Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query nanotecnologie. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query nanotecnologie. Ordina per data Mostra tutti i post

venerdì 2 novembre 2007

Nesso tra ambiente, salute e nanotecnologie

Grazie alla collaborazione della gentilissima Dottoressa Hildegarde Staninger, pubblichiamo il documento ufficiale della Sottocommissione della Camera statunitense relativa al rapporto tra ambiente, medicina e nanotecnologie.

Washington (D.C.) Concorrenza nel ventunesimo secolo nell'ambito del mercato globale e sviluppo delle nuove tecnologie come tema di investigazione e studio negli ultimi anni per opera della Commissione della Camera sulla Scienza e la ricerca tecnologica e della Sottocommissione su Scienza ed istruzione.

La valutazione è proseguita oggi con uno sguardo sui potenziali rischi per l'ambiente e la salute umana associati allo sviluppo delle nanotecnologie. La nanotecnologia, che implica la manipolazione della materia, a livello atomico e molecolare, ha portato alla creazione di 580 prodotti nell'ambito medico, cosmetico, elettronico, dei nanomotori. Ad oggi manca una strategia onnicomprensiva circa la ricerca dei rischi connessi alle nanotecnologie.

Oggi, gli esponenti della Sottocommissione hanno esaminato il modo in cui gli USA possono affrontare la ricerca e lo sviluppo e, contemporaneamente, il modo in cui stabilire delle priorità ed un piano per la ricerca sui potenziali rischi per l'ambiente e la salute umana delle nanotecnologie.

Nel corso dell'audizione il Presidente Brian Baird ha affermato: "La nanotecnologia è un campo estremamente complesso che coinvolge centinaia di prodotti e miliardi di dollari di profitti per diverse società. Tuttavia esiste una scarsa comprensione dei rischi per l'ambiente e la salute correlate alle nanotecnologie. E' chiaro che abbiamo bisogno di una strategia completa per indirizzare queste preoccupazioni".

La Commissione per la Scienza e la Tecnologia tenne già due audizioni su questo tema: una nel 2005 ed un'altra nel 2006, con l'obiettivo di valutare i rischi ed i benefici della nanotecnologia e gli sforzi dell'agenzia National Nanotechnology Initiative (NNI) adottati nella ricerca. I progressi in tale ambito di ricerca sono stati lenti. Secondo il testimone, Dr Andrew Maynard, "La risposta del governo federale per identificare i rischi delle nanotecnologie è stata lenta, mal concepita, mal diretta e coordinata, sottofinanziata.

L'audizione ha esplorato lo stato degli sforzi compiuti ed ha ricevuto suggerimenti sul modo di migliorare il processo dai seguenti esperti: Dr. Clayton Teague, Direttore del Nanotechnology Coordination Office (NNCO); Mr. Floyd Kvamme, Co-presidente del President’s Council of Advisors on Science and Technology (PCAST); Dr. Vicki Colvin, Direttore esecutivo, International Council on Nanotechnology and Professor of Chemistry and Chemical Engineering, Rice University; Dr. Andrew Maynard, Consigliere scientifico capo, Project on Emerging Nanotechnologies, Woodrow Wilson International Centre for Scholars; Dr. Richard Denison, Scienziato anziano, Environmental Defence; and Mr. Paul D. Ziegler, Presidente of the Nanotechnology Panel, American Chemistry Council, Direttore globale, PPG Industries, Inc.



Leggi qui il documento originale.

domenica 30 settembre 2007

Il rapporto Staninger (terza parte)

>> Leggi qui la prima parte <<

>> Scarica qui l'intero documento in formato PDF <<


Disintossicazione

Gli enzimi della fase 1 e della fase 2 convertono le sostanze chimiche estranee in forme che possono essere facilmente espulse; esse sono spesso riferibili agli enzimi di disintossicazione. Comunque dovrebbe essere sottolineato che la biotrasformazione non è strettamente legata alla disintossicazione. In un certo numero di casi, i prodotti del metabolismo sono più tossici dei composti originali. Questo è particolarmente vero per alcuni composti chimici cancerogeni e per un numero di sostanze che causano la necrosi cellulare del polmone, del fegato e del rene. In molte circostanze, un metabolita tossico può essere isolato ed identificato. In altri casi, sostanze intermedie altamente reattive, vengono formate durante la biotrasformazione di una sostanza chimica. Il termine “bioattivazione” è spesso usato per indicare la formazione enzimatica delle sostanze intermedie reattive. Si pensa che esse determinino gli eventi che portano alla morte della cellula, al tumore indotto chimicamente, alla teratogenesi e ad altre patologie.

Le persone malate di Morgellons hanno le reazioni contrarie della fase 1 e 2, poiché esse sperimentano parametri fisiologici specifici come bassa temperatura corporea, pressione sanguigna elevata, alta conducibilità dell’urina, gel e fibre fluorescenti sul corpo simili a microscopici tatuaggi fluorescenti. Tutti i pazienti affermano di aver percepito come la puntura di un ago, attraverso la pelle e soffrono di un insopportabile prurito.


Nanotecnologie

La nanotecnologia presenta nuove opportunità per creare migliori materiali e prodotti. Da tempo, nanomateriali sono disponibili sul mercato statunitense, nell’ambito dell’abbigliamento, dei tessuti, dei computers, dei cosmetici, dell’equipaggiamento sportivo e degli strumenti medici. Un quadro generale della ricerca Mtech relativo alle società che lavorano nel campo della nanotecnologia, ha identificato circa 80 prodotti e più di 600 materiali grezzi, componenti intermedi ed articoli industriali che sono usati dai produttori. La nostra economia sarà sempre più condizionata dalla nanotecnologia, quanto più si diffonderanno i prodotti contenenti nanomateriali che passeranno dal campo della ricerca e dello sviluppo a quello della produzione e del commercio.

La nanotecnologia ha anche la potenzialità di migliorare l’ambiente, sia attraverso le applicazioni dirette dei nanomateriali per individuare ed eliminare gli inquinanti, sia indirettamente, usando la nanotecnologia per sviluppare processi industriali più puliti e per creare prodotti ecocompatibili. Tuttavia esistono domande senza risposta sull’impatto dei nanomateriali e dei nanoprodotti sulla salute umana e sull’ambiente e l’E.P.A. ha l’obbligo di assicurare che i rischi potenziali siano adeguatamente compresi per proteggere la salute umana e l’ambiente. Dal momento che i prodotti nanotecnologici diventano sempre più numerosi e diffusi nell’ambiente, l’E.P.A. sta considerando come agire circa i progressi della nanotecnologia per rafforzare la protezione ambientale. Inoltre sta esaminando l’impatto delle nanotecnologie in relazione ai programmi ambientali, alle esigenze di ricerca ed agli approcci decisionali. Attualmente l’unico codice di regolamentazione che mira a valutare il rischio ambientale delle nanotecnologie, fa capo alla città di Berkley, in California. Alcuni esempi di questa tecnologia applicata alla ricerca privata si riferiscono alla composizione di fibre usate per indirizzare le ricerche.

Iniettori di nano tubi di carbonio - Un nano tubo al carbonio unito a punti quantici rivestiti di streptavidina, sviluppato da Xing Chen, Andrax Kis, Alex Zetti e Carolyn Bertozzi della Università della California di Berklely. La loro caratteristica unica è la capacità di trasferire i geni.

Nanomotore – Carlo Montemagno della Cornel University ha creato un motore molecolare delle dimensioni pari ad un quinto di un globulo rosso. I componenti chiave sono le proteine dell’Helicobacter Coli, attaccato ad un asse di nichel e ad un’elica che è alimentata dall’ATP, l’energia che l’organismo stesso usa per tutte le funzioni vitali. Questo motore molecolare, però, funziona con un’efficienza che va dall’1 al 4%, notevolmente inferiore a quella degli organismi viventi, che possono raggiungere un’efficienza del 100%.

Nanobombe - I ricercatori del Michigan hanno creato nanobombe intelligenti che sono in grado di aggirare il sistema immunitario e di introdursi nelle cellule malate per ucciderle o per diffondere dei farmaci.

Nanoelettrosensori – Strumenti elettronici che possono far secernere specifici ormoni alle cellule, allorquando l’organismo ne ha bisogno e generatori di elettricità che si autoassemblano all’interno della cellula.

Nanofarmaci - Un’altra idea è quella di interagire direttamente con le cellule, così che esse possano essere trasformate in “industrie farmaceutiche” per produrre medicine su richiesta. Milan Mrksich, chimico dell’Università di Chicago, progetta di agganciare le cellule a circuiti elettronici legandoli ad un tappeto di bracci molecolari. Catene di carbonio della lunghezza da 10 a 20 atomi, sono attaccate ad una lamina dorata con atomi di zolfo. I trefoli sono addensati così strettamente che stanno dritti sulla superficie. Ciò crea una “boscaglia” di villi metallici appiccicosi molecolari, per catturare e manipolare le cellule.

