domenica 29 gennaio 2012

Grosso guaio a Meteolive

Qualche giorno addietro, Alessio Grosso di meteolive.leonardo.it ha disquisito sull’anomalia meteorologica che defrauda da più di un anno il Nord Italia delle piogge. Scrive l’”esperto”:

"Manca una vera perturbazione da oltre un anno: grave anomalia - Le carte nel medio termine vedono fronti anche spettacolari avanzare verso il Mediterraneo per poi rimangiarsi il tutto a pochi giorni dall'evento, con saccature pronte a spezzarsi inesorabilmente all'altezza della Costa Azzurra o del Golfo del Leone, senza riuscire ad entrare in maniera decisa e compatta sul Mediterraneo centrale. [...] Troviamo che la situazione sia gravissima: un fronte che innaffi adeguatamente e in modo democratico il nord e le regioni centrali tirreniche non si vede da oltre un anno. [...] Ora invece siamo tornati a fare i conti con passaggi difficili, anche quando sembra andare tutto in modo apparentemente normale. [...] Di certo sembra quasi che una sorta di triangolo delle Bermuda, tra Baleari, Monaco e la Corsica inibisca i passaggi perturbati. I fronti spesso hanno il "mal di Francia" come si dice in gergo e non riescono a valicare le Alpi, altre volte scompaiono dalle mappe ancor prima di abbordare il Continente e lì la cosa diventa più grave. Lasciate stare l'HAARP però, non è lì che voglio arrivare, qui si tratta di ragionare scientificamente, non fantascientificamente per scoprire le cause di uno strano black-out troposferico".

Da queste righe si vede come la meteorologia ufficiale annaspi sempre più, tentando invano di conciliare un’indiscutibile alterazione meteo-climatica con la pervicace esigenza di negare le vere cause dei disastri che si succedono a ritmo sempre più convulso. Le parole di Grosso sono quanto mai eloquenti: egli non solo riconosce il problema, ma identifica le aree precise in cui le perturbazioni sono fagocitate: i fronti si sgretolano ad ovest del Portogallo. Le poche perturbazioni che riescono ad approssimarsi all’Italia, sono frenate ad occidente delle Alpi o annichilite nella regione compresa tra le Baleari, la Costa Azzurra e la Corsica.

E’ questa una regione di interesse militare, teatro di incessanti e massicce operazioni chimico-biologiche, una specie di triangolo della morte. Da una base nel Nord Ovest della Corsica fu probabilmente generato il cono che provocò l’alluvione a Genova. Le mappe satellitari testimoniano in modo inoppugnabile che la “grave anomalia” che tanto inquieta Grosso (e non solo lui) non palesa alcunché di naturale. Inoltre un “semplice” sguardo al cielo dimostra che le radici del problema sono da ricercare nelle manipolazioni della biosfera e non in fantomatici black out troposferici. Alessio Grosso, come tutta la masnada di pseudo-esperti, è organico al sistema della disinformazione: il suo compito è quello di creare soggezione nei lettori, usando un linguaggio irto di tecnicismi, non compreso dai più, insieme con affermazioni tautologiche. La conoscenza della reale origine dei fenomeni meteorologici aberranti viene così occultata da una cortina fumogena. Resta il fatto che nella freudiana “Excusatio non petita, culpa manifesta”, il Nostro cita H.A.A.R.P.. Si ha l’impressione che menzionare il riscaldatore ionosferico non serva solo a prevenire le obiezioni degli interlocutori (la classica occupatio dell’arte retorica), ma che sia un rospo che Grosso ha voluto sputare. Non mentire a te stesso, Alessio: non è H.A.A.R.P.? Vuoi forse convincerti che la colpa è di Gargamella?

Articolo correlato: In arrivo le piogge? , 2012



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Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 25 gennaio 2012

Liquami dal cielo

Che cosa disperdono gli aerei chimici? Oltre ai soliti metalli, anche mefitici liquami: ne è prova quanto accaduto in una cittadina degli Stati Uniti, dove i velivoli impegnati nelle scellerate operazioni chimico-biologiche, hanno riversato una strana sostanza. Un servizio della Fox news, in cui sono intervistati alcuni residenti che chiamano in causa le chemtrails, avalla questa spiegazione, dando risalto alle testimonianze e per mezzo di eloquenti, decisive inquadrature.

Gli abitanti di Farmington Hills, nel Michigan (Stati Uniti), sono rimasti sconcertati, quando hanno visto i passi carrai, le automobili e le strade coperte da una misteriosa sostanza nera, verde e blu.

E’ ormai la quarta volta in cui questo materiale viene trovato, anche se nessuno sa esattamente che cosa sia, molti cittadini chiamano in causa gli aerei che incrociano a bassa quota sul centro e sull’intera contea. I residenti sono preoccupati, poiché ritengono che la sostanza potrebbe essere tossica.

Le autorità aeronautiche hanno dichiarato che non si tratta di perdite di aerei ed hanno suggerito che i volatili siano la causa del fenomeno (sic), ma la gente del posto non crede a questa patetica versione. Alcuni hanno inviato dei campioni della sostanza ad alcuni laboratori affinché siano analizzati.

Un portavoce della F.A.A., la Federal Aviation Authority ha affermato che non si tratta di carburante di aerei e nemmeno dello scarico dei servizi igienici dei velivoli.



Fonte: expressnews

Letto su ilsole24h



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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 22 gennaio 2012

Una strana schiuma sommerge il litorale di una cittadina inglese

Che cosa non si inventano i fantasiosi "esperti", tra cui soprattutto gli immaginifici meteorologi di regime, pur di spiegare situazioni che, nella maggior parte dei casi, sono riconducibili alle pesanti e diuturne manipolazioni della biosfera? Erano gli ultimi giorni dell'anno passato, quando una schiuma oleosa si spandé sul boulevard della cittadina di Cleveleys (Regno Unito). Gli "scienziati" si sono, more solito, lanciati a capofitto nelle congetture più improbabili e bislacche: la schiuma sarebbe dovuta ad alghe in putrefazione. Se si ricorda, però, che le operazioni chimico-biologiche vengono attuate anche con apposite navi che generano le cosiddette "shiptrails", si potrà individuare una genesi del fenomeno più aderente al vero. Di seguito la cronaca dell'evento, uno dei tanti fenomeni singolari che stanno costellando questi ultimi anni, di cui la cosiddetta “neve chimica” nella Pianura padana è il più recente.

