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giovedì 25 novembre 2021

Kant ché ti green pass

Chiamo corrotto un animale, una specie, un individuo, quando perde i suoi istinti, quando sceglie e preferisce ciò che gli è nocivo. (F. Nietzsche)

Non crediamo che, a differenza di quanto sperano alcuni, scoppierà il bubbone per due ordini di motivi: il primo è pratico, il secondo è teoretico.

Ci spieghiamo: in primo luogo, la Cupola è troppo potente e determinata per essere sconfitta da una resistenza divisa al suo interno ed infiltrata dalle logge di “sinistra”, probabilmente pseudo-rosacrociane (Meluzzi, Fusaro, Freccero, Cunial, Schillirò, Puzzer, Cacciari etc). I piani della cricca globalista sono congegnati sin nei minimi particolari: i criminali sono proteiformi e scaltrissimi, riuscendo a tramutare anche le battute d’arresto in ulteriori passi verso l’instaurazione della dittatura planetaria. Diremo di più: a nostro avviso, nel momento in cui anche un solo bambino è morto a causa di un cosiddetto "vaccino" o ha subìto un danno irreversibile, essi non hanno stravinto, ma vinto sì. Certo, chi bada solo al suo orticello, considera le disgrazie altrui con la stessa noncuranza con cui si schiaccia una zanzara molesta. Fino ad oggi, da quanto esiste la “civiltà umana”, non è stato ucciso solamente un bambino e possiamo dire con Montale che “la purga dura da sempre”. Siamo solo alle battute (di caccia) finali.

Inoltre il problema maggiore risiede non tanto nella forza titanica e brutale degli oppressori i cui abominevoli delitti conosciamo perfettamente. Sono degli scellerati dalla lucida pazzia che possiamo tentare di combattere. Il problema maggiore consiste nel tracollo del linguaggio, nell’imbroglio della comunicazione. Le parole pesano come macigni e, se uno chiama, in buona o cattiva fede (pensiamo in cattiva) i cosiddetti "vaccini" “terapie geniche” (sic), tutto crolla. Terapie? Terapia significa “cura” e l’opinione pubblica già piuttosto stupida, nel leggere o nel sentire questo termine, in modo inconscio ed istintivo, sarà portata ad associare i veleni a qualcosa di positivo. Altro che dissonanza cognitiva! Si genera una totale confusione. L’uomo comune tenderà quasi a giustificare le mortali inoculazioni, circuìto dal vocabolo “terapia”, mentre resterà imbambolato di fronte a quel misterioso aggettivo “genico”, non conoscendo un’acca di genetica. [1]

Senza dubbio, la situazione è molto seria e la colpa è della viltà dimostrata da molti: quanti, nonostante fossero stati avvertiti della trappola, pur di continuare a lavorare, che poi significa essere sfruttati, hanno optato per i tamponi! Di solito obiettano in questo modo: “Riguardasse solo me, non avrei ceduto al ricatto dei tamponi, a questo ignobile aut aut, ma ho una famiglia da mantenere e così ogni due giorni mi sottopongo alla tortura cinese… per giunta pagando”. Rispondiamo: “Complimenti! Allora non hai capito un fico secco! I bastoncini contengono grafene, metalli abrasivi e altri veleni come l'etilene proprio come i sieri mortali nonché funghi e batteri, quindi ti ammalerai e morirai proprio come gli inoculati, la cui speranza di vita è di due, due anni e mezzo. Dunque la tua famiglia, una volta che sarai defunto, perderà ogni reddito. Dov’è la differenza, se finirai presto al cimitero a causa di una o più punture o a causa di uno o più inserimenti rino-faringei?

Accenniamo ora alla spinosa questione di ordine teoretico: se siamo al punto in cui siamo, cioè sull’orlo del baratro, significa che il cronoprogramma delle sedicenti élites (pseudovirus cinese, falsa pandemia, terapie intensive, “vaccinazioni”, ridisegno dell’economia, della società, della cultura, dell’etica…, revisione socio-politica, il famigerato ‘Greta reset’, creazione di una tirannide ipertecnologica e digitale, mostruosa mescolanza di supercapitalismo e di statalismo), si inscrive, bene o male, in un “cerchio” che possiamo definire “predestinazione” o “determinismo”. Checché se pensi, le dottrine filosofiche e gli indirizzi scientifici che propendono per il determinismo trovano sempre più consenso tra studiosi e ricercatori. A chi non piacerebbe essere non solo artefici della propria sorte, ma addirittura capaci di incidere sugli eventi e sulla realtà? Tuttavia, se Essi sono riusciti e riescono a pilotare le scelte e le azioni di miliardi di individui per realizzare i loro orribili progetti, vuol dire che la libertà ha poco o nessuno spazio nella storia. Forse non è lontano dal vero Jim Morrison che scrive: “Le persone si credono libere, ma sono libere soltanto di crederlo”.

