mercoledì 31 dicembre 2008

C.I.C.A.P. Novi Ligure - La scienza contraffatta (articolo di vibravito)

Cominciamo il 2009 con un pregevole articolo dell'amico vibravito che, sicuramente, è di buon auspicio per i mesi futuri. I paladini "antibufala" sono falsificatori di professione: sia nelle seguenti righe sia visionando il filmato, ne avrete la dimostrazione.


Una delle affermazioni ripetute continuamente dai negazionisti del fenomeno delle scie chimiche è il seguente: le scie di condensa degli aerei di tipo persistente sono sempre esistite, fin dai tempi pioneristici dell'aviazione. Per avvalorare questa loro stramba e falsa tesi, essi si riferiscono spesso a materiale disponibile sul sito contrailscience.com che, grazie alla nomea conquistatosi, è stato soprannominato la "Bibbia dei disinformatori".

Compiendo delle ricerche all'interno del canale video YouTube, si possono trovare dei filmati che mostrano alcune copie di libri specialistici pubblicati prima degli anni 90 del XX secolo. Questi testi, a volte, contengono fotografie di scie persistenti, invece altre volte descrivono le presunte condizioni meteorologiche che consentirebbero a tali scie di formarsi e talora di perdurare nel cielo. Considerando che i primi avvistamenti certi di scie tossiche sono stati segnalati in Canada nella prima metà degli anni 90, i negazionisti hanno pensato bene di presentare, a sostegno della loro versione, monografie risalenti ad un periodo "insospettabile".

I filmati proposti su You-Tube dall'utente epoxynous spesso portano la firma del già citato sito contrailscience.com, dal medesimo utente gestito. Ne è un esempio lampante questo filmato che mostra in particolare un testo corredato di molte immagini fotografiche intitolato "Clouds of the world" edito nel 1972.


Sempre a proposito di tale saggio, è stato inserito anche un altro filmato, nel quale è possibile visionare il codice ISBN principale, corrispondente all'edizione statunitense originale del libro, insieme con i due codici ISBN secondari, uno relativo all'edizione britannica e l'altro a quella australiana.

Alla conferenza di Novi Lugure del 19 settembre 2008, il C.I.C.A.P. ha usato le immagini di "Clouds of the world", ma non solo all'interno di una presentazione power-point. Infatti, per l'occasione, Simone Angioni, coordinatore del C.I.C.A.P. Lombardia, ha dichiarato di essere riuscito a procurarsi una copia proveniente addirittura dalla Nuova Zelanda (si trattava quindi dell'edizione australiana). Ovviamente Angioni, nel corso del dibattito, non ha potuto esimersi dal mostrare con orgoglio la pubblicazione. Anche Claudio Casonato si è adoperato, esibendo da vicino questa "inconfutabile prova" alle persone presenti in sala. Nel video "curato" da Paolo Attivissimo e relativo al dibattito, si vede chiaramente questa situazione dal minuto 35:48 in poi.

In seguito ad alcune ricerche sui siti di editoria, sono riuscito ad entrare in possesso anch'io di questo "importantissimo ed emblematico libro". Nel mio caso, sembra trattarsi di una delle copie delle prime tirature: infatti sul volume è presente soltanto il codice ISBN principale relativo all'editore statunitense. All'apertura del pacco contenente la pubblicazione, le sorprese non sono mancate, come si vede dalle immagini mostrate nel video qui di seguito.

Qui il filmato sul canale di vibravito. Leggi qui l'articolo sul blog di vibravito.



Non so voi, ma io ho la netta impressione che stiamo assistendo ad una riscrittura orwelliana della scienza...



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Range finder: come si sono svolti i fatti

"Chemtrails" di Beck

Modern guilt, "Colpa moderna" è l'ultimo album del cantante e musicista statunitense Beck. Il disco, tra i più venduti negli Stati Uniti si segnala, poiché l'artista ha dedicato una canzone alla scie tossiche intitolata Chemtrails. Quanti, dopo aver ascoltato il pezzo, collegheranno la denuncia del testo alle cicatrici che sfregiano il cielo di tutto il mondo? La coraggiosa denuncia di Beck sarà compresa nella sua desolante verità? I rischi sono i soliti: l'assuefazione all'orrore, la rassegnazione, lo sbando. No! Il motivo di Beck non è il ghiribizzo di un eccentrico, ma il tentativo di svegliare le persone, prima che esse affondino nelle sabbie mobili dell'ignavia. Impresa vana? Il testo di Chemtrails (ne riportiamo la traduzione), con le sue accorate iterazioni e la tragica dialettica tra il cielo sventrato ed il mare dell'indifferenza, colpisce nel segno, nonostante la semplicità delle frasi, appena lacerate da qualche dolente metafora.

Proponiamo anche la recensione di Modern guilt, scritta da Riccardo Bertoncelli: si noti che il CD è stato pubblicato da un'etichetta indipendente. Purtroppo il critico non accenna alla canzone Chemtrails. Si sa: le scie sono sempre argomento scomodo.


"Non posso credere a quanto abbiamo visto fuori oggi
Tu ed io guardavamo gli aerei passare
Vicino al mare
Così tanta gente
E' già affogata

Tu ed io guardiamo un oceano di persone
che tentano di non affogare

Così tanta gente
Dove va?

Tu ed io guardiamo un cielo pieno di scie chimiche
Questo è il mondo cui apparteniamo
Posso nutrire ancora una speranza nonostante questi sfregi
Ma posso vedere che in queste notti le navi affondano
Vicino al mare inghiottito dal Male

Ormai siamo annegati
Tu ed io guardiamo il mare
pieno di persone
ormai affogate

Così tanta gente
Dove va?

Tu ed io colpiti da un bianco male

Guardiamo gli aerei mentre passano
Le scie chimiche sono ciò cui apparteniamo
Ecco dove saremo quando moriremo nella corrente

E quando ci arrampicheremo verso un foro nel cielo
"


Lo gnomo torna nel sottobosco da dove era venuto una quindicina d'anni fa e dove gli era già piaciuto rientrare per qualche vacanza. Fuor di metafora, Beck lascia il disastrato mondo delle majors e consegna la sua fantasia ad una piccola etichetta indipendente, la XL, che già aveva ospitato Thom Yorke nel suo viaggio solistico e, di recente, Jack White "narratore" - ormai è chiaro, le ditone dei mega discografici sono troppo "-one" per riuscire ad afferrare senza rompere le belle, fragili menti della nuova generazione. Il passaggio avviene con uno dei più interessanti dischi del signor Hansen, sulla carta e non solo: c'è più sostanza rispetto agli ultimi (controversi) Guero e The information e soprattutto c'è l'avvincente idea di un'alleanza con Danger Mouse, uno dei produttori più geniali e in tune della nostra epoca.

Uno dei modi di ascoltare il disco è proprio quello di provare ad isolare i fili, di radiografare i vari pezzi cercando quanto di Beck e quanto invece del Topo. Fatica sprecata, avvisiamo subito: è tutto strettamente intrecciato, è un irresistibile travolgente zampillio di rumori, effetti, campanellini, filtri, macchie. Quello che viene è un disco consapevolmente caotico, che mima la confusione della nostra epoca.[...]

Non fatevi confondere dal brano d'apertura, Orphans, una delizia hippie che sarebbe stata bene su Mutations: è una dolce meraviglia, appunto, ma c'entra poco con il clima dell'album. Ascoltate invece Gamma Ray, l'ansiosa Replica e Walls, dove si campiona un oscuro singolo del '68 francese, Amour, vacances et baroque.

Leggi qui la recensione pubblicata dal sito delrock.it





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Range finder: come si sono svolti i fatti


lunedì 29 dicembre 2008

State of mind

Qualcosa comincia a muoversi anche nell'ambito della comunicazione: è il caso di un'opera a fumetti intitolata State of mind, creata da Sebastiano Festa e da Nagai Yoshitaka. Gli autori, in State of mind, accennano, oltre a vari temi di scabrosa attualità, anche alle scie chimiche. Dietro la "finzione" che, in parte, mette al riparo dalla censura, si nascondono molte più verità di quante ne divulghino i mezzi di disinformazione di massa.


