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domenica 4 aprile 2021

Singolari connessioni tra dispositivi pseudo-diagnostici ed il controllo mentale

"I tamponi PCR contengono fibre vetrose, rigide, in alcuni casi di silicio. Sono materiali non sperimentati per la biocompatibilità. Il problema fondamentale è che queste fibre si spezzano, rimanendo all'interno della lesione. Lesione che non viene cicatrizzata in caso di tamponi ripetuti. Perché scavare tanto tessuto, quando, se c'è un virus, lo si può trovare dappertutto? Anche nella saliva?" Così si esprime la Dott.ssa Antonietta Gatti.
Fibre di vetro, silicio, zirconio, alluminio, titanio, argento rilevati nei tamponi PCR.

In effetti, nei cosiddetti tamponi, dispositivi ideati per eseguire analisi genetiche e non esami diagnostici, per cui sarebbe sufficiente un po’ di sangue o saliva, sono state reperite micidiali microfibre di vetro, silicio, zirconio, alluminio, titanio ed argento.

Guarda caso sono gli stessi ingredienti delle “chemtrails”: se si riflette sulle proprietà fisiche e chimiche di questi elementi, caratteristiche illustrate nel volume “Scie chimiche: la guerra segreta”, 2015, si è tentati di giungere ad inquietanti conclusioni… Ad esempio, il silicio è - come è noto - un elemento conduttore adoperato nella circuitazione elettronica. Insomma, si è indotti a pensare che questi bastoncini spacciati per mezzi atti ad individuare un presunto patogeno, siano in realtà non solo strumenti di tortura, ma pure mezzi volti ad introdurre nell’organismo dei corpi estranei che possono interagire con particolari frequenze elettromagnetiche. Una connessione con il 5G e con gli impianti studiati da Derrel Sims? Non è da scartare.

L'immagine sopra è proposta in un capitolo del libro "Alien cicatrix", scritto dallo scienziato Corrado Malanga, sulla base di studi documentati e comparati su migliaia di persone. Lo sfenoide è un osso cranico che, se perforato in un determinato punto, permette di impiantare un chip nel cervello, passando dal naso. Molti di questi ordigni sono documentati in tantissime risonanze magnetiche...

Ed ecco arrivare dalla Cina (dalla Cina arrivano anche i tamponi...) il dottor Jho, del Center for Minimally Invasive Neurosurgery Department of Neurosurgery, University of Pittsburgh. La tecnica "non invasiva" di questo chirurgo è in grado di operare sulla pineale senza aprire il cranio, bensì passando attraverso l’osso sfenoide, che viene praticamente sfondato in una piccola zona. Il problema nasce quando si scopre che, con questo metodo, si può non solo togliere qualcosa dal cervello del paziente, ma introdurre anche qualcosa a livello dell’ipofisi.

L’apparecchio che serve per mettere questo qualcosa è una strana pistolina a pressione. Ma ancor più interessante è il fatto che ciò che verrebbe introdotto attraverso il naso, nel cervello, sarebbero dei componenti elettronici in grado di monitorare, attraverso microantenne, l’intera attività del cervello umano. Ed ecco come questa “brainradio” è fatta: la si vede riprodotta nell'immagine seguente.

Attraverso un sistema di reti a “ponti caldi” (il 5G cade a fagiuolo...), collegati con satelliti artificiali in orbita geostazionaria, con questo aggeggino possiamo essere monitorati in tutte le parti del mondo. Sì, perché l’ordigno, che non è più grande di due millimetri e mezzo circa, funziona come un “trasponder” e riceve corrente elettrica praticamente dal calore. Ciò vuol dire che non ha bisogno di una propria alimentazione e che è praticamente eterno.

Ora, se consideriamo che la miniaturizzazione è stata spinta ai suoi massimi negli ultimi dieci anni, è facile intuire come le misteriose fibre a base di silicio ed altri materiali pregiati, solitamente impiegati nell'elettronica e reperite insolitamente nei tamponi, potrebbero costituire la naturale evoluzione della tecnica messa a punto in Cina svariati anni or sono. Nascondere nanotecnologia intelligente in un tampone è, come un perfetto cavallo di Troia, il mezzo migliore per innestare surrettiziamente sistemi di controllo a distanza nel cranio delle inconsapevoli vittime. La falsa pandemia da COVID-19 ha dunque l'obiettivo finale di ottenere una popolazione docile e controllata? Noi riteniamo di sì.

