è ‘un batterio E-coli, che è stato mutato con un'altra forma fungina (ad esempio Fusarium sp). Si tratta di assemblarlo con un materiale disidratato: è un essiccante che a questo punto disidrata l'acqua togliendola dall'aria e, a sua volta, fa sì che il batterio che si forma si idrati con un agente di nucleazione ad una temperatura leggermente superiore'. E' questo liquido che crea le precipitazioni più avvelenate e sintetiche tra cui la neve 'perlacea'. Particolari ceppi di E-coli incrociati con altri microorganismi sono stati brevettati e da tempo sono adoperati, insieme con la Pseudomonas syringae, nelle piogge indotte, poiché fungono, per la loro particolare forma ed altre caratteristiche, da nuclei di condensazione, consentendo altresì di innalzare il punto di congelamento. Hanno quindi per lo più sostituito lo ioduro d’argento. Questi ed altri microbi sono impiegati in vari campi: dalla genetica ai biocarburanti, dalla guerra biologica alla modificazione meteorologica".

Articolo correlato:

- Colonie di batteri killer nei carburanti avio: la contaminazione arriva dal cielo


Fonti:

- Isolation and characterization of a new type of chlorovirus that infects an endosymbiotic Chlorella strain of the heliozoon Acanthocystis turfacea
- The New Algae Virus That Can Live in Your Throat and Affect Your Brain
- Giant' Algae Virus May Hurt the Human Brain
- Algal virus found in humans, slows brain activity
- Chlorovirus ATCV-1
- Misteriosa alga virus può ridurre le capacità cognitive negli esseri umani?
- Chloroviruses: not your everyday plant virus
- Usa e Spagna rafforzano la collaborazione sui biofuel per l’aviazione
- Biofuel per aviazione


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lunedì 3 novembre 2014

Incendi a Canneto di Caronia: una possibile spiegazione

La situazione a Caronia si appesantisce. I roghi continuano a divampare, mentre un giovane della frazione, Giuseppe Pezzino, figlio del pugnace Nino, riceve un improbabile avviso di garanzia per ipotesi di reato quali "incendio" e "danneggiamento" (sic). Questa grottesca iniziativa delle autorità inquirenti si commenta da sola. [1]

Vorremmo proporre un’ipotesi per tentare di individuare la genesi degli incendi. Potrebbe essere un sistema radar all’origine delle fiamme?



Pablo Ayo, in un suo recente saggio di argomento ufologico, "Alien report" per serendipità ci viene in soccorso.

“Nel 1947 furono installati dei potenti radar ai quattro angoli del perimetro atomico che comprendeva i laboratori nazionali di Los Alamos, il poligono di Alamogordo, la base aerea di Roswell ed il Centro sperimentale missilistico di White sands. […] A White sands era installato l'SCR-584, un nuovissimo modello di radar usato per la prima volta durante lo sbarco degli Alleati ad Anzio. Alla White sands proving ground l’esercito disponeva di due radar, di cui uno era l’SCR-584, impiegato per test sul tracciamento dei missili. Il sistema innovativo sfruttava le microonde in luogo dei segnali radio per tracciare i bersagli. Alla base del suo funzionamento si trovava il famoso Magnetron, un tubo a vuoto ad alta potenza che genera microonde mediante l’interazione di un flusso di elettroni con un campo magnetico. La prima versione del Magnetron fu inventata nel 1920, ma la versione moderna fu concepita nel 1940 da John Randall e Harry Boot presso l’Università di Birmingham”.

Nell’articolo del settembre 2005, pubblicato sulla rivista “Aviation week & space technology”, intitolato “Radar become a weapon”, David A. Fulghum e Douglas Barrie scrivono:

“Da tempo si sa che i radar possono produrre violenti effetti sui sistemi elettronici. Oltre vent’anni fa, i radar montati sui bombardieri erano capaci di generare onde radio di tale potenza da bruciare le valvole di amplificazione nei caccia che stavano monitorando. […] Il radar sembra particolarmente efficace per distruggere i sistemi elettronici di missili balistici supersonici e missili acqua-aria”.

Prosegue Ayo: “Alcuni radar A.E.S.A. (active electronically scanned array, ossia matrice attiva a scansione elettronica, n.d.a.) sono stati rimodulati, sfruttando le microonde ad alto potenziale (high power microwawes, H.P.M.). […] I radar AESA producono un impulso di una precisa frequenza, sostenuto per alcuni microsecondi, creando un effetto con il quale le H.P.M. producono un’onda con un picco superiore ad un gigahertz. […] Naturalmente picchi di microonde sono pericolosi per la salute umana. ‘Potrebbe essere spiacevole per un essere umano trovarsi nella traiettoria di un raggio simile - affermano i tecnici – potrebbe causare gravi ustioni’. Ciò dipende dalla frequenze usate. Il sistema è così efficiente che le modifiche in questione sono già state apportate ai radar di molte navi militari ed intercettori statunitensi, come l’F/A-22 ed il B 2, mentre l’AESA sarà montato anche sul caccia F 35 Joint strike fighter”.

L’excursus di Ayo sui radar ben si innesta alle acquisizioni della commissione investigativa diretta e coordinata dal Dottor Francesco Mantegna Venerando.

Stando agli esperti, Canneto di Caronia è colpita da fenomeni elettromagnetici di origine artificiale, capaci di generare una grande potenza concentrata. Sono fasci di microonde in 'ultra high frequency' compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz. Per produrre una simile quantità di energia un dispositivo dovrebbe toccare una potenza tra i 12 e i 15 gigawatt. Dove sia collocata la sorgente, però, non si sa. Una rete composta da decine di sensori, cercò di individuare l'impulso madre proveniente dal mare, un compito quasi impossibile dal momento che l'emissione dura solo qualche nanosecondo. “Tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre – si legge nel rapporto redatto sotto l'egida del Dottor Mantegna Venerando – potrebbero esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate”.

Oltre agli inquietanti incendi, a Canneto alcuni abitanti hanno segnalato ustioni che potrebbero essere ricondotte all’azione di fasci concentrati di microonde.

Il quadro tracciato da Ayo pare collimare con le sinistre risultanze di Venerando.

Insomma, abbiamo colto i militari con le mani nella marmellata, anzi sull’innesco?

Fonti:

P. Ayo, Alien report, 2014, pp. 91-94
Diavoli in astronave, 2014
Le microonde, arma contro la biosfera, 2008

[1] Visto che fenomeni come quelli di Caronia si manifestano anche in altre località in tutto il mondo, un vero protocollo d'indagine dovrà considerare i seguenti fattori.

1) Vicinanza di basi militari o di impianti radar (M.U.O.S.?)
2) Presenza di anomalie geomagnetiche
3) Coordinate geografiche
4) Azioni di discredito e di intimidazione nei confronti di testimoni e vittime dei roghi


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