giovedì 15 gennaio 2009

Droni già negli anni ''70 (da "Il ritorno di Nibiru" di Cristoforo Barbato)

In un corposo articolo intitolato Il ritorno di Nibiru, il ricercatore indipendente Cristoforo Barbato, oltre ad esplorare il tema del pianeta X, indugia sulle innovazioni tecnologiche che, sin dagli anni '70 del XX secolo, conobbero una formidabile accelerazione nell'ambito dei sistemi informatici applicati alla gestione di aerei senza pilota. Ciò è molto importante, se ricordiamo che l'operazione "scie chimiche" è attuata in gran parte con droni (definiti anche U.A.V., ossia Unmanned aerial vehicles), la cui tecnologia non è quindi recente. Da sottolineare anche l'interesse che i militari mostrano per lo spazio: non si tratta soltanto di osservazioni astronomiche, poiché uno degli scopi reconditi potrebbe essere "il monitoraggio dell’attività extraterrestre in entrata ed uscita dalla nostra atmosfera". Riportiamo la parte dello studio contenente gli addentellati con la questione "chemtrails".


Parte del lavoro di John Maynard, [è stato un analista dei servizi segreti militari americani inizialmente con l’Army Security Agency (l’Intelligence dell’Esercito) in seguito in seno alla D.I.A. (Defense Intelligence Agency)] quando era nella D.I.A., riguardava il progetto D.O.C.L, Direct Orbital Code Link (a volte ribattezzato Docile), un sistema che annovera circa 5 miliardi di dollari di satelliti progettati per comunicare con velivoli classificati dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti e possibilmente anche per esaminare lo spazio profondo. Infatti, stando alle dichiarazioni di Maynard, uno degli scopi reconditi del progetto D.O.C.L della D.I.A. sarebbe il monitoraggio dell’attività extraterrestre in entrata ed uscita dalla nostra atmosfera.

Una conferma diretta alle affermazioni di Maynard sul classificato progetto D.O.C.L si può trovare nelle sorprendenti rivelazioni fatte negli anni ’90 dallo statunitense Edgar Rothschild Fouché in merito ai programmi speciali segreti dell’U.S.A.F. e della National Security Agency. Fouché, ex membro dell’Intelligence dell’Air Force americana che ha prestato servizio a Groom Lake nell’Area 51, ha lavorato con diverse strutture aerospaziali militari e produttori di elettronica negli Stati Uniti. Ha partecipato alla progettazione, sviluppo, produzione e valutazione di volo operativo nei programmi classificati di sviluppo aereo, incluse contromisure elettroniche, comunicazioni satellitari, equipaggiamento di cripto-logica e di supporto.

Durante la sua carriera militare, è stato selezionato nei quadri ed in molti programmi di sviluppo dei più recenti cacciabombardieri dell’Air Force. Altri programmi di ricerca e sviluppo per i quali lavorò dagli anni ’70 sono ancora classificati Top Secret. Fouché ha ricevuto una formazione tecnica per oltre 4.000 ore dall’Esercito e dal Governo, di cui circa la metà in addestramento classificato. Per venti anni ha lavorato con l’Aeronautica militare e con le Agenzie del Dipartimento della "Difesa", seguiti da altri otto anni come Dirigente a contratto della Difesa. “Ero uno dei pochi impiegati a Nellis - afferma Fouché - munito di un nulla osta di segretezza Top Secret, con accesso alle decodificazioni criptate.

Avevo il certificato di accesso al Modello 4 IFF (un sistema aereo che rispondeva ai codici classificati criptati). Avevo anche il permesso di lavorare su altri dispositivi criptati di cui non posso parlare. Per una serie di combinazioni e data la mia perizia tecnica mi fu richiesto di prestare servizio in un luogo non identificato. Al mio terzo giorno di lavoro a Groom, dovetti rimuovere un modulo da un pezzo di equipaggiamento per la comunicazione satellitare a più comparti, usato per sostenere alcuni velivoli nelle missioni speciali. Notai, mentre ero all’interno del comparto a controllare i cavi elettrici, che conteneva un’unità sigillata grande più o meno come una grande borsa e che aveva una targhetta d’identità di copertura della National Security Agency.

La nomenclatura sulla targa recitava Direct Orbital Code Link. Pensai che fosse strano, visto che l’unità era parte di un collegamento di comunicazione digitale, usato unicamente per comunicare con veicoli dell’Aeronautica classificati. Non ero a conoscenza allora di missioni militari orbitali non affiliate alla N.A.S.A. Ricordatevi che erano gli ultimi anni '60. Lo Shuttle non volò fino al 1981. Disinserii l’unità e, per curiosità, rimossi la calotta dell’accesso posteriore. Con mio stupore vidi che al suo interno c’era circa una mezza dozzina di grossi chip ibridi a circuito integrato. Il più grosso chip era collegato ad oltre 500 moduli dello spessore di un capello ed era grande più o meno come un accendino Zippo. Il timbro d’ispezione sul chip datava 1975.

Nel 1975 la velocità più elevate di lavorazione, sui progetti più classificati, equivaleva a quella di un computer I.B.M. 8088 che girava alla velocità di 4 milioni di cicli al secondo. Questa unità aveva una velocità di lavorazione di 1 miliardo di cicli al secondo. Fu solo dopo circa dodici anni che vidi una tecnologia paragonabile a questo chip a circuito integrato. Più tardi vidi alla I.T.T. un progetto top secret di sviluppo di avionica. Nella mensa a Groom, sentii termini come Lorentz Forces, detonazione ad impulsi, radiazioni al ciclotrone, generatori di campo a trasduzione di flusso quantico, lenti energetiche simili al cristallo e accumulatori quantistici E.P.R. (Electron Paramagnetic Resonance). Ogni giorno scrissi sul mio “diario di bordo” tutto ciò che vidi, ascoltai e toccai. Rientrato alla base, la mia routine proseguì come sempre.

Il mio amico alla N.S.A., Jerald, indagò ed osservò le persone impiegate in lavori molto classificati al Nevada Test Site e al Nellis Range. Stava controllando un tizio che lavorava al Nevada Test Site, dove facevano esplodere bombe atomiche sotterranee. Accennò per caso ad un aereo che poteva essere lanciato in orbita e ritornare ed atterrare nel deserto del Nevada. Era un veicolo di ricognizione radiocomandato che decollava da un bombardiere B-52 ed usava dei razzi a impulso, da collocare temporaneamente in una orbita terrestre bassa per scattare foto ricognitive. Pensai che mi stesse prendendo in giro.

Poi aggiunse: “Questo aereo è pilotato a distanza tramite il sistema D.O.C.L. di Groom”. In genere non sono così lento di comprendonio, ma non feci i giusti collegamenti fino a quando disse di nuovo: “Sai, il D.O.C.L sta per Direct Orbital Communications Link.” Bingo, avevo visto un pezzo del sistema D.O.C.L. a Groom: era l’unità della N.S.A. con grossi chips”.


Leggi qui l'intero articolo di Cristoforo Barbato


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mercoledì 14 gennaio 2009

Uranio impoverito e scie chimiche: la saga continua (articolo di Pier Paolo Saba)

Pubblichiamo un articolo del gentilissimo Pier Paolo Saba, coordinatore dell'U.S.A.C. Sardegna. Condividiamo l'indignazione dell'autore per l'omertà istituzionale attorno al problema delle scie chimiche: mentre gran parte della popolazione è atrofizzata in un'ottusa indifferenza, i governi continuano imperterriti con le loro operazioni di avvelenamento quotidiano.


