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lunedì 26 dicembre 2016

Naturale versus artificiale



“Com’è il cielo oggi?” E’ questa la domanda che le persone consapevoli pongono a chi ha avuto al mattino presto già l’occasione (ed il coraggio) di sbirciare fuori dalla finestra. La risposta spesso non è univoca: se, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi il firmamento è lordato dalle solite scie chimiche, succede anche di poter assistere alla titanica lotta tra naturale ed artificiale.

Qualche nuvola genuina si forma ancora, anche se presto è sferrato l’attacco mortale contro cumuli vaporosi e nivei. Squadriglie di aerei chimici – per lo più velivoli “civili” – aggrediscono le poche formazioni imbrifere per farne orrendo scempio. Ne risulta un cielo spaccato: da un lato, generalmente verso il mare e le pianure, dominano cirri sintetici, obbrobriosi artigli e coltri neurotossiche; dall’altro, al di sopra di colline e dorsali montuose, sopravvive qualche nube naturale. La bipartizione riguarda anche il colore della volta celeste: grigio-cilestre da una parte, azzurro o quasi dall’altra. Purtroppo in questo agone epico sono quasi sempre le armi meteorologiche a spuntarla: così, nell’arco di poco tempo, una giornata che prometteva un bel sole tiepido con un corteo di nuvole scintillanti, si trasforma in uno scenario fosco, larvale, deprimente.



Purtroppo il danno non è solo estetico ed è già un danno notevole: ha ragione lo scienziato statunitense Michael Tamez (un altro esperto che si aggiunge agli innumerevoli specialisti intenti a denunciare il genocidio ed ecocidio definito in modo eufemistico “biogeoingegneria illegale”) ad asserire che le chemtrails rischiano di falcidiare l’umanità entro i prossimi anni. Egli sostiene che la geoingegneria clandestina provoca e provocherà inondazioni in stile biblico e, nel contempo, epocali siccità. L’ambiente – ci ricorda Tamez – è inoltre contaminato da piombo, mercurio, bario, alluminio, stronzio, manganese etc. e NON sono né il traffico veicolare né gli impianti industriali le principali cause di questo avvelenamento globale.

Quanto preconizzammo negli anni passati si è purtroppo adempiuto: gli alberi stanno morendo ad ogni latitudine, varie specie di fauna selvatica sono prossime all’estinzione, le malattie neurodegenerative, i tumori etc. mietono vittime senza pietà… In Italia, le castagne? Perdute. Le olive? Perdute? Le noci? Perdute… I negazionisti? In perfetta salute. Nonostante ciò, come direbbe fra Cristoforo “Verrà un giorno…” . State sicuri, disinformatori, quel giorno, presto o tardi, verrà anche per voi.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 22 novembre 2016

Paradossi



Si rilevano a volte circostanze paradossali: ormai assuefatti all’orrore, a nubi sintetiche dalle configurazioni abnormi, grottesche, taluni scambiano gli ormai rari fenomeni naturali per nuvole chimiche. Nubi lenticolari, cirri, persino maestosi e bellissimi cumuli non sono riconosciuti come “genuini”: il fatto è che la percezione, ormai distolta ed ottenebrata da immagini obbrobriose, si è disabituata alle creazioni di madre natura.

Se da un lato è doveroso e corretto identificare gli archi chimici, gli aloni artificiali, i nembi zigrinati etc. come altrettanti abomini partoriti della geoingegneria clandestina, bisogna comunque esercitarsi a distinguere tra vero e finto. In alcuni casi – lo ammettiamo – non è agevole: ad esempio, i criminali del cielo sono in grado di generare strati che assomigliano molto alle corrispondenti formazioni naturali; tuttavia è necessario esercitare la visione affinché diventi osservazione, evitando così di incorrere in errori grossolani.

Non solo, è d’uopo pure consultare non tanto le fonti (iconografiche e no) della Rete, purtroppo sovente adulterate dalla disinformazione, quanto compulsare vecchi atlanti e vecchie enciclopedie, in particolare le tavole di nefologia dove sono immortalate le nuvole oggi quasi estinte con l’indicazione delle quote a cui generalmente si formano. Lo ripetiamo: la documentazione “scientifica” disponibile su Internet è, in buona parte, elaborata da negazionisti e, in molte occasioni, non è attendibile. E’ meglio riferirsi a testi cartacei, ancora meglio se non recenti, perché non ancora riveduti e corrotti secondo i dettami della propaganda sciacondensara. Tra l’altro, i papiri quasi sempre sono scritti in un buon italiano, a differenza delle summae digitali vergate in una lingua barbara, piena di strafalcioni.

È ovvio che, per comprendere i fenomeni ed i fatti inerenti alla biogeoingegneria illegale, sono indispensabili lo studio, il confronto fra i documenti, la capacità di discernimento, ma non deve mancare l’osservazione che è uno fra i capisaldi del metodo scientifico, quello vero.

Sorge il grosso problema relativo alle nuove generazioni, quasi sempre disinteressate al mondo che le circonda, prive di memoria storica e condizionate nei processi cognitivi e percettivi da un milieu invaso da stimoli distorti e distorcenti. In questo caso si deve tentare di promuovere un’educazione sensoriale, non disgiunta dalla trasmissione di efficaci strategie di interpretazione della realtà.

