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giovedì 6 giugno 2013

Scie chimiche: effetti sulla salute e sul clima (articolo del Dottor Luca Romaldini)

Pubblichiamo un articolo del climatologo Luca Romaldini. Il testo presenta gli aspetti salienti della questione “scie chimiche”, inquadrandone la matrice militare, dietro il paravento degli “esperimenti” volti a mitigare il cosiddetto “riscaldamento del pianeta”. Non sfugga il piglio ironico dell’autore, un'ironia tanto più pungente quanto più forte è la condanna nei confronti di avvelenatori e negazionisti.

La polvere di vetro speciale (porous-walled glass microsphere) dovrebbe assorbire parte del CO2 e soprattutto riflettere i raggi solari, impedendo loro di giungere sulla Terra in eccesso.

Il punto è che gli esperimenti ("limitati") sono condotti da qualche anno in segreto dal Savannah River National Laboratory di Alken (South Carolina), un centro che appartiene al Dipartimento dell’Energia (D.O.E.), un ministero che si occupa anche di realizzazioni militari, specie di quelle troppo "delicate" per apparire sotto la sovrintendenza del Pentagono. Significativamente, certi “esperimenti” con materiale fissile e radiattivo cadono sotto la competenza del D.O.E. Sembra che il progetto derivi da una proposta di Paul Crutzen, chimico olandese e Nobel 1995 per studi "sulla chimica dell’atmosfera, in particolare circa la formazione e la decomposizione dell’ozono", studi grazie ai quali è stato bandito in tutto il mondo il CFC, gas di raffreddamento dei frigoriferi, “colpevole” del leggendario buco nell’ozono. E’ dunque uno scienziato molto vicino all’industria (quando si scoprì l’assottigliamento dell'ozonosfera, stava scadendo il brevetto del CFC appartenente al colosso chimico canadese DuPont, della famiglia Bronfman che stava per perderne l’esclusiva). Inoltre Crutzen lavora tra il Max Plank Institut tedesco e Stanford, San Francisco, in California (Il deterioramento subìto dalla coltre d’ozono è da attribuire in primis alle radiazioni nucleari, n.d.r.). Fanaticamente convinto delle colpe dell’uomo nel causare l’effetto serra, Crutzen propose di inondare la stratosfera con grandi quantità di zolfo lanciato da Boeing 747, ciò che, secondo lui, avrebbe raffreddato la Terra. Silenzio sugli effetti collaterali di una simile inseminazione dell’altissima atmosfera: del resto l’umanità colpevole va punita, per salvare il mondo. C’è chi, però, sospetta altri scopi.

Patrick Michaels, docente di Scienze ambientali all’Università della Virginia, afferma che i progetti di inseminazione della stratosfera derivano dalle ricerche degli scienziati sovietici che negli anni ‘70 cercarono di mutare il clima nel Nord della Russia e persino di invertire il corso di certi fiumi.

E’ impossibile che l’apparato scientifico-militare statunitense abbia trascurato un simile promettente campo di guerra, una volta che era stato aperto dal nemico. Come si intuisce, tutto questo porta molto vicino al fenomeno delle "scie chimiche", rilasciate da aerei (civili e militari) negli Stati Uniti ed in Europa (In quasi tutto il pianeta, n.d.r.).

Una radio della Lousiana, KSLA News, ha commissionato un ennesimo esame del materiale di ricaduta, trovando che conteneva alti livelli di bario (6,8 parti per milione) e piombo (8,2 ppm), oltre che tracce di arsenico, cromo, cadmio, selenio e argento. Tutti metalli tranne uno, in genere tossici e di rado presenti in natura.

Il Louisiana Deparment of Environmental Quality ha riconosciuto che la quantità di bario è "molto insolita" (di fatto, era sei volte il livello di tossicità ammesso dall’E.P.A., l’Environmental Protection Agency), ma che "dimostrare la fonte dalle scie chimiche è un altro paio di maniche" (sic).

Un governo democratico non può volere il male dei suoi cittadini, anche se negli Stati Uniti, come hanno stabilito varie audizioni del Congresso, il governo sperimentò agenti biologici su 239 aree popolate. Altre innovazioni pensate per il vostro bene sono già in commercio. Per esempio, l’argento noto per le sue proprietà batteriologiche fin dai tempi degli antichi, viene oggi aggiunto in forma di nano-particelle in calze e tute da ginnastica (come deodorante), in certi bendaggi e prodotti di pulizia per la casa. Sulle qualità nuove, impreviste, spesso tossiche e super-attive che i metalli assumono quando sono finemente polverizzati in nano-particelle (un nanometro è un miliardesimo di metro), gli scienziati hanno moltiplicato gli allarmi. Ora due ricercatori, Paul Westerhoff e Troy Benn dell’Arizona State University, hanno presentato una ricerca alla American Chemical Society a proposito di un loro semplice esperimento condotto su calzini impregnati di nano-argento e già comunemente in commercio negli Stati Uniti (evita il cattivo odore). Lavando e rilavando i calzini, hanno appurato che essi rilasciano nano-particelle di argento che finiscono negli scarichi e infine nell’acqua di fiumi e laghi. Qui non attaccano solo i batteri colpevoli degli odori sgradevoli, ma aggrediscono anche microbi benefici e pesci, interferendo in modo imprevisto e ancora non ben studiato, nei processi biochimici della vita. I danni per l’ambiente ed anche per l’uomo sono ingenti: le nano-particelle superano la barriera delle fosse nasali che filtra i particolati meno fini, finendo nei polmoni e nel circolo. Si pensi agli effetti cancerosi dell’amianto dovuti allo sfarinameno in micro-particelle: le conseguenze possono essere imponenti, quanto più si diffonde l’uso commerciale di nano-materiali. C’è anche il rischio che qualche Nobel proponga di disseminare nano-particelle nell’alta atmosfera, per salvarci dall’effetto-serra…

Il traffico aereo sopra i 6.500 m (20.000 piedi) di quota è controllato, sotto tale quota no. Gli aerei che incrociano al di sotto dei 6.500 possono anche non presentare un piano di volo all’E.N.A.V., perché non è richiesto. Tali aerei viaggiano in VFR ossia “volo a vista” quindi l’E.N.A.V. non è a conoscenza dei piani di volo (qui ho i miei forti dubbi...). Praticamente, al di sotto di 6.500 m di quota, ognuno fa quel che vuole. Ricordo, nel film “Il muro di gomma” (sulla strage di Ustica), una battuta di chi interpretava il fabbricante dei DC-9. Costui operava un paragone rispetto al traffico di Roma dicendo: ”Che gran caos che c’è nelle strade di Roma, ognuno fa quel che vuole... e lassù è un po’ la stessa cosa”. Compiamo un ragionamento semplice e logico: le scie di condensazione si possono (a volte n.d.r.) formare al di sopra degli 8.000 m, temperatura inferiore ai 40 gradi sotto zero, umidità relativa al 70%.

