mercoledì 28 febbraio 2007

Risposta degli Stati Uniti al riscaldamento globale: Fumo e specchi giganti

Particelle di acido solforico ed alluminio per mitigare l'effetto serra: una follia firmata U.S.A.In che modo si può rendere legittimo l'utilizzo di velivoli che rilasciano in atmosfera, da anni e clandestinamente, composti chimici e biologici nonché metalli, così da poter proseguire indisturbati gli esperimenti chimico/biologici? Con l'avvallo di scienziati asserviti ed enti governativi collusi e con lo spauracchio dell'effetto serra, è ora possibile.

Il riscaldamento globale è divenuto ormai uno strumento di terrorismo mediatico, la manipolazione dei dati reali è pratica diffusa nella stanza dei bottoni, non è una novità, ma è sempre utile segnalare le ingerenze dei governi all'interno di strutture pseudo-scientifiche. Da tempo si studiano tecniche per rifrangere l'incidenza della luce solare tramite il rilascio di polveri nell'atmosfera o metodi simili.

Il governo degli Stati Uniti vuole che gli scienziati del mondo sviluppino una tecnologia per bloccare la luce solare, come ultima spiaggia per arginare il riscaldamento globale. La ricerca sulle tecniche quali specchi giganti nello spazio o polvere riflettente pompata nell'atmosfera, sarebbe “assicurazione importante" contro l'aumento delle emissioni, ed ha incitato affinchè una tale strategia sia suggerita nell'importante rapporto delle Nazioni Unite sul cambiamento del clima, la cui prima parte sarà pubblicata venerdì. Gli Stati Uniti inoltre hanno tentato di ostacolare il rapporto delle Nazioni Unite, preparato dal pannello intergovernativo sul cambiamento di clima (IPCC), dalle conclusioni che sosterrebbero un nuovo trattato mondiale del clima, basato sugli obiettivi obbligatori per ridurre le emissioni, come suggerito dal Primo Ministro britannico Tony Blair. Hanno richiesto che la bozza del rapporto venga modificata per dare risalto ai benefici degli accordi volontari, includendo le critiche al protocollo di Kyoto, trattato a cui l'amministrazione degli Stati Uniti si oppone.

Il rapporto finale IPCC, scritto da esperti di tutto il mondo, sosterrà le trattative internazionali per riscrivere un nuovo trattato sulle emissioni, la cui prima fase terminerà nel 2012. Ai governi mondiali è stata consegnata l'anno scorso una bozza del rapporto e sono stati invitati a commentarla. La risposta degli Stati Uniti, di cui una copia è stata ottenuta da "The Guardian", afferma che l'idea di interferire con la luce solare dovrebbe essere inclusa nel sommario per i "policymakers", il capitolo iniziale di ogni rapporto IPCC. Dice: “La modifica della radiazione solare può essere una strategia importante se la mitigazione delle emissioni viene a mancare. Eseguire ricerche e sviluppo per valutare le conseguenze dell'applicazione di tale strategia è assicurazione importante che dovrebbe essere eseguita. Questa è una possibilità molto importante che dovrebbe essere considerata".

Gli scienziati precedentemente hanno valutato che riflettere circa 1% della luce solare nello spazio potrebbe compensare il riscaldamento generato da tutti i gas serra emessi dalla rivoluzione industriale. Le tecniche possibili includono il collocamento di uno schermo gigante in orbita, migliaia di minuscoli aerostati, o delle goccioline microscopiche di solfato pompate nell'alta atmosfera per simulare gli effetti di raffreddamento di un'eruzione vulcanica. IPCC replica che tale idea è "speculativa, incalcolabile e con potenziali effetti secondari sconosciuti". La presentazione degli Stati Uniti è basata sui punti di vista di dozzine di funzionari di governo, ed è accompagnata da una lettera firmata da Harlan Watson, negoziatore avanzato del clima del dipartimento di Stato. Asserisce che il progetto del rapporto IPCC è “Kyoto-centric", e desidera includere il lavoro degli economisti che hanno segnalato “fino a che punto il contesto di Kyoto richieda investimenti".

