domenica 15 gennaio 2023

Cumuli da bel tempo e cielo blu: ve li ricordate?

Oggi si è instaturata l'alta pressione ed il cielo dovrebbe essere attraversato, in direzione Ovest-Est, da cumuli da bel tempo; quelli con la classica forma da batuffolo di ovatta. Il cielo dovrebbe essere blu cobalto e non bianco [1]. Invece, come da previsioni meteo militarizzate, le satellitari ci mostrano quelle che sono definite nella neo-lingua orwelliana "innocue velature". Queste coperture artificiali, determinate dal passaggio di aerei di linea, impediscono ai cumuli di svilupparsi e di causare la pioggia nelle ore e/o nei giorni successivi. L'obiettivo di oscurare il sole è perseguito con costanza, danneggiando gli esseri viventi, con la siccità e con una decremento nella produzione di energia solare, con un calo delle prestazioni di oltre il 60%.
[1] Il blu è uno dei colori dello spettro che l'uomo riesce a vedere. È uno dei tre colori primari, insieme al giallo ed al rosso. Ha la lunghezza d'onda più breve tra tutti i colori (circa 470 nanometri). Il blu è un colore comune. È il colore del cielo e di una grande quantità d'acqua. Il cielo appare blu perché le molecole di gas che compongono l'atmosfera tendono a riflettere solo la luce blu che ha lunghezza d'onda minore, mentre le lunghezze d'onda maggiori tendono a passare oltre senza essere riflesse. L'acqua appare blu, perché la luce rossa è assorbita da essa.

Perché il cielo è bianco?

Perché la luce solare è riflessa dalle microparticelle di metalli (diffusi con le chemtrails) presenti in atmosfera. Nella risposta al cielo blu abbiamo la spiegazione del cielo bianco. Le lunghezze d'onda maggiore non passano senza essere riflesse (così come dovrebbe accadere in un'atmosfera non inquinata), ma sono intercettate dai metalli riflettenti e quindi la luce del sole, che a noi appare bianca, determina il nuovo colore del cielo, bianco, appunto.

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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 12 gennaio 2023

Neoplasie e ripetitori di telefonia mobile

L’esposizione alle radiazioni dei “ripetitori” (più correttamente Stazioni radio base) può essere responsabile di oltre 7.000 decessi a causa di tumori? Secondo una ricerca che arriva dal Brasile, i fatti parlano da soli. Lo studio ha dimostrato l’esistenza di un collegamento diretto tra i decessi per cancro e le reti mobili cellulari nella zona di Belo Horizonte, la terza città del Brasile.

Da che cosa deriva questo collegamento diretto?

Oltre l’80% di coloro che sono deceduti a causa di determinati tipi di tumori risiedevano a circa 500 metri fra le centinaia di ripetitori di telefonia cellulare che popolano la città.

I tumori oggetto della ricerca (prostata, seno, polmoni, reni, fegato, encefalo) sono quelli associati all’esposizione ai campi elettromagnetici. Si tratta di una questione molto scottante e riguarda in primis chi usa i cellulari e persino chi non li adopera. Coloro che evitano la tecnologia mobile o che si premurano di indossare gli auricolari per proteggersi dalle radiazioni dannose, sono comunque soggetti ai campi elettromagnetici dei ripetitori.

Lo studio brasiliano è isolato?

Studi relativi ai ripetitori per reti mobili, ricerche che hanno valutato la relazione tra l’esposizione alle onde elettromagnetiche e le neoplasie, sono state condotte anche nella città di San Francisco, oltre che in Austria, Germania ed Israele. Tutte le indagini sono giunte alla medesima conclusione: vivere in prossimità di apparati radiobase aumenta il rischio di cancro da 2 a 121 volte, a seconda del tipo di patologia diagnosticata.

Adilza Condessa Dode, uno degli ingegneri e coordinatrice dello studio brasiliano, si rivolge a coloro che sono preoccupati dalle radiazioni dei ripetitori e spiega che il Brasile non è di certo il solo paese a trovarsi in questa situazione: “I livelli di radiazione sono alti e pericolosi per la salute umana. Più vicini si vive ad un’antenna, maggiore sarà l’esposizione al campo elettromagnetico”.

Lo studio si è concentrato solo su una città del Brasile, ma ciò vale universalmente: l’Italia stessa ha visto negli anni recenti un proliferare di apparati in rapporto alla sempre maggiore diffusione di cellulari ed alla necessità di maggiore copertura di rete.

