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martedì 28 luglio 2026

La sindrome aerotossica: la contaminazione che viene dal cielo e di cui nessuno parla

Il 27 luglio scorso, un Boeing 787-9 Dreamliner della American Airlines (volo AA719), in servizio su un volo transatlantico dall’aeroporto di Roma Fiumicino all’aeroporto internazionale di Filadelfia, ha dovuto dirottare in emergenza verso l’aeroporto di Dublino, dopo che la maggior parte dell’equipaggio ed alcuni passeggeri, hanno accusato malori. La notizia, riferita su X dall’"esperto di aviazione" "@XJonNYC", è stata poi rilanciata da diversi siti specializzati, tra cui Simple Flying.

In una dichiarazione a Simple Flying, la compagnia aerea ha accennato ad un “odore sgradevole segnalato a bordo”.

I dati di tracciamento del volo, sempre secondo Simple Flying, mostrano che il Boeing 787 ha deviato verso l’Irlanda circa tre ore dopo il decollo. Casualmente lo storico del volo AA719 su Flightradar non è disponibile. Sarebbe stato interessante visionare il corridoio (e la quota di volo) del Boeing 787-9.

In realtà le compagnie per il volo civile e lo stesso personale di bordo, oltre che, ovviamente, i piloti, sono ben consapevoli di quanto accade molto spesso a bordo dei velivoli commerciali, poiché questi attraversano zone della bassa atmosfera dense di composti velenosi nanoscopici, aviodispersi da altri vettori durante le operazioni di inseminazione igroscopica delle nubi basse. Non a a caso proprio il giorno 27 è stato caratterizzato - come indicavano le satellitari - dalla presenza di dense coperture che, nelle mappe apparivano come una fitta coltre biancastra. Già in passato si sono verificati altri episodi, tecnicamente definiti "Fume event" (fumo in cabina), proprio in concomitanza con intense attività di geoingegneria clandestina in quota.

La sindrome aerotossica, conseguenza diretta degli episodi di "fume event" è oggetto di un numero crescente di articoli ed inchieste televisive inquietanti. Con l'espressione “sindrome aerotossica" viene designata una serie di danni neurologici derivanti dall'inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina nonché i passeggeri, producendo talvolta conseguenze gravi ed invalidanti. Di solito si attribuisce il problema ai vapori tossici di olio lubrificante che filtrano all’interno delle cabine dei velivoli, ma alcuni ricercatori sospettano che la sindrome sia dovuta, invece, ai composti chimici delle chemtrails. Questi composti penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni passeggeri, visto che l'aria contaminata viene prelevata dall'esterno, solitamente, da uno o più motori. Bisogna, infatti, chiedersi il motivo per cui il problema è nato attorno alla fine degli anni '90 del XX secolo, proprio in concomitanza con l'avvio del "Progetto Teller". La reticenza degli organi preposti alla "tutela della salute", la levata di scudi per opera delle compagnie aeree che minimizzano il problema, la scarsità di studi medici sul fenomeno inducono a sospettare che la sindrome in oggetto sia legata, in qualche modo, alle operazioni di avvelenamento della biosfera.

E' comunque importante evidenziare che il Boeing 787-9 Dreamliner non cattura l'aria per la cabina passeggeri e per la cabina piloti da una delle gondole motore, ma da speciali feritoie predisposte sul fianco della fusoliera. Questo dettaglio è fondamentale, giacché i progettisti hanno pensato di risolvere i problemi di contaminazione, eliminando il sistema tradizionale di aereazione (per evitare le ben note perdite dalle guarnizioni dei turbofan) e trasferendo l'immissione di aria (che si supporrebbe pulita) direttamente dall'esterno della fusoliera. Quindi... se ugualmente l'interno del velivolo aspira aria contaminata, questa da dove arriva se non direttamente da strati neurotossici precedentemente diffusi da altri aerei?

Molti considerano l'aereo come il mezzo di trasporto più sicuro al mondo. Le statistiche, d'altronde, non mentono: la probabilità di un incidente fatale è quasi irrisoria rispetto ai rischi del traffico urbano. Ma mentre ci sentiamo protetti dalla tecnologia aeronautica e dal rigore dei protocolli di volo, raramente ci poniamo una domanda cruciale: quanto è sicura l'aria che stiamo inalando all'interno di quel cilindro pressurizzato?

Dalla fine degli anni '90, un'ombra invisibile si allunga sulle rotte civili: la "Sindrome Aerotossica". Nonostante la medicina ufficiale sia riluttante a riconoscerla come patologia autonoma, questa condizione sta colpendo piloti, assistenti di volo e passeggeri con una sistematicità inquietante. Non è un semplice malessere da viaggio, ma una crisi sanitaria silenziosa che l'industria cerca di derubricare a "incidente occasionale", mentre migliaia di professionisti dell'aria denunciano danni permanenti alla propria salute.

"Sindrome aerotossica": la patologia fantasma che l'Industria si rifiuta di vedere

La sindrome aerotossica non è un'ipotesi suggestiva, ma una precisa condizione clinica derivante dall'inalazione di aria contaminata da composti chimici neurotossici. Secondo le evidenze raccolte nelle interrogazioni parlamentari e dalle testimonianze dei sopravvissuti, si tratta di un vero e proprio avvelenamento che aggredisce il sistema nervoso centrale.