Gli aerei “chimici” che noi vediamo (ricordo che si vede la fusoliera ad occhio nudo) non volano certo sopra gli 8.000 m. A volte non volano neanche a 6.000. Talora è già tanto se arrivano ai 3.000-4.000 m. A quella quota non è possibile il verificarsi delle scie di condensazione. Ne consegue una domanda: se a tale quota non è possibile la formazione di scie di condensazione, che diavolo di scie sono quelle che noi vediamo e che poi si espandono fino ad oscurare il cielo sopra le nostre teste? Ovvio che non sono scie di condensazione.

C’è poi un altro aspetto da riportare: gli aerei droni, ossia senza piloti. Sono velivoli che vengono pilotati tramite satellite. Perché poi questi voli non sono identificati dal radar AirNav? Forse perché sono militari e quindi hanno codici altamente criptati? Forse semplicemente perché non devono essere identificati. Il problema è che i nostri occhi identificano molto bene sia gli aerei sia le scie.

Identificano molto bene il crimine che questi signori in divisa stanno perpetrando sulla popolazione mondiale. Identificano molto bene quelle scie che alcuni si ostinano (in maniera interessata) a chiamare scie di condensazione e che giustificano il loro espandersi con la parola cristallizzazione dei vapori caldi emessi dai motori. Il problema è che il sottoscritto non ha visto mai una cristallizzazione che si espande, che non si scioglie (se di cristalli vogliamo proprio parlare, come quelli dei fiocchi di neve). Controllo climatico, nuove armi, organismi geneticamente modificati, malattie all’apparato respiratorio e alla pelle di origine “sconosciuta”, mutazioni dell’organismo (morbo di Morgellons) e chissà che altro.

Alzate gli occhi al cielo e ponetevi la domanda su che cosa stanno facendo.

Luca Romaldini

Articolo originale qui.


La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 15 settembre 2011

La N.A.S.A. colpisce ancora

La nasuta N.A.S.A., l’agenzia nazional-militare con patetiche ambizioni scientifiche, torna all’attacco con una mezza verità atta a coprire le operazioni di geo-ingegneria: il global warming, dovuto alle emissioni di gas serra, è stato un gigantesco abbaglio. L’ente così smentisce in primo luogo sé stesso e cestina centinaia di “studi” in cui si correlava l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera ad un rialzo delle temperature del pianeta. Abbiamo sempre saputo che era un’accozzaglia di menzognere sciocchezze, ma alle idiozie ora subentrano subdole rivelazioni. Nuove analisi, infatti, attribuiscono al Sole le variazioni termiche: che la nostra stella influisca sul clima terrestre è assodato, ma l’oracolo della N.A.S.A. maschera le costanti e massicce operazioni militari di bio-geoingegneria, alias scie chmiche, da cui dipendono non cambiamenti, ma sconvolgimenti climatici: siccità prolungate e disastrose, alluvioni, pioggerelle velenose, grandinate distruttive, nebbie chimiche onnipresenti...

Certe verità parziali nocciono più delle bugie. L’obiettivo è chiaro: individuare un pretesto per continuare nelle attività chimico-biologiche ed elettromagnetiche nonché per proseguire con la campagna a favore della geoingegneria, biossido di carbonio o non biossido di carbonio, Sole o non Sole. La situazione reale è ben diversa da come la dipingono e la plasmano i media di regime e gli enti pseudo-scientifici: il pianeta è al collasso, a causa delle chemtrails e delle irradiazioni elettromagnetiche, in primis di microonde da cui dipende, ad esempio, la riduzione del fenomeno noto come escursione termica diurna, ossia la differenza di temperatura tra giorno e notte, discrepanza ormai assottigliatasi a tal punto che, in estate, si attesta sui due gradi.

Il cosiddetto “effetto serra” è quindi di natura prevalentemente artificiale: le microonde, irradiate da apparati militari come satelliti geostazionari e radar (si pensi al M.U.O.S. di Niscemi, Sicilia) ne sono una concausa, oltre alle attività clandestine di aerosol. Questo documento accademico dimostra come intercorra una stretta correlazione tra tecnologie satellitari di ultima generazione e la necessità di mantenere l'umidità atmosferica a bassi livelli percentuali. A pagina 8 della tesi di dottorato intitolata "Aumento della risoluzione spaziale per il sondaggio di temperatura ed umidità da satellite geostazionario mediante radiometria ad onde millimetriche e submillimetriche", infatti, si legge:

“Il grande vantaggio del telerilevamento alle microonde rispetto a quello infrarosso è da ricercarsi nel fatto che le idrometeore che costituiscono le nubi hanno generalmente dimensioni comparabili con le lunghezze d’onda infrarosse, portando quindi la radiazione IR rapidamente all’estinzione per fenomeni di scattering (sparpagliamento). Ciò comporta che in presenza di campi nuvolosi il telerilevamento IR sia in grado di osservare solamente gli strati superiori della nube, senza poter osservare gli strati sottostanti, mentre le MW (microonde) consentono di osservare anche le zone sottostanti la nube, giungendo fino alla superficie terrestre, almeno finché alle nubi non sia associata alcuna precipitazione. Questa è la caratteristica più importante che rende il telerilevamento alle microonde uno strumento molto utile per l’analisi meteorologica in condizione di cielo non chiaro.

Utilizzando invece le microonde (MW), nelle bande di assorbimento dell’O2 a 54 GHz (per la temperatura) e dell’H2O a 183 GHz (per l’umidità) si riesce, sia pure con risoluzione verticale ed orizzontale minore, ad eseguire il sondaggio anche in presenza di nube, almeno finché queste non siano associate a precipitazione. Alle frequenze elettromagnetiche nelle MW corrisponde, infatti, una lunghezza d’onda millimetrica che non interagisce in modo significativo con i costituenti delle nubi che sono generalmente di almeno un ordine di grandezza inferiore”.

A conclusione della nostra analisi, pubblichiamo le informazioni inerenti alla ritrattazione della N.A.S.A.

“Basta allarmismi: il riscaldamento globale non c’è (sic) più. Almeno questo è ciò che emerge dalle più dettagliate analisi dei dati satellitari della N.A.S.A. che, tra 2000 e 2011, non hanno più misurato un aumento delle temperature sulla superficie terrestre. I dati testimoniano che l’atmosfera terrestre disperde calore nello spazio in modo molto più efficiente, rispetto a quanto previsto da alcuni allarmistici modelli di previsione basati sui dati degli anni precedenti e che il biossido di carbonio mantiene (sic) molto meno calore del previsto.

Tra i dati e le previsioni c’è (sic) una differenza enorme, soprattutto sugli oceani: il climatologo Roy Spencer, coautore dello studio e ricercatore dell’Università dell’Alabama, insieme con Danny Braswell, ha spiegato che non bisogna lasciarsi andare a catastrofismi sul clima e che l’andamento termico mondiale è determinato da cicli naturali.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ‘Remote Sensing‘ e si è avvalso dei dati della temperatura superficiale raccolti dall’Unità di ricerca sul clima di Hadley in Gran Bretagna. I dati relativi all'energia radiante sono stati raccolti dal C.E.R.E.S. (Clouds and Earth’s Radiant Energy System), strumento che si trova a bordo del satellite ‘Terra’ della N.A.S.A”.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 30 dicembre 2010

Paradossi climatici artificiali: il rallentamento della Corrente del Golfo e le sue ripercussioni

I fragili equilibri della Terra sono stati sconvolti da decenni di manipolazioni. Tra le più recenti aberrazioni climatiche suscita particolare inquietudine il rischio che la Corrente del Golfo deceleri, per via del riscaldamento dell'atmosfera, in buona parte dovuto alle emissioni elettromagnetiche. Stando ad alcuni studi, la corrente calda che si forma ad est del Messico avrebbe già subìto una diminuzione della velocità: è un fenomeno foriero di ulteriori sconquassi meteorologici, suscettibili di influire sugli ecosistemi, sulle produzioni agricole, sullo stile di vita, sui consumi…

Per comprendere le ragioni e le possibili conseguenze di queste "discrasie", è necessario soffermarsi sul cosiddetto "meccanismo della pompa salina".

