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sabato 18 ottobre 2025

Nanotecnologie negli iniettabili COVID-19

Ricerche, recentemente pubblicate da Corea e Giappone, hanno confermato precedenti segnalazioni sulla nanotecnologia negli iniettabili per il COVID-19. Il contenuto dei composti per il COVID - prodotti da Pfizer e Moderna - è stato esaminato al microscopio stereoscopico con un ingrandimento di 400 volte. I campioni sono stati coltivati ​​in diversi terreni per osservarne l'effetto sulle cellule viventi.

Lo studio ha concluso che le lesioni anomale, verificatesi in tutto il mondo da quando gli iniettabili sono stati somministrati a miliardi di persone, sono state causate dai contenuti nanotecnologici dei sieri per il COVID. La ricerca ha rilevato una tossicità cellulare e, nel corso di poche settimane, semplici strutture monodimensionali si sono trasformate in complesse strutture tridimensionali.

Numerosi oggetti artificiali autoassemblanti di dimensioni nanometriche di diverse forme, tra cui entità animate simili a vermi, dischi, catene, spirali, tubi e strutture ad angolo retto contenenti altre strutture artificiali al loro interno, sono apparsi per poi scomparire nel tempo. Tutto ciò è risultato ben oltre qualsiasi livello di contaminazione previsto e accettabile. Ciò è stato segnalato per la prima volta, quasi tre anni fa, dal Dr. Ricardo Delgado de "La Quinta Columna" dalla Spagna, il quale ha scoperto una relazione diretta tra nanotecnologia iniettabile e frequenze 5G.

La quinta columna ha recentemente pubblicato i risultati e le conclusioni sulla strana nanotecnologia autoassemblante, scoperta nei vaccini a mRNA della Pfizer, tramite analisi al microscopio ottico. Gli oggetti trovati nel "vaccino" corrispondono ad elementi noti nella documentazione scientifica e la conclusione a cui giungono sembra piuttosto chiara. L'obiettivo scientifico ben documentato di utilizzare la nanotecnologia e gli esseri umani viventi per formare reti, in grado di controllare diverse nanomacchine, è attualmente implementato nei cosiddetti "vaccini" contro il COVID, il che equivale all'attacco più invasivo contro l'umanità di tutta la storia documentata.

Le torri 5G sono state attivate per la prima volta a Wuhan, nello stesso periodo in cui si segnalava un'epidemia di COVID.

Utilizzando la microscopia in campo oscuro, la Dott.ssa Ana Maria Mielchia ha trovato queste stesse nanostrutture artificiali nel sangue sia di coloro che hanno ricevuto i sieri per il COVID-19 sia di coloro che non li hanno ricevuti.

Decenni fa, il guru della Silicon Valley Ray Kurzweil affermò che entro il 2045 la maggior parte della civiltà umana sarà composta da macchine non biologiche, grazie ai progressi dei nanorobot, che potrebbero curare l'invecchiamento e la morte. Mentre il dibattito sull'mRNA sta diventando sempre più diffuso, la nanotecnologia viene ignorata. Secondo il lavoro svolto da "La Quinta Columna", non esiste una proteina spike nell'mRNA. Infatti, secondo la loro ricerca, tutto ruota attorno alla nanotecnologia, che, come hanno recentemente dimostrato, può essere completamente distrutta da una miscela di nicotina derivata da tabacco e acqua distillata. Si spera che questo studio sulla nicotina venga ripetuto da altri scienziati indipendenti, perché l'infezione di massa dell'umanità con la nanotecnologia sperimentale è stata ignorata per almeno tre anni e tutti gli schieramenti politici ci stanno indirizzando verso un mondo nuovo, fatto di intelligenza artificiale ed Internet delle cose, in cui essere un essere umano organico sembra non essere un'opzione.

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martedì 5 ottobre 2021

Stati Uniti: laboratorio privato scopre strani organismi "viventi" nei vaccini Moderna e J&J

In una recente intervista rilasciata per il canale del giornalista Stew Peters, il Dottor Carrie Madej racconta quello che ha trovato nei "vaccini" ModeRNA e Johnson&Johnson. Tra il materiale estraneo spicca la presenza di un'iquietante "creatura" che sembra spuntare da un film di fantascienza in stile "ALIEN". Questa si muove come se fosse spinta da un'intelligenza propria. Immaginate quale scopo malsano può celarsi dietro queste nanotecnologie iniettabili. Siete sicuri di volervi vaccinare e, per giunta, contro un virus che non esiste?

Di seguito un sunto dell'intervista alla Dottoressa Carrie Madej.

Dr.ssa Carrie Madej: "Sembra un sistema operativo superconduttore iniettabile"

Tutti i vaccini Covid-19 in tutto il mondo sono estremamente ben protetti e al riparo da indagini esterne. Il motivo per cui ciò viene fatto è divenuto sempre più chiaro non appena scienziati indipendenti hanno messo le mani su questi "vaccini", ne hanno esaminato il contenuto e sono rimasti molto scioccati da ciò che hanno visto al microscopio (elettronico). Un laboratorio statunitense ha recentemente ottenuto ed esaminato in modo approfondito diverse fiale da almeno tre diversi lotti delle iniezioni Moderna e J&J. Conclusione: tutte le fiale contengono sostanze estranee come nanoparticelle e strane strutture cristalline nonché organismi che sembrano 'vivi' (vedi foto sopra). Tuttavia, questi ingredienti non sono menzionati nel bugiardino o nei documenti ufficiali, il che è illegale.

Secondo l'internista Dr.ssa Carrie Madej, che ha analizzato personalmente i "vaccini" in uno dei "suoi" laboratori, anche altri laboratori negli Stati Uniti hanno esaminato i sieri letali. Tuttavia, sono stati costretti a fermarsi.

Un laboratorio locale in Georgia ha chiesto al dottor Madej, nel mese di luglio, di esaminare immediatamente il contenuto di una fiala iniettata in almeno una persona. Poiché questo era stato adoperato alla fine della giornata, il flacone era rimasto. Normalmente questo deve essere buttato via, ma qualcuno è riuscito a sottrarre i resti del cosiddetto "vaccino" di Moderna e consegnarlo al laboratorio.

"I colori brillanti indicano materiale superconduttore"

Sottoposto a luce bianca sotto il microscopio, il "vaccino" è tornato a temperatura ambiente (era stato conservato in frigorifero). All'inizio, il contenuto sembrava trasparente. Dopo circa due ore, tuttavia, sono apparsi improvvisamente tutti i tipi di colori vivaci. 'Non avevo mai visto niente del genere. Non c'è stata alcuna reazione chimica. È diventato blu brillante, viola, giallo e talvolta verde. Dopo la ricerca, ho scoperto che questo può accadere ad un materiale superconduttore, quando esso viene illuminato da luce bianca". Un materiale superconduttore come un sistema informatico iniettabile.' Una sostanza superconduttiva – conduttiva per COSA?
"Organismo intelligente con tentacoli"

"Abbiamo visto emergere sempre più filamenti. Alcuni dei fili avevano piccole strutture a forma di cubo attaccate ad essi. Non so cosa siano. Il campione conteneva anche frammenti metallici. Non conosco questi frammenti metallici... essi erano più esotici e più trasparenti". "Poi i fiamenti colorati hanno iniziato a muoversi verso il bordo del vetrino. È lì che le "cose" hanno iniziato a connettersi e crescere. Sembrava roba sintetica. C'era un particolare 'oggetto' o organismo – non so come chiamarlo – da cui uscivano i tentacoli. È stato in grado di sollevarsi dal vetrino".

Uno stupefatto Stew Peters chiede: "Era viva? Questa cosa era viva?"

Il Dr.ssa Madej esita. “Era... sembrava avere autocoscienza. Poteva crescere e muoversi liberamente. Posso solo dire che non abbiamo mai studiato nulla di simile nella nostra formazione medica e non ho mai incontrato nulla di simile nei miei laboratori. L'ho mostrato ad altre persone esperte 'sul campo', e nemmeno loro sanno cosa sia".
"Sembrava avere una sorta di autocoscienza"

Anche una sua collega ha esaminato l'organismo ed ha avuto l'impressione che sembrasse avere una sorta di autocoscienza. "Come se sapesse che lo stiamo osservando...". Ammette che si trattava più di una sensazione e di una sua intuizione, ma "è stato molto inquietante".
"È stato solo un caso? Potrebbe essersi verificato solo in questo campione in particolare?", domanda Peters. Il Dr. Madej risponde: "Di recente abbiamo ricevuto più contenitori provenienti dallo stesso produttore, ma da lotti diversi. Li abbiamo anche messi al microscopio allo stesso modo. Abbiamo scoperto un'altra struttura con tentacoli. Io non ci potevo credere. Nel tempo, sono comparsi gli stessi colori e fili. La prossima volta ne farò un video in modo che tu possa effettivamente vederlo muoversi".