Leopoldo Bloom pubblica State of Mind, reperibile in tutte le fumetterie e librerie specializzate

Il volume in questione è soltanto il primo di tre numeri scritti da Sebastiano Festa e disegnati da Nagai Yoshitaka. Il volume d’apertura è intitolato Mass (formato: 21×30; Brossura - 136 pagine - € 12,00).

Ecco la presentazione ufficiale dei contenuti di State of Mind e tutti i dati sugli autori: Se vi dicessero che avete ancora pochi mesi di vita? Che fareste? Probabilmente pazzie che mai vi sareste sognati di fare. Oppure vi occupereste delle “faccende in sospeso” e ve ne andreste in giro a salutare per l’ultima volta tutte le persone che avete amato. Billy, invece, ha deciso di seppellirsi nella sua solita routine, senza dire niente a nessuno.

Torri Gemelle e terrorismo globale? Fumetti e pirateria informatica? Scie chimiche e vaccinazioni di massa? Serial killer e televisione spazzatura? Come se niente avesse più senso, Billy cammina indolente tra le ombre di un mondo che si fa via via sempre più vuoto e sempre più distante, come un vecchio film in bianco e nero. E' un mondo che, all’improvviso, si popola di voci, laddove dovrebbe esserci soltanto il silenzio. Voci impossibili da ignorare.

E' questo il primo capitolo di una trilogia su un intricato stato di coscienza.

GLI AUTORI

Sebastiano Festa: nasce 37 anni fa a Verona dove tuttora risiede.
Attualmente lavora in una radio locale, ma non abbandona la passione per la scrittura. Da una delle sue sceneggiature nasce State of Mind, un’opera di cui si augura voi possiate leggere a breve i due restanti capitoli.

Nagai Yoshitaka: nasce 26 anni fa a Tokyo e trascorre l’infanzia e l’adolescenza nel formicolante quartiere di Shibuya. E' figura schiva e d’indole estremamente riservata. Vive e risiede, ormai da qualche anno, in provincia di Milano.

Leggi qui la recensione su Comicsblog.it



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Range finder: come si sono svolti i fatti


domenica 28 dicembre 2008

I giornalisti, gli avvelenatori e le menzogne del potere (art. di Corrado Penna)

Quando i giornalisti scrivono (bontà loro) qualche mezza verità, il sistema basato sulle menzogne al quale devono comunque obbedire, li costringe quasi sempre ad aggiungere ai loro articoli delle “dichiarazioni ufficiali” che contraddicono quanto rivelato dai giornalisti nelle loro inchieste. In tal modo la verità viene sì enunciata, ma al tempo stesso viene resa meno credibile, posta in dubbio dalle dichiarazioni di "scienziati" corrotti, enti ufficiali direttamente implicati in operazioni criminali etc.

Ad esempio, il 30 agosto 2001
Andrea Graves scrisse un articolo interessantissimo dal titolo “L’induzione artificiale della pioggia legata al diluvio assassino” (vedi link all’articolo originale in inglese sul Newscientist). In tale articolo, si mostra che sono emerse nuove prove (presentate persino in un programma della Radio 4 della B.B.C. dal titolo “Il giorno in cui fecero piovere”) a sostegno dell’ipotesi che l’alluvione che spazzò via, nel 1952, un piccolo centro della Gran Bretagna (Lynmouth, nel Devon) causando 35 morti, fu originata da un esperimento militare di induzione artificiale della pioggia. A dispetto delle scontate dichiarazioni ufficiali che smentivano la realizzazione di esperimenti di inseminazione delle nuvole (per provocare artificialmente la pioggia) in tempi così lontani, sono stati scoperti dei documenti declassificati i quali mostrano quanto segue (riporto le testuali parole dell’articolo nella mia traduzione):

a) “Gli scienziati britannici avevano lavorato in tandem con l’Aeronautica militare britannica (R.A.F., Royal Air Force) per cercare di indurre la pioggia nella settimana in cui avvenne il disastro”.

b) “I militari erano interessati ad usare la pioggia per indurre acquazzoni, per ostacolare i movimenti nemici, per dissipare la nebbia sopra gli aeroporti e persino per aumentare il livello di dispersione radioattiva delle armi atomiche”.

Inquietanti poi le parole di un testimone oculare dell’alluvione del 1952: “Non avevo mai visto un cielo di quel colore – giallastro, grigiastro, porpora – era inquietante”.

Ecco, fin qui l’articolo sembra una valida inchiesta che svela come la guerra ambientale (denunciata in Italia dal
Generale Fabio Mini) non sia cominciata recentemente (come mostra, ad esempio, l’alluvione artificialmente indotta in Sardegna), ma in tempi molto più lontani. Poiché, però, il sistema impone ai giornalisti di intrecciare la menzogna delle autorità e degli enti ufficiali alla ricerca della verità, ecco, che nel seguito dell’articolo, troviamo le dichiarazioni “rassicuranti” di un "esperto".

a) J.D. Dutton, Presidente della Dyn-0-Mat, un’azienda della Florida che produce fiocchi gelatinosi (su brevetto Peter Cordani) usati per inseminare le nuvole e controllare le precipitazioni, dichiara (e ti pareva!): “Usiamo le più recenti tecnologie dei sistemi radar che ci permettono di sapere quanta umidità c’è nell’aria, in maniera tale che possiamo stimare la quantità di gel da disperdere sulla formazioni nuvolose” (oh, che bello disperdono gel sopra le nuvole, ma che simpatica trovata e poi ce lo ritroviamo nei polmoni quando scende al suolo, vero? E siamo sicuri che il gel sia disperso solo per favorire la pioggia? Il brevetto spiega l'esatto contrario! Il cielo in questi giorni ha una orribile consistenza bianchiccia anche fra un nuvola e l’altra).

b) Dello stesso giornalista che scrive: “Negli ultimi 50 anni l’inseminazione delle nuvole è stata portata avanti nel tentativo di alleviare la siccità e di indurre le nevicate in prossimità delle stazioni sciistiche” (oh grazie, prima ci tolgono la pioggia con le irrorazioni chimiche e poi ci raccontano che stanno lavorando per noi, preparando in un prossimo futuro una giustificazione ufficiale alle irrorazioni “per il nostro bene,” basata sulla
mistificazione del cosiddetto "cambiamento climatico" indotto dal CO2 come causa della siccità).

c) Meteorologi della Reading University dichiarano al giornalista: “L’induzione artificiale della pioggia ha pochissima credibilità nella comunità scientifica” (e noi ci crediamo, certo, come crediamo ai meteorologi che in Sardegna non hanno previsto in tempo un fronte temporalesco di 100 km "che si muoveva lentamente", parole testuali del responsabile S.A.R. Alessandro Delitala) e poi ancora (Brian Hoskins): “Dubito molto che qualcuno potesse essere in grado di influenzare le nuvole”, per finire con la rassicurazione dell’ennesimo meteorologo (Anthony Illingworth) che afferma :“Poiché la pioggia è molto variabile da un giorno all’altro, è incredibilmente difficile capire se si sia riusciti a fare qualcosa oppure no”.

A questo punto il lettore medio, che leggendo l’inizio dell’articolo avrebbe potuto preoccuparsi sinceramente per gli esperimenti militari di controllo climatico e magari anche operare qualche collegamento con quanto avviene oggigiorno, viene tranquillizzato con dichiarazioni mendaci, tese a mostrare che la nostra tecnologia non è così potente da manipolare le forze della natura. Il cittadino viene confuso ed abbindolato dalle persone di cui generalmente si fida (i meteorologi), quando deve decidere se fare una scampagnata la domenica o se deve prendere l’ombrello per andare al lavoro. Intanto il giornalismo d’inchiesta si mescola al giornalismo di regime in una miscela in cui solo l’occhio attento e la mente allenata sanno discernere il falso dal vero.

