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domenica 21 febbraio 2016

Modelli meteo-climatici stravolti e devastazione economica



No rain, no grain.

E’ un dato di fatto: i modelli meteo-climatici tradizionali sono del tutto stravolti. I meteorologi (?) si arrampicano sugli specchi senza ventose per giustificare le più disparate aberrazioni atmosferiche. I primi mesi invernali, soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, sono stati all’insegna della siccità. Rare ed esigue le precipitazioni piovose e nevose, ridotti livelli idrometrici di laghi e fiumi, primi incendi, riserve idriche scarse per l’agricoltura, inquinanti che ristagnano su pianure e valli, vista la penuria di piogge e considerata persino la debolezza o l’assenza dei venti: questo è l’inquietante quadro di un inverno, anzi inferno chimico.

Nel mese di dicembre 2015 è stato rilevato il 91% di precipitazioni in meno rispetto alla media; nel primo mese del 2016 in Italia sono caduti praticamente gli stessi millimetri di pioggia di agosto.

Le associazioni degli agricoltori, con infinita improntitudine ed intollerabile ipocrisia, lanciano l’allarme. Le preoccupazioni per gli effetti dell'inquinamento in città sulla salute si sommano a quelli per l’aridità. Particolarmente grave è la mancanza di neve che rappresenta una scorta importante atta a garantire gli afflussi d’acqua per i raccolti agricoli nei prossimi mesi.

E’ allarme per le carenze idriche dei fiumi. Sul Po sembra di essere in estate, con quote idrometriche che sono inferiori di circa due metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La situazione è grave anche in riferimento ai laghi che a fine gennaio si trovavano prossimi ai minimi storici del periodo: il Lago Maggiore era al 17% della sua capacità, il Lago di Como era addirittura sceso al 12 %, mentre quello di Garda si attestava al 33%.

Intanto gli “esperti” cianciano di un superanticiclone europeo: è un’area di alta pressione, senza dubbio artificiale, che tiene lontane le poche perturbazioni che tentano di affacciarsi sul continente. Quando, per qualche fortuita e fortunata circostanza, un sistema di bassa pressione riesce faticosamente ad infiltrarsi in un varco delle barriere igroscopiche, esso è talmente debole che, a mala pena, si traduce in un piovasco del tutto insufficiente per le esigenze urbane, industriali ed agricole oltre che per gli equilibri degli ambienti naturali.

E’ significativo che qualche meteorologo mainstream, di fronte alla sistematica smentita dei modelli previsionali ed al sovvertimento delle manifestazioni atmosferiche, si dimostri incline ad ammettere che qualcuno sta agendo per inficiare i processi naturali.

E’ ovvio che la principale, anzi unica causa di questo disastro climatico ed economico è la geoingegneria bellica: né il biossido di carbonio né il traffico automobilistico c’entrano alcunché con quanto sta accadendo. Che cosa sta accadendo? Assistiamo alla criminale applicazione dell’Agenda 21, ossia alla distruzione dell’apparato produttivo composto dalle piccole e medie imprese, al progressivo immiserimento della popolazione, all’ingegnerizzazione della natura per consentire alle multinazionali di prendere il controllo delle risorse, dell’acqua, delle sementi, del cibo.

Il Nuovo ordine mondiale è qui, anche se molti non se ne sono ancora resi conto.


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La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 21 ottobre 2010

I parchi oggi

L'uomo ha sovvertito ampiamente la natura, mettendo a coltura la terra e ricavandone campi e prati, giardini e parchi. In questo modo, nel corso dei secoli, l'aspetto originario delle aree bucoliche e silvestri è cambiato e, con esso, la composizione del mondo vegetale ed animale. Numerose piante selvatiche sono scomparse, altre si sono adattate alle mutate condizioni, altre ancora sono arrivate dalle steppe dell’Europa orientale e dall'America. Molte di esse si sono insediate come erbe "infestanti" nei campi di cereali, sui viottoli, al margine delle strade, tra le macerie, in mezzo alle siepi, lungo gli steccati e sui muri. Anche molti animali albergano nelle vicinanze degli stanziamenti umani: alcune specie dell'avifauna sono di casa nei parchi urbani e nei giardini. Passeri, rondoni, cicogne, taccole e gufi nidificano nelle case, sui tetti o sui comignoli; cinciallegre, merli, fringuelli, pettirossi, cardellini e molti altri passeriformi vivono tra i cespugli e gli alberi delle aree verdi all'interno delle città. Vivono o vivevano?