"Janssen ha mentito: ci sono nanoparticelle lipidiche nel loro 'vaccino'"

"Siamo anche riusciti ad esaminare il contenuto di un preparato Johnson & Johnson. C'era sicuramente una sostanza come il grafene lì dentro. A proposito, tutte quelle fiale contengono strutture simili al grafene".
“Entrambi i flaconi contenevano sostanze grasse... qualcosa come colla appiccicosa, il che indica che contenevano un idrogel. Ciò significa che ci stanno mentendo. Janssen dichiara che non ci sono nanoparticelle lipidiche (come nelle iniezioni della Pfizer) nel loro vaccino J&J. Questo è vero. In J&J's apparivano anche quei composti colorati, ma erano diversi. Erano color pastello fluorescenti. Anche qui, nel vaccino J&J, abbiamo visto strutture sintetiche, sebbene fossero più circolari, ad anello e sferiche".

"Non ho mai visto niente di simile. Questo non dovrebbe esistere nelle iniezioni che chiamano falsamente "vaccini". Cosa farà questo alle persone? Ai bambini?".

Peters: "Stavi parlando di una specie di sistema informatico iniettabile".

Madej: "Quando sono apparsi tutti quei colori brillanti, ho scambiato informazioni con esperti di nanotecnologia e gli ingegneri genetici. Mi hanno detto che l'unica cosa che può causare ciò è una luce bianca, come al microscopio, su un materiale superconduttore, come un sistema informatico iniettabile. I componenti elettronici diventano visibili (qualche tempo dopo l'esposizione) sotto la luce bianca. Questo è successo sia nei campioni ModeRNA che in quelli J&J, dimostrando che effettivamente mettono un sistema operativo negli esseri umani".

NOTA: L'ossido di grafene è stato precedentemente scoperto nei "vaccini" a base mRNA di Pfizer e ModeRNA. Vedi i precedenti articoli sul blog Tanker enemy.

Peters ribadisce che si tratta di fiale di vaccino di almeno tre diversi lotti di ModeRNA e J&J, che non si è verificata alcuna contaminazione e che non sono state utilizzate altre influenze esterne come diluizione o sostanze chimiche.

Peters: "Le persone devono capire che non si tratta di proteggere il loro benessere e la loro salute. (Queste iniezioni) non hanno niente a che fare con questo". Infatti. In effetti queste iniezioni sono LA parte centrale cruciale dell'istituzione del sistema della "Bestia" predetto nel libro dell'Apocalisse.


Hydra Vulgaris nei vaccini Covid

Traduzione e adattamento a cura di Rosario Marcianò. Fonte: Xandernieuws.net

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venerdì 18 giugno 2021

Convergenza

La strage

E’ una falcidia! La campagna di “vaccinazione” comincia a mietere vittime su vittime, non solo tra la gente comune ma pure tra le celebrità appartenenti al mondo dello sport, dello spettacolo, del cinema, della televisione… Sta accadendo quanto è stato previsto. Sono ormai chiari gli scopi che i ricercatori indipendenti (quelli veri) tempo fa avevano indicato, leggendo la filigrana degli eventi. L’obiettivo principale è non solo lo sfoltimento della popolazione mondiale, quanto la “rettificagenetica dell’umanità. E’ paradossale: tra le migliaia di volumi scritti ed editi, sono non tanto le opere di filosofi e scienziati ad aver preconizzato gli accadimenti attuali, ad averli intuiti almeno nel disegno complessivo, quanto i saggi di alcuni ufologi, anzi xenologi, letteralmente gli studiosi degli stranieri, anzi dei nemici. Non è forse nei loro libri, datati agli anni ‘70 ed ‘80 del XX secolo, che si evocano progetti volti a ridurre, a dirigere ed a mutare geneticamente il genere umano? [1] Non è forse nei loro libri che si adombra un occulto e sinistro scenario dietro le quinte? E’ palese che il sistema nasconde tale scenario con una cortina fumogena di credibili bugie, di rutilanti inganni. In questo modo è stato plagiato non solo il volgo, compito assai agevole da adempiersi, ma pure l’élite degli intellettuali: la cultura (?) sia umanistica sia scientifica si è rivelata del tutto inutile per scremare la verità in questa melassa di menzogne. Le fortezze del sapere (?) e del “pensiero critico” sono state espugnate senza colpo ferire. Quale studioso, quale specialista non è stato circuito o convinto che le istituzioni, pur con tutti i limiti, agiscono per il bene comune? Solo una minoranza esigua, formata spesso da gente semplice ma accorta, è riuscita a sgusciare via dall’abbraccio mortale. Eppure anche tra costoro pochissimi hanno inteso che era ed è in gioco qualcosa di più prezioso della stessa “libertà”, della stessa vita. Di nuovo: soltanto qualche xenologo l’aveva fiutato!

Essi

E’ naturale che Essi sono persuasi, a causa della loro quadrata forma mentis, di poter agganciare, per così dire, quel quid che per loro è così importante attraverso la tecnologia: è per tale motivo che, in questi ultimi anni, abbiamo assistito ad un’accelerazione delle innovazioni tecniche in molti campi, soprattutto nella direzione di un sempre più capillare controllo, nella direzione della metamorfosi transumana. Ecco lo sviluppo portentoso delle nanotecnologie e qui – diamo a Cesare quel è di Cesare – bisogna essere riconoscenti nei confronti degli investigatori nel settore della biogeoingegneria. Oggi i discorsi di chi analizza le sfaccettature della falsa pandemia e della crociata “vaccinale” sono costellati da termini ed espressioni come “nanostrutture”, “magnetite”, “radiofrequenze”, “modifica, anzi degradazione, dell’RNA e del DNA”, “metalli nell’organismo”, 5G etc., ma, se escludiamo il riferimento agli “elisir di eterna giovinezza”, non sono tutti vocaboli e concetti inscritti da decenni nel quadro delle cosiddette chemtrails ed argomenti correlati, incluso il Morgellons? Ciò spiega perché, mentre molte cose sono cambiate negli ultimi lustri, naturalmente in peggio, le scie che agiscono in sinergia con le dannose emissioni elettromagnetiche, sono sempre uno dei punti all’ordine del giorno. Tutte le strade portano a Roma, tutte le ricerche di frontiera convergono verso la biogeoingegneria. Non solo! Sono di nuovo gli studiosi più sagaci della “guerra climatica” ad aver compreso chi si cela veramente dietro queste operazioni, come dietro tutte le cabale ai danni dell’umanità e del pianeta. Sì, sì, certo i militari, le multinazionali, il governo occulto, il cosiddetto “deep state”, le società segrete, i vertici delle chiese e via discorrendo, ma la cupola, quella vera, è collocata altrove. A buon intenditore…

Fuoco amico

Ne siamo consci: è una conclusione difficile da accettare, perché essa implica non solo anni di zelanti e spassionate indagini, non solo discernimento scevro da qualsivoglia pregiudizio, ma soprattutto una capacità di cambiare paradigma ex abrupto. D’altronde la vera scienza avanza per salti più che per graduali aggiustamenti teorici, come ci ricorda, tra gli altri, Hans Kuhn. Scientia facit saltus. Discernimento, capacità di cambiare paradigma? Chiediamo l’impossibile. Eppure bisogna provare: per quanto tempo molti, anche tra i più competenti, hanno pensato al virus [2] come ad un patogeno; oggi numerosi studi dimostrano che non lo è. Siamo disposti a compiere, ipso facto, questo balzo conoscitivo? Discernimento, capacità di cambiare paradigma? Ancora oggi, nonostante tutte le informazioni e le prove disponibili, folte schiere di persone che si sono allontanate dalle versioni ufficiali, si sono incagliate nell’ingenua fede (è veramente una fede) nel salvatore di turno, sia Trump o Putin, se non l’extraterrestre biondo e saggio che pilota lassù la sua filante astronave tirata a lucido.

La causa di questo arenarsi su posizioni tanto ingenue quanto obsolete è da individuare in particolar modo nel “fuoco amico”, ossia in quel coacervo di “giornalisti” e “divulgatori” (in)dipendenti che fingono di essere voci fuori dal coro, mentre sono la quinta colonna degli apparati. Mescolano qualche mezza verità a molte frottole. Simulano una critica dell’establishment, ma sono impantanati in interpretazioni antiquate. Si atteggiano a fustigatori del potere, ma sono favorevoli all’agenda digitale e ai titoli del debito pubblico europeo. Intervistano l’”esperto” che, guarda caso, è sempre molto ambiguo e dà un colpo al cerchio ed uno alla botte, sicché alla fine la romanzesca trama del mainstream non è smentita, ma confermata nelle sue linee salienti, fatto salvo qualche timido e ipocrita distinguo. Addirittura sono riciclati personaggi come Giuseppe Cruciani! E’ come se, dopo esserci recati in un negozio per cambiare il frigorifero, il venditore volesse a tutti i costi sbolognarci un elettrodomestico arrugginito e non funzionante, prelevato da una discarica abusiva, per di più ad un prezzo astronomico e decantandone sbalorditive, ma inesistenti qualità. Incredibile, oltre che vergognoso! Insomma, dai nemici – ed abbiamo capito chi sono i veri nemici – ci guardi Iddio, ché dagli “amici” mi guardo io.