Abbiamo notato anche singolari correlazioni tra il versante genetico della biogeoingegneria clandestina ed alcuni prodotti gabellati per antidoti, come il famigerato ModeRNA. Ce ne occuperemo appena possibile.

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martedì 19 gennaio 2016

Il sedicente Putin propone un rimedio peggiore del “male”



Siamo alle solite: si è conclusa il 12 dicembre 2015 la conferenza sul clima a Parigi, dove i “grandi” della Terra, con la consueta faccia di tolla, hanno finto di voler salvare il pianeta da un fantomatico riscaldamento globale da CO2, quando i disastri climatici sono causati proprio da chi simula di volerli contrastare, ossia il complesso militare-industriale, grazie alla cooperazione di infernali governi.

Non basta: alla sciagurata conferenza è spuntato il sedicente Putin con un’idea ingegnosa, basata sempre sulla mistificazione del global warming. Il colpo di genio è il seguente: usare nanotubi di carbonio nei processi produttivi, ufficialmente per migliorare la qualità e la durata di plastica, alluminio, acciaio etc. Una maggiore efficienza della produzione industriale porterebbe ad un decremento nelle emissioni di gas serra. In realtà la proposta è la classica polpetta avvelenata: le nanotecnologie hanno spesso dei risvolti dannosi, in particolare la diffusione nell’ambiente di nanotubi di carbonio è all’origine di patologie respiratorie. Non è tuttavia un caso se molti centri di ricerca magnificano le potenzialità dei nanotubi in oggetto: il carbonio, insieme con il silicio, è l’unico elemento che forma delle catene (si pensi al DNA), si adatta quindi a creare un’interfaccia organico-inorganico che è l’obiettivo saliente, sebbene non dichiarato, del criminale piano transumanista.


La Russia sta pensando fuori dagli schemi nel tentativo di contrastare i cosiddetti cambiamenti climatici. Alla conferenza di Parigi, i rappresentanti russi hanno annunciato l’intenzione di ricorrere alle nanotecnologie per ridurre le emissioni di gas serra. […] Come riferisce il quotidiano Sciencetimes.com, la Russia è il quinto più grande inquinatore al mondo, con la Cina che è al primo posto. La proposta si concentra sugli sforzi per ridurre le emissioni che coinvolgono cinque materiali: acciaio, cemento, alluminio, plastica e carta che potrebbero essere resi più leggeri, più resistenti ed efficienti grazie alla nanotecnologia in cui spiccano alcune società russe.

La “Rusnano”, ad esempio, è un’azienda che ultimamente ha ricevuto 10 bilioni di dollari di fondi da parte del governo di Mosca per la ricerca e l’applicazione delle nanotecnologie nella produzione dei materiali citati.

“I nanotubi di carbonio hanno dimostrato di rendere molto duro l’alluminio, la plastica conduttiva, di prolungare la durata delle batterie agli ioni di litio”, ha dichiarato il Dottor Anatoly Chubais, fondatore della Rusnano. “Con le nanotecnologie si potranno ridurre le emissioni di CO2 (sic!!!) e pensare agli scenari futuri con un nuovo approccio”.


Fonte: Segnidalcielo.it


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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 5 agosto 2012

Microimpianti per il controllo mentale

L’amico Wlady, cui va il nostro particolare riconoscimento, ha segnalato un sito il cui autore ha compreso che la Biogeoingegneria alias "scie chimiche", è davvero non solo il fulcro della politica perseguita dalla cricca mondialista, ma pure un formidabile strumento per interpretare sia aspetti empirici sia situazioni che appartengono alla sfera dell’invisibile. Dal dossier elaborato dal curatore di 'Piermafrost', estrapoliamo una ricerca sui microimpianti usati per il controllo mentale, da collocare nel contesto della digitalizzazione della nostra società. Tale digitalizzazione, con il culto dell’elettronica e le varie iniziative volte a smaterializzare documenti, tessere, libri, registri scolastici, denaro etc. rientra in un piano diabolico, culminante nell’imposizione del marchio. Non dimentichiamo infine il capitolo della smart dust...