"Gli oceani del pianeta ricoprono circa il 70% della superficie della Terra. Il volume del mare è immenso e contiene molto calore. Parte di questo calore, per opera delle correnti marine, è trasferito dalle aree calde vicino all’Equatore ad aree più fredde a nord e a sud. Questo trasporto di calore è essenziale per le condizioni climatiche e meteorologiche nelle aree più fredde, poiché esse ricevono proprio dalle correnti marine la maggior parte del calore. Le condizioni climatiche e meteorologiche sono determinate generalmente dagli oceani. La Corrente del Golfo porta calore nel Nord Atlantico ed ha un impatto considerevole sul clima europeo. La salinità della Corrente del Golfo è una condizione fondamentale per consentire la formazione di acque profonde nel Mare del Nord e nel Mare della Groenlandia.

Le condizioni climatiche e meteorologiche in Europa dipendono molto dalla Corrente del Golfo che, dal mare al largo della Florida, porta calore al Nord Europa raggiungendo prima l’Islanda, poi le isole Far Oer e la Norvegia settentrionale. In queste parti dell’Oceano Atlantico l’atmosfera è riscaldata dalla Corrente del Golfo. L’aria calda soffia attraverso l’Europa con venti da ovest. Per questo motivo l’Europa ha inverni più miti.

Nel Mare del Nord e nel Mare della Groenlandia, l’acqua di superficie discende per diversi chilometri fino a raggiungere il fondo dell’oceano per poi dirigersi nuovamente verso sud. La discesa dell’acqua di superficie determina l’arrivo di nuova acqua di superficie da sud. Questa corrente da sud è la Corrente del Golfo.

La formazione di acque profonde nel Nord Atlantico è come una pompa gigantesca. Essa è responsabile della creazione di una corrente marina di profondità che agisce sotto correnti di superficie ben note e che interessa l’intero pianeta. Prima che le acque profonde del Nord Atlantico ritornino in superficie, riapparendo in luoghi diversi, anche nell’Oceano Pacifico, trascorrono molte centinaia (forse persino migliaia) di anni. Ma per quale motivo le masse d’acqua nel Nord Atlantico scendono in profondità? Che cosa determina il funzionamento ininterrotto della pompa? L’acqua scende in profondità in prossimità del fronte di ghiaccio polare e poi scorre nuovamente verso sud.

La discesa è accelerata quando l’acqua di superficie ghiaccia. Il sale nell’acqua di superficie si libera dal ghiaccio e si aggiunge all’acqua proprio sotto il ghiaccio che si è appena formato. L’aumento nella salinità dell’acqua porta anche un aumento di densità dell’acqua. Quindi è l’aumento di salinità il fenomeno che determina la discesa di acqua in profondità. La pompa salina attira acqua calda e salata da sud (la Corrente del Golfo) e spinge acqua fredda e salata di profondità verso sud.

Il Nord Atlantico si caratterizza per una bassa salinità quindi la Corrente del Golfo deve fornire sempre nuova acqua salata per far funzionare la pompa; ecco il perché del nome: pompa salina. Il funzionamento della pompa è determinato anche dal fatto che l’acqua ghiaccia e poi si scioglie nuovamente.

Affinché la pompa salina possa funzionare con efficacia è essenziale che la profondità del mare sia notevole. È quindi importante che la calotta glaciale si trovi nelle aree di fondale profondo del Nord Atlantico, ossia nel Mare di Groenlandia e nel Mare del Nord.

La temperatura media dell’atmosfera è in aumento costante ormai da molti anni. [...] Temperature più elevate nell’atmosfera sposteranno il fronte dei ghiacci polari verso nord e più vicino alla terraferma. Il fronte di ghiaccio, allontanandosi dai tratti di mare profondi tra la Groenlandia e la Norvegia ed entrando in acque più basse, può determinare una sostanziale riduzione della forza della pompa salina.

Se la pompa salina perde in potenza, diminuirà in proporzione anche la fornitura di acqua salata calda verso il Nord Atlantico per opera della Corrente del Golfo. La salinità dell’acqua diminuirà ed anche la potenza della pompa salina diminuirebbe ulteriormente.

Tale processo potrebbe determinare una glaciazione rapida e permanente delle acque a nord dell’Islanda e delle Isole Far Oer. A questo punto la pompa salina e la Corrente del Golfo non potrebbero più portare calore nelle acque a nord dell’Islanda. Le temperature in queste aree diminuirebbero fino a un livello più basso rispetto a quello attuale determinando, in nord Europa, un clima significativamente più freddo, forse vicino a quello dell’Era glaciale.

Alessandro ed Alessio De Angelis chiamano in causa anche l'incidente occorso nella piattaforma petrolifera "Deep water horizon": "L'acqua mista a petrolio è più leggera e può impedirne l'inabissamento, bloccando il meccanismo della pompa salina. Inoltre la marea nera potrebbe sporcare le superfici dei ghiacciai della Groenlandia e del pack artico, determinando un maggiore assorbimento dei raggi solari, in grado di accelerare il processo di scioglimento dei ghiacciai con un più consistente afflusso di acqua dolce, più leggera di quella salata. Ciò aumenterebbe il rischio del blocco della Corrente del Golfo. Circa 11.400 anni or sono avvenne l'ultima "piccola era glaciale", causata dall'immissione di enormi quantità di acqua dolce provenienti dal lago Agassiz nel Nord Atlantico che interruppe la Corrente sicché i ghiacciai si espansero in Europa fino alle Alpi ed in America fino al New England".

E' possibile che l'esplosione della piattaforma “Deep water horizon” non sia stata casuale: per sciogliere il greggio è stato impiegato un solvente estremamente tossico: il Corexit 9527.

Fonti:

A. ed A. De Angelis, Cambiamenti climatici ed era glaciale
Autore non indicato, La calotta glaciale artica ed i cambiamenti climatici





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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 28 febbraio 2010

La scomparsa della nebbia

Pubblichiamo un articolo la cui fonte originale è l'A.N.S.A. Il testo, che si riferisce al fenomeno della diminuzione della nebbia in alcuni ecosistemi, sciorina i soliti infingimenti e le arcinote vacue circonlocuzioni per nascondere la vera causa di questa anomalia meteorologica. Da almeno quindici anni, infatti, l'agronoma californiana Rosalind Peterson ricorda, nelle sue accorate ed inascoltate denunce, che le scie chimiche igroscopiche stanno danneggiando in modo irreparabile le foreste di conifere che si estendono in ampie plaghe della California. Non è solo il carente apporto di umidità alla vegetazione ad essere pernicioso: le chemtrails hanno avvelenato le sorgenti ed i corsi d'acqua, determinato un drastico decremento delle piogge, all'origine di rovinosi incendi. Il cielo della California, un tempo terso, è oggi opaco e tramato di scie. La moria delle api - da questi imenotteri dipende soprattutto l'impollinazione dei mandorli - ed il Morgellons (con 1.000 nuovi casi al giorno diagnosticati negli Stati Uniti!) sono altre nefaste ripercussioni dell'operazione "scie chimiche".