Articolo correlato: Trasmissione delle patologie e quarzo (2009)

[1] Nick Redfern a proposito del saggio scritto da Nigel Kerner, uno degli studiosi più acuti, Grey aliens and the harvesting of souls: the conspiracy to genetically tamper with humanity, annota:

"Il nuovo sconvolgente libro di Nigel Kerner ridefinisce totalmente la natura della presenza aliena sul nostro pianeta. In uno studio dettagliato che sicuramente invierà onde d'urto in tutto il mondo della ricerca sugli U.F.O., Kerner ventila una tesi terrificante per spiegare la presenza dei cosiddetti "extraterrestri" sul nostro mondo. Lungi dall'essere i visitatori benevoli che molti credono siano, sono creature fredde e ciniche il cui compito arduo e terribile è quello di raccogliere e manipolare la nostra stessa forza vitale, l'anima umana per scopi sia nefasti sia minacciosi. Un libro che dovrebbe e deve essere letto". Naturalmente indizi istruttivi si reperiscono pure in molti testi antichi, nella tradizione biblica, gnostica etc.

[2] UN VIRUS NON É UN ORGANISMO VIVENTE, ma un ESOSOMA POSTINO. Esso è un frammento di materiale genetico (molecola di DNA O RNA) contenente una SPECIFICA INFORMAZIONE e protetto da una capsula proteica indispensabile per il suo mantenimento molecolare, fintanto che non venga ad inserirsi, dopo opportune trasformazioni biochimiche, nel DNA di una cellula. Quando questo frammento si integra nel DNA cellulare diventa un gene "alieno" ossia esogeno di quel DNA (in quanto proveniente da un ambiente extra-cellulare). A questo punto l'informazione che il frammento molecolare contiene in se viene espressa con diverse possibilità:

- Attiva o disattiva dei geni specifici del DNA cellulare
oppure - Viene tradotta in una nuova proteina con funzioni specifiche sulla struttura e sulla funzionalità delle cellule di uno specifico tessuto che compone un organo o un apparato.

La ricerca del Dr. Andrew Kaufman mostra che il SarsCoV2 sarebbe un esosoma che esiste normalmente nei nostri polmoni. "...gli esosomi sono qualcosa di naturale che si forma nel corpo. All’interno delle cellule ci sono delle vescicole. Gli organuli cellulari sono delimitati da membrane vescicolari di diverse forme e dimensioni. Tra queste strutture vescicolari ce ne sono alcune che hanno la membrana simile a quella della cellula ossia formata da un doppio strato lipidico e contengono diversi tipi di sostanze chimiche tra cui materiale genetico.

Le cellule, in particolari condizioni, rilasciano queste vescicole, chiamati esosomi, verso l’esterno della cellula, nel fluido extracellulare e qui sono libere di circolare ed essere cosi distribuite in varie parti del corpo. Mentre all’interno delle cellula essi sono chiamati MVS che sta per Multi Vescicolar Esosom [...] Gli esosomi che lasciano la cellula hanno sulla loro superficie una proteina che è una chiave. Gli esosomi sono liberi di muoversi nel corpo attraverso la circolazione e in cerca della giusta serratura chiamata cellula target [...] Si pensa che questi esosomi siano coinvolti nella comunicazione cellulare tra diverse parti del corpo e che abbiano molte funzioni in questa comunicazione cellulare. [...] Non c'è differenza tra vescicola SarsCoV2 e vescicola esosomiale nel tessuto polmonare...".

La frase del dott. James Hildreth della Johns Hopkins University sintetizza la questione in modo molto semplice:
"Il virus è a tutti gli effetti un esosoma, in ogni senso della parola".

Fonte: Journal of Cell Biology (2003).

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martedì 19 gennaio 2016

Il sedicente Putin propone un rimedio peggiore del “male”



Siamo alle solite: si è conclusa il 12 dicembre 2015 la conferenza sul clima a Parigi, dove i “grandi” della Terra, con la consueta faccia di tolla, hanno finto di voler salvare il pianeta da un fantomatico riscaldamento globale da CO2, quando i disastri climatici sono causati proprio da chi simula di volerli contrastare, ossia il complesso militare-industriale, grazie alla cooperazione di infernali governi.

Non basta: alla sciagurata conferenza è spuntato il sedicente Putin con un’idea ingegnosa, basata sempre sulla mistificazione del global warming. Il colpo di genio è il seguente: usare nanotubi di carbonio nei processi produttivi, ufficialmente per migliorare la qualità e la durata di plastica, alluminio, acciaio etc. Una maggiore efficienza della produzione industriale porterebbe ad un decremento nelle emissioni di gas serra. In realtà la proposta è la classica polpetta avvelenata: le nanotecnologie hanno spesso dei risvolti dannosi, in particolare la diffusione nell’ambiente di nanotubi di carbonio è all’origine di patologie respiratorie. Non è tuttavia un caso se molti centri di ricerca magnificano le potenzialità dei nanotubi in oggetto: il carbonio, insieme con il silicio, è l’unico elemento che forma delle catene (si pensi al DNA), si adatta quindi a creare un’interfaccia organico-inorganico che è l’obiettivo saliente, sebbene non dichiarato, del criminale piano transumanista.


La Russia sta pensando fuori dagli schemi nel tentativo di contrastare i cosiddetti cambiamenti climatici. Alla conferenza di Parigi, i rappresentanti russi hanno annunciato l’intenzione di ricorrere alle nanotecnologie per ridurre le emissioni di gas serra. […] Come riferisce il quotidiano Sciencetimes.com, la Russia è il quinto più grande inquinatore al mondo, con la Cina che è al primo posto. La proposta si concentra sugli sforzi per ridurre le emissioni che coinvolgono cinque materiali: acciaio, cemento, alluminio, plastica e carta che potrebbero essere resi più leggeri, più resistenti ed efficienti grazie alla nanotecnologia in cui spiccano alcune società russe.

La “Rusnano”, ad esempio, è un’azienda che ultimamente ha ricevuto 10 bilioni di dollari di fondi da parte del governo di Mosca per la ricerca e l’applicazione delle nanotecnologie nella produzione dei materiali citati.

“I nanotubi di carbonio hanno dimostrato di rendere molto duro l’alluminio, la plastica conduttiva, di prolungare la durata delle batterie agli ioni di litio”, ha dichiarato il Dottor Anatoly Chubais, fondatore della Rusnano. “Con le nanotecnologie si potranno ridurre le emissioni di CO2 (sic!!!) e pensare agli scenari futuri con un nuovo approccio”.


Fonte: Segnidalcielo.it


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venerdì 16 novembre 2012

Il nucleo

Chi si imbatte nell’operazione “biogeoingegneria clandestina ed illegale”, dopo aver considerato le varie sfaccettature del problema, si accorge che la risposta alla domanda cruciale che verte sullo scopo ultimo delle irrorazioni chimico-biologiche tende a rimanere senza risposta. Invero, gli obiettivi delle attività sono assimilabili alla sfera terrestre formata da vari strati e da un nucleo centrale. Così, per mantenere l’allegoria, l’obiettivo riconducibile alle modificazioni meteorologiche e climatiche è la litosfera; il controllo demografico è l’astenosfera; l’alterazione genetica è il mantello superiore e via discorrendo. Il nucleo dunque a quale finalità potrebbe corrispondere?

Gordon Duff, in un articolo del settembre 2012, scrive: “Il monitoraggio U.F.O. si è spostato da quello convenzionale alla nanotecnologia, con sensori microscopici usati per rilevare eventi come spaccature dimensionali e distorsioni temporali, cose discusse solo in serie televisive, come ‘Fringe’ ed ‘X Files’ (tutte della Fox, stranamente)”.[1]

Il breve stralcio riportato contiene dei ragguagli da prendere con le pinze ma interessanti: sono notizie che, tra l’altro, si collegano ad alcune rivelazioni provenienti da un militare italiano da noi contattato. Egli evidenziò che le operazioni in oggetto sono volte, in ultima istanza, ad intervenire sulle proprietà della materia-energia e dello spazio-tempo, sulla base di conoscenze inerenti ad elusivi fenomeni quantistici. Il pubblico è incredulo di fronte a scenari che coinvolgono le caratteristiche esotiche delle particelle subatomiche, caratteristiche che talvolta contraddicono le rassicuranti leggi del macrocosmo.

Eppure da decenni scienziati e tecnici compiono esperimenti ai confini dell’immaginabile e da cui sono scaturiti ritrovati divenuti appannaggio delle forze armate. Così gli studi e le esperienze sulla velocità superluminale, i sistemi antigravitazionali, la scomposizione e ricomposizione molecolare, persino applicazioni circa il controllo delle linee spazio-temporali sono sfociati in tecnologie belliche impiegate in contesti che l’uomo della strada neanche concepisce. La meta finale e fatale è il sovvertimento della natura umana ed il dominio delle leggi universali per opera di una una stirpe degenerata, dopo che tali leggi saranno state deviate e stravolte. E’ un’utopia e, come tutte le utopie, non solo irrealizzabile ma soprattutto perversa.

