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sabato 12 novembre 2016

Donald Trump e la geoingegneria clandestina



Donald Trump? Almeno ha una moglie che non è un marito...

Così, dopo un’estenuante campagna elettorale, è stato eletto Donald Trump il giorno 9 novembre (11 9) 2016, come quarantesimo e quinto Presidente degli Stati Uniti d’America. Sia ben chiaro: non siamo fautori della sua psicopatica “rivale”, Killary Clinton, ma non siamo neppure così ingenui da illuderci che abbia prevalso un candidato del tutto libero dal pesante condizionamento delle élites mondialiste o di una loro fazione.

Probabilmente non hanno torto quei ricercatori che considerano gli Stati Uniti una colonia del Vaticano: essi vedono nei Gesuiti i controllori del Nuovo ordine mondiale. E’ vero che la Chiesa cattolica non dispone di un esercito, ma non solo possiede un patrimonio finanziario ed immobiliare immenso, esercita anche uno straordinario influsso spirituale in moltissimi paesi del globo. Non ci pare, insomma, il classico due di coppe, anzi.

Il governo segreto, di cui il Vaticano con la Compagnia di Gesù, il Sovrano militare ordine di Malta, l’Opus Dei, l’Ordine di Colombo etc., è comunque pezzo forte, potrebbe aver deciso di piazzare alla Casa Bianca, invece della screditata, inqualificabile Clinton, una figura carismatica, ma pur sempre pilotata dai cosiddetti Illuminati? Non lo sappiamo, perché non possiamo conoscere gli arcana imperii, semmai siamo in grado di leggere in filigrana qualche disegno della cricca.

Tralasciamo tutti gli indizi disseminati in varie produzioni della cultura popolare da cui pare di evincere che il trionfo di Trump sia stato uno dei tanti eventi decisi ed orchestrati dai soliti noti. Ricordiamo, invece, com’è scritto nel Vangelo, che “l’albero si vede dai suoi frutti”. Ora, bisogna sottolineare che negli Stati Uniti, gli attivisti contro la geoingegneria clandestina e più in generale contro i vari crimini governativi, a differenza di quanto accade nella nostra povera Italia, sono abituati ad agire in stretto contatto con le istituzioni. I cittadini interpellano i rappresentanti delle comunità locali, persino deputati e senatori del Congresso; li incalzano, li subissano di istanze: a volte questi attivisti sono persino invitati a partecipare alle sedute di consigli comunali, ai dibattiti di commissioni e via discorrendo. Dunque è prevedibile che, entro poco tempo, gli alacri, combattivi e tenacissimi cittadini sullodati prenderanno contatto con l’entourage di Trump per ottenere che le micidiali operazioni di geoingegneria illegale siano ammesse come reali ed interrotte quanto prima. Con lo spaventoso Barack Obama (Barry Soetoro) non si è ottenuto alcunché, in quanto il Presidente uscente (premio Nobel per la "pace") è legato a doppio filo agli apparati di potere che perpetrano i più atroci misfatti contro la popolazione quasi sempre inconsapevole.


In latino si dice “Hic Rhodus, hic salta!”, ossia “Qui [è] Rodi, salta qui”. Il senso è il seguente: “Dimostraci qua e ora le tue affermazioni”. Veramente Trump, che ha asserito di considerare il cosiddetto “riscaldamento globale” una fandonia con cui certi furbastri lucrano introiti giganteschi, sarà disposto a compiere il passo successivo, cioè a riconoscere che i disastri climatici ed ambientali sono causati dalle operazioni di geoingegneria illegittima? Con il magnate assisteremo ad una vera svolta sul piano planetario? Si eviterà il Terzo conflitto mondiale o, per vie traverse, lorsignori riusciranno lo stesso a scatenarlo?

Una provocazione di Trump non ci è piaciuta: egli, dimostrando un atteggiamento filosionista, tipico delle amministrazioni a stelle e strisce, progetta di trasferire la sede dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Come inizio non è dei migliori… In ogni caso non abbiamo pregiudizi: restiamo alla finestra ed aspettiamo. Se entro sei-sette mesi al massimo, non si vedranno dei risultati concreti, significa che ha ragione Giordano Bruno (1548-1600) quando annota: “Chiedere al potere di riformare il potere… Che ingenuità!”.

[1] Il caso Trump, mutatis mutandis, ricorda il dimenticato Keshe, l’ingegnere iraniano che qualche anno fa promise, attraverso l’uso di una particolare energia, che in breve tempo l’umanità sarebbe stata emancipata dall’uso dei combustibili fossili, liberata dall’inquinamento e dai problemi economici. Sarebbero stati anche intrapresi emozionanti viaggi nello spazio ed altre mirabilia. Chi rammenta questi fantastici scenari caduti nel nulla?