Contesta la dichiarazione che “una debolezza del protocollo dei Kyoto, tuttavia, è la relativa non-ratifica da alcuni emettitori significativi dei gas serra" e chiede: “Questo è l'unica debolezza degna di nota? Ce ne sono altre?". Inoltre insiste che la diceria sull'inefficacia degli accordi volontari è alterata per includere che “un certo numero di loro ha avuto effetti significativi" e reclama che globalmente “il rapporto tende ad esagerare o mettere a fuoco gli effetti negativi del cambiamento del clima". Inoltre desidera più enfasi sulla responsabilità dei paesi in via di sviluppo. Il rapporto IPCC si compone di tre sezioni. La prima, sulla scienza del cambiamento del clima, sarà lanciata il venerdì. Le sezioni sull'effetto e sulla mitigazione del clima modificate, dove gli Stati Uniti desiderano includere riferimenti alla tecnologia del blocco dei raggi solari, usciranno alla fine di quest'anno. Il probabile contenuto del rapporto è rimasto segreto fin quando la gestione Bush ha inviato la relativa copia della bozza su Internet, in aprile. La relazione scientifica della settimana prossima dirà che esiste il 90% di probabilità che l'attività umana stia scaldando il pianeta e che le temperature medie globali aumenteranno altri 1.5 - 5.8 gradi centigradi questo secolo, secondo le emissioni. La risposta degli Stati Uniti accetta queste dichiarazioni, ma non concorda con la conclusione più dubbia che l'innalzamento delle temperature ha reso gli uragani più potenti.

Cover dell'IPCC report. Notare gli aerei con scia al seguito...Sul rapporto Ipcc (Organismo Onu preposto allo studio dei cambiamenti climatici) e sulla falsità interpretativa dei suoi contenuti a scopi politici, leggiamo un eloquente articolo a firma del giornalista Franco Battaglia, pubblicato il 7 febbraio 2007 su Il Giornale.it...



Notizie false e ambiguità scientifiche

di Franco Battaglia - mercoledì 07 febbraio 2007, 07:00

La notizia l’abbiamo tutti letta sulla Repubblica e sul Corriere della Sera e ascoltata dai Tg di tutte le reti: «Secondo l’Ipcc - l’organismo dell’Onu preposto allo studio dei cambiamenti climatici - il riscaldamento globale è da attribuire per il 90% alle attività umane». Ebbene, la notizia è falsa, come un parmigiano del Kenia. L’Ipcc mente? No, mentono Repubblica, Corsera e i Tg di tutte le reti, perché l’Ipcc non dice ciò che quei giornali e telegiornali gli attribuiscono.

Per amor di precisione, cosa dica il Quarto Rapporto dell’Ipcc ancora nessuno lo sa, visto che sarà reso pubblico fra qualche mese. Quei giornali e telegiornali, infatti, scrivevano e dicevano di riportare il contenuto di un Riassunto per politici che gli stessi funzionari dell’Ipcc hanno inteso divulgare. Ma, di nuovo, se uno si prende la briga di leggere quel Riassunto scopre che dice ben altro di quella notizia data a gran voce e in prima pagina. In quel Riassunto, infatti, si può leggere, innanzitutto, che con l’espressione «very likely», ovunque usata, si deve intendere «un evento che ha una probabilità superiore al 90% di esser vero» e che con l’espressione «very high confidence» si deve intendere «un livello di confidenza di 9 a 10 sulla correttezza di una affermazione», ovunque dichiarata. Armato di queste premesse, se nel suo Terzo Rapporto (2001) l’Ipcc aveva già dichiarato una «very high confidence che l’effetto globale delle attività umane dal 1750 in poi è stato un effetto di riscaldamento», il Riassunto dell’ancora ignoto Quarto Rapporto afferma che: «La maggior parte dell’incremento di temperatura media globale osservata a partire dalla seconda metà del XX secolo è very likely dovuto all’incremento antropogenico di gas-serra».

Allora, ciò che è superiore al 90% non è la parte di riscaldamento globale da attribuire all’uomo, ma è il grado di confidenza che l’Ipcc ritiene di attribuire alla propria affermazione secondo cui «la maggior parte» della causa di quel riscaldamento è antropica. E «maggior parte» è una qualifica che può essere attribuita non solo se la responsabilità antropica fosse solo del 51%, ma anche del solo, che so, 30%, se in presenza di una molteplicità di fattori questi fossero singolarmente meno importanti. Voi credete che io stia qui a disquisire del pelo nell’uovo? Purtroppo no: sono anni che l’Ipcc mantiene questi livelli di ambiguità, in assenza dei quali sarebbe stata mandata a casa una pletora di burocrati che non avrebbero altro modo di giustificare la propria stessa esistenza.

Per dargliene motivo, allora, proviamo a porgli tre semplici (ancora inevase) domande. Come spiegano che quelli dal 1940 al 1975 sono stati anni di alacre attività umana ma in cui la temperatura media globale diminuiva? Come spiegano che dal 1998 la temperatura media globale ha smesso di crescere? Il fatto che nell’anno successivo alla fantastica eruzione del Pinatubo, nelle Filippine (1991), la temperatura media globale è diminuita di 0,5 gradi (confermato sia dalle misure che dai modelli), si ebbe cioè in un solo anno una variazione naturale pari alla variazione «antropogenica» registrata in 150 anni, non è la prova provata che le oscillazioni antropogeniche, ove presenti, sono ben nascoste da quelle naturali?

Fonti:

Guardian Unlimited© Guardian News and Media Limited 2007
Il Giornale.it
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