Il rapporto reperito sul sito ufficiale del governo statunitense e che sancisce l'accordo Italia-USA del 2002, convalida quanto scriviamo. Vi si legge tra l’altro: “I due paesi (Stati Uniti ed Italia, n.d.r) hanno confermato l'importanza delle nanotecnologie come cambiamento di paradigma. Le nanotecnologie saranno alla base di una nuova generazione di prodotti, soprattutto nel settore delle biotecnologie. I risultati di un incontro bilaterale tenutosi a Washington presso la National Science Foundation nel maggio 2002, valorizzano le collaborazioni tra le università degli Stati Uniti e gli istituti di ricerca ed i centri di eccellenza italiani. Le cooperazioni includono i seguenti àmbiti: il comportamento degli elettroni in sistemi a bassa dimensionalità, la comprensione della scala nanometrica, la nanoelettronica, la spintronica, l’ottica, l’optoelettronica, la fabbricazione di dispositivi molecolari in grado di autoassemblarsi”. [2]

Lo ribadiamo: certe spiegazioni possono sembrare inverosimili, ma la fisica quantistica e la nanotecnologia hanno spalancato prospettive che si comprendono solo se si superano visioni convenzionali. L’inquietante e singolare fenomeno dei boati in atmosfera, il parossismo delle attività anche quando non sono necessari interventi sulle condizioni atmosferiche, l’essenza strategica della Biogeoingegneria inducono a ritenere che si debba rispolverare l’aforisma di Eraclito: “La verità è inverosimile”.

La verità spesso poi è insostenibile ed oscura. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, gli occhi accecati dalle tenebre, si abituano al buio per ricominciare a vedere.

[1] L'articolo si può leggere tradotto sul numero di ottobre della rivista X Times.

[2] La spintronica è l’elettronica fondata sullo spin. Come scienza, la spintronica studia le strutture elettroniche e di spin dei più svariati materiali. Intesa come tecnologia di memorizzazione ed elaborazione dell’informazione, essa si basa su una sinergia tra l'elettronica ed il magnetismo, proponendosi di affidare allo spin dei portatori la codifica binaria, invece che alla modulazione della carica elettrica. Lo spin dell'elettrone, essendo quantizzato ed avendo solo due configurazioni possibili ("up" o "down"), si presta all'implementazione del codice binario.

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martedì 22 maggio 2012

Il Morgellons: una nanotecnopatologia

Da quando la biologa Mary Leitao diagnosticò una malattia poi denominata impropriamente Morgellons, pazienti e scienziati si sono interrogati su questa atroce affezione. Vero è che, all’inizio, parve una patologia enigmatica ed è vero che, ancor oggi, il C.D.C. di Atlanta brancola (o meglio... finge) di brancolare nel buio, ma la complessa sintomatologia del Morgellons si spiega distinguendo tra l’eziologia ed una serie di fattori predisponenti e reazioni dell’organismo. Così ha ragione la Dottoressa Hildegarde Staninger che individua ipso facto la causa del morbo nelle fibre e nelle nanostrutture disperse con scellerate operazioni di bio-geoingegneria alias scie chimiche. La presenza di ife fungine, di parassiti e di batteri, ma anche di costituenti sintetici, reperiti nei pazienti, si comprende ricordando che le fibre che fuoriescono dalle lesioni e dai follicoli dei malati, sono il risultato di un cross over organico-inorganico, come dimostrato da Carolyn Williams Palit. Si ottiene in questo modo la quadratura del cerchio, concludendo che il Morgellons, malattia tipica dei tempi di ferro in cui viviamo, è una nanotecnopatologia. Per comprenderne l’origine, sarà necessario guardare il cielo. Di seguito un’ottima summa sul Morgellons, dovuta al biologo Samuele Venturini. Un sentito ringraziamento all’amico G. per la segnalazione.

Ultimamente sia in televisione sia soprattutto in Internet si è sentito molto parlare del “Morbo di Morgellons”. Ma di che cosa si tratta? Perché così tanta confusione regna attorno a questo argomento? Con il seguente articolo intendo quindi esporre una panoramica, seppure generica, dedicata a tale fenomeno.

La storia

Il termine “Morgellons” compare per la prima volta intorno all’anno 1600 in un testo medico e in tale circostanza indicava un’anomala crescita di peli o capelli sulla parte dorsale del corpo [1]. Occorre attendere l’anno 2002 per la ricomparsa di questa patologia o quanto meno del suo nome. Circa nove anni fa una biologa – Mary Leitao – notò che sua figlia presentava strani sintomi, assimilabili proprio alla descrizione fatta da Browne nel testo medico del XVII sec. e decise di denominare allo stesso modo questa malattia.

Non reperendo informazioni riguardanti questa patologia e trovando solo pochissimi medici in grado di ascoltarla o quanto meno di indagare tale fenomeno, decise insieme con alcuni di loro di diagnosticare una nuova patologia: il morbo di Morgellons appunto. Questi medici inoltre aderirono alla Morgellons Research Fonudation (MRF) [2] al fine di studiare i molti casi di "parassitosi" irrisolti, frettolosamente liquidati dalla medicina convenzionale come "malattie psichiatriche". Attualmente, secondo la MRF, il numero di famiglie che hanno almeno una persona affetta da tale patologia è pari a 15.623.

I sintomi

Diversi sono i sintomi con cui si manifesta il Morgellons e forse è anche per questo motivo che la medicina ufficiale non è stata ancora in grado di classificare meglio tale patologia. Tra le sue caratteristiche quindi si possono annoverare le seguenti: punture, sensazione che qualcosa cammini sotto la pelle, lesioni cutanee, fibre o filamenti che emergono dalla pelle, dolori muscolari, affaticamento, diminuzione della memoria, disfunzioni della capacità cognitiva, disturbi dell’umore. Sebbene anche il C.D.C. (Center for Disease Control and Prevention) stia indagando tale malattia, a tutt’oggi non si conoscono ancora tutti i sintomi e di conseguenza le relative cure. Nel corso del tempo, il Morgellons è stato confuso o associato ad altre malattie le quali presentano sintomi simili come il morbo di Lyme (patologia batterica), le parassitosi deliranti o la sindrome da affaticamento cronico. Nonostante ciò il Morgellons presenta comunque delle differenze che non possono essere trascurate e che lo rendono ancora una malattia non classificabile.

Gli studi dei ricercatori indipendenti

Come abbiamo visto poc’anzi, è ancora difficile delineare in modo chiaro il morbo di Morgellons. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che sono ancora poche le persone e soprattutto le istituzioni che stanno svolgendo una ricerca attiva a tal proposito. Anche la confusione mediatica non aiuta in questa ricerca. Le ricerche condotte da alcuni scienziati e ricercatori indipendenti [3, 4, 5, 6, 7] hanno portato a formulare alcune ipotesi che, a mio parere, vale davvero la pena di analizzare per smentire o confermare le congetture che andremo a citare più avanti.

Il dott. Edward Spencer (neurologo) ha ipotizzato che il Morgellons possa avere origine dallo spargimento di nanopolveri, dette "smart dust" o "M.E.M.S." (Micro Electrical Mechanical Sensors), usate in ambito militare. La dott.ssa Hildegarde Staninger (tossicologa) ha accertato che il Morgellons è collegato alla presenza di fibre di silicone e polietilene all’interno del corpo della persona affetta. Ella ha avanzato anche l’ipotesi secondo cui queste nanofibre hanno un collegamento con le scie chimiche (o chemtrails). Secondo le ricerche della dottoressa Staninger e del dott. Swartz, il Morgellons sembra essere la conseguenza di invasioni dei tessuti umani per opera di nanomacchine, nanofilamenti, nanosensori, dotati della capacità di autoassemblarsi e di replicarsi. I campioni di fibre e filamenti estratti dai pazienti affetti dal morbo di Morgellons bruciano ad una temperatura non al di sotto dei 760°C circa e, se osservate al microscopio, tali fibre non presentano strutture paragonabili ad organismi procarioti od eucarioti e pertanto possono essere considerate alla stregua di macchine. Sempre dagli studi compiuti su campioni biologici di pazienti, si sono osservate fibre di colore bianco, rosso, nero e blu che fuoriuscivano direttamente dalla pelle dei malati di questo morbo. Ulteriori analisi eseguite su questi filamenti hanno fatto propendere per un’origine artificiale degli stessi. Una delle spiegazioni della manifestazione del Morgellons potrebbe ricercarsi quindi in un meccanismo di rigetto dell’organismo verso questi invasori esterni.

Tra i vari componenti dei nanofilamenti rinvenuti dalle analisi sono stati trovati poliestere, composti organici, polietilene, silicio. E’ stato notato anche un comportamento elettrostatico manifestato proprio da queste fibre. Diversi ricercatori inoltre hanno osservato come i filamenti del morbo di Morgellons siano comparabili con i filamenti bianchi che vengono sparsi in atmosfera durante il passaggio degli aerei impegnati nelle operazioni di bio-geoingegneria (scie chimiche). Recentemente, a causa proprio di questa patologia, in Germania una donna di 55 anni si è tolta la vita, perché non riusciva più a convivere con il morbo di Morgellons: con il suo gesto ha voluto attirare l’attenzione sulla sua malattia che le faceva crescere fibre sottopelle.

La letteratura scientifica

Abbiamo visto in maniera molto generica, ma ricca di spunti per approfondimenti futuri, alcune delle caratteristiche del Morgellons. Abbiamo visto anche ricercatori indipendenti che svolgono studi su questa patologia. Sappiamo anche che il C.D.C. sta raccogliendo dati e vuole indagare anch'esso su questa – a tutt’oggi – misteriosa patologia. Ma che cosa dice la letteratura scientifica a tal proposito? Esistono articoli specifici che trattano questo argomento? Se fosse una malattia inventata, allora nessun medico, nessuna istituzione e nessuna rivista scientifica dovrebbe parlare di questo tema e sarebbe già stato smentito in maniera efficace. Ma così non è stato e, anzi, esistono documenti scientifici che confermano e riconoscono il morbo di Morgellons come una patologia. Non solo, ci sono state anche diagnosi di medici e dermatologi (qualcuno anche in Italia) che si riferivano proprio al Morgellons. A titolo esemplificativo, uno specialista in dermatologia, dopo aver visitato una paziente con sintomi caratteristici, scrisse nel referto "ipotizzabile Sindrome di Morgellons".