Nel 1948 Norbert Wiener pubblicò il libro 'Cybernetics' che trattava di comunicazione neurologica e di tecniche di controllo mentale. Yoneji Masuda, padre della Società dell’Informazione, nel 1980 espresse la preoccupazione che la tecnologia cibernetica, sconosciuta alla maggior parte dell’opinione pubblica, minacciasse la nostra libertà. Tale tecnologia collega il cervello a satelliti tramite microchips impiantati, controllati da supercomputers situati in basi militari.

Già nel 1946, in alcuni paesi, all’insaputa dei genitori, furono inseriti i primi elettrodi nei crani di bambini. Negli anni ’50 e ’60 del XX secolo, furono introdotti impianti elettrici nel cervello di animali e uomini (soprattutto negli Stati Uniti) nel corso di ricerche sulla modificazione del comportamento e sul funzionamento dell’encefalo. Impianti cerebrali furono incorporati chirurgicamente nel ‘74 in Ohio ed in Svezia, grazie al primo ministro Olof Palme, che diede il permesso d’operare su detenuti e pazienti (Olof Palme fu ucciso dalle élites per cui aveva operato, n.d.r.). La tecnologia fu rivelata nel rapporto statale svedese del 1972/74, resoconto denominato 'Statens Officiella Utradninger' (S.O.U.). Dal dossier risultò che il lobo temporale destro di carcerati con impianti cerebrali attivi presentava lesioni, con ridotta circolazione sanguigna e sintomi da anossia (ridotto afflusso d'ossigeno al cervello); un soggetto accusò atrofia cerebrale e saltuaria perdita dei sensi.

Trent’anni fa, un impianto cerebrale poteva misurare poco più di un centimetro di lunghezza. I successivi, costruiti con il silicio e l’arsenioferrite, furono miniaturizzati fino a raggiungere le dimensioni di un chicco di riso (si pensi al 'Veri chip', n.d.r). Oggi sono così piccoli da essere inseribili nel collo o nella schiena ed anche con un endovena o un’iniezione in diverse parti del corpo.

È tecnicamente possibile inserire in un neonato un chip che lo identifichi per tutta la vita. Ogni cervello ha una frequenza di risonanza bioelettrica unica, come uniche sono le impronte digitali. La vita privata di una persona con un impianto è inesistente. Il soggetto può essere manipolato in molte maniere. A sua insaputa, usando frequenze diverse, il controllore modifica la vita emotiva del suo “bersaglio”, rendendo la vittima ora aggressiva ora letargica. Il microchip influisce sulla sessualità, può leggere i processi mentali e le reazioni del subconscio, agisce persino sul mondo onirico.

Supercomputers come quelli del gruppo 'Signals Intelligence' della 'National Security Agency' possono monitorare ed alterare a distanza le funzioni cerebrali di uomini impiantati, decodificando i potenziali (3,50HZ/5mW) emessi dall’encefalo. Cavie per esperimenti segreti si trovano fra detenuti, soldati, individui con problemi psichici, bambini con handicap, audiolesi, non vedenti, omosessuali, donne nubili, anziani, scolari e qualsiasi gruppo di persone considerato marginale dall’élite di sperimentatori.

Gli attuali microimpianti agiscono mediante onde radio a bassa frequenza per cui le vittime sono rintracciabili dappertutto nel globo tramite satelliti. Tale tecnica fu sperimentata durante la guerra in Vietnam, iniettando ai soldati il 'Rambo chip' per aumentare la secrezione di adrenalina nel sangue. Anche nei militari statunitensi, che furono mandati in Iraq, furono inseriti microprocessori per interferire sui processi biochimici e psicologici. Ogni pensiero, reazione, oggetto percepito innesca determinati percorsi neurologici ed origina un campo elettromagnetico.