Punti quantici, nanoparticelle, nanotubi di carbonio (nella microelettronica) ed altri nanostrumenti usa e getta, possono costituire nuove classi di nanospazzatura di inquinanti ambientali non bio-degradabili che potrebbero causare patologie assimilabili ad una subdola forma tumorale da amianto (asbestosi).

Il quadro delle possibili reazioni immunitarie avverse è già stato precisato. Gli scienziati hanno già sviluppato materiali sintetici che non causano (?) problemi quando vengono introdotti nell’organismo, a cominciare dalle protesi di silicone per il seno. Gli strumenti nanotecnologici sono peggiori. David Williams, consigliere dell’unione Europea per i problemi della percezione delle tecnologie mediche afferma: “Il corpo umano è disegnato per respingere o attaccare agenti estranei delle dimensioni di una cellula”. Ancora peggio, gli strumenti nanotecnologici potrebbero inibire il sistema immunitario irreversibilmente.

Se strumenti così piccoli sono in grado di sfuggire al sistema immunitario, ci si chiede quali saranno gli effetti sulle membrane cellulari, sul nucleo del DNA e sulla sua membrana. Se i nanomateriali sono costituiti da plasmidi di funghi, batteri o virus, questi nuovi materiali si mescoleranno e si legheranno ai nostri costituenti interni delle cellule? (Mutazione genetica – ndr)


Le nanotecnologie e l’ambiente

Nel libro bianco del NIOSH sulle nanotecnologie, si afferma specificamente che i nanomateriali sono così piccoli che essi non danneggiano le cellule viventi. Tuttavia, recenti studi sull’uso dei nanotubi nei polmoni dei ratti, hanno dimostrato che essi si ammalano o muoiono dopo il trattamento.

Nel progetto FMN, due persone affette da Morgellons hanno sottoposto dei campioni ad un’analisi che si è avvalsa del microscopio elettronico; i campioni sono stati confrontati con il materiale di ricaduta delle scie chimiche diffuse nei cieli del Texas. L’esame ha rivelato che il materiale in tutti i campioni erano rintracciabili vari stadi di sviluppo o degradazione delle sostanze trovate negli ospiti (Anna e Lilly): il campione delle scie chimiche corrisponde a quello delle donne esaminato. I campioni provenivano da zone distanti 1.500 miglia l’una dall’altra.

Il nostro ambiente ha visto i risultati della diffusione di sostanze chimiche nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Il DDT immesso rapidamente sul mercato quasi quarant’anni fa dalla American Bald Eagle, è stato un esempio perfetto di come una sostanza chimica può danneggiare la catena alimentare di altri animali. I nanomateriali, che vengono diffusi nei fiumi e nell’aria, sono una bomba ad orologeria per l’ambiente. E’ importante sia per gli scienziati sia per l’opinione pubblica controllare da vicino gli sviluppi della nanotecnologia e discernerne i fatti reali, per determinare se realmente può migliorare la nostra vita senza compromettere la dignità e l’integrità della specie umana.

Dott. ssa
Hildegarde Staninger
Traduzione di Zret & Straker



Un particolare ringraziamento va alla Dottoressa Staninger per la fattiva collaborazione.

REFERENCE(s)

1. Amdur, Mary O., J. Doull, and C.D. Klaassen. Casarett and Doull's Toxicology: The Basic Science of Poisons, 4th Edition. Chapter 4: Biotransformation of Toxicants by I. Glenn Sipes and A. Jay Gandolfi. Pergamon Press. New York. © 1991. Pgs. 88 ­ 126.

2. Staninger, Hildegarde. Far-Infrared Radiant Heat (FIR RH) Type Remediation for Mold and Other Unique Diseases. National Registry of Environmental Professionals. Annual Conference in Nashville, Tennessee. NREP, Des Plaines, IL © October 18, 2006,
http://www.dldewey.com/stan.htm
3. Staninger, Hildegarde. 'Size Matters'
http://www.rense.com/morgphase/sizematters.htm © March 2007

4. Dutton, G.J. Glucuronidation of Drugs and Other Compounds. CRC Press, Inc.. Boca Raton, FL. © 1980

5. Guengerich, F.P. and Liebler, D.C. Enzymatic activation of chemicals to toxic metabolites. CRC Crit. Rev. Toxicol. 14:259-307. © 1985

6. Hawkins, D.R. (ed): Biotransformaitons. Vol. 1: A Survey of the Biotransformations of Drugs and chemicals in Animals. Royal Society of Chemistry. London. © 1988

7. Weber, W.W. The Acetylator Genes and Drug Response. Oxford University Press. New York. © 1987

8. U.S. EPA Environmental Protection Agency. External Review Draft Nanotechnology White Paper. Science Policy Council. U.S. EPA, Washington, D.C. December 2, 2006,
http://www.epa.gov/osa/nanotech.htm

9. City of Berkley, California County Commissioner's Meeting. Testimony of
Dr. Edward Spencer and other public citizens on the risk of
nanotechnology to the environment. (City developed an
ordinance/regulation to evaluate the risk to the environment from
nanotechnology.) Berkley, California © 2006,
http://www.seektress.com/berkeley.htm

10. Staninger, Hildegarde. Project: Fiber, Meteroite & Morgellons. Phase I and II.
http://www.rense.com/morgphase/phase2_1.htm, © March 2007.

11. Ho, Mae-Wan. Nanotecnology, a Hard Pill to Swallow.
http://www.i-sis.org.uk/nanotechnology.php © July 16, 2007

12. Lam, et. al. Pulmonary Toxicity of Single-Walled Carbon Nanotubes in Mice 7 and 90 Days after Intratracheal Instillation. Toxicol. Sci. 77:126-134 © 2004

13. Staninger, Hildegarde. Project: Fiber, Meteroite & Morgellons. Phase I and II.
http://www.rense.com/morgphase/phase2_1.htm © March 2007

14. Environmental Defense Fund & Dupont. Brochure: NANO Risk Framework. (http://www.dupont.com/ & http://www.environmentaldefensefung.com/)

martedì 19 gennaio 2016

Il sedicente Putin propone un rimedio peggiore del “male”



Siamo alle solite: si è conclusa il 12 dicembre 2015 la conferenza sul clima a Parigi, dove i “grandi” della Terra, con la consueta faccia di tolla, hanno finto di voler salvare il pianeta da un fantomatico riscaldamento globale da CO2, quando i disastri climatici sono causati proprio da chi simula di volerli contrastare, ossia il complesso militare-industriale, grazie alla cooperazione di infernali governi.

Non basta: alla sciagurata conferenza è spuntato il sedicente Putin con un’idea ingegnosa, basata sempre sulla mistificazione del global warming. Il colpo di genio è il seguente: usare nanotubi di carbonio nei processi produttivi, ufficialmente per migliorare la qualità e la durata di plastica, alluminio, acciaio etc. Una maggiore efficienza della produzione industriale porterebbe ad un decremento nelle emissioni di gas serra. In realtà la proposta è la classica polpetta avvelenata: le nanotecnologie hanno spesso dei risvolti dannosi, in particolare la diffusione nell’ambiente di nanotubi di carbonio è all’origine di patologie respiratorie. Non è tuttavia un caso se molti centri di ricerca magnificano le potenzialità dei nanotubi in oggetto: il carbonio, insieme con il silicio, è l’unico elemento che forma delle catene (si pensi al DNA), si adatta quindi a creare un’interfaccia organico-inorganico che è l’obiettivo saliente, sebbene non dichiarato, del criminale piano transumanista.


La Russia sta pensando fuori dagli schemi nel tentativo di contrastare i cosiddetti cambiamenti climatici. Alla conferenza di Parigi, i rappresentanti russi hanno annunciato l’intenzione di ricorrere alle nanotecnologie per ridurre le emissioni di gas serra. […] Come riferisce il quotidiano Sciencetimes.com, la Russia è il quinto più grande inquinatore al mondo, con la Cina che è al primo posto. La proposta si concentra sugli sforzi per ridurre le emissioni che coinvolgono cinque materiali: acciaio, cemento, alluminio, plastica e carta che potrebbero essere resi più leggeri, più resistenti ed efficienti grazie alla nanotecnologia in cui spiccano alcune società russe.

La “Rusnano”, ad esempio, è un’azienda che ultimamente ha ricevuto 10 bilioni di dollari di fondi da parte del governo di Mosca per la ricerca e l’applicazione delle nanotecnologie nella produzione dei materiali citati.