La prova schiacciante

Un numero sempre maggiore di ricerche avvalora i risultati dello studio brasiliano. Persino l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (International Association for Research on Cancer, IARC), dopo avere esaminato diversi dossiers, ha concluso e sottolineato che le onde elettromagnetiche, incluse le radiazioni emesse dalle stazioni radio-base, hanno possibili effetti oncogeni.

Perché i ripetitori delle reti mobili sono così pericolosi?

Il rischio dipende dalla costante attività delle stazioni: emettono campi da radiofrequenza pulsata. Innumerevoli studi indipendenti hanno dimostrato che le emissioni a radiofrequenza causano un danno biologico irreparabile all'organismo degli esseri viventi. Ancora, oltre al cancro, possono essere annoverate altre conseguenze relative all’esposizione: mutazioni genetiche, disturbi della memoria, ostacoli all’apprendimento, insonnia, sindrome da deficit di attenzione, sbalzi ormonali, disturbi cerebrali, sterilità, demenza, complicazioni cardiache etc.

NOTA: Lo studio che vi abbiamo riportato risale al 2013. L'articolo originale, appparso sulla stampa brasiliana, fece a suo tempo scalpore, sollevando un mare di polemiche sicché immediatamente si attivarono i negazionisti di mestiere. Alla fine il rapporto scientifico, su pressione delle lobbies della telefonia mobile, fu rimosso dalla Rete. Comunque un aggiornamento, risalente al 2021, è ancora reperibile qui. Ad ogni modo e per precauzione abbiamo archiviato il materiale sui nostri server.



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sabato 10 dicembre 2022

A causa della ridotta attività solare è imminente una mini-era glaciale?

La vita sulla Terra è sempre stata dipendente dalle condizioni del Sole, quindi gli scienziati dedicano molto tempo allo studio della sua attività. Un recente annuncio degli scienziati solari suggerisce che il Sole potrebbe presto entrare in un periodo di significativa riduzione dell'attività, che potrebbe causare una mini-era glaciale entro il 2030.

Queste previsioni sono state annunciate al National Astronomy Meeting di Llandudno, nel Galles, quindi non è stato ancora possibile valutare la ricerca. Tuttavia la professoressa Valentina Zharkova dell'Università della Northumbria, che ha fatto questo annuncio, afferma che i risultati provengono da un modello computerizzato di macchie solari che ha fatto "previsioni accurate senza precedenti", come riportato dalla testata The Telegraph.

Il modello ha dimostrato di avere una precisione del 97% nella mappatura dei cicli passati delle macchie solari, usando i dati dei cicli solari dal 1976 al 2008. Se questa affidabilità continua, allora il modello ha anche alcune previsioni allarmanti per il futuro: una mini-era glaciale intorno al 2030.

Per ottenere questi risultati, gli scienziati hanno mappato il movimento del fluido solare che si muove in cicli di circa 11 anni, che corrispondono ai cicli meteorologici sulla Terra. Intorno all'anno 2022 (denominato ciclo 25), una coppia di onde si sposterà verso gli emisferi settentrionale e meridionale del Sole, perdendo lentamente la sincronia e riducendo l'attività solare e quindi il nostro clima caldo.

"Nel ciclo 26, le due onde si rispecchiano esattamente l'una nell'altra, raggiungendo un picco nello stesso momento ma in emisferi opposti del Sole. La loro interazione sarà dirompente o si annulleranno quasi a vicenda. Prevediamo che ciò porterà alle proprietà di un 'minimo di Maunder'", ha detto Zharkova.
Il minimo di Maunder è stato un periodo di 70 anni tra il 1645 e il 1715. Il Sole produsse a malapena macchie solari e la Terra visse una fase di raffreddamento. Alcune regioni dell'Europa settentrionale e degli Stati Uniti ebbero inverni insolitamente freddi. Il fiume Tamigi, che scorre attraverso Londra, gelò persino per sette settimane ed era percorribile a piedi. La superficie era così stabile che i residenti potevano persino organizzare "fiere del gelo" sul ghiaccio.

Le macchie solari sono regioni relativamente "fredde" del Sole che appaiono più scure quando sono fotografate. Sono più fredde del resto del Sole, ma sono ancora intorno ai 4500 K (4200ºC, 7600ºF). Sono causati da una concentrazione di intenso campo magnetico proveniente dal Sole. Questo inibisce e reindirizza il flusso di materia calda verso quella regione e la rende più scura, ciò che chiamiamo macchie solari.