[1] Nel momento in cui non si percepiscono più questi pur quasi impercettibili scarti, si è avviati verso una china discendente: presto non si colgono più i particolari in un quadro complessivo, poi sfuggono parti più o meno salienti, infine non si riesce ad osservare neppure il fulcro. Spesso ci chiediamo come sia stato possibile ingannare milioni di persone con la farsa della pandemia: sono stati sovvertiti i processi che soggiacciono alla logica aristotelica. Si obietterà: Aristotele è antiquato. Per molti versi la filosofia dello Stagirita si può ritenere superata, figlia del suo tempo, ma alcuni concetti sono cardini del pensiero: scardinarli significa distruggere le capacità alla base del ragionamento. Riconosciamo anche che non esiste solo la dialettica binaria, poiché in alcuni settori è necessario adottare la logica triadica, tuttavia bisogna padroneggiare il sillogismo aristotelico per poi “maneggiare” sistemi più complessi. E’ come se si pretendesse di pilotare ex abrupto un’auto di Formula 1, senza aver imparato a guidare una semplice utilitaria. Tale disastro è soprattutto il risultato di una propaganda martellante che ha del tutto sostituito l’informazione – la cultura è tramontata da tempo. Ecco perché oggigiorno un’asserzione può essere nel contempo vera e falsa, reciso anche ogni legame tra la verità ed i “fatti”: ecco perché i “vaccini” proteggono da una patologia, ma non proteggono. Un tempo la medicina affermava che una vaccinazione era per sempre, come un diamante; oggi sono necessari richiami su richiami, nuove dosi. Perché? Quasi nessuno più si accorge delle incongruenze. James Hillman ci esorta: “Vorrei ripristinare e valorizzare il semplice gesto di guardare in alto”. Purtroppo non sappiamo più osservare né ragionare. Le nuove generazioni in particolare pagano lo scotto di questa degenerazione che sta culminando in un cambiamento antropologico, per cui dall’uomo si sta passando al sub-uomo.

Che l'indice intellettivo sia diminuito spaventosamente in questi ultimi decenni può essere dimostrato con questa digressione. Sembrerà un fenomeno incongruo ed insignificante, ma ci accorgemmo che qualcosa cominciava a cambiare in peggio, allorquando un giorno notammo che nell’inglese, per lo più statunitense, qualcuno scriveva to e for, usando rispettivamente le cifre. E’ questione di sfumature nella pronuncia: la pronuncia di “to” e di “two” (2), di "for" e di "four" (4) è molto simile, ma non identica. Decenni fa "which", che, e “witch”, strega, si pronunciavano in modo differente: la prima parola era contraddistinta da una lievissima aspirazione indicata dalla lettera “acca”. Oggi questa differenza si è persa del tutto.

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venerdì 30 ottobre 2020

La parcellizzazione del potere nella società contemporanea

Tutte le persone che incontriamo ci insegnano qualcosa, alcune a non essere come loro. (Anonimo)

Nel mondo non è che volgo. (N. Machiavelli)

La devozione nei confronti del potere è un sacrilegio. (Anonimo)

Fino a qualche tempo fa, gli individui in grado di pensare erano perseguitati e denigrati per lo più dal sistema con le sue varie propaggini, ossia soprattutto la truce setta dei disinformatori alias negazionisti, gli esponenti della “scienza” ufficiale, la “giustizia”, le forze della coercizione, i “giornalisti” a cottimo… In questi ultimi tempi, però, l’oppressione si è come diffusa nei vari strati della società. Inoltre non sono solo gli attivisti contro la geoingegneria clandestina ed il signoraggio bancario, i temi più spinosi tra quelli oggetto di aspra censura, ad essere attaccati: è sufficiente, infatti, non aderire all’ideologia oggi dominante, il covidiotismo, per essere bersagliati più dall’uomo della strada che dalle istituzioni. A tale proposito, risultano profetiche le analisi di Foucault cui dedicammo un articolo tempo fa: è un testo quanto mai attuale che per questo motivo rilanciamo. Veramente si accappona la pelle, a leggere certe riflessioni sullo zelante cittadino diventato gendarme pronto, ad esempio, a biasimare, se non a punire chi non indossa la mascherina. E’ il segno comunque di una spaventosa degradazione della società ormai retta sulla superstizione, l’oscurantismo, l'intolleranza.

Nelle sue ultime opere, il filosofo e storico francese Michel Foucault (1926-1984), analizzando la “fisica” dei poteri, ne enuclea una componente fondamentale. Egli non interpreta tanto il potere nella società contemporanea come luogo da cui si dipartono gli ordini e le regole del comportamento, individuale e collettivo, piuttosto è visto come disseminato nel consorzio umano.