“I nanotubi di carbonio hanno dimostrato di rendere molto duro l’alluminio, la plastica conduttiva, di prolungare la durata delle batterie agli ioni di litio”, ha dichiarato il Dottor Anatoly Chubais, fondatore della Rusnano. “Con le nanotecnologie si potranno ridurre le emissioni di CO2 (sic!!!) e pensare agli scenari futuri con un nuovo approccio”.


Fonte: Segnidalcielo.it


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 2 settembre 2007

L'invasione delle nanotecnologie

Niels Boeing

L'INVASIONE DELLE NANOTECNOLOGIE: COSA SONO E COME FUNZIONANO I NUOVI MICROROBOTS INVISIBILI CHE COLONIZZERANNO IL MONDO.

"Che cosa dobbiamo aspettarci da queste nuove, promettenti tecnologie? Avremo, tra poco, micromacchine capaci di veicolare farmaci anticancro direttamente nelle cellule malate? Disporremo presto di stoviglie autopulenti o di abiti sensibili alle temperature? Oppure dovremo, un giorno, fronteggiare il rischio che questi potenti nanorobots, sempre più invasivi, possano contagiare come virus l'habitat umano? Il libro di Niels Boeing, indaga con rigore scientifico, ma con l'efficacia di un'inchiesta giornalistica, i fondamenti e le prospettive della nanoscienza".

E' questa la breve presentazione di una monografia scritta da Niels Boeing. L'autore affronta un tema noto ai nostri lettori, quello delle nanotecnologie, l'ultima frontiera della miniaturizzazione, arma a doppio taglio, destinata forse a stravolgere la vita delle persone.

Ricercatori e scienziati allevati, a somiglianza di polli in batteria, all'interno di università e di centri di ricerca, anche in quei pochi casi in cui intendono agire per il bene dell'umanità e del pianeta, vedono le loro invenzioni e scoperte tradotte in ritrovati bellici, in strumenti di controllo e di morte. Pure i pochi scienziati in buona fede, abituati a concepire esclusivamente gli aspetti quantitativi e misurabili della "realtà", pur conoscendo quasi tutto di fisica, di chimica, di elettronica..., non capiscono uno iota di come veramente funziona il mondo, delle reali dinamiche politiche, sociali ed economiche. Si potrebbero definire degli "idiots savants", se "savants" non fosse poco idoneo per riferirsi a questi involontari, ma efficienti esecutori di strategie decise da altri, esecutori la cui "intelligenza" è assimilabile a quella di un elaboratore di dati.

A questo gruppo ascriverei Vincenzo Balzani [Forlimpopoli (Fo) 15 novembre 1936]. Balzani è professore di Chimica all'Università di Bologna., dove si laureò nel 1960.

È specializzato in nanotecnologia, con numerose pubblicazioni sulle nanomacchine e sulla chimica supramolecolare. Suoi gli studi sul nanoelevatore Nanospider (marzo 2004) e sul motore a fotoni Sunny (gennaio 2006). Le sue ricerche sono alla base di brevetti statunitensi le cui sinistre applicazioni si possono immaginare. Il settore delle nanotecnologie, lungi, infatti, dall'aver debellato malattie, si è rivelato "efficace" in attività clandestine, in primis l'infame operazione " scie chimiche". Complimenti!

Il recensore del saggio di Boeing si domanda se le nanomacchine "possano contagiare come virus l'habitat umano". In verità, oltre a contagiare l'habitat umano, sembra abbiano anche invaso i nostri organismi.


Leggi qui la scheda del libro.


Si ringrazia il gentilissimo Dottor Ginatta per la segnalazione.

giovedì 1 marzo 2007

Nanotecnologie e scie chimiche: quale collegamento? (prima parte)

Il presente articolo nasce da una serie di ricerche condotte da Gazal, validissimo utente del forum di sciechimiche.org. Prima di addentrarci nel tema relativo alla possibile correlazione tra nanomacchine e scie chimiche, mi è parso opportuno premettere una parte volta ad inquadrare l’argomento “nanotecnologie”.

La nanotecnologia è l’attività umana fondata sull’uso di materiali microscopici per la costruzione di oggetti, dispositivi e macchine capaci di svolgere diverse funzioni. Nella nomenclatura scientifica nano è un prefissoide che indica la miliardesima parte di un’unità di misura: un nanometro è un miliardesimo di metro, un nanosecondo è un miliardesimo di secondo etc. gli oggetti nanotecnologici sono piccolissimi. Si pensi che un capello umano ha uno spessore di 100. 000 nanometri.

La nanotecnologia è la nuova frontiera della miniaturizzazione il cui fine è quello di scendere al di sotto delle dimensioni del milionesimo di metro (micrometro) nei componenti di un dispositivo. Per miniaturizzare a livello micrometrico tali componenti, si ricorre all’approccio dall’alto (top down) che consiste nel lavorare su pezzi macroscopici con tecniche particolari fino a realizzare strutture funzionali (ad esempio, diodi) di dimensioni del milionesimo di metro. Poiché questo approccio ha delle limitazioni intrinseche, oggi si privilegia il sistema dal basso (bottom up), con cui i componenti ultraminiaturizzati sono ottenuti assemblando atomi e molecole.

Un campo della miniaturizzazione consente di preparare materiali speciali, impiegati per costruire oggetti caratterizzati da proprietà specifiche come elasticità, durezza, elettroconducibiltà. Sono oggetti molto complessi dal punto di vista della composizione chimica, che possono adempiere funzioni paragonabili a quelle svolte dai loro analoghi macroscopici, come fili, prese/spine, antenne, porte logiche, motori rotanti o lineari e così via.

Le ricerche in tale settore riguardano i trasporti, le telecomunicazioni, l’informatica, la farmacologia, la chimica, la cosmetica, l’industria alimentare, l’ambiente e l’energia. Nel campo dell’elettronica, deve essere ricordata la realizzazione del microscopio ad effetto tunnel che ha reso possibile l’osservazione e la manipolazione di singoli atomi. Nell’ambito biologico e medico le nanotecnologie consentono di creare nanosensori in grado di distinguere le basi del DNA e di sequenziarlo. In ambito farmacologico, si possono sfruttare le capacità antimicrobiche dell’argento nella sua struttura a nanoparticelle o produrre farmaci già conosciuti in scala nanometrica.

Bisogna precisare che la novità delle nanostrutture non risiede tanto nelle dimensioni ridottissime, quanto nelle caratteristiche che tali strutture assumono: infatti, in un materiale formato da grani di dimensioni nanometrica, la percentuale di atomi che si trovano ai bordi dei grani e nello spazio tra essi, è molto più alta rispetto ai materiali tradizionali. La riduzione delle dimensioni implica un aumento del rapporto tra superficie e volume, col risultato che una gran parte degli atomi costituenti il materiale si trova in superficie ed è dunque maggiormente reattiva. Si potenziano così caratteristiche come l’elettroconducibiltà, le proprietà magnetiche e quelle meccaniche (durezza, elasticità, resistenza al carico etc.). Tra le nanostrutture inorganiche si annoverano i nanotubi ed i nanocristalli, impiegati per l’immagazzinamento dell’energia nelle celle a combustibile, come rivestimenti per barriere ottiche, come dispositivi elettronici, sensori in campo biologico e chimico etc. Altra applicazione è data dai dispositivi optoelettronici. L’optoelettronica è la disciplina che investiga e realizza apparati elettronici atti ad elaborare segnali luminosi ed a convertirli in segnali elettrici e viceversa. I LED, il laser, i fotodiodi sono congegni optoelettronici.

lunedì 29 ottobre 2007

La Dottoressa Gatti: casi di Morgellons in Italia?

Addendum del 7 novembre 2007

Prendiamo atto [HIPERLINK] della presa di posizione della dottoressa Gatti, nella quale ella nega il collegamento tra nanotecnologie ed il morbo di Morgellons e/o le scie chimiche. Anzi, testualmente scrive: "Non so neanche cosa sia la patologia che loro citano (Morgellons?)". Bene! Il morbo di Morgellons non esiste! Ora possiamo stare tutti tranquilli. Lo affermano la dottoressa Gatti ed il dottor Montanari. E' evidente che la ricerca medica è sempre ispirata al giuramento di Ippocrate. Chiediamo quindi scusa per il fastidio arrecato ai due insigni ricercatori.

La Dottoressa Antonietta Gatti è responsabile del Laboratorio dei biomateriali presso il Dipartimento di neuroscienze dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Alla ricercatrice si deve la coniazione del termine "nanopatologia", vocabolo ormai entrato nell'uso. Con "nanopatologia" si intende una sindrome correlata a micro e nanoparticelle. Con un microscopio elettronico di tipo ambientale, la scienziata non solo è riuscita, insieme col Dottor Stefano Montanari, ad individuare delle particelle piccolissime, ma ha anche sviluppato una tecnica innovativa per vedere all'interno dei tessuti malati.