Alexandre Dumas giovane scrive che “si apprende più dall’osservazione che dai libri”. Perfetto, soprattutto se per libri si intendono gli scartafacci di Massimo Polidoro, Alberto Angela, Paolo Attivissimo e compagnia cantante.


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venerdì 28 ottobre 2016

Terremoto nelle Marche: un evento di origine artificiale?



26 ottobre 2016, ore 19:11, terremoto nell’Appennino marchigiano di magnitudo 5.4 della Scala Richter, con ipocentro a circa 9.3 km. L’epicentro coincide con Castel Sant’Angelo sul Nera, sull’Appennino maceratese, in corrispondenza del confine con l’Umbria.

Il sisma è stato avvertito in tutto il centro Italia, in particolar modo nell’area fra Norcia, Castel Sant’Angelo sul Nera ed Arquata del Tronto, ma anche a Perugia, Terni, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Pescara, L’Aquila, Teramo, Rieti, Chieti, Viterbo, Roma, Arezzo, Firenze, Siena, Campobasso, Frosinone etc.

Molti si sono chiesti se il sommovimento tellurico sia naturale o no. Analizziamo i dati a nostra disposizione.

• Il sisma delle 19:11 è stato seguito alle ore 21.18 da un altro evento di magnitudo maggiore, ufficialmente 5,9: ciò è anomalo, perché l’energia di un sisma si sprigiona quasi tutta con la prima scossa; la restante è via via rilasciata con lo sciame successivo.
• L'ipocentro è estremamente superficiale (circa 10 Km di profondità). [1]
• La calamità è occorsa a coronamento di un periodo di intensa, parossistica attività chimica ed elettromagnetica (evidenziata nella foto satellitare di copertina).
• Sono state scorte le tipiche nubi sismiche (cfr infra) e segnalati inusuali fenomeni elettrici in atmosfera, come lampi senza tuoni, malfunzionamento delle comunicazioni UMTS e su digitale terrestre. Il caso vuole che nello stesso giorno la Terra era stata investita da un'imponente tempesta magnetica dovuta ad espulsioni di massa coronale di notevole intensità. Il sole, come è noto, agisce sulla formazione della ionosfera.



Seguiamo sempre questi accadimenti con apprensione. In realtà, fra trivellazioni (fracking), che destabilizzano le faglie, e manipolazioni ionosferiche, viviamo tutti su una polveriera: le alterazioni ionosferiche PROVOCANO terremoti, come riconobbe la stessa N.A.S.A., pochi giorni dopo - guarda caso - il sisma che colpì l’Abruzzo, nel 2009.

Le chemclouds e le smart clouds sono l’indizio evidente della presenza di metalli elettroconduttivi in bassa atmosfera. Giustamente qualcuno le definisce anche "nubi sismiche".

Circa la profondità degli epicentri, meglio affidarsi ai rapporti francesi, poiché il nostro I.N.G.V., costola del sistema, tende a modificare i dati inerenti all'ipocentro, che è cruciale per l'identificazione di un sisma di origine ionosferica. Comunque sia, anche portando la profondità a 19 km, non cambia molto, giacché i sommovimenti naturali hanno di solito ipocentri superiori ai 50 km di profondità.

Si chiama effetto rimbalzo o "bunching", letteralmente “raggruppamento”. La ionosfera è riscaldata (quindi gonfiata verso l'alto) con l'emissione di impulsi ad alta frequenza sfasati di tempo e frequenza (ad esempio, 10.000 hz e 10.006 hz) e che creano una risonanza ELF ed ULF verso terra. Quindi, una volta interrotto il segnale, la ionosfera ritorna velocemente alla sua forma naturale, creando un effetto domino verso gli strati di atmosfera sottostanti nonché sulle fenditure, già sollecitate dalle bassissime frequenze che risultano dallo sfasamento di fase creato da due impulsi inviati con piccola distanza di tempo l'uno rispetto all'altro.

La realtà purtroppo è questa: oggigiorno molte catastrofi sono di origine militare; due giorni dopo il sisma abruzzese, alcune testate riportarono la seguente notizia: “La N.A.S.A. scende in campo con un annuncio rivoluzionario sulle previsioni sismiche. Secondo Stuart Eves, che lavora presso l'agenzia spaziale statunitense, esisterebbe una stretta correlazione tra i terremoti che superano il quinto grado della Scala Richter e particolari perturbazioni che sono rilevate nell’atmosfera più alta, la ionosfera”. [2]

E’ così: gli ecoterroristi governativi stimolano la ionosfera, provocano i terremoti e poi invertono i fattori, affermando che le aberrazioni nella ionosfera possono preannunciare sismi di magnitudo superiore a 5 gradi della Scala Richter. Comunque, invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia: è un ennesimo disastro… innaturale.

[1] CLASSIFICAZIONE dei TERREMOTI in base alla profondità dell’ipocentro: TERREMOTI SUPERFICIALI (ipocentro compreso fra 0 e 70 Km di profondità) TERREMOTI INTERMEDI (ipocentro compreso fra 70 e 300 Km di profondità) TERREMOTI PROFONDI (ipocentro supera i 300 Km di profondità – registrati al massimo terremoti con ipocentro non inferiore ai 700 Km).