Ma non vi preoccupate: la verità sull’alluvione di Lynmouth spunterà fuori, perché i geologi della British Geological Survey (Rilevazione Geologica Britannica) stanno studiando i sedimenti di Lynmouth per verificare la presenza di ioduro d’argento (il composto usato per indurre artificialmente le precipitazioni). Ben sapendo come la rete dei geologi in Italia si adoperi per occultare la verità sulle irrorazioni chimiche, c’è ben poco da sperare che la verità venga a galla.

Da un altro articolo pubblicato sul sito della B.B.C. ho scoperto che i sopravvissuti all'alluvione (avuto sentore degli esperimenti climatici in concomitanza col disastro) chiesero l'avvio di un'inchiesta che non fu mai loro concessa, mentre il Ministero della Difesa smentì categoricamente ogni responsabilità. Per avere un'idea del disastro che si abbattè su quella zona riporto il fatto che furono raccolte 300.000 sterline (ai tempi!) per un fondo di solidarietà con le vittime dell'alluvione (ma potete anche guardare il video presente nella pagina già citata della B.B.C.).

A questo punto, per ribadire come le modificazioni climatiche siano state pesantemente perpetrate dalle strutture militari, credo sia il caso di ricordare le parole del Tenente Generale Fabio Mini (notare le dichiarazioni evidenziate in grassetto):

“La guerra ambientale in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le Nazioni Unite, fin dal 1977, hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali, il che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull'ambiente, ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed i militari hanno anzi accelerato la ricerca e l'applicazione delle tecniche di modificazione del tempo e del clima, facendole passare alla clandestinità. Se prima di quella data, l’uso delle devastazioni ambientali era chiaro e se le modifiche ambientali anche gravissime erano codificate e persino elevate al rango di sviluppo strategico o di progresso tecnologico, oggi non si sa più dove si diriga la ricerca e come si orientino le nuove armi”.

È il caso anche di ricordare come avviene l’induzione artificiale delle precipitazioni, ovvero con la dispersione sulle nuvole di composti che fungano da nuclei di condensazione intorno ai quali il vapore si trasforma in goccioline d’acqua. Come viene correttamente scritto nell’articolo citato, “in circostanze naturali l’acqua si condensa intorno a granelli di polvere o sale e forma cristalli di ghiaccio che attirano altre goccioline, fino a quando le gocce sono abbastanza pesanti da cadere [al suolo]”.

Per finire ricordiamo le date di due brevetti per la modificazione climatica:

- 2550324 - 1951 – Procedimento per il controllo climatico [Process For Controlling Weather]

- 2582678 - 1952 – Apparato per la disseminazione di materiali dagli aerei [Material Disseminating Apparatus For Airplanes]

Ogni riferimento è puramente voluto.


Corrado Penna (Fisico)



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Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 26 dicembre 2008

Bolle e piaghe sulla pelle dei pescatori pugliesi: una correlazione con le scie chimiche marine?

Proponiamo un articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno e relativo a strani sintomi che hanno manifestato alcuni pescatori pugliesi: si tratta di bolle e piaghe molto dolorose che si formano sulla pelle venuta a contatto con l'acqua del mare. Difficile stabilire la causa di questa sintomatologia, forse causata, come si ipotizza nella cronaca, da sostanze tossiche quali la lewisite e l'yprite, ma non si può escludere che elementi e composti chimici diffusi con le chemtrails e le shiptrails, le scie chimiche marine, siano all'origine del preoccupante fenomeno. D'altronde gli ingredienti delle scie sono micidiali veleni.


5/12/2008 - Molfetta - Sarà la magistratura a fare chiarezza su quello che sta accadendo in mare, a Molfetta e nei dintorni. Alla fine della scorsa settimana (i fatti risalgono all'inizio di dicembre, n.d.r.) i soci della cooperativa dei pescatori, per tramite del loro presidente, hanno presentato una denuncia esposto, contro ignoti, in Procura a Trani.

All’inizio della prossima settimana, con un'integrazione, depositeranno un dossier fotografico, un documento forte, realizzato con la collaborazione di Paolo De Gennaro, esponente dell’Associazione ambientalista «Marevivo», che attesta ciò che le acque del mare, lungo il litorale molfettese, sono in grado di provocare sulla pelle: bolle che poi esplodono e diventano piaghe dolorose.

Il mare, in qualche modo, consuma, brucia, tutti gli strati di pelle. Sempre a partire dalla prossima settimana, salvo slittamenti di ordine tecnico, i pescatori saranno sottoposti ad un vero e proprio monitoraggio con esami specifici su capelli e unghie con lo scopo di individuare eventuali forme di contaminazione da sostanze tossico-nocive.

Specificamente si cercheranno sostanze chimiche, lewisite innanzitutto, ma anche yprite, proprie delle armi a caricamento speciale di cui i fondali di fronte a Molfetta sono pieni. L’accelerazione in questa vicenda è legata al fatto che, nonostante l’abbassamento delle temperature, i fenomeni attribuiti alla considerevole presenza di alga tossica non sono scomparsi. Paradossalmente sembrano accentuati.

«Da qualche settimana - confermano i pescatori - l’acqua non è più marrone. L’alga che, come hanno detto gli esperti, conferiva quella particolare colorazione al mare, non c'è più, anche perché fa freddo. Invece i problemi per noi continuano. Sono anche più evidenti ».

Nel corso dell’ultima settimana i pescatori sono stati costretti a ricorrere a cure mediche palliative. In pronto soccorso, a Molfetta, sono stati curati con cortisone, ma è servito a poco. Anzi, non è servito a nulla. Nonostante, in seguito a consiglio dei medici, abbiano evitato di tornare al lavoro, le bolle hanno continuato a presentarsi. Le piaghe si sono aperte. La pelle, in alcuni tratti, sul dorso, sul palmo delle mani, negli spazi interdigitali, sulle dita è scomparsa, come se le mani fossero state immerse in un acido, ma così non è stato. Ha fatto tutto il mare che, almeno fino al mese scorso, era testimone di una straordinaria fioritura di ostreopsis ovata che, se ancora presente anche se insolitamente incolore, si sarebbe evoluta persistendo anche a temperature basse, non propriamente tropicali. Il problema è molto più esteso di quello che può sembrare. Accanto ai pescatori regolari, quelli muniti di licenza, ci sono pescatori occasionali che presentano gli stessi sintomi: le loro mani (il resto del corpo è integro perché è coperto dagli abiti durante le operazioni di pesca) sono coperte da piaghe.

I pescatori e gli anziani lupi di mare durano fatica ad ammetterlo, anche perché il solo pensiero incute paura, ma molti temono che in mare siano finiti, sia pure in misura minima (comunque sufficiente per creare danni alla salute degli operatori del mare) aggressivi chimici contenuti negli ordigni.

LE TESTIMONIANZE: NON PUO' ESSERE L'ALGA TOSSICA

Il più giovane tra loro ha vent'anni. Il pescatore anziano non raggiunge neppure i cinquanta. Quando, proprio come accade in questi giorni, non sono al lavoro, si ritrovano tutti nella sede della loro cooperativa, in via San Domenico, di fronte alla banchina del porto. A destra si vede la capitaneria, a sinistra il faro, il molo pennello, la diga Salvucci, il mare aperto.

«Questo locale - spiegano - ospita la nostra cooperativa dal 1894. Ogni pietra è stata testimone di un pezzo di storia; i locali sono umidi, ma noi siamo legati a questa sede, proprio come siamo legati al nostro lavoro. All’inizio davanti alla sede c'era il mare, sul soffitto c'era un gancio e si tiravano le barchette quando c'era cattivo tempo. Adesso c'è la strada e per arrivare alla banchina ci sono alcune decine di metri. Ma questa resta casa nostra». Superati i convenevoli i toni cambiano.

