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sabato 20 gennaio 2018

Il programma elettorale del partito che non c’è

Ahi serva Italia, di dolor ostello,
nave sanza nocchier, in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello.


(Dante, Purg. VI, vv. 76-78)



E’ in lizza per la buffonata del 4 marzo p.v. un partito importante che, nel suo programma, includa temi davvero cruciali e propositi seri? No. Quali questioni dovrebbero essere introdotte in un piano che miri a migliorare le condizioni di un’Italia sempre più alla deriva? Dovrebbero essere contemplate almeno le seguenti finalità.

• Interruzione immediata e definitiva delle micidiali attività di geoingegneria clandestina

• Abolizione del signoraggio bancario

• Cancellazione dell’obbligatorietà vaccinale e di ogni misura sanitaria coercitiva

• Uscita dell’Italia dall’Unione europea, dalla N.A.T.O., dall’O.N.U. etc.

• Rescissione di tutti i trattati internazionali che implicano una limitazione della sovranità nazionale

• Annullamento delle missioni militari all’estero, dispendiose quanto deleterie

• Iniziative responsabili volte a tutelare il nostro paese da un punto di vista demografico, economico, energetico, culturale, sociale (occupazione, pensioni, assegni per categorie svantaggiate…) ambientale etc.

• Abolizione del "piano Kalergi"

• Cancellazione dell'"agenda 21"

• Eliminazione di tutte le imposte su persone fisiche e società, mantenendo un’unica tassa indiretta

• Rinnovamento del sistema sanitario, educativo, giudiziario all’insegna di una reale attenzione ai cittadini ed alle loro esigenze

• Ridimensionamento dell’agenda digitale per privilegiare strumenti cartacei in ogni ambito dell’amministrazione e dei rapporti tra istituzioni e cittadini

• Irrogazione della pena dei lavori forzati per i parassiti che hanno finora imperversato: politicanti, funzionari, usurai, magistrati, sindacalisti, pennivendoli, negazionisti, meteorologi…

La piattaforma dovrebbe valorizzare i principi costituzionali, ignorando sia una loro interpretazione capziosa sia tutto il ginepraio di norme, leggi e leggine che soffocano e snaturano i valori cui si dovrebbe ispirare un vero Stato di diritto, nella direzione – come suggerisce Horkheimer – della trasformazione dello Stato in una struttura amministrativa leggera, equa ed efficiente.



In questo progetto (utopico) - come c’insegna Platone – la classe dirigente non può e non deve ricevere né pingui emolumenti né privilegi: i reggitori ed i legislatori, persone colte e sagge, sono mantenuti a spese della collettività, ma affinché vivano in modo semplice, spartano. Il loro fine deve essere promuovere il benessere della popolazione, non il loro arricchimento o quello di parenti ed amici.



Molti si chiederanno dove si possano reperire le risorse finanziarie per attuare le politiche sopra accennate. In realtà, il problema della disponibilità di denaro è un falso problema: in primo luogo, una volta abolita la truffa del signoraggio primario e secondario, si elimina il debito pubblico che strangola le attività produttive dei vari settori. Non dimentichiamo che anche la guerra climatica prosciuga cifre immense [1] che si potrebbero destinare a fini costruttivi, anziché distruttivi. Inoltre la vera prosperità non risiede nelle monete che una zecca conia o nelle banconote stampate, ma nelle ricchezze reali (sorgenti, minerali, derrate alimentari, prodotti dell’artigianato e dell’industria, siti e monumenti di interesse turistico…), nei servizi erogati e nei “giacimenti” intellettuali (competenze culturali, brevetti…). In prospettiva, bisognerebbe superare la centralità del denaro, da impiegare solo come mezzo di pagamento e non come merce all’interno di un’economia speculativa, fittizia e predatoria, per incamminarsi verso una società fondata sullo scambio, la condivisione, la solidarietà, il lavoro non concepito come obbligo per “buscarsi il pane”, ma quale dimensione creativa per esprimere i propri talenti e le proprie inclinazioni.

