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mercoledì 30 novembre 2011

Fool Monti

Il giorno 9 novembre 2011 (9-11-2011) Mario Monti è stato nominato senatore a vita da Giorgio Napolitano: mai decisione fu più gravida di conseguenze. Pochi giorni dopo, il 12, l’economista nato a Varese nel 1943, è stato scelto per formare il tanto strombazzato governo tecnico, una calamità che, in confronto, i tre flagelli descritti nei “Promessi sposi”, sono delle barzellette.

Salito sul trono il nuovo reuccio, subito si è notato che le criminali attività chimico-biologiche nei cieli dell’Italia (e non solo) hanno subito un’intensificazione parossistica. A ritmo forsennato si sono susseguiti e si susseguono i voli della morte, da quando si è insediato questo illustre studioso, cresciuto in un vivaio di Gesuiti, proprio come Mario Draghi, da poco presidente di una banda di usurai, nota in modo eufemistico come Banca centrale europea.

Qualcuno ci ha chiesto che cosa pensassimo di Monti: tutto il male possibile ed è ancora poco. Vanno poste altre domande: per chi lavora costui? Quali sono i suoi veri obiettivi? Come li perseguirà? Rispondere al primo quesito è agevole: l’algido figuro lavora per la feccia globalizzatrice di cui non ci sbaglieremo a vedere il vertice nel Vaticano. E’ qui necessario un excursus: certuni si domandano chi, tra i vari potentati del pianeta, costituisca veramente la cupola. E’ questione in parte accademica, perché che il centro dell’egemonia si trovi a Roma, a Londra, a Washington, a Londra, a Pechino, a Gerusalemme…, per i comuni cittadini non è che cambi molto: a comandare sono sempre dei gran farabutti.

In verità, alcuni tentano di ottenere la quadratura del cerchio, cercando di comprendere come si coordinino e si integrino i poli del governo segreto, sino a dubitare che veramente esista un unico esecutivo occulto. Questa difficoltà si supera facilmente, se si pensa ad un potere tricuspidato (Sion, Vaticano, Massoneria) con le tre entità che, pur collaborando per un fine condiviso, possono spesso divergere sui metodi e sui tempi per conseguirlo. Se ne riicava un disegno realistico, in grado di spiegare per quale motivo certi piani sembrano essere stati rinviati, altri (pochi invero) abortiti. Certamente poi, via via, che si scende nei gradini della piramide (con tre vertici?), le capacità di controllo e di trasmissione degli ordini, per così dire, si diluiscono, incontrandosi e scontrandosi con le istanze di apparati più o meno influenti e talora mossi da spinte centrifughe.

Questo, però, non significa che non esista una cabina di regia dove tutto o quasi viene deciso: ancora una volta la biogeoingegneria si rivela efficace strumento di analisi. Le scie chimiche flagellano pressoché l’intero globo terracqueo, a dimostrare che, di là da divergenze e dissidi anche forti tra nazioni e macro-aree, è preponderante una volontà che asserve gli stati costretti a subire un’operazione che trascende gli interessi nazionali. Alcuni paesi – è vero – ancora sfuggono ai tentacoli della piovra planetaria, ma sono isole destinate, secondo il programma delle élites, ad essere sommerse.

Tali considerazioni permettono di leggere gli ultimi accadimenti economici e finanziari: la crisi che si è abbattuta sull’euro e sui mercati, oltre ad essere artificiale, non denota una fragilità intrinseca dell’Unione europea ed un suo fallimento, ma è solo un mezzo per costruire una nuova, feroce realtà politica ed economica sulle ceneri di quella che le classi dirigenti intendono demolire, fingendo di volerla preservare. Ab chaos ordo. Lo stesso compassato Monti, tra gaffes e lapsus freudiani, ha descritto le crisi come occasioni per eliminare le residue sovranità nazionali a favore di una sempre maggiore centralizzazione del dominio. Non si pensi che un eventuale crollo dell’euromoneta (crollo artificiale!) possa convincere i governi a reintrodurre le precedenti divise con i possibili vantaggi che ne deriverebbero. Non si pensi che Monti si prefigga di risanare le dissestate finanze italiche: da economista sa bene che il debito pubblico (perverso sistema ideato per stritolare i popoli) non potrà mai essere saldato.[1] Egli attuerà una sequela di colossali manovre volte a dissanguare l’Italia, fino a quando dichiarerà che l’unica via di salvezza è adottare una moneta unica mondiale elettronica.