E' noto che tale apparecchiatura fu sequestrata ai due medici, sulla base di motivazioni pretestuose: del caso si occupò anche un indignatissimo Beppe Grillo che, però, si guardò bene dall'evidenziare il nesso tra nanopatologie e scie chimiche, correlazione di cui pure è al corrente. Tale nesso è stato, invece, messo in luce dalla tossicologa statunitense Hildegarde Staninger oltre che da altri medici, come il Dottor Edward Spencer ed il Dottor Michael Castle.

La Dottoressa Gatti, nell'ambito di questi temi, ha recentemente scritto in merito alle nanoparticelle ed alle patologie correlate. Riportiamo per esteso l'intervento seguito dalla traduzione a cura di Straker. Sebbene la scienziata italiana non citi il Morgellons, è sintomatico che abbia espresso il suo punto di vista, riferendo di aver studiato 700 casi di "rigetto" in pazienti nel cui organismo sono state trovate nanoparticelle. Si suppone quindi che le persone affette da questi sintomi siano molte di più, in considerazione del fatto che la maggioranza dei medici non conosce assolutamente l'eziologia e la sintomatologia del morbo di Morgellons.

Diffamatori, calunniatori e bugiardi, rodendosi, dovranno ora pensare a come aggredire, delegittimare ed ingiuriare anche la Dottoressa Gatti.


Submitted by Antonietta M. Gatti on 10/24/07 12:10 PM

In my capacity of past coordinator of the European Project: Nanopathology: The role of micro and nanopartcles in inducing pathologies (2002-05) and the present European project on Nanotoxicity, I say that the behaviour of NanoParticles inside the human body is peculiar. The physiological barriers do not exist for NPs. They can reach all the internal organs, if inhaled or ingested with food; that means that they were found (and photographed) in the gonads or in the brain.


When they are entrapped in the tissues, since they are not biodegradable nor biocomapatible, they can induce a reaction (a pathology). This evidence I evaluated in more than 700 patients, does not mean that nanotechnologies must be rejected. We need nanotehcnologies and nanotechnological tools in order to face problems also medical that occur at nanoscale level.

We are in a similar situation of the Curies, two centuries ago. They discovered the radioactive materials and radioactivity. But only after an intial enthusiam and after hundred of deaths, we learned how to manage them in a safe way. It is possible to avoid their side effects.


Dr Antonietta Gatti

http://www.scienceblog.com/cms/nano-morgellons-input-14621.html#comment-25680
morgellonsgroup.proboards23.com/index...

Biography:

ec.europa.eu/health/ph_risk/committees...


Nella mia veste di coordinatrice nell'ambito del trascorso progetto europeo denominato Nanopatologie: Il ruolo delle micro e nanoparticelle, induzione di patologie (2002-05) ed il presente progetto europeo sulla Nanotossicità, affermo che il comportamento delle Nanoparticelle all'interno del corpo umano è peculiare. Le barriere fisiologiche non esistono per le nanoparticelle. Esse possono raggiungere tutti gli organi interni, se inalate o ingerite con gli alimenti; il che significa che esse sono state trovate (e fotografate) nelle gonadi e nel cervello.

Quando sono intrappolate nei tessuti, dal momento che non sono biodegradabili né biocompatibili, esse possono indurre una reazione (una patologia).

Queste prove sono state valutate in più di 700 pazienti e ciò non significa che le nanotecnologie debbano essere respinte. Abbiamo bisogno di nanotecnologie e di strumenti nanotecnologici per affrontare i problemi anche medici che si riscontrano a livello di nanoscala.

Siamo in una situazione simile a quella dei coniugi Curies, due secoli fa. Scoprirono elementi radioattivi e la radioattività, ma solo dopo un primo entusiasmo e dopo centinaia di morti, abbiamo imparato a gestirli in modo sicuro. È possibile, al fine di evitare i collaterali effetti indesiderati.


Dott.ssa Antonietta Gatti

giovedì 25 dicembre 2008

Nanofarmaci: il pericolo viene dall'infinitamente piccolo (articolo di Anna Kizilova)

L'articolo che pubblichiamo riguarda le nanotecnologie in ambito medico: il campo delle nanotecnologie, finalizzate al controllo delle persone ed alla loro progressiva trasformazione in automi bionici, è inerente - come sanno i lettori - alle scie chimiche con cui viene spesso diffuso anche un pulviscolo contenente nanostrutture.


Le nanoparticelle possono arrivare in vari tipi di cellule ed accumularsi; viaggiano lungo il sangue ed i vasi linfatici, causando stress ossidativo ed infiammazioni. Le nanoparticelle possono provocare la morte di animali da laboratorio. Gli scienziati russi hanno discusso come prevenire che questo sistema per possibili cure, diventi in killer invisibile.

I medici russi affermano che le sperimentazioni pre-cliniche dei nano-farmaci dovrebbero essere diverse da quelle per gli agenti ordinari. Uno dei passi cruciali per tali protocolli sono i test sulle scimmie, altrimenti molti effetti negativi dei nano-farmaci non potrebbero essere rilevati. I test dell'anticorpo monoclonale TGN1412 eseguito in Gran Bretagna su diverse specie animali, hanno mostrato che le scimmie hanno avuto problemi ai nodi linfatici.

Sei volontari, che hanno partecipato ai test, si sono ritrovati in condizioni molto brutte. Diversi minuti dopo l'iniezione del TGN1412, tutti e sei hanno sentito grande dolore ai muscoli, hanno quindi avuto convulsioni e vomito. I medici hanno diagnosticato processi infiammatori estesi in vari tessuti e multiple disfunzioni organiche. Forti edemi hanno alterato i visi dei volontari.

I medici russi sottolineano che non si compiono appropriati studi sulla tossicità dei nano-prodotti, nonostante il loro possibile effetto catastrofico. Le nanoparticelle possono causare stress ossidativo, che porta a mutagenesi, fino ad arrivare a malattie ereditarie, vari cancri e difetti di sviluppo. Inoltre i nano-prodotti possono danneggiare il D.N.A. e risultare in arteriosclerosi e carcinogenesi. Secondo gli scienziati russi, il metodo per i protocolli preclinici dei nanofarmaci dovrebbe cambiare significativamente.

I test dovrebbero essere eseguiti solo su mammiferi, gli esperimenti dovrebbero essere lunghi e si dovrebbero studiare nanoparticelle di varie dimensioni e forme. Una delle parti più importanti di tali sperimentazioni è la valutazione di possibili effetti a lungo termine dei nano-farmaci.

Gli agenti che contengono nanoparticelle, sono solitamente sospensioni con nano-contenitori per il trasporto di precise sostanze, varie creme o sistemi di diagnosi. Questi possono essere fullereni, oro, polimeri o particelle proteiche. Gli scienziati russi conoscono la ragione per cui i nanomateriali si comportano in modi diversi rispetto agli analoghi chimici, che consistono di particelle più grandi.

Le nanoparticelle hanno significanti curvature superficiali e legami atomici con una topologia differente dalla norma, che comporta la diversità della loro attività chimica. Questi cambiamenti strutturali causano un cambiamento nella solubilità, nella capacità catalitica e di reazione, che a sua volta produce maggiori radicali liberi e forme attive di ossigeno. Le nanoparticelle possono incorporarsi alle membrane cellulari, entrare negli organuli interni e influire sulla loro funzione. Inoltre i nanomateriali solitamente portano una carica elettrica, quindi assorbono facilmente vari materiali tossici e li portano dentro le cellule.

Oggi solo 49 istituzioni russe sono elencate nella "Lista degli stabilimenti e delle istituzioni, che eseguono test preclinici degli agenti di trattamento". Comunque, solo una azienda per animali da laboratorio a Puschino, Regione di Mosca, segue tutti gli standard internazionali. Gli scienziati affermano che creare nuovi standard per i test preclinici sui nano-farmaci è solo il primo stadio, il secondo è la ricostruzione dei centri per i test, altrimenti la condivisione di nanofarmaci pericolosi nel nostro mercato continuerà ad aumentare.


Anna Kizilova

Fonte: russia-ic.com
Traduzione a cura di: Richard per altrogiornale.org



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 14 agosto 2007

Sterilità e scie chimiche

Premetto al presente articolo, inerente alla possibile relazione tra sterilità maschile e chemtrails, un’osservazione. Non intendo in alcun modo essere polemico, ma sono necessarie sincerità e chiarezza.

L'osservazione riguarda un articolo scritto da Daniela Bortoluzzi sull'ultimo numero della rivista Nexus ed intitolato "Fisica quantistica, nanotecnologie o scienza del paranormale?" L'autrice, di cui riportammo la recensione del suo primo libro, "Alla ricerca dei libri di Thot", nella pregevole ricerca non si sente in dovere di citare come fonte questo blog, in ordine ai paragrafi dedicati al morbo di Morgellons ed alle nanotecnologie. Non si tratta di compiacere la nostra vanità, ma di riconoscere un lavoro faticossisimo, dispendioso e non esente da rischi e ritorsioni. Perciò auspichiamo che la gentilissima Daniela Bortoluzzi provveda, negli articoli che pubblicherà su Nexus, ad introdurre una glossa con gli opportuni riferimenti bibliografici e sitografici.