Le macchie solari durano da 1 a 100 giorni, durante i quali ruotano attorno al Sole, seguendo il flusso del fluido solare. Le macchie solari attraversano cicli di intensità e scarsità basati sul movimento dei cicli fluidi. Ci sono due onde principali che sono leggermente sfalsate nel tempo, producendo periodi di massima e minima attività solare.

"In effetti, quando le onde sono approssimativamente in fase, possono mostrare una forte interazione o risonanza e abbiamo una forte attività solare", ha spiegato Zharkova.

"Quando sono fuori fase, abbiamo i minimi solari. Quando c'è una completa separazione di fase, abbiamo le condizioni viste per l'ultima volta durante il minimo di Maunder, 370 anni fa".

Fonte: Iflscience.com

Articolo correlato: Il Sole si sta "spegnendo": verso un nuovo Minimo di Maunder

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martedì 6 dicembre 2022

La tecnologia di "neuromodulazione" basata sul grafene è reale!

La tecnologia di "neuromodulazione" basata sul grafene è REALE: il comunicato stampa di INBRAIN Neuroelectronics descrive i biocircuiti che controllano il cervello utilizzando il grafene alimentato dall'intelligenza artificiale.

Lunedì 19 luglio 2021 di: Mike Adams

(Natural News) Con un numero crescente di persone che vengono a conoscenza dell'identificazione dell'ossido di grafene nei cosiddetti "vaccini" contro il covid, una società chiamata INBRAIN Neuroelectronics dimostra che la tecnologia di "neuromodulazione" basata sul grafene, che utilizza la neuroelettronica basata sull'intelligenza artificiale, è molto reale.

Un comunicato stampa del 30 marzo 2021 - pubblicato da BusinessWire.com - rivela la storia:

INBRAIN Neuroelectronics ottiene 17 milioni di dollari in un finanziamento di serie A per la prima interfaccia grafene-cervello alimentata dall'intelligenza artificiale. Il finanziamento consente all'azienda di portare avanti gli studi sull'uomo per il suo prodotto di punta: un dispositivo di neuromodulazione meno invasivo per il trattamento di condizioni neurologiche, utilizzando l'intelligenza artificiale e gli elettrodi di grafene.

Per essere chiari, non stiamo in alcun modo affermando che INBRAIN sia coinvolto nei vaccini covid. Piuttosto, affermano che la loro tecnologia viene utilizzata "per il trattamento dell'epilessia e del morbo di Parkinson". Lo scopo di citare INBRAIN è rivelare che i "biocircuiti" di controllo del cervello basati sul grafene sono, in effetti, una tecnologia esistente.

I cosiddetti "fact-checker" ed i debunkers dell'ultima ora - che non sono altro che spacciatori governativi di propaganda di disinformazione - affermano abitualmente che il grafene non si trova nei vaccini e che i biocircuiti di grafene sono una teoria della cospirazione. INBRAIN Neuroelectronics dimostra che i fact checker stanno mentendo.

Infatti, come afferma INBRAIN nel proprio comunicato stampa, "mirano a stabilire la sicurezza del grafene come il nuovo standard di cura per i dispositivi neurotecnologici". Descrivono anche i biocircuiti di grafene come una sorta di piattaforma che può essere aggiornata: "Tecnologie neuroelettroniche meno invasive e più intelligenti come la nostra potrebbero fornire terapie più sicure, aggiornabili e adattive in tempo reale...".

Se questo suona familiare, è probabilmente perché ModeRNA, creatore del vaccino covid mRNA, ha descritto la sua tecnologia come un "sistema operativo" che può essere aggiornato e riprogrammato in qualsiasi momento.

Sul sito web di INBRAIN Neuroelectronics, l'azienda si descrive così:

Siamo scienziati, medici, tecnici e amanti dell'umanità, con la missione di costruire interfacce neuroelettroniche per curare i disturbi cerebrali. Usiamo GRAPHENE, il materiale più sottile conosciuto dall'uomo per costruire la nuova generazione di interfacce neurali per il ripristino del cervello e per aiutare i pazienti di tutto il mondo.

Si aggiunge anche il prof. A. Fasano, dicendo: "Il grafene è la prossima grande novità nei materiali di bioingegneria, i quali sono componenti fondamentali per la prossima generazione di elettroterapie nel campo in costante crescita della neuromodulazione".