"Non sono bastati nove anni per far luce, certa e conclusiva, su che cosa abbia provocato la spaventosa escalation di tumori al sistema emolinfatico, nei soldati inviati in missione nei teatri di guerra all’estero e tra i civili che vivono vicini ai poligoni italiani".

Così esordisce l'articolo del quotidiano La Nuova Sardegna di sabato 3 gennaio, a firma di Piero Mannironi. La testata, per la seconda volta, (si veda l’articolo precedente del 28 dicembre scorso) stranamente tratta un argomento così spinoso, finora ignorato ed anzi vilmente negato sia dalle autorità militari sia civili.

Nell’articolo fu il Ministro della Difesa La Russa a prendere posizione, affiancato dal Presidente dell’Anavaf, Falco Accame, che diffuse una nota nella quale sono sintetizzati i dieci interrogativi legati all’uranio impoverito, questioni che ancora attendono una risposta.

1) Il motivo di un misterioso lotto di armi all’uranio acquistato da Israele, armi che transitarono nel poligono di Nettuno e nel deposito di Bibbona

2) I contratti con ditte civili estere per la sperimentazione di armamenti nei poligoni italiani, senza alcun controllo esterno

3) I risultati dello studio Signum (Studio sull’impatto genotossico sulle unità militari) che doveva stabilire la pericolosità dell’uranio su mille militari cavie; per lo studio fu destinata la somma di un milione e 175 mila euro

4) Le strumentazioni usate per la misurazione della radioattività

5) La carenza di comunicazioni dalle basi militari al Ministero della Difesa. Da Aviano a Gioia del Colle decollarono, infatti, i jet alleati che spararono 10.000 proiettili all’uranio impoverito in Bosnia. Nel 1999 il Ministero affermò di non saperne niente.

6) Furono ordinate 63 mila maschere antigas con doppio filtro dalla Difesa: erano in grado di filtrare le nanoparticelle? Furono poi impiegate sul campo?

7) Non è stato reso noto il monitoraggio sui militari, stabilito con il decreto legge del 2000

8) Sono ancora sconosciuti i risultati delle analisi degli alimenti provenienti dalla Bosnia e dal Kosovo

9) Il computo delle vittime eseguito dalla Difesa si riferisce alla Bosnia ed al Kosovo. Mancano così tutti i dati relativi all’Albania, alla Macedonia, alla Somalia, al Kuwait e le statistiche concernenti le vittime in Italia.

10) La disposizione data ai militari di non avere figli nei tre anni successivi alle missioni fu citata dagli onorevoli Pisa ed Angioni nel corso dell’audizione del generale Donvito. Non si sa se ci siano figli di militari nati con malformazioni.

Un decalogo davvero dettagliato che attende di essere confermato, ma sono soltanto queste le risposte che ci aspettiamo?

Qualora la commissione d’inchiesta, di cui fa parte anche la Dr.ssa Antonietta Gatti, responsabile del Centro di ricerca sperimentale sulle nanoparticelle di Modena, affermi che sono solo ed esclusivamente le polveri ultrasottili generate dalle altissime temperature (oltre tremila gradi centigradi) a generare le forme cancerose tristemente registrate, si potrebbe pensare ad una strategia per non accennare alle scie chimiche ed agli effetti che esse producono sull’uomo.

Potremo sperare che, a seguito dell’inchiesta in atto sull’uranio impoverito, se ne avvii un'altra su quest’altro gravissimo problema?

Le chemtrails sono un problema dibattuto da anni. Anch’esso è negato fino allo spasmo, così come è stato smentito l’impatto conseguente all’uso del materiale radioattivo di cui si discute animatamente in quest’ultimo periodo anche presso alcuni Ministeri.

Non affermo di aver perso la fiducia, ma, dopo l’inchiesta attuale, mi chiedo quanto dovremo aspettare ancora per porre fine alle scacchiere disegnate nei cieli di tutto il mondo.

Pier Paolo Saba

Olbia, 10 gennaio 2009



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martedì 13 gennaio 2009

Persistent and non persistent chemtrails



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lunedì 12 gennaio 2009

Chemtrail connection (articolo di Carolyn Williams Palit)

Pubblichiamo uno studio della ricercatrice indipendente Carolyn Williams Palit nell’accurata traduzione del gentilissimo Corrado Penna. Si tratta di un articolo piuttosto complesso, ma i cui contenuti, senza dubbio dirompenti, saranno meglio compresi, dopo aver letto Il progetto R.F.M.P, Le microonde: arma contro la biosfera e L’aeronautica militare ti vuole L.O.V.


Il parlamentare [statunitense, n.d.t.] Dennis Kucinich menzionava le scie chimiche come un’arma esotica nella sua proposta di legge, The Space Preservation Act of 2001 [Legge per la preservazione dello spazio, n.d.t.], H.R. 2977, presentata al 107° Congresso degli Stati Uniti. Leggetela, perché offre un’ottima visione d’insieme di ogni tipo di arma esotica presente nel nostro [statunitense, n.d.t.] arsenale. A quanto sembra, ci sono molte tecnologie correlate che servono per lo spionaggio, le comunicazioni, la guerra oltre alla tecnologia spaziale, che usano il rilascio nell’atmosfera e nello spazio di carbone, prodotti chimici, cationi metallici, alluminio e bario.

Scie chimiche e riscaldatori ionosferici sono tecnologie collegate fra loro e direttamente connesse alla costruzione di armi spaziali ed atmosferiche, insieme con la costruzione di antenne disseminate [sul territorio] per la sorveglianza illegale ed i programmi psicotronici. Il brevetto qui di seguito esposto è per un’antenna al plasma priva di struttura, ma che viene denominata lente nella denominazione [del brevetto]. Perché viene denominata lente, se si tratta di un’antenna? È solo un’antenna? Fate click sul link, leggete il brevetto con attenzione e vi renderete conto che la ionizzazione dell’atmosfera può creare qualcosa come un canale di plasma. Questi canali plasmatici possono essere usati come una linea elettrica che porta ad un bersaglio. Inoltre trasmissioni elettromagnetiche come microonde, onde radio o onde ELF [Extremely Low Frequency, onde a frequenze molto basse, n.d.t.] possono essere inviate lungo questi canali plasmatici

Brevetto dell’aeronautica militare n° 5.900.986
Scholfield 4 Maggio 1999

“lenti focali a colonna”

http://tinyurl.com/yvrzbe

CONTESTO DELL’INVENZIONE

1. Settore dell’invenzione

La presente invenzione è sviluppata nel settore delle lenti ottiche e, in particolare, delle lenti che producono un fuoco a forma di colonna con l’asse della colonna focale perpendicolare al piano principale della lente.

2. Descrizione della tecnologia precedentemente sviluppata

Il concetto dell’impiego di plasma generato da scariche elettriche guidate dal laser nell’atmosfera come elemento conduttivo di un’antenna fu introdotto da Vallese (brevetto U.S.A. No. 3,404,403) nel 1968. Nel 1970 Vaill riuscì a produrre una scarica elettrica guidata dal laser (J. R. Vaill, D. A. Tidman, T. D. Wilkerson, D. W. Koopman, "Propagation of High-voltage Streamers Along Laser-induced Ionization Trails," Applied Physics. Letters, Vol. 17, No. 1, pp. 20-22, Jul. 1, 1970) [propagazione di scariche elettriche ad alto voltaggio lungo scie di ionizzazione indotte col laser, n.d.t.]. L’obiettivo principale era lo sviluppo di un’antenna senza struttura fisica, ma con un’ampia area efficace. Mentre il lavoro di base, sia teorico sia sperimentale, per le antenne laser è stato realizzato con successo, non era stato raggiunto né l’obiettivo di produrre una colonna ionizzata di atmosfera da adoperare come antenna né quello di guidare delle scariche elettriche. La maggiore difficoltà nella produzione di un’antenna di plasma consiste nel fatto che il plasma inizialmente creato tende a bloccare la radiazione necessaria a mantenerlo nella forma a colonna richiesta. Varie strategie sono state impiegate per superare questa difficoltà. Per esempio, Dwyer ha usato un laser per ionizzare leggermente una colonna atmosferica e quindi ha scaricato un generatore Marx [generatore che produce una tensione circa 100.000 Volt, n.d.t.] attraverso la colonna debolmente ionizzata per permettere una concentrazione sufficientemente alta di elettroni liberi (T. J. Dwyer et al, "On the Feasibility of Using an Atmospheric Discharge Plasma as an RF Antenna," IEEE Trans. on Antennas and Propagation, Vol. APPLICATION-32, No. 2, pp. 141-146, February 1984).