Fatta questa precisazione, procediamo con il tema dell'articolo.


E' noto che, con le chemtrails, sono diffuse sostanze venefiche. Queste tuttavia non mirano, se non in maniera indiretta e graduale, ad eliminare una parte della popolazione terrestre, in primis anziani e persone il cui sistema immunitario, per un motivo o per un altro, è compromesso o indebolito.

Questi ed altri veleni, infatti, oltre a causare varie patologie, sì da rendere i pazienti sempre più vulnerabili e dipendenti dal perverso sistema "sanitario" e farmaceutico, determinano ed hanno già provocato, come dimostrato da studi medico-scientifici, un’inquietante diminuzione della fertilità maschile, soprattutto nei paesi industrializzati.

Agli inquinanti contenuti nei cibi, nell’acqua e nell'ambiente, dovuti ad insetticidi, anticrittogamici, diserbanti… usati nell’agricoltura meccanizzata, agli scarichi industriali e degli autoveicoli, alle emissioni degli inceneritori e delle centrali per la produzione di energia elettrica etc., si devono purtroppo aggiungere bario, alluminio, zolfo, torio radioattivo, rame, silicio, titanio ed etilene dibromide(1).

E' altresì accertato che le onde elettromagnetiche possono incidere in modo negativo sulla fecondità: si pensi ai campi irradiati dai cellulari che moltissimi uomini sono soliti tenere accesi a contatto del corpo, ignari dei gravi pericoli per la salute. Si aggiungano tutte le altre irradiazioni elettrodinamiche cui le persone sono sottoposte (stazioni H.A.A.R.P., antenne della "telefonia mobile", forni a microonde, apparecchiature elettroniche etc.) e si comprenderà perché i problemi di sterilità siano sempre più frequenti.

Secondo gli autori del sito http://www.syti.net/, esiste un progetto delle élites basato sulla massiccia diffusione negli ecosistemi di pesticidi, di policlorobifenile e via discorrendo.

Il progetto è funzionale allo sviluppo di un nuovo mercato, quello dei neonati-prodotti, venduti ai genitori in base alle loro caratteristiche fisiche e psicologiche, corrispondenti al prezzo di vendita: bimbi belli ed intelligenti offerti a famiglie ricche; bimbi brutti e stupidi venduti a genitori poveri. Tale scenario eugenetico ricorda la situazione preconizzata da Aldous Leonard Huxley (1894-1963) nel romanzo Il mondo nuovo (Brave new world, 1932), in cui uno stato pressoché onnipotente ha avocato a sé, tra le varie competenze, la procreazione, dopo averla sottratta agli individui. Le strutture di potere fanno, così, nascere in provetta bimbi dalle differenti capacità intellettuali e dai più disparati tratti somatici. I piccoli sono destinati, una volta cresciuti ed appositamente condizionati, a formare cinque classi, da quella dirigente, composta da persone perspicaci ed avvenenti, al ceto dei lavoratori addetti alle mansioni più umili, deformi e stolidi.

Il programma delineato non consuona soltanto con gli interessi economici di aziende attive nel campo della manipolazione genetica, ma soprattutto coincide con la volontà di controllare ab origine ed in modo definitivo la massa della popolazione, predeterminandone le caratteristiche psichiche, intellettuali e fisiognomiche, nell'ambito di un sistema (sociale, economico, educativo...) rigido ed immutabile, con le persone ridotte ad automi usa e getta, ad ingranaggi di un meccanismo perfetto ed efficiente, nella sua assoluta disumanità.

(1)
L’etilene dibromide è un insetticida ufficialmente bandito dall’E.P.A., L’organismo statunitense per la protezione dell’ambiente.


Si ringraziano M. e V. per la segnalazione.

martedì 19 ottobre 2010

L’invasione delle nano-particelle (articolo di Maria Paola Gianni)

Pubblichiamo un articolo tratto dal quotidiano "Il Giornale". L'autrice dedica il pezzo ai rischi connessi ai nano-materiali nell'ambito degli ambienti di lavoro. Le nano-particelle sono micidiali per gli esseri viventi, perché, oltrepassata ogni difesa dell'organismo, si insediano soprattutto nell'encefalo, causando malattie anche gravi. Purtroppo i toni rassicuranti del testo non convincono per nulla sia perché non è certo sufficiente qualche grida manzoniana per difendere la salute sia poiché il nano-particolato non è circoscritto solo ad alcuni stabilimenti e laboratori: le chemtrails, infatti, sono mortali miscele di veleni sotto forma di nano-strutture e nano-composti. L’invasione correlata alle scie chimiche, infatti, è quotidiana e planetaria: ecco perché le malattie provocate da nano-particelle sono in spaventoso aumento fra tutta la popolazione e non solo tra reduci, tecnici ed operai.

Piccoli, piccolissimi, praticamente invisibili ad occhio nudo, ma penetranti. Rappresentano "il pulviscolo del Terzo millennio". Sono i "nano-materiali". Formano uno sciame di microparticelle, frutto delle nuove produzioni sempre più tecnologiche. Ci sono, ma non si vedono. Eppure ci penetrano, lentamente, mentre ancora non sappiamo che cosa ci faranno. Basti pensare all'incredibile impatto che produrranno sull'economia mondiale questi piccoli intrusi, sconosciuti forse, quanto nocivi. Ebbene, entro il 2015, saranno 10 milioni i lavoratori esposti alle nanoparticelle, la cui tossicità è tutta da verificare.

A lanciare l'allarme sulle nanotecnologie è stata l'ottava edizione della conferenza internazionale Ioha su salute, sicurezza ambientale e lavoro, organizzata dall'A.I.D.I.I. (Associazione italiana degli igienisti industriali) con I.N.A.I.L. ed I.S.P.E.S.L., in programma a Roma dal 28 settembre al 2 ottobre, all'Università Urbaniana. E' stata una cinque-giorni che ha riunito più di 1.000 scienziati da 50 paesi del mondo, compresi Cina ed Iran, rappresentando un primato internazionale ed un'eccellenza italiana (sic).

In pratica, dopo il boom della microfibra, è la volta dei nano-materiali. Si progettano nuovi farmaci e chemioterapici, materiali termici, vernici, pneumatici, innovative forme di energie e tanto altro. Ma c'è un rovescio della medaglia. Come spiega Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro dell'I.S.P.E.S.L., «i nuovi cicli tecnologici causeranno anche nuove esposizioni dei lavoratori impegnati nelle produzioni». Non a caso, il 2009 è stato un anno record per le malattie professionali in Italia, con più di 34mila denunce. Un dato I.N.A.I.L. che fa riflettere. Secondo l'ingegner Michele Casciani, presidente A.I.D.I.I. ed organizzatore della cinque-giorni, «troppo spesso ci si preoccupa del numero degli infortuni, trascurando le malattie professionali, che sono in aumento proprio perché esposte a nuove insidie nei sistemi di lavoro e produzione, come le nanotecnologie. Per fortuna (sic) l'Italia ed i nostri ricercatori sono all'avanguardia in campo internazionale sui temi dell'ambiente e della salute e la nostra conferenza lo ha testimoniato ampiamente». Per gli esperti intervenuti alla cinque-giorni, il 30% delle denunce di malattie professionali riguarda le ipoacusie e le patologie causate da amianto e silicio. Non mancano le nuove patologie muscolo-scheletriche e quelle legate allo stress.

Un altro dato allarmante è costituito da uno studio sull'inquinamento acustico secondo il quale il rumore urbano, associato ad aeroporti o al traffico delle auto, fa aumentare la pressione sanguigna, le malattie cardiovascolari ed il rischio d'infarto. Per dirimere questa guerra tra ambientalisti e fautori della tecnologia presto sarà pronto un decreto ministeriale per censire le aziende che usano nanostrutture sul territorio nazionale.

