Ha proprio ragione William Thomas ad individuare una letale sinergia tra campi elettromagnetici e composti tossici nel suo fondamentale testo “Le scie chimiche, il wireless e tu”. Un recente studio, proveniente da una prestigiosa istituzione medica, conferma quanto sostengono, da lustri esperti e ricercatori indipendenti. Un’unica osservazione: dubitiamo che occorrano 300.000 euro per stabilire ciò che è assodato; semmai meriterebbero 300.000 schiaffoni quelli che ignorano o negano una correlazione tra radiofrequenze e patologie e chi permette questo genocidio elettromagnetico.

Radiofrequenze e cancerogenesi: esiste un nesso secondo l’Istituto Ramazzini di Bologna da decenni partner del National Toxicology Program. La direttrice, Fiorella Belpoggi ha asserito: “Le conclusioni del nostro studio sono fondamentali per confermare ed eventualmente rafforzare in tempi brevi i risultati ottenuti dal NTP”. Il presidente Simone Gamberini: 'Servono 300.000 euro per concludere lo studio entro il 2017'”.
Bologna, 3 giugno 2016 - Lo statunitense National Toxicology Program (NTP), il più grande laboratorio al mondo per lo studio di sostanze cancerogene attraverso modelli sperimentali, ha appena concluso un importante studio sulle radiofrequenze della telefonia mobile. La ricerca mette in discussione l’adeguatezza degli attuali limiti espositivi. I risultati confermano che l’esposizione a radiazioni emesse dai telefoni cellulari e dalle antenne causa tumori maligni del cervello e rari tumori maligni delle cellule neuriniche del cuore (Schwannomi maligni).
È importante sottolineare che già negli studi epidemiologici sugli utenti compulsivi di telefoni cellulari era stato osservato un aumento dei tumori encefalici e di quelli delle cellule neuriniche dei nervi della testa, in particolare del nervo acustico. Infatti, nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni.
L’NTP intrattiene da decenni rapporti di collaborazione con l’Istituto Ramazzini e in questo ambito l’Istituto bolognese, situato nel Castello di Bentivoglio, ha cominciato nello stesso periodo dell’NTP uno studio sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche generate dalle stazioni radiobase della telefonia mobile, usando un sistema espositivo validato dagli stessi tecnici NTP, per riprodurre l’esposizione ambientale ad antenne della telefonia mobile a 50, 25, 5, 0 V/m. […]
“Le conclusioni del nostro studio sono fondamentali per confermare ed eventualmente rafforzare in tempi brevi i risultati ottenuti dal NTP – sottolinea la dottoressa Fiorella Belpoggi che dirige il Centro di ricerca dell’Istituto –. Questo permetterà alle Agenzie preposte di procedere con la rivalutazione dei rischi (come no… n.d.r.) correlati all’impiego del cellulare, ai sistemi wireless ed alle stazioni radiobase della telefonia mobile, in particolare nelle categorie a rischio quali i bambini e le donne in gravidanza”.
Fonte: ramazzini.org
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