[1] Secondo le dichiarazioni di un alto ufficiale in pensione, che desidera mantenere l'anonimato, le operazioni di geoingegneria clandestina implicano una spesa di circa 40.000 euro l'ora per ogni velivolo impegnato.


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domenica 7 dicembre 2014

Italia: dalla deindustrializzazione alla distruzione dell’agricoltura

Ahi serva Italia, di dolor ostello,
nave sanza nocchiere, in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello.


(Dante Alighieri, Purg. VI, vv. 1-3)



Anni fa la globalizzazione fu “venduta” come una panacea: avrebbe creato nuovi posti di lavoro in un mercato flessibile, avrebbe portato ad una benefica concorrenza con conseguente riduzione dei prezzi, avrebbe consentito alle nuove generazioni di vivere e lavorare all’estero, avrebbe creato un mercato mondiale in cui vendere ed acquistare tutto ed il contrario di tutto, avrebbe abbattutto le frontiere ideologiche. Naturalmente era un imbroglio.

La globalizzazione, che ha favorito solo le multinazionali, mentre ha danneggiato o distrutto piccole e medie imprese, è stata ed è solo un pretesto ed uno strumento per strappare il tessuto economico di alcuni stati, avvantaggiando l’apparato produttivo di altri paesi, dove la manodopera costa meno ed in cui i lavoratori non sono sindacalizzati. Così i B.R.I.C. (Brasile, Russia, India, Cina) e pochi altri paesi impazzano con le loro materie prime e manufatti in quasi tutto il pianeta, mentre l’Occidente langue sempre più. In particolare talune nazioni europee (soprattutto Grecia ed Italia in questo periodo) sono vittime di politiche fiscali e finanziarie vessatorie, ideate solo per soggiogare ed impoverire. Un popolo debole, affamato, indebitato fino al collo è più facile da controllare ed accetterà obtorto collo anche misure draconiane con il miraggio di risollevarsi.

Le scellerate iniziative attuate dai vari governi italiani, diligenti interpreti di volontà superiori, hanno causato la deindustrializzazione: molti imprenditori hanno chiuso e stanno chiudendo i battenti; chi ha potuto, ha delocalizzato, ossia ha trasferito gli impianti all’estero. Le conseguenze: operai in cassa integrazione o ricollocati o licenziati, disoccupazione crescente, tensioni sociali… Per distruggere il secondario sono stati usati una tassazione esosa, il cosiddetto “cuneo fiscale”, nonché una normativa farraginosa, astrusa e persecutoria che scoraggia chicchessia ad intraprendere un’attività economica anche di tipo individuale. Les jeux sont fait: l’Italia si avvia a diventare un paese ex industriale in cui quasi tutte le merci devono essere importate.

Tuttavia, a differenza di quanto ipotizzava qualche economista, “la terra dove il sì suona” non è destinata a tornare ad un livello agricolo, poiché il settore primario è oggi gravemente compromesso, a causa dell’applicazione di norme assurde e soprattutto grazie a decenni di geoingegneria clandestina. Moria di api, contaminazione dei suoli, parassiti, piogge torrenziali e siccità ad hoc stanno falcidiando i raccolti, portando alla rovina agricoltori ed allevatori non ancora “convertitisi” all’agricoltura ed alla zootecnia industriali, magari tangenti con gli interessi delle aziende leader nel campo delle biotecnologie.

Anni fa prevedemmo e paventammo che ciò sarebbe successo. Il quadro è fosco, poiché i farabutti non si accontentano di dominare e di arricchirsi sempre più. I banchieri internazionali sono molto potenti e spregiudicati, ma al di sopra di loro agiscono altri figuri dagli scopi ancora più inconfessabili.

Come ci spiega lo spaventoso Henry Kissinger, ex segretario di stato durante , già consigliere di papa Benedetto XVI: “Non riposeranno fino a quando non sarà tutto distrutto” .


