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martedì 1 agosto 2023

Arthur Firstenberg, La tempesta invisibile Storia dell’inquinamento elettrico

Stazioni radio base, wi-fi, 5G… : l'elettromagnetismo ha plasmato il mondo moderno e contemporaneo. Come ha influito, però, sulla nostra salute e sull'ambiente? Negli ultimi 220 anni, la società ha sviluppato la convinzione universale che l'elettricità è "sicura" per gli esseri viventi ed il pianeta. Lo scienziato e giornalista Arthur Firstenberg smentisce questa convinzione, raccontando la storia dell'elettricità in maniera inedita e documentata.

Nel saggio "La tempesta invisibile", Firstenberg ripercorre le vicende legate all'elettricità dal principio del XVII secolo ad oggi, dimostrando che molti problemi ambientali, così come le principali malattie della civiltà industrializzata - patologie cardiache, diabete, tumori etc. - sono connessi all'inquinamento elettromagnetico.

Scheda del libro

Autore: Arthur Firstenberg con introduzione di Pietro Ratto
Titolo: La tempesta invisibile
Editore: Bibliotekha edizioni
Anno di pubblicazione: 2021

Articolo correlato: E’ tutto vero: gli alberi ostacolano il 5G

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venerdì 12 agosto 2016

'Polvere neurale' per controllare muscoli e nervi



Avviene spesso: nuove scoperte scientifiche e mirabolanti tecnologie sono presentate dai media ufficiali come la panacea. In particolar modo da decenni si fa baluginare l’idea di una terapia efficace contro le neoplasie, mentre si mena il can per l’aia da almeno sessant’anni, poiché chemioterapia, radioterapia e chirurgia sono troppo redditizie per abbandonarle o ridimensionarle a favore di altri rimedi non altrettanto dispendiosi per i pazienti e per la collettività, benché non privi di efficacia.

Adesso si sono inventati la “polvere neurale”, un insieme di microsensori da impiantare nei muscoli e nei nervi per “curare” patologie come l’epilessia. Tuttavia sono pur sempre corpi estranei e per di più funzionano con sistema wireless: non sussiste il rischio che provochino tumori o comunque problemi di salute? In fondo, niente di nuovo sotto il sole: già due lustri or sono, la giornalista indipendente Carolyn Williams Palit denunciava il sinistro progetto della D.A.R.P.A. volto a diffondere, anche attraverso gli aerei, nanosensori (smart dust o M.E.M.S.) nell’ambiente e negli esseri umani, certo non per trattare affezioni, ma per sorvegliare, controllare e spiare…

Vale sempre il detto latino: Timeo Danaos et dona ferentes, Temo i Greci anche quando portano doni.



E' pronta la 'polvere neurale', il primo sensore wireless delle dimensioni di un granello di polvere che può essere impiantato nell'organismo. E' un risultato che apre la strada alla possibilità di controllare dall'interno muscoli, nervi e protesi. Descritta sulla rivista “Neuron”, la polvere è stata realizzata dal gruppo coordinato da Michel Maharbiz e Jose Carmena, dell'Università della California a Berkeley.

I mini-sensori sono stati collocati con successo nei muscoli e nei nervi dei ratti e possono essere alimentati con gli ultrasuoni. I dispositivi funzionano, infatti, grazie a un cristallo piezoelettrico che converte le vibrazioni degli ultrasuoni in energia elettrica, destinata ad alimentare un piccolo transistor.

L'esperimento, secondo gli autori, apre le porte anche alla possibilità di trattare, attraverso impulsi elettrici emessi dai sensori, malattie come l'epilessia oppure di stimolare, sempre con gli impulsi elettrici, il sistema immunitario per bloccare le infiammazioni. In prospettiva, il prossimo passo sarà miniaturizzare ancora di più i sensori, fino a ridurli alla metà del diametro di un capello umano. Solo in questo modo potranno essere impiantati nell’encefalo (sic) per registrare continuamente la sua attività elettrica e per curare l'epilessia, senza usare elettrodi collegati a fili.