[2] L'articolo in cui si riportava che la N.A.S.A. sarebbe in grado di prevedere sismi in base alle alterazioni ionosferiche è stato poi rimosso. Comunque ne fu fatta copia ed è visionabile [QUI] dai nostri server.


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domenica 18 settembre 2016

Formazioni nuvolose artificiali all’origine di siccità ed inondazioni



In un recente articolo l’autore di Chemtrailsplanet offre una riprova di quanto intuimmo anni fa a proposito della plausibile relazione tra effetto piezoelettrico e nuvole dalla configurazione ondulata o “zigrinata”.

Infatti nel 2008 scrivevamo: “La caratteristica più interessante del quarzo è la piezoelettricità, ossia la comparsa di una carica elettrica di polarizzazione su coppie di superfici opposte di cristalli, quando essi sono sottoposti a pressione o a trazione. La polarizzazione dura quanto la sollecitazione meccanica cui il cristallo è soggetto e la carica di polarizzazione creata è proporzionale alla forza agente. La possibilità di trasformare le deformazioni meccaniche in segnali elettrici e viceversa rende i cristalli piezoelettrici adatti all'impiego come trasduttori, dispositivi con cui l'energia acustica può essere trasformata in elettrica, quella elettrica in luminosa etc.

Non si dimentichi che la formazione di due poli, uno positivo e uno negativo, avviene non solo quando si estende o si comprime il composto piezoelettrico (diossido di silicio, titanato di bario), ma anche quando lo si riscalda o lo si raffredda. L'aerosol appena irrorato è molto caldo: è quindi congetturabile che il composto sia già caricato elettricamente. Una volta nell'aria, i cristalli, raffreddandosi rimangono caricati elettricamente per un po' di tempo. La corrente piezoelettrica produce un campo magnetico che tende ad ordinare le nubi, secondo le sue linee di forza. Infatti tali formazioni, presumibilmente magnetizzate, pur assomigliando ai cirri, differiscono non solo per l’altitudine in cui si trovano (al massimo 2000 metri), ma pure per la forma non tanto simile a sfilacci o a riccioli, ma quasi alla limatura di ferro attorno ad un magnete.



Nell’ormai lontano 2006 già avevamo focalizzato il tema, osservando: “Tra i composti delle scie chimiche si annovera pure il titanato di bario (BaTiO3). I cristalli del titanato di bario hanno proprietà piezoelettriche. Tali proprietà lo rendono funzionale a migliorare la ricetrasmissione di segnali propagati per mezzo delle onde elettromagnetiche. Di ciò sono evidenti le implicazioni militari. Le onde, per viaggiare su lunghe distanze, hanno bisogno di uno strato atmosferico che sia un perfetto conduttore, al fine di ottimizzarne la propagazione. Per tale motivo è rilasciata nell'atmosfera, tramite i velivoli, una miscela di sali di bario in modo da trasformare l'aria in un conduttore. Le caratteristiche chimiche ed elettriche di tale composto provocano la ionizzazione dell'aria, in modo da creare un certo tasso di umidità che porta alla formazione di nubi: viene così costruita un'”autostrada” in cui incanalare le onde, per inviare messaggi e per controllare le comunicazioni del nemico.

La miscela dei sali del bario crea una certa elettrostaticità nell'atmosfera che può essere modulata di intensità e di destinazione. In via generale, il controllo del clima può essere diviso in due categorie principali: soppressione ed intensificazione dei fenomeni atmosferici. Nei casi estremi, si possono generare delle situazioni climatiche mai conosciute, attenuare o controllare delle tempeste violente. Il controllo del clima può far diminuire le precipitazioni, dissolvere le nuvole, creare nebbie, sollevare venti e determinare variazioni repentine della temperatura. Questa tecnologia permette oggi di regolare il regime delle piogge, provocando siccità e desertificazione così come inondazioni ed uragani”.

Insomma, un’altra conferma, l’ennesima.

Questo articolo si concentra sulla questione delle nuvole artificiali che esprimono una caratteristica piezoelettrica sulla base di energia a radiofrequenza applicata da trasmettitori a terra. La variazione della distanza tra le ondulazioni della nube artificiale è il risultato della frequenza dell'energia irradiata.

Si noti nell’immagine di seguito come le onde rimangono immobili su un'area geografica, mentre gli aerosol scorrono da sinistra a destra. Questo indica che i trasmettitori sono in una posizione fissa; la loro energia polarizza le particelle di aerosol che agiscono come nuclei di condensazione. L'umidità all'interno di questo strato può essere intrappolata per causare siccità o, al cotrario, inondazioni, se la polarizzazione viene invertita.



Questa tecnologia permette agli eco-terroristi di generare una bomba d'acqua, trattenendo a lungo la pioggia, fino a quando non viene rilasciata su una città o regione-bersaglio dove si verifica una catastrofica inondazione.

L'effetto piezoelettrico è la capacità di alcuni composti, come il titanato di bario, di generare una carica elettrica in risposta all’applicazione di una notevole pressione meccanica, viceversa è la generazione di pressione mediante l'applicazione di una carica elettrica esterna.

Un trasmettitore a terra è in grado di focalizzare impulsi di energia elettrica tra le nuvole artificiali (nuvole di bario o smart clouds) sprigionando calore attraverso l'espansione ed il collasso del titanato di bario. […]

Durante la seconda guerra mondiale, i ricercatori scoprirono una nuova classe di materiali artificiali, chiamati ferroelettrici: essi possiedono caratteristiche piezoelettriche molte volte superiori rispetto ai materiali piezoelettrici naturali come il quarzo. Uno di questi è il titanato di bario.

