venerdì 27 aprile 2007

L'Australia ora prega per la pioggia (articolo di Marina Forti)

L'articolo che proponiamo testimonia la gravissima situazione di siccità che affligge l'Australia: la penuria di piogge ha terribili ripercussioni sulla produzione agricola e sull'approvigionamento idrico delle città. Evidentemente qualcosa non quadra nella formuletta citata dal "meteorologo" con il farfallino. Non sarà per caso colpa delle scie chimiche, se le precipitazioni sono diminuite in modo tanto drastico, proprio in quei paesi i cui cieli sono attraversati dai velivoli della morte? Purtroppo la brillante redattrice nulla sa di ciò (o finge di non sapere) ed attribuisce la rarefazione delle piogge al fantomatico e misterioso "cambiamento del clima". Per capire quali sono non solo le vere cause dell'aridità, ma anche gli interessi economici collegati all'impoverimento delle risorse idriche, si leggano i testi inseriti in questo blog, come, ad esempio La carestia è servita o Siccità ed altri disastri.

Chissà quanto si sono sentiti rassicurati, gli agricoltori australiani, quando il loro primo ministro John Howard ha dichiarato, in pieno parlamento: "Dobbiamo sperare e pregare perché piova". "La situazione è estremamente difficile", ha aggiunto il premier, "inutile fingere il contrario". È così: da una decina d'anni l'Australia sta soffrendo di siccità e la situazione va peggiorando dal 2002 e poi di nuovo dal 2006: è la peggiore siccità da almeno un secolo, a quanto pare e non accenna a finire, tanto che giovedì Howard ha convocato una conferenza stampa per annunciare un piano d'emergenza. Ha detto che nei bacini idrici del paese resta abbastanza acqua per il consumo umano essenziale nelle città e negli insediamenti del bacino Murray-Darling - il bacino dei due principali fiumi nell'Australia occidentale, principale zona coltivata e «granaio» dell'intero paese. Non c'è però abbastanza acqua per alimentare le campagne: così il flusso nei canali d'irrigazione sarà sospeso. Da tempo ormai gli Australiani di città sono abituati a un razionamento severo (sta per finire un'estate in cui è stato vietato annaffiare i giardini più di una volta alla settimana, con controlli draconiani per evitare sprechi e multe salate ai trasgressori). Ora, però, anche i farmers (contadini) dovranno fare a meno dell'acqua per irrigare.

Questo significa che la produzione agricola crollerà ed anche l'export (l'Australia è uno dei grandi esportatori mondiali di cereali) e che i prezzi dei generi alimentari saliranno. Il governo prevede che la siccità prolungata "mangerà" circa l'1% del prodotto interno lordo del 2006-07 (pari a 940 miliardi di dollari australiani, 789 miliardi di dollari Usa). Il bacino Murray-Darling è un territorio grande circa come la Spagna e la Francia sommate e contribuisce al 41% della produzione agricola australiana. Per tutte le colture che dipendono dall'irrigazione, i raccolti sono già calati l'anno scorso: il cotone, pianta che beve molta acqua. ha prodotto 250 mila tonnellate nel 2006-07 contro quasi 600 mila tonnellate l'anno prima e le oltre 800 mila tonnellate nel 2000-01. È in declino la produzione di uva da vino: quest'autunno ne hanno raccolte 1,3 milioni di tonnellate, il 30% in meno rispetto al 2000. Il riso è crollato: 106 mila tonnellate nel 2006 contro 1,6 milioni di tonnellate prima dell'ultima ondata di siccità e, probabilmente, non si raccoglierà quest'anno a meno che non piova.

Il premier Howard ha concluso la sua conferenza stampa dicendo che le cose «sono nelle mani di Dio». Da qui l'appello a sperare e pregare... Nel paese, però, la siccità prolungata ha acceso un dibattito sull'insieme delle politiche ambientali. Il «gruppo di lavoro sull'impatto del cambiamento del clima» del C.S.I.R.O., la massima istituzione scientifica nazionale, stima che ogni previsione futura sul sistema delle precipitazioni sia incerta, ma considera che sia ragionevole attendersi una diminuzione delle piogge invernali (l'Australia sta andando ora verso l'inverno)."La penuria è reale e l'Australia deve abituarsi all'idea che ci sarà sempre meno acqua", ha dichiarato di recente Peter Cullen, un esperto idrologo e membro del Wentworth Group of Concerned Scientists («Gruppo di scienziati impegnati»). "Le piogge nel sud e sud-ovest del paese sono andate diminuendo sempre più", ha detto ad un importante quotidiano nazionale, ma i responsabili degli acquedotti un po' ovunque nel paese hanno adottato una strategia interessante chiamata "speriamo che piova".

Già, proprio quello che ha detto il premier John Howard. "Ma è una strategia che non funziona", attacca lo scienziato: il clima sta cambiando, la siccità è più frequente, vediamo sempre più forti ondate di caldo e ondate di incendi. Anche se non possiamo dire per certo che è il cambiamento del clima a modificare il sistema delle piogge, è un'ipotesi plausibile. Inutile sperare che piova: "La realtà è che dovremo abituarci a vivere con meno acqua e sarà molto difficile".

Fonte: Il Manifesto
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