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domenica 1 febbraio 2026

Groenlandia contesa: un caso emblematico al crocevia tra “guerra climatica” e geopolitica

“Hanno creato un deserto e l’hanno chiamato pace”. (Tacito)

Sono numerosi gli argomenti che si potrebbero trattare in merito alla geoingegneria clandestina ed addentellati: la situazione, infatti, è statica, anche se in costante peggioramento. Qualunque cosa accada in questo martoriato mondo, la “guerra climatica” è spesso una costante da cui non si può prescindere, come non si può ignorare lo spaventoso deterioramento della situazione odierna nazionale ed internazionale, sotto ogni profilo, etico, socio-economico, politico, culturale.

Abbiamo comunque deciso di pubblicare questo articolo per fare il punto della situazione e per soffermarci su una questione attuale la cui intelligenza può essere utile per orientarsi nell’analisi del tumultuoso presente.

In primo luogo intendiamo ringraziare tutte le amiche e gli amici che ci hanno sostenuto e ci sostengono con elargizioni, consigli, contributi…

In questi ultimi tempi abbiamo privilegiato la pubblicazione di podcast e video finalizzati a chiarire gli aspetti salienti della geoingegneria clandestina: a distanza di tanti anni da quando sono cominciate le operazioni chimiche in atmosfera, molti ancora pensano che le scie effimere siano condensa e quelle persistenti, invece, generate in modo deliberato; altri ritengono, complice un’informazione non corretta, che le attività siano finalizzate a schermare il sole e a far abbassare le temperature. Non è così.

Cogliamo l’occasione per rammentare che le varie sfaccettature del problema sono affrontate ed approfondite con rigore scientifico all’interno dei vari saggi finora pubblicati, in particolare il sempre incisivo “Attacco dal cielo: geoingegneria clandestina ed altri crimini governativi”, 2019. E’ un testo adatto sia per acquisire una visione esauriente del tema sia per fugare eventuali dubbi e smentire stereotipi interpretativi.

Abbiamo notato che taluni fruitori sono incorsi nell’errore di ritenere che, in qualche caso, alla manipolazione dei fenomeni meteo possa soggiacere uno scopo positivo, come quello di contrastare il raffreddamento in corso in concomitanza con la diminuita attività solare. Il cosiddetto “global warming” collegato al biossido di carbonio, è, infatti, una fandonia colossale e semmai si assiste ad una flessione dei valori termici planetari. Ripetiamo che l’uso degli strumenti meteorologici, elettromagnetici e geofisici è sempre dannoso e contronatura: ne conseguono aberrazioni e disastri, anche se, di quando in quando, gli organi di regime accennano alla geoingegneria come un insieme di progetti per riequilibrare il clima e le precipitazioni. Naturalmente è vero l’esatto contrario, fatte salve le finalità militari e di controllo delle risorse alimentari ed idriche. [1]

Consideriamo il caso cruciale della Groenlandia: di per sé, risulta che l’isola non è interessata dallo scioglimento dei ghiacci, visto che l’estensione delle nevi invernali è, tutto sommato, stabile da decenni. Le estati, come è logico, sono relativamente miti lungo la costa meridionale, lambita dalla Corrente del Golfo, e contraddistinte dal disgelo e dalla formazione di iceberg. Tuttavia è vero che zone circoscritte e a macchia di leopardo palesano fusioni repentine dello strato ghiacciato. Da che cosa dipendono tali anomalie? Dalle operazioni aeree: è ovvio. Il cielo della Groenlandia è offuscato da dense coperture chimiche, percorso da un intrico di scie: la crosta glaciale deve essere liquefatta per sfruttare le ingenti ricchezze del sottosuolo (petrolio, gas, pietre preziose, oro, piombo, zinco, criolite… suscitano gli insaziabili appetiti del complesso militare-industriale) e per liberare le rotte artiche essenziali per i traffici. Infine il dominio della regione artica si rivelerà strategico se e quando, come in una combattimento tra galli, Occidente e Oriente si beccheranno e spenneranno con ferocia. Su questi obiettivi sono tutti d’accordo: Statunitensi, Russi, Cinesi non vedono l’ora di esautorare la Danimarca per depredare l’isola e per accelerare i flussi commerciali A tale progetto, in modo quasi profetico, accennavamo già anni addietro nel documentario “Scie chimiche: la guerra segreta”.