Il bario, insieme con l'alluminio, come è arcinoto, è tra gli ingredienti principali delle scie chimiche alias chemtrails.

Fonte: chemtrailsplanet

Traduzione e adattamento a cura di Tanker enemy.

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domenica 24 agosto 2014

Intervista ad Allan Buckman, meteorologo e biologo, sulla geoingegneria clandestina

Il ricercatore indipendente e documentarista Dane Wigington, curatore di Geoengineeringwatch.org, ha intervistato, il 15 luglio 2014, Allan Buckman, militare in pensione, meteorologo e biologo.

I contenuti-chiave dell'intervista rilasciata da Allan Buckman sono quelli di seguito riportati. Le osservazioni dello scienziato, sebbene non aggiungano informazioni nuove, sono un’incisiva conferma di quanto scriviamo da anni. Per di più la fonte delle dichiarazioni è autorevole e qualificata, mentre in Italia, non si sa a quale titolo, personaggi come Paolo Attivissimo e di recente anche Natalino Balasso, privi di qualsiasi competenza specifica, credono di poter disquisire su temi che ignorano del tutto. In un ipotetico contraddittorio tra uno specialista come Buckmann (solo per menzionarne uno tra i numerosi) ed Attivissimo, che cosa prevarrebbe? La verità o la sfacciata disinformazione? A chi intendiamo dar credito? Ad un meteorologo e biologo o ad uno ex impiegato alla "Top One UK Ltd" (Macchinari per macinare le cose)?

• Quello che vediamo oggi nel nostro cielo è tutt'altro che normale.
• L'intero ecosistema, a causa della geoingegneria clandestina, è già cambiato.
• Pochi osano denunciare quanto realmente è accaduto e sta accadendo nella biosfera.
• Il governo ha ostacolato in modo sistematico le persone che affrontano il problema.
• Le nuvole sono oggigiorno per lo più artificiali.
• E' evidente che le scie che si vedono non sono contrails.
• Quando si scorgono aerei che volano in formazione o allineati, è palese che esiste un programma di dispersione di composti chimici.
• Nessuno dei funzionari interpellati e sollecitati da cittadini ed attivisti ha avuto ed ha il coraggio di occuparsi della questione, perché i responsabili temono conseguenze negative provenienti dai livelli superiori della gerarchia.

Fonti:

- Ningizhzidda.blogspot.it
- Sauberer-himmel.de


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venerdì 16 maggio 2014

Smart clouds spacciate per cirri: un esempio di disinformazione abbinata ad ignoranza


La disinformazione è, tra le altre cose, sinonimo di ignoranza. In un suo recente scartafaccio, “Cirri scambiati per scie chimiche”, l’”esperto” Angelo Ruggieri, crede di poter dimostrare che la copertura artificiale del 12 e 13 maggio scorsi [1], quando l’Italia era coperta da un intrico fittissimo di scie chimiche in espansione, erano dei cirri (sic). I cirri sono nubi di alta quota, formati da cristalli di ghiaccio e che di solito anticipano delle perturbazioni. Affinché si generino l’aria deve essere molto fredda.

Inutile ribadire che la spaventosa trama chimica tessuta dagli aerei civili e militari intenti a rilasciare composti tossici non ha alcuna attinenza con i cirri, come più volte dimostrato. Eppure l’ineffabile autore, non sapendo più a che santo votarsi, per normalizzare il tutto, scova un quadro del pittore romantico John Constable (1776-1837) in cui sono dipinte delle nuvole sottili. Orbene, in primo luogo in tutto il repertorio iconografico dell’artista, l’opera esibita dal Nostro è una delle pochissime in cui sono rappresentati dei cirri, mentre Constable ritrae quasi sempre altocumuli, cumuli, cumulonembi, strati etc, ossia tutte quelle formazioni oggi rarissime, poiché sbranate dalle sostanze igroscopiche.



Stranamente da alcuni anni, con tutti i valori di temperatura ed umidità (il 13 maggio scorso avevamo una UR del 7% ad 11.000 metri di quota), si formerebbero solo cirri: è inverosimile. Ancora: Constable non è un fotografo e rappresenta il cielo per mezzo di uno stile atmosferico che tende a schiacciare gli oggetti della composizione di cui valorizza gli aspetti cromatici, luministici e tonali rispetto ad una realistica scansione prospettica dei piani e delle distanze. E’ per questa ragione che i cirri sembrano aleggiare ad altitudine non elevata.

Non dimentichiamo le differenze morfologiche: le smart clouds (espressione coniata nel 1995 dall'U.S.A.F.) hanno sembianze innaturali, spesso con grotteschi artigli ed uncini. Filtrano la luce solare, tendono a diluirsi in un’”ovatta” biancastra alla quota dei cumuli, dissolvendoli, mentre i cirri veri hanno configurazioni delicate, non si espandono in aloni foschi, sono trasparenti alla luce e si trovano ad alta quota.