Intanto la Merkel e Sarkozy si godono il loro breve momento di gloria, sognando un’egemonia franco-tedesca sull’Europa. Illusi! Burattini idioti! Anche la Germania e la Francia saranno travolte dallo sfacelo economico, di cui la siccità indotta che affligge i due paesi è soltanto il preludio.

Monti è il matto dei tarocchi, il matto che, simulando l’insania mentale, agisce con mirabile lucidità, mettendo nel sacco anche i più furbi. Il suo compito è semplice: condurre il settore produttivo e l’euro e, di conseguenza, l’Europa al collasso. Egli inasprirà a dismisura la pressione fiscale, interverrà in maniera draconiana a danno del sistema previdenziale e sanitario, fomenterà il malcontento, causerà un’ondata di scioperi, tumulti… Ab chaos ordo. Quando avrà adempiuto il suo dovere, sarà sostituito da un altro fantoccio, magari un po’ più charmant: costui porterà a termine l’opera, promettendo mari e... monti.

Distruggere è facile; costruire è arduo: i pupazzi della “politica” devono solo devastare, fingendo di voler operare per il bene della collettività. Monti, allevato dai mefistofelici gesuiti, ha tutte le carte in regola per raggirare, con la sua prosa untuosa ed i modi melliflui, i sudditi.

E’ questo uno scenario possibile: vedremo se, come elucubrano alcuni, Monti è “solo” l’economista che bada a tutelare gli interessi dei banchieri o se è il distruttore che spianerà la strada al Nuovo ordine, con il fondamentale premeditato intervento di Napolitano.

A tale proposito, molti cercano di sapere chi veramente si nasconda dietro questo mortale progetto mondialista: è poi così importante stabilire se siano i supplizianti del noto film dell’orrore o gli alieni del pianeta Papalla? Sono sempre dei gran farabutti, come i loro servi, come i loro complici.

[1] Per risolvere le questioni, sarebbe sufficiente abolire il signoraggio bancario, eliminare tutti i processi economici basati sul debito (l’usura esecrata da Ezra Pound), destinare le risorse risucchiate dalla Biogeoingegneria e dalle spese militari alla società ed alle attività produttive, ma è proprio quanto il sistema NON vuole. La schiavitù monetaria è un formidabile strumento di controllo ed un mezzo per scorticare i cittadini e trasformarli in schiavi microchippati. Per il sistema ogni risoluzione di un problema è il problema.


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martedì 21 giugno 2011

Scie chimiche e fisco

Coloro che evadono o eludono il fisco sono odiati e disprezzati. Quando vengono scoperti, sono esposti al pubblico ludibrio. Gli evasori sono considerati alla stregua di gaglioffi, poiché, evitando di versare le imposte, danneggiano tutti i contribuenti, i cui stipendi o salari sono tassati alla fonte e che corrispondono allo stato una quota dei loro redditi con i gravami indiretti. Quante volte i media di regime hanno ripetuto e ripetono che, se il problema dell’evasione fiscale fosse risolto del tutto o in buona parte, ne trarrebbe vantaggio l’intera collettività sicché i servizi sarebbero migliori, più efficienti e meno costosi! Chiediamoci: è corretta questa conclusione o è un luogo comune?