I sintomi, estratti dai casi clinici documentati, formano un quadro clinico devastante:

* Affaticamento cronico e debolezza estrema;
* Vertigini, nausea e vomito incoercibile;
* Perdita di memoria e confusione mentale (difficoltà di concentrazione);
* Amnesie temporanee e disturbi del sonno;
* Dolori neuromuscolari e articolari acuti;
* Crisi improvvise e perdita di coscienza;
* Disturbi respiratori, cardiovascolari e lesioni cutanee.
Questa patologia è stata definita dall'eurodeputata Frieda Brepoels lo "scandalo dell’amianto del trasporto aereo". Il parallelo è agghiacciante quanto calzante: proprio come accadde con l'eternit, ci troviamo di fronte ad una esposizione tossica prolungata le cui conseguenze vengono sistematicamente negate per proteggere enormi interessi economici, fino a quando il numero dei "caduti" non diventa impossibile da ignorare.

Il sistema "Bleed Air": un errore di progettazione o una condanna?

Il cuore del problema risiede nel sistema di aerazione. Nella quasi totalità degli aerei moderni, l'aria respirabile in cabina non è isolata, ma proviene direttamente dai motori. È il cosiddetto processo di "bleed air" (aria di sfiato): l'aria viene prelevata dagli stadi di compressione dei propulsori, riscaldata e poi miscelata con l'aria di ricircolo per pressurizzare la cabina.

Il difetto fatale è strutturale: basta una minima perdita nelle guarnizioni dei motori perché i lubrificanti ed i fluidi idraulici entrino in contatto con l'aria surriscaldata. In queste condizioni, i fluidi bruciano liberando il tricresyl phosphate (TCP), un organofosfato neurotossico della stessa famiglia degli insetticidi più aggressivi.

"Studi condotti negli ultimi decenni hanno dimostrato che numerosi passeggeri di voli civili hanno iniziato ad ammalarsi... si ritiene che la causa sia imputabile, principalmente, a organofosfati neurotossici che contaminano l'aria nelle cabine per errori di progettazione del sistema di prese d'aria." (Dall'interrogazione parlamentare di Caroline Lucas).

Oltre i Lubrificanti: Il paradosso del Turbofan ed il "Progetto Teller"

Mentre l'industria ammette a denti stretti il problema dei lubrificanti, una tesi ancora più scomoda emerge dalle analisi indipendenti legate al "Progetto Teller". Esiste un paradosso tecnico: come detto, nei moderni motori turbofan a doppio flusso, l'aria per la cabina viene spesso prelevata dalla ventola esterna (by-pass) e non solo dalla sezione di combustione interna. Se i piloti ed i passeggeri continuano ad ammalarsi, significa che il veleno non è solo dentro il motore, ma è già fuori, nell'atmosfera!

Questa prospettiva collega la sindrome alle operazioni di geoingegneria clandestina (chemtrails) avviate proprio alla fine degli anni '90. Durante le fasi di volo tra i 1.500 e i 6.000 metri, l'aereo "taglia" letteralmente le coltri chimiche igroscopiche cariche di metalli e additivi. Le sostanze sotto accusa sono precise e letali:

* Stadis 450: un additivo per carburanti ad alto potenziale tossico;
* Metilciclopentadienil-tricarbonil-manganese (MMT): un composto del manganese altamente neurotossico;
* Trimetilalluminio e composti di Bario.
Per evitare queste nubi tossiche, non è raro che i piloti operino "repentine cabrate" nel tentativo di "scavalcare" gli strati chimici più densi a quota 1.700 metri, un dettaglio che trasforma la normale navigazione in una manovra di evasione da un pericolo invisibile che i filtri di bordo non possono fermare.

"Fume Events": quando il veleno diventa collettivo

In gergo tecnico si chiamano "fume events", ma nella realtà sono emergenze mediche di massa. L'incidente più emblematico e recente (il volo American Airlines Roma-Filadelfia). La statistica non mente: l'impatto mirato sul personale, che muovendosi consuma più ossigeno, smentisce la versione ufficiale della compagnia che parlava di semplici "esalazioni di detergenti".

L'elenco delle compagnie coinvolte in episodi analoghi — spesso liquidati come "odori sgradevoli" — è una mappa del trasporto aereo globale:

* British Airways (inclusi copiloti svenuti ai comandi);
* Easyjet (atterraggi d'emergenza a Brindisi per "odore acre");
* Ryanair e Monarch;
* Swiss Air (fumo dagli impianti su voli da Malpensa);
* US Airways e Etihad.

Il costo umano: vite spezzate e la verità sepolta

Dietro le sigle dei motori e le interrogazioni parlamentari ci sono tragedie umane che l'industria vorrebbe dimenticare. Susan Michaelis e Tristan Loraine sono i pionieri che hanno rotto il muro del silenzio dopo essere stati "messi a terra" dai danni fisici. Loraine stesso ha documentato la presenza di TCP nel proprio sangue dopo un evento di fumo.

Ma è nel destino di due piloti della British Airways che leggiamo la ferocia di questa sindrome. Richard Westgate è morto a soli 43 anni; il coroner Stanhope Payne ha collegato ufficialmente il decesso alle esalazioni tossiche in cabina. Accanto a lui brilla la storia di Karen Lysakowska, una delle piloti più talentuose della sua generazione, morta di tumore dopo aver chiesto invano ai propri superiori di affrontare il tema dell'aria contaminata. Era stata esonerata dal servizio già nel 2005 per gravi problemi di salute mai chiariti.

Il nesso scientifico è stato esplicitato dal Dr. Peter Julu, neurofisiologo, che ha tracciato un parallelo inquietante: i danni al tronco cerebrale dei piloti sono identici a quelli riscontrati negli agricoltori esposti a insetticidi organofosfati. Le sostanze aggrediscono la serotonina e distruggono i neurotrasmettitori, portando a depressione cronica, danni neurologici e, infine, alla morte.