E’ vero, come scrive Ruggieri, che Constable aveva già capito tutto; purtroppo è il nostro meteorologo a non aver capito un emerito iota. Se ci si vuole cimentare in un’analisi di un’opera d’arte, bisogna possedere gli strumenti culturali per evidenziarne i valori stilistici e compositivi. Sono strumenti e conoscenze che Ruggieri non ha neppure a livello embrionale. Certo, non è l’unica carenza: scrive “dà” (verbo) senza l’accento, ma questo è un peccato veniale, mentre l’obiettivo di disinformare è imperdonabile.

[1] Il fenomeno osservato sull'Italia il 12 maggio 2014 risulta, per quel giorno, unico. Infatti le mappe satellitari N.A.S.A. non evidenziano alcun intervento di geoingegneria clandestina in tutto il globo, eccetto che sulla nostra penisola. E' dunque interessante valutarne i motivi.

Articoli correlati:

- Cirri artificiali
- Geoingegneria clandestina: la genesi degli pseudo-cirri
- Il cloud seeding igroscopico: come e perché sono distrutte le nuvole naturali


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domenica 8 settembre 2013

Tempesta di fulmini in Svizzera

Il 7 agosto scorso la Svizzera è stata colpita da un’inconsueta gragnola di fulmini. Il fenomeno deve essere collegato ad un’atmosfera resa elettroconduttiva dalla dispersione di nanoparticolato metallico. Già alcuni anni addietro lo scienziato egiziano Monir el Husseini, docente di Protezione ambientale e direttore del parco di ricerca (Università del Cairo) avvertiva che ambientalisti e medici hanno identificato numerosi rischi e conseguenze indesiderate per la salute umana, così come per le risorse del pianeta, rischi associati all’attività globale nota come “geoingegneria clandestina”. Tra i vari rischi si annovera l’aumento di vari "incidenti" fra cui quelli che vengono poi segnalati come casi del tutto imprevisti di fulmine. L'interazione tra il microparticolato delle scie chimiche genera dei campi elettrici che possono essere scaricati naturalmente o con telefoni cellulari e dispositivi simili. El Husseini afferma che questo fenomeno, insieme con la disidratazione degli ecosistemi derivante dalle scie chimiche, spiega pure l’incremento degli incendi boschivi. Insomma, assistiamo ad un’altra deleteria ripercussione delle attività chimiche, ossia sequele di fulmini, anche senza pioggia... o vogliamo credere che sia uno Zeus adirato a scagliare tutte queste folgori?

7 agosto 2013 - La Svizzera colpita da una tempesta anomala di fulmini: quasi 30.000 folgori in quattro ore. E’ stato registrato un numero di saette di tre volte superiori alla media: un morto e gravi danni in larga parte del paese

BERNA – “Ieri sera in quattro ore in Svizzera sono stati rilevati 29.155 fulmini, molti di più che in una serata temporalesca estiva 'normale', quando in media si contano 10.000 saette”, ha riferito Peter Pöschl, del servizio meteorologico della Televisione svizzera tedesca (S.R.F. meteo). Il nubifragio ha causato la morte di un ciclista, travolto da un albero sradicato.

Il forte temporale ha anche fatto affondare nel porto di Zugo un piccolo gioiello, il battello "MS Schwan", costruito in Germania alla fine degli anni 1910 ed in servizio su vari laghi elvetici dal 1923.

La potente cella temporalesca ha attraversato pressappoco tutta la Confederazione da Sud Ovest a Nord Est. Il fenomeno piovoso si è rivelato particolarmente violento nella Svizzera orientale, dove ha divelto alberi e danneggiato giardini ed automobili. Nel Canton Zurigo, nell'Oberland, nella Sihltal e nella Limmattal, rami e alberi hanno arrecato danni alla rete di distribuzione della corrente e lasciato al buio, anche per ore, migliaia di persone.

A Oberägeri (ZG) le raffiche di vento hanno raggiunto la velocità di 124 km/h. I venti sono stati impetuosi anche a Wädenswil (ZH) e San Gallo (100 km/h).


Fonte: Liberatv.ch


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mercoledì 12 giugno 2013

Osservato un singolare arco rosso sull’Europa

9 aprile 2013 - Un telescopio italiano ha catturato uno strano fenomeno nella ionosfera ad un'altitudine compresa tra 85 e 500 chilometri sopra la superficie della Terra: uno scintillante arco rosso sospeso sulla maggior parte dell'Europa.

La singolare “volta”, mai osservata in precedenza, è stata attribuita dagli scienziati ai flares solari che hanno investito il nostro pianeta. Grazie alla nuova specola, All-Sky Imaging Air-Glow Observatory, sita ad Asiago (Vicenza), i ricercatori hanno potuto rilevare il fenomeno per mezzo di avanzate apparecchiature. Confrontando le loro immagini con le scansioni eseguite dal satellite, gli astronomi hanno appurato che la “parabola” si estendeva su quasi tutta l'Europa, dall'Irlanda sino alla Bielorussia. Il colore rosso, quasi invisibile ad occhio nudo, a causa soprattutto dell’inquinamento luminoso, è, invece, stato registrato dalla strumentazione ad hoc.

Il Professor Michael Mendillo, della Boston University, ha dichiarato che lo studio di questi fenomeni permette di comprendere quanto tempo è necessario alla magnetosfera per dissipare l’energia delle tempeste solari.