In uno stato equo (mi si perdoni l’ossimoro utopico), se la tassazione fosse proporzionale al censo dei cittadini e se tutti versassero il dovuto, il gettito sarebbe sufficiente per fornire provvidenze all’intera popolazione. Anzi, gli economisti seri ci insegnano che una sola imposta indiretta sarebbe bastevole per tutte le esigenze. Allora perché lo stato inasprisce vie più la pressione fiscale e non è mai pago di fagocitare risorse, moltiplicando gabelle, sanzioni pecuniarie, vessazioni tributarie di ogni sorta? Che cosa non quadra? Per quale motivo non solo le casse dell’erario sono vuote, ma addirittura lo stato è oberato di debiti? Con chi si è indebitato? L’annosa questione del signoraggio è una risposta, non l’unica. Il signoraggio bancario genera un debito abnorme che non potrà mai essere saldato. Le nazioni, soggiogate dai banchieri internazionali, non possono restituire le somme prestate con gli interessi, con il risultato che s’innesca una spirale di insolvenza da cui non è possibile uscire in nessun modo. Denunciò l’abominevole usura lo scrittore statunitense Ezra Pound: perseguitato dal suo governo (Nemo propheta in patria) fu rinchiuso in un campo di concentramento alleato, con l’accusa di essere un sostenitore del fascismo. L’unica maniera per puntellare un’economia ed una finanza traballanti, è emettere altri titoli di debito pubblico, erogare altri onerosi prestiti, fino a quando il sistema non va in pezzi. Si pensi al caso della Grecia.

Ammettiamo pure per assurdo che il signoraggio non esista: la situazione finanziaria degli stati banditeschi che ci opprimono sarebbe diversa? No! Infatti i governi destinano gli introiti provenienti dalle imposte dirette ed indirette non all’’”istruzione, alla “sanità”, alla “previdenza sociale”, ma alle spese militari: “missioni di pace”, irrorazioni clandestine, costruzione di impianti radar e di altre strutture strategiche… assorbono una quota gigantesca delle entrate. E’ arduo un calcolo preciso, ma non ci sbaglieremo, se quantificheremo in un 95 per cento l’entità del denaro raccolto con le gabelle poi investito in armi o comunque in strumenti di controllo e di morte.

Quante ricchezze poi sono risucchiate da una pletora di ministri, parlamentari, funzionari, assessori, consiglieri, con tutti i loro portaborse! Costoro formano una massa sterminata di parassiti che consumano tutto il consumabile, grazie ai loro faraonici emolumenti, rimpinguati con la concussione ed altre ruberie.

Dunque chi evade, da un lato non dà il suo contributo per finanziare un’ombra di “welfare”, dall’altro, anche se in modo inconsapevole, non alimenta una classe dirigente corrotta e criminale il cui unico obiettivo è quello di sterminare il popolo, dopo avergli spillato quattrini con cui vivere nel lusso più sfacciato. Di converso - ed è un atroce paradosso - chi, volente o nolente, versa le tasse, concorre nella perpetrazione di una serie di delitti.



Lo stato contemporaneo è collocato nel punto finale di un processo cominciato alla fine del Medioevo, quando le monarchie nazionali, esautorando un po’ alla volta gli aristocratici, avocarono a sé la fiscalità, la violenza e l’amministrazione della “giustizia”. La situazione nell'antichità era alquanto diversa: l’Impero romano era una compagine paternalistica che, pur perseguendo una politica di conquista sino al II secolo d. C., riservava non poche risorse alla costruzione di strade, terme, acquedotti, ponti, al vettovagliamento alimentare delle classi indigenti etc. Il Leviatano di oggi è, invece, solo crimine legalizzato. Se gli evasori violano la legge, che cosa dovremmo pensare delle istituzioni la cui stessa esistenza è trasgressione di ogni regola morale e di ogni norma civile?

Si intende quindi che la sbandierata riforma fiscale di queste ultime settimane, presentata come una panacea o, per lo meno, come un piano per alleggerire il peso delle esazioni a beneficio di alcune categorie, è un volgare imbroglio, benché ispirato ufficialmente dall’intento di favorire una maggiore equità. Tra l'altro, a chi potrebbero veramente interessare delle leggi volte a contrastare un modus operandi che assicura alle classi dirigenti privilegi e potere? Gli stati si reggono sull'ingiustizia e sull'immoralità, altrimenti non sono stati.

Che essi amino presentarsi come benevoli e provvidi, è solo la conseguenza di una ripugnante ipocrisia. Il putridume resta putridume, anche se nascosto dal coperchio di un sepolcro finemente sbalzato.



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