Quando un microchip di 5μmm (il decimo del diametro di un capello!) è piazzato nel nervo ottico, invia i neuroimpulsi cerebrali ad un elaboratore che li codifica in frequenze elettromagnetiche per poi memorizzarli. Dopodiché, usando un sistema di monitoraggio a distanza (RMS), un operatore al computer, invia messaggi elettromagnetici pulsanti, codificati come segnali, al sistema nervoso affinché la vittima viva particolari esperienze. Si possono così indurre allucinazioni in persone sane o far loro sentire voci nella testa (Sono sensazioni che possono essere scambiate come sintomi dovuti alla schizofrenia o ad altre psicopatologie, n.d.r.). Stimolazioni elettromagnetiche possono cambiare le onde cerebrali e simulare attività muscolare, causando, per esempio, crampi molto dolorosi.

L’attuale tecnologia cibernetica, con sistemi informatici capaci di controllare milioni di individui, rappresenta una grave minaccia per l’umanità. Quando i cittadini saranno tentati da promesse mirabolanti di ricevere il microprocessore sottopelle, sarà tardi per opporsi alla robotizzazione dell’umanità ed alla totale eliminazione della privacy, inclusa la libertà di pensiero.

Le tecnologie di controllo mentale sono rimaste segrete soprattutto grazie al 'Diagnostic Statistical Manual IV', una ricerca prodotta dall’'American Psychiatric Association', alla cui stesura e correzione hanno contribuito sicuramente psichiatri al soldo dei servizi segreti statunitensi. Gli effetti di tali tecnologie sono ivi etichettati come sintomi di schizofrenia paranoica, cosicché le vittime sono automaticamente bollate come “malati mentali”.

I medici non sono consapevoli che i pazienti non di rado affermano il vero, quando raccontano d’essere stati sequestrati da militari ed usati come cavie per forme di guerra elettronica.

Si possono usare le tecniche di controllo mentale per scopi politici, programmando individui zombificati affinché uccidano, senza che in seguito essi ricordino alcunché (i cosiddetti “candidati manciuriani”, n.d.r.).

Fonte: piermafrost.com


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Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 15 settembre 2010

Terraforming: creare un pianeta sintetico

Per un singolare sincronismo, i curatori dell’eccellente blog Freeskies hanno deciso di approfondire negli stessi giorni il tema oggetto di questo articolo in un testo che inseriamo, per ora, tra le fonti, riservandoci di dargli lo spazio che merita, appena possibile.

Che cos'è il Terraforming? “Terraforming è un vocabolo usato per indicare un processo di ingegneria planetaria, consistente nel modificare le condizioni ambientali di un corpo celeste per renderlo abitabile dall’uomo. Il termine fu introdotto nel 1942 all’interno del romanzo di fantascienza Seetee ship ("L’astronave di antimateria") da Jack Willliamson (nato nel 1908) che lo usò nuovamente a più di mezzo secolo di distanza in "Terraforming Earth". La nozione di Terraforming è stata comunque adottata anche da astronomi/esobiologi, come Carl Sagan che, appassionato di fantascienza, lesse presumibilmente il romanzo di Williamson. Al "terraforming" Sagan dedicò la sua tesi di dottorato e riprese poi il concetto in varie opere”.

La spiegazione del Terraforming tratta dall’"Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia" ci offre un appiglio per investigare l’annosa questione “scie chimiche” da un’angolazione sui generis. Osservazioni, ricerche, studi... ci hanno condotto ad ipotizzare che, dietro l’infame operazione, si nascondano molto più che semplici obiettivi di controllo climatico e di predominio economico. Rady Ananda, nell’articolo "Foresta aliena, cielo alieno, oceano alieno", scrive: “Le corporations stanno distruggendo la Terra con il pretesto del fatturato. Infatti le loro attività di spoliazione di Gaia sono così terribili e così onnipresenti che i profitti sembrano difficilmente plausibili come unico autentico movente. Quando sono considerati insieme – i cieli chimici, le piante geneticamente modificate, l'idrosfera contaminata – le persone ragionevoli non possono non restare sgomente di fronte a questa trasformazione aliena del pianeta”.

