Nessuno può avere l’ultima parola su un tema tanto spinoso, così non possiamo asserire che è vero il contrario. Lo scrittore francese Paul Valery irrideva i sostenitori del determinismo, perché, a suo parere, credevano nel nesso causale, in una catena di antecedenti che determinano una serie di conseguenze. Non siamo così ingenui da scambiare il post hoc (dopo di ciò) con il propter hoc (a causa di ciò), nondimeno siamo inclini a considerare almeno come ipotesi plausibile quella formulata dallo scienziato Vittorio Marchi. Marchi, pur essendo un esponente della filosofia riconducibile al “Tutto è Uno”, con tutti i pregi ed i limiti di questo orientamento, sul soggetto in esame è chiaro. Egli scrive: “Se, infatti, la mente dell’uomo fosse già sufficientemente evoluta, ogni accadimento avverrebbe nell’ambito di un continuo presente. Se tuttavia ciò non accade, è solo perché la mente limitata dell’uomo collega e segue gli eventi che avvengono nello stesso ‘tempo’ in ritardo, quindi in forma di successione, mentre in realtà tutto accade nello stesso istante”. E’ evidente che tale posizione teorica tende ad escludere il libero arbitrio che lo scienziato, non a caso, nega. D’altronde sempre Marchi osserva: “Il tempo è quell’artificio che usiamo per far sì che tutte le cose non avvengano simultaneamente, quando in realtà esse sono già avvenute, nel mondo del Pensiero (Spirito)”. Insomma, conclude Marchi: “E’ già tutto scritto”.
Ecco che subito si muovono le solite obiezioni: la fisica quantistica, cui si ancorano non di rado tendenze New age, ha distrutto il determinismo, sostituendolo con il probabilismo. A parte che della fisica quantistica esistono molteplici interpretazioni incompatibili fra loro e non tutte tali interpretazioni sostengono pure l’idea della libera volizione, bisogna ricordare che probabilismo non è sinonimo di libertà nelle scelte, perché ciò implica una direzione razionale, mentre il probabilismo consuona con il caos e l'irrazionalità.
Non solo! Se riflettiamo sul fenomeno tipico del mondo quantistico definito “sincronicità”, esso non depone certo a favore della dottrina del libero arbitrio. Sulla base della “sincronicità”, “tutte le strutture e gli eventi nell’Universo sono soltanto una complessa trama di particelle che si muovono nel ‘tempo’ e per le quali il passato e il futuro, per il principio della sovrapposizione degli opposti, sono solo un eterno presente” (V. Marchi). Così abbiamo dimostrato che il concetto di libertà non si può fondare sulle acquisizioni, comunque spesso controintuitive, della meccanica quantistica la cui cornice teoretica è di natura matematica, non etica.
Certo, qualcuno eccepisce, nel modo seguente: “Bisogna che tutti ci focalizziamo sul pensiero positivo, se vogliamo evitare che gli eventi precipitino”. Non è questa la sede per smentire o, almeno, ridimensionare questo luogo comune: ci limitiamo a notare che il richiamo alla massa critica per quanto riguarda il “pensiero positivo” non ha alcun fondamento. Infatti il pensiero, la coscienza prescindono dalla quantità, dal numero: teoricamente basterebbe anche che una sola persona concentrasse la sua volontà creativa e favorevole su un preciso fine per imprimere una svolta al corso degli avvenimenti. Ci sembra che ciò non sia accaduto né stia per accadere.
Quindi riprendiamo le frasi con cui abbiamo esordito. Siamo ormai in un vicolo cieco, ma come e perché ci siamo arrivati? Ci siamo arrivati, perché, del tutto o in parte, piaccia o no, la Storia è predeterminata. A questo punto, riconosciuta tale premessa, si tratta di vedere in che modo si potranno affrontare le insidie, in primo luogo le velenose pseudo-vaccinazioni, che si profilano all’orizzonte. In questi anni, occupandoci di geoingegneria clandestina, abbiamo sempre coniugato, nei limiti del possibile, gli aspetti inerenti alla ricerca e alla denuncia, con quelli che riguardano la prassi, ossia il “che fare?”. Proveremo a rispondere quanto prima.
Fonte: V. Marchi, La vertigine di scoprirsi Dio, Cesena, 2014
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