Secondo Maharbiz, gli scenari a lungo termine potrebbero essere ancora più ampi: ''Finora - ha dichiarato - non è mai stato possibile avere accesso ai dati del corpo umano catturati costantemente dall'interno''. In futuro questi sensori wireless potrebbero essere sistemati accanto ad un nervo, ad un muscolo o ad un organo per registrane l'attività, trasmettendo le informazioni ad un dispositivo esterno.



Articoli correlati:

- How smart dust could spy on your brain, 2016
- SMART DUST: Weather Modification Using Tiny Particles Deployed in Upper Atmosphere, 2013

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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 9 agosto 2016

Wi-fi planetario: pericolo globale



La prevista diffusione globale del wi-fi dallo spazio potrebbe distruggere lo strato di ozono, causare sconvolgimenti climatici e danneggiare la vita sulla Terra. È quanto denuncia la Global union against radiation deployment from space (GUARDS).

Cinque società si stanno organizzando per fornire, entro i prossimi tre o quattro anni, una copertura globale di wi-fi ad alta velocità proveniente dallo spazio.

GUARDS ricorda che I gas di scarico dei razzi contengono cloro che distrugge l’ozono, particelle di ossido di alluminio (trimetilalluminio, un composto tipico delle chemtrails, n.d.r.) che contaminano le nuvole della stratosfera.

Secondo Aleksandr Dunayev dell'Agenzia Spaziale Russa, citato dal New York Times (14 maggio 1991, pag. 4) “Circa 300 lanci dello Space Shuttle (o di vettori sostitutivi - n.d.r.) ogni anno sarebbero una catastrofe e lo strato di ozono potrebbe essere completamente distrutto”.

Nei primi anni ’90 del XX secolo, nel mondo si compivano in media solo dodici lanci di razzi all’anno. Mantenere una flotta di 4.000 satelliti nello spazio, ciascuno con una durata prevista di cinque anni, potrebbe comportare un numero di lanci ogni anno tale da creare una catastrofe ambientale.

Il wi-fi funziona con radiazioni pulsate a microonde, simili a quelle usate nei forni a microonde. Numerosi studi scientifici dimostrano che le radiazioni da radiofrequenza e da microonde possono avere un ruolo nella riduzione delle foreste, nella scomparsa di rane, di pipistrelli, di api da miele e nella minaccia di estinzione del passero comune oltre a provocare danni al D.N.A. negli esseri umani. E’ di vitale importanza per la vita sulla Terra che si diminuiscano questi campi elettromagnetici.

“Il corpo umano”, sostiene il dottor Gerard J. Hyland, dell’Università di Warwick, nel Regno Unito, “è uno strumento elettrochimico con una estrema sensibilità”: come una radio, può essere disturbato dai segnali elettromagnetici cui è esposto. Se un segnale elettromagnetico può azionare un dispositivo meccanico può interferire anche ogni cellula del corpo umano.

Il 7 febbraio 2014 il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dichiarato, in riferimento ai limiti estremi che disciplinano i campi del wi-fi, che “gli standard di sicurezza per le radiazioni elettromagnetiche della Federal Communications Commission (FCC) continuano a basarsi solo sugli effetti termici: essi rappresentano un criterio ormai vecchio di quasi trent’anni ed oggi inapplicabile”.

Nel 2011 l’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato, inoltre, le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, wi-fi e da altre tecnologie wireless come possibili cancerogene per l’uomo (Classe 2B). Recenti studi scientifici hanno concluso che sarebbe più appropriata la classificazione della radiofrequenza come cancerogeno certo (Classe 1A). Per di più i progetti di un wi-fi planetario dallo spazio renderebbero l’esposizione a queste onde elettromagnetiche praticamente ubiqua.

Una recente lettera inviata al Comitato economico e sociale europeo da 88 associazioni, che rappresentano tutte insieme oltre un milione di persone, denuncia che i governi stanno tradendo la fiducia della popolazione, ignorando i pericoli delle radiazioni a radiofrequenza e microonde.