Nonostante queste evidenze, gli "scienziati" si trincerano dietro il solito ambiguo ed insulso sintagma "cambiamenti climatici", una frode linguistica in cui si invertono le cause con le conseguenze o che, simulando di esprimere tutto, non dice alcunché. Si evocano la variazione di gradiente, i mutamenti nella circolazione atmosferica: queste manifestazioni sono effetti e non cause dei fenomeni o, semmai, co-fattori, poiché il collasso degli ecosistemi è provocato dalle tonnellate di veleni che impunemente sono sparsi nella biosfera. Piogge alcaline, piogge acide, contaminazioni dei bacini idrici, foschie artificiali, siccità, alluvioni, frane e valanghe (favorite dalla Pseudomonas Syringae, un batterio che è diffuso con gli aerei chimici), sterilità dei suoli, riduzione dell'avifauna sono il tragico corollario di un'attività che non conosce sosta e che anzi si intensifica ogni giorno di più. Non è un caso se questi disastri innaturali datano quasi sempre dalla metà degli anni 90 del XX secolo, proprio il periodo in cui le operazioni di aerosol clandestino cominciarono a diventare più frequenti e coordinate. Le "coincidenze" sono isole.

Di seguito l'articolo che è stato anche digrossato sotto il profilo linguistico, per via dei numerosi strafalcioni.



La nebbia scompare, vittima dei cambiamenti climatici (sic): la Pianura padana ne registra una riduzione del 30-35% in vent'anni, mentre sulle coste statunitensi si è calcolato che ogni giorno è presente tre ore di meno. Si lancia così un allarme per gli ecosistemi. A rilevare il fenomeno negli Stati Uniti sono stati i ricercatori dell'Università di Berkley che hanno evidenziato come questo cambiamento potrebbe incidere negativamente sul benessere delle foreste. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", ha sottolineato come la drastica riduzione della nebbia, accompagnata da un aumento della temperatura media, possa causare ripercussioni negative sulle foreste di sequoie che coprono la costa orientale degli Stati Uniti: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolgeva un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'ecosistema costiero, che adesso si trova in 'serio' pericolo. Dalle analisi eseguite lungo la costa orientale degli Stati Uniti è stato evidenziato che, solo nell'ultimo secolo, in estate è stata riscontrata una perdita giornaliera di nebbia di circa tre ore. Un evento questo che i ricercatori ritengono 'pericoloso' per il benessere ambientale: sequoie, animali e piante, non potendo più contare sul particolare clima umido delle zone costiere, non riescono a perpetuare il naturale processo di rigenerazione.

Il fenomeno è 'ben visibile anche in Europa: in Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 30-35 per cento negli ultimi 20 anni in Pianura padana, catalogata, fino agli anni '90, come una delle zone più nebbiose del mondo. ''Da quell'anno in poi non sono stati più registrati i picchi massimi ed i giorni di nebbia si sono notevolmente ridotti anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare un ritorno a una situazione simile agli anni '60-'90'', ha riferito Giampiero Maracchi, ordinario di Climatologia all'Università di Firenze. ''Il periodo tra gli anni '60 e '90 e' stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati - ha spiegato Maracchi - mentre poi la media '80-'99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima''.

I ricercatori statunitensi, grazie alle informazioni su visibilità', vento e temperatura concesse dagli aeroporti, hanno attribuito la causa del fenomeno alla 'notevole' diminuzione, nel corso degli anni, della differenza di temperatura tra costa e interno del Paese. Processo questo che ha implicato, secondo le analisi, un calo del 33% degli eventi nebbiosi. Un esempio del cambiamento è stato registrato tra l'università di Berkley, nella Baia di san Francisco, e la città di Ukiah a nord della California: all'inizio del XX secolo si stimava una differenza diurna di temperatura di 17 gradi Fahrenheit, mentre oggi sono solamente 11. ''I dati - ha affermato James A. Johnstone, autore dello studio - suffragano l'idea che la nebbia costiera della California del Nord è diminuita in connessione al calo del gradiente di temperatura tra costa e interno. Nonostante sia basso il rischio che le sequoie mature muoiano, questo processo può intaccare fortemente la crescita di nuovi alberi: andando a cercare altrove acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche - ha concluso Dawson - si avranno effetti sull'attuale gamma (?) di sequoie, delle altre piante e degli animali che vivono in questi fragili ecosistemi''.


Leggi qui l'articolo tratto da Tiscali.it


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martedì 3 febbraio 2009

Zolfo per raffreddare la Terra (articolo di Claudio Colombo)

L'articolo che pubblichiamo tratto dal Corriere.it è l'ennesima dimostrazione che i media di regime sono soliti a presentare come progetti delle criminali attività di manipolazione della biosfera, attività perpetrate sotto gli occhi di tutti. Lo zolfo, infatti, da anni viene sparso nell'atmosfera, ma non per ridurre il cosiddetto riscaldamento globale, ma per causare danni agli ecosistemi, filtrando la luce solare e per provocare incendi. Si legga dunque il testo come il resoconto dell'operazione "scie chimiche" limitatamente alla dispersione di zolfo: si impiegano aerei militari, si dilapidano 14 miliardi di euro l'anno, si deteriora lo strato d'ozono, le piogge sono acide come i terreni, con gravi conseguenze per flora, fauna e monumenti. I pazzoidi, che intervengono sulle condizioni meteorologiche e climatiche per scopi militari, cominciano a rivelare qualche mezza verità in modo obliquo e surrettizio. La verità vera è naturalmente un'altra ed è mostruosa.

«Iniezioni» nell’atmosfera con palloni stratosferici. La proposta del Nobel Crutzen. Gli scienziati: idea folle

Cristalli di zolfo

Zolfo nell’atmosfera per abbassare la temperatura della Terra (sic). È l’ultima ipotesi (sic) sul fronte del clima avanzata recentemente al congresso di San Francisco dell’Unione geofisica statunitense, ma l’idea ha scatenato la polemica sui costi e sulle possibili conseguenze negative sull’ambiente, come l’intensificazione di piogge acide e la riduzione dello strato di ozono nell’atmosfera. Tutti d’accordo: al «global warming» bisogna mettere un freno, ma come? Su questo punto il mondo scientifico si è spaccato.