C'è da confidare nella norma sulle responsabilità sociale delle imprese, la Iso 26000, che ha raccolto il più ampio consenso internazionale degli scienziati intervenuti alla cinque-giorni e che fornirà alle organizzazioni pubbliche e private una guida armonizzata ed universalmente applicabile alle pratiche di responsabilità sociale. Una garanzia in più per tutti i lavoratori.(sic)


Fonte: Il Giornale




Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Chi è Wasp? CLICCA QUI


CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 29 luglio 2009

Wires in the brain

Pubblichiamo la traduzione del parlato tratto da un documentario sulle nanotecnologie applicate all'encefalo. Gli “scienziati pazzi” che magnificano le nuove frontiere delle nanotecnologie atte a condizionare la percezione degli esseri umani, a controllarne il comportamento sì da renderli altrettante sinapsi di un unico cervello, appendici bioniche, stanno conducendo studi in campi che la sagace giornalista indipendente Carolyn Williams Palit ha già esplorato. La Palit ha intuito gli sviluppi di programmi militari volti alla "gestione" della popolazione, intesa come un insieme di terminali dipendenti da un computer centrale. Possiamo ritenere che non siamo solo di fronte a folli progetti transumanisti, ma anche ad operazioni di mind control attuate da tempo per mezzo delle dispersione nella biosfera di nano-strutture, le stesse nano-strutture che sono la principale causa del Morgellons e forse pure della cecità imperante.

Ringraziamo la gentilissima Sabrina G. per l’accurata traduzione.




Legenda:

U = uomo nel programma
D1 = prima donna a parlare nel programma
D2 = seconda donna ad intervenire nel programma

R.L., P.A., B.R. etc. sono le iniziali dei nomi dei vari ricercatori che intervengono nel video-documento, ossia Rodolfo Llinas, Bryan P. Ruddy, Ramez Naam.


U: Potreste mai inserire abbastanza elettrodi nel cervello per comprendere questi segnali in modo significativo?
D1: Ai suoi tempi no, ma ai miei sì!
D2: Quindi quanti elettrodi bisognerebbe infilare nel cervello?
D1: Nessuno
U: Nessuno? Ma scherzi?!??!
D1: Si accede dall’interno...

R.L.: Così si è presentata l’occasione… è un modo interessante per sfruttare le cavità naturalmente presenti nel cervello, entrandovi senza dover penetrare il cranio.

P.A.: Rodolfo Llinas è veramente uno dei giganti delle neuroscienze. Ho amici neuro-scienziati che, quando hanno saputo che lavoravo con lui, stentavano a crederci: non lo ritenevano possibile...

R.L.: Le cavità di cui parlo sono quelle dovute alla presenza dei vasi che portano ossigeno al cervello; presumibilmente i “percorsi” che conducono all’interno del cervello.

B.R.: In sostanza produciamo fili elettrici di diametro inferiore alle cellule sanguigne, li facciamo passare attraverso il sistema vascolare, grazie ad un catetere inserito nella gamba; da qui giungiamo fino al cervello, attraverso i capillari più piccoli, i vasi più minuscoli che vi si trovano. Qui gli elettrodi sono vicinissimi alle cellule nervose del cervello; e ciò senza la necessità di intervenire chirurgicamente, perforando il cranio per inserire gli elettrodi.

R.N.: Se ci riuscirà (Rodolfo Llimas n.d.t.), ciò aprirà le porte ad un’enorme massa di conoscenza sul cervello, nonché alla possibilità di modificazioni sul cervello nei più disparati modi. È molto entusiasmante.

P.A.: Rodolfo ha contattato il nostro gruppo per aiutarlo a creare una tecnologia che gli permettesse di far viaggiare i conduttori fin dentro al cervello. I requisiti tecnici in realtà sono piuttosto complessi.

B.R.: Nel giro di una settimana avevamo già prodotto i primi nano-conduttori per gli esperimenti neuronali. La cosa è andata avanti molto rapidamente dal suo avvio.

SOVRIMPRESSIONE: Il Dr. Llinas ha pubblicato il primo documento su questa tecnologia nel 2005.

P.A.: E’ stato molto entusiasmante, perché, per la prima volta, è stato possibile accedere al cervello senza doverlo toccare. L’encefalo è un organo molto vitale: è comprensibile che non lo si voglia toccare.

R.L.: C’è la tecnologia… ora la questione è la seguente: si possono collocare i nano-conduttori esattamente laddove si vuole? La risposta è no, ma i nano-conduttori sono molto piccoli...

P.A: Il diametro di questi nano-conduttori è circa 100 volte inferiore a quello di un capello. Come si fa a spingere gli elettrodi nel cervello?

R.L.: Ciò che facciamo è inserirne un certo numero, un fascio, così questi nano-fili elettrici si diffondono, galleggiando, trasportati dalla corrente sanguigna, muovendosi grazie ad essa. Attualmente possiamo “connettere” un topo in questo modo. Gli si lasciano gli elettrodi nel midollo spinale. Ora ci chiediamo per quanto tempo i conduttori continueranno a funzionare. Si parla di cinque anni di tempo minimo necessario per condurre una ricerca di base…

SOVRIMPRESSIONE: interfaccia uomo-macchina

R.L.: E’ molto interessante, poiché diventeremmo quasi perfetti, attraverso l’implementazione di qualcosa che si chiama “interfaccia uomo-macchina”. Se si stimola il cervello, si possono stimolare la visione, il movimento, le passioni, il desiderio, praticamente puoi indirizzare il cervello direttamente.

P.A.: Penso che l’idea, nel suo insieme, sia fantascientifica e che, nella sua semplicità, catturi l’immaginazione della gente. Questa tecnologia ti permette di realizzare qualunque immagine tu desideri vedere.

R.L.: Se volessimo “riprogrammarci”, attraverso la stimolazione del cervello per provare, ad esempio, la sensazione ed anche il piacere di trovarsi su una spiaggia, ciò si potrebbe fare. Che altro si può fare? Be’, in linea di principio si potrebbe comunicare con un'altra persona direttamente… non solo i pensieri, ma anche i sentimenti, diventando così molto intimi. Si può entrare nella mente di qualcuno e viceversa. Le implicazioni di una cosa del genere sono abbastanza ovvie: può essere una situazione di mutuo scambio oppure monodirezionale, vale a dire qualcuno che accede al TUO cervello, alla TUA mente.

B.R.: La N.A.S.A. è venuta a trovarci: tra questi tizi ci sono delle persone dall’aria “mistica”. Questi individui sono molto intelligenti, indossano vestiti che costano più di quello che io guadagno in un anno e credo che alcuni dei loro interessi siano potenzialmente “sinistri”.

SOVRIMPRESSIONE: in evoluzione verso il “Gruppo d’attacco”

RL: Pura fantasia, dunque? Si può immaginare un gruppo di persone che svolgono un lavoro, ad esempio un lavoro militare, che sono continuamente consapevoli della loro esistenza in ciò che stanno facendo. Così, all’improvviso, non si ha più un essere umano, ma un gruppo di persone che agisce come entità che possiamo chiamare “gruppo d’attacco”. Vi è una coscienza collettiva, una comprensione collettiva. Sembra uno strano e nuovo meccanismo, ma è ciò che è accaduto prima dell’evoluzione umana. All’inizio vi erano organismi unicellulari, che sono divenuti gruppi di organismi, fino ad arrivare agli animali...



B.R.: Potremo fare cose che ancora non riusciamo nemmeno ad immaginare e, in tempi ridotti, un uomo potrà fare il lavoro di venti. Tuttavia vi sono altri aspetti… se possiamo interfacciare direttamente il cervello, che cosa succede se il dispositivo che usiamo legge la mente o la controlla? Penso che si debba trovare un delicato equilibrio tra quanto il dispositivo possa esserci d’aiuto e quanto invece questo possa essere usato per controllarci. Noi dovremmo controllare le cose, non dovrebbero essere le cose a controllare noi.

SOVRIMPRESSIONE: dovrebbe essere realizzato?

R.L.: Questa cosa sarà fatta? Dovrebbe essere fatta? Può essere fatta? Probabilmente potrebbe essere realizzata, l’aspetto positivo è che si può capire, sentire e provare ciò che un’altra persona prova, in questo modo la si comprende meglio. Ciò ci potrebbe rendere esseri umani migliori, poiché la nostra maggiore lacuna è quella di non riuscire a metterci nei panni altrui. L’aspetto negativo è ovviamente molto evidente: la perdita dell’individualità, l’evoluzione verso differenti entità sociali. Al momento noi negoziamo, le nostre relazioni sono basate su ciò che pensiamo dell’altra persona e ovviamente nascondiamo molto di ciò che pensiamo. Ciò è alla base della politica e delle negoziazioni di ogni tipo ed è importante per molte persone non essere totalmente trasparenti.

B.R.: Penso che questo rappresenti un grosso cambiamento nel nostro modo di interagire con la realtà…

R.N.: L’idea di collegare i cervelli della gente, mettendoli in grado di comunicare tra loro in questo modo sembra davvero fantascienza, ma di base abbiamo un concetto più approfondito di queste cose…

R.L.: L’interfaccia uomo-macchina è ovviamente una cosa che accadrà, senza dubbio.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in
questa pagina.