Bisogna riconoscere che, nonostante i difetti e le tare dei vari governi, l’amministrazione danese sulla “Terra verde” è stata piuttosto saggia per quanto riguarda la gestione della pesca alle varie specie di cetacei e lo sfruttamento delle miniere. Se, però, la Groenlandia dovesse essere fagocitata dagli Stati Uniti, la situazione degenererebbe sia sul piano geopolitico sia sotto il profilo climatico ed ambientale.

Il caso quindi della terra scoperta e colonizzata dai Normanni nel X secolo e dove da molto tempo abitano gli Inuit è istruttivo: permette di capire, ancora una volta, che la geoingegneria è il fulcro dei principali scenari politici ed economici. [2] Conferma che, di là dall’apparente contrapposizione e malgrado alcune ovvie differenze, mondo occidentale e BRICS sono tutti attori dello stesso dramma. I registi veri non sono né Trump né Putin, che valgono come il due di coppe a briscola, bensì altri. Schierarsi con l’uno o l’altro, come parteggiare per la cosiddetta Destra o la cosiddetta Sinistra è segno di infinita ingenuità, oltre che sbagliato. La vera dialettica è quella che contrappone i vari apparati statali ai popoli, gli oppressori agli oppressi.

[1] E’ per lo meno curioso che le coste delle Isole Maldive, a differenza di quanto predetto dai climatologi catastrofisti, non sono state sommerse dal mare, sebbene l’esecutivo dell’arcipelago continui a denunciare il supposto pericolo circa l’innalzamento del livello oceanico con il fine di ottenere fondi da destinare ufficialmente a misure volte a contenere l’emissione di gas serra.

[2] La Groenlandia fu chiamata “Terra verde” dai Norreni non perché nel Basso Medioevo fosse libera dai ghiacci, ma in quanto Norvegesi e Danesi intesero depistare altri eventuali navigatori. Vero è che l’optimum climatico del periodo consentì di praticare l’agricoltura sul lembo meridionale dell’isola, ma i ghiacci ricoprivano gran parte del territorio. L’Islanda, invece, che era coperta da prati e dal clima molto più mite, fu denominata, sempre con il fine di fuorviare altri esploratori, “Terra dei ghiacci”. In modo analogo alcuni mercanti genovesi erano già giunti in Cina prima di Marco Polo, ma tennero per sé la conoscenza delle vie commerciali così da preservare il monopolio dei lucrosi traffici con l’Estremo Oriente.

Ascolta qui il Podcast.

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giovedì 30 dicembre 2010

Paradossi climatici artificiali: il rallentamento della Corrente del Golfo e le sue ripercussioni

I fragili equilibri della Terra sono stati sconvolti da decenni di manipolazioni. Tra le più recenti aberrazioni climatiche suscita particolare inquietudine il rischio che la Corrente del Golfo deceleri, per via del riscaldamento dell'atmosfera, in buona parte dovuto alle emissioni elettromagnetiche. Stando ad alcuni studi, la corrente calda che si forma ad est del Messico avrebbe già subìto una diminuzione della velocità: è un fenomeno foriero di ulteriori sconquassi meteorologici, suscettibili di influire sugli ecosistemi, sulle produzioni agricole, sullo stile di vita, sui consumi…

Per comprendere le ragioni e le possibili conseguenze di queste "discrasie", è necessario soffermarsi sul cosiddetto "meccanismo della pompa salina".

"Gli oceani del pianeta ricoprono circa il 70% della superficie della Terra. Il volume del mare è immenso e contiene molto calore. Parte di questo calore, per opera delle correnti marine, è trasferito dalle aree calde vicino all’Equatore ad aree più fredde a nord e a sud. Questo trasporto di calore è essenziale per le condizioni climatiche e meteorologiche nelle aree più fredde, poiché esse ricevono proprio dalle correnti marine la maggior parte del calore. Le condizioni climatiche e meteorologiche sono determinate generalmente dagli oceani. La Corrente del Golfo porta calore nel Nord Atlantico ed ha un impatto considerevole sul clima europeo. La salinità della Corrente del Golfo è una condizione fondamentale per consentire la formazione di acque profonde nel Mare del Nord e nel Mare della Groenlandia.

Le condizioni climatiche e meteorologiche in Europa dipendono molto dalla Corrente del Golfo che, dal mare al largo della Florida, porta calore al Nord Europa raggiungendo prima l’Islanda, poi le isole Far Oer e la Norvegia settentrionale. In queste parti dell’Oceano Atlantico l’atmosfera è riscaldata dalla Corrente del Golfo. L’aria calda soffia attraverso l’Europa con venti da ovest. Per questo motivo l’Europa ha inverni più miti.

