Declivi, fino allo scorso anno, ammantati di essenze vegetali e con un fitto sottobosco, ora sono brulli, scabri, ridotti a pietraie o a "lande lunari". La terra è per lo più riarsa: le piogge cadute non sono, infatti, penetrate nel suolo, ma hanno dilavato l'humus di un terreno che ha patito un lungo periodo di siccità.
Suscita viva inquietudine anche la pressoché totale assenza di insetti (imenotteri, coleotteri, lepidotteri), di aracnidi e dei volatili (passeriformi, rapaci): non si ode più il cinguettio delle varie specie dell'avifauna, ma solo il sibilo del vento.
La grave situazione riscontrata è senza dubbio da collegare alla massiccia irrorazione chimico-biologica, vero flagello per la flora e la fauna, soprattutto nella regione compresa tra Liguria occidentale e Dipartimento delle Alpi Marittime. Si consideri che nei decenni passati non è mai stato rilevato un simile depauperamento del manto vegetale. E' vero che l'attività dei tankers è concentrata specialmente sui centri urbani affinché la popolazione sia lentamente avvelenata, ma i venti portano gli elementi chimici in ogni dove, anche a quote alte dove gli aerei della morte di solito non incrociano.
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