«Guardate le nostre mani - dicono - non possiamo andare avanti così. Qualcuno ci deve dire che cosa sta accadendo al nostro mare. Se è tutta colpa dell’alga tossica tropicale, allora bisogna trovare una soluzione perché se oggi fa male a noi che peschiamo, domani potrà fare male a chi va in spiaggia. Queste piaghe - aggiungono - fanno male. Siamo imbottiti di cortisone, ma non è sufficiente. Il dolore è intenso». E via a mostrare le piaghe. «Sono stato al pronto soccorso il 2 dicembre scorso. Ho il referto. Mi hanno praticato un'iniezione e mi hanno dato alcuni giorni di convalescenza. Speravo di aver superato la crisi. Invece si è aperta un’altra piaga». Poi sembra una gara. Tutti vogliono dire la loro, portare la loro testimonianza. “L'altro giorno qualcuno mi ha suggerito di cambiare mestiere per evitare altri danni alla mia salute, ma questa non è una soluzione: è una fuga. Io non cambio mestiere”. E poi. «Tra qualche ora ci visiterà il medico di un patronato legato ad un sindacato. Poi chiederemo ad alcuni specialisti di analizzare le nostre ferite. Speriamo di trovare una risoluzione. Ci auspicavamo tutti che, con l’arrivo del freddo, finisse questa storia: avevamo sperato che fosse un problema momentaneo. Non è così. Per questo crediamo che anche la politica, i nostri amministratori a tutti i livelli debbano interessarsi a quello che sta accadendo. Ci rivolgeremo al Ministero, se sarà necessario. Noi non ci fermiamo. Non siamo visionari».

Leggi qui l'articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno.



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giovedì 25 dicembre 2008

Nanofarmaci: il pericolo viene dall'infinitamente piccolo (articolo di Anna Kizilova)

L'articolo che pubblichiamo riguarda le nanotecnologie in ambito medico: il campo delle nanotecnologie, finalizzate al controllo delle persone ed alla loro progressiva trasformazione in automi bionici, è inerente - come sanno i lettori - alle scie chimiche con cui viene spesso diffuso anche un pulviscolo contenente nanostrutture.


Le nanoparticelle possono arrivare in vari tipi di cellule ed accumularsi; viaggiano lungo il sangue ed i vasi linfatici, causando stress ossidativo ed infiammazioni. Le nanoparticelle possono provocare la morte di animali da laboratorio. Gli scienziati russi hanno discusso come prevenire che questo sistema per possibili cure, diventi in killer invisibile.

I medici russi affermano che le sperimentazioni pre-cliniche dei nano-farmaci dovrebbero essere diverse da quelle per gli agenti ordinari. Uno dei passi cruciali per tali protocolli sono i test sulle scimmie, altrimenti molti effetti negativi dei nano-farmaci non potrebbero essere rilevati. I test dell'anticorpo monoclonale TGN1412 eseguito in Gran Bretagna su diverse specie animali, hanno mostrato che le scimmie hanno avuto problemi ai nodi linfatici.

Sei volontari, che hanno partecipato ai test, si sono ritrovati in condizioni molto brutte. Diversi minuti dopo l'iniezione del TGN1412, tutti e sei hanno sentito grande dolore ai muscoli, hanno quindi avuto convulsioni e vomito. I medici hanno diagnosticato processi infiammatori estesi in vari tessuti e multiple disfunzioni organiche. Forti edemi hanno alterato i visi dei volontari.

I medici russi sottolineano che non si compiono appropriati studi sulla tossicità dei nano-prodotti, nonostante il loro possibile effetto catastrofico. Le nanoparticelle possono causare stress ossidativo, che porta a mutagenesi, fino ad arrivare a malattie ereditarie, vari cancri e difetti di sviluppo. Inoltre i nano-prodotti possono danneggiare il D.N.A. e risultare in arteriosclerosi e carcinogenesi. Secondo gli scienziati russi, il metodo per i protocolli preclinici dei nanofarmaci dovrebbe cambiare significativamente.

I test dovrebbero essere eseguiti solo su mammiferi, gli esperimenti dovrebbero essere lunghi e si dovrebbero studiare nanoparticelle di varie dimensioni e forme. Una delle parti più importanti di tali sperimentazioni è la valutazione di possibili effetti a lungo termine dei nano-farmaci.

Gli agenti che contengono nanoparticelle, sono solitamente sospensioni con nano-contenitori per il trasporto di precise sostanze, varie creme o sistemi di diagnosi. Questi possono essere fullereni, oro, polimeri o particelle proteiche. Gli scienziati russi conoscono la ragione per cui i nanomateriali si comportano in modi diversi rispetto agli analoghi chimici, che consistono di particelle più grandi.

Le nanoparticelle hanno significanti curvature superficiali e legami atomici con una topologia differente dalla norma, che comporta la diversità della loro attività chimica. Questi cambiamenti strutturali causano un cambiamento nella solubilità, nella capacità catalitica e di reazione, che a sua volta produce maggiori radicali liberi e forme attive di ossigeno. Le nanoparticelle possono incorporarsi alle membrane cellulari, entrare negli organuli interni e influire sulla loro funzione. Inoltre i nanomateriali solitamente portano una carica elettrica, quindi assorbono facilmente vari materiali tossici e li portano dentro le cellule.

Oggi solo 49 istituzioni russe sono elencate nella "Lista degli stabilimenti e delle istituzioni, che eseguono test preclinici degli agenti di trattamento". Comunque, solo una azienda per animali da laboratorio a Puschino, Regione di Mosca, segue tutti gli standard internazionali. Gli scienziati affermano che creare nuovi standard per i test preclinici sui nano-farmaci è solo il primo stadio, il secondo è la ricostruzione dei centri per i test, altrimenti la condivisione di nanofarmaci pericolosi nel nostro mercato continuerà ad aumentare.


Anna Kizilova

Fonte: russia-ic.com
Traduzione a cura di: Richard per altrogiornale.org



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mercoledì 24 dicembre 2008

S.S.S.S.

Nel suo ultimo editoriale Il suono del silenzio, Tom Bosco, direttore della rivista Nexus, deplora che notizie dirompenti diffuse da uomini politici autorevoli relative a verità controcorrente, notizie suscettibili di incrinare la fiducia nel sistema, passino inosservate. Correttamente l'autore correla lo stato letargico in cui vegeta la stragrande maggioranza della popolazione non solo alla martellante e menzognera propaganda dei media mainstream, ma anche all'impiego di sistemi per il controllo mentale, a loro volta implementati tramite antenne e scie chimiche.

Il seguente brano è tratto dall'articolo succitato ed illustra le caratteristiche della sinistra tecnologia denominata Suono del silenzio.



"E' la completa acquiescenza dell’opinione pubblica nel suo complesso a rendere possibile l'indifferenza per le verità non ufficiali. Qualcuno si domanda se parte di ciò possa essere dovuto alla progressiva implementazione di tecnologie che sfruttano le trasmissioni dei telefoni cellulari e, in particolar modo, i sempre più diffusi canali televisivi digitali ad alta definizione per diffondere emissioni non percepibili a livello cosciente, ma rilevate e registrate dal cervello, allo scopo di condizionare in modo subliminale la popolazione. A questo proposito, sarà interessante tenere d’occhio la Sardegna, prima regione totalmente “digitale” dal punto di vista televisivo (almeno per quanto concerne i canali R.A.I.), anche se apparentemente il problema riguarda, almeno per ora, gli U.S.A.

La tecnologia psicotronica segreta in questione, sviluppata dal Pentagono, è denominata Silent Sound Spread Spectrum (S.S.S.S.) o, più prosaicamente, “Suono silenzioso” ed è pienamente operativa in campo militare sin dagli anni ’90, quando venne impiegata durante la Prima Guerra del Golfo (ricordate le decine di migliaia di soldati iracheni che uscirono dai loro bunker e si arresero senza sparare un colpo?). Ora sembra che sia stata predisposta per essere usata dai trasmettitori H.A.A.R.P., dalle torri G.W.E.N., da quelle per la telefonia cellulare e specialmente dai canali televisivi digitali H.D.T.V., siano essi via cavo, via satellite o tramite decoder.