Cleveleys, una cittadina sul mare vicino a Blackpool in Gran Bretagna, è stata invasa negli ultimi giorni del 2011 da una schiuma biancastra, depositatasi sull’asfalto come fosse neve. Litri e litri di schiuma bianca sono arrivati con le onde sul lungomare ed hanno coperto marciapiedi, automobili e case della Princess Promenade, con uno spesso e denso strato di materiale oleoso. L'origine della sostanza resta un enigma, mentre il ministero dell'"ambiente" ha aperto un'inchiesta. Potrebbe trattarsi di alghe in decomposizione.

Fonte: Rai.tv



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Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 18 gennaio 2012

Aumentano i casi di corridori colpiti da arresto cardiaco

Una recente ricerca dimostra che un numero sempre maggiore di maratoneti è colpito da infarti. Troveremo sempre qualcuno pronto a fornire spiegazioni tanto rassicuranti quanto speciose, ma non saremo molto lontani dal vero, se penseremo che l’aumento degli attacchi cardiaci fra gli atleti possa essere ricondotto alla dispersione, tra gli altri veleni, di bario, il metallo pesante che indebolisce i muscoli… ed il cuore è un muscolo. Il noto detto latino “mens sana in corpore sano” (ma in Giovenale l’espressione possedeva un significato diverso da quello che gli si attribuisce oggi) ha ormai assunto una valenza ironica: sono proprio gli sportivi, soprattutto quelli che praticano attività agonistica all’aperto, a rischiare di più. Il ritmo respiratorio più veloce, associato ad una maggiore inspirazione d’aria (contaminata da nanoparticolato metallico e polimeri) implica le conseguenze che si possono facilmente immaginare. Per quanto riguarda la sanità mentale, infine, è sufficiente scorrere codesta lista per vedere dov’è finita.

Il rischio di arresto cardiaco durante una maratona o una mezza maratona è solitamente basso, ma, negli ultimi dieci anni, è significativamente aumentato. Lo afferma uno studio statunitense appena pubblicato sul “New England Journal of Medicine”. Secondo i ricercatori, gli uomini corrono un rischio maggiore rispetto alle donne. Gli studiosi asseriscono che rappresentano un pericolo maggiore per le arterie e il cuore le maratone rispetto alle mezze maratone.

"I risultati suggeriscono che i corridori ed i loro medici devono rendersi conto che le malattie cardiache possono prendere piede anche su atleti che sembrerebbero essere il ritratto della salute", ha spiegato Aaron Baggish, coautore dello studio e medico del Massachusetts General Hospital. "Essere un corridore è uno dei modi migliori per rimanere in buona salute e ridurre il rischio di malattie, ma ovviamente non garantisce una protezione dalle malattie al 100 per cento", ha aggiunto. "Le persone che riscontrano maggiori difficolta' sono quelle con disturbi congeniti o che hanno comunque sviluppato questo tipo di disturbi durante il normale processo di invecchiamento".

La partecipazione alle gare sulla lunga distanza è rapidamente aumentata negli ultimi anni. Solo negli Stati Uniti la partecipazione alle maratone (42 km) è quasi raddoppiata negli ultimi dieci anni, arrivando a coinvolgere nel 2010 circa 2 milioni di persone. I risultati della ricerca sono basati su un archivio che ha riunito tutte le maratone e mezze maratone svolte negli Stati Uniti da gennaio 2000 fino al maggio 2010, arrivando a comprendere informazioni su 10,9 milioni di iscritti.

In tutto, sono stati diagnosticati 59 casi di arresti cardiaci, 42 dei quali fatali; il che significa un rischio di uno su 184.000 corridori, con un rischio di morte improvvisa di uno su 259.000. "Una percentuale complessivamente bassa", ha detto Baggish. Il rischio di arresto cardiaco è stato di cinque volte superiore negli gli uomini rispetto alle donne, triplicando negli ultimi cinque anni di studio. "Tende a cimentarsi a questo tipo di gare anche gente che è stata precedentemente sedentaria ed è chiaro che in questi casi prevalgono fattori di rischio cardiovascolare maggiori", ha concluso.


Fonte: ecplanet


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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 15 gennaio 2012

Sonda "Phobos-Grunt": i Russi lanciano accuse circa un possibile sabotaggio attuato dagli Statunitensi per mezzo di H.A.A.R.P.

Un malaugurato nuovo conflitto mondiale abbisogna di un 'casus belli': così, oltre alle tensioni nel Medio Oriente, si rinfocolano i dissidi tra Stati Uniti e Russia che paiono fronteggiarsi in un duello spaziale per mezzo di armi elettromagnetiche e cibernetiche. E' probabile che una parte degli stessi vertici militari, appartenenti alle due superpotenze, ignori che una struttura mondiale segreta sta fomentando la rivalità tra le due nazioni: il probabile sabotaggio della sonda russa Phobos-Grunt per opera di H.A.A.R.P., vendetta nei confronti di un'azione russa contro lo statunitense Goddard Space Flight Center è l'inquietante prodromo di un'escalation che potrebbe precipitare il pianeta in un'apocalittica conflagrazione?

Phobos-Grunt sta per cadere sulla Terra e lo farà nel momento in cui spesso si parte: nel weekend. Gli esperti di "Roscosmos", l'Agenzia spaziale russa, indicano come finestra probabile i giorni che vanno da sabato a lunedì, anche se il giorno che riscuote maggior favore statistico per il rientro è domenica. La sonda russa dovrebbe "arrostirsi" nell'ingresso con l'atmosfera, anche se 200 chilogrammi di materiale, probabilmente, resisteranno al tremendo calore per finire a terra. Si spera comunque che i “coriacei” frammenti finiscano la loro corsa in mare e, in questo caso, sempre secondo le proiezioni di Roscosmos, ciò potrebbe accadere nell'Oceano Indiano, a circa 1.700 chilometri a ovest di Djakarta, in Indonesia. Ma anche gli esperti russi sono ben consapevoli che, fino a che la sonda non comincerà a precipitare, nel vero senso comune della parola, sarà praticamente impossibile ogni previsione "certa".

Ad oggi, infatti, nessun supercomputer può calcolare dove precisamente la sonda sovietica precipiterà: le variabili sono troppe e le conoscenze scentifiche sono, pur con tutta la presunzione umana, ancora poche per avvicinarsi alla "preveggenza". Quello che, però, si sa per certo è che Phobos-Grunt, sonda lanciata il 9 novembre verso la misteriosa luna Phobos di Marte, tornerà sulla Terra con un peso di circa tredici tonnellate, di cui dieci sono di carburante molto tossico (dimetilidrazina asimmetrico e tetraossido di diazoto) e, nelle tre che rimangono, oltre alla sonda vera e propria ed ad un piccolo satellite cinese, trovano anche ospitalità pochi grammi di Cobalto-57 (ovviamente radioattivo) ed un po' di microrganismi, non si capisce, però, bene quali, che sarebbero dovuti essere stati usati per esperimenti di resistenza su Phobos e che ora torneranno "a casa" (esperimento della Planetary Society).