BREVE DESCRIZONE DELL’INVENZIONE

La presente invenzione è una lente che produce un fuoco a forma di colonna con l’asse della colonna focale perpendicolare al piano principale della lente. La lente rifrange un fronte d’onda incidente con una distanza focale che dipende dalla distanza radiale dall’asse della lente. Questi fuochi producono una colonna focale. I raggi di curvatura della superficie primaria della lente dipendono dalla lunghezza scelta per la colonna focale. La radiazione così focalizzata può essere impiegata per generare superfici di elettroni liberi nell’atmosfera che fungano da antenna, per funzionare da linea di trasmissione elettromagnetica, per indurre scariche elettriche o per misure di conteggio elettronico. […]

Il progetto della lente di questa invenzione permette alla radiazione incidente di viaggiare attraverso qualsiasi tipo di plasma esistente e così di limitare i blocchi che si verificavano nelle tecnologie precedentemente messe a punto.

Se informazioni su questa antenna/lente atmosferica sono pubblicamente disponibili, quali altre tecnologie simili vengono usate dall’aviazione militare che risultano classificate?

Il programma VRTPE sviluppato dall’Università del Texas di Austin usa scie di bario disperso nell’atmosfera. Questa viene denominata conduzione barica e permette ai militari di vedere la terra in una rappresentazione 3D, come arma di sorveglianza per la visione tridimensionale di tutto il territorio. Il bario permette loro di vedere dentro le nostre case così come l’ingestione di una bevanda al bario permette ai raggi x di fotografare il nostro sistema digestivo? Forse quest’arma viene usata sulle nostre comunità sotto il pretesto della “guerra alla droga” e della “guerra al terrore”? Il Ministero della “difesa” è stato coinvolto nella Guerra alla droga per molti anni. Chissà fino a che punto è aumentato il suo coinvolgimento negli affari interni sotto la nuova Guerra al Terrorismo?

Schermi ionosferici di particelle (i cosiddetti scudi antimissile delle Guerre Spaziali) vengono creati dall’irrorazione di particolato nell’atmosfera (scie chimiche) che viene quindi "pompato in alto" elettromagneticamente da emittenti sul terreno (vedi i brevetti Eastlund). Ciò crea quelli che vengono chiamati schermi ionosferici di particelle (grandi strutture di plasma sagomati a forma di campana). Queste strutture schermano i naturali campi elettromagnetici terrestri. Alcuni brevetti correlati a questa tecnologia fanno riferimento a ciclotroni o girotroni come emittenti.

Lavorando in un modo non focalizzato, i girotroni creano campi magnetici oscillanti che stanno danneggiando e disturbando mentalmente e fisicamente le persone, gli animali e l’ambiente. Questi campi creati da girotroni si possono estendere fino a 200-500 miglia in diametro, ed il sistema di girotroni (Flash Radar Archives, radaranomalies.com) è un’enorme rete che copre tutta la nazione [gli Stati Uniti, N.d.T.].

Essa può essere impiegata per la manipolazione della mente e dell’umore sulle persone abitanti in una certa area geografica. Tale rete di girotroni esiste anche in Europa. Se il girotrone lavora in maniera focalizzata può sparare un raggio nell’atmosfera.

La caratteristica riflessività di base di questi girotroni è spesso denominata “pulsazione radar” o “impulso radar” dai ricercatori. Le località rilevate corrispondono ai vecchi siti della Ground Warfare Emergency Network (Rete di Emergenza per la Guerra Terrestre) che erano un sistema alternativo per le comunicazioni militari. Molti attivisti contro le scie chimiche hanno suggerito che questi vecchi radar sono stati probabilmente convertiti in girotroni per emettere microonde o in qualche altro tipo di emettitore di impulsi di campi magnetici.

Alcuni dei composti maggiormente presenti nelle scie chimiche sono carbone, alluminio, cationi di metallo, fibre di nano-cavi, e bario (carnicom.com). Guardate come il bario e l’allumino sono stati usati per costruire una mappatura dei campi elettrici e magnetici naturali dell’atmosfera e dello spazio e per studiare la propagazione dei fasci di particelle.


Rilascio di composti chimici nella ionosfera
T N Davis

Istituto di Geofisica, Università dell’Alaska di Fairbanks, U.S.A.

Pubblicazione stampata: edizione 9 (settembre 1979)

Sommario. Reso possibile dalla disponibilità di razzi per finalità di ricerca nei tardi anni ‘50, il rilascio ionosferico di composti chimici e di particelle cariche ad alta velocità per formare traccianti o perturbazioni, ha contribuito ad ottenere molte informazioni su ionosfera, termosfera e magnetosfera. Il rilascio di scie di sodio, litio, alluminio ed ossido nitrico [NO, detto anche monossido d’azoto, N.d.T.] ha permesso l’osservazione dettagliata del movimento di masse neutre di masse ad altitudini superiori ai 50 km. Lo sviluppo di tecniche di rilascio della termite al bario [composto utilizzato con scopi militari sin dalla seconda guerra mondiale per la realizzazione di bombe incendiarie, N.d.T.] ha permesso osservazioni del moto sia di particelle neutre sia di ioni: l’osservazione di questi ultimi porta quasi direttamente alla determinazione di campi elettrici ionosferici, il rilascio di vapori di bario a velocità maggiori della velocità di fuga terrestre [la velocità minima richiesta per sfuggire al campo gravitazionale della Terra muovendosi perpendicolarmente alla superficie, N.d.T.] permette di tracciare le linee del campo magnetico, gli effetti delle correnti di Birkeland e l’osservazione simultanea del campo elettrico a differenti altitudini su una linea di campo geomagnetica. L’eiezione di elettroni di energia fra 1 e 40 keV [kilo elettronvolt, n.d.t..] da razzi facendo uso di cariche sagomate fatte detonare ad altitudini al di sopra dei 400 km è stata utile per studiare la propagazione dei fasci di particelle, per tracciare le linee del campo magnetico e per esaminare gli effetti dell’impatto di elettroni nell’alta atmosfera.

doi: 10.1088/0034-4885/42/9/003

URL: http://iopscience.iop.org/0034-4885/42/9/003/

Bisognerebbe realizzare una mappatura dei campi magnetici ed elettrici dell’atmosfera, della ionosfera, dello spazio e della terra, prima di poter manipolare o controllare questi campi. Il vapore di bario nell’atmosfera permette di “tracciare” un campo elettrico o “studiare” un fascio.

