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martedì 23 gennaio 2024

Crollo dell'agricoltura... e non solo...

E’ evidente che l’agricoltura è sotto attacco. Di recente anche in Italia, sull’esempio di Tedeschi, Rumeni, Francesi, Polacchi…, gli agricoltori ed allevatori hanno cominciato a manifestare contro le decisioni del governo e dell’Unione europea: sono misure che danneggiano il settore primario, additato come una delle principali cause del “riscaldamento globale” e di altre idiozie simili.

La geoingegneria clandestina ha preparato letteralmente il terreno alla crisi agricola: da decenni si diffondono composti che rendono sterile il suolo: si portano all’estinzione i rizobatteri, si alternano prolungati periodi di siccità a disastrose alluvioni e grandinate. Poi si sono aggiunte le politiche “green” con l’installazione di impianti fotovoltaici o agrivoltaici in varie zone tra cui il Piemonte dove le risaie stanno progressivamente per essere sostituite, con le buone o con le cattive, da centrali destinate alla produzione di energia solare (ne dà conto in modo egregio Simone Ippolito sul suo canale), con l’erogazione di incentivi agli imprenditori affinché lascino i campi incolti, con la riduzione delle agevolazioni sui carburanti agricoli etc.

Il fine non è solo quello di favorire grosse società attive nel settore del fotovoltaico o rendere i paesi europei dipendenti dalle importazioni estere di derrate alimentari o di convincere i consumatori a nutrirsi di insetti, ma anche quello di portare ad un crollo della produzione alimentare, ad un collasso dell’economia.

Non sappiamo di preciso che cosa i farabutti abbiano in mente, ma è palese che la loro agenda è spaventosa. Comunque, qualcosa si può anticipare di quello che succederà: basta analizzare gli eventi e considerare le profezie dei testi tradizionali che, si sia credenti o no, si stanno tutte avverando. E’ così: ciò che deve accadere accadrà e non saranno né Trump (ossia il burattino di Kushner) né Putin o altri a salvarci, visto che sono tutte pedine del gioco, un gioco che prevede il divampare di sempre nuovi focolai (Russia contro Ucraina, Israele contro Palestina, Sciiti contro Sunniti, mondo islamico contro Occidente, Cina contro Taiwan, Corea del Nord contro Corea del Sud…), volti ad esacerbare la crisi economica, con l’aumento dei prezzi relativi a materie prime e la conseguente inflazione. Questi focolai sono, però, anche probabilmente il preludio di un Terzo conflitto planetario con l’uso di armi nucleari.

Riteniamo che le prossime mosse dei globalisti saranno le seguenti: introduzione del marchio, attraverso la sostituzione del contante con il denaro digitale programmato. Vogliamo vedere chi rifiuterà il microprocessore sottocutaneo o diavolerie simili, di fronte al ricatto “o lo accetti o non mangi”, quando moltissimi, negli anni appena trascorsi, hanno ceduto all’aut aut del “pasticcino” solo per andare a gozzovigliare al ristorante o a flettere i muscoli in palestra. Il passo successivo sarà appunto la conflagrazione mondiale.

Tra l’altro i criminali sono talmente spudorati da spiattellare i loro piani: evocano una nuova pandemenza da patogeno X con tanto di restrizioni ed obblighi pseudo-sanitari, un attacco cibernetico globale - di cui accusare la Nord Corea o l’Iran, ad esempio - una tempesta geomagnetica che potrebbe causare un ritorno ad un’età pre-industriale, ma senza le risorse e le capacità di quell’epoca, un tracollo dell’economia che richiederà di centralizzare tutto: il governo, le forze armate, le banche, la “sanità”, l’”informazione”, il sistema “educativo”, la produzione di merci, i “servizi” essenziali…