Ma come può fallire, si chiedono i più, nel 2011 una missione come Phobos-Grunt, con una sonda che, improvvisamente, ritrasmette dati corrotti anche quando, miracolosamente, gli si riesce a richiedere dei semplici dati telemetrici? [...] Non si possono ignorare i motivi "non ufficiali" del fallimento, ragioni che le stesse autorità russe lasciano "trasparire" da interviste e dichiarazioni.

Ad esempio, si leggono in un'intervista al quotidiano "Izvestia" di qualche giorno fa, le dichiarazioni di Vladimir Popovkin, presidente dell'Agenzia spaziale russa che asserisce: "I frequenti fallimenti dei nostri veicoli quando volano sul lato della terra opposto alla Russia - dove non li vediamo e non riceviamo letture di telemetria dalla strumentazione di bordo - sono inspiegabili". Vladimir Popovkin ovviamente mette le mani avanti, nascondendo la mano, anche se il sasso lanciato è già in orbita: "Io non voglio accusare nessuno - afferma il presidente dell'Agenzia spaziale russa -, ma oggi esistono sistemi molto potenti per pregiudicare il funzionamento di un veicolo spaziale ed il loro possibile uso non può essere escluso". Sulla stessa linea, ma con un ragionamento più "strutturale" è anche Nikolai Rodionov, tenente generale in pensione, ex comandante del sistema di "allerta precoce" dei missili balistici durante la Guerra fredda. Rodionov getta un po' di benzina sul fuoco.

Secondo l’ufficiale, infatti, la recente ondata di fallimenti delle missioni russe potrebbe non essere causata necessariamente da un attacco "deliberato". I "fallimenti inspiegabili" come quello di Phobos-Grunt potrebbero essere dovuti, secondo l'ex generale, all'alta potenza elettromagnetica di "attrezzature terrestri" situate "in altri Paesi". Rodionov spiega, senza fare nomi, che, per esempio, in Alaska (cioè gli Stati Uniti d'America) è installato un enorme impianto di antenne (cioè H.A.A.R.P. - High Frequency Active Auroral Research Program) le cui irradiazioni possono influire sulla ionosfera, lo strato superiore dell'atmosfera terrestre. Guarda caso, sostiene Nikolai Rodionov, Phobos-Grunt è passato sopra l'Alaska e, visto che la Russia non può seguire il satellite, perché in un punto cieco per il sistema di trasmissione, le autorità russe potrebbero solo ipotizzare che il satellite, in una zona della ionosfera molto disturbata, potrebbe avere avuto dei problemi "se non di tutto l'apparato - precisa l'ex generale -, almeno di qualche suo componente".

Sono componenti che, ricorda Rodionov non sono più di filiera totalmente russa (come ai bei tempi dell'U.R.S.S., avrà forse pensato), ma in gran parte prodotti da Stati Uniti e Canada. Ma non sono solamente i Russi a lanciare accuse più o meno velate. Per molti si combatte davvero una nuova Guerra fredda in corso tra le nazioni, basata su tecnologie informatiche estremamente complesse. Una notizia sfuggita ai più, infatti, è che anche per il satellite ROSAT (il Röntgensatellit dedicato alla memoria di Wilhelm Röntgen, lo scopritore dei raggi X), precipitato il 23 ottobre dell'anno scorso, si nutre un forte dubbio di sabotaggio. Questa volta i sospettati sarebbero proprio i Russi, rei di aver colpito i sistemi computerizzati per il comando ed il controllo del Goddard Space Flight Center. Il danneggiamento sarebbe avvenuto attraverso un’intrusione informatica.

Zerca Majlovich

Fonte: www.mainfatti.it


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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 12 gennaio 2012

Arkansas: cadono migliaia di merli dal cielo alla vigilia del 2012

1 gennaio 2012 - Beebe, Arkansas (Stati Uniti) - Migliaia di merli dalle ali rosse si sono schiantati su una cittadina nel centro dell'Arkansas, Beebe, alla vigilia dell’anno appena passato. E’ sbalorditivo, ma si è ripetuto l’identico evento del principio del 2011, quando fu diffusa la notizia relativa alla misteriosa strage di pennuti occorsa proprio a Beebe.

La moria aveva spinto le autorità del piccolo centro ad imporre il divieto di sparare fuochi d'artificio sabato sera in occasione dei festeggiamenti per il 2012. Il divieto è stato rispettato, dunque non è quindi plausibile che i fuochi siano i responsabili dell’ecatombe.

Come sempre, gli “esperti” hanno cominciato ad astrologare sulle cause della moria: qualcuno invoca l’inversione del campo magnetico terrestre, altri individua, contro ogni evidenza, negli spettacoli pirotecnici la causa della carneficina. L’anno scorso l’ipotesi dell’avvelanamento fu esclusa, dopo che fu eseguita l’autopsia sui merli.

Come già ipotizzammo, è più probabile che siano state impiegate armi esotiche (H.A.A.R.P.?) per inaugurare il nuovo anno: la ricorrenza sembra essere stata “celebrata” con un rito sanguinario, l’ennesima ostentazione di una tecnologia diabolica per opera del governo segreto.

N.B. Le informazioni sono state desunte da un articolo pubblicato da Terrarealtime, pezzo che è stato rielaborato ed integrato.

Per approfondire, Timothy Bancroft-Hinchey, Che cosa sta succedendo?, 2011 nonché Felce e mirtillo (Stefano) su H.A.A.R.P., scie chimiche e controllo mentale, 2011


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Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì 9 gennaio 2012

Informare ed agire

Con il presente comunicato, intendiamo chiarire alcune questioni importanti. Siamo venuti a sapere che il Comitato “Tanker enemy” è stato accusato all’interno di alcuni gruppi di aver ostacolato e di ostacolare le azioni contro la Biogeoingegneria clandestina ed illegale, addirittura insinuando che è formato da doppiogiochisti. Sono contestazioni ridicole.