Esso si alimenta, più che attraverso una repressione diretta, per mezzo dei meccanismi di censura e di autocensura che vengono indotti negli stessi soggetti, garantendo la stabilità dello status quo. Così l’establishment si rafforza mediante l’autocontrollo del singolo, ormai ridotto a mero strumento. Secondo Foucault, la sollecitudine antropologica che, a partire dal XVIII secolo e definitivamente con il trascendentalismo kantiano, trasforma l’uomo nel contempo nel soggetto e nell’oggetto del sapere, non celebra l’avvento di un mondo finalmente civile, ma annuncia la prossima morte dell’uomo...

E’ sintomatico che il “cittadino” stia diventando in questi ultimi decenni il censore di se stesso, oltre che il ferreo vigile degli altri. La pratica della delazione che la propaganda istiga con messaggi in cui si incita a denunciare il nuovo capro espiatorio, l’evasore fiscale (oggi chi rifiuta di portare la mascherina o la visiera), si tradurrà in una spontanea confessione di delitti reali o presunti?

Ci pare che questa sia la tendenza: il “cittadino” è schierato in modo del tutto inconsapevole con l’autorità che lo schiaccia, a tal punto che il potere centrale può quasi dissolversi, delegando ai singoli psico-agenti l’amministrazione della “giustizia”. Nella Londra sconvolta dai tumulti dell’agosto 2011, sono stati impeccabili sudditi di Sua Maestà, ad affiancare le forze dell'ordine nella caccia ai saccheggiatori. Gli sguardi dei Londinesi si sono così assommati agli obiettivi delle telecamere, formando un gigantesco occhio, simile a quello di un’abnorme mosca bionica. La perfida Albione, ritratta da Orwell, popolata di sicofanti, è il vestibolo del “mondo nuovo”.

Pare che il senso della subordinazione sia stato introiettato, fino a stratificare una “seconda natura”. Nei nuclei familiari, nelle relazioni interpersonali, nelle interazioni educative… si esprimono rapporti di forza e conflitti: agisce in ognuno di noi una forma di sado-masochismo? E’ comunque uno snaturamento antropologico: la celebrazione illuminista dell’uomo si infila in un vicolo cieco ed itera l’impasse in cui era venuto a trovarsi Nietzsche con l’illusorio vagheggiamento dell’Übermensch.

Tramontato Dio, è sorto il nuovo astro, lo Stato, uno Stato diffuso in modo capillare: non più istituzione verticalizzata, ma trasversale alla società. Intanto, mentre l’amministrazione centrale può eclissarsi, il potere disperso, parcellizzato in una miriade di regioni individuali, si concentra e consolida: la coercizione è ancora necessaria, ma sono alcune minoranze non integrate ad essere sottoposte alla costrizione ed alla punizione; la maggioranza si castra e bandisce (ed impone) il modello della castrazione. Quanto più si è allineati, da un punto di vista sia “culturale” sia comportamentale, con l’ideologia dominante, tanto più ci si sente appagati. L’unica identità possibile è nell’identificazione con il complesso indifferenziato della collettività.

Ciò spiega il successo del “pensiero” unico incarnato dalla “scienza” televisiva: tale “pensiero” elementare, schematico, acritico, soddisfa da un lato il bisogno filisteo della sicurezza conoscitiva (le cose sono razionali, spiegabili e sono come le presenta il divulgatore "scientifico") sia, nell’equazione tra sapere e potere, consente di condividere una frazione del potere, non più appannaggio di gerarchie esterne. Intanto la rinuncia alla creatività ed all’indagine personale ingrossano le legioni degli schiavi-padroni, degli ignoranti laureati. Come Luigi XIV, il cittadino benpensante può oggi dichiarare: "L’Etat c’est moi". "Sono io che denuncio l’evasore e chi non indossa la mascherina. L’azione del singolo precede l’azione del potere primario, la cui apparente latitanza e debolezza spronano l’intraprendenza del “cittadino”.

Vero è che, se il potere è in ogni dove ed abita in ognuno, i centri di resistenza risiedono dappertutto, in quanto l’opposizione coincide con ciò che Foucault denomina l’elemento “plebeo” presente, in linea teorica, in ciascun individuo ed in ciascun gruppo. Tuttavia si ha l’impressione che questo “nocciolo” sia stato ormai, nella stragrande maggioranza dei casi, disintegrato.

L’ultima frontiera rischia di essere l’autodenuncia, neppure per aver trasgredito una delle innumerevoli, assurde, draconiane norme dettate dal sistema, ma semplicemente per il fatto di esistere, delitto di lesa maestà. La vaporizzazione sarà autoinflitta.

Fonte: La parcellizzazione del potere

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