Come essere ottimisti di fronte a questo scenario? Sia ben chiaro: riteniamo che un’età dell’oro attenda le generazioni future, ma per accedervi, bisognerà passare attraverso una porta strettissima; non ci si arriverà gratis e senza sacrifici. Non sarà una sfilata di trattori a cambiare le cose, non servirà inalberare cartelli contro l’Unione europea o il World economic forum: sono iniziative lodevoli, ma sarebbero necessarie azioni più incisive e dirompenti, come uno sciopero fiscale drastico e generalizzato oppure il rifiuto netto di adeguarsi alle norme balzane e deleterie delle “città da quindici minuti” o con i limiti di velocità a trenta chilometri orari. Non basta chiedere qualche sgravio fiscale: bisognerebbe esigere la totale cancellazione dei provvedimenti europei in ogni campo. Sarà una protesta ad oltranza, anche qualora il sistema dovesse escogitare uno stratagemma per annientare il dissenso? Chi lo guida è del tutto affidabile? Anni fa, il "movimento dei forconi" - ammesso e non concesso che non fosse pilotato da qualche figura ambigua – fu neutralizzato con nevicate e gelo artificiali: la geoingegneria è il loro asso nella manica. Purtroppo, ci pare che il gregge sia sempre più inetto e gregario.

Anche solo nel campo della geoingegneria illegale, in tutti questi anni, quali progressi si sono compiuti? Da un punto di vista della ricerca, noi di Tanker Enemy, pure grazie alla collaborazione di valenti ricercatori tra cui citiamo almeno Enrico Gianini e Marvin Herndon, abbiamo fatto miracoli, anche se l’uomo comune ha compreso e recepito poco, per colpa soprattutto di quei personaggi pseudo-indipendenti che ancora delirano di scie di condensa (quelle evanescenti, a loro parere) o di aerei soltanto militari impegnati nelle operazioni o di scie che causano le piogge. E no, non è sempre… carnevale e non si può ancora perdere tempo con questi pagliacci che intrattengono il pubblico pagante, con i cialtroni che farneticano di ascensione, di interventi salvifici, di cambiamenti vibrazionali.

Dunque speriamo nel meglio, ma prepariamoci al peggio. “Freccia prevista vien più lenta”, scrive Dante. Prepariamoci almeno dal punto di vista psicologico. I tempi che verranno saranno duri, cruciali, decisivi: trasformeranno gli uomini in eroi oppure in schiavi. Dipende solo da noi.

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domenica 27 febbraio 2022

Guerra in Ucraìna: oltre le versioni ufficiali

E’ veramente difficile esprimersi sul recente conflitto in Ucraina: si rischia di scivolare nella retorica, perché ci indigniamo per le guerre solo quando esse toccano la nostra zona di comfort, in primo luogo gli interessi economici. Non ci pare che si siano udite tutte queste mielose voci di "pacifisti", quando l’Azerbaigian aggredì l’Armenia, conquistando ampi territori del Nagorno-Karabach, regione a maggioranza armena, ma rivendicata dagli Azeri. Putin (o chi per lui) evitò la disfatta armena, ma, per ragioni di Realpolitik, non si spese più di tanto. Gli organi di informazione trascurarono quasi del tutto questo sanguinoso attacco, mentre furono per lo più gli Armeni della diaspora a denunciare le atrocità della guerra. Ora, invece, il papa, il primo dei “sepolcri imbiancati”, si è svegliato, invocando la cessazione delle ostilità un giorno sì e l’altro anche. Meglio sarebbe tacere.

E’ arduo poi analizzare quanto sta accadendo, perché i media ufficiali disinformano e mistificano tutto: testimonianze, filmati, traduzioni, reportages al “fronte”. Come sempre, la prima vittima di una guerra è la verità. Tuttavia siamo certi che i Russi del Donbass sono discriminati e massacrati da otto anni nella colpevole indifferenza della comunità internazionale (si ricordi almeno la spaventosa strage di Odessa): ora Putin ha deciso di intervenire contro l’attore-ex comico da strapazzo e fantoccio diventato presidente dell’Ucraina. Se ci attenessimo ad un’interpretazione dualistica, bipolare, potremmo asserire – come ha osservato un analista politico – che “Putin non ha ragione, ma ha tutte le ragioni”. Per l’eterogenesi dei fini, egli sta liberando i Russi del Donbass dal giogo di un regime ferocissimo condizionato per di più da frange neo-naziste, sebbene egli persegua anche altri obiettivi strategici.