In verità, il Comitato, coerentemente con i princìpi e le finalità indicate nello statuto, ha sempre inteso ed intende privilegiare l’informazione sul tema, nella consapevolezza – l’abbiamo più volte ribadito – che la conoscenza è forza. Così abbiamo sempre ritenuto che le manifestazioni di piazza siano spesso controproducenti. Con ciò, non si vuole impedire a chicchessia di agire con proteste, sit in etc., ma si è consci che purtroppo tali iniziative sono suscettibili di strumentalizzazione per opera del sistema: si pensi alle strategie di infiltrazione teorizzate e suggerite da scaltri esponenti degli apparati, come l’ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Nel 2008 così si espresse, in concomitanza delle manifestazioni studentesche contro la riforma della Gelmini:

«Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari - n.d.r.- ). Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine (sic) e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. (!) Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano (!). Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma, prima che divampi l’incendio».

Dare la propria adesione a tutte le campagne contro le scie chimiche diventa impraticabile, per ragioni di tempo, visto che occorrono parecchie ore per eseguire analisi, elaborare articoli, realizzare traduzioni, rispondere alle decine di messaggi che ogni giorno si ricevono etc. Il tutto va poi conciliato con e le incombenze della vita quotidiana. Per questo auspichiamo, nei limiti del possibile, che gli iscritti partecipino alle attività del Comitato in modo più incisivo ed anche indipendente. Vorremmo fosse chiaro che non intendiamo opporci ad alcuna azione non intrapresa dal Comitato Tanker enemy.



Bisogna anche precisare che il Comitato Tanker enemy, impegnato com’è nella divulgazione, attraverso la pubblicazione di ricerche ed articoli, nell’aggiornamento costante di vari blog, non può purtroppo, per motivi logistici e di tempo, coordinare l’azione di associazioni sparse in tutta Italia né ci si prefigge di “dirigere l’orchestra”. Comitati diffusi sul territorio italiano sono del tutto liberi di organizzare e gestire le iniziative ritenute più efficaci (convegni, contatti con le istituzioni, manifestazioni, petizioni…), con la possibilità di attingere all’amplissimo archivio, che abbiamo in questi anni creato, per ricavarne dati, osservazioni e documenti. In questo ambito, però, non si può pretendere di consultare articoli referati, poiché il potente e corrotto establishment “scientifico” impedisce ai pochi scienziati indipendenti di pubblicare le loro analisi con tutti i crismi dell’ufficialità. Ciò non toglie, però, che siano fruibili moltissimi testi, documenti ufficiali, studi scientifici, brevetti, redatti da esperti: questi studi formano una documentazione solidissima e persuasiva. Chi non si vuole convincere della gravità del problema o è stolto o in malafede. Aggiungere altro diventerebbe ridondante.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì 2 gennaio 2012

Alluvioni artificiali?

Sit eis terra levis.

Le alluvioni che, con le loro tragiche conseguenze, hanno colpito l’Italia, hanno scatenato le orde dei disinformatori. Essi, del tutto indifferenti alle sofferenze di persone martoriate dai disastri presumibilmente artificiali, anzi di fatto complici delle scelleratezze perpetrate da chi manipola il tempo ed il clima, hanno tentato con alcuni stratagemmi di distogliere l’attenzione dai veri responsabili delle catastrofi. La loro strategia consiste nell’additare il filo d’erba, affinché non si veda la foresta.

Per affrontare il discorso, è necessario in primo luogo considerare l’equazione di Clausius-Clayperon, chiamata in causa tempo fa da un isterico Luca Mercalli. Qui dobbiamo subito notare che il “meteorologo” richiamò l’equazione sullodata in modo strumentale e non del tutto attinente, poiché essa, nell’ambito della termodinamica, mette in relazione la variazione della temperatura di cambiamento di stato relativo ad una sostanza con la modifica della pressione esterna. Dunque sono coinvolti parametri inerenti a valori termici e barici (di pressione), mentre Mercalli aveva collegato l’equazione ipso facto all’umidità atmosferica che, in un luogo o nell’altro, deve pur condensare per dar origine a nuvole foriere di idrometeore. Vero è che la pressione e la temperatura sono correlate alle precipitazioni, ma l’”esperto” avrebbe dovuto essere più rigoroso, laddove evocò la formula più che altro per incutere soggezione nell’uditorio, tacciandolo di ignoranza.

Il bilancio idrico dell’atmosfera implica che, se le piogge si concentrano in un’area circoscritta ed in un tempo limitato, altre regioni rimangono all’asciutto. Dunque si assiste ad una forte discrepanza areale in termini di quantità e di intensità, ossia qui piove moltissimo ed in poche ore, là poco o punto ed in un arco di tempo molto lungo.

Ora il disequilibrio, che si manifesta come estremizzazione dei fenomeni meteorologici, è proprio la causa delle devastazioni cha la cronaca ha purtroppo registrato: straripamenti di corsi d’acqua, frane, alluvioni... E’ inconfutabile: si tende la corda finché essa si spezza.[1]

I negazionisti dell’olocausto chimico-biologico asseriscono che i nubifragi sono tanto rovinosi, poiché manca una saggia gestione del territorio: non viene eseguita la manutenzione degli alvei di fiumi e torrenti; i boschi non vengono puliti da sterpi e detriti, a differenza di quanto avveniva molti decenni or sono; la speculazione edilizia ha ignorato l’assetto idrogeologico… Per una volta siamo, in parte, d’accordo con i disinformatori: infatti non si può contestare che l’aggressione al territorio e l’incuria sono fattori di rischio. Tuttavia non bisogna confondere questi fattori con elementi che risultano, invece, determinanti e scatenanti. È indubbio che fenomeni meteorologici distruttivi sono diventati più frequenti: ammettiamo pure che, in qualche caso, tale intensificazione sia dovuta ad influssi naturali come le tempeste geomagnetiche. Non si può, però, sottacere che esistono prove atte a dimostrare che esistono armi climatiche progettate ed usate per provocare il finimondo. Se già durante l'ormai lontana guerra del Vietnam, gli Stati Uniti attuarono l’ “operazione Popeye”, grazie alla quale i territori indocinesi in cui si annidavano i Vietcong, furono flagellati con piogge torrenziali, vogliamo credere che i militari non siano oggi in grado di creare alluvioni e siccità a comando?