Nuvole di ioni di bario

Un atomo può diventare ionizzato a causa dall’assorbimento della radiazione luminosa. L’atomo di bario è particolarmente facile da ionizzare, perché il suo elettrone più esterno è legato molto debolmente [all’atomo stesso]. Se una massa di bario viene vaporizzata nello spazio, producendo una nuvola di bario, la maggior parte del bario viene ionizzato dalla luce del sole in meno di un minuto. La nuvola [di bario] si muove quindi in risposta alle forze elettriche presenti nello spazio e può essere impiegata per studiare i campi elettrici nello spazio. ( http://www-istp.gsfc.nasa.gov/Education/wposion.html )

Questo significa che essi possono adesso vedere le configurazioni delle onde elettriche che si muovono attraverso le nuvole. Ciò è ovvio nelle immagini che ritraggono le nuvole di bario.

Irrorare o fare esplodere bario nell’atmosfera viene detto “rilascio chimico” [letteralmente in inglese “chemical release”] ed è una pratica collegata alla creazione del plasma. In questo articolo, “Esperimenti di laboratorio su onde Alfvén causate da plasma in rapida espansione e le loro relazioni con i fenomeni spaziali” di W. Gekelman, M. Van Zeeland, S. Vincena, e P. Pribyl, si può leggere una discussione su come usare rilasci di bario per studiare il movimento del plasma e per creare bolle di plasma.

Un programma sperimentale iniziato nel 1990 fu strutturato, in parte, per studiare l’interazione del plasma nell’ambiente con un denso e localizzato “rilascio chimico”. […] Il movimento del plasma potè essere tracciato da terra usando un telescopio. […] Cavità diamagnetiche sono state prodotte come negli esperimenti di laboratorio e sono state misurate con strumenti a bordo del satellite. In due casi nei quali è stato rilasciato bario alle maggiori altitudini il campo magnetico fu completamente schermato dalla bolla [Bernhardt et al., 1987]. La nuvola di plasma rilasciato fu osservata muoversi lateralmente attraverso il campo magnetico. Questo movimento fu denominato “slittamento” (skidding). Una recente simulazione tridimensionale al computer [Delamere et al., 2001] mostra onde di Alfvén che si propagano lungo il campo magnetico di sottofondo […] [ 6 ] Un denso plasma di alluminio, inizialmente del diametro di alcuni millimetri e di densità paragonabile a quella di un solido, si espande quindi a partire dalla superficie del bersaglio.

Nello studio sopra menzionato, il sole presumibilmente ha reso fluorescente il bario nell’atmosfera ed ha reso il plasma molto più visibile ad un certo tipo di telescopio. Provate a puntare una luce ultravioletta su voi stessi, e vedrete le cremose chiazze gialle di bario sulla vostra pelle. In ogni caso è facile vedere le tracce di onde e di fasci attraverso vapori di bario (nuvole generate dalle scie chimiche).

Cosa c’è ancora nelle scie chimiche? Particolato ultra fine di alluminio ed altri metalli. Se fate una ricerca con google scrivendo “laser produced plasmas” [“plasma prodotto col laser”], vi renderete conto che il plasma può essere prodotto usando vari metalli.

Il plasma può trasportare onde, frequenze. A loro volta le microonde possono essere impiegate per generare plasma. Jean -Louis Nadin, che sviluppa applicazioni del plasma finalizzate alla riduzione dell’attrito dell’aria per gli aerei, ci mostra come il carbone (diffuso in gran quantità nell’atmosfera) sia correlato alle microonde ed al plasma. L’energia elettromagnetica delle microonde generate da un magnetron viene assorbita dalla nuvola di particelle di carbone e viene prodotto un “plasmoide”). I plasmoidi possono essere impiegati come arma – essere inseriti in un’arma a raggi. Il proeittile ad energia pulsante (pulsed energy projectile – P.E.P.) è una versione terrestre di questo tipo d’arma. Il raggio del P.E.P. può arrivare a coprire a distanza di un miglio.

Come potete vedere, si può produrre plasma da un laser o da un magnetron (microonde) colpendo bario, allumino, rame o carbone. E così laser spaziali od aerei oppure armi a microonde che colpiscono i metalli con bassa energia di ionizzazione e che troviamo nelle scie chimiche, possono creare nuvole di bario vaporizzato e plasma. Gli U.S.A. hanno un laser aereo, montato sul muso di un jet.

Controllo delle condizioni climatiche, visione tridimensionale di tutto il territorio, comunicazione oltre l’orizzonte, trasmissione senza fili di energia, tele-monitoraggio climatico, tomografia del terreno, occultamento di jet o satelliti, proiezioni olografiche, armi ad energia diretta, rilascio atmosferico di sedativi e germi, manipolazione genetica per mezzo di nanomacchine ed una serie di altre applicazioni sono collegate con le operazioni di irrorazione.

Per adesso, tenete in mente questo concetto fondamentale: il plasma può essere adoperato per trasmettere immagini (nel nostro soggiorno su uno schermo al plasma o su uno schermo al plasma nell’atmosfera), suoni (sottili altoparlanti dal plasma), frequenze regolabili, (armi cinetiche), tocco fantasma (c’è un brevetto per questo), sensazioni fisiche, dolore tremendo (l’arma P.E.P. ad esempio), muovere oggetti, uccidere la gente ed agire come un’arma distruttiva. Proprio come una palla di luce, esso può penetrare acciaio, vetro, pietra ed altre sostanze.

Naturalmente può penetrare il vostro corpo ed il vostro cervello, spingere e tirare di qua e di là qualcosa dentro di voi a causa della polarità magnetica, "cucinarvi" dall’interno e "premere tutti i bottoni del vostro sistema nervoso" e del vostro cervello. Ricordatevi: un fascio di plasma può essere impiegato come una sorta di cavo elettrico per trasmettere onde radio, microonde, VLF [Very, Low Frequency, onde a frequenza molto bassa], LF [Low Frequency, onde a bassa frequenza], and ELF [Extremely Low Frequency, onde a bassissima frequenza].


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sabato 10 gennaio 2009

1.200 metri: parola di "debunker"

In questi mesi di dura battaglia per la verità, gli attacchi concertati da più fronti, finanziati dai servizi e volti a delegittimare il lavoro dei ricercatori, sono diventati, via via, sempre più pesanti e frequenti. In realtà questo fiorire di attività di debunking non ha ottenuto altro che il risultato opposto a quello auspicato da coloro che tirano le fila di questo gioco al massacro. Inutile è stato il tentativo di porre una parola fine alla questione "scie chimiche" ed infruttuosi sono stati i sempre più veementi tentativi di far tacere noi come anche altre decine di attivisti sparsi in tutta Italia. A nulla sono valsi i duri e diffamanti interventi dell'ex D.J. Paolo Attivissimo e dei suoi sodali del C.I.C.A.P. ed è per questo che, disperatamente, nascono come funghi blog e discussioni sui forum volte a screditare il comitato Tanker Enemy (ma soprattutto chi scrive), gridando sempre e comunque al falso.

Ecco quindi che la collaborazione tra i disinformatori presenti a vari livelli, coordinati da vari comitati e finanziati dai servizi, sfocia spesso in clamorosi autogoal, perché, se è vero che gli attacchi concertati da più fronti possono magari avere qualche possibilità di successo, è anche vero che delegare senza controllo determinate azioni di "debunking" ad emeriti incapaci, può sortire davvero degli effetti devastanti per gli avvelenatori e per i loro galoppini.

E' quanto è accaduto nel fornire carta bianca ad alcuni personaggi come ilpeyote, ovviamente inclini alla diffamazione perché rigorosamente nascosti dall'anonimato. Costoro, spinti da un desiderio di primeggiare, emulando i metodi "antibufala" del già incapace Kattivix, commettono errori madornali, fornendoci, involontariamente, prove schiaccianti.

