lunedì 28 agosto 2006

Strategie di disinformazione

Quotidiani e televisioni gareggiano nella diffusione di notizie manipolate e distorte, talora inventate, mirando ad inculcare in sprovveduti lettori e telespettatori convinzioni erronee e ad innescare reazioni pavloviane. Questo spiega perché i pusillanimi e proni “giornalisti” diano tanto spazio a questioni come lo sbarco di clandestini in Italia, le gesta criminali di extracomunitari, con il contrappunto delle gloriose imprese in politica estera compiute dal prode prodi e dal d’Artagnan d’alema. La gente si attende che la classe politica combatta la delinquenza: i criminali dovrebbero lottare contro la criminalità? Si creano ad arte i problemi, la popolazione reagisce invocando interventi, i governi escogitano rimedi assai peggiori del male. Il tutto avviene grazie alla cassa di risonanza dei media orwelliani, veri strumenti per imporre misure draconiane, facendole sembrare il frutto di libere scelte.

Nell’ambito del problema inerente alle scie chimiche, i falsificatori della realtà si trovano di fronte ad una situazione inusuale che rivela l’intrinseca debolezza di un sistema eretto su un gigantesco ma fragile edificio di menzogne. L’imperativo categorico è stato sempre quello di negare: le scie chimiche non esistono, sono il parto di menti malate. Bisogna persuadere l’opinione pubblica che quei lunghi e biancastri solchi che incidono il cielo sono normalissime scie di condensazione. Per un po’ di tempo, tale strategia ha funzionato egregiamente: meteorologi, ingegneri aeronautici, piloti, medici… per lo più prezzolati e subornati, hanno negato l’evidenza in modo tanto pervicace quanto ridicolo, come bimbi capricciosi. La grande coalizione ha cominciato, però, a sfaldarsi: qualcuno, più o meno timidamente, ha osato pronunciare a fior di labbra le espressioni “scie anomale”, “scie di condensazione ma persistenti”. E’ una situazione manzoniana: la parola "peste" essendo tabù, era sostituita da circonlocuzioni improbabili ed eufemistiche, finché si usò il sintagma “febbri pestilenziali”, in cui il sostantivo, a lungo rimosso e censurato, entrava di traverso nella forma più attenuata dell’aggettivo. Il passo successivo fu quello di adottare il vocabolo “peste", quando il contagio ormai dilagava.

In modo inaspettato, ma forse non troppo, ora alcuni scartafacci di regime introducono la locuzione “scie chimiche”: è il caso del quotidiano meneghino Il Corriere della pera che pubblica un dolciastro panegirico di un fotografo, i cui dagherrotipi potrebbero essere realizzati anche da uno scimpanzé che si trovasse per le mani una macchina fotografica. (1) L’articolista si esprime nel modo seguente: “Da trentacinque anni, Battello scatta immagini di cieli e di nuvole riprese in tutto il mondo ed in ogni condizione meteo (la ripresa che gli manca è quella dell’aurora boreale). Con le sue immagini, Battello registra gli avvenimenti naturali (albe, tramonti, effetti particolari) ed eventi artificiali (scie chimiche, scie aeree, comignoli, tralicci dell'alta tensione) che avvengono ogni giorno sopra le nostre teste per illustrare il sottile confine fra terra e cielo”.

Proprio così: il redattore cita le scie chimiche! Non solo, le distingue nettamente da quelle di condensazione, definite “scie aeree”. Inoltre le annovera tra i fenomeni artificiali. Non credo ad una resipiscenza del gazzettiere o di chi gli ha suggerito il pezzo, piuttosto reputo che, come è avvenuto e sta accadendo nell’ambito della comunicazione iconica (cinema, televisione, pubblicità incentrata sulle immagini…), si stia affermando una nuova tecnica di disinformazione, consistente nel tentativo di far apparire consueto e normale ciò che è, invece, aberrante e pericoloso. Già qualcuno insinua che le scie velenose servono a contrastare l’effetto serra ed a ripristinare la deteriorata coltre di ozono. Che lodevole iniziativa! Peccato che sia vero l’esatto contrario. Penso, però, che tale maldestra ed ambigua manovra di ammissione-negazione sia il segno di uno sfilacciamento: la fitta trama delle menzogne principia a smagliarsi. È evidente che i fili, con cui i burattinai muovono le marionette, si stanno ingarbugliando sempre più: forse queste cordicelle si avvolgeranno attorno ai loro colli per strangolarli.


(1) Sia detto con rispetto per gli scimpanzé.



Ringraziamento:

Intendo ringraziare Mapero del forum di
www.sciechimiche.org per aver segnalato l’articolo del Corriere.it intitolato Il cielo e le nuvole. Da 35 anni

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