Ci chiediamo se siamo in presenza di un evento dovuto a Madre Natura o se sia riconducibile ad alterazioni della ionosfera, causate dai sistemi H.A.A.R.P. Non dimentichiamo che l'atmosfera terrestre è saturata da composti chimici e che è irradiata con le microonde ormai da decenni.

Non dimentichiamo che la stessa U.S. Navy ha recentemente annunciato di aver creato delle nuvole di plasma né bisogna ignorare il fatto che è il litio a conferire una colorazione rossa alle nubi artificiali.

Gli studiosi spiegano la manifestazione in oggetto come una sorta di aurora boreale: le aurore boreali, provocate dall’interazione tra le particelle cariche del Sole ed i gas della ionosfera, formano drappi multicolori. Di solito si verificano ad alte latitudini ed al di sopra dei poli, dove il campo magnetico devia le particelle.

Non possiamo escludere che l’arco sia l’esito di una concomitanza tra dinamiche magnetiche naturali, anche se anomale (un corpo celeste che genera delle perturbazioni nel sistema solare? Lo spostamento del nord magnetico?) e manipolazioni per opera dei soliti noti. In attesa di ulteriori, eventuali informazioni, sospendiamo il giudizio.

Fonte: terrarealtime.blogspot.it


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sabato 20 aprile 2013

I Cinesi “studiano” la ionosfera con un razzo-sonda che rilascia bario

Anche i Cinesi si sbizzarriscono negli “studi” della ionosfera, spargendo non a caso… bario. E’ presto chiarito per quale motivo “scienziati” e militari sono fanatici del bario. Si rilegga l’articolo dell’investigatrice indipendente Carolyn Williams Palit, “The chemtrail connection”, per comprendere le implicazioni militari legate alla diffusione di questo metallo pesante sia negli strati bassi dell’atmosfera, dove produce le "smart clouds", sia nella ionosfera. Non sono dunque solo gli Ammerikani, come li definiscono quei rincitrulliti di negazionisti, ma anche altri stati a devastare il pianeta e lo spazio che lo attornia, con il solito pretesto della ricerca scientifica. Todos caballeros: lo affermiamo da anni.


Condotto questa notte (5 aprile scorso, n.d.r.) in Cina il primo esperimento di studio relativo ai processi dinamici della ionosfera. A lanciare il razzo-sonda è stata la base di Zhanzhou, città della regione insulare dello Hainan. Obiettivo dell'esperimento - spiega Wu Jii - direttore del Centro astronomico nazionale dell'Accademia cinese delle Scienze, è fornire misurazioni in situ sulla distribuzione verticale dell'ambiente spaziale.

Il razzo-sonda ha rilasciato un chilogrammo di bario in polvere nella ionosfera all'altezza di 200 chilometri da terra. Fabbricato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation, il modulo ha trasportato, in un volo durato otto minuti, tre diversi strumenti di misurazione, cioè una sonda di Langmuir, una sonda di campi elettrici ed un distributore di polvere di bario.

La rampa di lancio in Hainan fu costruita nel 1986. Oltre a lanciare razzi-sonda, usa più di dieci strumenti di terra per l'osservazione ambientale dello spazio.

Fonte: liberoquotidiano.it


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martedì 16 aprile 2013

Smart dust: una griglia di controllo globale

Lo scienziato che ha coniato l’espressione “smart dust” (polvere intelligente) il cui progetto è stato finanziato dall'agenzia militare statunitense D.A.R.P.A., ha trasformato la sua idea in un prodotto industriale per il quale vengono proposte svariate applicazioni, come confermato in questo documento che tratta l'impiego di smart dust per la creazione di mappe meteo 3D.

On the Optimal Number of Smart Dust Particles - Smart Dust particles are small smart materials used for generating wearher maps. We investigate the open problem posed by Vidal er al. on rhe optimal number of smart dust particles necessary for constructing precise cost effective and accurate 3D weather maps. (Le particelle di polvere intelligente sono usate per tracciare mappe meteorologiche. Stiamo esaminando il problema posto da Vidal e da altri scienziati circa il numero ottimale di granelli necessari per costruire carte meteo tridimensionali che siano precise ed economiche).

Si ipotizza pure di coprire gli elementi strutturali-chiave dei grattacieli con tali nanosensori per valutare in tempo reale gli eventuali danni causati da un terremoto o di impiegare una rete di microscopici dispositivi per monitorare un'area colpita da un incendio in modo da ottimizzare l'intervento dei vigili del fuoco. Sono già stati condotti esperimenti (portati a termine con successo - prima guerra del Golfo: 1990/91) per la creazione di "reti formate da granelli di polvere intelligente" a scopi strategici: riconoscimento e monitoraggio del passaggio di mezzi militari.

E' quanto si legge nell’incipit dell'articolo "March of the motes", ovvero "Marcia dei granelli" pubblicato sula rivista New Scientist (vol. 179 issue 2409 - 23 August 2003).

Tale articolo è citato nella bibliografia dello studio “Enabling battlespace persistent surveillance: the form, function and future of smart dust” (Attivare una sorveglianza permanente: la forma, la funzione ed il futuro della polvere intelligente). La ricerca è stata pubblicata sul sito militare istituzionale degli Stati Uniti - di esso è disponibile la traduzione in italiano dell'abstract a questo link, a cura del fisico Corrado Penna.