L’intento di GUARDS è quello di bloccare i piani di sviluppo del wi-fi globale che costituirebbero una “sperimentazione” non consensuale sugli esseri umani, dunque una violazione dei diritti umani secondo il Codice di Norimberga.



Fonti bibliografiche

Salute umana

• Il Rapporto BioInitiative (1500 pagine) sugli effetti sulla salute della radiofrequenza e delle microonde è stato pubblicato nel 2007 con un aggiornamento nel 2012. Gli autori sono 29 scienziati provenienti da dieci paesi. Hanno pubblicato migliaia di studi che mostrano l’interferenza con i processi chimici nel corpo, delle radiofrequenze con numerosi effetti tra cui alterazioni genetiche, cancro, disfunzioni immunitarie, danni neurologici, e infertilità. Il Rapporto è disponibile qui.

• Lettera Avviso inviata nel mese di febbraio 2015 al Comitato Economico e Sociale Europeo da 88 organizzazioni (tra cui AMICA) riguardo il tradimento della fiducia dei cittadini da parte delle istituzioni che ignorano gli effetti delle radiazioni da radiofrequenza e da microonde. Disponibile a questo indirizzo.

• L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), un comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato le radiazioni da radiofrequenza, compresa quella emessa dalla tecnologia wireless, come possibile cancerogeno per l’uomo in Classe 2B.

• Il medico inglese Erica Mallery-Blythe ha scritto un ottimo rapporto sulla Elettrosensibilità che si stima colpisca attualmente il 5% della popolazione mondiale:

• Il 7 febbraio 2014, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dichiarato, in riferimento ai limiti estremi che disciplinano la radiazione utilizzati dal WiFi, che “gli standard di sicurezza per le radiazioni elettromagnetiche della Federal Communications Commission (FCC) continuano a basarsi sugli effetti termici, un criterio ormai vecchio di quasi 30 anni e oggi inapplicabile”.

Ambiente

• Studi dimostrano che la radiazione da radiofrequenza danneggia sia l’ambiente sia gli esseri umani.

Fonti:

Final mobile towers report e Impacts of radiofrequency electromagnetic field-rfemf from cell phone, towers and wireless devices on biosystem and ecosystem.

• Il 31 ottobre 2014 è stata presentata alla Manitoba Entomological Society la revisione di 91 studi sugli effetti delle radiazioni da radiofrequenza e da microonde su api, insetti ed avifauna.

• Sulla riduzione dell’ozono da gas di scarico dei razzi propulsori: Impact of rocket exhaust plumes on atmospheric compositio and climate

Piani di sviluppo del Wi-Fi dai satelliti

Le cinque aziende che forniranno Wi-Fi globale dallo spazio sono:

- SpaceX: 4000 satelliti, ad un altezza di 750 miglia.
- OneWeb: 2.400 satelliti, ad un altezza di 500-590 miglia.
- Facebook Inc.: satelliti, droni e laser.
- Google: 200.000 palloni ad alta quota a 62.500 piedi (“Progetto Loon”).
- Outernet: microsatelliti a bassa orbita.

Fonte: Wi-Fi dallo spazio: quali rischi?

Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS)
GUARDS è una coalizione internazionale di diverse associazioni che hanno creato un coordinamento per fermare i piani di sviluppo del wi-fi globale dallo spazio che minaccia la vita sulla Terra.
Contatto: Ed Friedman, Maine USA, 207-666-3372 edfomb@comcast.net
Contatto in Italia: Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (AMICA) www.infoamica.it

Fonte: nogeoingegneria.com, 2016


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martedì 30 giugno 2015

Il wi-fi sta uccidendo gli alberi: lo dimostra un recente studio



Una recente ricerca riguardante gli effetti delle radiazioni wi-fi sugli alberi - sì, gli alberi - indica che i nostri amici di legno possono essere molto più vulnerabili di noi. Gli alberi non possono nemmeno godere dei benefici delle connessioni wi-fi (sic).

