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venerdì 26 aprile 2019

Marcatori chimici del DNA


Pubblichiamo un articolo che, mutatis mutandis, ha attinenza con il problema per antonomasia, ossia la biogeoingegneria clandestina, soprattutto se si considera appunto il versante biologico della sinistra e nefasta attività, aspetto già illustrato tempo addietro in particolare dalla giornalista investigativa Carolyn Williams Palit.


A loro insaputa, i cosiddetti Gilets gialli sono diventati cavie di un esperimento sugli esseri umani con nanoparticelle e marcatori genetici [1] il cui effetto sugli organismi biologici è ancora poco conosciuto.

Per il governo francese, si tratta d’innocui “prodotti di marcatura chimica codificati” che impregnano la pelle, i capelli ed i vestiti delle persone interessate per un periodo di tempo variabile da diverse settimane ad alcuni decenni. Ufficialmente questa tecnologia non è mai stata adoperata contro esseri umani. Tuttavia, accurate informazioni raccolte da alcuni professionisti della sicurezza indicano che anche prima ed altrove i governi non hanno lesinato queste armi. Durante la diciottesima manifestazione dei Gilets gialli, cannoni ad acqua e gas, contenenti marcatori di DNA e nanoparticelle, sono stati impiegati contro i partecipanti ai cortei. Non solo, oltre ai marcatori chimici e alle nanoparticelle, risultano aggiunte sostanze psicotrope.

Queste “armi contro il DNA” sono state sviluppate nel Regno Unito e usate in Israele. Qui detenuti palestinesi hanno dichiarato di aver contratto vari tipi di tumori in seguito all’etichettatura del corredo genetico.

Per i fautori di tali procedimenti, i prodotti di etichettatura del DNA o dell’RNA non rappresentano alcun rischio, ma le loro dichiarazioni non sono avvalorate da alcuna evidenza scientifica.

Si sa che l’impatto della maggior parte di sostanze biochimiche impiegate sugli esseri viventi può essere rilevato solo dopo anni, poiché la maggior parte degli studi, che denunciano i pericoli di questi arsenali, è sistematicamente censurata dalle potenti società del settore chimico. […]

Nel 2014, le forze dell’ordine in Ucraina sperimentarono ordigni contenenti LSD: erano dispositivi forniti da una società israeliana. L’effetto fu catastrofico: i manifestanti presi di mira diventarono molto agitati e violenti ed alcuni cominciarono ad avere forti convulsioni, prima di gettarsi a corpo morto sui veicoli della forza pubblica.

In Brasile, le forze dell’ordine saggiarono già nel 2016 sostanze chimiche che avrebbero dovuto sedare i rivoltosi: il composto impiegato era un farmaco neurotossico. In Israele, alcuni dei gas adoperati contro i dimostranti contengono interferenti endocrini, sostanze allucinogene e LSD. […] I gas cui si è ricorso in Francia per il mantenimento dell’ordine, comprendono il CS2 (clorobenzilidene-malononitrile), un composto neurotossico che può alterare profondamente le capacità di percezione e coscienza. […]

Con la marcatura chimica degli individui, gli stati criminali hanno compiuto un ulteriore passo avanti nel controllo totalitario dell’individuo, fino alle radici del DNA.

Traduzione di Simonetta Lambertini

Fonte: invictapalestina.org

[1] Un marcatore genetico è una sequenza di DNA conosciuta che può essere identificata mediante un semplice saggio. Un marcatore genetico può essere costituito da una breve sequenza di DNA, come la sequenza che circonda un polimorfismo a singolo nucleotide (single nucleotide polymorphism), o da una sequenza lunga, come i microsatelliti.

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Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 31 luglio 2011

Plancton intelligente in grado di 'vedere' sott'acqua (articolo di David Robson)

L’articolo che riportiamo dà conto di uno studio non recentissimo compiuto da alcuni ricercatori dell’Università di Genova: è una dimostrazione che gli "scienziati" lavorano alacremente per trasformare tutto il pianeta in una rete tecnologica, cioè in un inferno sulla Terra. L'università italiana sta creando (o ha già creato?) del plancton artificiale: il suo obiettivo è "sviluppare una rete di auto-organizzazione composta da un numero relativamente elevato di nodi, dotati di sensori per il monitoraggio, la sorveglianza, il controllo subacqueo e molti altre potenziali applicazioni". Gli scopi militari sono evidenti, sotto il pretesto del monitoraggio ambientale, come i notevoli introiti: nel documento elaborato dagli accademici sono, infatti, citati la N.A.T.O. e la D.A.R.P.A.

Ringraziamo la gentilissima Dottoressa Hildegarde Staninger per la segnalazione.