Il Suono del silenzio è una dicitura in codice usata dai militari e dall’"intelligence" per definire determinate armi psicotroniche per il controllo mentale, collaudate negli anni ’50, perfezionate negli anni ’70 e ampiamente impiegate agli inizi degli anni ’90 in ambito militare, malgrado l’opposizione (si dice) di personaggi del calibro di Dwight D. Eisenhower.

Questo genere di arma per l’alterazione mentale è basata sulla tecnologia a vettore subliminale, per l’appunto Silent Sound Spread Spectrum (S.S.S.S.), soprannominata anche S-Quad o “Squad” in gergo militare. Fu sviluppata per uso bellico dal Dr Oliver Lowery di Norcross, Georgia, ed è descritta nel brevetto U.S.A. #5,159,703 - "Silent Subliminal Presentation System" ad uso commerciale nel 1992. Sono sempre più convinto che la perenne attività di irrorazione chimica nei nostri cieli ha a che fare proprio con questo, aumentando la conducibilità elettrica dell’atmosfera e quindi migliorando le prestazioni dei sistemi di trasmissione di segnali elettromagnetici".



Fonte: Nexus

Per approfondire il tema, si può leggere questo documento in inglese.




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martedì 23 dicembre 2008

Scie chimiche: appunti per una bibliografia ragionata

Numerosi sono gli studi e le ricerche inserite sulla Rete a proposito delle scie chimiche, mentre pochissimi sono gli articoli pubblicati su riviste cartacee. E' comunque utile ricordare che è possibile consultarli, fotocopiarli e distribuirne le xerocopie con il fine di divulgare lo scottante tema tra chi lo ignora e tra le persone che considerano Internet solo un'accozzaglia di teorie strampalate. Per superare quindi questo pregiudizio, si possono citare e far leggere i reportages finora apparsi su periodici.

Sul numero 30 (ottobre 2007), di Blu, trimestrale di turismo, diretto da Alessandro Zaltron, si può leggere il testo in cui il problema è inquadrato nelle sue linee salienti. Il breve contributo è intitolato Scie chimiche: una nuvola di interrogativi.

Sul numero 12 della rivista Area 51 (ottobre 2007) comparve un trafiletto a firma di Cristian Vitali, intitolato Scie chimiche nei cartoon della Disney. La nota sfiora l’argomento inerente alla diffusione di messaggi quasi subliminali relativi alle venefiche chemtrails, introdotte nelle sequenze dell'abominevole produzione destinata ad un pubblico di bambini, il cartone animato Cars.

Sul numero zero e sul numero 2 (maggio 2008) di Segni dal cielo, mensile diretto dal ricercatore Massimo Fratini, fu pubblicato il dossier Scie chimiche: una realtà inquietante. E’ una ricognizione del tema e dei suoi principali addentellati, con un apparato di indicazioni bibliografiche.

Sul numero 21 della rivista Area 51 si può compulsare I misteri di H.A.A.R.P., Scie chimiche e fenomeno U.F.O., a firma di Roberto La Paglia. L'autore nel suo testo, imperniato prevalentemente su H.A.A.R.P., sfiora soltanto il nesso problematico tra scie ed O.V.N.I., concludendo nel modo seguente: "I numerosi avvistamenti U.F.O. in concomitanza ed in prossimità delle scie chimiche hanno sicuramente un senso, equamente diviso tra un'ipotesi di osservazione e quella di una presenza aliena interagente con il nostro pianeta da tempo".

Scie nel cielo, paura sulla Terra è l'articolo a firma del biologo Giorgio Pattera: è un dossier leggibile sull'ultimo numero edito di Area 51, prima che, con cambiamento di casa editrice e redazione, diventasse Area di confine. L'autore compie una panoramica del soggetto in esame, evidenziando i pericoli per l'ambiente e per la salute. Non manca una parte dedicata alle interrogazioni parlamentari. E' stato recentemente inserito nel portale Edicolaweb.

Nell'articolo a firma di Roberto La Paglia intitolato Morgellons: malattia aliena?, X Times n. 1 del novembre 2008, il ricercatore dedica alcune annotazioni al tema del nesso tra onde elettromagnetiche e le nanostrutture che sono all'origine della patologia denominata morbo di Morgellons. Le osservazioni dello studioso, che si è documentato, consultando gli imprescindibili studi della Staninger, di Castle e della Palit, sono corrette. L’indagine costituisce una svolta: è uno dei primi approcci in Italia al Morgellons, nell’ambito di un’esplorazione ben documentata ed oggettiva.

Infine il numero 2 di X Times, (dicembre 2008), ospita un articolo scritto da Luigina Marchesi ed intitolato Scie chimiche: segreto di Stato. E' la prima parte di un dossier, basato su osservazioni personali e sostanziato dalle prove raccolte da Tanker enemy, che promette interessanti sviluppi.




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lunedì 22 dicembre 2008

La militarizzazione della Sicilia avanza inesorabile, parallelamente all'irrorazione chimica

Come già preannunciato dagli altri articoli dell'amico Antonio Mazzeo, la militarizzazione del nostro paese prosegue inesorabile ed in maniera funzionale all'agenda di irrorazione chimico-biologica.


Con Africom giungono in Sicilia gli aerei cisterna e da trasporto U.S.A.
Era prevedibile che con l’istituzione del nuovo comando militare U.S.A. per le operazioni nel continente africano, AFRICOM, buona parte delle attività di direzione, controllo e pronto intervento venisse ospitata dalle maggiori installazioni possedute in Italia dalle forze armate statunitensi. Dopo l’istituzione a Vicenza del Comando per le operazioni terrestri in Africa ed a Napoli di quello per le operazioni navali, gli Stati Uniti d’America puntano a trasformare la stazione aeronavale di Sigonella in uno dei principali scali europei dell’Air Mobility Command (A.M.C.), il Comando unificato che sovrintende alle operazioni di trasporto aereo negli scacchieri di guerra internazionali.

Con la piena operatività di AFRICOM, le accresciute necessità d’intervento nel continente africano richiedono lo spostamento del personale A.M.C. dalla Gran Bretagna e dalla Germania verso il sud, in Spagna, Italia e Portogallo”, ha annunciato il colonnello Keith Keck, comandante della Divisione di pianificazione strategica dell’Air Mobility Command, con sede presso la base aerea di Scott, Illinois. E quali sono le installazioni destinate alla ridislocazione di uomini e mezzi? È il comandante Stephen McAllister, dell’ufficio di pianificazione dell’A.M.C., a rispondere: “Le basi che potrebbero ricevere un afflusso di uomini dell’A.M.C. includono la stazione navale di Rota e l’aeroporto di Morón in Spagna, lo scalo di Lajes Field, nelle Azzorre (Portogallo) e la Naval Air Station di Sigonella, in Italia”.

L’uso del condizionale potrebbe far pensare ad una scelta non ancora definitiva, ma in un’intervista rilasciata al periodico statunitense Air Forces Magazine (novembre 2008), il generale Duncan J. McNabb, la più alta autorità militare nel settore della mobilità e del trasporto aereo U.S.A., ha dichiarato che “per assicurare il successo dell’intervento in Africa”, è indispensabile 'sviluppare le infrastrutture delle basi chiave, come Lajes Field, l’isola Ascensione nell’Atlantico e Sigonella, Sicilia'. “Il Comando dell’Air Mobility Command - ha aggiunto McNabb – sta lavorando con l’US Air Force in Europa per trasferire in queste installazioni, dalla base aerea di Ramstein, Germania, il traffico aereo di AFRICOM”.