La reazione dell’industria: la "pistola fumante" dei filtri tardivi

La posizione delle compagnie aeree è un capolavoro di ipocrisia. Mentre definiscono la sindrome "un'area di incertezza scientifica", vettori come Easyjet hanno iniziato l'installazione di filtri dell'aria prodotti dalla Pall Aerospace e di rilevatori di contaminazione. È la "pistola fumante": perché investire milioni in sistemi di filtraggio per un problema che ufficialmente non esiste?

Tuttavia, gli esperti avvertono che si tratta di un "cataplasma su una gamba di legno". Il nanoparticolato neurotossico e i gas derivanti dal manganese (MMT) o dal trimetilalluminio sono talmente fini da superare qualsiasi barriera meccanica e la stessa barriera emato-encefalica umana. I filtri attuali sono un paravento per placare le assicurazioni, non una soluzione per i polmoni di chi vola.

La Sindrome Aerotossica non è una teoria del complotto, ma una realtà clinica scritta nel sangue di piloti come Westgate e Lysakowska e nelle sentenze dei coroner. La reticenza delle autorità e l'assenza di ricerche scientifiche indipendenti promosse dagli organi di controllo suggeriscono un imponente sforzo di insabbiamento per evitare il collasso finanziario di un'industria che non può permettersi di ridisegnare da zero i propri velivoli e, soprattutto, interrompere le operazioni di geoingegneria bellica su mandato dei militari.

Ogni volta che varchiamo il portellone di un aereo, stiamo sottoscrivendo un patto di fiducia che l'industria ha già tradito. Siamo davvero disposti a considerare l'aria che respiriamo come un rischio accettabile in cambio di un biglietto low cost, o è giunto il momento di pretendere una trasparenza totale su ciò che entra nei nostri polmoni ad alta quota? La consapevolezza è l'unico paracadute che ci è rimasto.

Per approfondire leggi gli articoli pubblicati sul noistro blog "Tanker enemy":

- Filtri contro la sindrome aerotossica;
- Primo prelievo in quota per l'Italia;
- Ricerca sul blog per sindrome aerotossica.

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domenica 19 marzo 2023

Fumo in cabina

Ennesimo episodio definito "Fume event", ricondotto dalla stampa ufficiale ad un non meglio definito problema tecnico" di cui, però, non è spiegata l’origine. I media italiani sono particolarmente restii a menzionare sia il cosiddetto “fumo in cabina” sia la sindrome aerotossica, perché entrambe le situazioni sono connesse agli aviocarburanti di nuova generazione, quindi alle operazioni di geoingegneria bellica. In questo caso è stato coinvolto un velivolo della Ryanair. Non si hanno ulteriori dettagli, ma un passeggero ha eseguito delle riprese con il suo cellulare: panico a bordo con persone che urlano e piangono ed hanno ragione, poiché stanno respirando composti tossici come il fosfato di tricresile [1], bario, alluminio, manganese, litio, grafene etc.

[1] Il fosfato di tricresile (abbreviato in TCP), è una miscela di tre composti organofosfati isomerici utilizzati in particolare come ritardante di fiamma e nella produzione di lacche e vernici come plastificante. Il fosfato di tricresile puro è un liquido viscoso incolore, sebbene i campioni commerciali siano tipicamente gialli. È praticamente insolubile in acqua, ma facilmente solubile in solventi organici come toluene, esano e etere dietilico, tra gli altri.



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lunedì 4 gennaio 2021

Paura su un volo della "British Airways": la sindrome aerotossica colpisce ancora!

Inauguriamo questo annus terribilis, il 2021, con una cronaca sulla sindrome aerotossica (alias "fumo in cabina"). Questa volta a farne le spese è il co-pilota in un volo della "British" Airways, decollato da Londra e diretto ad Atene. Il comandante ha dovuto anticipare l'atterraggio a Zurigo, viste le precarie condizioni del secondo in cabina. Riportiamo l'articolo pubblicato su Ilmessaggero.it.
Momenti di tensione sul volo della "British Airways", decollato da Londra e diretto ad Atene. Mentre l'aereo sorvolava la Croazia, il copilota è improvvisamente crollato in terra all'interno della cabina, svenuto, privo di sensi. Il capitano, in un primo momento, ha pensato di fare ritorno nella capitale britannica, ma le condizioni del collega sono peggiorate, costringendolo ad un atterraggio d'emergenza a Zurigo, l'aeroporto più vicino in quel momento.

Che cosa è successo al co-pilota? Che tipo di malessere ha avuto? La compagnia aerea ha mantenuto il massimo riserbo sulla questione, dichiarando solamente che "il primo ufficiale semplicemente non si è sentito bene". Ma ciò che è avvenuto a bordo ha destato molta preoccupazione. [...] Un portavoce della "British Airways", in un comunicato, ha rassicurato, dicendo che l'aereo è rimasto sotto il pieno controllo del comandante e ha affermato: "La sicurezza dei nostri clienti e dell'equipaggio è sempre la nostra massima priorità e le nostre squadre si sono prese cura dei clienti, prima che proseguissero il loro viaggio".


"Sindrome aerotossica: quando e perché"

Abbiamo dedicato numerosi articoli alla sindrome aerotossica, pezzi sia di cronaca sia epidemiologici. In questi anni i media di regime, specialmente in Italia, o hanno ignorato il problema o hanno abilmente depistato, ad esempio insistendo sull’ipotesi secondo la quale sarebbero dei lubrificanti ad essere all’origine della sintomatologia diagnosticata.

