lunedì 29 gennaio 2007

Gli untori

Tempo fa lessi alcuni commenti di visitatori di siti che avevano pubblicato articoli sulle scie chimiche in cui si ipotizzava la diffusione di agenti biologici per mezzo dell’irrorazione. Questi lettori esprimevano i loro dubbi circa la possibilità di diffondere batteri e virus che sarebbero sottoposti a temperature molto elevate. Queste perplessità hanno il loro fondamento: un conto è diffondere particolato contenente alluminio, bario, torio radioattivo etc. con i dispositivi erogatori installati sugli aerei della morte; un altro è spargere agenti biologici.

Se si riflette, però, l’obiezione relativa alle notevoli temperature è facilmente confutabile: esistono batteri in grado di adattarsi a condizioni repulsive. Recentemente sono stati scoperti microrganismi che “vivono a più di tre chilometri sotto la superficie terrestre, a 64 gradi Celsius di temperatura, nutrendosi di solfati ed idrogeno. Gli scienziati, che hanno scoperto i batteri nelle viscere di una miniera d'oro in Sudafrica, sono rimasti sbalorditi e hanno esultato: è la prova che forme di vita possono esistere in condizioni assai più proibitive di quanto si pensasse.

- Questi organismi vivono felicemente là sotto, isolati e irraggiungibili, con la capacità di adattarsi in pratica a qualsiasi avversità -, ha commentato il biologo Terry Hazen, uno degli autori della scoperta, del Lawrence Berkeley National Laboratory negli U.S.A. Il racconto di come sia stata rintracciata la colonia sotterranea e le sue caratteristiche, è stato pubblicato su Science.

I ricercatori si sono spinti in mezzo alle rocce della più profonda miniera di tutta l'Africa, la Mponeng, in un'area ad un centinaio di chilometri ad ovest di Johannesburg. Le rocce fratturate in antichità hanno lasciato filtrare acqua che ha formato piccole pozze ad una temperatura che, sul fondo, raggiunge i 64 gradi. Le rocce hanno un'età che viene stimata intorno ai 3 miliardi di anni e l'acqua antica che vi si trova, secondo gli studiosi, è rimasta isolata dalla superficie terrestre per milioni di anni. La datazione è stata accertata, analizzando la presenza di gas nobili come neon, krypton e argon. I microbi che si muovono in quelle acque, lontani per milioni di anni da qualsiasi forma di luce, si nutrono di solfati e di idrogeno che vengono scissi dall'acqua grazie alla radioattività dell'uranio presente nell'area.(…)

Per la geologa Lisa Pratt, dell’Indiana University, i batteri aprono nuovi scenari su ciò che gli scienziati immaginano in ordine alla adattabilità delle forme di vita.

Microbi abituati a proliferare in condizioni proibitive sono stati trovati in passato in una molteplicità di ambienti diversi: nei geyser del parco di Yellowstone, per esempio, o in vulcani in eruzione sul fondo degli oceani, nei deserti delle Ande, in sostanze acide o nel ghiaccio eterno dei poli… Le conclusioni dei biologi sono il frutto di un decennio di studi sui batteri estremi e sono ora al centro dell'attenzione anche della N.A.S.A., che le ritiene importanti per le proprie ricerche su forme di vita nel Sistema solare”.

Queste e altre scoperte dimostrano che non sempre l’ossigeno è necessario per la vita: ad esempio, esistono dei batteri che tollerano solo minime quantità di ossigeno (forme microaerobiche), altri addirittura devono restare completamente nel substrato privo di aria (forme anaerobiche). Si conoscono anche specie aerobiche o anaerobiche-facoltative, specie cioè che possono vivere sia con ossigeno sia senza.

Occorre anche soffermarsi su un altro inquietante aspetto del problema: in seguito alle ricerche condotte negli Stati Uniti ed altrove, si è appurato che, con le scie velenose, sono diffusi anche polimeri. (1) Come ricorda il neurologo, Dottor Edward Spencer, queste fibre polimeriche resistono a temperature superiori a 1.700 gradi Fahreneit! Sono quindi adatti all’incapsulamento di agenti patogeni che altrimenti sarebbero uccisi da valori termici elevati. Il Dottor Spencer, la tossicologa Ildegarde Staninger ed altri ricercatori correlano il morbo di Morgellons a questi filamenti spesso di colore azzurro e fosforescenti che fuoriescono dalle ulcere degli sventurati pazienti. La dottoressa Staninger precisa che “materiali polimerici sono usati dall’industria delle nanobiotecnologie per incapsulare i viron, ossia virus geneticamente modificati, da una a cento cinquanta volte più piccoli dei virus. Le analisi istologiche hanno rivelato la presenza di tubicini di vetro e di silicone, in pazienti in cui non erano mai state impiantate protesi di silicone nel seno o in altre parti del corpo”.

So che le conclusioni di questo articolo potranno sembrare inverosimili ed assurde, ma bisogna ricordare che i “progressi” compiuti nell’ambito delle biotecnologie e delle nanotecnologie, in questi ultimi decenni, sono inimmaginabili oltre che spaventosi. Ogni anno vengono stanziati fondi ingenti per le sperimentazioni in questi campi. Ovviamente i fini sono perversi: militari e di controllo demografico, attraverso la diffusione di patologie sempre più orribili ed invalidanti.


(1) I polimeri sono sostanze, naturali o sintetiche, di solito organiche, formate da un insieme di molecole di elevate dimensioni e peso molecolare; ciascuna di queste è, a sua volta, formata dalla ripetizione di molte piccole unità strutturali unite con legami covalenti a costituire la catena polimerica. I polimeri sintetici hanno trovato molteplici usi industriali, grazie alle loro caratteristiche fisico-chimiche. Il moplen, ad esempio, ha proprietà quali la notevole resistenza meccanica ed ai solventi organici nonché un alto punto di fusione. Esistono polimeri conduttori, resi tali introducendo in essi particolari composti. La loro conducibilità può rasentare quella dei metalli.


Fonti:

Anonimo, Scoperti batteri estremi che vivono 3 km sottoterra, 2006

Enciclopedia di astronomia e cosmologia, a cura di J. Gribbin, Milano, 2005, sotto la voce inerente ed il lemma CHON

Enciclopedia delle scienze, Milano, 2005, s.v. polimeri

C. Mc Faden, U.S.A.: una strana malattia della pelle, 2006, traduzione di Straker

E. Spencer, La causa del morbo di Morgellons, 2007

Scienze naturali, a cura di M. Tozzi, Milano, 2005, s.v. Bacteryophyta o Schyzomicetes.

Zret, Morgellons: nuove acquisizioni e conferme, 2006

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