Il firmatario del progetto è un premio Nobel (sic) per la chimica, l’olandese Paul Jozef Crutzen, che insieme con il collega Thomas Wigley, ha comunque il merito (sic) di tenere alta la discussione un tema centrale che riguarda il futuro del pianeta. «Si tratta - ha spiegato Crutzen, che studia l’ipotesi dal 2006 - di immettere nella stratosfera, in una fascia tra i 10 e i 50 km di altitudine, almeno un milione di tonnellate di zolfo portato da una serie di palloni lanciati dalla zona dei Tropici». Raggiunta la quota desiderata, il materiale viene bruciato in modo da ottenere biossido di zolfo, che poi si converte in particelle di solfato infinitesimali: queste particelle, assorbendo una parte dei raggi solari, farebbero abbassare di un grado centigrado la temperatura media della Terra. L’operazione dovrebbe essere ripetuta con cadenza biennale.

Per «iniettare» un milione di tonnellate di zolfo servirebbero oltre 30 mila palloni stratosferici, a meno di usare canali istituzionali come le aviazioni militari dei paesi cooperanti. Il progetto è indubbiamente affascinante, ma ha costi elevatissimi: 14 miliardi di euro all’anno. E si porta dietro dubbi e riserve sui possibili effetti collaterali, come l’intensificazione delle piogge acide, la riduzione dell’ozonosfera e, nelle zone tropicali, la modifica dei regimi monsonici asiatici e africani. «E quest’ultima conseguenza — ha sottolineato Alan Robock, dell’università di Rutgers (U.S.A.) — rischia di mettere in crisi la disponibilità di risorse alimentari per miliardi di individui». A meno di utilizzare il progetto — Crutzen, hanno suggerito altri studiosi, per limitate aree della Terra: sull’Artico, per esempio, potrebbe rallentare la riduzione dei ghiacci polari, senza conseguenze per le altre zone del pianeta.

Altre ipotesi di raffreddamento, dalle più rudimentali alle più sofisticate, sono state prese in esame a San Francisco dagli ingegneri della Terra: invio in atmosfera di sonde-parasole, «rimescolamento» artificiale degli oceani con «pompaggio» di CO2 per favorire l’attività biologica, dispersione in mare di grandi piattaforme flottanti in grado di assorbire una parte dell’irraggiamento solare. «Il controllo del clima — ha però avvertito David Keith, dell’Università di Calgary, in Canada - è un problema di equilibrio: ogni soluzione comporta dei rischi, bisogna valutare se è il caso di correrli». Esempio: vale la pena combattere contro l’innalzamento degli oceani, se la contropartita è una riduzione probabile delle precipitazioni? Ma il vero, grande punto interrogativo riporta agli anni della Guerra fredda U.S.A.-U.R.S.S., in cui l’ingegneria del clima rappresentò un’arma in più nelle mani delle due superpotenze: chi dovrebbe manovrare il «termostato» della Terra? Chi decide quale dovrebbe essere il clima «ideale» del nostro pianeta? Ecco perché, tra le tante proposte, la più sensata appare quella che i geoingegneri hanno avanzato alle istituzioni mondiali: la creazione di un organismo tecnico internazionale che studi e tenga sotto controllo il clima, senza la pretesa di manipolarlo.


Claudio Colombo

Leggi qui l'articolo sul Corriere.it


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TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

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martedì 25 marzo 2008

Teoria della TRINITA’ (articolo di ARS)

L'articolo di ARS che proponiamo presenta un'ipotesi sul binomio scie velenose-H.A.A.R.P. accennata, secondo un'angolazione un po' differente, in Scie chimiche, H.A.A.R.P e geomagnetismo. Così veniva affrontato il tema:

"Non bisogna dimenticare che il campo magnetico terrestre è in fase di costante indebolimento sin dal I secolo d.C.: tale fenomeno è destinato a determinare cambiamenti notevoli sul piano degli equilibri geofisici terrestri e potrebbe pure influire sulla biologia di uomini, animali e piante. Quali possono essere le conseguenze di tale attenuazione sul D.N.A., sui bioritmi, sulle funzioni degli organismi viventi? E' possibile che H.A.A.R.P. e scie chimiche mirino a rafforzare il campo magnetico del pianeta per evitare un cambiamento biologico o una lacerazione del velo elettromagnetico che nasconde dimensioni normalmente invisibili?

La rarefazione della sfera magnetica che avvolge Gaia dovrebbe comportare anche degli effetti negativi. Infatti i raggi cosmici colpirebbero la Terra. Questa tempesta di raggi potrebbe alterare il codice genetico degli esseri viventi o destare il D.N.A. silente? L’alterazione del D.N.A. è probabile, ma sarebbe una mutazione necessariamente deleteria?"

L'idea centrale del testo è appunto la seguente: i metalli sparsi con le chemtrails, insieme con le onde elettromagnetiche, potrebbero servire a bilanciare l'indebolimento della magnetosfera. L'articolo, comunque si consideri questa idea, è molto interessante e potrebbe pure contenere una parte della "spiegazione" ufficiale delle scie, sfrondata degli aspetti malefici. Infatti, se, in futuro, saranno forniti dalle istituzioni dei chiarimenti sulle finalità dell'operazione, è certo che saranno date notizie rassicuranti. Già, in qualche caso, sebbene in modo ambiguo, le chemtrails sono state presentate come uno strumento per ridurre l'effetto atmosfera. Infine i cambiamenti dell'attività del nostro astro e nel sistema solare, forse indotti da altri fenomeni cosmici, sono un dato di fatto come le scie: il collegamento esiste; in quali termini lo scopriremo presto.


Massima Attività Solare – diminuzione del campo Magnetico Terrestre – Scie Chimiche: che cosa unisce questi fenomeni?

La teoria della TRINITA’ crea una correlazione fra tre fenomeni, due naturali ed uno antropico, che stanno accadendo sotto i nostri occhi e di cui la comunità scientifica internazionale comincia a parlare: massima attività solare, diminuzione del campo magnetico terrestre e scie chimiche con annesso progetto H.A.A.R.P.

Prima ipotesi: un’attività solare “esplosiva” con picco tra 2011–2012 indurrà una crisi climatica planetaria!

Una parte della comunità scientifica degli astronomi, sia nazionale sia internazionale, comincia ad indicare che durante il prossimo ciclo solare l’attività del sole sarà la più forte registrata negli ultimi 700 anni. Infatti, il ciclo WOLF, in grado di calcolare con una buona approssimazione il numero delle macchie solari che appariranno durante la fase di massimo solare, ci sta indicando che la prossima fase potrebbe essere “esplosiva” e presentare un numero elevatissimo di macchie solari che sappiamo essere degli enormi magneti e quindi generare un campo magnetico indotto fortissimo! A questa situazione va aggiunto che il sole, proprio nel 2012, invertirà il proprio asse magnetico, come di norma avviene ogni 11,1 anni.


C’è una strana coincidenza a tal proposito! La NASA manderà in orbita, nell'agosto del 2008, il satellite SDO, Solar Dynamic Observatory, con il preciso compito di monitorare le tempeste magnetiche solari ed altri fenomeni esplosivi (a differenti lunghezze d’onda in contemporanea) e come queste incidano sul nostro pianeta. L’obiettivo della missione SDO è dunque quello di capire e monitorare che relazione ci sia tra attività solare e clima terrestre... che strano! SDO sarà quindi in grado di monitorare in tempo reale una situazione di CRISI CLIMATICA PLANETARIA, crisi forse prevista da chi possiede più informazioni di noi, ma chiaramente non annunciata alle popolazioni. Da anni la scienza ufficiale ci sta insegnando che l’effetto atmosfera ed i problemi climatici, uragani, tempeste, etc, siano dovuti esclusivamente all’emissione di CO2 nell’atmosfera e, solo da poco tempo, si sta diffondendo, invece, l’ipotesi che il GLOBAL WARMING sia dovuto all’attività solare.