Un'invisibile armata di silicio sta raccogliendo informazioni sulla terra ed i suoi abitanti”. Così comincia questo inquietante dossier, all'interno del quale si legge: “Nel cuore della rete di granelli di polvere intelligente si trova un software rivoluzionario. Ogni granello ha il suo sistema operativo simile al software Windows installato sulla maggior parte dei computer, o a Unix, che gira su molti server della Rete, ma il sistema operativo della polvere intelligente funziona su microprocessori che hanno bisogno davvero di una memoria esigua. Se l'ultima versione di Windows contiene oltre 100 megabyte di memoria, il sistema operativo della polvere intelligente usufruisce di appena 8 kilobyte. […] ‘L'abbiamo chiamato TinyOS’ (piccolo sistema operativo, n.d.t), afferma Pister. TinyOS è ciò che ha trasformato il sogno (sic) della polvere intelligente in realtà. Parte del lavoro del sistema operativo consiste nell’impiego efficiente delle sue risorse hardware. In un granello, tali risorse sono i vari sensori ad esso attaccati, il collegamento radio agli altri granelli ed il rifornimento di energia. TinyOS deve operare, consumando poca energia: in fin dei conti un granello con batterie esaurite non è nient’altro che un briciolo di polvere. Il software realizza ciò ‘dormendo’ per la maggior parte del tempo. Quando è a riposo, tutto l'hardware è in standby, eccetto i sensori. TinyOS si riattiva una volta al secondo: impiega circa cinquanta microsecondi, raccogliendo dati dai sensori, ed altri dieci millisecondi, scambiando dati con i granelli vicini. ‘Da una prospettiva umana, si ottiene essenzialmente una risposta in tempo reale, tuttavia i granelli sono a riposo per il 99 per cento del tempo’, annota Pister”.

La restante parte dell'articolo spiega come i granuli di smart dust comunichino tra loro per piccoli "salti": le informazioni transitano da una sferula alla serie di sferule circostanti, quindi, di salto in salto, la comunicazione si propaga, come in uno sciame di api. Poiché la dissipazione di potenza in una trasmissione dipende dal quadrato della distanza, in tal modo si minimizza la potenza di emissione per le comunicazioni all'interno della rete di granelli. Così i microsensori possono continuare ad essere attivi per anni. Il sistema di comunicazione sfrutta le nocive postazioni wireless che i governi stanno diffondendo massicciamente sul territorio, con il pretesto di ridurre il digital divide.

La polvere intelligente inoltre è programmabile. La gestione può avvenire anche da remoto con un segnale radio digitale che comanda i granelli più vicini: questi, per mezzo del procedimento per "salti" sopra descritto, istruiscono a loro volta gli altri granuli della rete.

La tecnologia della smart dust non è recente: già il 31 ottobre 2002 Federico Rampini, nell’articolo sul quotidiano “La Repubblica", “Ecco la polvere che spia”, scriveva:

Gli elementi di base della nanopolvere sono costituiti dai i M.E.M.S., micro-electro-mechanical systems. Sono micro-elaboratori che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, con i sensori elettronici, cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nanonasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. [...] I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o con le vibrazioni. [...] ‘Il risultato finale è dato da reti invisibili disseminate nell'ambiente - spiega Bruno Sinopoli - che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni'".

Ad undici anni di distanza dalla pubblicazione dell'articolo di Rampini, si è pressoché certi che questi sensori, sempre più microscopici ed efficienti, oltre che economici, possono ormai essere alimentati tramite diverse fonti di energia disponibili, come l’energia solare, le radiazioni elettromagnetiche generate dagli elettrodomestici nonché dalle antenne radio base e dagli apparati wifi, l'energia termica, la bioenergia. Si consideri che i reali obiettivi nell'uso di questa tecnologia, sono gli esseri umani, la cui bioelettricità fornirebbe l'energia necessaria ai nanosensori. Essi erano già citati nel documento governativo del 1995 "Owning the weather in 2025" ed in quel contesto si prospettava la creazione di una griglia di controllo globale per mezzo della distribuzione capillare di nanosensori, il cui scopo è colonizzare gli organismi viventi.

I filamenti polimerici dispersi dagli aerei chimici sono collegati a questa tecnologia di matrice militare, il morbo di Morgellons ne è un’atroce conseguenza.


Fonte: scienzamarcia

Rielaborazione ed integrazioni a cura di Tanker Enemy.



La guerra climatica in pillole


Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 24 marzo 2013

E’ ufficiale: H.A.A.R.P. crea nuvole di plasma

E’ ufficiale: H.A.A.R.P., il sistema di antenne polarizzate, spacciato ufficialmente per impianto utile a studiare la ionosfera, ha creato nuvole di plasma, secondo i piani indicati anche nel famigerato documento “Owning the weather in 2025”, dove sono menzionati gli A.I.M, ossia "artificial ionospheric mirrors", specchi ionosferici artificiali, schermi atti a riverberare i campi elettrodinamici nell’ambito di operazioni militari, quali l'intercettazione di missili ed il rilevamento di bersagli. Rammentiamo che il plasma è il quarto stato della materia dove agli atomi sono strappati gli elettroni, grazie all’irradiazione di potenti energie. Le nuvole di bario ed i cirri artificiali di bassa quota (smart clouds), prodotti con gli aerei chimici sono strati di simil-plasma con i quali sono veicolate e dirette le onde elettromagnetiche, simulando e ricostruendo a basse altitudini le caratteristiche elettriche della ionosfera. L’affermazione secondo cui viviamo in un gigantesco forno a microonde non assume valenza solo metaforica…


Sul sito della Marina militare statunitense è stata recentemente riportata la notizia circa nubi di plasma create con il sistema H.A.A.R.P.