La società evidenzia che la sua tecnologia è in grado di "leggere" il cervello del soggetto, rilevare modelli neurologici specifici e quindi controllare la neurologia di quella persona per alterare la sua funzione cerebrale. Nelle loro stesse parole: "Le nostre interfacce grafene-cervello hanno la capacità di leggere ad una risoluzione mai vista prima, oltre a rilevare biomarcatori specifici della terapia ed attivare una neuromodulazione adattiva altamente focale per risultati migliori nelle terapie neurologiche personalizzate".

Il grafene è ulteriormente descritto come "il materiale più sottile conosciuto per adattare perfettamente la stimolazione all'anatomia cerebrale mirata".

Chiunque dica che il grafene non viene utilizzato (o che, addirittura, non esiste) per controllare la neurologia umana o ignora completamente lo stato delle neuroscienze moderne o mente deliberatamente. Per chiarire ancora una volta, non stiamo affermando che INBRAIN Neuroelectronics sia impegnata in alcun tipo di programma nefasto né che sia coinvolta nei vaccini Covid. Come per ogni tecnologia, i biocircuiti a base di grafene possono essere impiegati sia per il bene sia per il male, a seconda dell'etica e delle motivazioni di coloro che controllano la tecnologia. Ci sono senza dubbio applicazioni molto positive per questa tecnologia, ma come per la maggior parte delle tecnologie che una volta erano propagandate come responsabili dell'umanità: televisione, vaccini, Internet, energia nucleare, robotica, ecc. - finiscono tutti nelle mani di globalisti pazzi criminali, che li usano come armi contro l'umanità.

In altre parole, non c'è tecnologia che i malati di mente non sfruttino per schiavizzare l'umanità ed aumentare il proprio potere e controllo. I biocircuiti al grafene danno ai folli assetati di potere l'accesso diretto al cervello e, secondo molti analisti, i vaccini forniscono la scusa per iniettare alle vittime umane sostanze a base di grafene che si autoassemblano in biocircuiti nel cervello umano.

Come dimostrato dai ricercatori Delgado, Campra, Young, Nixon ed altri, i sieri Covid, spacciati per vaccini, contengono alti livelli di ossido di grafene, che viene autoassemblato in biocircuiti raccogliendo elementi (come il ferro) dal sangue umano".


In queste riprese si possono osservare cristalli di grafene ingegnerizzati, mentre si assemblano a costituire un nanorouter che, attraverso la comunicazione con il Gateway (il cellulare del vaccinato), trasmetterà e riceverà informazioni al server di controllo centralizzato.

Il grafene è tossico, è una sostanza chimica, un agente chimico tossico e introdotto nell'organismo in grandi quantità, provoca trombi. Causa coaguli di sangue. Provoca sindrome post infiammatoria ed alterazione del sistema immunitario e quando l'equilibrio redox è rotto, nel senso che c'è meno glutatione di riserva del corpo, rispetto ad un composto tossico introdotto come l'ossido di grafene, si genera un collasso del sistema immunitario ed una tempesta di citochine. In altre parole, qualcosa di molto simile alla malattia attualmente spacciata per patologia virale: il COVID.

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venerdì 28 ottobre 2022

Il motore turbofan high-bypass non produce scie di condensazione

Le cosiddette "scie chimiche", espressione mutuata dall'inglese "chemtrails" NON sono "scie di condensazione". Esse sono, invece, pericolosi inquinanti, sparsi intenzionalmente in bassa ed alta atmosfera da velivoli sia civili sia militari, tramite l'uso di speciali combustibil AVIO e per mezzo di duffusori appositi. Le attività di geoingegneria clandestina sono attuate per scopi strategici, economici, geopolitici, demografici e di controllo. Le scie chimiche contengono metalli elettroconduttivi quali l'alluminio, il bario, il manganese, il titanio, il litio e composti come l'igroscopico carbonato di calcio, oltre a patogeni (batteri e funghi). Gli obiettivi militari (conflitti divampati in varie regioni del mondo: si pensi alla guerra tra Federazione russa ed Ucraìna), ma soprattutto le finalità inerenti alla ristruttrazione economica (Great reset, ossia Grande collasso produttivo e sociale spacciato per "transizione ecologica") spiegano la mostruosa "esplosione" delle criminali attività volte alla gestione del clima e della biosfera, di cui è testimonianza un ottobre caldo e secco in modo anomalo, con la siccità che diventerà l'arma principale per distruggere il settore primario, aggravando l'inflazione e la penuria di derrate alimentari. Né si deve dimenticare che le centrali nucleari consumano quantità abnormi di acqua per il raffreddamento degli impianti, quindi la scarsità di piogge e la trasformazione dei fiumi in rigagnoli è destinata a provocare un crollo della produzione di energia atomica (l'Italia la importa dalla Francia) con le conseguenze che si possono immaginare. Sono ripercussioni - volute, non frutto di scelte errate - che sono sempre da inscrivere nella transizione "verde", ossia in una realtà che implica il passaggio ad un'economia al di sotto della sussistenza per le masse, mentre le classi dirigenti, che dreneranno quasi tutte le risorse, vivranno nel lusso più sfrenato.