Questa seconda ipotesi viene avvalorata dopo gli ultimi eventi legati alle attività “benefiche” di AL GORE ed al suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente con tanto di film, “An Inconvenient Truth” ed incredibile premio Nobel assegnatogli per l’impegno e per la difesa dell’ambiente. Quest’operazione mediatica planetaria, film più Nobel, dimostra ai miei occhi quanto il mondo sia governato da una mano occulta che ha l’obiettivo di farci credere e pensare tutti allo stesso modo e, in questo caso, di far cadere l’attenzione tutta sul problema CO2 escludendo e, se serve, “sputtanando” le ipotesi che sia il SOLE il vero problema e non il CO2.

Di certo il surriscaldamento del pianeta c'è, esiste ed è del tutto reale e dimostrato.

Seconda ipotesi: diminuzione del campo magnetico terrestre e possibile inversione degli assi

Il campo magnetico terrestre è in costante diminuzione e la velocità di diminuzione sembra accelerarsi molto di più di quanto previsto. Tale fenomeno è realmente in corso ed i dati che stiamo utilizzando sono stati desunti da fonti scientifiche e da dichiarazioni di eminenti scienziati. Non a caso l’ ESA, Agenzia Spaziale Europea, ha dato avvio al programma SWARM, ovvero una costellazione di 3 satelliti che farà la mappatura del campo magnetico terrestre e quindi ne misurerà le variazioni nel tempo. Che strana coincidenza! Come nel caso SDO della NASA! Riportiamo le dichiarazioni rilasciate da Nils Olsen, dell’agenzia spaziale danese, in merito alla possibilità di decadimento del campo magnetico in alcune zone e della possibilità, ben più grave per noi, che l’inversione del campo magnetico terrestre possa essere preceduta da sintomi simili ai fenomeni che stiamo osservando.

Dalle dichiarazioni fatte dagli scienziati che sono di norma dichiarazioni prudenziali, desumiamo che una certa preoccupazione si aggiri anche nelle loro teste. D'altronde le comunità di geologi e di geofisici internazionali hanno rilevato che l’inversione degli assi terrestri avviene di norma una volta ogni 500.000 anni: dall’ultima ne sono già passati 750.000. (Qui scatta l’allarme rosso, ma prima l’informazione deve essere controllata e ben rallentata).

Ora, potrebbe essere possibile che una forte intensità magnetica del sole sia in grado di “agganciare” la terra magneticamente e che quindi, la successiva inversione del campo magnetico solare induca magneticamente l’inversione del campo magnetico terrestre? In pratica una volta che il nostro campo magnetico sia entrato in risonanza con quello solare, il flip del campo solare indurrebbe il flip automatico del campo terrestre. Possiamo usare la seguente metafora: una grossa palla magnetica in grado di esercitare il suo influsso, quindi di polarizzare la palla piccola a distanza, poi all’improvviso la grande palla inverte l’asse magnetico e la rotazione induce la rotazione del campo magnetico terrestre.

Che i Maya calcolassero continuamente una data che coincideva con la fine di un ciclo cosmico e l’inizio di un altro è un dato ormai assodato.
Tuttavia che il loro calendario tenesse conto delle macchie solari è un dato che ancora deve saltare fuori. Se così fosse, la loro predizione che pone il CATACLISMA sulla terra il 22 dicembre del 2012, potrebbe essere legata al calcolo delle macchie solari e quindi all’influenza che le stese avrebbero sul magnetismo terrestre, in grado di innescare l’inversione del campo magnetico terrestre. Staremo a vedere. Di certo la diminuzione del campo terrestre riduce le difese del pianeta nei confronti del vento solare e della radiazione solare in generale, pertanto questo fenomeno si va a sommare alla massima attività del sole in quegli anni!

Terza ipotesi: scie Chimiche e H.A.A.R.P.

Sono una realtà più che un’ipotesi, sono artificiali e sono chimiche. A che cosa servono? Alle tante funzioni che possiedono, la teoria della TRINITA’ ne aggiunge un’altra che nasce dalla correlazione con le altre due ipotesi di partenza.

Teoria della TRINITA’: eccoci arrivati al punto!

La teoria afferma che nel 2012 ci sarà un’enorme crisi climatica planetaria dovuta al picco di attività solare che, in quegli anni, raggiungerà il suo massimo. Tale effetto si sommerà al decadimento del campo magnetico terrestre ed indurrà l’inizio dell’inversione degli assi magnetici del pianeta. La superficie della terra, non più protetta dal campo magnetico terrestre, vedrà evaporare l’atmosfera e morire ogni forma di vita, animale e vegetale. Ciò avverrà su aree geografiche estese, ma con alcune differenze tra un’area e l’altra, in relazione alla forza del campo magnetico esistente in quel punto. Sarà allora che H.A.A.R.P. mostrerà al mondo tutta la sua potenza ed il suo suono sinistro si spanderà nell’aria.

Una ragnatela di scie, composte da materiali metallici e conduttivi verrà lanciata nei cieli da aerei in un’atmosfera satura e già precedentemente “metallizzata” e garantirà alle onde scalari emesse da H.A.A.R.P. di viaggiare su tutto il pianeta e di sostenere il campo magnetico mancante e di proteggere la superficie del pianeta su aree specifiche.

Ci saranno nazioni che verranno protette, altre invece no, a discrezione del “gestore” di H.A.A.R.P. Questa situazione critica verrà resa nota poco prima della catastrofe e verrà richiesto ai singoli paesi “amici” di sottomettersi politicamente alla volontà del “gestore”. Nelle fasi precedenti e poi, durante la crisi intensa, si instaurerà una dittatura mondiale, guidata dal “gestore” che imporrà il proprio volere sul futuro di quel che resterà del pianeta e dell’uomo.

Altri fenomeni correlabili con l’incremento dell’intensità dell’irradianza solare:

Giove: è apparsa la terza macchia

Saturno: gli anelli si stanno sciogliendo



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mercoledì 25 aprile 2007

Clifford Carnicom: il bario è responsabile delle elevate temperature

Modello matematico influenza degli aerosol sulle temperature - Clicca per allargareClicca per allargare l'immagine

Aumento della temperatura nella bassa atmosfera in funzione della concentrazione di aerosol di bario e del tempo espresso in anni.

Prendendo spunto da uno speciale televisivo di 60 minuti della CBS, mandato in onda 1 Aprile 2007 ed intitolato “L'Era del Riscaldamento”, Clifford Carnicom, scrive…


Durante gli scorsi '50 anni questa regione, la penisola Antartica, la parte nord occidentale e le isole attorno ad essa hanno visto aumentare la propria temperatura di circa 1° C ogni 10 anni e ciò la rende il posto che si sta riscaldando più velocemente sulla terra... E non è l'unico: più del 90 % dei ghiacciai nel mondo si sta ritirando.