Davvero l’accento batte sulla trasformazione del pianeta: è un cambiamento parallelo alla mutazione antropologica che vede appunto gli uomini in modo lento, ma irreversibile mutati in esseri bionici. Assistiamo ad una spaventosa metamorfosi dell’ambiente, una metamorfosi il cui carattere distintivo è l’artificialità o, per lo meno, l’ibridazione tra elementi inorganici e forme organiche. L’etere è permeato di onde elettromagnetiche, l’aria, l’acqua, il cibo sono pieni di nanostrutture, molte piante ed animali sono ormai transgenici: la natura ha assunto un’essenza bio-tecnologica. La geo-ingegneria ha invaso tutti gli angoli del pianeta, la tecnologia ha creato delle protesi alla mente. Gli uomini sono automi. L’automazione di un mondo controllato consuona con la meccanicità delle reazioni e dei comportamenti.

Si potrebbe pensare che l’uomo stia diventando una creatura basata sul silicio, su parametri genetici “alieni”: è in atto un terraforming, ma al contrario? Le condizioni degli ecosistemi vengono progressivamente adattate ad esigenze non umane, ad una specie incrociata o ad una genia straniera (forse tecnologica o bionica, una specie di Intelligenza artificiale, come quella raffigurata da Philip K. Dick nei suoi visionari racconti).

Almeno due fenomeni, in tale ottica, vanno riletti: il Morgellons e le misteriose piogge di sangue. Il Morgellons pare un incidente di percorso più che una malattia deliberatamente provocata: essa sembra essere la sintomatologia di un rigetto (nanopatologia) di fronte ad un’aggressione nanotecnologica. Nei soggetti in cui questa affezione non si conclama le nanostrutture restano quiescenti fino a quando un impulso elettromagnetico mirato non provocherà la trasformazione?

Nell'estate del 2001 a Kerala, nell'India sud orientale, subito dopo un misterioso boato, cadde una pioggia di colore tra il rosa ed il rossastro. La notizia fu pubblicata nell'aprile del 2006 sulla rivista “Astrophysics and space science” in un articolo intitolato “La pioggia rossa di Kerala e la sua possibile origine extraterrestre”. Godfrey Louis, ordinario di Fisica teorica ed applicata all'Università “Mahatma Gandhi”, analizzò al microscopio ed a diverse temperature campioni dell'anomala pioggia, scoprendovi cellule con spessi pareti rosse. Queste cellule, prive di D.N.A., contenevano idrogeno, silicio, ossigeno, carbonio ed alluminio. Inoltre Louis, sottoponendo il materiale a differenti emissioni di raggi UV, rilevò picchi variabili di autofluorescenza, fenomeno riscontrabile nelle cellule biologiche, sebbene le cellule "aliene" siano prive di proteine.

Insomma, pare che ci si trovi di fronte ad un rompicapo, poiché le cellule di Kerala paiono qualcosa di intermedio tra inorganico ed organico. E' significativo che esse includano il silicio. Il silicio è l'unico elemento in grado di generare, come il carbonio, catene complesse e può essere adoperato per creare dei sistemi neuronali e cerebrali di tipo artificiale o meglio, dei sistemi in cui il confine tra biologico ed elettronico è assai sfumato. Il silicio è in grado di immagazzinare energia (non a caso, i pannelli fotovoltaici di nuova generazione sono costruiti con celle di silicio) e di condurre l'elettricità.

Da non trascurare un altro "mattoncino" delle cellule di Kerala, l'alluminio, uno fra gli elementi peculiari delle scie tossiche.

Considerando gli elementi chimici e le particolarità delle cellule indiane, viene da pensare che, se esse non sono di origine esogena, la loro struttura chimica e la loro ratio siano state in parte riprodotte in laboratori militari per creare composti cross over, inorganico-organico, materiali artificiali, ma bio-compatibili come quelli reperiti nel materiale di ricaduta delle chemtrails.

