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domenica 16 giugno 2019

La differenza



Nell’epoca della notte del mondo, l’abisso deve essere riconosciuto e subìto fino in fondo. (M. Heidegger, “Perché i poeti?”)

La geoingegneria clandestina (alias scie chimiche) ci ha permesso di affinare lo spirito di osservazione o, meglio, avrebbe dovuto affinarlo, se la maggior parte degli individui non fosse ipnotizzata dallo schermo del cellulare e del televisore. Abbiamo imparato a discernere le differenze tra un cielo naturale ed uno sintetico?

Consideriamo, a mo’ di esempio, quanto accaduto in Liguria nell’ultima decade di maggio 2019. La regione è stata coperta da un soffitto di nuvole che era una commistione tra residui di nubi naturali ed una densa coltre chimica. E’ stata creata una copertura compatta con cui i famigerati geoingegneri hanno preso i classici due piccioni con una fava: da un lato hanno impedito alla benefica luce del Sole di passare con grave danno per gli esseri viventi (si ricordi che la cosiddetta “vitamina D” è sintetizzata mercé i raggi della nostra stella), dall’altro sono state inibite le precipitazioni, grazie alla dispersione aerea di particolato ultrafine. Questo particolato, se ha tenuto “in vita” l nembi oscuranti, dall’altro è costituito da nuclei di condensazione troppo piccoli e leggeri affinché le gocce che vi si aggregano precipitino sotto forma di piogge. Questo è un altro mefistofelico stratagemma atto ad ostacolare il ciclo dell’acqua, oltre ai tradizionali metodi consistenti nella diffusione di composti igroscopici e nell’irradiazione di microonde.

No, questo cielo non ha alcunché di genuino! Si può considerare naturale una volta dall’aspetto granuloso, dall’azzurro che vira verso il celeste pallido, senza neanche un cumulo? Senza tregua i velivoli commerciali rilasciano scie evanescenti che abbattono i valori di umidità, trasformano il firmamento in un “triste sudario”, si manifestano all’imbrunire come micidiale nebbia di ricaduta… Pochi notano la differenza tra uno scenario autentico ed un cielo trattato, anzi maltrattato.

Frastornati dalle pantomime della “politica” – i sedicenti uomini politici dovrebbero essere mandati quasi tutti a lavorare nelle sicule latomie sotto il sole cocente, a prescindere dall’orientamento ideologico e dal partito di appartenenza - capaci solo di infervorarsi per l’arbitraggio di una partita, ignoranti in ogni campo, fuorché sui giocatori che scenderanno in campo domenica prossima, i sudditi teledipendenti sono inabili a pensare, ragionare, esprimersi, scrivere. A questi manichini non interessa comprendere la discrepanza tra nubi vere (vaporose, “paffute” e candide) e nubi finte (sfilacci grotteschi e cenci cadaverici), tra un orizzonte limpido ed uno offuscato dalla bruma chimica. Eppure è una diversità che si traduce, in ultima analisi, nella contrapposizione tra salute e malattia, tra vita e morte.


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venerdì 16 maggio 2014

Smart clouds spacciate per cirri: un esempio di disinformazione abbinata ad ignoranza


La disinformazione è, tra le altre cose, sinonimo di ignoranza. In un suo recente scartafaccio, “Cirri scambiati per scie chimiche”, l’”esperto” Angelo Ruggieri, crede di poter dimostrare che la copertura artificiale del 12 e 13 maggio scorsi [1], quando l’Italia era coperta da un intrico fittissimo di scie chimiche in espansione, erano dei cirri (sic). I cirri sono nubi di alta quota, formati da cristalli di ghiaccio e che di solito anticipano delle perturbazioni. Affinché si generino l’aria deve essere molto fredda.

Inutile ribadire che la spaventosa trama chimica tessuta dagli aerei civili e militari intenti a rilasciare composti tossici non ha alcuna attinenza con i cirri, come più volte dimostrato. Eppure l’ineffabile autore, non sapendo più a che santo votarsi, per normalizzare il tutto, scova un quadro del pittore romantico John Constable (1776-1837) in cui sono dipinte delle nuvole sottili. Orbene, in primo luogo in tutto il repertorio iconografico dell’artista, l’opera esibita dal Nostro è una delle pochissime in cui sono rappresentati dei cirri, mentre Constable ritrae quasi sempre altocumuli, cumuli, cumulonembi, strati etc, ossia tutte quelle formazioni oggi rarissime, poiché sbranate dalle sostanze igroscopiche.



Stranamente da alcuni anni, con tutti i valori di temperatura ed umidità (il 13 maggio scorso avevamo una UR del 7% ad 11.000 metri di quota), si formerebbero solo cirri: è inverosimile. Ancora: Constable non è un fotografo e rappresenta il cielo per mezzo di uno stile atmosferico che tende a schiacciare gli oggetti della composizione di cui valorizza gli aspetti cromatici, luministici e tonali rispetto ad una realistica scansione prospettica dei piani e delle distanze. E’ per questa ragione che i cirri sembrano aleggiare ad altitudine non elevata.

Non dimentichiamo le differenze morfologiche: le smart clouds (espressione coniata nel 1995 dall'U.S.A.F.) hanno sembianze innaturali, spesso con grotteschi artigli ed uncini. Filtrano la luce solare, tendono a diluirsi in un’”ovatta” biancastra alla quota dei cumuli, dissolvendoli, mentre i cirri veri hanno configurazioni delicate, non si espandono in aloni foschi, sono trasparenti alla luce e si trovano ad alta quota.

E’ vero, come scrive Ruggieri, che Constable aveva già capito tutto; purtroppo è il nostro meteorologo a non aver capito un emerito iota. Se ci si vuole cimentare in un’analisi di un’opera d’arte, bisogna possedere gli strumenti culturali per evidenziarne i valori stilistici e compositivi. Sono strumenti e conoscenze che Ruggieri non ha neppure a livello embrionale. Certo, non è l’unica carenza: scrive “dà” (verbo) senza l’accento, ma questo è un peccato veniale, mentre l’obiettivo di disinformare è imperdonabile.

[1] Il fenomeno osservato sull'Italia il 12 maggio 2014 risulta, per quel giorno, unico. Infatti le mappe satellitari N.A.S.A. non evidenziano alcun intervento di geoingegneria clandestina in tutto il globo, eccetto che sulla nostra penisola. E' dunque interessante valutarne i motivi.

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