Tra i vari studi scientifici se ne possono annoverare alcuni. Nel 2007 sul "New Scientist" compare un articolo dal titolo: “The itch that won’t be scratched”. Qui, un ufficiale dell’esercito britannico racconta al giornalista di aver trovato per anni delle fibre di vario colore e di varia lunghezza che fuoriuscivano da lesioni pruriginose sulla sua pelle. Queste fibre possono essere sottili come una ragnatela, ma forti abbastanza da trainare la pelle quando vengono estratte. Un’altra persona intervistata ed affetta da Morgellons racconta di avere avuto lesioni contenenti fibre nere sugli arti e sul viso, con sensazioni di punture e di qualcosa che strisciasse sotto pelle. “E’ come se qualcosa ti stesse mordendo dappertutto”, racconta una donna del Maryland. Queste descrizioni fanno sospettare che qualche parassita possa essere coinvolto in questa patologia, ma i trattamenti antiparassitari sia sul corpo sia nell’ambiente domestico non hanno alcun effetto.

Nonostante quindi le varie testimonianze ed evidenze cliniche acquisite, molti medici non riconoscono il Morgellons come una nuova patologia, ma lo classificano come un disturbo psichiatrico, una sorta di parassitosi delirante (DP). Diversi esperti, però, hanno dei dubbi che il Morgellons sia solo una DP.

Un farmacologo dell’Oklahoma State University volle indagare meglio questa patologia e decise di scrivere alla MRF (Morgellons Research Foundation) per reperire qualche campione di fibra da analizzare, dato che sarebbe stato abbastanza semplice verificare la natura di tali filamenti. Il dott. Wymore ricevette pochi giorni dopo alcuni campioni che osservò quindi al microscopio. Egli notò una certa similitudine tra le fibre dei vari pazienti, ma non trovò alcuna corrispondenza con le fibre naturali reperibili nell’ambiente. Una collega pediatra del dott. Wymore analizzò con un dermatoscopio alcuni pazienti e vide chiaramente i filamenti sotto pelle. La caratteristica particolare era che tali fibre si notavano anche sotto la pelle non lesionata. Ciò non compariva assolutamente nei gruppi di controllo e in pazienti con altre patologie dermiche.

Questi medici continuarono ad approfondire tali indagini e riuscirono a portare alla polizia scientifica forense di Tulsa dei campioni di fibre di malati di Morgellons da analizzare. Gli esperti confermarono che le fibre non provenivano da abiti, tappeti, biancheria o lenzuola. Fu eseguita anche un’analisi spettrofotometrica e questi filamenti non trovarono alcuna corrispondenza con 880 composti comunemente impiegati nella produzione di fibre per uso commerciale. I solventi per l’estrazione delle tinture non rilasciarono alcuna colorazione. Infine provarono a sottoporre le fibre ad una gas-cromatografia procedendo con un graduale riscaldamento delle stesse a circa 370°C e registrando i composti vaporizzati. I risultati mostrarono una piccola quantità di biossido di carbonio emesso, tuttavia le fibre rimasero intatte. Qualsiasi materiale organico dovrebbe normalmente vaporizzarsi ed i componenti inorganici ridotti in cenere a seconda del tempo che si impiega a raggiungere la temperatura massima. Ma ciò che è accaduto è stato soltanto un iscurimento delle fibre.

Il direttore dei Clongen Laboratories (un’organizzazione privata di ricerca in Maryland) trattò dei filamenti che gli erano stati inviati da un malato di Morgellons. Usò degli enzimi per estrarre il D.N.A. dalle fibre. Quando lo sequenziò trovò che apparteneva ad un fungo. Il direttore quindi ipotizzò che le ife fungine potessero comporre le fibre del Morgellons. Tuttavia un biochimico della Stony Brook University trovò che all’interno delle lesioni dei malati di Morgellons era contenuto l’Agrobacterium, un genere di batteri che causano tumori nelle piante. Il gruppo di controllo risultò negativo al ceppo in esame. Questo batterio viene impiegato commercialmente nella produzione di piante geneticamente modificate (OGM) e – almeno in condizioni di laboratorio – è in grado di inserire il proprio D.N.A. in cellule umane.

Secondo altri psichiatri e medici, alcuni sintomi psichici delle persone affette da Morgellons potrebbero essere dovuti all’azione che il sistema immunitario, mediante l’uso di citochine, esplica a causa della presenza di un agente patogeno all’interno del corpo. Un’eccessiva produzione di citochine può avere effetti deleteri sul sistema nervoso provocando disturbi mentali.

Solitamente, quando una patologia è sconosciuta, viene considerata come delirante. Recentemente, però, anche il mondo accademico sta consideranto il Morgellons come una seria e reale affezione.

Nel 2006 la dottoressa Leitao del MRF, insieme con altri due medici, pubblicò un articolo sull'"American Journal of Clinical Dermatology" intitolato: “The Mystery of Morgellons Disease – Infection or delusion?”. In questo studio viene spiegato come il Morgellons sia una patologia cutanea misteriosa che fu descritta più di 300 anni fa. La patologia è caratterizzata dall’estrusione di filamenti e fibre dalla pelle in correlazione con altri sintomi sia neuropsichiatrici sia dermatologici. A tale proposito, il Morgellons assomiglia e può essere confuso con la malattia di Lyme dato che la risposta alla terapia antibatterica risulta essere per certi aspetti simile, suggerendo che il morbo di Morgellons possa essere collegato ad un non meglio definito processo infettivo. Ulteriori ricerche cliniche e molecolari sono necessarie per chiarire questo mistero.

Tra gli articoli più recenti, cito quello del 2010, apparso sul giornale Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology dal titolo: “Morgellons disease: analysis of a population with clinically confirmed microscopic subcutaneous fibers of unknown etiology”. L’eziologia del Morgellons è sconosciuta ed i criteri diagnostici devono essere ancora definiti. Lo scopo di questo studio è quello di identificare i sintomi prevalenti nei pazienti con la conclamata presenza di fibre sottocutanee per sviluppare una definizione casistica del Morgellons. Questo ampio studio clinico costituisce la base per una definizione di casistica precisa e clinicamente utile per il morbo di Morgellons.

Anche nel 2011 è stato pubblicato un'altra ricerca su questo morbo sul giornale "Oral Surgery, Oral Medicine, Oral Pathology, Oral Radiology and Endodontology", inititolato: “An oral ulceration associated with Morgellons disease: a case report”. Questo caso evidenzia un'ulcerazione orale in una giovane donna associata alla malattia di Morgellons, una condizione che non è mai stata precedentemente descritta nella letteratura dentale. Un numero crescente di individui auto-segnala questa condizione ed i fornitori di servizi sanitari e dentali devono ben conoscere questa patologia.

Non esiste ancora una terapia per questa malattia, a volte qualche trattamento antiparassitario sembra portare effetti benefici ma il problema poi tende a persistere. Occorre quindi conoscere meglio questa patologia per studiare una cura dagli effetti duraturi.

Le ipotesi ed i brevetti

Varie sono le ipotesi relative alle cause scatenanti il morbo di Morgellons. Io stesso ho potuto osservare da vicino dei campioni biologici di un paziente affetto da questa patologia e, come altri ricercatori indipendenti, ho notato una disarmante somiglianza con i filamenti polimerici sparsi con le scie chimiche. Esistono quindi due principali filoni di ricerca: quello relativo alle cause naturali (agenti patogeni come batteri o funghi sia conosciuti sia nuovi) e quello relativo alle cause artificiali (inquinamento, nanotecnologia, biotecnologia, armi). In questo ultimo caso vale la pena citare la ricerca di un cittadino statunitense secondo cui il Morgellons sarebbe da imputare all’uso di un antiparassitario della Monsanto, il Roundup. Potrebbe quindi trattarsi di un effetto collaterale dovuto all’impiego di un nuovo tipo di sostanza impiegata in ambito agricolo, mischiando biotecnologie, OGM e nanotecnologie.

Abbiamo accennato anche alla possibilità che il Morgellons sia provocato da nanomacchine, nanofibre, in grado di auto-assemblarsi, auto-replicarsi e capaci di reperire l’energia sufficiente per queste funzioni direttamente dal corpo o dall’ambiente in cui si trovano. Ebbene, tutte queste ipotesi sono plausibili e meritevoli di studio per meglio comprendere l’eziologia del Morgellons.

Forse alla maggior parte delle persone potrebbe risultare difficile prendere atto di quanto sin qui letto, ma nell’era delle nanotecnologie e soprattutto della nanomedicina [8], ciò che un tempo pareva fantascienza ora risulta essere realtà. A tale riguardo, ritengo utile esporre alcuni brevetti, quindi documenti ufficiali. Al lettore poi spetterà unire le varie conoscenze in questa sede trasmesse, al fine di costruirsi una propria idea sull'argomento ed auspicabilmente stimolare la ricerca per chiarire chiarire l'enigma Morgellons.