L'accostamento carbonio-silicio richiama alla mente uno dei sinistri progetti del governo occulto: è un piano volto a determinare un passaggio della specie umana dalla matrice carbonio alla matrice carbonio-silicio. Questa graduale metamorfosi sembra uno degli scopi ultimi dell’operazione di aerosol clandestino, ma pare anche concomitante con un adattamento dei biomi ad un’intrusione. Nella Terra del futuro convivrà una razza esogena in un ambiente, opportunamente predisposto, con i discendenti transgenici ed ibridi del Sapiens Sapiens? Questi ultimi formeranno una classe di lavoratori sterili (la sterilità sia maschile sia femminile è un problema sempre più grave) alle dipendenze di Altri? Lo scenario qui prospettato richiama la situazione descritta da Aldous Huxley in "Brave new world": gli schiavi, docili ed apatici, sono al servizio delle élites in una società ipertecnologica.

Dal risveglio della coscienza e dall’azione di ognuno di noi dipende se il tetro futuro qui scorciato è solo un momentaneo timore o il destino che attende l’umanità.

Wake up, stand up, fight for your rights!


Fonti:

C. Carnicom, Sangue artificiale, 2009
Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia, Milano, 2005, s.v. Terraforming
Freeskies, Processo di Terraformazione, 2010
Id, Un anno di ricerche: le conclusioni, 2010
R. Ananda, Foresta aliena, cielo alieno, oceano alieno, 2010






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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 25 giugno 2009

Scie chimiche, Morgellons, Codex Alimentarius ed alimentazione

N.B.: si precisa che i suggerimenti indicati nel testo non sostituiscono in nessun modo e per alcun motivo i consigli ed i trattamenti prescritti dal proprio medico, cui bisognerà rivolgersi per ogni necessità.


Il Codex alimentarius è una normativa che, ufficialmente, dovrebbe garantire, attraverso opportune misure, la salute dei consumatori. L'entrata in vigore del Codex è prevista per il 2010. Che cosa si nasconde, però, veramente dietro questa iniziativa promossa dalle diaboliche multinazionali? E' un sistema che vieterà gli integratori alimentari, le vitamine e tutti i rimedi naturali. Inoltre agli animali da allevamento dovranno essere somministrati ormoni della crescita, i cibi saranno irradiati con cobalto, cereali, frutta ed ortaggi saranno trattati con velenosi pesticidi, gli alimenti geneticamente modificati saranno legalizzati.

Lo scopo del Codex alimentarius pare essere quello di ridurre di circa il 92 per cento la popolazione mondiale, causando tumori, patologie cardiovascolari, diabete, malattie da carenza vitaminica: i consumatori saranno costretti a nutrirsi di alimenti irradiati, degradati, demineralizzati e pieni di insetticidi. La F.A.O. e l’O.M.S. hanno stimato che, con la sola introduzione delle direttive su vitamine e minerali, nell’arco di un decennio, si avranno almeno tre miliardi di decessi; un miliardo sarà dovuto ad inedia, gli altri due miliardi saranno l'esito di inevitabili malattie degenerative da alimentazione insufficiente e non salutare, come, ad esempio, cancro, patologie cardiovascolari e diabete.

Da rilevare che l'obiettivo di portare la popolazione del pianeta dagli attuali, secondo le stime ufficiali, 6.692 milioni di individui sino a 500 milioni, corrisponde in percentuale al decremento dei nativi americani, decremento perpetrato dagli Europei. I nativi, da 60 milioni, si assottigliarono alle 500.000 attuali unità, con una diminuzione approssimativa del 92 per cento, come esito delle politiche governative di genocidio. In questo inquietante quadro, vaccini, farmaci "antitumorali", onde elettromagnetiche, nanoparticelle degli inceneritori, radiazioni delle centrali nucleari, aspartame, psicofarmaci etc. servono ad indebolire il sistema immunitario delle persone affinché più facilmente siano aggredite da malattie mortali o degenerative.

Che ruolo svolgono le scie chimiche nell’ambito di tale scenario? Le chemtrails, che contengono metalli, agenti patogeni e biopolimeri, sono uno strumento per fiaccare le difese naturali e le capacità di autoguarigione dell’organismo. I vari elementi chimici (alluminio, bario, titanio, litio, silicio, cesio, zolfo…) attaccano l’organismo su più fronti: è quindi difficile riuscire a preservare uno stato di salute accettabile, considerata la miscela velenosa che ci viene ammannita ogni giorno. Purtroppo poi, come si è visto, le scie chimiche non costituiscono l’unico problema, sebbene, considerando la frequenza e l’intensità delle irrorazioni, non ci sbaglieremo se le reputeremo un catalizzatore delle varie patologie.