Attacco all'informazione CLICCA QUI

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 14 febbraio 2009

Nanonoia (articolo di Glenn Gould)

Pubblichiamo lo stralcio più significativo di un articolo scritto da Glenn Gould sulla nanotecnologia: il testo ben si correla alle ricerche condotte dalla valentissima Carolyn Williams Palit che ha esplorato il campo delle nanostrutture distribuite nella biosfera dai militari, soprattutto con gli aerei della morte.

Oggi la scienza delle nanotecnologie ha sviluppato sistemi che possono ricevere segnali radio, rilasciare farmaci attraverso le membrane cellulari, usare il D.N.A. per assemblare strutture di carbonio e d’oro a livello molecolare. La nanotecnologia ha creato elementi biologici che possono produrre virtualmente qualsiasi cosa, usando il D.N.A. dell’escherichia coli. L’”accidentale” rilascio di sostanze chimiche nell’ambiente può coincidere con la distribuzione di nanostrutture con diversi scopi e con particolari metodi. Oggi troviamo sostanze chimiche nell’aria e nell’acqua: sono sostanze delle quali non sappiamo spiegare la presenza. Gli alimenti sono spesso avvolti in involucri di plastica le cui proprietà chimiche sono idonee alle esigenze delle nanotecnologie. I dolcificanti artificiali ed i metalli pesanti ci avvelenano ormai da generazioni: sono una spaventosa miscela di ingredienti chimici.

Queste sostanze chimiche potranno essere usate per rifornire in futuro installazioni sotterranee. Non ancora usati (non ne siamo certi, n.d.t.), ma comunque disponibili, questi materiali possono essere assemblati in configurazioni appropriate attraverso nanostrumenti attivati da segnali radio. Questi segnali passano attraverso i muri e le strutture, grazie al sistema DTV (televisione digitale), introdotto nel 2009. Tutto ciò si lega ad altri aspetti problematici, ossia la crisi del sistema capitalista, del paradigma del libero mercato ed il collasso dell’economia mondiale.

Il futuro orwelliano sembra essere stato evitato, ma solo attraverso un cambiamento: il Grande fratello è potenzialmente dentro di noi. Il futuro di Aldous Huxley, di un’umanità geneticamente modificata affinché sia controllata, è dietro l’angolo. Mentre Hans Moravec, che ha programmato la più vasta ricerca nell’ambito della robotica presso il Carnegie Mellon, è convinto di poter creare un androide senziente entro i prossimi trent’anni, la convergenza della nanotecnologia, della biotecnologia, delle scienze informatiche e della psicologia cognitiva, sta definendo la traiettoria del futuro per l’umanità. La nanotecnologia non è una tappa accidentale. Proviamo ad immaginare la possibilità di controllare la combustione umana spontanea o virus in grado di divorare la carne nelle mani di un moderno Adolf Hitler. L’intero processo potrebbe essere più "pulito" e più efficiente con l’applicazione della nanotecnologia. Si deve temere l’eliminazione dell’80% della popolazione mondiale come ultimo traguardo.

Che cosa ci potrà preservare da questo futuro? Questa è un’importante domanda per la quale non disponiamo nell’immediato di una risposta.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti


venerdì 16 novembre 2012

Il nucleo

Chi si imbatte nell’operazione “biogeoingegneria clandestina ed illegale”, dopo aver considerato le varie sfaccettature del problema, si accorge che la risposta alla domanda cruciale che verte sullo scopo ultimo delle irrorazioni chimico-biologiche tende a rimanere senza risposta. Invero, gli obiettivi delle attività sono assimilabili alla sfera terrestre formata da vari strati e da un nucleo centrale. Così, per mantenere l’allegoria, l’obiettivo riconducibile alle modificazioni meteorologiche e climatiche è la litosfera; il controllo demografico è l’astenosfera; l’alterazione genetica è il mantello superiore e via discorrendo. Il nucleo dunque a quale finalità potrebbe corrispondere?

Gordon Duff, in un articolo del settembre 2012, scrive: “Il monitoraggio U.F.O. si è spostato da quello convenzionale alla nanotecnologia, con sensori microscopici usati per rilevare eventi come spaccature dimensionali e distorsioni temporali, cose discusse solo in serie televisive, come ‘Fringe’ ed ‘X Files’ (tutte della Fox, stranamente)”.[1]

Il breve stralcio riportato contiene dei ragguagli da prendere con le pinze ma interessanti: sono notizie che, tra l’altro, si collegano ad alcune rivelazioni provenienti da un militare italiano da noi contattato. Egli evidenziò che le operazioni in oggetto sono volte, in ultima istanza, ad intervenire sulle proprietà della materia-energia e dello spazio-tempo, sulla base di conoscenze inerenti ad elusivi fenomeni quantistici. Il pubblico è incredulo di fronte a scenari che coinvolgono le caratteristiche esotiche delle particelle subatomiche, caratteristiche che talvolta contraddicono le rassicuranti leggi del macrocosmo.

Eppure da decenni scienziati e tecnici compiono esperimenti ai confini dell’immaginabile e da cui sono scaturiti ritrovati divenuti appannaggio delle forze armate. Così gli studi e le esperienze sulla velocità superluminale, i sistemi antigravitazionali, la scomposizione e ricomposizione molecolare, persino applicazioni circa il controllo delle linee spazio-temporali sono sfociati in tecnologie belliche impiegate in contesti che l’uomo della strada neanche concepisce. La meta finale e fatale è il sovvertimento della natura umana ed il dominio delle leggi universali per opera di una una stirpe degenerata, dopo che tali leggi saranno state deviate e stravolte. E’ un’utopia e, come tutte le utopie, non solo irrealizzabile ma soprattutto perversa.

Il rapporto reperito sul sito ufficiale del governo statunitense e che sancisce l'accordo Italia-USA del 2002, convalida quanto scriviamo. Vi si legge tra l’altro: “I due paesi (Stati Uniti ed Italia, n.d.r) hanno confermato l'importanza delle nanotecnologie come cambiamento di paradigma. Le nanotecnologie saranno alla base di una nuova generazione di prodotti, soprattutto nel settore delle biotecnologie. I risultati di un incontro bilaterale tenutosi a Washington presso la National Science Foundation nel maggio 2002, valorizzano le collaborazioni tra le università degli Stati Uniti e gli istituti di ricerca ed i centri di eccellenza italiani. Le cooperazioni includono i seguenti àmbiti: il comportamento degli elettroni in sistemi a bassa dimensionalità, la comprensione della scala nanometrica, la nanoelettronica, la spintronica, l’ottica, l’optoelettronica, la fabbricazione di dispositivi molecolari in grado di autoassemblarsi”. [2]

Lo ribadiamo: certe spiegazioni possono sembrare inverosimili, ma la fisica quantistica e la nanotecnologia hanno spalancato prospettive che si comprendono solo se si superano visioni convenzionali. L’inquietante e singolare fenomeno dei boati in atmosfera, il parossismo delle attività anche quando non sono necessari interventi sulle condizioni atmosferiche, l’essenza strategica della Biogeoingegneria inducono a ritenere che si debba rispolverare l’aforisma di Eraclito: “La verità è inverosimile”.

La verità spesso poi è insostenibile ed oscura. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, gli occhi accecati dalle tenebre, si abituano al buio per ricominciare a vedere.

[1] L'articolo si può leggere tradotto sul numero di ottobre della rivista X Times.

[2] La spintronica è l’elettronica fondata sullo spin. Come scienza, la spintronica studia le strutture elettroniche e di spin dei più svariati materiali. Intesa come tecnologia di memorizzazione ed elaborazione dell’informazione, essa si basa su una sinergia tra l'elettronica ed il magnetismo, proponendosi di affidare allo spin dei portatori la codifica binaria, invece che alla modulazione della carica elettrica. Lo spin dell'elettrone, essendo quantizzato ed avendo solo due configurazioni possibili ("up" o "down"), si presta all'implementazione del codice binario.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 8 giugno 2008

Nanotecnologie per rimuovere gli inquinanti: nuove conferme alle acquisizioni di ricercatori come la Dottoressa Staninger e la Palit

Filamento di Morgellons con punta d'oroL'articolo che pubblichiamo è una conferma delle acquisizioni e delle scoperte di vari ricercatori, tra cui la Dottoressa Staninger e la Palit. La Staninger, infatti, tempo fa rintracciò, nei filamenti estratti dalle ferite dei malati di Morgellons, correlabili a quelli di ricaduta delle scie, delle nanostrutture con un segmento d'oro. Sia la nota tossicologa californiana sia la giornalista indipendente Carolin Williams Palit hanno correlato la luce ultravioletta alla capacità dei nanotubi di autoassemblarsi (nell'articolo è spiegato in che modo e per quale motivo i nanotubi contengono sia carbonio sia oro). Come ipotizzammo mesi addietro, i campi magnetici orientano le nanostrutture: ne consegue che l'irradiazione costante ed eccessiva di onde elettrodinamiche è funzionale all'operazione chemtrails, con cui sono dispersi nell'ambiente non solo elementi chimici, ma anche nanomateriali. Quello che pareva fantasia è, invece, realtà. Un'ultima osservazione: i nanotubi contro l'inquinamento sono solo una storia di copertura ed in questo modo si continuerà, completamente indisturbati, a diffondere nanosensori sui centri abitati. Da quando agli inquinatori interessa disinquinare? Non dimentichiamo, infine, che la diffusione delle nanotecnologie è un "rimedio" peggiore del male che si finge di voler combattere.