Che la sindrome sia correlata ad una contaminazione proveniente dall'esterno è dimostrato dal seguente particolare: in cabina l’aria è riciclata ogni tre minuti (fonte Boeing). Occasionalmente, quindi, il velivolo si trova ad attraversare zone di atmosfera con alte concentrazioni di composti tossici e nocivi. Infatti, in genere, gli episodi di "fumo in cabina" accadono durante la fase di salita o in quella di discesa, allorquando l'aereo "taglia", per pochi istanti, gli strati di copertura artificiale che si trovano a quote basse o medie, ossia tra i 1500 ed in 6000 metri.

Le fasi più pericolose del volo sono quindi quelle in cui si attraversano le falde chimiche: esse, come è possibile constatare sia attraverso l’osservazione sia per mezzo di strumenti scientifici, aleggiano ad altitudini più o meno costanti, quelle sopra indicate.

Ricapitoliamo i principali sintomi della sindrome aerotossica che coinvolge personale di bordo e passeggeri.

• Nausea
• Vomito
• Vertigini
• Sonnolenza
• Perdita di coscienza

Il problema è stato portato all’attenzione mondiale dal comandante Susan Michaelis fondatrice, insieme con Tristan Loraine, del sito intitolato ad una ipotetica "Toxic Free Airlines". La comandante Michaelis nel 2007 pubblicò l’"Aviation Contaminated Air Reference Manual", corposo manuale che tratta della scarsa qualità dell’aria che si respira a bordo degli aerei. Susan aveva al suo attivo oltre 5.000 ore di volo, quando dovette ritirarsi dal servizio, causa malattia, dopo aver volato per tre anni sul BAe 146. Il comandante Tristan Loraine, pilota dal 1986 al 2006, scrisse il libro "Toxic Airlines". Nel 2006, mentre era ai comandi di un Boeing 757 in decollo da Heathrow, si era verificato quello che in gergo viene definito un "fume event" e successivamente Tristan ebbe la sgradita sorpresa di trovare tracce di TCP, l’additivo per lubrificare motori, nel suo sangue. A seguito del peggiorare delle condizioni di salute fu costretto a lasciare il servizio. Nell’aprile 2008 la BBC trasmise l’inchiesta "Something in the air" che trattava della malattia non ancora chiarita, definita come "Chronic Fatigue Sindrome" (CFS) ed il sito della Toxic Airlines ebbe allora il suo momento di popolarità.

La patologia è stata pure la causa di danni permanenti ed invalidanti e talora di decessi riscontrati tra dipendenti delle compagnie civili e passeggeri. I tecnici a terra, i piloti ed il personale di bordo sono perfettamente al corrente di quanto sta accadendo, ma nella paura di perdere il lavoro, tacciono. Per quanto potranno farlo ancora?

Per approfondire la questione si leggano i nostri precedenti articoli su Tanker enemy.

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martedì 17 settembre 2019

Atterraggio di emergenza per un volo Malpensa-Zurigo



Una breve ma significativa cronaca ci permette di rammentare quanto siano diventati pericolosi oggigiorno i voli aerei a causa della sindrome aerotossica. Questi episodi, sebbene siano riportati solo in qualche trafiletto ed ignorati dalle reti televisive, sono pressoché all'ordine del giorno. Si trova poi sempre qualche alibi per giustificare l'evento, ma la realtà è quella che vede il "fumo in cabina" come una diretta conseguenza delle criminali operazioni correlate alla geoingegneria illegale. [1] Ricordiamo infine che lo scalo di Milano-Malpensa è un punto nevralgico nella "guerra climatica", al centro spesso di accadimenti "singolari".

25 agosto 2019. Scalo di Milano-Malpensa

Per un problema tecnico, secondo i primi riscontri, probabilmente un guasto ad un impianto di aerazione, un aereo della compagnia elvetica, Swiss Air, con trenta passeggeri a bordo, diretto a Zurigo e decollato da Malpensa, ha dovuto fare rientro all'aeroporto, appena dopo il decollo. E' stata subito attuata una procedura di sicurezza con l'intervento dei vigili del fuoco, ma l'aereo è poi atterrato senza problemi.

Da quanto si è appreso, poco dopo il decollo, il comandante del volo della Swiss Air ha chiesto di rientrare, segnalando un problema, in particolare del fumo che usciva probabilmente da un impianto di areazione.

Nonostante un po' di comprensibile preoccupazione, nessun passeggero è rimasto intossicato o ferito.

[1] Con l'espressione “sindrome aerotossica" è designata una serie di danni neurologici derivanti dall'inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina nonché i passeggeri, producendo talvolta conseguenze gravi ed invalidanti. Di solito si attribuisce il problema ai vapori tossici di olio lubrificante che filtrano all’interno delle cabine dei velivoli, ma alcuni ricercatori sospettano che la sindrome sia dovuta, invece, ai composti chimici delle chemtrails. Questi composti penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni passeggeri, visto che l'aria contaminata è prelevata dall'esterno, solitamente, da uno o più motori. Bisogna, infatti, chiedersi il motivo per cui il problema è nato attorno alla fine degli anni '90 del XX secolo, proprio in concomitanza con l'avvio del "Progetto Teller". La reticenza degli organi preposti alla "tutela della salute", la levata di scudi per opera delle compagnie aeree che minimizzano il problema, la scarsità di studi medici sul fenomeno inducono a concludere che la sindrome in oggetto è legata, in qualche modo, alle operazioni di avvelenamento della biosfera.