I meteorologi di regime (tra loro, giova ricordarlo, molti sono dei dilettanti) per tentare di spiegare le calamità in oggetto, hanno elaborato dei modelli interpretativi che lasciano un po’ il tempo che trovano. Di per sé tali schemi non sarebbero neppure del tutto errati, ma sono incontrollabili. Infatti si postulano condizioni atmosferiche che potrebbero anche essere del tutto inventate per nascondere l’artificialità del fenomeno. Usare termini tecnici come “celle lineari”, “temporali autorigeneranti”, “linea di groppo”, “correnti di inflow”, “downdrafts” etc. pare un espediente per impressionare e confondere i destinatari, più che un’illustrazione perspicua dei fatti. Intendiamoci: le manifestazioni atmosferiche succitate esistono, ma potrebbero essere anche un effetto di un’alterazione indotta con apparati ad hoc. Già solo lo spostamento delle correnti a getto potrebbe aver determinato una reazione a catena. A proposito delle jet streams, è stato rilevato che, in concomitanza con gli accadimenti calamitosi, la corrente a getto subtropicale pare essersi come spezzata, con un’imponente deviazione verso sud, ossia verso l’area travolta dalle alluvioni.[2] Inoltre le numerose scie chimiche che, nei giorni precedenti il disastro, hanno deturpato il cielo della Liguria avranno pur svolto il loro ruolo. Come interpretare, infine, le “delucidazioni” che i meteorologi si sono affannati a fornire, subito dopo gli eventi? Excusatio non petita, accusatio manifesta.

I fenomeni naturali in verità, quando non sono sostituiti da interventi “umani”, sono forzati per ottenere gli effetti voluti: lo stesso geologo Mario (per gli amici Bario) Tozzi ha dichiarato che gli accadimenti genovesi hanno subìto un particolare rinvigorimento, a causa dell’alta pressione instaurata sui quadranti centro-orientali. Questa zona (un anticiclone indotto con H.A.A.R.P.?) ha premuto sul vortice depressionario, comprimendolo. Tozzi non si è discostato molto dalla realtà: le scie igroscopiche, disposte lungo il fronte orientale della perturbazione, l’hanno schiacciato, aumentandone l’energia. D'altronde le coperture artificiali adempiono questa funzione. E’ come quando si tappa con tutte le forze un recipiente dove continua ad affiuire del liquido: nel momento in cui non si riesce più a turare il contenitore, il liquido fuoriesce con spaventosa potenza.

Non si possono infine ignorare gli strani coni che si sono generati dal Mar Tirreno e dal Golfo di Genova: essi ricordano da vicino la nuvola conica creata dal nulla nel Midwest con un macchinario della N.A.S.A., causa di catastrofiche inondazioni. Si confrontino le immagini satellitari: le somiglianze sono sbalorditive. Tra l’altro, in un’altra mappa, si può osservare una “conchiglia” che si è creata dalla Corsica (Francia), isola sede di una base militare. Nella fattispecie, il cono, che non nasce dal mare e non è alimentato dall’acqua del Tirreno (non può quindi essere attendibile la versione ufficiale delle celle linerari autorigeneranti), si allarga proprio prima verso il Levante Ligure e poi verso il Ponente, tempestati da violente piogge il giorno 5 novembre 2011. E', in questo caso, ipotizzabile l'impiego del Taurus Molecolar Cloud (TMC 65), come testimoniato da diversi cittadini statunitensi.

E’ una questione di economia nell’analisi: invece di ipotizzare un concorso di circostanze atmosferiche avverse, di cui alcune rare (o fittizie?), è più coerente ritenere che siano state impiegate delle micidiali apparecchiature per colpire alcune aree, già vulnerabili, anche se per le Cinqueterre il solito argomento dell’edificazione indiscriminata non si può addurre, poiché i borghi dell’incantevole regione sono ubicati in un territorio in cui oggettivamente, stante l’orografia, è impossibile erigere nuove costruzioni.

La guerra climatica è in corso [3], una guerra non dichiarata contro il pianeta ed i suoi abitanti: è stata dichiarata da una masnada di pazzi criminali.

[1] “L'alluvione di Genova entrerà negli annali climatici statistici per aver stabilito il nuovo record italiano di pioggia nell'arco di un'ora. E' successo alla stazione A.R.P.A.L. di Vicomorasso dove in un'ora sono caduti 181 mm. I 337 mm caduti in tre ore sono anch'essi da primato, ma conteso con Capoterra (Sardegna) nel 2008, dove ne caddero ufficialmente 332, anche se alcune fonti riportano 375. Come totale dell'evento Vicomorasso marca 454 mm (fonte dati ARPAL meteoliguria). Ancor di più è piovuto alla stazione LIMET di Quezzi (quartiere cittadino), 542 mm di cui 403 mm in quattro ore e con massimo orario di 159 mm. Di là da tutte le possibili motivazioni legate all'urbanistica ed all'ambiente, è questa la causa principale dell'alluvione che ha sconvolto i quartieri lungo la Valle del Bisagno, una quantità di pioggia record per intensità e di durata considerevole. Le cumulate entro le quattro ore sono anche superiori a quelle dell'inondazione della settimana scorsa alle Cinque Terre e in Val di Vara..."

[2] Le correnti a getto o jet streams sono flussi ad altissima velocità (circa 20-30 metri al secondo) che si generano tra stratosfera e troposfera, con direzione da ovest ad est, ad altitudini comprese tra 6 e 15 kilometri. La presenza di notevoli variazioni di temperatura in relazione alla latitudine determina forti correnti lungo i paralleli. Tra le jet streams, occorre citare quella subtropicale: essa varia in rapporto alla stagione per quanto concerne sia la posizione sia l’intensità, mentre la quota resta pressoché immutata, intorno ai 12 kilometri. Un’altra corrente a getto è quella associata al fronte polare: tale flusso può cambiare sia la sua posizione sia la direzione. A questo getto sono correlate le perturbazioni che interessano le medie latitudini. Da tempo si sa che tale corrente non è solo un vento, ma anche una sorta di antenna lungo la quale si propagano impulsi elettromagnetici, come le onde di risonanza Schumann. È altresì accertato che è usata dai sistemi H.A.A.R.P.: è quanto sostengono, tra gli altri, gli scienziati tedeschi Bludorf e Fosar.

[3] E' bene evidenziare che il Governo Berlusconi, sotto pressione da diverse settimane, per opera dell'Unione Europea ed in specialmodo della Germania e della Francia, si dimise subito dopo l'ultima alluvione.

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sabato 31 dicembre 2011

Un testimone-chiave conferma: “Sono diffusori, non sensori”

Di seguito la dirompente testimonianza di un manutentore circa l’installazione di dispositivi erogatori sui turbofan (si legga l'articolo a suo tempo qui pubblicato). Per proteggere il teste, sono stati omessi i riferimenti che potrebbero condurre alla sua identificazione. Dalle dichiarazioni, assolutamente genuine e che sono a disposizione delle autorità, si arguisce il coinvolgimento di alcune compagnie civili, insieme con i militari, nelle attività chimico-biologiche.