Una recente ricerca eseguita presso la Rice University potrebbe portare a nuove tecnologie per bonificare le aree che hanno subìto sversamenti di petrolio ed acque di falda inquinate: si è riusciti, infatti, a mostrare come sottili particelle di metallo e carbonio possano intrappolare goccioline di petrolio nell’acqua che si autoassemblano – a decine di milioni - per formare minuscole sacche sferiche. Inoltre, gli studiosi hanno trovato che la luce ultravioletta ed i campi magnetici potrebbero essere usati per orientare le nanoparticelle, determinando un capovolgimento delle “sacche” ed il rilascio del loro carico, una caratteristica che potrebbe essere utile anche per la somministrazione di farmaci.

Nanotubi autoassemblanti"Il nucleo della rivoluzione nanotecnologica risiede nella progettazione di nanoparticelle inorganiche che si possono autoassemblare in strutture più ampie, simili a ‘granelli intelligenti’ in grado di svolgere differenti funzioni, per esempio la rimozione degli inquinanti ambientali”, ha spiegato Pulickel Ajayan, primo autore dell’articolo apparso sulla rivista “Nano Letters”. "Il nostro approccio porta l’idea dei nanomateriali funzionali autooassemblanti un passo più vicino alla realtà.”

I nanocavi multisegmentati, ottenuti dai ricercatori, sono simili a "bastoncini nanoscopici” formati grazie alla connessione di due nanomateriali con differenti proprietà: in principio venivano impiegati nanotubi di carbonio a cui venivano collegati corti segmenti di oro. Ma, secondo Ajayan, con l’aggiunta di vari altri segmenti, di nichel o di altri materiali, i ricercatori possono creare nanostrutture effettivamente multifunzionali.

La tendenza di questi nanobastoni ad assemblarsi in miscele acqua-olio è dovuta alla proprietà di avere l’estremo di oro idrofilo e l’estremo in carbonio idrofobo. Come hanno dimostrato Ajayan e colleghi, le goccioline di olio sospese in acqua vengono incapsulate a causa della tendenza strutturale ad allineare gli estremi carboniosi verso il petrolio. Con goccioline di acqua sospese sul petrolio, si è riusciti a invertire il fenomeno e ad imbrigliare la gocciolina di acqua.


Fonte: altrogiornale.org


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale


FIRMA LA PETIZIONE PER ABOLIRE IL CANONE RAI
http://www.aduc.it/dyn/rai/petizione.html

venerdì 9 marzo 2007

Nanotecnologie e scie chimiche: quale collegamento? (seconda parte)

Si precisa che i suggerimenti indicati nel testo non sostituiscono in nessun modo e per alcun motivo i consigli ed i trattamenti prescritti dal proprio medico.

Come spesso avviene, i ritrovati tecnologici, che potrebbero essere usati per migliorare le condizioni dell’umanità, sono, invece, impiegati per esperimenti abominevoli e con fini odiosi: esiste la possibilità di diffondere invisibili nanomacchine alimentate dall’energia solare o dall’energia elettromagnetica.

Si chiama Sunny perché funziona ad energia solare, è a quattro tempi come un motore a scoppio, ma è formato da due sole molecole. È il supermotore molecolare messo a punto da un’équipe del dipartimento di Chimica dell'Università di Bologna, Il dipartimento è diretto da Vincenzo Balzani. Sunny è descritto sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti nei termini seguenti: "I motori molecolari – spiega la pubblicazione - potrebbero servire per attraversare la membrana delle cellule per introdurre farmaci all'interno, oppure potrebbero diventare i componenti di computers chimici dalle straordinarie capacità di calcolo”.

“Il nuovo nanomotore è formato da due molecole, una dalla forma allungata che funziona da asse di scorrimento, e una a forma di anello, che scorre lungo la prima, percorrendo una distanza inferiore al nanometro in meno di un millesimo di secondo.

"La prima cosa da fare", ha spiegato Balzani, uno dei chimici più accreditati nella comunità scientifica internazionale, "sarà orientare i nanomotori nella stessa direzione. Nella soluzione in cui sono disciolti, infatti, i motori colpiti dalla luce entrano in azione tutti insieme. Fanno tutti la stessa cosa, ma sono orientati in modo diverso. La scommessa è quindi riuscire a orientarli tutti nella stessa direzione per farli lavorare all'unisono e sommare il loro lavoro."

"Da 15 anni lavoriamo in questo campo", ha affermato Balzani, "un campo in cui l'Italia è in ottima posizione. Oggi si può progredire, solo grazie alla collaborazione tra gruppi con esperienze molto specifiche e approfondite", ha aggiunto. "Qui a Bologna abbiamo compiuto un piccolo miracolo e siamo aperti a tutte le collaborazioni, dagli Stati Uniti alla Cina."

In realtà, le tecnologie note dalla stragrande maggioranza delle persone e comunemente usate sono rudimentali, rispetto ai risultati già conseguiti nell’ambito dei black projects, i progetti ultrasegreti sviluppati in ambito militare e sfociati nella costruzione di sistemi d’arma, apparati e congegni adoperati in occasione di conflitti o di infami sperimentazioni clandestine.

Perciò è lecito arguire che le nanomacchine siano da tempo strumenti per causare patologie: queste nanomacchine possono penetrare nell’organismo di uomini ed animali e rilasciare sostanze dannose. Non si può escludere che esse, contenute in fibre polimeriche, ospitino al loro interno microorganismi patogeni in grado di riprodursi all'interno delle cellule. Si potrebbe anche congetturare che siano state prodotte delle strutture piccolissime in cui il confine tra organico ed inorganico è stato quasi abolito: potrebbe trattarsi di elementi bionici, non molto dissimili dai virus che, secondo Alessio Feltri ed altri, sarebbero riconducibili all’ambito artificiale più che a quello naturale, in considerazione, ad esempio, della loro morfologia. Si pensi alla forma geometrica dei capsidi, ossia gli involucri che racchiudono l’acido nucleico costituente il genoma del virus.

Si pone il problema di come difendersi da questa ulteriore minaccia: è opportuno, in primo luogo, evitare qualsiasi contatto con i filamenti sparsi con le scie chimiche. In caso di infezione, si potrebbe ricorrere allo zapper. Lo zapper, ideato dalla dott.sa Hulda Clark, è un piccolo dispositivo elettronico che genera un'onda quadra positiva a 30.000 hertz.(1) I due elettrodi dell'apparecchio vengono applicati al corpo, di solito braccia o arti inferiori, in modo che la debolissima corrente lo attraversi. L'esperienza di molte persone testimonierebbe che questa corrente può distruggere o contrastare i vari microorganismi, siano essi parassiti, batteri, funghi, virus.

Secondo alcune opinioni, i benefici effetti dello zapper deriverebbero da tre fattori. Il primo è un’azione diretta contro il microrganismo patogeno. Questo, investito dalla sua particolare frequenza presente nell'onda quadra che, per sua natura, ne contiene moltissime, entra in risonanza e viene distrutto. Il secondo meccanismo implicherebbe il danneggiamento delle barriere proteiche erette dal patogeno per dissimularsi all’interno del sistema immunitario che così può riconoscerlo ed aggredirlo. Infine il terzo aspetto riguarderebbe un’azione di stimolo generale del sistema immunitario.

Bisogna rispondere infine alla domanda cruciale sulla relazione tra nanotecnologie e scie chimiche: la nuova patologia denominata Morgellons presenta caratteristiche tanto assurde da sembrare la conseguenza di criminali progetti ideati in laboratori soprattutto militari. Come già evidenziato in altri articoli, il terribile morbo è legato alla diffusione di strani filamenti polimerici e - osserva il dottor Edward Spencer - a “polvere intelligente”, ossia a nanomacchine.

A questo punto i lettori potranno trarre le loro conclusioni.

(1) L’onda quadra è un segnale elettrico composto solo da due stati logici, 0 ed 1, ossia assenza e presenza di tensione.


Fonti:

A. Feltri, Virus, 2006
Anonimo, Ecco Sunny, il nanomotore tecnologico che parla italiano, 2007
Enciclopedia delle scienze, Milano, 2005, s.v. capsidi
E. Spencer, La causa del morbo di Morgellons, 2007


Leggi qui la prima parte.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...