Fonte: Atterraggio emergenza volo Malpensa-Zurigo Swiss Air


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venerdì 7 settembre 2018

Nuovo clamoroso caso di sindrome aerotossica



Un considerevole numero di passeggeri di un A-380 della Emirates [2], in volo da Dubai (Emirati Arabi Uniti), ha accusato i classici sintomi da "fume event" [1]. Il fenomeno, conosciuto come "sindrome aerotossica", è in modo pervicace occultato dalle autorità governative nonché dalle compagnie aeree, sicché, allorquando si verifica un nuovo episodio, l'evento viene descritto come "di origine misteriosa" oppure si ammanniscono all’opinione pubblica le ipotesi più bislacche.

Il caso dell'A-380 è rilevante, giacché questo tipo di velivolo non aspira l'aria che è poi immessa in cabina dalle gondole motore, ma da bocchette apposite, poste sui lati della fusoliera. Il fatto che il "fumo in cabina" si sia verificato ugualmente, implica che l'aria contaminata da sostanze neurotossiche (che provocano nausea, vomito, febbre, capogiri, cefalea, problemi neurologici più o meno seri e talora la morte) proviene direttamente dall'esterno e non da improbabili oli lubrificanti sfuggiti al sistema di filtraggio. [1] Ciò significa che l’aereo ha attraversato uno strato chimico, ossia una zona dell’atmosfera con alta concentrazione di composti nocivi rilasciati dai famigerati aviogetti impegnati, notte e giorno e a tutte le latitudini, nelle attività di “guerra climatica”. [2] Da notare che incredibilmente anche la Dottoressa Gatti ha sollevato la questione sul suo profilo Facebook.

Di seguito una cronaca.

Un volo della compagnia Emirates Airlines, proveniente da Dubai, con circa 500 persone a bordo, è stato messo in quarantena all’atterraggio all’aeroporto JFK di New York. Molti passeggeri (100 secondo i media statunitensi), hanno accusato malori durante il volo.

L’aereo è atterrato a New York alle 9:10 di mattina ora locale di mercoledì 5 settembre 2018. Il personale sanitario, insieme con gli agenti di polizia, ha così posto i passeggeri in quarantena. Il velivolo è stato fatto sostare in una zona ad hoc del JFK dove esperti e paramedici hanno cercato di arginare la situazione, sottoponendo ad esami i viaggiatori.

In una nota, la compagnia Emirates ha dichiarato che dieci persone - tre passeggeri e sette componenti dell’equipaggio del volo EK 203 - sono state ricoverate in ospedale, in quanto bisognose di cure mediche. Altri nove viaggiatori sono stati sottoposti a controlli medici e dimessi successivamente, mentre al resto delle persone è stato permesso di partire dopo screening eseguiti dalle autorità sanitarie. [...]

Le principali ipotesi circa la causa dei malori sono due: intossicazione alimentare o epidemia di influenza. (sic) [...]

Un A-380 della Emirates, diretto a Dubai, ripreso mentre sorvola illegalmente ed a bassa quota il centro abitato di Sanremo.

Fonti:

- Dubai-New York aereo in quarantena: centinaia di passeggeri con febbre e tosse
- Emirates airline: Passengers sick on Dubai-New York flight


[1] Non bisogna farsi trarre in inganno dal termine “fume che in italiano non si traduce con “fumo”, bensì con vapore o esalazioni. Questo significa che gli incidenti rientranti sotto la statistica di “fume events” non sempre e non necessariamente significano “fumo in cabina”. Precisato ciò, ricordiamo che comunque gli effetti sulla salute umana dei miasmi tossici respirati in cabina possono spaziare in un’ampia gamma: da disturbi lievi a vere e proprie patologie a carico del sistema respiratorio e cardio-circolatorio.

[2] Ottobre 2012: “La Lufthansa alle prese con il problema dei fume events sull’A380”: questa il titolo apparso sulla stampa di settore. L’aerolinea tedesca aveva comunicato che un insolito numero di eventi di vapori in cabina era occorso nella sua flotta di A380, in particolare sui voli decollati da Singapore. Dal momento che molti dei casi erano avvenuti sui voli di ritorno per la Germania la compagnia sospettava che le condizioni meteorologiche che solitamente caratterizzano la regione tedesca potevano aver giocato un ruolo determinante.


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mercoledì 11 luglio 2018

Atterraggio d'emergenza a Malpensa per un aereo della Easyjet: l'ennesimo episodio di sindrome aerotossica

Un ennesimo episodio di probabile fumo in cabina, ricondotto dalla stampa ufficiale ad un non meglio definito problema tecnico" di cui, però, non è spiegata l’origine. I media italiani sono particolarmente restii a menzionare sia il cosiddetto “fumo in cabina” ("fume event" in inglese) sia la sindrome aerotossica, perché entrambi problemi connessi agli aviocarburanti di nuova generazione, quindi alle operazioni di geoingegneria bellica.



Atterraggio d'emergenza a Malpensa per aereo Easyjet: "Motore in fiamme", ma era un falso allarme.

Milano. 5 luglio 2018. L'allarme è stato lanciato poco dopo il decollo, verso le 21, quando il pilota ha contattato la torre di controllo per avvisare che sarebbe ritornato immediatamente allo scalo, a causa di un incendio.

Serata di paura a Malpensa, teatro di un atterraggio d'emergenza che ha visto protagonisti equipaggio e passeggeri del volo Easyjet "Ezy 2963", decollato alle 20.06 proprio da Malpensa e diretto a Heraclion, capitale di Creta.