Si ricordi qui che le popolazioni delle due repubbliche separatiste non sono abitate da filo-russi, bensì da Russi. Possiamo notare un accanimento nei confronti di Cristiani non cattolici: gli Ortodossi nell’attuale teatro di guerra, i Cristiani monofisiti in Armenia, i Copti (anch’essi Cristiani monofisiti) in Egitto. E’ in queste chiese che è più diffuso e fermo il dissenso nei confronti del mondialismo (“pandemico” in primis) cui la Chiesa di Roma, invece, ha aderito - se non l'ha propugnato - con entusiasmo, escluse poche eccezioni. Se davvero gli ultimi tempi saranno funestati dalle persecuzioni dei Cristiani, i Cattolici allineati non devono temere molto.

E’ comunque uno scontro fratricida, visto che Ucraini e Russi sono Slavi: gli Ucraini sono Slavi che, col tempo, si sono differenziati, cominciando a parlare una lingua un po’ diversa dal Russo con influssi del Polacco. Lo stesso toponimo “Ucraina” non identifica una nazione, giacché vale semplicemente “terra di confine”, “marca”. Tra la Serbia e la Croazia si trova una striscia di terra, la Krajna: il significato è lo stesso. L’adesione al Cattolicesimo, con l'adozione dell'alfabeto latino, ha allontanato gli Ucraini da Russi e Bielorussi che, invece, sono nella stragrande maggioranza di fede ortodossa. Per Russi ed Ucraini, si potrebbe dire quello che si ripete a proposito di Serbi e Croati, un’unica etnia, che parla un’unica lingua, ma i primi la scrivono in caratteri cirillici, i secondi con l’alfabeto latino; i primi sono Ortodossi, i secondi Cattolici. La differenza? I Serbi non vanno a messa la domenica; i Croati non vanno a messa la domenica. [1]

E’ ovvio che, in questo contesto, la criminale NATO, l’Unione europea e l’ONU sono da condannare senza esitazione: sono solo dei guerrafondai e dei carnefici. Putin non è uno stinco di santo (ad esempio, anche la Federazione russa conosce la geoingegneria clandestina), ma gli altri protagonisti della scena planetaria sono dei tagliagole, dei criminali incalliti.

Ciò chiarito, resta il dubbio che l’attuale scenario risponda ad un piano ben congegnato, sia considerando i tempi sia le forze in campo: Russia e Cina (non propriamente una democrazia) sono identificabili in Gog e Magog, il collasso economico era stato preannunciato, una conflagrazione mondiale è nei programmi delle sedicenti élites, dunque non stiamo tanto assistendo ad uno scontro tra il Bene ed il Male, quanto ad una recrudescenza del bipolarismo che, in buona misura, è funzionale agli scopi di un Terzo che gode tra i due litiganti.

In ogni caso, vorremmo che si astenesse dal giudicare, dallo strapparsi le vesti, gridando come un forsennato contro la Russia “brutta e cattiva”, tutto quel disgustoso codazzo di vigliacchi e bugiardi: “giornalisti”, “commentatori”, “artisti”, “economisti”, politicanti e gentaglia simile. Quando saranno irreprensibili, perfetti, veramente rispettosi della legge e della morale, trasparenti come il cristallo, consentiremo loro di pronunciare una parola. Adesso zitti e… Mosca! Si preparino a ricevere la ricompensa per la loro incommensurabile ipocrisia e malvagità, magari andando a lavorare nelle miniere del Donbass.