L’Air Mobility Command fu creato nel 1992 per consentire all’aeronautica militare di rispondere con maggiore efficienza alle crescenti richieste di trasporto globale di uomini, mezzi e sistemi d’arma e concentrare sotto un unico comando gli aerei cargo ed i velivoli cisterna dell’US Air Force. L’A.M.C. opera ricorrendo ai grandi aerei da trasporto militare del tipo C-5 Galaxy, C-17 Globemaster III, C-130 Hercules e C-141 Starlifter, nonché alcuni velivoli presi in affitto da alcune compagnie aeree “civili”. Attualmente il Comando per il trasporto aereo U.S.A. è presente con più di 1.700 uomini in una decina di basi europee, la più importante delle quali è Ramstein, Germania. Questo scalo è stato scelto il giorno 1 ottobre 2008 come sede provvisoria della neo-costituita 17th Air Force, altrimenti denominata “Air Forces Africa”, la componente aerea per le operazioni nel continente africano che raggiungerà la piena capacità operativa tra il 2009 e il 2010. “L’uso di Ramstein è conveniente e, di conseguenza, popolare, spiega il colonnello Keith Kech dell’Air Mobility Command. Ma noi non possiamo fare ogni cosa a Ramstein, anche perché con le operazioni in Iraq e Afghanistan il traffico aereo ha raggiunto il limite. Per questo abbiamo la necessità di guardare ad altre località per le operazioni di trasporto aereo”.

Sigonella non è nuova alle attività dell’Air Mobility Command. Con gli interventi degli Stati Uniti post 11 settembre 2001, la base siciliana ha fornito un supporto logistico fondamentale agli aerei cargo provenienti dagli U.S.A. e diretti ai teatri di guerra orientali. Negli ultimi due, tre anni Sigonella si è trasformata da stazione per il pattugliamento marittimo nel Mediterraneo a vero e proprio “hub multiruolo” per le missioni di trasporto strategico dell’U.S. Air Force in Asia e continente africano. Il 10 aprile 2008, nel corso di un’audizione di fronte alla sottocommissione per le infrastrutture militari del Congresso, il generale Bantz J. Craddock, comandante di EUCOM (il Comando per le operazioni U.S.A. in Europa), ha enfatizzato il ruolo di Sigonella nel fornire “flessibilità ed alta capacità di supporto logistico all’interno ed all’esterno del teatro mediterraneo”. Proprio nell’ambito del processo di trasformazione strategica delle principali basi europee e del loro “supporto alla proiezione delle forze statunitensi nelle aree di crisi di Africa, Medio Oriente, Est Europa e Caucaso”, il generale Craddock ha rivelato di aver proposto “la M.O.B. (Main Operating Base) di Sigonella e la base aerea spagnola di Morón, quali installazioni di supporto N.A.T.O. per le operazioni di rifornimento aereo”. “Se questa proposta sarà accettata nell’ambito del pacchetto d’emergenza per il miglioramento del rifornimento aereo, in queste due basi si potranno realizzare opere di miglioramento infrastrutturale per circa 120 milioni di dollari” e decine di grandi aerei cisterna per il rifornimento in volo di bombardieri e aerei da trasporto potranno essere trasferiti in Sicilia.

In attesa del megafinanziamento N.A.T.O., il Pentagono ha comunque avviato le procedure per l’ammodernamento delle piste di volo di Sigonella. Il 30 giugno 2008 è stato pubblicato il bando di gara per lavori per 5 milioni di dollari, consistenti nella “riparazione di una parte delle piste di atterraggio e decollo, inclusa la demolizione e ricostruzione di circa 18.700 metri quadrati di superficie d’asfalto e di 9.000 metri quadrati di superfici aeroportuali, nonché l’installazione di un nuovo sistema d’illuminazione”.

Il futuro prossimo di Sigonella sarà dunque segnato dal sovraffollamento aereo. E' un tema che per gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella dovrebbe essere prioritario nell’agenda politica sul “modello di sviluppo” siciliano, ma che trova indifferenti partiti, amministratori e buona parte della popolazione che vive nei pressi della base militare. Il traffico di velivoli U.S.A. e N.A.T.O. rappresenta già adesso una grave minaccia per le operazioni di volo del vicino aeroporto civile di Catania-Fontanarossa. Ai rischi di collisione aerea va poi aggiunto l’alto numero di caccia, elicotteri e velivoli da trasporto precipitati nelle campagne e nelle acque circostanti la base aeronavale.

Il trasferimento in pianta stabile a Sigonella dei nuovi aerei statunitensi, avrà un impatto ancora più rilevante sulla salute della popolazione. C-5, C-17, C-130, C-141, KC-10 e KC-135 sono, infatti, tra gli aerei militari che più contribuiscono alla dispersione nell’ambiente delle cosiddette “scie chimiche”, emissioni in cui si registrano pericolosissime concentrazioni di veleni ed elementi patogeni anche cancerogeni, quali alluminio, arsenico, cobalto, etilene dibromide, mercurio, ossido di titanio, piombo, quarzo, sali di bario, silicio, torio, uranio, zolfo etc. Ne risulta una contaminazione di suolo, aria ed acqua che, secondo alcuni peace researchers, sarebbe provocata volutamente dalle forze armate.

Secondo il fisico Corrado Penna, docente presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “G. Antonietti” di Iseo ed animatore del blog scienzamarcia, le scie chimiche rappresentano una vera e propria congiura contro l’uomo ed il pianeta, alla stregua delle nuove armi di “mutazione climatica” e dei sistemi che si sperimentano nello spazio. “Il tutto sembra essere legato ad un'oscura manovra pilotata dal governo U.S.A.”, spiega Corrado Penna. “Il rapporto annuale del Pentagono dimostra che gli Stati Uniti stanno preparando prove di armi chimiche e biologiche all’aria libera in violazione delle convenzioni internazionali, come è stato pure annunciato dal professor Francis A. Boyle, riconosciuto esperto in materia. Si può temere il peggio, se si mette in conto che l’U.S. Army ha già realizzato in passato quel tipo di esperimenti in diverse grandi città statunitensi, sulla pelle della propria popolazione. Famoso è, ad esempio, l’episodio di San Francisco negli anni ‘50 del XX secolo, quando agenti biologici furono polverizzati da navi militari sull’inerme e inconsapevole popolazione”.


Fonte: IMGPress



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domenica 21 dicembre 2008

Carnicom: i patogeni delle scie chimiche potrebbero causare una contaminazione mondiale

L'ingegnere Clifford Carnicom e la dottoressa Gwen Scott sono sicuri che è stato stabilito un collegamento tra i contaminanti contenuti nelle scie chimiche e la successiva manifestazione di patogeni biologici che i due esperti hanno isolato nei tessuti umani.

Carnicom afferma che i patogeni delle scie chimiche, di dimensioni inferiori al micron, possono aver già invaso i tessuti, il sangue e gli organi di milioni di persone in tutto il mondo. Il ricercatore ha isolato reticoli di fibre inclusi in filamenti delle dimensioni dai 10 ai 20 micron. Un corpo sferico in questo intreccio di fibre rivela otto tipologie di batteri, tra cui la Chlamydia Pneumoniae. Per comprendere le dimensioni di questa struttura, si noti che è di 0,5-0,7 micron, inferiore ai 2 micron delle fibre di amianto responsabili del tumore polmonare e dell'asbestosi [1].

E' urgente divenire consapevoli che i patogeni inalati con l'aerosol chimico-biologico, legati alle frequenti operazioni clandestine aeree, costituiscono un rischio per la salute pubblica di proporzioni planetarie [2].

Comunque è imminente, al Congresso ed al Dipartimento della Difesa, una dichiarazione ufficiale sulle scie chimiche (?, n.d.t.) per dimostrare che le tossine diffuse per via aerea non costituiscono una minaccia per la salute degli Statunitensi.

[1] Le fibre di asbesto penetrano attraverso le vie respiratorie, in base alla loro lunghezza (fino a 50 μm) e al loro diametro: le fibre con diametro inferiore a 0,5 μm possono raggiungere gli alveoli polmonari. Le fibre depositate causano attivazione del sistema immunitario locale e provocano una reazione infiammatoria da corpo estraneo. I macrofagi fagocitano le fibre e stimolano i fibroblasti a produrre tessuto connettivo: conseguenza di ciò è lo sviluppo di una fibrosi interstiziale. Le fibre raggiungono inoltre lo pleura, esercitando anche in questa sede la loro azione fibrogena e cancerogena.