Ilpeyote, per l'appunto, decide di creare un filmato nel quale vorrebbe dimostrare che i video creati da Tanker Enemy sono tutti dei falsi, in quanto le quote stimate non corrisponderebbero alla reale dimensione (in pixel) dei velivoli nei fotogrammi dei filmati.

Egli quindi, in collaborazione con i disinformatori del portale md80.it, già tristemente noti per vari clamorosi documenti spuri, tra i cui "Il falso fuel dumping su Torino", documenta la ripresa, con normale videocamera end-consumer, di un velivolo commerciale che sorvola un radiofaro a 1.219 metri di quota.

In base a sue discutibili valutazioni, ilpeyote dichiara che i filmati da noi sin qui presentati non sono altro che dei falsi e che le quote di volo dei velivoli da noi ripresi sono sicuramente superiori agli 8.000 metri, altrimenti, a suo dire, le immagini non sarebbero così sfocate e prive di dettagli. Sin qui nulla di strano. Ilpeyote è un disinformatore, magari per hobby e non per mestiere. Magari è solo un montato che si sente importante perché spera di salire sul carro (o carretta?), dei vincitori, ma il problema è che con quel filmato, questo bullo di paese ci fornisce una conferma eccezionale: gli aerei ripresi in direzioni diverse ed innumerevoli volte nei cieli di Sanremo, notte e giorno, sorvolano la città a quote non idonee alla formazione di scie di condensa. Eppure questi velivoli rilasciano dense e lunghe scie che, pian piano, si espandono sino a coprire interamente il cielo, estate o inverno che sia.

Le prove trigonometriche, come anche le stime eseguite con il parametro dei cumuli e degli stratocumuli, le stime eseguite con il calcolo della propagazione del suono ed anche le importanti misurazioni compiute in queste settimane con il telemetro, mostrano altitudini di sorvolo comprese tra i 1.132 ed i 3.000 metri. Tali valutazioni sono sempre state pervicacemente negate dai disinformatori italiani.

Nel filmato del disinformatore ilpeyote, con tanto di documentazione fornita da un amministratore del portale md80.it, viene dichiarato che i velivoli in sorvolo su un radiofaro posto a 24 km circa dall'aeroporto di Malpensa, passano a 1.219 metri.

L'aereo ripreso senza uso di zoom dal ilpeyote mostra, però, dimensioni identiche ai velivoli ripresi da noi senza uso di zoom. Non solo: i velivoli da noi fotografati sono molto ben chiari nei dettagli (si notano anche i colori dei motori), pur essendo la nostra videocamera a bassa risoluzione. Sennonché gli aerei da noi immortalati, immancabilmente, rilasciano scie che non sono frutto di condensa. Sono scie chimiche, inequivocabilmente. Scie chimiche a bassa quota. Scie chimiche a quote sicuramente comprese tra i 1.100 ed i 3.000 metri, come più volte in questi anni abbiamo ripetuto. Non ci sono dubbi: il nostro paese come altri territori del mondo è sottoposto ad operazioni clandestine di aerosol chimico-biologici.

Quale conferma di tutto ciò poteva essere più "autorevole" di quella fornitaci sul piatto d'argento da incalliti, irresponsabili negatori del fenomeno “chemtrails”?





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giovedì 8 gennaio 2009

Scie nel cielo e geologi sulla terra

In questi anni in cui abbiamo studiato le scie chimiche, ci siamo accorti che i disinformatori più zelanti ed indefessi sono per lo più geologi. Anni fa Bario Tozzi, con ogni probabilità il capofila di questo gruppo, non appena veniva aperta sul forum della R.A.I. una discussione sulle chemtrails, subito interveniva per chiuderla con un laconico: "Per favore, M.T.". Colui è anche un sedicente ambientalista, sedicente appunto.

E' forse una coincidenza se laureati in Geologia costituiscono l'avanguardia della disinformazione nel settore? Crediamo di no. Certo invano si cercherà nei loro scritti qualcosa che lasci trasparire anche solo un briciolo di conoscenze circa argomenti quali la tettonica, la sismologia, la vulcanologia, la petrografia... Sarà che essendo impegnati 24 ore su 24 a compulsare la ricerca di Appleman sulle scie di condensa, hanno dimenticato tutto (poco in verità) quello che appresero con anni di "studio matto e disperatissimo" all'interno degli atenei, dove talora continuano ad operare come pazienti amanuensi intenti a trascrivere testi altrui. Sarà che ormai la scienza disinteressata non esiste più (forse non è mai esistita e solo qualche uomo ha dimostrato l'abnegazione e l'amore per la verità che si confanno a chi può fregiarsi di un titolo oggi tanto usurpato).

E' comunque palese il collegamento tra le scie nel cielo ed i geologi sulla terra, se ricordiamo che qualcuno di loro, non del tutto privo di un paio di competenze specialistiche (il "sapere" parcellizzato è disgregazione della cultura, ma funzionale agli obiettivi del sistema), sarà impegnato in settori quale la costruzione di basi sotterranee, rilevazioni e prospezioni del territorio ad uso più bellico che civile, essendo ormai l'Italia (e non solo) una nazione militarizzata, un po' poligono di tiro (si pensi alla Sardegna), un po' caserma, un po' portaerei della N.A.T.O.

Che poi certi scrivani lavorino nell'ambito di società leaders nella fabbricazione di ascensori la dice lunga. Gli ascensori non ascendono soltanto... anche qui il pensiero corre alle installazioni ipogee: vere e proprie città dotate di infrastrutture e servizi, se dobbiamo credere a Phil Schneider, il tecnico e rivelatore ucciso perché sapeva troppo.

A questo punto ci chiediamo se il coordinatore di questa affiatata squadra non sia l'ineffabile Bario Tozzi: ottima strategia quella di affidare ad un "ecologista" molto garbato, dai modi conversevoli, dall'eloquio forbito, il compito di tranquillizzare l'opinione pubblica e di distoglierne l'attenzione dal mortale problema delle scie tossiche, deviando il discorso sul solito biossido di carbonio, causa di tutti i mali. Invitato nei vari programmi televisivi il Bario nazionale, con modi suadenti, può discettare di sismi, di siccità, di nubifragi, di biodiversità... La "scienza" nei salotti televisivi: anche la massaia si abbevera alla sorgente della conoscenza, tra una spignattata ed un'annaffiatura delle piante aromatiche sul davanzale.

A mo' di involontaria ammissione, un garrulo e patetico scribacchino si firma G.E.O. dove il prefissoide greco, invece di significare "terra", è acronimo di Global Evil Organization. Grandioso! In parte è vero. Sennonché il male può avere una sua grandezza, negata irremissibilmente ai lillipuziani disinformatori, pedine di un gioco in cui finiranno con l'essere sacrificate, pusilli destinati a rimanere in una perenne, desolante mediocrità. Sono e saranno disprezzati per primi da chi oggi li sostiene e li elogia: li attende la damnatio memoriae e naturalmente anche la dannazione.




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martedì 6 gennaio 2009

Scie chimiche a Gaza

Un gentilissimo lettore (Grifaldo) ci ha mandato una fotografia che immortala delle inconfondibili scie chimiche nei cieli di Gaza. Un altro amico (Gliadiator) ci ha inviato la mappa satellitare della regione in cui si notano lunghissime chemtrails. E' evidente che non sono aerei di linea che volano ad 11.000 metri di altitudine, così come ci viene sempre raccontato.

Gaza è l'enclave palestinese dove, in questi giorni, viene perpetrata un'immane carneficina della popolazione, a causa di un conflitto orchestrato dai sinarchisti e che dovrebbe essere il preludio, nelle intenzioni dei globalizzatori, di una guerra di più ampia portata. Giustamente molti lettori si chiedono che senso abbiano le scie tossiche in un teatro bellico.