Dopo il May day del pilota - che ha spiegato di avere uno dei due motori in fiamme - i controllori dei cieli hanno lanciato l'allarme di livello grave ed hanno dato il via a tutte le procedure d'emergenza, con vigili del fuoco e soccorritori del 118 che si sono schierati sulla pista. L'atterraggio è poi avvenuto senza alcun problema - alle 20.27 in punto - e l'allerta è poi rientrata, perché non sono stati individuate fiamme.



Probabilmente, ma gli accertamenti sono ancora in corso, la richiesta d'aiuto è stata dovuta alla presenza di fumo (Ecco svelato l'arcano... n.d.r.) nella cabina di pilotaggio, forse causato da un guasto tecnico. I 187 passeggeri a bordo - fa sapere Areu, intervenuto con due mezzi avanzati e cinque ambulanze - sono stati visitati in ambulatorio e nessuno di loro ha subìto conseguenze.

La compagnia Easyjet, al momento, non ha commentato, ma nella sezione "Stato dei voli" è confermato che il volo è stato cancellato per "problemi tecnici" e riprogrammato per venerdì mattina alle 10:00.

Fonte: milanotoday


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venerdì 29 settembre 2017

Filtri “contro” la sindrome aerotossica



Un’indiretta ammissione della sindrome aerotossica, ancora oggi pervicacemente negata perché problema connesso alla biogeoingegneria clandestina alias scie chimiche, proviene dalla compagnia Easyjet che ha deciso di installare dei filtri ad hoc. Si consideri, però, che il nanoparticolato è talmente sottile che questi sistemi di depurazione dell’aria lasciano comunque passare molti veleni. Temiamo si tratti di un cataplasma su una gamba di legno: prendere l’aereo è e resta molto pericoloso.

La EasyJet ha intenzione di installare sui suoi aerei appositi filtri per impedire che i fumi tossici entrino nelle cabina di pilotaggio ed in quella passeggeri: questo è de facto un riconoscimento della "sindrome aerotossica".

L’ostinata negazione del problema, per opera delle compagnie aeree, è responsabile di diverse morti di piloti e di centinaia di incidenti in cui i piloti hanno perso i sensi talvolta mentre erano ai controlli.



La EasyJet ha riferito al “Sunday Times” che "le preoccupazioni per la salute" l'hanno portata a lavorare con un fornitore commerciale, Pall Aerospace (sic), per "sviluppare e progettare un nuovo sistema di filtraggio dell'aria per cabine" a partire dall’anno prossimo.

In questi anni il Servizio sanitario nazionale britannico ha istituito un "percorso di assistenza" per le vittime di fume events. Una nota che spiega l’iniziativa dell'Autorità per l'Aviazione Civile, recita: "Esistono evidenti prove che alcune persone sperimentano sintomi acuti come conseguenza della sindrome aerotossica".

Tristan Loraine, un ex capitano della British Airways ha dichiarato: "Questo è il primo riconoscimento pubblico per opera di un vettore circa un problema che questo settore, inclusa la mia compagnia aerea, ha trascorso decenni a negare”. […]



Le anomalie nelle guarnizioni del motore possono contaminare l’aria in cabina con residui dell’olio motore, fluidi idraulici e lubrificanti. Negli aeromobili metà dell’aria filtrata entra nel ricircolo, insieme con l’aria di sfiato solo in parte depurata.

Il nuovo sistema di "filtraggio totale" (sic) sperimentato dalla EasyJet per la prima volta filtra anche l'aria di sfiato ed include altresì un rilevatore di contaminazione. La EasyJet ha insistito che non stava assumendo una posizione sulla sindrome aerotossica, che "rimane un'area di incertezza scientifica".

Almeno 292 incidenti di fumo in cabina negli aeromobili britannici sono stati registrati tra il giugno 2014 ed il maggio 2015. La sindrome è stata segnalata in 96 casi.

Nel 2012 un primo ufficiale di una compagnia aerea britannica Richard Westgate, è morto dopo essere stato avvelenato dall'aria della cabina. [1]

Le compagnie riconoscono che i fumi delle cabine possono causare disagio a breve termine, ma citano studi (sic) che hanno rilevato che “le preoccupazioni per un rischio significativo per la salute dei passeggeri di linea e dell’equipaggio non sono giustificate”. Tuttavia, nel mese di giugno, una relazione di una rivista dell’Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato che l’aria aerea contaminata “può ragionevolmente essere collegata a sintomi acuti e cronici, secondo un nesso di causalità”.



Fonte: Theaustralian.com.au

NOTA: L'articolo della fonte, redatto da Andrew Gilligan, è stato rimosso. Qui la copia cache in formato PDF.

[1] Un'altra vittima recente della sindrome aerotossica è il Comandante della compagnia Etihad. L'episodio è occorso il 27 settembre 2017. Il velivolo era partito da Abu Dhabi ed era diretto ad Amsterdam, Olanda, quando, poco dopo il decollo, il pilota ha avuto un malore che gli è stato fatale. Il copilota ha dovuto eseguire un atterraggio di emergenza, dirottando il volo in Kuwait. Una volta a terra i soccorritori sono saliti a bordo, ma per il comandante era tardi. La notizia è stata diffusa dalla compagnia degli Emirati arabi uniti attraverso un comunicato stampa.


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sabato 14 gennaio 2017

La morte dell’attrice Carrie Fisher: un collegamento con la sindrome aerotossica?



Sit ei terra levis.

23 dicembre 2016. Carrie Fisher, la principessa Leila di Guerre Stellari, è stata colpita da un arresto cardiaco, mentre era in volo su un aereo decollato da Londra e diretto a Los Angeles. Secondo il “Los Angeles Times", il personale di bordo sarebbe intervenuto con il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca per tenere in vita l’attrice statunitense. L’emergenza si è verificata quindici minuti prima dell’atterraggio.