Praticamente la questione [...] faccio il [...] e lavoro per [...] ed ho cominciato ad approfondire l'argomento e ti posso dire che ci sono state [...], a seguito della pubblicazione della foto del 737 della Ryanair con quel "piccolo sensore" (in realtà l'apparato misura circa 4 cm di diametro ed appare essere un tubo - n.d.r.), ho chiesto ai miei amici della manutenzione, che cosa fosse quell'apparecchio e mi hanno detto che era un sensore di pressione. Tanto è vero che mi sono fatto aprire il motore e poi sono capitati a [nome dell'aeroporto] altri aerei di altre compagnie anche charter che avevano un apparato leggermente diverso... non un tubo di Venturi, ma quasi con qualche modifica.

Così ho chiesto al solito mio contatto: "Ma di che cosa si tratta?" e l'ho visto un po' cambiato... un po' perplesso. Dopo qualche giorno, mi ha chiamato il responsabile della sicurezza dell'aeroscalo e mi ha invitato a non interferire, a non indagare su argomenti che esulano dalla mia mansione, perché quella è una cosa più tecnica, a livello di management, competenza di tecnici, ingegneri che lavorano sull'impiantistica di bordo. Questo personaggio mi ha invitato a desistere, a non eseguire ulteriori indagini ed a non scattare fotografie.



La cosa sembrava finita lì. Dopo qualche giorno, però, mi ha contattato un'altra persona che mi ha quasi minacciato, invitandomi ad evitare assolutamente ad interessarmi di alcune cose, pena sanzioni o addirittura allontanamento dal posto di lavoro e guai seri che avrei passato io etc. etc. Suppongo che questa persona sia stata mandata appositamente e che faccia parte dell'organizzazione, probabilmente internazionale etc. etc. Forse credo che ci siamo capiti. Da quel momento in poi purtroppo ho dovuto abbandonare la questione ed ho notato di essere controllato a vista.



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giovedì 29 dicembre 2011

Acqua "potabile" inquinata da alluminio e manganese a Nuoro

L'acqua di Nuoro è contaminata da alluminio e manganese: così, in seguito ad analisi eseguite dall'A.R.P.A.S., qualche giorno addietro, il sindaco ha emanato un'ordinanza per vietare l'uso a fini alimentari del prezioso liquido. Il provvedimento è stato poi revocato, ma resta un fatto incontrovertibile: alluminio e manganese sono due tra i numerosi "ingredienti" delle scie chimiche. L'avvelenamento delle risorse idriche è un fine perseguito ed ottenuto con criminale efficienza, per mezzo soprattutto degli aerei della morte. Di fronte all'inquinamento dell'acqua "potabile", la misura che, da tempo immemorabile, viene adottata è la solita: innalzare per legge la soglia di tollerabilità degli inquinanti. Buona bevuta...

NUORO. L'acqua di Nuoro non è potabile ed il sindaco, Alessandro Bianchi, ha emanato oggi un provvedimento cautelativo a tutela della salute pubblica che vieta l'uso dell'acqua per uso potabile e per la preparazione degli alimenti in tutta la città.

La decisione è stata presa a seguito delle analisi compiute dall'A.R.P.A.S. sui campioni d'acqua, prelevati dagli ispettori d'Igiene del Sian in alcuni punti significativi dell'intera rete cittadina, che hanno evidenziato valori di alluminio e manganese al di sopra dei limiti stabiliti dalla normativa in vigore.

Nell'ordinanza si avverte inoltre che eventuali danni a persone o cose derivanti dal mancato rispetto del provvedimento, saranno a carico degli inadempienti che ne risponderanno in via civile, penale ed amministrativa.

Fonte: Lanuovasardegna

Articolo correlato: C. Penna, Veleni per tutti, 2011


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lunedì 26 dicembre 2011

Doppia D e Fragmenta

Che cosa resta dell'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica? (W. Benjamin). Che cosa rimane dell’estetica nella società di massa in cui i princìpi estetici sono quasi totalmente inumati insieme con quelli etici? Sono ormai poche le voci che riescono a contrapporre una residua ed ostinata capacità di creare, in un mondo in cui tutto, la produzione in primo luogo, è distruzione. Nell’era del disincanto, sopravvive il canto sia pure radicato nella disperazione che, trangugiata sino all’ultima goccia, è non solo veleno ma forse antidoto.

Così in “Doppia D”, canzone di Matteo Buratti alias Burro, è inventariato l’armanentario dell’uomo d’oggi, abituato a maneggiare, tra gli attrezzi più comuni, la disperazione ed il denaro. Lo scenario metropolitano sciorina, come in un caleidoscopio di follia, strade, ubriachi, corsie d’ospedale, chiese semideserte, nuvole finte...

Scrive l’autore: “Doppia D è un’interessante ‘fotografia satellitare’ su un tipo specifico di umanità che è costretta sempre più all’apnea. In tutta questa sua atmosfera del disumanare, i versi ne diventano sconcertante, mera narrazione. ‘Doppia D’ è la prima poesia in cui compaiono allusioni nemmeno troppo velate, alle velature chimiche (gioco di parole voluto) meglio note come ‘scie chimiche’. Potrei aggiungere altre cose sul tema disperazione/denaro, ma sono sicuro che le mie riflessioni sarebbero intese come provocazione, bene che andasse. Quindi mi limito a queste poche parole e lascio a voi il respiro di questo mio testo. One Love”.



Le parole, quasi salmodiate, in un salmo profano a denunciare la profanazione della vita, si allineano lungo una melodia ossificata, imprigionate in un ritmo ipnotico. Di seguito il testo.

DOPPIA D

Al tavolo di un caffè

mentre un tizio solitario sta aspettando un’altra illusione d’amore…
Sopra al banco di un Tabacchi
mentre una ragazza compra sigarette e GRATTA E VINCI
o alla Snai dove un vecchio scommette su CALCIO E CAVALLI
frammentando o frantumando in attese la Vita

All’angolo della strada dove il pusher smazza
Allo sportello della banca col passamontagna…

Alla guida di un GRAN FERRO
ubriachi e fatti nella notte
mentre con artificiali reset dal Tutto/ci distanziamo da tutti
verso l’incauto ignoto della città della solitudine che ci viene incontro

In ginocchio, davanti all’altare di una Chiesa
Prostrati verso La Mecca nel crepuscolo della preghiera
In meditazione nella posa del Loto con il profumo dell’incenso purificatore…
A 90, con il c*lo in mano all’avida deriva bugiarda dell’Elite anti-Coscienza

Sopra le nuvole chimiche del cielo
mentre qualche idea di Dio illude l’IO sulla GIUSTEZZA
Fino alla corsia d’ospedale, dove nasce o dove muore…
la DISPERAZIONE è ovunque in questa vita di schiavi

Costretti come siamo, fra un mentre e l’altro, alla menzogna:
di credere per denaro
di ostracizzare per denaro
di amare per denaro
di fottere per denaro...
Abbiamo rovinato tutto!