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sabato 25 settembre 2010

La rana di Fedro partecipa ad un convegno sulle scie chimiche

Questo, infatti, è il sicofante: muovere tutte le accuse, ma non addurre nessuna prova. (Demostene)

Absit iniuria verbis.

Siamo venuti al corrente di un convegno in cui si terrà un contraddittorio sulle scie chimiche. Vi parteciperà come conferenziere uno dei più famigerati protagonisti della disinformazione. Riteniamo che questo simposio sia inficiato da una serie di errori. In primo luogo, non ha alcun senso un contraddittorio su un tema come le chemtrails: il soggetto non è, infatti, una teoria, ma un problema reale. Si può accettare un contraddittorio su teorie, ossia modelli di interpretazione del mondo: ad esempio, ha senso un dibattito sulla teoria del big bang, propugnata da alcuni cosmologi, ma strenuamente avversata da altri. Sia gli assertori sia i detrattori di questo modello adducono indizi e considerazioni per sostenere la loro posizione che non si riferisce ad un insieme tanto a dati verificabili, piuttosto a speculazioni.

E’ quindi questo un errore concettuale molto grave che priva lo scambio di idee di ogni valore, tanto più che non occorre discutere, ma informare il pubblico sui mortali pericoli connessi all’attività di avvelenamento della biosfera.

A questa mancanza se ne aggiungono altre: si possono individuare un errore tattico ed uno strategico. Il primo si collega a questa decisione contingente che risulta un avallo dell’assoluta malafede e dell’abissale ignoranza del bamboccione che dovrebbe sostenere la balzana tesi circa le scie di condensa: costui, pur a digiuno completamente di nozioni scientifiche, è senza dubbio molto ferrato nelle tecniche della programmazione neuro-linguistica, nell’eristica (l’uso degli strumenti dialettici per prevalere, soprattutto se si ha torto), nei sofismi ed in tutti quegli stratagemmi che puntano a distruggere l’interlocutore (argomenti ad personam), sorvolando sui contenuti. Il metodo della personalizzazione oscura il soggetto della controversia: allusioni e calunnie spostano il baricentro del confronto, con l’unico scopo di ridicolizzare presenti ed assenti.

Inoltre la claque che i disinformatori si portano dietro, una claque opportunamente ammaestrata ed addestrata, enfatizza i successi del mattatore e lo rincalza nelle sue oblique aggressioni. Un esempio di questo sistema è stato recentemente offerto da una conferenza in cui Paolo Attivissimo ha bandito la versione di regime sul 9 11, ricorrendo a tutti i più raffinati e biechi espedienti retorici per trionfare sul suo interlocutore. Manipolazione del linguaggio, studiata gestualità, tono di voce, la ghiotta occasione di concludere il simposio (tecnica della peroratio) sono tutte armi che il noto imbonitore italo-svizzero ha brandito di fronte ad un tremebondo e poco convinto avversario. In verità le argomentazioni, le analisi, i dati nulla valgono per i palloni gonfiati della disinformazione le cui vittorie sono proporzionali all’incompetenza, un'incompetenza cui sopperiscono egregiamente con la spocchia e la strumentalizzazione, segni del profondo disprezzo che essi nutrono per l’uditorio e per gli altri relatori. Questa non è affermazione gratuita.

Infatti Paolo Attivissimo sul suo blog-discarica scrive:

"[…] L'altro incubo è anche peggiore: finalmente sta per avvenire un faccia a faccia alla pari fra i sostenitori dell'esistenza delle "scie chimiche" e chi, con dati ed esperti (sic), smonta le loro fantasie menagramo. Il chimico Simone Angioni, esperto scopritore (sic) delle fallacie e falsità delle teorie sulle "scie chimiche", e il biologo Giorgio Pattera, sostenitore nonostante tutto dell'esistenza di queste scie venefiche, si confronteranno il primo ottobre alle 21 a Villa Torlonia, Sala Archi, a San Mauro Pascoli, in Emilia-Romagna. Non solo: il faccia a faccia è organizzato dal parlamentare Sandro Brandolini, che ha già sottoscritto ben tre interrogazioni parlamentari sulla presunta questione delle "scie chimiche".