Alcuni ricercatori italiani stanno lavorando sul plancton "intelligente", munito di sensori ed in grado di comunicare usando luci lampeggianti. L’idea è la stessa della "polvere intelligente" (smart dust), già adoperata per monitorare le condizioni ambientali di un territorio. L’invenzione punta pure a trasformare l'esplorazione dei pianeti.

Il modello prevede l’impiego della polvere "intelligente" dotata di piccoli sensori a basso costo che comunicano in modalità wireless per rilevare le condizioni ambientali su vaste aree.

Davide Brizzolara afferma che un approccio simile offrirà una maggiore copertura rispetto ai sensori statici subacquei e che sarà più economico rispetto all'uso di veicoli autonomi sottomarini. Egli sta sviluppando lo smart plankton con i colleghi dello SmartLab presso l'Università di Genova. Il team spera che sciami di plancton intelligente, formato da migliaia di unità, aiuterà il monitoraggio ambientale, le ricerche archeologiche e l'individuazione delle mine.

Ogni sensore raccoglie dati come la temperatura o la salinità dell'acqua. Le informazioni saranno trasmesse dal plancton ad un sistema fisso su una boa galleggiante che raccoglierà i dati. La polvere intelligente sulla terra comunica tramite le onde radio, ma sott'acqua un segnale non può penetrare per più di un metro o giù di lì. Invece, ispirato al plancton foto-luminescente, lo smart plankton di Brizzolara impiega dei LED lampeggianti per inviare messaggi.

I ricercatori hanno scoperto che le lunghezze d'onda della luce visibile sono meno disperse dalle particelle subacquee, rispetto alle onde radio. “La miglior lunghezza d'onda da usare varia a seconda delle dimensioni delle particelle, quindi il nostro plancton sarà adattabile”, spiega Brizzolara.

Se il livello di comunicazione scende al di sotto di una certa frequenza si può passare ad un altro colore, per vedere se la comunicazione migliora. Questo dovrebbe consentire a nodi fino a 10 metri di distanza di comunicare, inviando dati pari ad un gigabit al secondo, con un'efficienza simile ad una connessione domestica a banda larga.

La misurazione del ritardo consentirà anche una stima della distanza tra i nodi e la boa fissa. L’équipe sta attualmente lavorando su un prototipo di circa 20 centimetri di diametro, ma si prevede di creare unità di 2 centimetri.

Il plancton ricaverà energia da piccole bandiere piezoelettriche che galleggeranno nelle acque circostanti in grado di generare una tensione con il movimento. […]

Fonte: newscientist


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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 28 gennaio 2010

Scie chimiche, nanosensori e digitale terrestre

Come è noto, con le scie chimiche è anche distribuita la cosiddetta "polvere intelligente", in inglese smart dust: in particolar modo, la giornalista indipendente Carolyn Williams Palit ha dedicato approfonditi studi a questo argomento, come la Dottoressa Hildegarde Staninger. Ora, numerose persone si chiedono per quale motivo si sia deciso di introdurre il digitale terrestre per la trasmissione dei segnali televisivi, in sostituzione del sistema analogico. Molti ritengono che tale "innovazione" sia collegata ad interessi di tipo economico. Ciò non è del tutto errato, ma la vera ragione del digitale terrestre è un'altra: è necessario per i militari liberare le frequenze analogiche affinché esse siano adoperate per gli scopi più disparati e quasi sempre sinistri. Infatti i nanosensori diffusi con le chemtrails funzionano occupando una parte delle frequenze destinate originariamente al segnale cosiddetto analogico. Essi sono impiegati sui campi di battaglia, per le previsioni meteorologiche, ma soprattutto per il controllo della popolazione.

Il WiFi lavora su diverse frequenze a seconda della tipologia (serie 802.11) tra i 2,4 gigahertz (802.11bgn) e 5,2/5,4/5,8 gigahertz (802.11a ed altri standard). Non a caso, la banda UHF, che è l'acronimo di Ultra High Frequency, indica i segnali a radiofrequenza trasmessi nella banda che va da 300 MHz a 3,0 GHz. Come si vede, la frequenza impegnata dalle apparecchiature WiFi è inclusa nel range dei segnali televisivi in fase di dismissione.

Invisibili e pressoché indistruttibili, queste nanostrutture possono localizzare le persone, registrandone parametri come la temperatura corporea e sono assimiliabili ai microchips inseriti sottopelle ai cani. Naturalmente di questa pericolosa tecnologia vengono decantati i presunti vantaggi (il controllo della salute dei pazienti, la razionalizzazione degli inventari, la possibilità di rintracciare le persone scomparse...), sottacendo che assistiamo ad una nano-invasione con milioni di microscopiche strutture che rischiano di penetrare dappertutto, negli ambienti naturali ed artificiali, nell'acqua, negli alimenti, come negli stessi organismi... se non sono già penetrati in ogni dove.