[2] La scoperta di Carnicom è distinta dalla sindrome di Morgellons, patologia già nota e la cui eziologia è collegata alle irrorazioni.





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venerdì 19 dicembre 2008

A.R.P.A.: mazzette sui controlli ambientali. Sei arresti della Finanza

Pubblichiamo un articolo, tratto dal quotidiano La gazzetta di Parma, circa un'inchiesta che ha coinvolto l'A.R.P.A. della città emiliana, ossia l'Agenzia regionale per la "protezione" dell'ambiente, istituzione sulla cui reale utilità nutriamo qualche dubbio, visto che queste agenzie sembrano occuparsi di tutto, fuorché di monitorare le condizioni ambientali per tutelare la salute pubblica. In qualche caso svolgono pure i loro compiti istituzionali, ma i cittadini che hanno segnalato l'annoso e gravissimo problema delle scie chimiche, o sono stati del tutto ignorati dai responsabili dell'A.R.P.A. o hanno ricevuto risposte tra il grottesco ed il ridicolo, come la seguente:

"Avvenendo tali fenomeni a considerevole quota, risultano difficilmente analizzabili, sia in scia sia in modo differito al suolo. La ricaduta da strati distanti dell'atmosfera, infatti, subisce fenomeni di trascinamento e movimentazione considerevole in funzione di parametri meteorologici incontrati, rendendo estremamente complessa la verifica di presenza di eventuali inquinanti chimici legati ad aspetti locali del fenomeno".

Questa sofistica "spiegazione" si commenta da sola e, per ora, non aggiungiamo altro...

In alcuni casi hanno addirittura indicato, come fonte per documentarsi, l'inattendibile blog di un personaggio che è del tutto privo di competenze scientifiche e culturali, tale Paolo Attivissimo.



E' cominciata all'alba un'operazione del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza. Sono state arrestate sei persone: due funzionari dell’A.R.P.A. di Parma e quattro liberi professionisti. Gli arrestati sono tutti accusati di concussione. Gli inquirenti giudicano l'attività degli accusati un «pernicioso ed insidioso sodalizio criminale».

L'indagine, svolta anche con l’ausilio di accertamenti tecnici, ha consentito di raccogliere prove su numerosi episodi di concussione, per importi di diverse migliaia di euro, in relazione ad attività di polizia ambientale svolte da dipendenti "infedeli" dell'A.R.P.A. con l’intermediazione di liberi professionisti compiacenti nei confronti di imprenditori, tutti risultati concussi.

Sono state eseguite anche numerose perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni degli indagati. Le indagini sono complesse ed hanno avuto inizio circa un anno fa, sotto la direzione del pubblico ministero Paola Dal Monte.

Nella conferenza stampa di questa mattina (18 dicembre 2008, n.d.r.), il procuratore Gerardo Laguardia ed il comandante della Guardia di finanza hanno illustrato i dettagli dell'operazione. Sono stati arrestati Fausto Allari, Marco Lovati ed un consulente ambientale, Enrico Sidoni (libero professionista). Sono ai domiciliari, invece, altre tre persone: i consulenti ambientali Beniamino Ghiretti, Angelo e Giacomo Corradi (i due sono parenti). Secondo l'accusa degli inquirenti, gli arrestati hanno preteso "mazzette" da alcuni imprenditori per superare i controlli ambientali, ad esempio nel campo dello smaltimento dei rifiuti.

Il direttore dell'A.R.P.A. di Parma Giuseppe Dallara assicura che l'agenzia dà la massima collaborazione ai magistrati. Se le accuse ai suoi due dipendenti saranno confermate, l'A.R.P.A. potrebbe costituirsi parte civile nel futuro processo. Intanto l'agenzia regionale ha preso una prima contromisura: la sospensione in via cautelativa dei dipendenti coinvolti nell'inchiesta. «Le imputazioni rivolte ai due tecnici sono molto gravi, considerando anche che a loro è attribuito il delicato ruolo di Ufficiali di Polizia giudiziaria, come ad altre decine di operatori A.R.P.A., che ogni giorno operano nei settori del controllo e della vigilanza ambientale - ha dichiarato il direttore generale Stefano Tibaldi -. A.R.P.A. è impegnata quotidianamente nelle attività di controllo e vigilanza assegnate, spesso in collaborazione con la Magistratura e le forze di Polizia. Se esistono isolati comportamenti criminosi, devono venire alla luce ed essere perseguiti con la massima severità». Il direttore ha concluso: «auspica pertanto che le indagini si svolgano in tempi rapidi, conferma come sempre la propria piena e fiduciosa collaborazione con gli inquirenti e dichiara fin d’ora che, qualora i due tecnici fossero rinviati a giudizio, si costituirà parte civile nel processo».


Leggi qui l'articolo del quotidiano La Gazzetta di Parma.


Dopo ripetuti invii di mail, fatti pervenire anche a Sindaco di Bologna, URP e altro ufficio ARPA, ecco cosa scrivono:

Noi di Arpa non siamo a conoscenza di irregolarità o di rischi particolari legati a determinati veivoli, nè siamo a conoscenza di altri tipi di esperimenti in atmosfera (nè gli enti con i quali siamo normalmente in contatto hanno mai fatto cenno di lavorare in questa direzione). In ogni caso, tali fenomeni non si vedono con le nostre stazioni di monitoraggio a terra con gli inquinanti che normalmente rileviamo.

Cordialmente

Redazione Operazione Liberiamo l'Aria - Arpa Emilia Romagna




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mercoledì 17 dicembre 2008

Scie chimiche: quanto ci costano?

Le pecore vanno tosate, non scorticate. (Svetonio)

Abbiamo e stiamo sviscerando i vari aspetti ed addentellati della questione "scie chimiche", ma abbiamo dedicato solo qualche cenno al problema dei costi legati all'intera operazione.

Stando a calcoli eseguiti dal nostro gentilissimo lettore Paolo e da altri nostri collaboratori, siamo in grado di stabilire, con una buona approssimazione, che le attività aeree chimico-biologiche nei soli cieli d'Italia, costano 19 milioni di euro al giorno, quindi 6.935 milioni l'anno. E' una cifra astronomica, esorbitante! Con tutto questo denaro usato - si ricordi - per avvelenare la biosfera, nell'ambito di sinistri progetti bellici, quali e quante iniziative a favore dell'intera nazione potrebbero essere attuate?

Di fronte a tale vergognoso sperpero di ingentissime risorse, appaiono grottesche ed inammissibili le manovre finanziarie dei vari esecutivi, inaccettabili i drastici tagli a settori quali la sanità, l'istruzione, il sistema previdenziale, mentre crescono, nel contempo, le spese militari per missioni "umanitarie" nei quattro angoli del mondo, impianti radar, stazioni H.A.A.R.P., potenziamento degli arsenali, costruzione o ampliamento di basi, acquisto di caccia e di tankers etc. L'Italia è ai primi posti nel mondo per fondi destinati alla "difesa"! Siamo, tra l'altro, a conoscenza solo del bilancio ufficiale, poiché fuori bilancio altre risorse finanziare sono destinate alla costruzione di installazioni sotterranee, allo spionaggio elettronico, alla pletora dei disinformatori.

Non dimentichiamo la piaga del signoraggio, che risucchia il 100 per cento del gettito accumulato con le tasse pagate dai contribuenti, oltre a tutti gli sprechi nell'amministrazione (enti inutili, inefficienze nella gestione del denaro pubblico), i faraonici e scandalosi privilegi di ministri, parlamentari (non tutti), funzionari, amministratori di regioni, province, comuni, dirigenti di società…

Quale incommensurabile somma di euro è fagocitata da uno stato corrotto e diabolico che poi, per graziosa iniziativa di silvio, elargisce ai poveri una carta asociale del valore lillipuziano di quaranta euro al mese?