Infine sono le chemtrails la causa di una terribile patologia, del tutto ignota, prima che le attività di avvelenamento globale si diffondessero: mi riferisco al Morgellons. Per il morbo di Morgellons, la dottoressa Gwen Scott ha studiato, insieme con altri esperti, un protocollo medico che può essere utile per tutti. Consiglio vivamente di leggerlo e di applicarlo là dove è possibile e necessario, anche come forma di prevenzione.

Si tratta forse di resistere qualche anno in queste condizioni proibitive.



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giovedì 11 giugno 2009

Le cellule di Kerala ed i polimeri di ricaduta

Nell'estate del 2001 a Kerala, nell'India sud orientale, cadde una pioggia di colore tra il rosa ed il rossastro. La notizia fu pubblicata nell'aprile del 2006 sulla rivista Astrophysics and space science in un articolo intitolato La pioggia rossa di Kerala e la sua possibile origine extraterrestre. Godfrey Louis, ordinario di Fisica teorica ed applicata all'Università Mahatma Gandhi, ha analizzato al microscopio ed a diverse temperature campioni dell'anomala pioggia, scoprendovi cellule con spessi pareti rosse. Queste cellule, prive di D.N.A., contengono idrogeno, silicio, ossigeno, carbonio ed alluminio. Inoltre Louis, sottoponendo il materiale a differenti emissioni di raggi UV, ha rilevato picchi variabili di autofluorescenza, fenomeno riscontrabile nelle cellule biologiche, sebbene le cellule "aliene" siano prive di proteine.

L'autofluorescenza è "una caratteristica tipica dei composti organici e delle cellule in particolare. In campo biologico, l'autofluorescenza è un fenomeno originato dai mitocondri e dai lisosomi nelle cellule, ma anche dalla matrice extracellulare ricca di collagene ed elastina. In particolare le molecole organiche che causano autofluorescenza sono prevalentemente amino-acidi aromatici e lipo-pigmenti". Molte delle sostanze coinvolte negli aspetti organizzativi e metabolico-funzionali del materiale biologico si comportano da fluorofori endogeni, ovvero sono in grado di emettere un segnale di fluorescenza, quando eccitati ad opportune lunghezza d'onda. Le caratteristiche del segnale di fluorescenza dipendono dalla natura e dalla concentrazione di tali fluorofori, dalla loro distribuzione all'interno del substrato biologico e dalla proprietà fisico-chimiche del loro microambiente.

Insomma, pare che ci si trovi di fronte ad un rompicapo, poiché le cellule di Kerala paiono qualcosa di intermedio tra inorganico ed organico. "E' significativo che esse includano il silicio. Il silicio è l'unico elemento in grado di generare, come il carbonio, catene complesse e può essere adoperato per creare dei sistemi neuronali e cerebrali di tipo artificiale o meglio, dei sistemi in cui il confine tra biologico ed elettronico è assai sfumato. Il silicio è in grado di immagazzinare energia (non a caso, i pannelli fotovoltaici di nuova generazione sono costruiti con celle di silicio) e di condurre l'elettricità".

Da non trascurare un altro "mattoncino" delle cellule di Kerala, l'alluminio, uno fra gli elementi peculiari delle scie tossiche.

Considerando gli elementi chimici e le particolarità delle cellule indiane, viene da pensare che, se esse non sono di origine esogena, la loro struttura chimica e la loro ratio siano state in parte riprodotte in laboratori militari per creare composti cross over, inorganico-organico, materiali artificiali, ma bio-compatibili come quelli reperiti nel materiale di ricaduta delle chemtrails.

L'accostamento carbonio-silicio richiama alla mente uno dei sinistri progetti della Cabal: è un piano volto a determinare un passaggio della specie umana dalla matrice carbonio alla matrice carbonio-silicio. Questa graduale metamorfosi è uno degli scopi dell’operazione di aerosol clandestino?