Si comprende dunque la frenesia attorno al digitale terrestre, magnificato come sistema per ricevere centinaia di canali che trasmettono mirabolanti programmi: in realtà il DTV è parte di uno scellerato piano volto al controllo elettronico del pianeta. La banda analogica è uno dei "corridoi" su cui transitano i segnali emessi e ricevuti dalla smartdust il cui funzionamento è comparabile a quello dei R.F.I.D.



"I R.F.I.D. sono Dispositivi di identificazione di radio frequenze (Radio frequency identification devices). Un R.F.I.D. è un microchip con una micro-antenna incorporata. Il microchip contiene informazioni immagazzinate che possono essere trasmesse ad un lettore (scanner) e quindi ad un computer. Un R.F.I.D. può essere passivo, semi-passivo o attivo.

Quelli attivi sono dotati di batteria. In questo modo il dispositivo invia il segnale al lettore. Tali congegni possono ricevere ed archiviare dati ed essere letti ad una distanza maggiore rispetto a quelli passivi. Le batterie attuali nei dispositivi R.F.I.D. durano anche oltre cento anni. La banda “ultralarga” (Ultrawideband U.W.B.) rende il tag (etichetta–lettore) ricevibile in amplissime aree. I lettori possono trasmettere ai computers sia via telefono sia per mezzo della Rete. Si usano anche i satelliti. Qualunque cosa disponga di un tag (etichetta) R.F.I.D. può essere rintracciato da un lettore o da un computer.

I dispositivi R.F.I.D. semi passivi hanno una fonte interna di energia che permette loro di monitorare le condizioni ambientali, ma hanno bisogno energia R.F. dal lettore per rispondere.

I dispositivi R.F.I.D. passivi non hanno un dispositivo di alimentazione, ma impiegano un segnale inviato da uno scanner che fornisce energia al circuito del microchip affinché trasmetta le informazioni immagazzinate. Sono adatti solo per monitorare aree non molto estese.

L'aumento nell’uso dei microprocessori R.F.I.D. richiede una maggiore quota della banda U.B.F. Come conseguenza, per esempio, il governo degli Stati Uniti nel 2009 ha bloccato l’uso dello spettro U.B.F. della frequenza V.H.F. con il passaggio al digitale: la frequenza analogica U.B.F. è destinata ai microprocessori, quindi i militari non intendono sovraccaricare questa banda con segnali televisivi."
(C. Bassi, Nuove tecnologie e digitale terrestre, 2010)

Come volevasi dimostrare.




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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 12 novembre 2009

Morgellons: scie chimiche e nanotecnologie (Articolo di Zephyr Faegen)

Il mistero della malattia di Morgellons è dibattuto da anni dai medici che hanno dedicato il loro tempo a studiare questa sindrome enigmatica e debilitante. A causa di una notevole pressione pubblica, la malattia di Morgellons è stata ufficialmente riconosciuta, dopo otto anni di ricerche ed ha condotto alla formazione di gruppi di ricerca indipendenti.

Gli studi sono originati dall'amore di una donna per il suo bambino, un affetto unito all'abbandono completo della comunità medica tradizionale, incapace di fornire qualsiasi diagnosi medica o trattamento reale all'interno del loro paradigma conosciuto. Nel 2001 Mary Leitao, scienziata ed ex impiegata in un laboratorio medico, si accorse che il suo figlio di due anni stava sviluppando delle ferite sotto le labbra. Il bambino presto si lamentò della sensazioni simili al brulichio di insetti che formicolavano sotto la pelle. Leitao analizzò le ferite sulle sue labbra e prelevò dei campioni. Esaminato il tessuto con un microscopio non professionale, scoprì delle fibre rosse, blu, bianche e nere, inglobate all'interno dei campioni prelevati del tessuto.

La Leitao condusse il figlio da ben otto medici, ma nessuno riuscì a formulare una diagnosi all'interno del paradigma medico conosciuto. Finalmente, la Leitao portò il piccolo dal Dottor Fred Heldrich, un pediatra del Johns Hopkins Institute, con una buona reputazione per la risoluzione dei casi più difficili. Heldrich concluse che il figlio della Leitao avrebbe tratto giovamento da una valutazione psichiatrica. Superando la frustrazione nel sentirsi abbandonata dalla comunità medica tradizionale, la Leitao cominciò a consultare tutta la letteratura conosciuta che descrivesse i sintomi del figlio. Durante la sua ricerca, si imbatté nel lavoro di due ricercatori del XVII secolo, sir Thomas Browne ed il dottor Michel Ettmuller.