Ricordiamo che Israele ha sferrato una micidiale offensiva con un esercito fra i più tecnicamente avanzati nel mondo. Lo stato sionista attacca con carri armati, elicotteri, droni, caccia, massacrando civili e soldati palestinesi, anche con l'impiego di bombe al fosforo e letali armi di ultima generazione, ma, per localizzare i nemici nei bunker e nelle roccaforti, usa la polvere "intelligente", ossia dei microcomputers in grado di ricevere e trasmettere dati. Sono nanostrutture, collegate in una rete senza fili, con cui si possono individuare obiettivi militari per poi neutralizzarli. La "smart" dust, che fu già adoperata durante la prima guerra del Golfo per localizzare le truppe irakene, una volta diffusa nell'ambiente, funge da sistema di rilevazione.

Molti si domandano per quale motivo questo pulviscolo di microsensori sia disperso anche in nazioni in cui non si combattono guerre: come abbiamo già spiegato, la "smart" dust serve a controllare ogni persona, i suoi spostamenti, le condizioni biologiche etc. Ricordando, come osserva Bojs, che la popolazione della terra è il bersaglio, si comprende che i militari intendono, in modo surrettizio, soggiogarla diffondendo negli organismi umani, negli edifici, nelle strade, dappertutto, nanosensori le cui informazioni affluiscono, per le gestione dei dati, a piattaforme, alcune delle quali satellitari. Insomma, si vuole creare una ragnatela invisibile in cui invischiare i cittadini, ridotti ad androidi.

Questo è il progetto esplicitato nel documento parzialmente declassificato Air force 2025, documento studiato e divulgato dalla valentissima Carolin Williams Palit. Per i militari tutti i popoli del pianeta sono nemici: ecco perché l'invasione dei microelaboratori è pressoché globale.

Le macchine stanno per prendere il sopravvento?


Vi mando questa foto presa da Repubblica.it che mostra il volantino che gli israeliani stanno lanciando (insieme alle bombe) su Gaza. [ Clicca qui per la galleria fotografica di Repubblica.it ]

(Il testo, in arabo, recita: "Agli abitanti dell'area. A causa delle azioni terroristiche che alcuni gruppi terroristici compiono dalla vostra zona, le forze di difesa israeliane hanno dovuto immediatamente rispondere nella vostra area. Per la vostra sicurezza, vi si chiede di sgomberare immediatamente la zona").

A parte il riferimento a guerre psicologiche o comunque ad aspetti strani della faccenda (gli stessi che li bombardano, dicono di scappare. Credo che se lo immaginino anche da soli che è il caso di scappare...), ho notato il cielo. E' piuttosto evidente l'uso di scie chimiche anche sopra Gaza ed ho pensato: "Come mai fanno sopra Gaza quello che fanno sopra Firenze?".

Io e voi meglio di me, so che probabilmente c'è di mezzo un qualche mega-radar o la smart dust o tutte e due le cose insieme, ma personalmente metto questa foto fra le mie top 5.

Non dimostra assolutamente nulla (della serie: i soliti negazionisti diranno che è condensa o che sono velivoli militari da guerra con carburanti speciali ), ma per chi va oltre il discorso "condensa", può essere una foto che fa capire molto.

:: GRIFALDO ::





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lunedì 5 gennaio 2009

Cervelli superveloci con i nanotubi

L'articolo che pubblichiamo, tratto dal Corriere.it, si collega alle acquisizioni circa il tentativo di trasformare, surrettiziamente, gli uomini in esseri bionici, confermando il nesso tra nanotecnologie ed influsso sui processi cerebrali. Si notino nel testo il riferimento alla conducibilità elettrica dei nanotubi di carbonio ed il cenno ai materiali "intelligenti" che evoca la sinistra "smart" dust dispersa con le chemtrails. Naturalmente l'autore del pezzo esalta "le magnifiche sorti e progressive" di tali invenzioni, ignorando il lato oscuro di una "scienza" principalmente al servizio della distruzione e della morte.


Scienziati italiani hanno connesso materiali artificiali ai neuroni, aumentandone l'eccitabilità

«The singularity is near». L'integrazione uomo-macchina pare avvicinarsi davvero, come sostiene Raymond Kurzweil nel suo celebre libro. A dare credito alle previsioni dello scienziato-futurologo statunitense, è un esperimento pubblicato sulla rivista Nature Nanotechnology da Michele Giugliano, italiano che lavora all'Università di Anversa e da Laura Ballerini e Maurizio Prato dell'Università di Trieste, presso il centro Brain. I ricercatori italiani e svizzeri hanno collegato alle cellule nervose nanotubi di carbonio, aumentando l' eccitabilità neurale.

NANOTUBI - I nanotubi di carbonio hanno capacità di condurre elettricità ed i neurologi hanno dimostrato che questi materiali possono formare «giunzioni strette», un po' come quelle naturali tra cellule, con le membrane dei neuroni. Questo permette di creare collegamenti artificiali e vere e proprie «scorciatoie» per il passaggio del segnale nervoso. L'idea potrebbe essere sfruttata per creare ponti neurali che aggirino traumi o lesioni ed interfacce cervello-computer per neuroprotesi.

IL SEGNALE NERVOSO - La foresta di neuroni che compone il nostro sistema nervoso è organizzata in modo tale che ciascun neurone, attraverso ramificazioni cellulari molto intricate, prenda contatti con neuroni limitrofi. Questo permette di instaurare una comunicazione anche fra zone nervose distanti tra loro. La comunicazione sfrutta i segnali elettrici: quando la membrana di un neurone si eccita in risposta ad un messaggero chimico esterno inviato da altri neuroni, il treno di impulso elettrico si propaga come un'onda da un'estremità all'altra del corpo del neurone fino alla punta dell'assone, il braccio principale del neurone, inducendo il rilascio di nuovi messaggeri chimici che eccitano la membrana di altri neuroni. In questo modo l'impulso elettrico viaggia nel cervello. In caso di lesioni, per esempio a seguito di un ictus o di un trauma, il viaggio del messaggio neurale può trovare il percorso interrotto e fermarsi. I nanotubi di carbonio potrebbero essere usati per aggirare l'ostacolo creando una via alternativa, come avviene oggi per i by-bass cardiaci. Potrebbero accorciare i collegamenti e quindi accelerare il viaggio dell'impulso elettrico, potenziandone l'effetto.

UOMO «BIONICO» - Non solo, anche le interfaccia macchina-cervello cui oggi sono rivolti gli occhi di tanti che, vittime di lesioni, non possono più comandare i muscoli, potrebbero essere costruite usandoi nanotubi sull'ultimo tratto di collegamento al cervello, piuttosto che i classici elettrodi in metallo usati oggi. Il nanotubo in carbonio si adatterebbe molto meglio a questo compito, in quanto si dimostra più capace di connettersi e formare giunzioni più «naturali» con la membrana del neurone. «I risultati riportati nel nostro lavoro - spiegano gli autori nell'articolo - indicano che i nanotubi potrebbero influenzare l'elaborazione neurale dell'informazione; aumentando le conoscenze sul funzionamento delle reti ibride neuroni-nanotubi, si potrebbero aprire le porte allo sviluppo di materiali «intelligenti» per la riorganizzazione di sinapsi all' interno di una rete neurale.

FANTASCIENZA? - Se ci si vuole spingere oltre, al limite della fantascienza, si può affermare che forse sono state gettate le prime basi per un futuro in cui si potranno creare cervelli «superveloci» che scambiano informazioni tra aree neurali con prestazioni elevatissime, grazie all'integrazione con componenti artificiali.