US6696285: Nanomachine fueled by nucleic acid strand Exchange (ovvero nano macchina alimentata dallo scambio di filamenti di acidi nucleici);
US7531472: Nanofiber and method of manufacturing nanofiber (ovvero nanofibre e metodo per fabbricare nanofibre);
US20030134281: Nanomachine compositions and methods of use (ovvero composizione della nanomacchina e metodi di utilizzo);
US20060051401: Controlled nanofiber seeding (ovvero: semina controllata di nanofibre);
US20070293927: Gene and cell delivery self expanding polymer stents (ovvero consegna genica e cellular mediante polimere che si autoespandono);
US20090075354: Nanofiber structures for supporting biological materials (ovvero strutture di nanofibre per il sostegno di materiale biologico);
US20100090180: Self-replicating materials (ovvero materiali auto-replicanti);
US20100196435: Materials and methods for delivering compositions to selected tissues (ovvero materiali e metodi per la consegna di composti a tessuti selezionati);
US20110172404: Self-assembly of nanoparticles through nucleic acid engineering (ovvero auto-assemblaggio di nanoparticelle attraverso l’ingegneria degli acidi nucleici)
US20110229551: Drug delivery compositions and methods using nanofiber webs (metodi e consegne di composti farmacologici utilizzando tele di nanofibre);
US20110236974: Compositions and methods for making and using laminin nanofibers (ovvero composizioni e metodi per la produzione e l’utilizzo di nanofibre di laminina);
Nei seguenti tre brevetti viene citata espressamente, all’interno degli stessi, la patologia del Morgellons in un contesto di potenziale terapia della stessa:

US20090202442: Enerceutical activation of the alternative cellular energy (ACE) pathway in therapy of diseases (ovvero attivazione enerceutica della via dell’energia cellular alternative nella terapia delle patologie);
US20090081314: Glycemic control, diabetes tratment, and other treatments with acetyl cholinesterase inhibitors (ovvero controllo glicemico, trattamento del diabete e altri trattamenti con gli inibitori della acetil-colinesterasi);
US20090047267: Process for the preparation of a non-corrosive base solution and methods of using same (ovvero processo per la preparazione di una soluzione basica non corrosiva e metodi di utilizzo della stessa).
Considerazioni finali.

Occorrono ancora studi ma quello che è importante è non dare nulla per scontato ed in questo caso, come in altri, è bene utilizzare il famoso “principio di precauzione” che la scienza stessa insegna. E’ bene approfondire le ricerche sul Morgellons in quanto essendo ancora una patologia non del tutto conosciuta risulta potenzialmente pericolosa. Fortunatamente vi sono diversi ricercatori indipendenti e Istituzioni che stanno facendo luce su questo fenomeno dai molteplici aspetti. Siccome è in gioco la vita delle persone è fondamentale non dare nulla per scontato perché la vera scienza mette sempre in dubbio sé stessa alla continua ricerca dedita alla comprensione dei vari fenomeni che si prestano per essere affrontati. La scienza è al servizio dell’uomo e non deve precludersi nessuna ipotesi. La medicina inoltre la si impara dai pazienti, non solo dai libri e nelle Università.

Bilbiografia

[1]http://www.duepassinelmistero.com/Morgellons.htm
[2]http://www.morgellons.org/
[3]http://www.morgellons-research.org/morgellons/
[4]http://morgellons-info.blogspot.com/
[5]http://www.rense.com/general76/morgdef.htm
[6]http://www.rense.com/Datapages/morgdat1.htm
[7]http://www.carnicominstitute.org/articles/bio2011-7.htm
[8]http://www.nanomedjournal.org

Autore: Samuele Venturini

Fonte: Larunabianca.it

Articolo correlato: S. Venturini, "Filamenti bianchi polimerici - Un'analisi critica", 2012

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Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 19 marzo 2011

Segnalazioni di marzo

L’ultimo numero di “X Times” ospita un’intervista a Rosario Marcianò, Presidente del Comitato "Tanker enemy". Nell’articolo-intervista, "Morte dal cielo", in cui le domande sono poste da Andrea Della Ventura, sono presentati i tratti salienti del problema “scie chimiche” e forniti degli aggiornamenti. Ringraziamo Andrea Della Ventura, Lavinia Pallotta e Pino Morelli, rispettivamente direttrice editoriale e direttore responsabile del mensile, per aver dato spazio alla spinosa questione.

Sempre all’interno di “X Times” è stato pubblicato un articolo a firma di Lavinia Pallotta ed intitolato “The horsemen”, contenente le rivelazioni di un ex progettista dell’U.S.A.F., William Pawelec. Pawelec, specializzato nello sviluppo di sistemi per la sicurezza ed il controllo, nel 2001, rilasciò un’intervista a Steven Greer, con la clausola che essa venisse resa pubblica solo dopo la sua morte, avvenuta nel maggio 2007. Il permesso di divulgarla è tuttavia stato accordato solo nel dicembre 2010.

Pawelec, che lavorò nell’ambito di black projects, intese soprattutto dare ragguagli sulla nanotecnologia per il controllo delle persone, in forma di microprocessori sottocutanei. Egli stesso avrebbe lavorato nella progettazione e costruzione di trasponders, in grado di monitorare i parametri biologici, quali temperatura, pulsazioni, pressione sanguigna e persino le onde cerebrali. Secondo il tecnico statunitense, la produzione di questi apparati nanotecnologici fu commissionata dal governo ad imprese private, ufficialmente con fini di sicurezza, come riuscire a rintracciare le persone scomparse e prevenire rapimenti. In realtà, la produzione di tali dispositivi era tanto copiosa – bilioni di trasponders – da risultare per lo meno sospetta. Pawelec dichiara che riconobbe uno dei suoi “prodotti” in un microchip estratto dal corpo di una donna: la testimone affermava di essere stata sequestrata dagli extraterrestri.

L’insider descrive quattro gruppi di potere, da lui definiti "Horsemen", (Cavalieri, con riferimento ai quattro cavalieri dell’Apocalisse) che dispongono di immense risorse finanziarie e di tecnologia molto avanzata, il cui obiettivo finale sarebbe il totale soggiogamento della popolazione mondiale per mezzo dell’impianto di microchip.

Come osserva Lavinia Pallotta, le informazioni di questo rivelatore paiono plausibili non solo perché Pawelec non le ha diffuse quando era in vita, ma anche in quanto confermano molte altre testimonianze su potentati occulti e sui loro obiettivi.

A margine di questa sintesi, notiamo che il richiamo di Pawelec alla nanotecnologia si incastra con le acquisizioni circa i nanosensori (M.E.M.S.) dispersi con le chemtrails.

Rimanendo in tema, segnaliamo che la Dottoressa Staninger, tossicologa che per prima ha correlato il morbo di Morgellons alle scie chimiche, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “Portals to destiny”. Nel saggio l’autrice indaga l’impatto delle nanotecnologie sull'uomo e sulle altre forme di vita. Recensiremo il volume, dopo che ne avremo ricevuto una copia.

A seguito del rovinoso terremoto che ha squassato il Giappone settentrionale, si sono susseguite le inchieste per tentare di stabilire se il sisma sia stato naturale o indotto. Corrado Penna sta esaminando il tema con il consueto rigore. Finora le ipotesi formulate dai vari ricercatori sono così riassumibili.

- Il sommovimento tellurico è di origine artificiale ed è stato provocato con il sistema H.A.A.R.P.
- Il terremoto è la conseguenza di ordigni nucleari esplosi nel sottosuolo nell’ambito di test militari.
- Il disastro è l'effetto di una sinergia tra fenomeni naturali (attività solare, influssi planetari) e strumenti bellici.
- Il cataclisma è di origine naturale ed è occorso in una zona, la Cintura del fuoco, soggetta ad eventi sismici molto distruttivi.

Infine ricordiamo che è ormai imminente la pubblicazione dell’albo "The secret", ideato da Giuseppe Di Bernardo. Il primo numero si intitolerà “Il fattore cigno nero”.

Ad altiora.








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Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 17 dicembre 2010

Le chaff dell’U.S.A.F. sono prodotte con proteine geneticamente modificate (Articolo di Carolyn Williams Palit)

E’ esemplare la recente ricerca della valentissima giornalista indipendente Carolyn Williams Palit che chiarisce origine e natura delle “ragnatele artificiali”, confermando in buona misura le ipotesi di vari ricercatori, tra cui il biologo Giorgio Pattera. Ne emerge un impietoso e lucido ritratto di una “scienza” alla Dottor Frankenstein, un gioco pericoloso sulla pelle lacerata dei malati. Veramente, come avevamo scritto, ci si trova sul limitare di un mondo dove il confine tra naturale e tecnologico è molto sottile o, meglio, in presenza di un cambiamento antropologico in direzione di una “vita” sintetica.