[1] Si pronuncia Ucraìna, non Ucràina. Per la precisione i Russi derivano da una fusione tra Slavi e Normanni. Con la parola Rus, i Finnici indicavano i Vareghi, ossia i Normanni insediatisi nell'attuale Russia europea.

Approfondimenti:

- Enclave: sull'Armenia.
- Covid-19 Il grande inganno. Vi avevamo già delineato la situazione odierna sotto il profilo economico e politico.
- Gog e Magog: per andare oltre la storia ufficiale.
- Il monumento a Washington codifica l'Armageddon? Per capire perché il 2022 potrebbe essere un anno decisivo.

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lunedì 23 novembre 2020

Enclave

Noi corriamo spensierati verso il precipizio, dopo esserci messi dinanzi agli occhi qualcosa che ci impedisca di vederlo. (B. Pascal)

E' frequente che ci si occupi di quisquilie, mentre il mondo crolla: quanto più profondi sono i cambiamenti, radicali ed irreversibili, tanto più gli uomini diventano superficiali. Succede anche spesso che lo sguardo si appunta verso oggetti che non occupano la parte più importante del campo visivo: pensiamo, ad esempio, al recente conflitto tra Azeri e Armeni per il controllo del Nagorno-Karabakh o Artsakh: nell’indifferenza internazionale si è consumata una strage che ha ridisegnato l’assetto della regione caucasica. L’Artsakh, enclave a stragrande maggioranza armena, è stata, nell’arco di poche settimane, quasi del tutto conquistata dall’esercito azero, armato soprattutto da Turchia ed Israele. E’ stata siglata una pace umiliante per gli Armeni, mentre l’Azerbaigian ha conseguito una vittoria importante. L’accordo è stato firmato sotto l’egida dei Russi, di Putin (o chi per lui) che ha agito, dimostrandosi campione della Realpolitik: infatti, in base all’intesa tra i belligeranti, un contingente russo vigilerà sul rispetto della pace ed aprirà un corridoio tra l’Azerbagian ed il Naxçıvan, regione azera, confinante con la Turchia ed isolata dal resto dell’Azerbaigian.

Che gli Armeni siano stati sconfitti nell’arco di poche settimane si spiega con il sostegno blando di Mosca che non si è certo adoperata per arginare l’avanzata azera, mentre ha de facto consentito che Baku portasse quasi a termine l’invasione per poi proporsi come arbitro tra le parti.

Quanto è accaduto è istruttivo: ci insegna, anzi ci conferma, che la condotta dei potenti è improntata a spregiudicatezza, non ispirandosi ad ideali. Come attendersi dunque la “salvezza” dal liberatore di turno, quando costui è un figuro scaltro ed opportunista, anche se dietro la facciata di oppositore del Nuovo ordine mondiale? Il destino degli Armeni, già vittime nel 1915-16 di un genocidio su cui pesa il negazionismo (quello vero!) dei Turchi, è potente metafora della sorte che tocca e toccherà all’umanità superstite, un’umanità accerchiata, ultima roccaforte di valori e principi schiacciati dalla feccia globalista e dalla massa alleata, volente o nolente, con il potere. E’ una minoranza tanto perseguitata, quanto ignorata proprio come gli Armeni, popolo indoeuropeo che parla una lingua con molti termini simili a quelli dell’inglese, prima nazione cristiana, sopravvissuta miracolosamente fino ad oggi alla pressione ottomana ed islamica.

Succede spesso che lo sguardo si appunta verso oggetti che non occupano la parte più importante del campo visivo: è anche il caso delle cosiddette “scie chimiche”. Questi solchi, mentre tutto cambia (in peggio), continuano a scavare la pelle del cielo, ma pochissimi se ne accorgono. Eppure, se i soliti noti seguitano a spargere veleni nella biosfera, significa che la biogeoingegneria illegale riveste un ruolo strategico nel controllo e nella degradazione genetica della popolazione.