In molti, ancora oggi, credono di osservare "scie di condensazione", ma ciò è un madornale errore: le scie di condensazione sono un fenomeno rarissimo e nemmeno quelle evanescenti (poco persistenti), che si possono osservare in talune circostanze, sono formate da vapor d'acqua o cristalli di ghiaccio, poiché non esistono le condizioni affinché queste si formino. Inoltre i motori di cui dispongono i velivoli odierni (i turbofan) non possono produrre in alcun modo scie di condensazione.
Il turbofan

Il turbofan o fanjet è un tipo di motore a reazione a respirazione d'aria ampiamente usato nella propulsione degli aerei. La parola "turbofan" è una "crasi" fra "turbina" e "ventilatore": la porzione turbo si riferisce ad un motore a turbina a gas, che ottiene energia meccanica dalla combustione ed il ventilatore: un ventilatore intubato, che sfrutta l'energia meccanica dalla turbina a gas per spingere l'aria all'indietro. Così, mentre tutta l'aria aspirata da un turbogetto passa attraverso la camera di combustionee turbine, in un turbofan parte di quell'aria bypassa questi componenti. Un turbofan può quindi essere pensato come un turbogetto adoperato per azionare una ventola intubata, con entrambi i fattori che contribuiscono alla spinta.

Il rapporto tra il flusso di massa dell'aria, che bypassa il nucleo del motore ed il flusso di massa dell'aria che passa attraverso il nucleo, è indicato come rapporto di bypass. Il motore produce spinta attraverso una combinazione di queste due porzioni che lavorano insieme; i motori che impiegano maggiore spinta del getto rispetto alla propulsione della ventola sono noti come "turbofan a bypass basso". Al contrario, quelli che hanno una spinta della ventola notevolmente maggiore rispetto alla spinta del getto, sono noti come "bypass elevato". La maggior parte dei motori a reazione dell'aviazione commerciale in uso oggi è del tipo a bypass elevato e la maggior parte degli attuali motori da combattimento militari sono a bypass basso. I postcombustori non vengono montati su motori turbofan ad alto bypass, ma possono essere usati su motori turbofan o turbojet a basso bypass.
Perché quelle scie non sono scie di vapor d'acqua o ghiaccio

I motori turbofan "high-bypass" non possono in alcun modo rilasciare scie di condensazione. Questo perché l'85% dell'aria che fuoriesce dalla gondola motore è relativamente fredda. La turboventola, spesso indicata col termine inglese "turbofan", come già spiegato, è un tipo di motore a reazione che, a differenza di un normale motore turbogetto, usa due flussi d'aria separati: il primo flusso, detto flusso caldo, attraversa tutti gli stadi del motore, vale a dire la presa d'aria, che ha la funzione di convogliare il flusso generando una prima compressione dell'aria che risulta raffreddata, negli stadi successivi, la ventola (uno o più stadi), il compressore, la camera di combustione, la turbina (uno o più stadi) e l'ugello di scarico, da dove è esercitata tutta la propulsione sul mezzo esterno. Il secondo flusso, definito flusso freddo, attraversa - nel caso di turboventola a flussi associati - soltanto ventola ed ugello oppure, nel caso di turboventola a flussi separati, la sola ventola. Il rapporto tra la portata in massa di flusso freddo e flusso caldo si denomina rapporto di diluizione.

