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martedì 6 agosto 2019

La strategia della pentola a pressione



Potrebbe essere proficuo staccarsi dall'abitudine di star ad ascoltare soltanto quello che risulta subito chiaro. (M. Heidegger)

Un’altra estate, l’ennesima, all’insegna delle manipolazioni climatiche: le conseguenze sono quelle ormai arcinote, anche se la maggioranza dell’opinione pubblica non si è accorta dei cambiamenti in atto. La siccità è divenuta una costante, grazie ad un’alta pressione sovente artificiale ed al concomitante annichilimento delle perturbazioni. Sta succedendo anche in Russia dove vaste aree della Siberia bruciano a causa di un innaturale incremento delle temperature ed alla dispersione in atmosfera di SO2 (biossido di zolfo).

Si può definire la strategia della pentola a pressione, cioè per lungo tempo si inibiscono le precipitazioni – quasi del tutto spariti persino i classici temporali di calore – poi all’improvviso, si molla la presa ed ecco che si scatenano in tutta la loro veemenza nubifragi, grandinate e trombe d’aria. Le piogge improvvise, tumultuose e concentrate in zone circoscritte, però, in genere non sono di giovamento, perché il suolo arido non riesce ad assorbire l’acqua caduta nell’arco di pochi minuti. Spesso le coltivazioni sono inondate, la frutta crivellata dalla grandine, gli alberi schiantati…

E’ una tattica consolidata che funziona alla perfezione. Funziona soprattutto giacché convince i sudditi stolti e creduloni che i cosiddetti “cambiamenti climatici” e/o il “riscaldamento globale” sono provocati dalle emissioni di biossido di carbonio che, in realtà, è il gas della vita. I media mostrano con metodi terroristici i ghiacci della Groenlandia che si sciolgono, gli incendi che divorano la taiga. Persino l’astro-attore Luca Parmitano, dal set cinematografico, manda delle immagini che evidenziano l’avanzata dei deserti dovuta, a suo parere, ai soliti gas serra. Sono le consuete mistificazioni date in pasto al popolino ottuso.

Le vere cause degli sconvolgimenti climatici e delle calamità militari NON naturali sono accuratamente ignorate e nascoste anche da chi si avventura nel territorio di argomenti scomodi, come i danni delle vaccinazioni, dei campi elettromagnetici, le immonde scelleratezze della classe “politica” e di chi la controlla. La “geoingegneria clandestina” continua ad essere tabù, così come l’espressione “scie chimiche” (meglio “tossiche” o “letali”) che, in buona misura, equivale alla prima definizione. La lotta contro la “guerra climatica” è sempre più tutt’uno con la sfida contro la disinformazione… ed è una sfida impari, anche se necessaria.

Articolo correlato: La nebbia che uccide

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mercoledì 14 settembre 2016

Renne uccise da un’arma esotica In Norvegia?



La giornalista investigativa, Linda Moulton Howe, che si occupa di tutto e del contrario di tutto, fuorché di geoingegneria clandestina e crimini annessi – come se un fisico ignorasse completamente la matematica – dà conto di un inquietante fatto accaduto in Norvegia: la morte di 323 renne colpite – ripetono le fonti ufficiali – da una saetta. Mistero risolto? Diremmo di no, se pensiamo alle anomalie dell’incidente ed al fatto che la Norvegia, teatro della moria, è paese in cui è ubicato un riscaldatore ionosferico (o impianto H.A.A.R.P.), noto come E.I.S.C.A.T. Viene in mente l’enigmatica morte di interi stormi il 31 dicembre di alcuni anni fa… E’ il caso di ripetere con il Dottor Nick Begich: “Angels don't play this H.A.A.R.P…”.

"Questa è la prima volta in cui ho appreso di renne uccise da un fulmine, per non parlare di 323 renne tutte allo stesso tempo. E 'senza precedenti”. (K dado Kielland, Ph.D., professore di Ecologia, Università dell'Alaska, docente di Biologia dell’Artico).

1 settembre 2016 Fairbanks, Alaska - Earthfiles ha contattato Knut Kielland, Ph.D., professore di Ecologia presso l'Università dell'Alaska-Fairbanks, Dipartimento di Biologia, per cercare di capire il perché della morte contemporanea di tante renne ed il motivo per cui spesso le corna dei maschi sono risultate strappate. L’inquietante falcidia risale al 26 agosto 2016 ed è occorsa nel parco nazionale di Hardangervidda, Norvegia.



Il Professor Kielland ha asserito: "Non ho idea del perché così tanti palchi di corna siano stati divelti. Non ho mai visto alcunché di simile prima d'ora”. Uno dei colleghi del Professor Kielland, il Professor Greg Finstad, Direttore del Programma di Ricerca sulle renne presso l’Università dell’Alaska-Fairbanks, ha convenuto che egli non ha mai visto alcunché di analogo e dubita che un fulmine possa aver causato la carneficina.



Lo specialista non si è mai imbattuto in resoconti di un fenomeno come questo prima d'ora. Un singolo fulmine può sprigionare fino a un miliardo di volts di elettricità, ma Finstad ignora casi di folgori che abbiano ucciso tante renne in una volta sola, prima del 26 agosto. […]

In effetti nella regione, in cui i poveri animali hanno trovato la morte, si era scatenato un temporale, sicché alcuni, come John Jensenius, esperto del N.O.A.A., pensano che una folgore sia all’origine dell’ecatombe. Spiega lo specialista: "Le correnti di terra sono responsabili, nella maggior parte dei casi, dei decessi collegati ai fulmini”. […]

Fonte: earthfiles

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giovedì 20 novembre 2014

Liguria: avvertito un altro boato

Il giorno 14 novembre un ennesimo fragore ha inquietato gli abitanti della Liguria. Dell'allarmante fenomeno ci siamo occupati in altre occasioni (vedi, ad esempio, Boati in atmosfera: una nuova ipotesi), tuttavia la ricerca è in fieri: Elana Freeland nel saggio intitolato “Chemtrails, H.A.A.R.P. and the full spectrum dominance of planet Earth", collega ipso facto le deflagrazioni in atmosfera alla pratica delle trivellazioni e del fracking. Tuttavia gli studi che stiamo compiendo a proposito dei nubifragi artificiali, ci inducono ad ipotizzare ulteriori connessioni di cui renderemo conto, non appena possibile. Di seguito la breve cronaca.



Un assordante boato è stato udito in Liguria, intorno alle ore 11.00 il 14 novembre scorso. Molti hanno pensato ad una scossa di terremoto, tuttavia non dovrebbe essersi trattato di un movimento tellurico, poiché i principali istituti di sismologia non hanno rilevato alcun evento in Liguria. Segnalazioni sono giunte in particolare dalla Liguria occidentale, quindi dalla provincia di Imperia, in particolare Ventimiglia e Sanremo, dove per qualche secondo hanno tremato i vetri degli edifici. Al momento non si hanno informazioni certe su ciò che è successo.

Fonte: inmeteo.net

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