Entrambi scrissero di strutture simili a capelli che sporgono dalle ferite sulla schiena e sintomi come le convulsioni e la tosse. Definirono questa malattia Morgellons. Comunque ciò non combaciava del tutto con la sintomatologia del figlio. Usando Morgellons come denominazione provvisoria per la malattia del piccolo, la Leitao cominciò a cercare altri pazienti con sintomi simili. Ha poi creato nel 2002 un sito Web denominato M.R.F., ossia Fondamenti per la ricerca sul Morgellons (http://www.morgellons.org/index.html).

Il fine del portale è quello di offrire ai pazienti colpiti da questa affezione solidarietà e sostegno medico. Dato che nel 2002 il M.R.F. ha registrato oltre 14.000 persone che accusano i sintomi come quelli del figlio della Leitao, la scienziata ha esercitato pressione politica sui funzionari di governo e sul Centro di Controllo delle Malattie (C.D.C.), che è stato costretto a cominciare uno studio completo sul Morgellons e sui pazienti, la maggior parte dei quali risiede in California. [...]

Attualmente ci sono tre ipotesi principali sul Morgellons. La prima ipotesi è che il Morgellons sia causato dagli organismi geneticamente modificati. Questa tesi è sostenuta dal fatto che l'uso dei batteri geneticamente modificati come l'Agrobacterium tumefaciens è usato per infettare e modificare il D.N.A. delle piante: esso funge da antiparassitario per produrre raccolti più resistenti agli insetti. In uno studio del 2001 del Dottor Vitaly Citovsky dell''università di Stato di New York, è stato appurato che una volta introdotto nel D.N.A. umano, il materiale geneticamente modificato che contiene questo batterio ha invaso, modificato e corrotto il D.N.A. umano. [...]

La seconda congettura è che i sintomi di Morgellons sono correlati alle chemtrails. Le scie chimiche hanno ricevuto una certa copertura mediatica nel corso degli ultimi anni negli Stati Uniti, ma non sono state ufficialmente riconosciute dal governo degli Stati Uniti, sebbene figurino come un'arma esotica in una proposta di legge avanzata dal rappresentante Dennis Kucinich nel 2001 (H.R. 2977). La proposta è stata respinta e rapidamente è stata riscritta da Kucinich, senza più menzionare le chemtrails. [...]. La spiegazione corrente è che gli ingredienti delle chemtrails siano stati inalati dagli individui nelle zone irrorate e che stiano interagendo con l'organismo in due modi. In primo luogo l'inalazione compromette il sistema immunitario, rendendolo più vulnerabile ad infezioni batteriche, micotiche e virali o la malattia è causata dalle strutture nanoteccnologiche disperse con le scie.



La terza ipotesi è appunto che il Morgellons sia un'affezione dovuta alla nanotecnologia. Parecchi studi indipendenti sulle fibre di Morgellons, estratte dai pazienti, hanno indicato che le fibre consistono sia di materiali inorganici sia di materiali non identificabili. Un gruppo di fibre è stato trasmesso ad uno scienziato legale del laboratorio della polizia di Tulsa in Oklahoma per le opportune analisi. E' stato assodato che questi filamenti non corrispondono ad alcun campione raccolto nell'archivio nazionale del F.B.I. Alcuni studi rilevano che le fibre possono resistere fino a temperature di 1400 gradi Fahrenheit. [...]

Per maggiori informazioni sul Morgellons si consultino le seguenti fonti:

C.D.C. Morgellons website:
http://www.cdc.gov/unexplaineddermopathy/
The Morgellons Research Foundation:
http://www.morgellons.org/
Current Wikipedia definition of Morgellons:
http://en.wikipedia.org/wiki/Morgellons
Dr. Citovskys Study:
http://www.morgellons.org/suny.htm
GMO/Morgellons connection:
http://www.freerepublic.com/focus/f-chat/1710422/posts
WINR Interview on Morgellons:
http://www.worldinternetradio-winr.com/Shows.html#anchor_133
A Media Report on Chemtrails:
http://s52.photobucket.com/albums/g34/thedreadzone/?action=view=NBC4Newschemtrails.flv
Chemtrails/ Morgellons:
http://www.rense.com/general71/mmor.htm
H.R. 2977:
http://www.govtrack.us/congress/billtext.xpd?bill=h107-2977
Tulsa Crime Lab statement as reported by ABC:
http://www.morgellons.org/docs/Tulsa_Police_Crime_Lab.pdf
A study on a Morgellons fiber:
http://www.cherokeechas.com/rSmith02.htm
GMO & Nano Tech resource site:
http://nanotransformation.com/
Nano fiber analysis:
http://www.carnicom.com/morgobs2.htm


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