In merito alla temperatura all'uscita della gondola motore compiamo dunque un rapido calcolo:

1.147 sono i gradi centigradi nel caso in cui si abbia il 100% di aria calda che esce dalla turbina standard. 172 sono, invece, i gradi centigradi con il solo 15% di aria calda che esce dalla turbina "high-bypass". Il rimanente (l'85%) è aria fredda. La temperatura dei gas di scarico scende ulteriormente, se il velivolo si trova ad alta quota e con temperature esterne prossime ai 40° Celsius sotto lo zero. Vorrà dire che si avranno temperature molto vicine all'ambiente circostante, il che spiega l'impossibilità della formazione di cristalli di ghiaccio. Ribadiamo che la generazione di una rarissima, eccezionale scia di condensa dipende in primis da una notevole differenza di temperatura tra due "zone", una molto calda e l'altro molto fredda: in assenza di questa condizione non si può produrre una traccia visibile. L'esperienza ci insegna che il fiato che esce dalla bocca si trasforma in vapore SOLO e SOLO SE la temperatura esterna è molto bassa e SOLO e SOLO SE l'umidità è elevata. Il principio è lo stesso.

Si devono inoltre sempre considerare i seguenti fattori:

a) la temperatura esterna (alle quote di inseminazione igroscopica siamo abbondantemente sopra lo zero termico);
b) l'umidità relativa (UR) e questa, ad elevate quote, è prossima allo zero percentuale;
c) la pressione atmosferica (ad alta quota la pressione è più bassa rispetto a quella del suolo, per cui le molecole del vapore acqueo tendono ad allontanarsi tra loro);
d) la presenza o meno di particolato nel carburante, il che influisce sulla formazione delle scie di condensazione o "contrails". A questo proposito si legga il documento USAF del 1975 indicato QUI. Ancora...

Gli aerei militari, benché i loro propulsori non siano a doppio flusso a fattore alto, non rilasciano scie di alcun tipo. Nemmeno i caccia, che hanno turbine ad alte prestazioni e senza "high-bypass" a fattore elevato. Come mai questi aerei non generano le fantomatiche "contrails", mentre i vettori commerciali le producono? Qualcuno se lo è mai chiesto? Scagionare gli aerei commerciali (passeggeri e cargo), così come fanno taluni personaggi, è indice di ignoranza o, piuttosto, di spudorata malafede?

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lunedì 19 settembre 2022

Cambiamenti climatici? No, crimini meteorologici

A seguito degli oltre novanta eventi climatici definiti "bombe d'acqua", verificatisi durante quest'ultimo anno, è d'uopo affrontare nuovamente la questione, anche perché la propaganda da un lato e la censura dall'altro creano confusione e distorcono la verità dei fatti. E' peraltro incontestabile che le condizioni meteorologiche sono manipolate, attraverso svariate tecniche, che possiamo distinguere essenzialmente nelle seguenti modalità:

a) inseminazione igroscopica delle nubi basse (le ben note "scie chimiche"), atte ad impedire la formazione di nubi temporalesche e ad inibire le precipitazioni piovose attraverso la diffusione di composti prosciuganti come alluminio, bario, manganese, carbonato di calcio;
b) semina imbrifera dei cumulonembi o "cloud seeding", volta a provocare piogge, grazie alla dispersione di nuclei di condensazione formati da cristalli di ioduro d'argento oppure per mezzo della dispersione del batterio Pseudomonas syringae, geneticamente modificato;
c) creazione ad hoc di celle temporalesche, definite "celle autorigeneranti", adoperando macchinari speciali come il TMC65 o il Meteotron, quest'ultimo definito anche "macchina della pioggia".
FOTO: Le anomale celle temporalesche (di forma oblunga) che hanno interessato la Regione Marche nella notte del nubifragio

La recente alluvione, occorsa nel marchigiano nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 e che ha visto cadere al suolo in poche ore ben 700 millimetri di acqua e cioé il quantitativo che si sarebbe dovuto distribuire in un anno, evidenzia come il modus operandi è sempre il medesimo: procurare periodi siccitosi estremi, per poi far scatenare, una volta che le energie in gioco si sono accumulate per mesi, violentissimi nubifragi. Sono attività studiate a tavolino, che non hanno alcunché di casuale e assolutamente prive di correlazioni con un fantomatico "cambiamento climatico", usato come alibi per continuare indisturbati con le sperimentazioni sul campo. In tale contesto è singolare il sorvolo delle Marche per diverse ore, ad opera di un velivolo AWACS (ALIAS Boeing E-3 Sentry1) con identificativo LX-N90446, decollato dalla base N.A.T.O. di Geilenkirchen (in Germania), due giorni prima della tragedia che ha causato la morte di (al momento in cui si scrive questo articolo) undici persone. Probabilmente, grazie alle apparecchiature presenti a bordo dell'AWACS, unità attrezzata per la guerra elettronica e non solo, sono state studiate le opportunità fornite dalle particolari condizioni meteo (forti venti e correnti calde provenienti da Ovest, in contrasto con le correnti fredde in arrivo dal Nord Europa), per innescare un fenomeno violento, utile ad avvalorare la tesi del "cambiamento climatico". [1]
FOTO: il velivolo AWACS che, decollato dalla base NATO in Germania il giorno 13 settembre, ha sorvolato per oltre tre ore le Marche.