Allo scalo un’autoambulanza ha portato la donna al pronto soccorso dell’Ucla Medical Center. Le sue condizioni di salute sono in corso di definizione: in un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter il fratello Todd Fisher ha detto che l’attrice è "uscita dalla terapia intensiva".

Carrie Fisher, dopo un lungo periodo di quasi oblio, tornò ad interpretare la principessa Leila nel VII episodio di “Guerre stellari”, “Il risveglio della forza” nel 2015. Nel mese di dicembre del 2016 era impegnata in un tour mondiale per presentare il suo libro “Diario di una principessa”.

Il 27 dicembre purtroppo l’interprete della principessa di “Guerre stellari” è mancata. Il portavoce della famiglia, Simon Halls, ha reso note le parole pronunciate dalla figlia di Fisher, Billie Lourd: "E' con una tristezza profonda che Billie Lourd conferma che la sua amata madre, Carrie Fisher, è deceduta alle 8:55 di questa mattina", si legge nella dichiarazione. "E' stata amata dal mondo e ci mancherà profondamente", prosegue la figlia dell'attrice, secondo quanto riporta “People”. "Tutta la nostra famiglia vi ringrazia per i vostri pensieri e le vostre preghiere". Il 28 dicembre è morta la madre, Debbie Reynolds.

La tragica scomparsa di Carrie Fisher, colpita da infarto, verso la fine di un volo di circa undici ore, si può in qualche modo collegare alla cosiddetta sindrome aerotossica? E’ significativo che il problema si sia manifestato poco tempo prima dell’atterraggio, quando i velivoli incrociano strati chimici molto densi e comunque dopo parecchie ore trascorse nella cabina passeggeri.

In genere gli episodi di "fumo in cabina" accadono durante la fase di salita o in quella di discesa, allorquando l'aereo "taglia", per pochi istanti, gli strati di copertura artificiale che si trovano a quote basse o medie, ossia tra i 1500 ed in 6000 metri. Le fasi più pericolose del volo sono quelle in cui si attraversano le falde chimiche: esse, come è possibile constatare sia attraverso l’osservazione sia per mezzo di strumenti scientifici, aleggiano ad altitudini più o meno costanti, quelle sopra indicate. Gli episodi definiti "fume event" sono stati, in diverse occasioni, la causa di danni permanenti ed invalidanti e talora di decessi riscontrati tra dipendenti delle compagnie civili e tra i passeggeri.

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venerdì 2 settembre 2016

Paura a bassa quota su un volo della Lufthansa



Un altro episodio, l’ennesimo, del cosiddetto “fumo in cabina”. Questa volta è il turno di un aereo della compagnia tedesca Lufthansa… Come commentare? Buon viaggio ai vacanzieri di fine estate!

Un vettore Lufthansa Cityline Embraer ERJ-190, codice di registrazione D-AACC, in esecuzione del volo LH-1375, decollato da Wroclaw (Polonia) e diretto a Francoforte sul Meno (Germania), stava scendendo verso Francoforte, quando è stato notato del fumo in cabina passeggeri. L'equipaggio, dichiarata l'emergenza, ha poi eseguito l'atterraggio sulla pista 25C di Francoforte.

Un viaggiatore aveva, infatti, segnalato del fumo che si è dissolto nell’arco di poco tempo. Il personale di cabina ha tentato di localizzare la fonte dell’esalazione, ma senza successo. Atterrato il velivolo e sgomberata la pista, sono stati allertati i servizi di emergenza per assistere i passeggeri durante lo sbarco.

Il velivolo è rimasto a terra a Francoforte per sei ore e mezzo, quindi ha ripreso servizio.

Fonte: Aerotoxic.org

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giovedì 9 giugno 2016

Precipita aereo dell’Egyptair: che cosa è accaduto?



La cronaca

19 maggio 2016 Ore: 02:49. Precipita un velivolo (volo 804) della compagnia aerea Egyptair a 175 miglia (295 chilometri) al largo della costa egiziana. L’airbus A-320-232 era decollato da Parigi, scalo Roissy Charles de Gaulle, ed era diretto al Cairo. Ore 01:24. L'airbus entra nello spazio aereo greco. Ottiene il permesso a proseguire per una rotta sud-est. Dopo 60 minuti di volo, a sud dell'isola di Karpathos, gli è consentito di immettersi nel sentiero di discesa verso le coste egiziane. Comandante e copilota non segnalano alcun problema. L’aereo è in assetto e – per quanto riferisce l’Egyptair – non è stato rilevato alcun problema meccanico dopo l'incidente del 25 giugno 2013, quando un'avaria ad un motore costrinse il velivolo al rientro e ad un atterraggio di emergenza, dopo un decollo per Istanbul.

Tra l'1.48 e l'1.50, sulla verticale dell'isola di Kea, il controllo del traffico aereo greco ricontatta la cabina per comunicare il passaggio alle cure del centro di traffico meridionale ellenico. Il comandante è di buon umore. Scherza col controllore.