Un episodio simile occorse nel 1994 nello Stato di Washington.




Articoli correlati:

- Dopo la pioggia il virus che causa nausea e vomito (articolo del quotidiano La Stampa)
- Strani filamenti nelle urine di soggetti apparentemente sani


Fonti:

Autore non indicato, Il mistero della fluorescenza nelle cellule rosse di Kerala, 2009, in Fenix, n. 8, giugno 2009
Tursiops, Polimeri di ricaduta: altre analisi, 2008, tratto da Sciebuccinasco
Zret, La questione silicio, 2009



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mercoledì 25 febbraio 2009

La questione silicio (prima parte)

Il silicio è elemento chimico (Si) con reticolo cristallino. Nella crosta terrestre non si trova mai libero, ma sempre sotto forma di composti ossigenati (silice ed una grande varietà di silicati). La sua preparazione si basa su una drastica riduzione. Il silicio viene impiegato in numerose leghe e, per la sua proprietà di semiconduttore, soprattutto nell'industria elettronica per la fabbricazione dei microcircuiti e dei transistors. Per questo uso vengono aggiunte tracce di elementi trivalenti come boro, gallio, indio, e pentavalenti come fosforo, antimonio ed arsenico, ottenendo una conducibilità per cariche rispettivamente positive e negative.

Il silice o biossido di silicio (SiO2) è un composto ossigenato del silicio allo stato cristallino e si trova in natura come quarzo, ametista, opale, calcedonio, agata, diaspro, corniola, sabbia e farina fossile. La silice, preparata in laboratorio per combustione del silicio o arroventando l’acido silicilico, si presenta in polvere bianca amorfa. Arroventando l’acido silicilico, si ottiene il silicagel o gel di silicio, usato come assorbente, chiarificante e decolorante nei processi industriali.

Orbene, sappiamo che il silicio ed i suoi composti ossigenati si trovano spesso nelle scie chimiche. Sono stati reperiti nei filamenti di polimeri contenenti anche carbonio, alluminio, ferro, calcio, sodio, cloro, rame, litio e magnesio. Nel materiale di ricaduta delle chemtrails sono stati ritrovati anche arsenico e fosforo, mentre per quanto ci consta, non sono stati rintracciati né il boro né il gallio né l'indio. Il boro è elemento che contraddistingue la cosiddetta bambagia silicea (o capelli d'angelo), recuperata in seguito ad alcuni avvistamenti di U.F.O. in Italia ed all'estero. L'analisi del Professor Canneri, che esaminò alcuni campioni della bambagia raccolta a Prato, indicò un composto chimico instabile a base di boro, silicio, calcio e magnesio che, se avesse rivelato anche una molecola di ossigeno, si sarebbe potuto definire "un vetro boro-silicico".

Ora, il silicio, come nota Stefano Panizza, nell'articolo U.F.O? roba da criptozoologi, potrebbe, come il carbonio, essere alla base di forme di vita. Non mancano testimonianze anche se controverse di esseri la cui biologia dipenderebbe dal silicio. Panizza congettura che certe manifestazioni ufologiche siano riconducibili a "strane creature: esse potrebbero essere dei particolari “siliconi colloidali”, detto in parole povere dei composti di silicio (non per nulla si parla anche di “bambagia silicea”) ed ossigeno capaci di resistere sia a temperature estreme (-90°C + 500°C) sia alla radiazione solare, mostrandosi come forme luminose in costante movimento, se colpite da fasci luminosi.

Apparirebbero tenui e a volte evanescenti, come è logico aspettarsi per esseri viventi a proprio agio in un ambiente rarefatto ed a bassa gravità.

Si nutrirebbero di pura energia (ricordiamo, tra l’altro, che il silicio è un accumulatore ideale di quest’ultima, vedi, ad esempio, le batterie al silicio), caratterizzandosi di una precisa luminosità e abitando di regola negli stati alti dell’atmosfera dove abbondano i raggi cosmici ed altre forme di radiazione".

Leggi qui la seconda parte.




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