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lunedì 16 luglio 2018

5G: lo sterminio è servito

Governo del cambiamento? Sì, se cambiamento rima con spavento. L’attuale grottesco Ministro della disoccupazione e del sottosviluppo, Luigi Di Maio, sta promuovendo a spron battuto il 5G, il nuovo protocollo atto ufficialmente a rendere le reti telematiche più veloci ed efficienti, in realtà un’arma letale destinata a provocare un incremento formidabile d’innumerevoli disturbi e patologie tra la popolazione, dall’insonnia fino alle neoplasie cerebrali. Il 5G, infatti, funziona con onde ad altissima frequenza che interferiscono con le vibrazioni naturali (dalla risonanza Schumann alle onde encefaliche degli esseri viventi), destabilizzando tutto: DNA, bioritmi, ciclo vegetativo delle piante, fenomeni atmosferici, equilibri naturali… [1] Appelli di scienziati e cittadini sono stati finora ignorati in modo vergognoso! Siamo davvero sull’orlo dell’abisso. 5 G: lo sterminio è servito.



Al via in Italia il percorso che porterà alle sperimentazioni delle frequenze 5G. Lo scorso 5 maggio l'Agcom ha approvato la delibera (delibera n. 231/18/CONS) che regola le procedure per l'assegnazione e le regole di uso delle frequenze per il 5G. Sono rimasti inascoltati sia il documento con il quale circa 180 scienziati e medici di trentacinque paesi hanno voluto sottolineare i rischi del 5G sia la richiesta di moratoria avanzata da Isde a livello nazionale e internazionale.

Nelle audizioni precedenti la stesura della delibera, si legge addirittura che è stata da alcuni operatori “richiamata l'attenzione del regolatore sugli stringenti limiti alle emissioni elettromagnetiche presenti in Italia, limiti che potrebbero porre un freno allo sviluppo degli impianti radio”, richiedendo “una revisione dell'attuale normativa”, nonostante questa, sulla base di numerosissime ed autorevoli evidenze scientifiche, non sia già ora assolutamente in grado di tutelare la salute umana e benché le leggi siano da rivedere, al contrario, in senso enormemente più restrittivo.

Con l'avvio delle “sperimentazioni”, circa quattro milioni di Italiani saranno esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza con densità e potenza sino ad ora inesplorate su così ampia scala. Sottovalutare o ignorare il valore delle evidenze scientifiche disponibili non appare eticamente accettabile. Come osservato da Lorenzo Tomatis, ciò “equivale ad accettare che un effetto potenzialmente dannoso di un agente ambientale possa essere determinato solo a posteriori, dopo che quell'agente ha avuto tempo per causare i suoi effetti deleteri”.

Per queste ragioni Isde intende rinnovare la richiesta di una moratoria per l'esecuzione delle “sperimentazioni 5G” su tutto il territorio nazionale sino a quando non sarà adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero dell’ambiente, Ministero della salute, Ispra, Arpa, dipartimenti di prevenzione), fino a quando non saranno messe in atto valutazioni preliminari di rischio, secondo metodologie codificate nonché un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sule persone esposte che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informate dei potenziali rischi.

Fonte: leggilanotizia.it

[1] Le nubi (igroscopiche ed elettroconduttive - smart clouds, secondo definizione U.S.A.F.) si interfacciano con le torri GWEN poste a terra, facilitando la propagazione delle mortali microonde.



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venerdì 1 luglio 2016

Radiofrequenze e neoplasie

Ha proprio ragione William Thomas ad individuare una letale sinergia tra campi elettromagnetici e composti tossici nel suo fondamentale testo “Le scie chimiche, il wireless e tu”. Un recente studio, proveniente da una prestigiosa istituzione medica, conferma quanto sostengono, da lustri esperti e ricercatori indipendenti. Un’unica osservazione: dubitiamo che occorrano 300.000 euro per stabilire ciò che è assodato; semmai meriterebbero 300.000 schiaffoni quelli che ignorano o negano una correlazione tra radiofrequenze e patologie e chi permette questo genocidio elettromagnetico.



Radiofrequenze e cancerogenesi: esiste un nesso secondo l’Istituto Ramazzini di Bologna da decenni partner del National Toxicology Program. La direttrice, Fiorella Belpoggi ha asserito: “Le conclusioni del nostro studio sono fondamentali per confermare ed eventualmente rafforzare in tempi brevi i risultati ottenuti dal NTP”. Il presidente Simone Gamberini: 'Servono 300.000 euro per concludere lo studio entro il 2017'”.

Bologna, 3 giugno 2016 - Lo statunitense National Toxicology Program (NTP), il più grande laboratorio al mondo per lo studio di sostanze cancerogene attraverso modelli sperimentali, ha appena concluso un importante studio sulle radiofrequenze della telefonia mobile. La ricerca mette in discussione l’adeguatezza degli attuali limiti espositivi. I risultati confermano che l’esposizione a radiazioni emesse dai telefoni cellulari e dalle antenne causa tumori maligni del cervello e rari tumori maligni delle cellule neuriniche del cuore (Schwannomi maligni).

È importante sottolineare che già negli studi epidemiologici sugli utenti compulsivi di telefoni cellulari era stato osservato un aumento dei tumori encefalici e di quelli delle cellule neuriniche dei nervi della testa, in particolare del nervo acustico. Infatti, nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni.

L’NTP intrattiene da decenni rapporti di collaborazione con l’Istituto Ramazzini e in questo ambito l’Istituto bolognese, situato nel Castello di Bentivoglio, ha cominciato nello stesso periodo dell’NTP uno studio sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche generate dalle stazioni radiobase della telefonia mobile, usando un sistema espositivo validato dagli stessi tecnici NTP, per riprodurre l’esposizione ambientale ad antenne della telefonia mobile a 50, 25, 5, 0 V/m. […]

Le conclusioni del nostro studio sono fondamentali per confermare ed eventualmente rafforzare in tempi brevi i risultati ottenuti dal NTP – sottolinea la dottoressa Fiorella Belpoggi che dirige il Centro di ricerca dell’Istituto –. Questo permetterà alle Agenzie preposte di procedere con la rivalutazione dei rischi (come no… n.d.r.) correlati all’impiego del cellulare, ai sistemi wireless ed alle stazioni radiobase della telefonia mobile, in particolare nelle categorie a rischio quali i bambini e le donne in gravidanza”.

Fonte: ramazzini.org


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