Nel Mare del Nord e nel Mare della Groenlandia, l’acqua di superficie discende per diversi chilometri fino a raggiungere il fondo dell’oceano per poi dirigersi nuovamente verso sud. La discesa dell’acqua di superficie determina l’arrivo di nuova acqua di superficie da sud. Questa corrente da sud è la Corrente del Golfo.

La formazione di acque profonde nel Nord Atlantico è come una pompa gigantesca. Essa è responsabile della creazione di una corrente marina di profondità che agisce sotto correnti di superficie ben note e che interessa l’intero pianeta. Prima che le acque profonde del Nord Atlantico ritornino in superficie, riapparendo in luoghi diversi, anche nell’Oceano Pacifico, trascorrono molte centinaia (forse persino migliaia) di anni. Ma per quale motivo le masse d’acqua nel Nord Atlantico scendono in profondità? Che cosa determina il funzionamento ininterrotto della pompa? L’acqua scende in profondità in prossimità del fronte di ghiaccio polare e poi scorre nuovamente verso sud.

La discesa è accelerata quando l’acqua di superficie ghiaccia. Il sale nell’acqua di superficie si libera dal ghiaccio e si aggiunge all’acqua proprio sotto il ghiaccio che si è appena formato. L’aumento nella salinità dell’acqua porta anche un aumento di densità dell’acqua. Quindi è l’aumento di salinità il fenomeno che determina la discesa di acqua in profondità. La pompa salina attira acqua calda e salata da sud (la Corrente del Golfo) e spinge acqua fredda e salata di profondità verso sud.

Il Nord Atlantico si caratterizza per una bassa salinità quindi la Corrente del Golfo deve fornire sempre nuova acqua salata per far funzionare la pompa; ecco il perché del nome: pompa salina. Il funzionamento della pompa è determinato anche dal fatto che l’acqua ghiaccia e poi si scioglie nuovamente.

Affinché la pompa salina possa funzionare con efficacia è essenziale che la profondità del mare sia notevole. È quindi importante che la calotta glaciale si trovi nelle aree di fondale profondo del Nord Atlantico, ossia nel Mare di Groenlandia e nel Mare del Nord.

La temperatura media dell’atmosfera è in aumento costante ormai da molti anni. [...] Temperature più elevate nell’atmosfera sposteranno il fronte dei ghiacci polari verso nord e più vicino alla terraferma. Il fronte di ghiaccio, allontanandosi dai tratti di mare profondi tra la Groenlandia e la Norvegia ed entrando in acque più basse, può determinare una sostanziale riduzione della forza della pompa salina.

Se la pompa salina perde in potenza, diminuirà in proporzione anche la fornitura di acqua salata calda verso il Nord Atlantico per opera della Corrente del Golfo. La salinità dell’acqua diminuirà ed anche la potenza della pompa salina diminuirebbe ulteriormente.

Tale processo potrebbe determinare una glaciazione rapida e permanente delle acque a nord dell’Islanda e delle Isole Far Oer. A questo punto la pompa salina e la Corrente del Golfo non potrebbero più portare calore nelle acque a nord dell’Islanda. Le temperature in queste aree diminuirebbero fino a un livello più basso rispetto a quello attuale determinando, in nord Europa, un clima significativamente più freddo, forse vicino a quello dell’Era glaciale.

Alessandro ed Alessio De Angelis chiamano in causa anche l'incidente occorso nella piattaforma petrolifera "Deep water horizon": "L'acqua mista a petrolio è più leggera e può impedirne l'inabissamento, bloccando il meccanismo della pompa salina. Inoltre la marea nera potrebbe sporcare le superfici dei ghiacciai della Groenlandia e del pack artico, determinando un maggiore assorbimento dei raggi solari, in grado di accelerare il processo di scioglimento dei ghiacciai con un più consistente afflusso di acqua dolce, più leggera di quella salata. Ciò aumenterebbe il rischio del blocco della Corrente del Golfo. Circa 11.400 anni or sono avvenne l'ultima "piccola era glaciale", causata dall'immissione di enormi quantità di acqua dolce provenienti dal lago Agassiz nel Nord Atlantico che interruppe la Corrente sicché i ghiacciai si espansero in Europa fino alle Alpi ed in America fino al New England".

E' possibile che l'esplosione della piattaforma “Deep water horizon” non sia stata casuale: per sciogliere il greggio è stato impiegato un solvente estremamente tossico: il Corexit 9527.

Fonti:

A. ed A. De Angelis, Cambiamenti climatici ed era glaciale
Autore non indicato, La calotta glaciale artica ed i cambiamenti climatici





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