E' stato svolto uno studio per esaminare il ruolo delle operazioni di aerosol in relazione al riscaldamento globale.
Da molto tempo è stato proposto(1)(2)(3) che tali operazioni hanno l'effetto di aggravare lo stato di riscaldamento del pianeta, e che esse non mostrano alcuna prospettiva di raffreddamento per la terra come molti hanno sostenuto. Ciò si pone in diretta contraddizione con molte delle diffuse nozioni che comunemente circolano al loro riguardo e cioè che tali operazioni sono in qualche modo intese per il nostro bene ma che è meglio che la loro vera natura rimanga segreta e nascosta al pubblico dominio. Ci si può chiedere se queste comuni teorie siano propalate per ingannare il pubblico o no; i fatti, tuttavia, dicono il contrario. Gli aerosol vengono dispersi nella bassa atmosfera e si può dimostrare da questo fatto che in verità riscaldano i suoi strati più bassi; lo stesso Riscaldamento Globale è definito come il "riscaldamento della bassa atmosfera e della terra"(4). L'accezione per la quale gli aerosol stanno in qualche modo raffreddando il pianeta è in aperta contraddizione con le dirette osservazioni ed esami dei fisici.

Per raffreddare il pianeta il cospargimento intenzionale degli aerosol dovrebbe aversi negli strati superiori dell'atmosfera o nello spazio; i lettori interessati a tale conclusione potrebbero voler leggere più accuratamente le proposte di Edward Teller, spesso citate nelle affermazioni di un'ipotetica mitigazione. Si scoprirà che una qualunque tra tali affermazioni richiederà quasi sempre che questi materiali si trovino dalle altitudini superiori dell'atmosfera fino ai confini con lo spazio, e che nella bassa atmosfera abbiano l'effetto di riscaldare il pianeta.

Questi fatti devono essere presi in considerazione da tutti coloro che continuano a diffondere pretese di una mitigazione anonima e benefica associata alle operazioni di aerosol.
L'attuale modello esamina gli effetti della deliberata introduzione nella bassa atmosfera di particolato di bario ed il susseguente contributo al problema del riscaldamento globale; i risultati non sono incoraggianti: essi indicano che queste velenose particelle, persino a livelli di concentrazione piuttosto modesti, possono contribuire in un modo reale e significativo al riscaldamento della bassa atmosfera. L'entità di tale immissione sembra coincidere pienamente con quelle più comunemente dibattute, come l'aumento del CO2 e dei gas-serra.

Si raccomanda al pubblico di avere buona volontà nel considerare alcune delle più dirette, visibili e tangibili alterazioni al nostro pianeta ed all'atmosfera nella ricerca sul problema del riscaldamento globale, cioè le operazioni di aerosol, per come sono state imposte alla popolazione, senza consapevole consenso da più di 8 anni a questa parte.

Il grafico sopra mostra le interazioni attese dalle 3 variabili che si relazionano al problema del riscaldamento globale; queste sono le seguenti:

I - concentrazione dell'aerosol
II - tempo
III - aumento delle temperature.

Su un asse sono indicate le concentrazioni modeste di particolato di bario nell'atmosfera. Le grandezze mostrate non sono del tutto irragionevoli circa le numerose analisi eseguite da questo ricercatore nel passato, ad esempio gli studi sull'evidenza disponibili su questo sito. Come termine di paragone lo standard E.P.A. (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente) sulla qualità dell'aria per particelle di grandezza inferiore ai 2.5 micron E’ stato recentemente abbassato(5) a 35 microgrammi/metro cubo. Si vedrà dal grafico, per esempio, che persino il solo 10% di questo livello standard può causare un notevole riscaldamento della bassa atmosfera.

Come precedentemente affermato, la sincerità e l'affidabilità dell'E.P.A. sono in forte calo da dieci anni a questa parte. Questa agenzia ha miseramente fallito nel suo compito verso i cittadini, nel verificare i livelli di guardia ambientali. Non può essere più assicurato o dato per certo che gli standards minimi di qualità dell'aria siano in ogni modo rispettati, così come non può più essere sostenuta l'integrità dell'E.P.A. nel perseguimento del pubblico interesse. E' pienamente possibile e, in qualche maniera, c'era da aspettarselo, che gli standards alti e rispettabili di qualità dell'aria siano stati sacrificati, già qualche tempo fa con l'avvento delle operazioni di aerosol.

Il secondo asse del grafico è quello del tempo espresso in anni. Nell'origine 0 il tempo sarebbe quello in cui si assume non esista alcuna concentrazione artificiale ed accresciuta di particolato di bario nella bassa atmosfera. Il grafico è contrassegnato in intervalli di periodi di 5 anni, da 0 a 50 anni. Il periodo di tempo di 50 anni è stato scelto solo per dimostrare che gli effetti di questi particolati sul riscaldamento sono fonte di seria ed immediata preoccupazione; in una questione di decenni gli effetti sono rilevanti ed hanno un impatto globale riscontrabile. Le variabili concentrazione aerosol - tempo ora possono essere considerate congiuntamente nel grafico e modello sopra raffigurato. Presumibilmente gli uomini hanno un interesse particolarmente dedicato alla protezione del benessere del pianeta oltre l'immediato futuro di pochi decenni ed il problema sarebbe solo più evidente, se fosse indicato un secolo, invece di un periodo di 50 anni.

Il terzo asse è quello della temperatura indicata in gradi centigradi. Questa è la variabile che dovrebbe sollevare la maggiore apprensione. Per dare un esempio del suo uso, una concentrazione di 5 microgrammi/metro cubo in un intervallo di appena 20 anni porterebbe al riscaldamento della bassa atmosfera di 0.6 gradi ° Celsius, che corrisponde a circa 1 grado Fahrenheit. Ciò si scopre cercando l'intersezione di 5 microgrammi lungo l'asse della concentrazione con i 20 anni di tempo trascorso lungo il secondo asse; proiettando poi orizzontalmente questo punto sull'asse dell'aumento della temperatura, esso si va ad intersecare a circa 0.6 ° Celsius.

Questo è un risultato molto veritiero e riscontrabile in termini di impatto globale.

Il premio Nobel Paul Crutzen scrive, nel 1997 in “Atmosphere, climate and change”(6) che persino le stime più prudenti circa il cambiamento della temperatura globale della superficie del pianeta sono nell'ordine che va da 1 a 3° centigradi in un periodo di 50 anni. Questo cambiamento della temperatura produrrà un innalzamento del livello dei mari compreso tra i 10 ed i 30 centimetri. E' dichiarato, inoltre, che "la maggior parte della popolazione della terra stenterà ad adattarsi a tali cambiamenti".

I lettori ora possono notare che il recente servizio speciale della C.B.S., riferito a quanto sopra, dimostra che il tasso di riscaldamento nell'Antartide è già quasi una volta e mezzo superiore a quello previsto nel 1997. Da questo modello si può evincere che i risultati dell'immissione artificiale di aerosol nella bassa atmosfera possono essere di una grandezza in pieno accordo con gli straordinari impatti proiettati dai persino più modesti e conservativi modelli di riscaldamento globale sulla razza umana nel prossimo futuro. Poiché il modello qui presentato vuole essere ragionevolmente conservativo, l'impatto delle operazioni di aerosol chimici potrebbe essere molto più incisivo di quello mostrato da questi risultati.