Fisici ed ingegneri che lavorano come ricercatori nei laboratori della Marina degli Stati Uniti alla Plasma physics division (Dipartimento di fisica del plasma), lavorando al programma High-frequency Active Auroral Research Program H.A.A.RP., ossia Programma di ricerca attivo aurorale con l'alta frequenza, nella struttura di Gakona (Alaska, Stati Uniti d’America) hanno prodotto con successo una duratura nuvola di plasma ad alta densità nell'atmosfera terrestre.

A questo link le prime righe dell'annuncio dato sul sito ufficiale della struttura militare.

Nell'articolo viene specificato che, a differenza delle nuvole di plasma generate precedentemente, che duravano appena dieci minuti, questa volta si è riusciti a creare una sfera di plasma più denso. La sfera è stata mantenuta “in vita” per un'ora dalle emissioni delle antenne della stazione H.A.A.R.P. e si è dissolta solo dopo che sono state interrotte le irradiazioni elettromagnetiche dell’installazione ubicate a Gakona.

Di là dai particolari tecnici, viene puntualizzato come l'esperimento, che ha impiegato emissioni sulle alte frequenze con una potenza pari a 3.6 megawatt, sia “part of the Defense advanced research projects agency (D.A.R.P.A.) sponsored Basic Research on Ionospheric Characteristics and Effects (BRIOCHE) campaign to explore ionospheric phenomena and its impact on communications and space weather, ovvero "parte della ricerca di base sugli effetti e le caratteristiche ionosferiche della D.A.R.P.A. (l'Agenzia per i progetti di ricerca avanzata nel campo della difesa - laddove per difesa, è noto, si intende l'esercito), un’iniziativa per esplorare i fenomeni della ionosfera ed i suoi impatti sulle comunicazioni e sul clima spaziale".

Abbiamo quindi la precisa conferma che si tratta di un progetto bellico. L'articolo riferisce pure che "tali nuvole di plasma vengono usate come schermi artificiali alla quota di cinquanta chilometri, un’altitudine inferiore rispetto alla ionosfera. Queste nuvole artificiali sono volte a rilfettere i segnali elettromagnetici ad alta frequenza dei radar e dei sistemi di comunicazione". Inoltre "la prossima iniziativa di H.A.A.R.P., in programma per l'inizio del 2013, includerà sperimentazioni per sviluppare nuvole di ionizzazione, ovvero di plasma, ancora più consistenti e stabili".

Fonte: scienzamarcia

Circa gli A.I.M.. si legga qui.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 13 marzo 2013

Anossia

Assistiamo alla metodica distruzione della Terra. (M. Castle)

Agli innumerevoli assalti alla vegetazione si è aggiunta la Geoingegneria. Non bastavano le colate di cemento che fagocitano le zone rurali e le aree alberate. Non bastava la deforestazione che trasforma migliaia di ettari di boschi prima in pascoli poi in distese aride. Non bastavano i parassiti che aggrediscono le essenze vegetali. Non bastavano i classici inquinanti. Non bastavano le dannose emissioni elettromagnetiche. Non bastavano gli scellerati piani regolatori che, nelle città, riducono sempre più gli spazi verdi a vantaggio di infrastrutture spesso brutte ed inutili.

Ci volevano i metalli ed i patogeni dispersi con le attività chimico-biologiche per danneggiare o uccidere le colture e gli alberi, per isterilire i terreni. Si possono intuire le ripercussioni delle anomalie climatiche e meteorologiche sulla flora, le conseguenze della diffusione di spore fungine e di larve, gli effetti della contaminazione che riguarda il suolo, del dilavamento dell’humus. Le piante sono sofferenti. Stentano a compiere la fotosintesi clorofilliana e quindi a produrre, attraverso i noti processi chimici, l’ossigeno indispensabile per gli esseri viventi. L’aria è depauperata dunque di questo gas.

E’ specialmente la riduzione della luce solare ad influire in modo negativo sulla fotosintesi. Il cosiddetto “oscuramento globale” (global dimming) è un fenomeno indotto: esso trova la sua genesi nelle coperture create dagli stormi di aerei che ogni giorno incrociano nei cieli di quasi tutto il mondo. Passaggio dopo passaggio, il cielo si offusca, mentre un sole pallido ed esangue lascia la Terra senza calore, immersa in una perenne penombra. Infatti, dopo che una perturbazione si è esaurita, lasciando il posto alle schiarite, subito i velivoli chimici provvedono a riempire gli spazi di azzurro con le solite velature foriere delle nebbie di ricaduta.

Senza ossigeno, la vita sul nostro pianeta non è possibile, la vita come noi la conosciamo. Forse è proprio estirpare la vita basata sul carbonio lo scopo ultimo delle élites. La morte degli alberi, cui quasi nessuno bada - tanto ad essere importanti sono le partite di calcio e le finte diatribe politiche – pare il preannuncio della morte globale.


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