L’indagine, condotta dall'Università di Wageningen (Paesi Bassi), ha accertato che la flora in aree ad alta attività wi-fi (zone urbane, in particolare) è affetta da sintomi che non possono essere legati ad attacchi batterici né virali. I sintomi più frequenti sono il “sanguinamento”, fessure nella corteccia, la morte di parte del fogliame ed anomalie nella crescita.

Per verificare l'ipotesi secondo cui i danni sono provocati dai campi elettromagnetici, i ricercatori olandesi hanno usato dei frassini, esponendoli a vari tipi di radiazioni per tre mesi. I frassini esposti ai segnali wi-fi hanno mostrato segni rivelatori di danni da radiazioni elettromagnetiche, tra cui una specie di scintillio sulle foglie, sintomo che indica la loro morte imminente. Nei Paesi Bassi, circa il 70 per cento degli alberi urbani soffre di “avvelenamento” da campi elettromagnetici: cinque anni fa era il 10 per cento.

Naturalmente, gli alberi in ambienti rurali o montani non sono colpiti (non ne saremmo così sicuri, n.d.t.), ma le piante decidue in tutto il mondo occidentale potrebbero essere un giorno o l’altro interessate dal problema.

I ricercatori hanno in programma diverse altre ricerche per comprendere le ripercussioni precise delle radiofrequenze sulla vita vegetale. Nel frattempo, gli specialisti non suggeriscono alcuna risoluzione preliminare.

Fonte: popsci.com

A proposito delle conseguenze del binomio scie chimiche-campi elettromagnetici su tutti gli esseri viventi, si legga W. Thomas, “Le scie chimiche, il wireless e tu”, fondamentale articolo di cui è riportato uno stralcio nel volume "Scie chimiche - La guerra segreta", 2015 n.d.t.


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lunedì 22 novembre 2010

Onde elettromagnetiche e nanoparticelle uccidono gli alberi (articolo di René Schoemaker)

Pubblichiamo un articolo di René Schoemaker, tradotto dagli amici di "Freeskies", riguardante il rapporto tra nanoparticelle e danni alla vegetazione. Correttamente nell'introduzione al testo, i curatori di "Freeskies" chiamano in causa il nanoparticolato prodotto dai mortali inceneritori e rilasciato dagli aerei chimici per spiegare il declino delle specie vegetali. Le particelle del traffico veicolare (PM 10), problema che affligge da decenni i centri urbani, non possono dar ragione in toto dell'inquietante fenomeno, da attribuire, invece, ai campi elettromagnetici sempre più potenti ed alle chemtrails (PM 0,2-0,5) ad essi funzionali.

Ricerche affermano che le onde emesse dagli impianti wi-fi fanno ammalare gli alberi. Gli alberi urbani si stanno ammalando a causa delle radiazioni wireless dei networks e dei telefoni cellulari.

Le radiazioni emesse dai networks wi-fi sono pericolose per gli alberi, causando significative variazioni nel loro sviluppo e fessure nelle loro cortecce, come ha assodato un recente studio olandese. Tutti gli alberi a foglie caduche nel mondo occidentale sono affetti da tali disturbi, come confermato dagli studi dell’Università di Wageningen. La città di Alphen aan den Rijn commissionò le ricerche cinque anni fa, dopo che erano state osservate inspiegabili anomalie negli alberi, attribuite inizialmente ad un virus o ad infezioni batteriche. Test addizionali hanno trovato questi stessi disturbi in tutto il mondo occidentale. In Olanda, il 70% degli alberi presenta gli stessi sintomi mentre, cinque anni or sono, erano solo il 10%. Anche gli alberi delle foreste ad alta densità ne sono affetti.

Attorno ai campi elettromagnetici creati dai telefoni cellulari e dalle linee wi-fi operano anche delle finissime e pericolose particelle emesse dal traffico veicolare. Queste particelle sono così piccole da entrare facilmente negli organismi.

