Il colonnello Mario Giuliacci, sedicente meteorologo, spronato dai disinformatori di professione ormai con l’acqua alla gola, ha deciso di pronunciarsi sulle scie chimiche con un articolo penoso e misero. E’ il caso di riportare le parti salienti del testo non certo per confutarne le affermazioni che sono solenni balordaggini, ma per evidenziare il livello infimo cui sono precipitati gli “esperti”. Tra l’altro l’articolo è veramente spassoso e non guasta mai una sana risata.
Da circa 7-8 mesi circola con insistenza sulla rete internet un documento redatto non si sa da chi e nel quale si afferma che aerei militari riverserebbero in cielo da molto tempo tonnellate di sostanze potenzialmente tossiche, come polveri di Bario, Alluminio e polimeri. Il tutto - sempre secondo l’anonima fonte - allo scopo di simulare esperimenti di modifica artificiale del clima. Le prove portate a corredo della notizia sono numerose foto di scie nuvolose (nel documento definite “scie chimiche” o chemtails) lasciate in cielo appunto dagli aerei.Sulla rete internet: ma non sono la stessa cosa la Rete ed Internet che si scrivono con la maiuscola? Come incipit già non è molto promettente.
Polveri di bario, ma non erano sali? Sarà un lapsus freudiano: il “meteorologo “ si riferisce alla polvere depositatasi sui libri che da decenni non apre più.
Simulare esperimenti? Ma quale simulazione: sono semmai esperimenti compiuti, anzi è un’attività clandestina perpetrata nei cieli di quasi tutto il mondo.
Le prove portate a corredo della notizia sono numerose foto di scie nuvolose (nel documento definite “scie chimiche” o chemtails) lasciate in cielo appunto dagli aerei.
Già l’espressione scie nuvolose fa ridere i polli: o sono scie o sono nuvole. Non penserà l’illustre genio che crediamo nella fandonia del Cirrus aviaticus, il cirro della nonna?
Che i “soliti” americani (dagli agli untori… yankee!!!) o i soliti “militari” fanno esperimenti pericolosi, all’insaputa di tutti, tenendo all’oscuro anche i propri governi (come se le scie non si vedessero!) e infischiandosene della salute degli inermi cittadini.
I soliti americani! come li definisce lui sono gli Statunitensi: che argomento persuasivo questa becera e stantia accusa di antiamericanismo nei confronti di chi denuncia le nefandezze dei potenti!
I soliti “militari” fanno esperimenti pericolosi, all’insaputa di tutti, tenendo all’oscuro anche i propri governi (come se le scie non si vedessero!) e infischiandosene della salute degli inermi cittadini.
A questo proposito, Giuliacci, replichiamo: Tu l’hai detto! Ti sarà rimasta per caso una sinapsi?
In realtà le “scie chimiche” mostrate nel documento sono un fenomeno normale, sempre esistito da quando esistono gli aerei a jet e sono prodotte nella maggior parte dei casi dalla condensazione immediata dell’acqua rilasciata dalla combustione nei reattori degli aerei a jet commerciali e/o militari, quando volino intorno a 8-10 km. Per questo motivo sono note come “scie di condensazione (contails). Ma ecco come si generano le scie di condensazione. Alla quota di 8-10 km la temperatura dell’aria è intorno a 40-45 gradi sotto zero per cui le microscopiche goccioline d’acqua rilasciate dal bruciatore dell’aereo condensano istantaneamente in una miriade di minuscoli aghetti di ghiaccio, resi poi visibili appunto da una sottile scia nuvolosa. Le condizioni ideali per il verificarsi del fenomeno sono quelle nelle quali l’atmosfera circostante è già di per se molto umida cosicché la scia stenta a evaporare e quindi resiste nel cielo anche per 1-2 ore.
Tra un errore grossolano e l’altro, il Nostro afferma qualcosa di corretto circa le quote e le temperature: peccato che si dimentichi i valori sia della pressione sia dell’umidità relativa. L’esimio asserisce che le scie possono permanere anche un’ora, due, ma molti suoi colleghi affermano, in modo ancora meno verosimile, che possono durare per giorni. Dovrebbero mettersi d’accordo.
Se poi a quelle quote c’è anche un forte vento, la scia nuvolosa tende ad essere sparpagliata lateralmente e quindi assume anche notevoli dimensioni nel verso laterale. Sotto tali condizioni meteorologiche, lungo alcune aerovie o incrocio di aerovie commerciali oggi particolarmente affollate è ovvio che, il frequente passaggio di aerei (uno, ogni 3-4 minuti), lascerà, nell’arco di 1-2 ore, una ragnatela di moltissime scie.
Tende ad essere sparpagliata lateralmente… una ragnatela di moltissime scie: mi pare che l’esperto si stia arrampicando sugli specchi e che stia ripetendo quattro nozioncine pedestri orecchiate, visitando in fretta ed in furia i siti-spazzatura degli imbonitori sciacondensisti.
Ma vi è anche un’altra modalità per la genesi delle scie di condensazione. Se l’atmosfera è oltremodo umida, allora l’aria che viene a contatto con il bordo d’attacco dell’ala si spezza lateralmente in due parti le quali, scorrendo poi lungo la superficie curva della fusoliera, sono costrette ad accelerare. Ma tale accelerazione provoca una rapida espansione dell’aria in movimento attorno all’aereo, con conseguente raffreddamento della medesima. Il rapido raffreddamento a sua volta fa condensare immediatamente la forte umidità sotto forma di una densa scia nuvolosa.
In questo passaggio sconclusionato, sembra che il Giuliacci voglia alludere alle trecce di Berenice. Evidentemente non si ricordava l’espressione che identifica il fenomeno e così si è impelagato in un discorso senza né capo né coda.
Infine nulla vieta di pensare che molti appassionati del volo libero, per esibizionismo, possano far uso delle stesse innocue sostanze impiegate dalle nostre Frecce tricolori per disegnare in cielo i colori della nostra bandiera.
Come conclusione è veramente l’apoteosi del ridicolo: gli appassionati del volo libero che rilasciano con i loro aeroplanini scie tricolori. Questo è veramente troppo: il Giuliacci ha preso i suoi lettori per gonzi e pensa che si possa credere ad una fandonia del genere. Che improntitudine!
Infine in un testo così bolso, non potevano mancare degli strafalcioni, come “sé” scritto senza accento e chemtails anziché chemtrails e contails anziché contrails, ossia le code chimiche e le code di condensazione. Non sarà che, prima di scrivere l’illuminante dissertazione presentata da Heidi come la mazzata finale (sic) sul tema delle scie velenose, l’esperto ha bevuto qualche cock…tail di troppo? Si spiegherebbe così lo svarione.
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