Si consiglia ai cittadini di considerare fattibilità e valore di questo modello nella disamina del problema del riscaldamento globale e di assumere apertamente un'azione aggressiva per fermare le intenzionali operazioni di aerosol.

Questo documento è tardivo nella sua pubblicazione, dato che la mia disponibilità ad una continua ricerca a questo livello è limitata. Nondimeno spero che l'informazione possa essere valutata ed assimilata nei tanti argomenti e motivazioni sviluppati nell'ultimo decennio per far cessare l'intenzionale alterazione dell'atmosfera del nostro pianeta.


Clifford E. Carnicom
13 Aprile 2007

Nota aggiuntiva: questo modello può essere facilmente esteso ad altri elementi fonti di preoccupazione, tuttavia focalizzare l'attenzione sul bario ha prevalso, a causa dell'unicità delle sue proprietà fisiche, insieme con l'evidenza della sua concentrazione nell'atmosfera a livelli inattesi. L'esplicazione fisico-matematica del modello è affrontata nel dettaglio in un documento a parte.

Riferimenti

1. CE Carnicom, Drought Inducement,
http://www.carnicom.com/drought1.htm, April 2002
2. Carnicom, Global Warming and Aerosols,
http://www.carnicom.com/sh1.htm, Jan 2004
3. Carnicom, Global Warming and Aerosols, Further Discussion,
http://www.carnicom.com/sh1b.htm, Feb 2004
4. Wikipedia, Global Warming,
http://en.wikipedia.org/wiki/Global_warming
5. EPA, EPA Strengthens U.S. Air Quality Standards,
http://yosemite.epa.gov/opa/admpress.nsf/ 6. Crutzen, Paul, Atmosphere, Climate and Change, (Scientific American Library, 1997), p141.


Ricerca e traduzione a cura di
AMD
Riadattamento lessicale a cura di Tanker Enemy

martedì 20 marzo 2007

I cambiamenti del clima forse causati dai raggi cosmici

Le vere cause del riscaldamento globale

Da tempo affermiamo che il riscaldamento globale non deve essere ascritto esclusivamente ai cosiddetti gas serra, in primis il biossido di carbonio. Infatti le cause dell’aumento delle temperature, un incremento rilevato in tutto il pianeta, sono molteplici, sia naturali sia artificiali. Tra quelle naturali, bisogna ricordare le formidabili esplosioni solari che da circa due anni si susseguono; il probabile cambiamento della risonanza di cavità Schumann; il bombardamento di raggi cosmici.

Entrano in gioco, quindi vari fattori, (vedi L’effetto serra non esiste), alcuni dei quali connessi a cambiamenti ciclici che investono l’intero sistema solare ed anche la nostra galassia.

Si devono poi menzionare le origini artificiali del global warming: H.A.A.R.P. e scie chimiche. Le abnormi emissioni elettromagnetiche dell’impianto di antenne sito nella foresta boreale dell’Alaska riscaldano la ionosfera, giacché alle onde elettromagnetiche si associa un’energia radiante. Le scie chimiche, soprattutto nel momento in cui diventano uno schermo che impedisce alle radiazioni infrarosse di disperdersi nello spazio durante la notte, trasformano la biosfera in una fornace. A questo proposito, occorre sottolineare che l’attività di irrorazione è volta deliberatamente ad accentuare il riscaldamento planetario e non – a differenza di quanto ci vorrebbe far credere qualche sfacciato disinformatore - ad attenuarlo. Ciò è dimostrato in modo inoppugnabile dalle operazioni chimiche notturne perpetrate per due motivi: in primo luogo perché, con il favore delle tenebre, è ancora più difficile che le persone si accorgano della criminosa attività; inoltre poiché di notte la terra tende a raffreddarsi. L’energia termica, tuttavia, non si disperde, ma resta intrappolata, per via della coltre artificiale, che la riverbera verso il basso. Il progetto è quello di creare una tanatosfera, un ambiente torrido, immerso in una luce livida ed opaca, in cui proliferino virus, batteri ed insetti e dove, nel contempo, sia sempre più difficile la vita per le piante e per gli animali, uomini inclusi.

L’articolo che pubblichiamo conferma l’ipotesi secondo la quale le variazioni climatiche sono connesse a fenomeni esterni e naturali. Ciò non significa che le emissioni di CO2 non concorrano al riscaldamento della Terra, ma si tratta di un fattore del tutto marginale. Le piante, come è noto, con la fotosintesi clorofilliana assorbono biossido di carbonio: se si volesse arginare il “problema “ connesso alle emissioni dei gas serra, si dovrebbe porre un freno alla deforestazione, senza ricorrere alla geoingegneria con la diffusione di sostanze che, teoricamente, potrebbero riflettere i raggi solari. È ovvio che bisognerebbe poi ridurre il più possibile le varie cause di polluzione, ma, se gli avvelenatori hanno ideato ed attuato il progetto “HAARP –scie chimiche”, un piano scientemente volto a danneggiare in modo gravissimo Gaia e l’umanità, possiamo mai illuderci che essi intendano davvero contrastare l’inquinamento “involontario” in tutte le sue numerose forme?

L'ipotesi è stata avanzata da un gruppo di climatologi danesi in uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista della Royal Society britannica

Ancor più dell'attività dell'uomo tramite l'emissione incontrollata di gas serra, sono i raggi cosmici - in quanto responsabili della formazione delle nuvole - la causa principale del surriscaldamento della terra. Ne è convinto un gruppo di scienziati danesi, sulla scorta di una ricerca controcorrente. Secondo Henrik Svensmark, climatologo danese e coordinatore della ricerca, riportata nei giorni scorsi con risalto dal quotidiano britannico Times, alla luce di questa nuova scoperta bisognerebbe concluderne che l'influsso negativo dell'uomo sull'effetto serra è stata ultimamente sopravvalutato.

Secondo la ricerca danese, i raggi cosmici hanno un grosso impatto sulla Terra, perché possono rilasciare nell'atmosfera ioni elettricamente carichi che agiscono come magneti in presenza di vapore acqueo, intervenendo nella formazione delle nuvole. Lo studio, pubblicato dalla rivista scientifica Proceedings della Royal Society, si concentra sulla formazione degli ioni e sul loro comportamento, una volta che vengono colpiti dai raggi cosmici provenienti dalle stelle.

''L'esperimento indica che gli ioni giocano un ruolo di primo piano nella formazione delle nuvole e che il livello di produzione è proporzionale alla densità ionica. E’ possibile dunque stabilire una relazione tra la saturazione ionica e la formazione di nuvole''.

Se fosse confermata, la scoperta (incoraggiante per l'industria petrolifera americana, disposta a pagare lautamente gli scienziati disposti a contestare l'effetto serra...) potrebbe portare, a detta del Times, ad una revisione delle teorie oggi più di moda nel campo della climatologia.



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