mercoledì 9 aprile 2008

Sci e scie

Le persone che si accorgono da sole dell'abnorme problema costituito dalle scie velenose sono pochissime: di solito, attraverso una tenace e capillare opera di informazione, si riesce a convincere qualcuno ad alzare gli occhi al cielo affinché constati de visu lo scempio chimico.

Ho, però, notato che gli amanti degli sports invernali sono coloro che, in genere, si avvedono in modo autonomo dei voli anomali. Essi, infatti, mentre sciano sulle piste o quando prendono lo skilift, gettano uno sguardo in alto e scorgono aerei che sorvolano le cime innevate, incrociandosi in rotte improbabili. Il cielo, un tempo azzurro e terso, che sovrastava le località di montagna, è oggi un intrico di chemtrails persistenti o è reso simile al vetro smerigliato dai continui passaggi di velivoli che rilasciano chemtrails evanescenti.


Non importa se le piste siano in Francia, in Svizzera, in Italia o in Austria: dappertutto si vedono e si odono gli aerei della morte che quasi sfiorano le vette ed i crinali alpini. Anni fa, quando l'ignominiosa e criminale operazione scie chimiche, non era stata estesa ad alcuni stati europei, si poteva notare una differenza abissale, non appena, oltrepassando il Brennero, si entrava in Austria: l'aria limpida ed il cielo cosparso di nuvole naturali si slargava alla vista, dopo che in Italia si erano dipanati intrecci e sfilacci chimici, immersi in una nebbia malsana e puteolente.

Così oggi, putroppo, si scia in ogni stagione e ad ogni latitudine: si scia, ma non con sci, racchette e scarponi.


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