I sensi ottusi e l'ovattata indifferenza in cui siamo sprofondati ci impediscono di notare come i parchi ed i verzieri, piccole oasi di verde nel grigio deserto delle città, abbiano subìto una metamorfosi in questi ultimi anni: la flora, bene o male, sembra, per ora, resistere, ma i volatili che riempivano l'aria di canti, dove sono finiti? Un tempo non era difficile intravedere, tra le fronde delle piante, qualche capinera o un fiorrancino o un pettirosso dalla vivace livrea. Talora si udiva il cinguettio di un verzellino o di un ciuffolotto scarlatto. Gli stessi merli ed i passeri domestici sono sempre più rari, mentre è un caso del tutto eccezionale imbattersi in una calandrella o in un rigogolo dal bel piumaggio giallo dorato.

Al sorgere del sole o al tramonto, il chiassoso concerto dei passeriformi si è affiochito in uno sparuto e flebile bisbiglio o, peggio, si è spento in un silenzio spettrale. Un po' alla volta, ma in modo irreversibile, le irrorazioni clandestine, principale causa della moria che ha colpito pipistrelli, imenotteri, coleotteri, piccoli mammiferi, anfibi... hanno provocato pure lo sterminio dell'avifauna, privata del suo nutrimento, costituito da piccoli insetti, vermi, semi, frutti. Un tempo, dopo un acquazzone, si vedevano frotte di merli che beccavano i lombrichi spinti sulla superficie della terra dalla pioggia scrosciante. Oggi dopo sporchi piovaschi, i giardini sono ancora più squallidi e muti.

Tutto ciò è avvenuto tra l'incuranza di molti fra noi: le madri con i loro figli si recano nei giardinetti per attaccarsi al cellulare, mentre i pargoli si arrampicano su strutture ludiche di plastica e di ferro o scorrazzano tra aiuole soffocate dal cemento.

Non bisogna, però, lamentarsi: le zone verdi sono, oggigiorno, aree wi-fi. Ci collegheremo alla Rete, immersi in un ambiente elettromagnetico particolarmente salubre: la tecnologia è il futuro, la tecnologia è la nostra salvezza.





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Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì 7 dicembre 2009

Scie chimiche in Venezuela

In un suo recente articolo, intitolato "Who or what is controlling our weather and why?", la ricercatrice indipendente, Chris Holly, dedica un passaggio ad un accordo stipulato tra il presidente venezuelano, Hugo Chavez e Fidel Castro, in ordine ad attività di inseminazione delle nubi per favorire le piogge.

La Holly scrive: "Hugo Chavez ha affermato che egli si accinge a 'bombardare' le nuvole ora che Cuba è pronta a fornire un sostegno nel 'cloud-seeding' al fine di favorire le precipitazioni e per alleviare gli effetti di una severa siccità. Il presidente venezuelano ha asserito che saranno usati appositi sistemi con il fine di inseminare i corpi nuvolosi per mezzo di aerei. L'equipaggiamento necessario sarà fornito da Fidel Castro e da Raoul Castro. 'Stiamo bombardando le nubi', ha dichiarato Chavez, nel corso di un intervento televisivo. 'Abbiamo i velivoli ad hoc e le attrezzature forniteci da Fidel e da Raoul'. Chavez sta provando a spremere dalle nuvole la pioggia, poiché il suo paese è ormai prossimo alla stagione secca ed in quanto le riserve idriche sono ai livelli più bassi degli ultimi decenni."

E' ovvio che la grave penuria d'acqua lamentata dall'ipocrita Chavez è stata in gran parte provocata dalle operazioni chimiche cui egli ha dato il suo assenso, sottoscrivendo il trattato "Open skies", un accordo secondo il quale velivoli dell'O.N.U. (Organizzazione dei nazisti uniti) possono penetrare nello spazio aereo del paese aderente, senza che sia necessaria alcuna autorizzazione. Questi aerei ufficialmente sono impiegati per studi di meteorologia e di fisica dell'atmosfera, ma sono in realtà tankers che diffondono veleni di ogni tipo, compresi composti igroscopici. Ora il presidente del Venezuela corre a i ripari, anzi finge di correre ai ripari, annunciando che una speciale squadriglia "risolverà" i problema della siccità, disperdendo nelle nubi composti chimici che propiziano le piogge.

E' la solita strategia (problema, reazione, risoluzione), dove la "risoluzione" è un rimedio peggiore del male, giacché è evidente che Chavez intende abituare l'opinione pubblica venezuelana alle attività chimico-biologiche, con il pretesto dei "cambiamenti climatici" causati proprio da chi finge di volerli contrastare.