Lo studio ha monitorato venti alberi di frassino esposti a vari fonti di radiazioni per un periodo di tre mesi. Gli alberi posti più vicini alla fonte radio wi-fi hanno dimostrato una "lucentezza plumbea" sulle loro foglie, causata dalla morte dell'epidermide superiore e inferiore delle foglie. Ciò potrebbe portare alla morte di parti delle foglie. Lo studio ha anche scoperto che le radiazioni wi- fi potrebbero inibire la crescita delle pannocchie del mais.

I ricercatori hanno segnalato la necessità di effettuare ulteriori studi per confermare questi risultati e per determinare gli effetti a lungo termine delle radiazioni sugli alberi.


Fonte: freeskies




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giovedì 21 ottobre 2010

I parchi oggi

L'uomo ha sovvertito ampiamente la natura, mettendo a coltura la terra e ricavandone campi e prati, giardini e parchi. In questo modo, nel corso dei secoli, l'aspetto originario delle aree bucoliche e silvestri è cambiato e, con esso, la composizione del mondo vegetale ed animale. Numerose piante selvatiche sono scomparse, altre si sono adattate alle mutate condizioni, altre ancora sono arrivate dalle steppe dell’Europa orientale e dall'America. Molte di esse si sono insediate come erbe "infestanti" nei campi di cereali, sui viottoli, al margine delle strade, tra le macerie, in mezzo alle siepi, lungo gli steccati e sui muri. Anche molti animali albergano nelle vicinanze degli stanziamenti umani: alcune specie dell'avifauna sono di casa nei parchi urbani e nei giardini. Passeri, rondoni, cicogne, taccole e gufi nidificano nelle case, sui tetti o sui comignoli; cinciallegre, merli, fringuelli, pettirossi, cardellini e molti altri passeriformi vivono tra i cespugli e gli alberi delle aree verdi all'interno delle città. Vivono o vivevano?

I sensi ottusi e l'ovattata indifferenza in cui siamo sprofondati ci impediscono di notare come i parchi ed i verzieri, piccole oasi di verde nel grigio deserto delle città, abbiano subìto una metamorfosi in questi ultimi anni: la flora, bene o male, sembra, per ora, resistere, ma i volatili che riempivano l'aria di canti, dove sono finiti? Un tempo non era difficile intravedere, tra le fronde delle piante, qualche capinera o un fiorrancino o un pettirosso dalla vivace livrea. Talora si udiva il cinguettio di un verzellino o di un ciuffolotto scarlatto. Gli stessi merli ed i passeri domestici sono sempre più rari, mentre è un caso del tutto eccezionale imbattersi in una calandrella o in un rigogolo dal bel piumaggio giallo dorato.

Al sorgere del sole o al tramonto, il chiassoso concerto dei passeriformi si è affiochito in uno sparuto e flebile bisbiglio o, peggio, si è spento in un silenzio spettrale. Un po' alla volta, ma in modo irreversibile, le irrorazioni clandestine, principale causa della moria che ha colpito pipistrelli, imenotteri, coleotteri, piccoli mammiferi, anfibi... hanno provocato pure lo sterminio dell'avifauna, privata del suo nutrimento, costituito da piccoli insetti, vermi, semi, frutti. Un tempo, dopo un acquazzone, si vedevano frotte di merli che beccavano i lombrichi spinti sulla superficie della terra dalla pioggia scrosciante. Oggi dopo sporchi piovaschi, i giardini sono ancora più squallidi e muti.

Tutto ciò è avvenuto tra l'incuranza di molti fra noi: le madri con i loro figli si recano nei giardinetti per attaccarsi al cellulare, mentre i pargoli si arrampicano su strutture ludiche di plastica e di ferro o scorrazzano tra aiuole soffocate dal cemento.

Non bisogna, però, lamentarsi: le zone verdi sono, oggigiorno, aree wi-fi. Ci collegheremo alla Rete, immersi in un ambiente elettromagnetico particolarmente salubre: la tecnologia è il futuro, la tecnologia è la nostra salvezza.





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