venerdì 7 settembre 2007

Microdispositivi ibridi (articolo di Enrico Loi)

Talvolta gli articoli pubblicati su questo blog, alcuni dei quali tradotti, contengono informazioni che possono apparire inverosimili. Bisognerebbe, però, ricordare che la scienza e la tecnologia, soprattutto quelle occulte, hanno conosciuto, almeno dalla seconda metà del XX secolo, uno sviluppo formidabile che, a stento, si può immaginare. Un settore tra i più avanzati è quello delle nanotecnologie e della fusione tra biologia ed elettronica. E' un ambito le cui scoperte hanno trovato immediato e diabolico impiego all’interno dell'operazione chemtrails. Si noti, infatti, la sconcertante somiglianza formale e soprattutto funzionale tra i nanorobots creati dai ricercatori dell'università della California, e le nanomacchine descritte nell'articolo Scie chimiche: il controllo psicotronico della popolazione.

Che i microdispositivi, citati nell'articolo, possano servire ad usi terapeutici, è una frottola in cui potranno credere i gonzi.


Un team di ricercatori dell'Università della California di Los Angeles asserisce di aver fatto crescere sopra un microscopico chip di silicio alcune cellule di ratto che si comportano come piccoli robot, forse il primo passo verso un dispositivo ibrido autoassemblante.

Gli autori hanno messo a punto un nuovo metodo per attaccare cellule viventi a processori di silicio, riuscendo a far muovere le entità combinate come fossero zampe minuscole e primitive. I promotori della sperimentazione affermano che è possibile produrre dispositivi funzionanti a partire da una singola cellula “seminata” su un chip di silicio trattato in modo speciale.

Usando le cellule cardiache di un ratto, i ricercatori hanno realizzato un minuscolo dispositivo che si sposta da solo sfruttando le contrazioni delle cellule. Un secondo dispositivo, invece, assomiglia ad una piccola coppia di zampe di rana.

“Uno dei microdispositivi - commentano gli autori - aveva due 'zampe' che escono dal corpo ad angoli di 45 gradi e ciascuna di esse era dotata di un 'piede' che si estendeva a sua volta con un angolo di 45 gradi”. In futuro, usando questo metodo, potrà forse essere possibile far crescere macchine autoassemblanti per una gran varietà di applicazioni ingegneristiche ed in campo medico.


Istituzione scientifica citata nell'articolo:

University of California, Los Angeles



Leggi qui l'articolo pubblicato da Ecplanet.com
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