
E la chiamano estate… Si può definire "estate" una stagione senza i classici temporali di calore, senza il cielo azzurro solcato da cumuli ovattati, vaporosi? Se si analizzassero i regimi pluviometrici della Liguria occidentale, a mo’ di significativo campione, potremmo concludere che da una decina d’anni le precipitazioni si sono diradate ed indebolite in modo drastico. Se piove, succede nell’entroterra ai confini dello spartiacque con il Piemonte, dove è più difficile, per la conformazione orografica, spargere il particolato igroscopico: la costa e la fascia subito retrostante sono mortalmente aride.
E la chiamano estate, ma il firmamento è bianco: vi fluttua al mattino presto qualche nuvola sfatta che, dopo un po’ di tempo, comincia a diventare più consistente: sennonché il pronto intervento degli aerei chimici e la nebbia prosciugante presto dissolvono ogni nube, creando un fondale calcinato, candeggiato. Sia l’orizzonte sia il profilo di monti e colline sono cancellati da una patina opaca. E’ uno spettacolo orribile, ma soprattutto è un ambiente tossico, letale per gli esseri viventi.
Quando nel 536 d.C. [In Italia si combatteva la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) che causò immani rovine nella penisola, precipitandola in un’età di decadenza e miseria, con l’esoso fiscalismo bizantino e l’espansione dei latifondi; il dominio bizantino subentrò agli Ostrogoti con cui la penisola aveva conosciuto una certa prosperità] alcune eruzioni dispersero ceneri vulcaniche che provocarono decremento delle temperature, siccità, offuscamento della luce solare, conseguente crollo dei raccolti e carestie. La storia, mutatis mutandis, tende a ripetersi.
Le eruzioni spargono in atmosfera polveri e materiale piroclastico contenenti biossido di zolfo che, a contatto con l’umidità, si trasforma in acido solforico. L’acido solforico, riflettendo la luce solare, raffredda la Terra. I solfuri (collegati alle operazioni chimiche) impediscono la formazione di nubi. Le operazioni disseccanti, l’attività vulcanica di questi ultimi anni, la debole attività solare stanno creando le condizioni di un autunno perenne, un autunno secco e sterile.
E la chiamano estate. I meteorologi di regime inventano nomi sempre più improbabili per gli anticicloni, zone di alta pressione spesso artificiali che stazionano su vaste aree dell’Europa, dove le perturbazioni, già fiaccate da diuturne attività di contenimento e logoramento, si infrangono, riuscendo a spremere solo poche, sporche gocce. I campi di alta pressione spesso sono dichiarati tali, ma concomitanti con valori barici bassi.
E la chiamano estate, ma è un gigantesco forno a microonde che cuoce piante, animali, uomini in un “democratico” banchetto imbandito per “Iddii pestilenziali” (E. Montale).
E la chiamano estate, ma il firmamento è bianco: vi fluttua al mattino presto qualche nuvola sfatta che, dopo un po’ di tempo, comincia a diventare più consistente: sennonché il pronto intervento degli aerei chimici e la nebbia prosciugante presto dissolvono ogni nube, creando un fondale calcinato, candeggiato. Sia l’orizzonte sia il profilo di monti e colline sono cancellati da una patina opaca. E’ uno spettacolo orribile, ma soprattutto è un ambiente tossico, letale per gli esseri viventi.
Quando nel 536 d.C. [In Italia si combatteva la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) che causò immani rovine nella penisola, precipitandola in un’età di decadenza e miseria, con l’esoso fiscalismo bizantino e l’espansione dei latifondi; il dominio bizantino subentrò agli Ostrogoti con cui la penisola aveva conosciuto una certa prosperità] alcune eruzioni dispersero ceneri vulcaniche che provocarono decremento delle temperature, siccità, offuscamento della luce solare, conseguente crollo dei raccolti e carestie. La storia, mutatis mutandis, tende a ripetersi.
Le eruzioni spargono in atmosfera polveri e materiale piroclastico contenenti biossido di zolfo che, a contatto con l’umidità, si trasforma in acido solforico. L’acido solforico, riflettendo la luce solare, raffredda la Terra. I solfuri (collegati alle operazioni chimiche) impediscono la formazione di nubi. Le operazioni disseccanti, l’attività vulcanica di questi ultimi anni, la debole attività solare stanno creando le condizioni di un autunno perenne, un autunno secco e sterile.
E la chiamano estate. I meteorologi di regime inventano nomi sempre più improbabili per gli anticicloni, zone di alta pressione spesso artificiali che stazionano su vaste aree dell’Europa, dove le perturbazioni, già fiaccate da diuturne attività di contenimento e logoramento, si infrangono, riuscendo a spremere solo poche, sporche gocce. I campi di alta pressione spesso sono dichiarati tali, ma concomitanti con valori barici bassi.
E la chiamano estate, ma è un gigantesco forno a microonde che cuoce piante, animali, uomini in un “democratico” banchetto imbandito per “Iddii pestilenziali” (E. Montale).
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A conclusione di questo articolo, vi proponiamo una curiosa sequenza fotografica nella quale si notano strani bagliori sulle pendici del vulcano islandese. Da You-Tube è SCOMPARSA ogni copia della famosa
Si ringrazia il gentilissimo Arturo per la segnalazione dell'articolo di cui sopra.
Questa è, in sintesi, la ricostruzione degli eventi, basata sulle fonti dei media mainstream, ma gli accadimenti sono da esaminare nei loro risvolti non ufficiali. Alcuni aspetti, infatti, meritano un approfondimento. In primo luogo, il fenomeno vulcanico è stato concomitante con un'esercitazione militare (