
"Il circolo dei gatti di Vishnù" è un romanzo di Ian Mc Donald, candidato al Premio Hugo 2010. Il protagonista della storia è Vishnù, omonimo della divinità indiana preposta alla conservazione dell’universo. Egli è un adolescente, le cui straordinarie doti, come quella di poter interpretare in un attimo una situazione complessa con tutti gli addentellati, sono il risultato di modificazioni genetiche. Creato per soddisfare le esigenze di una società ipertecnologica, Vishnù, però, si sviluppa con un ritmo più lento rispetto ai suoi coetanei, pur dimostrando capacità di apprendimento estranee a quelle degli altri uomini.
In India divampano conflitti interetnici: il protagonista, divenuto un campione della diplomazia, scopre che da tempo opera dietro le quinte un’intelligenza artificiale in grado di controllare quasi tutto il pianeta per mezzo di nano-elaboratori piccoli come granelli di polvere. Lo scopo dell’intelligenza artificiale è la trasformazione graduale, ma irreversibile di coloro in cui, come Vishnù, alberga una coscienza, poiché considerati obsoleti in un mondo in cui tutti sono destinati a diventare intelligenze sintetiche al fine di generare un colossale computer cosmico.
Il titolo di Mc Donald si potrebbe leggere come una delle tante anticipazioni di scenari futuri, come una distopia sulla falsariga di “Brave new world”, l’opera narrativa di Aldous Huxley in cui è prefigurato un mondo tecnocratico, fondato sui principi dell’eugenetica. Eppure si è tentati non tanto di interpretare il libro, valutando i richiami alla nanotecnologia ed alla cosiddetta “smart dust”, come altrettanti avvisi dei pericoli insiti in una deriva tecnologica, piuttosto si potrebbe vedere uno spaccato di una realtà quasi compiuta.
In un suo recente articolo “And man shall walk as machine”, il ricercatore britannico Nigel Kerner ha affrontato il tema della singolarità tecnologica, ossia l’orizzonte in cui l’”evoluzione” umana transiterà in modo inavvertito verso la definitiva trasformazione in macchina pensante. L’acutissimo Kerner sottolinea questo mutamento antropologico, distinguendo tra l’universo entropico-meccanico governato da leggi ferree e la sfera della coscienza, tesa verso la rottura degli schemi e l’espansione dinamica. In tale analisi, introduce – pare un volo pindarico, ma non lo è – l’antitesi tra l’occhio per occhio, dente per dente della Torah e la morale del Vangelo. L’occhio per occhio dente per dente, non è – a differenza di quanto potrebbe sembrare – solo un esempio della legge del taglione, ma il riferimento ad una legge di azione-reazione. È una relazione meccanica, automatica, cui si contrappone, secondo Kerner, il radicale rovesciamento dei paradigmi vetero-testamentari. In questa trasvalutazione dei valori, la coscienza marca la discontinuità rispetto ai modelli tecno-sintetici che non sono soltanto gli obiettivi dei movimenti transumanisti, ma anche le coordinate entro cui agiscono i controllori del pianeta.
In India divampano conflitti interetnici: il protagonista, divenuto un campione della diplomazia, scopre che da tempo opera dietro le quinte un’intelligenza artificiale in grado di controllare quasi tutto il pianeta per mezzo di nano-elaboratori piccoli come granelli di polvere. Lo scopo dell’intelligenza artificiale è la trasformazione graduale, ma irreversibile di coloro in cui, come Vishnù, alberga una coscienza, poiché considerati obsoleti in un mondo in cui tutti sono destinati a diventare intelligenze sintetiche al fine di generare un colossale computer cosmico.
Il titolo di Mc Donald si potrebbe leggere come una delle tante anticipazioni di scenari futuri, come una distopia sulla falsariga di “Brave new world”, l’opera narrativa di Aldous Huxley in cui è prefigurato un mondo tecnocratico, fondato sui principi dell’eugenetica. Eppure si è tentati non tanto di interpretare il libro, valutando i richiami alla nanotecnologia ed alla cosiddetta “smart dust”, come altrettanti avvisi dei pericoli insiti in una deriva tecnologica, piuttosto si potrebbe vedere uno spaccato di una realtà quasi compiuta.
In un suo recente articolo “And man shall walk as machine”, il ricercatore britannico Nigel Kerner ha affrontato il tema della singolarità tecnologica, ossia l’orizzonte in cui l’”evoluzione” umana transiterà in modo inavvertito verso la definitiva trasformazione in macchina pensante. L’acutissimo Kerner sottolinea questo mutamento antropologico, distinguendo tra l’universo entropico-meccanico governato da leggi ferree e la sfera della coscienza, tesa verso la rottura degli schemi e l’espansione dinamica. In tale analisi, introduce – pare un volo pindarico, ma non lo è – l’antitesi tra l’occhio per occhio, dente per dente della Torah e la morale del Vangelo. L’occhio per occhio dente per dente, non è – a differenza di quanto potrebbe sembrare – solo un esempio della legge del taglione, ma il riferimento ad una legge di azione-reazione. È una relazione meccanica, automatica, cui si contrappone, secondo Kerner, il radicale rovesciamento dei paradigmi vetero-testamentari. In questa trasvalutazione dei valori, la coscienza marca la discontinuità rispetto ai modelli tecno-sintetici che non sono soltanto gli obiettivi dei movimenti transumanisti, ma anche le coordinate entro cui agiscono i controllori del pianeta.

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Sempre all’interno di “X Times” è stato pubblicato un articolo a firma di Lavinia Pallotta ed intitolato “The horsemen”, contenente le rivelazioni di un ex progettista dell’U.S.A.F., William Pawelec. Pawelec, specializzato nello sviluppo di sistemi per la sicurezza ed il controllo, nel 2001, rilasciò un’intervista a Steven Greer, con la clausola che essa venisse resa pubblica solo dopo la sua morte, avvenuta nel maggio 2007. Il permesso di divulgarla è tuttavia stato accordato solo nel dicembre 2010.



P.A: Il diametro di questi nano-conduttori è circa 100 volte inferiore a quello di un capello. Come si fa a spingere gli elettrodi nel cervello?