Quale incommensurabile somma di euro è impiegata non nell'interesse della collettività o di interi popoli che vivono nell'indigenza, ma per inquinare l'ambiente, diffondere patologie, controllare i cittadini, dietro l'ipocrita paravento delle provvidenze sociali e della promozione dello sviluppo economico o dietro il pretesto di iniziative volte alla protezione degli ecosistemi e della salute?

La prossima volta in cui il governo chiederà ai cittadini i soliti sacrifici per superare la difficile congiuntura, la crisi pianificata e causata dai globalizzatori di cui ministri e sottosegretari sono del tutto succubi, ricordiamoci di quanto e come è scialacquato il denaro dei contribuenti vessati e tartassati.

La prossima volta in cui qualcuno si lamenterà dell'esosa pressione fiscale che stritola aziende, imprenditori, artigiani, impiegati, operai, disoccupati, additiamogli uno dei tanti aerei della morte che incrociano sulle nostre teste: la verità è lassù.



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martedì 16 dicembre 2008

Irrorazioni chimico-biologiche a bassa quota: la testimonianza di un fisico

Martedì 5 febbraio, alle ore 13:00, un aereo presumibilmente militare ha intenzionalmente sorvolato a quota bassa (circa 1.000 metri, che per un aereo di quel tipo è una quota decisamente inusuale, se non in fase di decollo/atterraggio) l'Istituto d'Istruzione Superiore "G. Antonietti" di Iseo. La vicinanza e la presumibile quota sono state confermate anche da altri testimoni: alcuni miei ex alunni che si trovavano accanto a me in quel momento.

Ricordo che gli aerei civili percorrono rotte aeree a circa 9.000 metri di altezza (dove l'aria è più rarefatta e quindi il consumo di carburante è minore) e che il
Regolamento dell’Aria adottato dall' Ente Nazionale Aviazione Civile (al CAPITOLO 3 - REGOLE GENERALI – Punto 3.1.2) recita testualmente:

Ad eccezione dei casi in cui è necessario per il decollo o l'atterraggio, o nei casi di permesso accordato dall’E.N.A.C., gli aeromobili non devono volare al di sopra di aree abitate di città e paesi, su insediamenti o assembramenti di persone all'aperto.

La manovra in sé è quindi non solo potenzialmente pericolosa (come non ricordare con angoscia la tragedia di quella scuola di Bologna sventrata 10 anni fa da un aereo militare?), ma persino illegale.

Il rischio potrebbe essere, però, molto maggiore di quello che sembra, dal momento che l’aereo rilasciava una notevole striscia bianca che non poteva essere una scia di condensa. Le scie di condensa, come può confermare un qualsiasi manuale di aeronautica, si formano solo al di sopra degli 8.000 metri, ed anche in quel caso solo in coincidenza con temperature molto basse ed umidità elevate. In nessun caso si possono generare a 1.000 e neppure a 3.000 metri di quota (anche se la quota del velivolo non fosse stata stimata correttamente, non ci sarebbero lo stesso le condizioni per la formazione di una scia di condensa di vapore acqueo fuoriuscito dal motore).

Per fornire qualche ragguaglio sulla questione riporto quanto segue: “L’immissione in atmosfera dei gas di scarico degli aerei, ricchi di nuclei di condensazione e di vapore acqueo, determina la sovrassaturazione del vapore acqueo e quindi la formazione di scie. Le scie di condensazione si formano ad altezze in cui la temperatura dell’aria è molto bassa (inferiore a -40 °C), con umidità relativa almeno del 60%. Le scie possono più o meno durare nel tempo, a seconda della stabilità dell’aria e della quantità di vapore presente.” [Girolamo Sansosti & Alfio Giuffrida - Manuale di meteorologia, Una guida alla comprensione dei fenomeni atmosferici e climatici in collaborazione con l’U.A.I. (Unione Astrofili Italiani) - Gremese Editore – 2006 – pag 86] .

Dal momento che la diminuzione di temperatura per ogni 1.000 metri è di circa 6,5°, è evidente che l'aereo avvistato a bassa quota non poteva mai e poi mai rilasciare una scia di condensa, come confermano i dati di umidità e temperatura di quel giorno: i -40° di temperatura venivano rilevati solo a 7.500 metri di quota e, da 7.500 fino a 12.000 metri di quota (chi vede mai un aeromobile che vola a 12 km di altezza?), l'umidità relativa era compresa tra l'1% ed il 47%.

Non essendovi per altro alcun carburante che, bruciando, possa formare quel tipo di scie con quel colore biancastro (osservando i Canad-air che volano basso fino al mare per raccogliere l'acqua per spegnere gli incendi, si può facilmente notare il fumo nero che proviene dai motori), l’unica possibilità che resta è inquietante, perché in tutto il mondo sono state rivelate anomale scie di origine chimica dette chemtrails (scie chimiche). Le analisi della polvere di ricaduta hanno portato all’identificazione di una serie di elementi chimico-biologico pericolosi per l’uomo, particolarmente alluminio, bario, torio, nanopolimeri artificiali dannosi per il sistema respiratorio, agenti infettivi (ad es. il micoplasma).



Il tutto sembra essere legato ad un'oscura manovra pilotata dal governo U.S.A. Il rapporto annuale del Pentagono dimostra, infatti, che
gli Stati Uniti stanno preparando prove di armi chimiche e biologiche all’aria libera in violazione delle convenzioni internazionali, come ha dichiarato il professor Francis A.Boyle, riconosciuto un esperto in materia. Si può temere il peggio, se si mette in conto che l’esercito degli Stati Uniti ha già realizzato in passato questo tipo di esperimenti in diverse grandi città statunitensi, ai danni ed all'insaputa della propria popolazione. Famoso è, ad esempio, l’episodio di San Francisco negli anni '50 del XX secolo, quando agenti biologici furono polverizzati da navi militari sull’inerme ed inconsapevole popolazione. Da notare anche che il Ministero della "difesa" britannico ha ufficialmente confermato di avere compiuto simili esperimenti per quasi tutto il dopoguerra.


Corrado Penna (fisico),
docente di matematica e fisica dell'Istituto Scolastico Superiore di Iseo

Nota bene: i sorvoli di aerei che, rilasciando queste scie tossiche proseguono continuamente in tutto il territorio italiano, sebbene a quote leggermente più elevate, ma senza dubbio non idoneee alla formazione di scie di condensa, come verificato recentemente per mezzo di telemetro laser. Maggiori informazioni si possono reperire nel dossier visionabile sia on line sia off line (scaricandolo) a
questo indirizzo.

Il tutto sembra essere legato ad un'oscura manovra pilotata dal governo U.S.A. Il rapporto annuale del Pentagono dimostra, infatti, che gli Stati Uniti stanno preparando prove di armi chimiche e biologiche all’aria libera in violazione delle convenzioni internazionali, come ha dichiarato il professor Francis A.Boyle, riconosciuto un esperto in materia. Si può temere il peggio, se si mette in conto che l’esercito degli Stati Uniti ha già realizzato in passato questo tipo di esperimenti in diverse grandi città statunitensi, ai danni ed all'insaputa della propria popolazione. Famoso è, ad esempio, l’episodio di San Francisco negli anni '50 del XX secolo, quando agenti biologici furono polverizzati da navi militari sull’inerme ed inconsapevole popolazione. Da notare anche che il Ministero della "difesa" britannico ha ufficialmente confermato di avere compiuto simili esperimenti per quasi tutto il dopoguerra.


Corrado Penna (fisico),
docente di matematica e fisica dell'Istituto Scolastico Superiore di Iseo

Nota bene: i sorvoli di aerei che, rilasciando queste scie tossiche proseguono continuamente in tutto il territorio italiano, sebbene a quote leggermente più elevate, ma senza dubbio non idoneee alla formazione di scie di condensa, come verificato recentemente per mezzo di telemetro laser. Maggiori informazioni si possono reperire nel dossier visionabile sia on line sia off line (scaricandolo) a
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