Leggi qui l'articolo sul Corriere.it


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Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 2 gennaio 2009

I due libri contraffatti da contrailscience.com

Read this article in english

Il presente articolo si sofferma sulla clamorosa mistificazione operata dai disinformatori all'interno delle monografie “Clouds of the world” (messa in luce dall’amico vibravito) e "A colour guide to clouds", del 1963.

Esistono tanti tipi di falsificazione: quella perpetrata in questo caso coincide soprattutto con l'interpolazione, ossia con l'introduzione arbitraria e dettata da scopi ideologici, di un passo o capitolo all'interno di un testo. Si pensi al celebre Testimonium flavianum aggiunto alle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio.

Sono numerose le anomalie che sono state riscontrate: pagine strappate, incollate, una facciata in cui il testo è disposto su un'unica colonna (unico caso nell'intero libro – si noti nella foto l’uso del nastro adesivo scotch 3M), mancato riferimento ai parametri di umidità relativa, insistenza sospetta sul fenomeno della persistenza delle scie, fenomeno inventato di recente dalla N.A.S.A., totale assenza di riferimenti bibliografici circa il fenomeno della condensazione. Non dimenticherei che originariamente di solito, in inglese, si usava per indicare le scie degli aerei il termine "wake" e non "contrail". Dunque anche indizi linguistici e stilistici depongono a favore del carattere spurio del capitolo, insieme con il pressapochismo delle prolisse "spiegazioni": questa trascuratezza stride con la precisione delle altre unità in cui sono illustrati vari fenomeni meteorologici. E' evidente che anche le istantanee, in cui sono immortalate scie descritte nella didascalie come contrails, sono in realtà chemtrails attuali e quindi foto false.


"Clouds of the world", pubblicazione statunitense del 1972, viene presentata dai disinformatori come la prova principe della veridicità delle loro affermazioni. Secondo i disinformatori, infatti, il fenomeno "contrails", essendo queste a loro detta assai frequenti e comuni, era già trattato, nelle pubblicazioni degli anni precedenti agli anni 90 del XX secolo. Sembra piuttosto evidente, invece, che le copie (pochissime) disponibili in Rete sono state contraffatte. Da chi? Per quale motivo? Sappiamo il fine: essi vogliono riscrivere la scienza.

In questo articolo vedremo che esisterebbe il concreto coinvolgimento di soggetti italiani nella manomissione del testo. E se ciò è vero come si evince effettivamente da alcuni dettagli, è automaticamente dimostrato che quei testi sono stati (tutti quelli messi in vendita) modificati nel loro contenuto per dimostrare l'indimostrabile.

Chi presenta per primo quel libro? Epoxynous di contrailscience.com. Chi presenta quel libro per primo sul forum di
Focus e nei commenti ai post di Paolo Attivissimo? I disinformatori italiani che spesso scrivono anche nell'area commenti del sito contrailscience.com e sovente citano come "bibbia" il medesimo portale. A chi è intestato il sito contrailscience.com? Non si può sapere. L'autore è anomino e considerato il fatto che buona parte dei testi del sito si riferisce a nostri articoli sul blog Tanker Enemy (e relativi filmati), nulla ci vieta di pensare che Epoxynous sia in realtà un disinformatore italiano e che "Clouds of the world", insieme con "A colour guide to clouds" del 1963, anch'esso mostrato sul suo canale video, siano stati falsificati proprio da uno o più disinformatori italiani.

Infatti bisogna chiedersi per quale motivo un webmaster di un sito anglosassone e destinato ad un pubblico di madre lingua inglese, si debba prendere la briga di tentare di confutare il contenuto degli articoli, filmati, immagini, dichiarazioni di ricercatori italiani. L'argomento chemtrails è una questione trattata in tutto il mondo ed appare quindi sospetto che contrailscience.com si occupi così assiduamente dei contenuti del nostro blog e del nostro canale video, pubblicando degli articoli a... "confutazione" dei nostri. Non sarà per caso che dietro contrailscience.com si nascondono soggetti (e servizi) del nostro paese?

Fantasie? Deduzioni azzardate? Non si direbbe. Infatti, se osserviamo i tre grafici mostrati a pagina 127 del libro "Clouds of the world", notiamo che l'unità di misura adottata per indicare le altitudini è espressa in metri anziché in piedi e ciò è alquanto anomalo, considerato che il "Sistema Imperiale Britannico" è stato usato nel Regno Unito, Stati uniti ed Australia sino al 1995 e viene ancora adoperato non ufficialmente. In ultima pagina notiamo un'etichetta apposta da un bibliotecario (il libro deve essere passato per diversi proprietari), in cui si legge: "pages missing: 125", ma il volume, a pagina 125 mostra una serie di fotografie di scie chimiche curvilinee spacciate per scie di condensa. La facciata successiva alla 125, non numerata, è indicata come numero 126 e ciò conferma che la pagina 125 originale è stata rimossa e sostituita con un intero capitolo sulle contrails. Le pagine 127, 128 e 129 rivelano diversi rattoppi operati con un nastro adesivo trasparente, comunemente usato nei laboratori tipografici e negli studi di grafica.

Nella dissertazione, per denotare le ombre delle scie, viene adoperato il termine "distrail": questo vocabolo, però, è neologismo recentissimo, poiché neppure il dizionario etimologico Etymonline.com, pur includendo la quasi totalità dei lemmi inglesi, lo riporta. E' palese quindi che questa parola risale ad una nuova elaborazione di una pseudo-teoria dovuta alla N.A.S.A. ed ai suoi epigoni. Tra l'altro occorre evidenziare che le ombre visibili in un gran numero di fotografie e filmati immortalanti il sorvolo di aerei chimici, sono sempre superiori alla scia ed al velivolo. Tale particolare palesa che le chemtrails sono immancabilmente al di sotto degli strati nuvolosi (artificiali o naturali che siano) e per questo è chiaro che esse si trovano a quote estremamente basse e comunque non alle altitudini di crociera dei voli commerciali, laddove le nubi (cumuli e/o cumulonembi) sono sotto e non sopra. Anche il termine cloud, usato per definire le scie di condensa è una innovazione che rimonta a questi ultimi anni del XXI secolo. Dunque è pacifico che la monografia Clouds of the world del 1972 è stata interpolata, seguendo in modo pedissequo i dettami ideologici e pseudoscientifici della N.A.S.A. e diffusi ora dal C.I.C.A.P. nell'ambito della sua attività di propaganda.

Ovviamente stendiamo un velo pietoso sul particolare non da poco che, nel descrivere le condizioni fisiche necessarie alla formazione di scie di condensa, sia i grafici sia il testo a lato delle medesime, trascurano completamente il fattore umidità relativa. E' una svista oppure, piuttosto, una deliberata omissione? E' anche lecito chiedersi: chi ha operato quelle particolari manomissioni? Per quale motivo sono state impiegate le unità di misura tipiche del nostro paese in un testo anglosassone edito nel Regno Unito nel 1972?

Le sorprese, però, non finiscono qui. Nel libro del 1963 "A colour guide to clouds", sempre presentato come "la prova definitiva che le scie di condensa sono un fenomeno talmente comune da venire trattato anche in tempi non sospetti" appaiono evidenti e maldestre contraffazioni. Inutile ribadire che anche questa monografia viene, casualmente, presentata in contemporanea da Epoxynous di contrailscience.com e dai disinformatori italiani (Riccardo Cassinis alias nonnob, axlman, scie-nziato, Michele Galloni alias hanmar, acarsterminator alias Michele “Attivissimo” etc.) e ovviamente dai loro degni sodali che passano puntualmente le informazioni a Paolo Attivissimo (C.I.C.A.P.) e che qui non citiamo tutti per evidenti motivi di concisione.

