venerdì 17 novembre 2006

Qualcosa nell'aria: nanoparticelle e?

Nic Meyer (left) and Dr Zoran Ristovski with the nanoparticle analyzer - Image Courtesy of QUTIl pezzo che ho tradotto è un implicito riconoscimento dell’irrorazione attuata per mezzo delle scie chimiche, nel momento in cui l’anonimo estensore del breve articolo, pur riferendosi genericamente a nanoparticelle diffuse nell’atmosfera, usa il termine aerosol che, come è noto, in inglese, è anche sinonimo di chemtrail. È anche rivelatore il titolo concluso da un sibillino punto di domanda.

Il primo macchinario al mondo per misurare le proprietà delle nanoparticelle diffuse nell’atmosfera presto arriverà in un laboratorio chimico in Svizzera. Lo strumento, sviluppato dall’Università del Queensland, all’interno del laboratorio di tecnologia per la qualità dell’aria, misura le proprietà igroscopiche (di assorbimento dell’umidità atmosferica) delle particelle rilasciate dai veicoli.

Le nanoparticelle, diffuse nell’aria, sono collegate a patologie polmonari e cardiache. Nic Meyer e Zoran Ristovski porteranno l’apparecchiatura nel Paul Scheller Institute, presso Zurigo, dove gli scienziati metteranno a punto uno strumento simile a quello costruito in Australia.

Meyer ha affermato che l’analizzatore ha aperto la porta ad importanti ricerche sulla struttura ed il comportamento delle nanoparticelle emesse nell’aria sia da fonti naturali sia da fonti umane. È il primo strumento al mondo che può fornire contemporaneamente informazioni su due proprietà fisiche delle nanoparticelle. Inoltre consentirà di identificare i componenti dell’aerosol, oltrepassando gli strati atomici per studiare la struttura interna.

La ricerca ha dimostrato – ricorda Ristovski – che le nanoparticelle sono facilmente inalate: quanto più sono piccole tanto più sono nocive. Il meccanismo che causa danni ai polmoni ed al cuore non è stato ancora del tutto compreso, ma, determinando la struttura e la composizione delle nanoparticelle, sarà più facile capire i processi coinvolti.

Precedenti studi di Ristovski hanno permesso di scoprire che le nanoparticelle sono legate all’emissione di ammoniaca e di acido solforico, come residui della combustione del carburante usato nei motori diesel.


Ringraziamento

Intendo esprimere la mia gratitudine a 2Tuff, per avermi segnalato l’articolo.
L'articolo originale si può leggere qui.

2 commenti:

  1. Speriamo di utilizzare presto, questo prezioso strumento di laboratorio per sapere cosa respiriamo

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  2. Quello che temo è il perdurare della censura sul tema.

    RispondiElimina

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