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venerdì 6 giugno 2014

Obama in prima linea nella disinformazione sui cambiamenti climatici che minacciano gli Stati Uniti

Stiamo per pagare la tassa più clamorosa nella storia dell'umanità. Ci aspetteremmo dei vantaggi. Vorremmo capire il motivo di questa spesa, ma in realtà lo scandalo dimostra che la base scientifica è solo fumo, una giustificazione disonesta. (James Delingpole)

Obama, il fantoccio dell'Impero di U.S.A.tana, lancia l'allarme sui cosiddetti "cambiamenti climatici" che, secondo il Gotha bugiardo degli "scienziati" mettono a repentaglio l'economia e gli equilibri ambientali del Nord America. E' vero: i fenomeni atmosferici sono stravolti negli Stati Uniti ed in Canada (e non solo), ma il caos ambientale non è originato dalle emissioni di biossido di carbonio, bensì dai pesanti e diuturni interventi di geoingegneria abusiva, come dimostrano, ad esempio, gli innumerevoli studi pubblicati da Dane Wingington. Eppure tra gli araldi del climate change di matrice antropica annoveriamo, oltre ai disinformatori classici, anche ambigui "ambientalisti". Per costoro il problema è sempre il cosiddetto "effetto serra", la montatura del secolo. Le "risoluzioni" che essi propongono sono in linea con molte nefande strategie imposte dai globalizzatori. Si farnetica di diffondere e rafforzare la “green economy”, un’altra delle molteplici frodi ideate dal sistema: spacciata come un insieme di pratiche che dovrebbero ridurre l’impatto delle attività produttive sugli ecosistemi, è in realtà greed economy, l’economia dell’avidità. Qualcuno crede che si possa combattere la battaglia contro le manipolazioni dell'ambiente, aggregandosi a certi personaggi carismatici ma infidi. Stanno allevando delle serpi in seno e probabilmente se ne accorgeranno quando sarà ormai troppo tardi.



Aumento del livello dei mari ed uragani devastanti che mettono in pericolo le coste. Piogge e nubifragi sempre più violenti che provocano alluvioni mai viste. Periodi di caldo estremo che durano più di quanto ogni statunitense vivente ricordi. Il clima sta diventato una minaccia sempre più reale per il futuro dei cittadini statunitensi, come dimostrano i disastri provocati dalla siccità in California, dai tornado in Oklahoma o dalle inondazioni in Florida. A lanciare l'allarme è un rapporto di 1.300 pagine intitolato 'National climate assessment' e redatto da una squadra di oltre 300 “scienziati” ed “esperti” per la Casa Bianca.

Il dossier sottolinea la necessità di una svolta nelle politiche ambientali di Washington, svolta che il presidente Barack Obama si prepara ad intraprendere facendo della lotta ai cambiamenti climatici una delle priorità dell'ultima parte del suo mandato. Il documento - secondo le anticipazioni - suggerisce in dettaglio le linee-guida che dovranno ispirare l'agenda verde (sic) della Casa Bianca sino al 2016, indicando al presidente la strada da seguire nella fase più ambiziosa dell'attuazione del suo piano ambientale: quella della drastica riduzione delle emissioni di gas serra delle centrali elettriche (siamo alle solite, n.d.r.).

"Il cambiamento climatico era considerato un problema di un futuro lontano, ma si è spostato con forza nel presente', si legge in una bozza del rapporto, nella quale si sottolinea come "le prove sono visibili dappertutto". E gli Statunitensi "stanno notando i cambiamenti intorno a loro".

Le conclusioni sono ancora al vaglio della Casa Bianca, ma la sostanza di base rimane invariata: il dossier rileva che la temperatura media negli Stati Uniti è aumentata di circa 0,8 gradi centigradi dal 1895 ad oggi, ma l'80% di tale crescita è avvenuta a partire dagli anni Ottanta. l'ultimo decennio è stato il più caldo mai registrato nel paese. "Non vi è alcun dubbio che il clima sta cambiando - afferma Don Wuebbles, “scienziato” dell'Universita' dell'Illinois e principale autore dello studio. Così gli esperti prevedono che gli Stati del Midwest e del Nord-Est degli Stati Uniti vedranno un aumento di nubifragi ed un maggior rischio di inondazioni, mentre sulla costa Atlantica, nel Golfo del Messico ed in Alaska, a causa dell'innalzamento del livello del mare, gli abitanti saranno colpiti da un numero maggiore di mareggiate. I residenti delle città costiere, soprattutto in Florida, vedranno un numero più frequente di inondazioni.

Non a caso un recente studio ipotizza che Miami, proprio come Venezia, possa rischiare davvero di trovarsi un giorno sommersa dalle acque. A lanciare un appello all'azione è anche il segretario generale dell'O.N.U. (Organizzazione dei nazisti uniti, n.d.r.), Ban Ki-moon. Da Abu Dhabi, dove ha partecipato ad una riunione ad alto livello in vista del summit sul clima che si terrà a New York il prossimo 23 settembre, Ban Ki-moon ha detto che il mondo deve battersi con forza per fermare gli effetti del 'climate change'. "Vi chiedo di avere una visione coraggiosa e di intraprendere azioni che possano catalizzare il cambiamento", ha esortato, “poiché, se non agiremo in fretta, saranno cancellati tutti i nostri piani per una maggiore prosperità e sicurezza globale".

Fonte: ANSA

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