QUESTA è la storia
della disperazione (e) del denaro

Ora vorrei chiedere agli Dèi
se è vero che proprio NOI
- dato che ci è chiaro che il Buddha di Bamiyan non sorride più -
dobbiamo oppure possiamo assistere alla FINE di tutto questo…

La lugubre panoplia del Kaliyuga è testimoniata pure da Giovanni che, attraverso lo scavo linguistico ed il parossismo lirico, se da un lato porta alla superficie la cruda coscienza del disfacimento, dall’altro accende l’inestinguibile sete d’infinito”. (“Novembre”). In un altro intenso componimento, “Nemi”, il paesaggio lacustre, rischiarato da un bagliore metallico ed innaturale, il cielo ferito ed “inciso di strane cicatrici”, destano i fantasmi perduti di un’umanità perduta.

Nella tensione inesausta verso il trascendimento e la purificazione delle scorie, i Fragmenta di Giovanni, conficcati nell’aridità e nella freddezza del tempo declinante, aiutano a ricomporre, anche se con immane fatica, l’immagine della speranza.


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mercoledì 21 dicembre 2011

Il fenomeno delle "hole punch clouds"

Negli ultimi anni, sono sempre più frequenti, alcuni strani fenomeni atmosferici che hanno origine da determinate coperture nuvolose. Tuttavia hanno luogo solo nelle zone in cui sono in atto le operazioni di aerosol mediante chemtrails, ossia le scie chimiche.

Il 29 gennaio 2007 gli abitanti dell'Acadiana, una regione dello stato della Louisiana, notarono nel cielo veri e propri buchi nel manto nuvoloso. A testimonianza di questo fenomeno (definito in lingua inglese "hole punch clouds" o "fallstreak holes"), è possibile vedere le due immagini qui di seguito riportate; la prima è stata ripresa dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) del satellite "Terra" della N.A.S.A.; la seconda dal livello del suolo. L'immagine MODIS mostra un certo numero di fori circolari in una coltre di nuvole di bassa quota al di sopra dell'Oklahoma, dell'Arkansas, della Louisiana e del Texas. Qualcuno di questi buchi è di forma allungata e, al suo interno, è evidente la presenza di una nube secondaria formata, come vedremo oltre, da cristalli di ghiaccio in ricaduta.

La N.A.S.A. ha spiegato questo fenomeno come il risultato della combinazione di temperature rigide, traffico aereo ed "insolita" instabilità atmosferica.

Il manto nuvoloso del 29 gennaio consisteva di nubi sopraffuse. Le nubi sopraffuse contengono gocce d'acqua che rimangono allo stato liquido, anche se la temperatura è molto al di sotto della soglia di congelazione. E' stato stimato che la loro temperatura è compresa tra -20° Celsius a -35° Celsius.

Quando gli aerei, provenienti dal Dallas-Fort Worth Airport, hanno attraversato queste nubi, ponendo le finissime particelle contenute nello scarico dei loro motori a contatto con le gocce d'acqua sopraffuse, ne hanno causato la glaciazione istantanea. I cristalli di ghiaccio più grandi sono quindi caduti al di sotto della base della copertura nuvolosa, lasciandosi dietro veri e propri "buchi". Tutte le foto mostrano una sorta di nube centrale all'interno del foro, formata da cristalli di ghiaccio che stanno lentamente cadendo, spinti dal loro peso maggiore rispetto alle stille d'acqua sopraffuse dello strato originario. Quest'ultime non raggiungeranno comunque il suolo a causa della loro sublimazione a contatto con gli strati più caldi dell'atmosfera sottostante.

La descrizione fornita dagli organi ufficiali circa la dinamica del fenomeno di per sé non fa una piega, ma ciò su cui occorre essere chiari riguarda le vere cause del suo innesco. Secondo gli esperti, questo effetto è ottenibile mediante l'ormai nota tecnica dell'inseminazione delle nubi (cloud seeding) che sfrutta flotte aeree per "inseminare" le nubi basse con particolato in grado di interagire con le particelle che caratterizzano le formazioni nuvolose a quote comprese tra i 6.000 ed i 12.000 piedi.

I velivoli preposti usano principalmente ghiaccio secco come agente di inseminazione per ottenere fenomeni di questo tipo, sfruttando i principi della cosiddetta "inseminazione fredda delle nubi" nella quale le gocce d'acqua sopraffuse della nube sono convertite in cristalli di ghiaccio che successivamente precipitano al di sotto dello strato nuvoloso. Durante la loro caduta, però, non hanno il tempo di raggiungere il suolo, poiché sublimano (ovvero passano direttamente dallo stato solido a quello gassoso), lasciando quel particolare buco nel manto nuvoloso. La foto sopra ririportata mostra, ad esempio, l'effetto che si ottiene 45 minuti dopo l'inseminazione della nube.

E' di rilievo il fatto che anche gli organi ufficiali attribuiscano l'innesco del fenomeno al volo degli aerei, probabilmente perché se da un lato, si può ingannare la gente dal punto di vista fisico, dall'altro non si può certo negare l'enorme numero di scie chimiche create dagli aerei nei pressi della zona coinvolta. E', infatti, verificabile dalle molteplici foto disponibili che i suddetti fenomeni nascono sempre da formazioni nuvolose alquanto regolari, come se fossero "pettinate" da una forma di energia.

Occorre anche precisare quanto segue: di fronte a fenomeni nuovi come questi, dove la disinformazione da parte di chi ne è direttamente coinvolto dilaga, l'unica cosa certa è che, trattandosi di formazioni a bassa altitudine, la spiegazione ufficiale non sembra reggere molto. Infatti a 6/10.000 piedi non si raggiungono le basse temperature indonee alla formazione di cristalli di ghiaccio se non attraverso operazioni di aerosol clandestine. E' altresì vero che la presenza degli hole punch clouds sui cieli statunitensi, australiani ed europei è aumentata solamente negli ultimi anni, quando la modificazione climatica mediante scie chimiche ha assunto proporzioni considerevoli e soprattutto la loro presenza è limitata alle zone in cui, da svariati anni, sono in atto queste operazioni e non negli altri paesi, come dovrebbe essere, se si trattasse di un fenomeno naturale. A sostegno di ciò nessuna delle testimonianze risale a periodi antecedenti l'inizio delle operazioni illegali di aerosol e questo la dice lunga sul fatto che possa trattarsi davvero di un fenomeno naturale.