Giustamente ci si preoccupa dei vaccini di nuova concezione, quelli che saranno proposti o imposti per “proteggerci” dal mai isolato SARS-CoV2 e dai suoi “eredi”: non si comprende, però, che è tutto intrecciato, tutto programmato da molto tempo. Non solo, ci si arrocca su posizioni che rivelano egocentrismo: che cosa c’interessa di quello che avviene lontano, fuori dalla porta di casa nostra? Si è spesso egocentrici e poco lungimiranti: il governo, che ha sempre lesinato aiuti alle più diverse categorie, da qualche mese profonde indennizzi (a quali condizioni è facile immaginare) per commercianti ed imprenditori colpiti dalla crisi dovuta alla falsa pandemia. Quanti, però, si avvedono che è un "rimedio" peggiore del male? Ci si abitua ad essere sovvenzionati dallo Stato, chiudendo le proprie attività, senza più lavorare, ma la “cuccagna” non potrà durare per sempre.

Eppure, se non ci si decide uniti a diffondere la verità ed a contrastare senza remore l’ipocrita violenza del sistema, si rischia la capitolazione.

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martedì 19 gennaio 2016

Il sedicente Putin propone un rimedio peggiore del “male”



Siamo alle solite: si è conclusa il 12 dicembre 2015 la conferenza sul clima a Parigi, dove i “grandi” della Terra, con la consueta faccia di tolla, hanno finto di voler salvare il pianeta da un fantomatico riscaldamento globale da CO2, quando i disastri climatici sono causati proprio da chi simula di volerli contrastare, ossia il complesso militare-industriale, grazie alla cooperazione di infernali governi.

Non basta: alla sciagurata conferenza è spuntato il sedicente Putin con un’idea ingegnosa, basata sempre sulla mistificazione del global warming. Il colpo di genio è il seguente: usare nanotubi di carbonio nei processi produttivi, ufficialmente per migliorare la qualità e la durata di plastica, alluminio, acciaio etc. Una maggiore efficienza della produzione industriale porterebbe ad un decremento nelle emissioni di gas serra. In realtà la proposta è la classica polpetta avvelenata: le nanotecnologie hanno spesso dei risvolti dannosi, in particolare la diffusione nell’ambiente di nanotubi di carbonio è all’origine di patologie respiratorie. Non è tuttavia un caso se molti centri di ricerca magnificano le potenzialità dei nanotubi in oggetto: il carbonio, insieme con il silicio, è l’unico elemento che forma delle catene (si pensi al DNA), si adatta quindi a creare un’interfaccia organico-inorganico che è l’obiettivo saliente, sebbene non dichiarato, del criminale piano transumanista.


La Russia sta pensando fuori dagli schemi nel tentativo di contrastare i cosiddetti cambiamenti climatici. Alla conferenza di Parigi, i rappresentanti russi hanno annunciato l’intenzione di ricorrere alle nanotecnologie per ridurre le emissioni di gas serra. […] Come riferisce il quotidiano Sciencetimes.com, la Russia è il quinto più grande inquinatore al mondo, con la Cina che è al primo posto. La proposta si concentra sugli sforzi per ridurre le emissioni che coinvolgono cinque materiali: acciaio, cemento, alluminio, plastica e carta che potrebbero essere resi più leggeri, più resistenti ed efficienti grazie alla nanotecnologia in cui spiccano alcune società russe.

La “Rusnano”, ad esempio, è un’azienda che ultimamente ha ricevuto 10 bilioni di dollari di fondi da parte del governo di Mosca per la ricerca e l’applicazione delle nanotecnologie nella produzione dei materiali citati.

“I nanotubi di carbonio hanno dimostrato di rendere molto duro l’alluminio, la plastica conduttiva, di prolungare la durata delle batterie agli ioni di litio”, ha dichiarato il Dottor Anatoly Chubais, fondatore della Rusnano. “Con le nanotecnologie si potranno ridurre le emissioni di CO2 (sic!!!) e pensare agli scenari futuri con un nuovo approccio”.


Fonte: Segnidalcielo.it


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