giovedì 17 settembre 2015

L’inquinamento da polveri sottili uccide

Un recente studio dell’Istituto Max Planck attribuisce alle polveri sottili un alto tasso di mortalità. A complemento dell’articolo che proponiamo, ricordiamo, in ordine di incidenza, le principali fonti di polveri sottili ed ultrasottili, all’origine sia di numerose patologie sia di decessi.

Geoingegneria clandestina
Inceneritori
• Strutture industriali
• Impianti urbani
• Traffico veicolare

Se non esistessero le operazioni chimico-biologiche, eseguite in gran parte attraverso l’aviazione civile (aerei passeggeri e cargo), il numero di morti citato nell’indagine si ridurrebbe di un buon 90 per cento!




L'inquinamento atmosferico causa ogni anno la morte prematura di oltre tre milioni di persone a livello mondiale, con una maggiore incidenza in Asia. È quanto si legge in un nuovo studio condotto dall'Istituto Max Planck per la Chimica e pubblicato sulla rivista “Nature”, in base al quale la mortalità da inquinamento dell'aria potrebbe raddoppiare entro il 2050, arrivando ad interessare 6,6 milioni di persone all'anno.

Gli esperti hanno combinato un modello globale di chimica atmosferica con i dati demografici e le statistiche sulla salute per stimare il contributo di diversi inquinanti, in particolare delle polveri sottili, alla mortalità prematura. Stando ai dati, le emissioni derivanti dall'energia residenziale, ad esempio per riscaldarsi e cucinare, sono prevalenti in India e Cina ed hanno l'impatto più alto a livello planetario sulle morti premature. In molte aree degli Stati Uniti a pesare sono il traffico e la produzione di energia, mentre in Europa, Stati Uniti orientali, Russia ed Asia orientale le emissioni provenienti dall'agricoltura danno il contributo maggiore alle polveri sottili.

Secondo uno studio correlato, condotto dall'università britannica di Leeds e pubblicato su “Nature Geoscience”, tra 400 e 1.700 morti premature si sarebbero potute evitare, se fossero stati ridotti in modo considerevole gli incendi legati alla deforestazione registrati nell'Amazzonia brasiliana negli ultimi anni. Gli esperti hanno unito misurazioni satellitari e terrestri ad un modello di trasporto chimico per dimostrare che, nella regione, le concentrazioni di polveri sottili sono calate del 30% durante la stagione secca, proprio a seguito della riduzione degli incendi associati alla deforestazione.

Fonte: ANSA

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