Tra le testimonianze troviamo quella di un telespettatore di una rete televisiva locale statunitense che il giorno 11 dicembre 2003 affermò:

"Questo pomeriggio ero in auto e circa alle 11-11:30 c'era la formazione nuvolosa più insolita che abbia mai visto scorrere sulla mia testa. Ho afferrato la mia camera e scattato una dozzina di foto. Mi sono meravigliato di che cosa fosse. Sembrava come un'apertura ovale fatta nella coltre nuvolosa al cui centro risiedeva una nube secondaria che andava, via via, dissolvendosi. Non mi spingo oltre, ma questa è la formazione nuvolosa più strana che io abbia mai visto ed era enorme".

Questa è invece la contorta spiegazione di un meteorologo della Florida centrale:

"L'atmosfera era molto secca da 5.000 piedi a circa 28.000 piedi. C'era uno strato piuttosto esteso di cirrocumuli (misto di gocce sopraffuse e cristalli di ghiaccio) che invadeva il cielo, associato a correnti a getto molto forti provenienti da ovest. Tuttavia gli squarci nel manto nuvoloso erano allineati Nord-Sud. Questo suggerisce che c'era una sorta di "onda" nell'atmosfera che modulava lo strato di cirrocumuli, dandogli una conformazione ondulata. Questo effetto potrebbe causare, nella porzione d'onda in fase di discesa, la caduta dei cristalli di ghiaccio nello strato di gocce sopraffuse, portandoli a incrementare il loro volume (alle spese delle gocce d'acqua sopraffuse nel volume considerato). In questo modo si apre un buco nello strato di cirrocumuli. Questo processo è molto simile al principio usato nell'inseminazione delle nubi (cloud seeding) per incrementare il volume dei nuclei di condensazione che compongono le nubi e produrre le precipitazioni. In questo tipo di fenomeno, però, la precipitazione (il termine tecnico meteorologico è “virga”) non raggiunge il suolo, poiché le particelle di ghiaccio, sublimano a contatto con gli strati più caldi dell'atmosfera al di sotto dei 28.000 piedi. La virga è evidente in qualsiasi delle foto a disposizione e risiede al centro del buco che si è creato. La sua forma è spesso una nuvola a forma di cono".

Non è fortuito se istituzioni come la N.A.S.A., di fronte a fenomeni nuovi ed evidentemente artificiali, cercano di ricondurli a cause naturali. Siamo di fronte ad una manipolazione della conoscenza scientifica per scopi di controllo delle coscienze. La nasuta N.A.S.A., ad esempio, pur di inculcare la frottola delle scie persistenti nelle nuove generazioni, non si perita di inventare ed interpretare la fisica dell'atmosfera a proprio piacimento, aggiornando gli atlanti di nefologia, in cui sono aggiunte nuove categorie di nubi che, in realtà, sono chemtrails di vario tipo ed in diversi stadi della loro rarefazione o espansione nel cielo. E’ sempre l’ente pseudo-scientifico statunitense ad organizzare corsi destinati a studenti di scuole di ogni ordine e grado: agli allievi viene insegnato come riconoscere le “innocue” scie degli aerei.

Articolo correlato: Dieci prove sull'esistenza delle scie chimiche


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domenica 18 dicembre 2011

Iniziativa di legge contro la geoingegneria negli Stati Uniti

Diamo conto di una proposta legislativa per opera di un comitato cittadino di Suffolk. In verità l’istanza rischia di essere il classico rimedio peggiore del male, poiché l'iniziativa affinché sia vietata la geoingegneria è inficiata dal solito cavillo delle deroghe.

E’ un po’ come l’articolo 32 della Costituzione italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. Nella precisazione “se non per disposizione di legge” si trova l’imbroglio, poiché una norma qualsiasi può de facto annullare le garanzie sancite dall’articolo.

Accettare che si compiano irrorazioni per debellare parassiti delle colture è l’alibi con cui i Soloni legalizzano l’avvelenamento della biosfera. E’ difficile comunque che gli amministratori prendano in considerazione la pur lodevole proposta, dato che gli interessi in gioco sono enormi.
La proposta è comunque un'altra prova circa l'esistenza di attività aeree chimico-biologiche: un legislatore non si prenderebbe la briga di intervenire sulle "chemtrails", se fossero un'invenzione.

Nella Contea di Suffolk (Stato di New York -U.S.A.) il 6 dicembre un gruppo di cittadini ha illustrato agli amministratori in un'audizione pubblica un disegno di legge che punta a vietare le cosiddette "scie chimiche".

Il 6 dicembre, il governo della Contea di Suffolk (New York) terrà un'audizione pubblica sulla proposta di vietare l'irrorazione aerea di alluminio, bario, zolfo ed altri elementi e composti sopra la contea, senza aver prima presentato una dichiarazione di impatto ambientale ed aver ricevuto l'approvazione dal Dipartimento dei servizi sanitari della contea, Divisione per la qualità ambientale.

Esentate dal divieto proposto sono le operazioni di aerosol perl'agricoltura e per la malattia di Lyme, l'encefalite equina dell'Est(E.E.E.), il virus West Nile (W.N.V.) ed altre operazioni per il controllo di altri vettori di patologie.

Se i cittadini saranno in grado di convincere i legislatori del rischio di tali operazioni di geoingegneria, la legge sarà poi votata nella sessione del 20 dicembre. In caso contrario, il divieto proposto sarà rinviato a tempo indeterminato. Avviato da Cindy Pikoulas e da suo marito Jim, insieme con Siobhan Ciresi di Long Island Sky Watch (LISW), con l'assistenza di Rosalind Peterson della "Coalizione per la difesa dell'agricoltura", che si oppone alle scie chimiche, il disegno di legge è stato ultimato e proposto dal legislatore Edward P. Romaine (1° Distretto). Impegnato nel governo della Contea di Suffolk dal 1989, Romaine è un conservatore che dà la priorità alla tutela dei terreni agricoli ed alla protezione dell'ambiente. Nel mese di agosto, ha organizzato il primo mercato degli agricoltori della contea, assieme al Farm Bureau di Long Island.


Fonte: Aamterranuova

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