Se siete meteorologi, piloti, manutentori di motori d'aereo, controllori di volo, chimici o comunque esperti nei settori coinvolti nelle teorie delle 'scie chimiche' e volete contribuire a far cessare questo spreco di tempo e di denaro pubblico, venite all'incontro. Le vostre testimonianze saranno preziose per far capire ai presenti, politici o meno, che tutta la storia delle "scie chimiche" è un abbaglio clamoroso (sic) che rischia di essere un autogol (sic) per chi l'ha sostenuto politicamente. Perché se un politico o una giunta comunale prende una cantonata del genere, come ci si può fidare di loro per qualunque altra scelta che riguardi l'ambiente o la tecnologia?

C'è in realtà anche un terzo incubo, il peggiore di tutti. Quello di essere stati, per un attimo fuggente, leader del movimento sostenitore delle "scie chimiche", con tanto di apparizioni televisive, e trovarsi oggi ignorati dai media, esclusi dai dibattiti e respinti persino dagli ex compagni di lotta, nel disinteresse generale. Le luci della ribalta scottano soprattutto quando si spengono. Goodbye, Rosario".


Ora, bisogna chiedersi come un sedicente giornalista osi vergare un testo tanto immondo: è vero che i gazzettieri ignorano la lingua italiana, ma, dopo aver dedicato vari articoli all'idioletto di questo stupratore del nostro idioma, speravamo almeno che evitasse codeste litanie costellate dall’insoffribile verbo “fare”. Inoltre la grafia di “autogol” grida vendetta al cospetto di Dio. Tralasciamo altri strafalcioni, tra cui spicca (horresco referens) quel "perché", invece di "infatti", al principio di una traballante proposizione. Si deve, però, rilevare che l’estensore dell’annuncio è persona di un’improntitudine e di una volgarità smisurate: schernisce l’onorevole Brandolini, ironizza (ironia di bassissima lega) sui ricercatori indipendenti, propalando una visione falsa e distorta dei fatti. E’ indubbio che il pivello che interverrà alla conferenza non sfiora le vette toccate dal ciurmatore di Lugano, ma è comunque allievo di cotanto guru: ha frequentato la scuola di Attivissimo ed ha appreso i rudimenti della mistificazione, princìpi bastevoli per intorbidare tutto. D’altronde il funesto C.I.C.A.P. organizza corsi non proprio economici per indottrinare studentelli ed aspiranti negazionisti e colui l’avrà frequentato con un certo profitto.

Non si comprende come si possa offrire spazio a certi personaggi ed ai loro padroni che già infestano la Rete, insudiciano la televisione e la stampa. Ci rivolgeremmo loro solo per apostrofarli con Dante Alighieri: “Via costà con li altri cani!” Non abbiamo alcunché da spartire con questa masnada e non solo per la loro irrimediabile perfidia, ma per la loro stomachevole ipocrisia. Questi falliti che ora strombazzano l’evento, quasi lodando il Dottor Giorgio Pattera per aver accettato il contraddittorio, sono gli stessi che sbeffeggiano in modo triviale il Dottor Giorgio Pattera. Ognuno è comunque libero di agire come meglio crede. Rispettiamo le loro scelte, anche se non le condividiamo. Ben venga in ogni caso un’occasione in cui i ciarlatani si esporranno al pubblico ludibrio per il loro analfabetismo: il poppante potrà solo vagire “nel senso che, nel senso che, nel senso che…” e la sua dotta relazione finirà lì.

