venerdì 14 marzo 2008

Blu (articolo di Giovanna)

Vivendo ogni giorno, in un spicchio di Natura personale, osservo. Ogni mattina mi alzo, sperando sia sempre un giorno migliore, migliore del giorno prima, ma è un’ illusione!

Tutto sembra finto, ovattato: è come se la Natura che ho attorno a me, si facesse la stessa domanda che mi pongo io: “E adesso?”

Non è vero che il clima è cambiato e che si è alterato fino ad oggi: il clima l’hanno fatto cambiare e giornalmente è in evoluzione. Senza l’intervento dell’uomo, avremmo bellissime giornate con il cielo blu, il sole caldo e tutta la Natura gioiosa. Gli uccellini felici troverebbero più cibo e potrebbero allevare meglio i loro piccoli.

Spero ogni giorno e attendo che mi venga a trovare una piccola ape, prodigio di ingegneria in miniatura.

Il vestito della Natura in questo momento è il verde dell’erba nuova con il giallo della miriade di fiorellini del trifoglio, mentre dove abitavo io, (sempre in Liguria e precisamente sul Colle di Cadibona), i fiorellini del trifoglio erano tutti rosa: strano… vero?

Solo così si capisce la biodiversità.

C’è il rosa dei fiori di pesco, il rosa tenue del prugno selvatico: tutti gli alberi attendono i loro impollinatori per poi dare i loro frutti.

Mi vengono a trovare molti uccellini e tortore: c’è un uccellino dalla lunga coda, che sembra una ballerina e, quando cammina, è come se danzasse. Ammiro le eleganti gazze con il loro frac nero e la camicia bianca; pettirossi che vengono a rubare, sotto la finestra della mia cucina, le crocchette dei gatti di cui sono ghiotti, anche se non sono salutari. Li osservo e mi meraviglio del prodigio della Natura, sia animale sia vegetale.

La Natura ci dà tutto ciò di cui abbiamo bisogno, senza tanti studi e tecnologia: mi accorgo di quanto è stupido l’uomo e piccolo, in confronto al creato, di cui dovrebbe avere timore, invece di volerlo soggiogare, dominando chi esiste da prima di noi!

Ho vagato, con il mio pensiero, tornando sui vestiti della Natura: il manto viola delle margherite fiorite sotto al mio terrazzo ed il rosso delle camelie... una tavolozza di colori, folate di profumi di fiori, portate da una brezza leggera, il canto dei passeri e timidamente il cri cri di qualche grillo. Come si fa a non amare tutto ciò?

Dipinto questo quadro, immaginabile ai tuoi occhi, manca ancora il cielo, un cielo malato perché così lo vuole l’uomo. E’ irreale, offuscato da nubi artificiali, anche se, a sprazzi, fa capolino quello che si nasconde sotto alle nubi: il cielo blu, l'originale!

E’ come se, su un quadro, tu grattassi la pittura e sotto apparisse un’altra immagine: in questo caso il cielo vero.

No, io non dipingerò una cosa non vera: io dipingerò un cielo che da, quando sono nata, ho sempre veduto perché voglio sia così e spero che vinca lui, perché è lui il padrone, perché è così che deve essere!

Non menziono le scie, perché sporcherei il mio racconto: loro, le scie sono l’ospite inatteso e malvagio della Natura.

Anzi, amici miei, volete condividere con me tutto ciò, vedere dal vivo quel quadro dipinto dal pennello della Natura che io ho descritto a parole? Venite a trovarci: me e la Natura!



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3 commenti:

  1. E' stata un'impresa trovare una foto con un cielo senza scie!

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  2. Quasi sentivo il profumo dei fiori.

    Questa è la grandezza del creato. L'uomo raggiunge i più alti picchi di consapevolezza quando riesce a vederne la bellezza.

    E' proprio vero quello diceva Dante. Ciò che muove l'universo è l'amore.

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  3. S� Ersandro, si avverte quasi l'effluvio della primavera.

    Ciao

    RispondiElimina

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