Epoxynous presenta su You-Tube questo video, dal quale egli vorrebbe mettere in evidenza testi ed immagini utili, come al solito, a suffragare la teoria onnicomprensiva delle scie di condensa come fenomeno tipico nonché frequente. Peccato che, sebbene nel registrare il filmato, il falsificatore sia stato ben attento a non mostrare troppi particolari utili ad evidenziare stranezze compromettenti, si arguisce chiaramente che le pagine relative al fenomeno delle contrails sono state deliberatamente aggiunte al volume originale. Notiamo, infatti, tracce di colla ed il classico andamento stiracchiato ed ondulato, dovuto all'evaporazione della colla liquida e che si può verificare solo se una pagina è stata inserita in modo artigianale ed in tempi certamente successivi alla stampa della pubblicazione. Provate anche voi!

Sulla pagina di presentazione, quella sì originale, non si osservano imperfezioni di sorta nella cucitura della medesima con quella adiacente. Ciò non si può assolutamente affermare per quanto riguarda le pagine con le foto ed i testi che, secondo l'autore del falso, confermerebbero la tesi dei disinformatori. Sono senza dubbio pagine incollate con una certa approssimazione. La falsificazione, è bene notarlo, fu realizzata, dopo che dichiarammo l'inesistenza di pubblicazioni non specializzate sulle contrails negli anni precedenti al 1990. Evidentemente epoxynous, pur volendo apparire un "debunker" straniero, ha molta attenzione nei nostri riguardi. Un'attenzione tutta italiana, anzi italiota, che ben conosciamo.


Le indagini di vibravito sul libro "Clouds of the world" contraffatto





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Scie chimiche: la censura dissimulata

Apprendo che sull'ultimo numero del mensile Area di confine, è stato pubblicato un articolo intitolato Scie chimiche: la nuova congiura, a firma di Armand du Prez, autore che non conosco. Non ho letto l'inchiesta, ma, considerando che Area di confine è una pubblicazione non lontanissima dai canoni dell'ufficialità, si può ipotizzare che il pezzo sia per lo più un tentativo di stare al passo con i tempi: le chemtrails non sono ancora diventate argomento da salotto, ma poco ci manca. Mentre X Times dà spazio al tema con un dossier basato sulle ricerche condotte soprattutto dalla redazione di Tanker enemy e dai suoi collaboratori, il direttore di "Area di confne", con fiuto, ha pensato di cavalcare l'onda.

Ecco allora Scie chimiche: la nuova congiura, da reputare come un segno sintomatico, a cominciare dalll'ambiguo titolo in cui compare la parola "congiura" sovente accostata ai soliti "visionari" che scoprono la cospirazione dietro molti eventi. Sorge il sospetto che si tratti di una rassicurante velina simile a quella pubblicata da Focus, il rotocalco della scienza-spazzatura, scritta da Paolo Toselli, esponente del C.I.C.A.P.

Forse lassù qualcuno ha deciso che è possibile un rilascio di informazioni sulle scie tossiche, informazioni, però, filtrate ed intrecciate ad interpretazioni fuorvianti. Insomma un'operazione di timida, apparente apertura per rafforzare, attraverso il ridimensionamento, la disinformazione e la censura: è una tattica molto scaltra tipica dei servizi e già adottata quando furono declassificati dall'aeronautica di vari paesi dossiers sugli U.F.O. Sono stati il contentino per alcuni ricercatori, mentre questioni esopolitiche cruciali continuano ad essere eluse e coperte da un'impenetrabile segretezza.

Se ricordiamo che, senza alcun motivo, l'amministratore del C.U.T., che pubblicizza la rivista, ha tolto il collegamento a Tanker enemy né ha risposto ad una richiesta di chiarimento a proposito di questa inopinata decisione, si può ritenere che qualcuno abbia esortato i redattori del succitato portale ad occuparsi di lucine del cielo, senza, però, sfiorare la scottante questione "scie chimiche". Di fronte a certi argomenti persuasivi, si è deciso di ritirarsi in buon ordine.

Congratulazioni per il coraggio e per l'amore per la verità.



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mercoledì 31 dicembre 2008

C.I.C.A.P. Novi Ligure - La scienza contraffatta (articolo di vibravito)

Cominciamo il 2009 con un pregevole articolo dell'amico vibravito che, sicuramente, è di buon auspicio per i mesi futuri. I paladini "antibufala" sono falsificatori di professione: sia nelle seguenti righe sia visionando il filmato, ne avrete la dimostrazione.


Una delle affermazioni ripetute continuamente dai negazionisti del fenomeno delle scie chimiche è il seguente: le scie di condensa degli aerei di tipo persistente sono sempre esistite, fin dai tempi pioneristici dell'aviazione. Per avvalorare questa loro stramba e falsa tesi, essi si riferiscono spesso a materiale disponibile sul sito contrailscience.com che, grazie alla nomea conquistatosi, è stato soprannominato la "Bibbia dei disinformatori".

Compiendo delle ricerche all'interno del canale video YouTube, si possono trovare dei filmati che mostrano alcune copie di libri specialistici pubblicati prima degli anni 90 del XX secolo. Questi testi, a volte, contengono fotografie di scie persistenti, invece altre volte descrivono le presunte condizioni meteorologiche che consentirebbero a tali scie di formarsi e talora di perdurare nel cielo. Considerando che i primi avvistamenti certi di scie tossiche sono stati segnalati in Canada nella prima metà degli anni 90, i negazionisti hanno pensato bene di presentare, a sostegno della loro versione, monografie risalenti ad un periodo "insospettabile".

I filmati proposti su You-Tube dall'utente epoxynous spesso portano la firma del già citato sito contrailscience.com, dal medesimo utente gestito. Ne è un esempio lampante questo filmato che mostra in particolare un testo corredato di molte immagini fotografiche intitolato "Clouds of the world" edito nel 1972.


Sempre a proposito di tale saggio, è stato inserito anche un altro filmato, nel quale è possibile visionare il codice ISBN principale, corrispondente all'edizione statunitense originale del libro, insieme con i due codici ISBN secondari, uno relativo all'edizione britannica e l'altro a quella australiana.

Alla conferenza di Novi Lugure del 19 settembre 2008, il C.I.C.A.P. ha usato le immagini di "Clouds of the world", ma non solo all'interno di una presentazione power-point. Infatti, per l'occasione, Simone Angioni, coordinatore del C.I.C.A.P. Lombardia, ha dichiarato di essere riuscito a procurarsi una copia proveniente addirittura dalla Nuova Zelanda (si trattava quindi dell'edizione australiana). Ovviamente Angioni, nel corso del dibattito, non ha potuto esimersi dal mostrare con orgoglio la pubblicazione. Anche Claudio Casonato si è adoperato, esibendo da vicino questa "inconfutabile prova" alle persone presenti in sala. Nel video "curato" da Paolo Attivissimo e relativo al dibattito, si vede chiaramente questa situazione dal minuto 35:48 in poi.

In seguito ad alcune ricerche sui siti di editoria, sono riuscito ad entrare in possesso anch'io di questo "importantissimo ed emblematico libro". Nel mio caso, sembra trattarsi di una delle copie delle prime tirature: infatti sul volume è presente soltanto il codice ISBN principale relativo all'editore statunitense. All'apertura del pacco contenente la pubblicazione, le sorprese non sono mancate, come si vede dalle immagini mostrate nel video qui di seguito.

Qui il filmato sul canale di vibravito. Leggi qui l'articolo sul blog di vibravito.



Non so voi, ma io ho la netta impressione che stiamo assistendo ad una riscrittura orwelliana della scienza...



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