Il "Progetto pioggia" risale agli anni '90 del XX secolo. Per legittimare queste operazioni, nate da un accordo con Israele, fu varata la legge 36/94, mirata a regolamentare il controllo artificiale delle precipitazioni. L'esistenza di tale legge fu all'epoca divulgata e denunciata da Marco Pannella, allora segretario del Partito radicale. Non bisogna, però, confondere le operazioni "igroscopiche" (le cosiddette scie chimiche o "hygroscopic cloud seeding", come si diceva più sopra) con le missioni di "cloud seeding". Infatti in queste ultime sono usati aerei monomotore o piccoli bimotori ad elica. Questi apparecchi, passando poco al di sotto o al di sopra delle nuvole temporalesche, bruciano sali di ioduro d'argento che, di solito, generano piogge più o meno intense. Invece, nella maggior parte dei casi, le operazioni sono volte ad impedire le precipitazioni, dissolvendo i fronti temporaleschi tramite l'aviodispersione di metalli ed altri elementi e composti prosciuganti, ovvero alluminio, bario, manganese, carbonato di calcio. Inevitabilmente, in questo modo, si creano, in maniera artificiale, le condizioni per lunghissimi periodi di aridità, interrotti bruscamente da nubifragi ed alluvioni.

[1] Il Boeing E-3 Sentinella è un aereo attrezzato per il controllo e la gestione dei dati meteorologici. Ufficialmente non si conosce se è dotato anche di tecnologia atta alla modificazione delle condizioni meteo, ma è un fatto che a circa 48 ore prima delle forti piogge e dopo un volo di appena 40 minuti, sorvola le Marche per qualche ora, per poi ritornare alla base…

Di seguito le parti salienti della legge cui abbiamo accennato.

Legge 36/94

2. Usi delle acque

1. [...]
2. Con decreto emanato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è adottato il regolamento per la disciplina delle modificazioni artificiali della fase atmosferica del ciclo naturale dell'acqua.

Per completezza riteniamo opportuno riportare un articolo che segnalammo nel mese di agosto del 2019 e che, su indicazioni governative, è stato eliminato. Il pezzo si intitolava "Progetto pioggia: tappe italiane, contestazioni e nuovi investitori", allora presente a questo link. Articolo non più On-Line. Inevitabilmente la Rete, un tempo fonte di preziose informazioni, è via via bonificata, facendo sparire le prove del coinvolgimento italiano nella modifica del clima.

Progetto pioggia: tappe italiane, contestazioni e nuovi investitori

Il progetto di stimolazione delle piogge, messo a punto dalla Tecnagro, una società italiana che ha sviluppato tecniche già impiegate in Israele, è nato nel 1984, ma sarebbe stato successivamente interrotto in Italia e continuato dall'ONU. Anche i contestatori del Progetto hanno alzato la loro testa e spiegato rischi e pericoli.

"La sperimentazione è partita nel 1984, con test nella Ragione Puglia dall'88 al '94 - afferma Massimo Bartolelli, presidente della Tecnagro: "Dopo una serie di sperimentazioni in altre regioni d'Italia, il progetto è stato - ufficialmente n.d.r. - chiuso ed ora lavoriamo per l'O.N.U. Eppure i primi risultati sembravano incoraggianti: abbiamo registrato incrementi dei livelli di pioggia fino al 40% annuo". Alcuni dati riferirebbero: 139 missioni per un totale di 298 ore di volo, dal 1992 al 1994 e le precipitazioni erano passate da 56 milioni di metri cubi d'acqua a 231 milioni.