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Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì 26 ottobre 2009

Piogge chimiche, nubifragi ed alluvioni

Alcuni testimoni e ricercatori del fenomeno "scie chimiche" si chiedono per quale motivo, sebbene siano diffusi elementi composti igroscopici (soprattutto bario e gel di silicio), in grado cioè di assorbire l'umidità atmosferica e di dissipare le nuvole, cadano ancora le piogge, a volte sotto forma di disastrosi nubifragi. Occorre, in primo luogo, rammentare che il governo occulto planetario usa le chemtrails e le onde elettromagnetiche sempre per causare danni e morti. Che si tratti di siccità o di alluvioni, non importa, perché sono sempre eventi calamitosi.

Dopo aver a lungo studiato le manipolazioni meteorologiche e climatiche e dopo aver esaminato le mappe satellitari, siamo giunti alle seguenti conclusioni. Allorquando i militari decidono di non neutralizzare o di rinunciare ad indebolire una perturbazione, rafforzano il vortice depressionario in modo che la sua energia si concentri su un'area circoscritta in cui poi cadono piogge torrenziali e rovinose: l'energia compressa della perturbazione su una superficie limitata si sprigiona violentemente in poche ore con effetti distruttivi. E' quello che accadde in Sardegna il 22 ottobre 2008. E' quello che è occorso tra il giorno 1 ottobre ed il 2 ottobre 2009 in Sicilia, in provincia di Messina. Nella mappa satellitare si notava una raggiera di scie chimiche, ortogonali alla circonferenza della spirale. La Sardegna e la Sicilia costituiscono solo due esempi italiani di disastri innaturali dovuti alla criminale aviazione chimica. A questi esempi se ne potrebbero aggiungere molti altri riferiti ad altri stati del mondo.

Le tecniche per indurre precipitazioni copiose ed ininterrotte sono collaudate e risalgono all’Operazione Popeye, quando, durante la guerra del Vietnam, gli aerei dell'U.S.A.F. inseminarono le nubi per lo più con ioduro d'argento per provocare precipitazioni abbondanti sì da ostacolare i movimenti dei Vietcong su piste trasformate in fiumi limacciosi e rapinosi. La strategia si rivelò piuttosto efficace: le truppe nemiche, abituate a tendere agguati e ad azioni di guerriglia nell’intricata foresta indocinese, furono in parte impedite nei loro fulminei spostamenti ed attacchi.

Oggi, sperimentata la possibilità di incrementare in modo artificiale le precipitazioni, i militari adoperano questa tecnica per distruggere ed uccidere. La distruzione e la morte sono ricchezza: la Protezione "civile" trae immensi benefici dalla ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture nelle zone colpite da alluvioni (Guido Bertolaso è l'uomo più ricco d'Italia dopo Silvio Berlusconi). Subito la Croce Rossa e le banche aprono conti correnti su cui versare denari per gli alluvionati. I gestori telefonici raccolgono le offerte "in favore" delle vittime del nubifragio. I contributi finiscono nelle tasche di funzionari, ladri istituzionali, amministratori, imprenditori edili... solo qualche centesimo arriva agli sfollati. Come si vede, i disastri sono una manna per i governi e per tutto quella moltitudine di parassiti che dissanguano i cittadini.

Bisogna anche considerare gli effetti delle piogge chimiche sull'agricoltura. Le precipitazioni che contengono alluminio sono alcaline; quelle in cui, invece, prevale il contenuto di zolfo sono acide. In entrambi i casi, i suoli agricoli risultano contaminati e l'equilibrio pedologico fortemente compromesso con gravi ripercussioni sulla produzione cerealicola ed ortofrutticola. Come nota lo scienziato statunitense Michael Castle, i metalli pesanti delle scie chimiche, una volta penetrati nell'humus, uccidono i batteri che fissano l'azoto nelle radici delle leguminose: il terreno un po' alla volta diviene sterile, improduttivo. In tale contesto, si comprende anche perché le produzioni biologiche, oggi giorno, di biologico abbiano veramente poco.

Se in qualche raro caso, cadono ancora delle piogge quasi naturali, ciò avviene in relazione ad un'omeostasi del sistema, ossia i processi nella biosfera tendono ad una sostanziale equilibrio cosicché, se non piove nel punto X, piove nel punto Y e viceversa.

Ricapitolando, possiamo distinguere tra perturbazioni naturali (un'esigua minoranza); naturali, ma svigorite; artificiali, create o intensificate affinché fungano da strumenti di guerra meteorologica e climatica.

Dunque oggi i regimi pluviometrici debbono essere studiati tenendo conto non tanto dei fattori naturali, ma soprattutto dei perniciosi e giganteschi interventi chimici ed elettromagnetici.



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