I filamenti diffusi con gli aerei, soprattutto nella stagione autunnale, sono un nuovo tipo di chaff che si presta, però, a molteplici applicazioni, non essendo confinati questi ritrovati agli usi militari in senso stretto. Nei laboratori statunitensi, interventi su capre geneticamente modificate, hanno consentito di produrre una specie di seta che risulta un cross-over tra organico ed inorganico. Questo spiega perché i filamenti in oggetto, pur possedendo qualcosa di artificiale, sono bio-compatibili. L’agghiacciante scenario descritto dalla Palit, che ha attinto queste informazioni da siti governativi, investe la biotecnologia, l’industria chimica e dei biosensori per evidenziare come il Morgellons sia un’affezione legata a fibre biosintetiche e ad una possibile loro infestazione, a causa di microorganismi che attaccano sia gli Aracnidi sia le capre. All’interno di uno studio già dirompente, risulta esplosiva l’informazione circa i nematodi, i parassiti che, tempo fa, reperimmo nell’acqua piovana. Fibre biosintetiche, loro possibile contaminazione a causa dei nematodi vettori del batterio Wolbachia, Morgellons: il cerchio si chiude ed è un cerchio molto simile ad un cappio.

L’autrice sottolinea la situazione paradossale per cui chi dovrebbe indagare sulle fibre del Morgellons, fingendo di non cavare un … ragno dal buco, appartiene proprio a quelle agenzie che le producono! Quis custodiet custodes? Fino a quando gli inetti disinformatori ed i loro inutili caudatari continueranno a cianciare di ragni che migrano tutto l’anno?

Il National Institutes of Health e la United States Air Force (U.S.A.F.) sono elencati come le agenzie che hanno sovvenzionato le ricerche per l'invenzione di chaff create con le proteine della seta fibroina derivate dal latte di capre transgeniche. L'esercito degli Stati Uniti ha finanziato lo sviluppo delle capre transgeniche, nel cui D.N.A. è stato appunto incorporato un gene di un ragno serigeno. Questo materiale, una fibroina della seta, viene raccolto dal latte delle capre transgeniche. Si è ottenuto così un nuovo tipo di chaff, in luogo delle vecchie chaff a base di alluminio. Per molti anni, l'Air Force ha scaricato alluminio anti-radar nei cieli degli Stati Uniti.

Le informazioni qui di seguito sono state carpite dalla prima pagina del sito (il portale dell’U.S.A.F., n.d.t).

"L'Air Force ed il National Institutes of Health hanno finanziato composti cross-over organici-inorganici: sono materiali polimerici avanzati ed auto-replicanti che possono essere usati per chaff, biosensori, fibre, schiume, gel, pellicole e cristalli.

Si può inserire al loro interno quasi qualunque cosa biologica: germi, anticorpi, ormoni, geni. Possono essere usati per dispositivi microelettronici. I brevetti si riferiscono ad un processo di cristallizzazione che può essere eseguito in vivo, dopo l'impianto.

E stato dimostrato che la seta funzionale ricombinante mostra una capacità di promuovere la nucleazione di idrossiapatite.[1] Le sete funzionali ricombinanti (proteine di fusione della seta) della presente invenzione hanno potenziali applicazioni nei biomateriali, nell'ingegneria dei tessuti, nei materiali avanzati e nei biosensori". [...]

Chi sta indagando sul Morgellons? Il National Institutes of Health e l'Istituto di Patologia dell'esercito stanno investigando questa patologia: proprio loro, che possiedono i brevetti sulle nanotecnologie, non riescono a riconoscere nanotecnologia, quando la vedono? [...]

Che cosa succede, se il ragno o le capre ospitano un germe parassita? Potrebbe il parassita replicarsi ulteriormente, dopo essere stato introdotto in un materiale organico-inorganico, auto-replicante?

Da circa quattordici anni, molti cittadini riferiscono che gli aerei stanno diffondendo qualche tipo di sostanza che viene giù dal cielo e che assomiglia a ragnatele.

Gli attivisti contro le scie chimiche che studiano le fibre precipitare dal cielo, hanno notato che questi filamenti presentano una fluorescenza con colori brillanti, quando una luce UV li illumina. [...]

Le capre sono soggette ad essere attaccate dai nematodi. Il batterio Wolbachia è diffuso nei ragni usati nei laboratori. Wolbachia provoca sterilità nei maschi delle specie di ragno. E’ stato estratto un gene adatto a sintetizzare la proteina della seta negli Aracnidi in un laboratorio che potrebbe essere stato contaminato per inserirlo nel latte delle capre che potrebbero essere state contagiate. Poi hanno raccolto le proteine della seta dal latte di capra per trasformarle in una molteplicità di prodotti. […]

Wolbachia è un genere di batterio che infetta alcune specie di Artropodi, tra cui un'alta percentuale di insetti (circa il 60% delle specie). E 'uno dei microbi più comuni nel mondo.[…]

Oltre agli insetti, Wolbachia infetta una grande varietà di specie di Aracnidi e molte specie di nematodi filaria (un tipo di verme parassita), compresi quelli che causano l'oncocercosi (cecità del fiume Niger) ed elefantiasi in esseri umani, come la filaria dei cani. L’eliminazione di Wolbachia dai nematodi comporta in genere o la morte o la sterilità. Di conseguenza, le attuali strategie per il controllo delle malattie dovute al nematode comprendono l'eliminazione di Wolbachia tramite l’antibiotico doxiciclina piuttosto che con farmaci anti-nematodi piuttosto tossici.

Esistono molti brevetti relativi alla produzione di sete artificiali. I brevetti militari si devono a Kaplan ed a Lombardi. In alcuni casi, queste sete sono impiegate in medicina per il controllo della crescita cellulare, in chimica, per la filtrazione e la separazione, la catalisi, la decontaminazione (direttamente o con sostanze chimiche adeguate o enzimi), per le chaff [2], in additivi inorganici per indurire i materiali che possono essere riempiti con un secondo componente.

[1] L'idrossiapatite è un minerale raro, avente composizione chimica Ca5(PO4)3(OH). L'idrossiapatite è anche prodotta e riassorbita da tessuti organici: infatti è uno dei componenti principali delle ossa, dove si trova sotto forma di sali di Calcio. L'idrossiapatite può essere usata come riempitivo per sostituire ossa amputate, oppure come rivestimento per stimolare la crescita ossea all'interno di impianti protesici. Sebbene questo minerale possa essere presente anche in altre fasi (con una formula chimica simile o addirittura identica), l'interazione che si crea con l’organismo può variare molto. Gli scheletri di corallo possono essere trasformati in idrossiapatite, se sottoposti ad alte temperature. Le alte temperature inoltre neutralizzano eventuali molecole organiche, potenziali portatrici di malattie.

[2] Le chaff sono adoperate come misura antiaerea: sono costituite da cilindri o da sottili lastre rettangolari. Per confondere i sistemi missilistici antiaerei a guida termica, le chaff producono, attraverso la combustione di sostanze chimiche, un fortissimo calore che "depista" i sistemi missilistici dotati di un congegno di guida sensibile al calore, proveniente dai motori degli aerei a reazione e ad elica. Un altro tipo di chaff implica la diffusione nell'atmosfera di particelle metalliche di alluminio o di lunghi filamenti di alluminio o di fibra di vetro, sempre con lo scopo di interferire con gli apparati missilistici antiaerei a guida radar. Dispositivi ancora più sofisticati emettono onde radio di disturbo.

Fonte: exoticwarfare.com





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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 9 novembre 2010

L’aggressione della nanotecnologia al D.N.A. ed all'ambiente

L'articolo che pubblichiamo riguarda gli abnormi danni provocati dalla nanotecnologia, ma anche implicitamente le scie chimiche: le chemtrails, infatti, contengono micidiali nanoparticelle. Non ci sembra sia necessario aggiungere altro: solo notiamo che l'autore dell'inchiesta ha lo stesso atteggiamento irresoluto e poco cristallino di chi sconsiglia l'uso della geo-ingegneria, mentre tonnellate di veleni vengono riversate ogni giorno nella biosfera. Così vengono paventate le possibili insidie di una tecnologia che, priva di veri benefici, ha già aggredito da tempo il pianeta ed i suoi abitanti.

Noi tutti pensiamo che gli articoli personali di uso quotidiano siano inoffensivi: cosmetici, lozioni abbronzanti, calze ed abbigliamento sportivo, ma questi prodotti potrebbero contenere particelle nanotech (novità sviluppata dalla cosiddetta nanotecnologia). Le minuscole particelle generate dalla nanotecnologia hanno dimostrato la loro capacità di far ammalare ed uccidere i lavoratori di fabbriche che usano questo tipo di tecnologia. I rischi conosciuti per la salute umana includono danni gravi e permanenti al polmone, mentre gli studi sulle cellule rivelano danni genetici al D.N.A. Estremamente tossiche per la fauna acquatica, le nanoparticelle comportano chiari rischi per molte specie e minacciano l’intera catena alimentare.

Le nanoparticelle sono state presentate dall’industria come il meraviglioso ingrediente di nuovi prodotti per l’igiene personale, il confezionamento degli alimenti, le vernici, le procedure mediche, gli articoli farmaceutici, gli pneumatici ed i pezzi di automobile, tra il numero sempre crescente di altri prodotti di consumo. Le compagnie cosmetiche aggiungono nanoparticelle di diossido di titano alle creme solari per renderle trasparenti sulla pelle. I produttori di abbigliamento sportivo hanno inventato vestiti inodori che contengono nanoparticelle d’argento, due volte più tossiche per i batteri rispetto alla candeggina. Le compagnie industriali automobilistiche hanno aggiunto nanofibre di carbonio per rinforzare pneumatici e pannelli di carrozzeria.