TAPPE PROGETTO IN ITALIA - Un articolo del "Corriere della Sera" comincia a parlare di "Progetto pioggia" nel febbraio 2002 e spiega in che cosa consiste, che cosa riguarda, come funziona, quali zone interessa. Il 14 maggio 2002, l'Atto n. 3-00452 del Senato della Repubblica, Seduta n. 170 vede proposto al Consiglio dei Ministri da parte di Bonatesta, Bongiorni e Pace, il piano per l'approvazione delle sperimentazioni sulla manipolazione climatica: "Gli interroganti chiedono di sapere se il Comitato dei Ministri intenda avvalersi delle esperienze e dei risultati ottenuti dalla Tecnagro con il suo "Progetto pioggia" e portare così a conclusione un'iniziativa meritoria e indispensabile per l’agricoltura meridionale".

Il 17 luglio 2002, la testata "La Stampa" riporta l'intervento del capogruppo di Alleanza Nazionale in commissione agricoltura al Senato, Michele Bonatesta: "Il "Progetto pioggia" è la risoluzione al problema siccità. Il sistema per contribuire concretamente ed efficacemente a risolvere la crisi idrica che trae origine soprattutto dalle variazioni climatiche che hanno interessato e continueranno ad interessare l'Italia, specialmente il Mezzogiorno, esiste. E' il caso che il Governo metta a frutto le esperienze in materia di stimolazione artificiale della pioggia della Tecnagro, quasi ventennale". Il 20 luglio 2002 l'Unione Sarda Politica, a pagina 2, riporta l’annuncio dell’assessore Ladu: "In Sardegna la sperimentazione partirà. Con dieci milioni di euro avremo pioggia artificiale da ottobre". Il 10 gennaio 2005 anche la Regione Puglia avvia il "Progetto pioggia" per incrementare le precipitazioni attraverso l'inseminazione artificiale delle nubi. 'Il Progetto pioggia', per il quale sono stati stanziati oltre tre milioni di euro, è già pronto per partire", scriveva il "Corriere del Mezzogiorno". Il Presidente della Tecnagro afferma che, per mancanza di fondi e finanziamenti, il progetto in Italia non andrà a buon fine e così gli esperimenti, dopo il 2005, sarebbero (il condizionale è d'obbligo) stati interrotti.

CONTESTAZIONI - Nonostante l'entusiasmo iniziale a favore del progetto, c'era anche chi valutava i lati negativi e gli "effetti indesiderati". Il Generale Abele Nania, catanese residente a Brindisi, consulente scientifico della Tecnagro, in due studi pubblicati nel 2002, asserì che: "I metodi statistici erano inadeguati alla conoscenza, non consideravano l'influsso delle intensità dei venti in quota nel determinare la ricaduta delle precipitazioni. In realtà, l'aumento della pioggia spesso si verificava sotto vento a notevoli distanze dal luogo della semina, cosa di cui gli statistici non tenevano conto e che, invece, è stata messa in luce dall'impiego di radar digitali di nuova generazione. Le applicazioni future devono tenere conto di queste variabili e spostare le piste di semina per evitare che piova nei posti sbagliati".

NUOVI FINANZIATORI - La "World meteorological organization" ha preso sul serio le sperimentazioni. Godwin Obasi, segretario generale, dichiarava: "Il Progetto pioggia sviluppato da Tecnagro su tecnologia israeliana, ha evidenziato l'incremento delle precipitazioni nell'area interessata. Per questo motivo abbiamo chiesto alla Tecnagro di preparare un piano simile per l'Arabia Saudita". Secondo alcune ricostruzioni, molte nuvole dall'Africa potrebbero transitare sulla Sicilia, Sardegna e sul resto del Mezzogiorno, con una sufficiente possibilità di precipitazione, "potendo causare anche danni, se non controllate a dovere", rifeririva il Generale Abele Nania. Il progetto sarebbe attualmente nelle mani dell'O.N.U.

Fonti: www.corriere.it
www.panorama.it
www.lastampa.it
www.corrieredelmezzogiorno.it
www.unionesarda.it
www.repubblica.it

Che cosa è successo nelle Marche? Quale correlazione c'è tra il velivolo AWACS in sorvolo sulla Regione - due giorni prima del disastro della notte tra il 15 ed il 16 settembre 2022 - e l'alluvione ultima? Quali sono le differenze tra "Cloud Seeding" ed "Hygroscopic Cloud Seeeding"? Cerchiamo di fare chiarezza in questa intervista del 23 settembre.

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