Resta, infine, un errore strategico che si esplica nel rischio che si spiani la strada ad altre conferenze simili dove gli ingombranti e tronfi disinformatori potranno gonfiarsi e vivere il loro effimero momento di gloria. E’ fatale, però, che scoppino come la celebre rana di Fedro. Non è che possano nuocere più di quanto hanno nociuto fino ad oggi, visto che hanno la stessa credibilità di Cicciolina come parlamentare, ma toccherà poi a qualcuno ripulire la sala dei loro brandelli viscidi e ripugnanti. Addio, Simonetto, addio, Paolino.





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lunedì 10 maggio 2010

Gabbata!

Domenica 18 aprile 2010: RAI 3 trasmette il noto programma condotto dalla Dottoressa Milena Gabanelli, "Report". In chiusura del programma la giornalista rispolvera parte del servizio mandato in onda la settimana precedente, durante il quale gli esperti del C.I.C.A.P., tra le varie atrocitates, si esibivano, attraverso il corifeo Sinone Angioni, in un disperato tentativo di negare la realtà delle scie chimiche.

La Gabanelli legge anche la lettera inviata da vari attivisti in cui, anche con un linguaggio corposo, ma efficace si è deprecato l'asservimento della redazione di Report alle direttive del C.I.C.A.P. Alcuni contenuti della lettera sono stati criticati, perché ritenuti volgari: lo stesso invio di carta igienica ha suscitato la riprovazione di qualche benpensante. Si può rispondere che omnia munda mundis e che la trivialità alberga soprattutto laddove domina una facciata di decoro dietro il quale si nascondono l'ipocrisia, il mercimonio, la prostituzione intellettuale.

Riconosciamo nella decisione di leggere la missiva non certo una resipiscenza della Gabanelli, ma per lo meno un rammarico per aver ospitato i saltimbanchi del C.I.C.A.P. E' stata una scelta editoriale controproducente per il format, la cui credibilità complessiva è precipitata a livelli non misurabili.

Così si è notato l'imbarazzo della giornalista che, quasi in un sussulto di dignità, ha dato conto delle critiche ricevute. E' evidente che la deplorazione poteva essere espressa solo in modo provocatorio e salace, giacché tutte le altre istanze avanzate a personalità delle istituzioni, esponenti di associazioni ambientaliste etc. sono cadute nel vuoto: quasi sempre non è pervenuta una neppure laconica replica, mentre negli altri casi si sono riscontrati responsi stizziti, ingiuriosi o evasivi. Quindi la risoluzione di censurare il siparietto di "Report" con toni graffianti è stata più che saggia, più che efficace. Solo in tale maniera, infatti, l'interlocutore può essere spronato a rispondere, amplificando volontariamente o no, il tema delle scie chimiche.

E' quello che è accaduto: il risultato è stato apprezzabile, poiché i fanfaroni del C.I.C.A.P. sono stati messi ancora una volta alla berlina e, nel contempo, è risaltata l'indignazione di un pubblico documentato e per nulla incline a lasciarsi abbindolare da un drappello di fachiri e di piccoli chimici. E' stata una delle rare occasioni in cui il rapporto tra medium televisivo e spettatori si è rovesciato: il pubblico è stato soggetto di informazione e non passivo fruitore di notizie contraffatte o insulse. Sicuramente, grazie al messaggio letto dalla Gabanelli, molte persone hanno preso coscienza del problema e soprattutto hanno potuto apprezzare il profondo divario che separa la "scienza for dummies" del C.I.C.A.P. dalla conoscenza di semplici cittadini che non sono dei sempliciotti.

Lasciamo ai perdigiorno l'ermeneutica circa le reali intenzioni, dubbi e riserve mentali della Gabanelli: qui conta il successo dell'iniziativa. Si scandalizzino pure i farisei di una parola grossolana, impiegata, tra l'altro, da Dante Alighieri. Con il sommo poeta, talora riteniamo si possa ricorrere ad un'apparente inurbanità: “Cortesia fu a loro esser villani.” Davvero la masnada dei disinformatori merita, per le loro mille vili turpitudini, di essere svillaneggiata.




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