Secondo il "Progetto statunitense sulle Nanotecnologie Emergenti" (P.E.N.), gli articoli per la salute ed il fitness continuano a dominare l’offerta della produzione nanotecnologica, raggiungendo il 60% dei prodotti conosciuti. Il nanoargento è il nanomateriale più impiegato, grazie alle sue proprietà antimicrobiche: nella fabbricazione di gran parte di prodotti, infatti, ben 259 di essi lo contengono (il 26% di 1.000 articoli studiati). L’inventario aggiornato del PEN presenta i prodotti di 24 paesi, inclusi Stati Uniti, Cina, Canada e Germania.

Finora i nanomateriali sono stati così poco compresi che gli scienziati non sono in grado di predire come si comporteranno e di testare la loro sicurezza (sic). Più di 1.000 articoli di consumo manifatturati con nanoparticelle, che possono essere fino a 100 volte più piccole di un virus, sono già sul mercato, nonostante la quasi totale assenza di dati certi sui pericoli che comportano per la salute umana e l’ambiente. Mentre queste particelle atomiche possono essere un beneficio in alcune applicazioni mediche (sic), scienziati ed ambientalisti richiedono maggiori studi. Fino ad oggi sono pochi gli effetti nocivi riscontrati di questa nuova tecnologia virtualmente non regolamentare. Ma questa mancanza potrebbe essere dovuta proprio agli scarsi studi che sono stati condotti nella fretta di trovare un sempre maggior numero di applicazioni nanotech redditizie.

La nanotecnologia, la scienza dell’infinitamente piccolo, è un’importante industria emergente, con un mercato annuale proiettato intorno a un trilione di dollari statunitensi entro il 2015. Essa implica la manipolazione o la produzione di nuovi materiali a partire da piccole porzioni di materia leggermente più grandi di atomi e molecole; argento e carbonio costituiscono i materiali base più importanti.

I nanomateriali sono più piccoli del diametro di un capello umano e possono essere osservati solo attraverso potenti microscopi. Un nanometro è la miliardesima parte di un metro, un capello umano misura circa 80.000 nanometri. Un atomo è pressappoco la terza parte di un nanometro e le nanoparticelle sono gruppi di atomi di solito più piccoli di cento nanometri. Le minuscole particelle di materiali presentano spesso proprietà uniche e diverse da quelle degli stessi materiali in scala più grande. Le nanoparticelle devono il loro successo alle straordinarie e, a volte, davvero insolite, proprietà che possiedono. Ad esempio, le racchette da tennis costruite con nanotubi di carbonio sono incredibilmente forti, mentre i pezzi più grandi di grafite si rompono facilmente. L’industria medica sta investendo enormemente sulle nanoparticelle per creare farmaci di precisione in grado di mirare a specifici tessuti, come le cellule cancerose (sic). Mentre alcuni di questi nuovi materiali possono avere applicazioni benefiche nelle procedure mediche, medicazioni di ferite e prodotti farmaceutici (?), cresce la preoccupazione sui possibili effetti tossici. Le nanoparticelle sono state collegate soprattutto alle malattie polmonari ed ai danni genetici.

Nel corso di un nuovo studio britannico, gli investigatori hanno riscontrato un processo mai visto prima, soprannominato “toxic gossip”, in cui le nanoparticelle di metallo danneggiano il D.N.A., perfino attraverso le barriere di tessuto epidermico intatte. I ricercatori hanno definito la scoperta come un’”enorme sorpresa”, poiché le nanoparticelle, sembra, abbiano indirettamente creato dei danni.

Adesso, per la prima volta, uno studio scientifico ha stabilito una relazione chiara e causale tra il contatto umano con le nanoparticelle e gravi problemi di salute. Secondo un articolo pubblicato sull’ European Respiratory Journal da un gruppo di ricercatori cinesi diretti da Yuguo Song, del "Dipartimento di Medicina del Lavoro e Tossicologia Clinica del Chaoyang Hospital" di Beijing (Pechino), sette giovani operaie si sono gravemente ammalate dopo aver lavorato in una fabbrica di vernici che usava la nanotecnologia. Le operaie hanno sofferto danni gravi e permanenti ai polmoni, oltre ad eruzioni cutanee su viso e braccia. Due di loro sono morte, mentre le altre cinque non sono ancora guarite, nonostante siano passati diversi anni.

Circa cinquecento studi hanno dimostrato la tossicità della nanotecnologia per gli animali, le cellule umane e l’ambiente. Sebbene l’articolo di Song provi per la prima volta l’evidenza della tossicità negli esseri umani, secondo la ricercatrice Silvia Ribeiro questo risultato potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un’industria estremamente rischiosa.

Gli agglomerati di nanoparticelle dello stesso materiale, invece, si comportano diversamente, in modo più potente, più tossico, ed hanno proprietà radicalmente differenti. Ciò che le rende così utili rende anche la loro sicurezza così incerta. È necessaria una ricerca immediata e approfondita sulla tossicità delle nanoparticelle. Gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente derivano dalle nanoparticelle che si riversano nei condotti idrici attraverso il trattamento delle acque reflue, colpendo gli organismi che vivono nell’acqua e le persone che bevono e cucinano con quell’acqua.

Le nanoparticelle che destano maggiore preoccupazione sono tre: quelle d’argento, le nanofibre di carbonio e le cosiddette “buckyballs”, ovvero microscopiche strutture di carbonio a forma di pallone da calcio.

Il nanoargento è noto per la sua alta tossicità verso la vita acquatica. Mentre per gli esseri umani l’argento risulta più sicuro di altri metalli tossici come il piombo e il cromo, per gli organismi acquatici purtroppo non è così. L’argento è più tossico per molti organismi di acqua dolce e salata, risalendo dal fitoplancton (alla base della catena alimentare) fino agli invertebrati marini, come ostriche e lumache, e per i pesci, soprattutto nella loro fase di crescita. Molte specie di pesci e crostacei, così come i pesci di cui si nutrono, sono vulnerabili. La prolungata esposizione all’argento colpisce e spezza la salute dell’ecosistema. Il nanoargento è significativamente più tossico dei pezzi d’argento, perché le particelle microscopiche in una vasta area aumentano la loro capacità di interagire con l’ambiente. È stata comprovata la capacità del nanoargento di rompersi, scomporsi e infiltrarsi nell’acqua quando, per esempio, gli indumenti sportivi contenenti nanoparticelle d’argento per il controllo degli odori, vengono centrifugati nelle lavatrici. Secondo uno studio sulle nanoparticelle d’argento adoperate come antimicrobici nei tessuti, su sette campioni testati, quattro di questi hanno perso dal 20 al 35% dell’ argento al loro primo lavaggio ed una marca ha perso la metà del suo contenuto d’argento già dopo i primi due lavaggi, andando a finire direttamente nell’ambiente. Molti corsi d’acqua si stanno riprendendo dagli alti livelli d’argento introdotti dall’industria fotografica durante il ventesimo secolo. I nuovi prodotti contenenti nanoparticelle d’argento possono risultare altamente tossici per i livelli d’argento che verrebbero così reintrodotti nei fiumi e nei laghi attraverso gli impianti per il trattamento delle acque.

Le nanofibre di carbonio aggiunte agli pneumatici ed intessute nell’abbigliamento per produrre diversi colori senza usare tinte, sono tendenzialmente impiegate anche in prodotti attraverso i quali potrebbero essere inalate provocando danni ai polmoni. In uno studio pubblicato sul Journal of Molecular Cell Biology, i ricercatori cinesi hanno scoperto che una classe di nanoparticelle ampiamente sviluppata in medicina, i dendrimeri poliamidoaminici (PAMAM), causa danni ai polmoni, innescando un tipo di cellule programmate, conosciute come cellule mortali autofagiche. Inoltre, le “buckyballs” a base di carbonio hanno dimostrato di essere assorbite dagli organismi semplici, sollevando la preoccupazione che le sostanze tossiche contaminino la catena alimentare danneggiandola alla base.

Oggi, secondo il P.E.N., più di un mille prodotti basati sulla nanotecnologia, sono stati resi disponibili ai consumatori di tutto il mondo. Il più recente aggiornamento dell’inventario, risalente a tre anni e mezzo fa, riflette il crescente uso delle minuscole particelle in ogni cosa, dai prodotti convenzionali come gli utensili da cucina antiaderenti, accendigas, racchette da tennis più resistenti, fino a dispositivi sofisticati come sensori indossabili che monitorano la postura.

“L’uso di nanotecnologia nei prodotti per i consumatori continua a crescere rapidamente”, afferma il direttore del P.E.N. David Rejeski. "Quando abbiamo avviato l’inventario nel marzo 2006, c’erano soltanto 212 prodotti. Se l’introduzione di nuovi prodotti dovesse continuare a questo ritmo, il suo numero potrebbe avvicinarsi a 1.600 entro i prossimi due anni. Questo porterà a significative cause legali per negligenza contro organismi come la Food and Drugs Administration (Agenzia per gli Alimenti e i medicinali) e la Consumer Product Safety Commission (C.P.S.C.), che spesso adottano provvedimenti insufficienti ad identificare prodotti nanotech, prima che vengano introdotti sul mercato”.


Fonte: http://www.comedonchisciotte.org






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