Ore 02.27. Ill nuovo centro di controllo greco, che ha preso in carico l'MS804, chiama il cockpit sulla frequenza radio regolarmente usata fino a quel momento. Come prevede il protocollo, deve segnalare ai piloti l'imminente uscita dallo spazio aereo ellenico e fornire le nuove coordinate radio con cui agganciare il controllo del traffico aereo egiziano. È una chiamata obbligatoria, come obbligatoria è la risposta, ma la cabina di pilotaggio dell'Airbus tace. Alle 02.28, nuovo tentativo di contatto. L'aereo procede a quota ed a velocità regolari. Anche questa seconda chiamata è "vuota". È l'indizio di un problema al punto che, alle 02.29 e quindi alle 02.30, la terza chiamata viene eseguita anche sulle frequenze radio di emergenza, immaginando che qualcosa sia accaduto o stia accadendo. Tutto, però, è inutile. Intanto l’unità è uscita dallo spazio aereo greco. Sono centottanta secondi di silenzio. L’aereo sta incrociando ad un'altitudine (dichiarata) di 38.000 piedi (11.000 metri circa), quando compie una brusca virata di 90 gradi a sinistra, seguita da una sterzata di 360 gradi a destra, quindi perde quota per cadere infine in mare. Muoiono 66 persone tra componenti dell’equipaggio e passeggeri. In un punto individuato dalle coordinate 33°32' Nord, 29°13' Est, i satelliti dell'E.S.A. fotografano una chilometrica lingua di cherosene, non lontano da dove sono poi recuperati alcuni rottami della fusoliera.



Le ipotesi e l’analisi

Quali sono le cause del disastro aereo? Alcuni media di regime chiamano in causa un possibile atto terroristico, sebbene l’azione non sia stata rivendicata. L’ipotesi dell’attentato è la solita versione di copertura: si inventa spesso ipso facto o a posteriori un’attribuzione di responsabilità per opera qualche gruppo “integralista” con tanto di scatti e di filmati artefatti.

• Si può congetturare, vista la dinamica degli eventi, che entrambi i piloti abbiano perso conoscenza per un guasto al sistema di pressurizzazione o per un episodio di “fumo in cabina” (sindrome aerotossica). Questo potrebbe spiegare perché non è stato lanciato il mayday. Aggiornamenti del 21 maggio 2016 si riferiscono a fumo nella cabina passeggeri prima dello schianto: l’impianto di sicurezza installato mostrerebbe alle 02:26 ora locale l’attivazione di un sensore antifumo, seguito a ruota da altri sei allarmi fino alle 02:29, ora in cui il dispositivo cessa le registrazioni. Da scartare la supposizione che il presunto incendio sia stato dovuto ad un ordigno: è probabile, però, che la “verità” ufficiale si impernierà sull’esplosivo a bordo collocato da un jihadista (sic).

• L’aereo potrebbe essere stato oggetto di un atto intimidatorio orchestrato dai servizi segreti statunitensi: è la pista, a nostro parere assai improbabile, indicata da Giulietto Chiesa.

• Le brusche virate dell’aereo lasciano intuire un problema ad un motore, ma provocato da che cosa? Le deviazioni sono altresì riconducibili a manovre del pilota intento a risolvere un’emergenza: ad esempio, la carenza di ossigeno e quindi la necessità di scendere velocemente di quota per depressurizzare.

• Il velivolo potrebbe essere stato colpito da un meteorite: le gragnole di questi corpi celesti stanno crescendo in numero ed intensità.

• L'indebolimento della magnetosfera potrebbe essere all'origine di danni ai sistemi elettronici (fly-by-wire) dell'aereo.

E’ comunque un evento di difficile analisi, giacché ci si deve basare sulle fonti ufficiali e sulle ricostruzioni della stampa mainstrream, la cui credibilità e veridicità sono notoriamente molto scarse. Due sono comunque le certezze: qualsiasi versione ufficiale sarà alla fine elaborata e diramata, dovrà essere considerata falsa, come per l’incidente occorso al Germanwings; viaggiare in aereo, tra sindrome aerotossica, manutenzione carente e superficiale, rendez vous con foo fighters, rarefazione della coltre magnetica che protegge dai raggi cosmici, azioni dei servizi segreti etc., è diventato sempre più pericoloso.



Le ultime informazioni, oltre a citare il possibile ritrovamento delle due "scatole nere" (notizia rivelatasi poi infondata), rafforzano l’ipotesi del “fume event”: infatti, poche ore prima dell’incidente in esame, un altro vettore della Delta Airlines, decollato da Francoforte e diretto a Kuwait City, in volo sulla stessa rotta, era stato intercettato da due caccia F16, poiché pilota e copilota non rispondevano ai controllori di volo; i due avevano perso i sensi con 140 passeggeri a bordo. In questo frangente è stata evitata la catastrofe, giacché era inserito il pilota automatico. Nel caso dell'Egyptair, invece, è andata come è andata, in quanto i piloti, quando hanno perso i sensi, avevano da poco cominciato la fase di discesa ed erano sul "manuale”.

Da alcuni anni, da quando soprattutto è entrata a regime l'operazione "geoingegneria clandestina", non si riescono più a stabilire le cause dei sinistri aerei: anche le "scatole nere" non sono ritrovate. Passati circa trenta giorni, diventa troppo tardi per il loro reperimento, poiché i dispositivi non emettono più segnali utili alla localizzazione. Alla fine tutto passa in cavalleria: si rincorrono altri eventi ed una distratta opinione pubblica è distratta da altre notizie vere o false che siano, sempre funzionali comunque ad ingannare e ad inebetire la massa.

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lunedì 5 ottobre 2015

Fumo in cabina su un volo della Germanwings



Un altro episodio, l’ennesimo, di cosiddetto “fumo in cabina”, il problema collegato alle operazioni di “guerra climatica” ed all’origine della sindrome aerotossica. Davvero rilevante la testimonianza di un viaggiatore, dalle cui parole si evince che le cause del problema sono quelle che intuimmo tempo fa.

3 settembre 2015. Un volo della “Germanwings”, decollato da Roma e diretto a Colonia, in Germania, con 120 passeggeri, è stato dirottato su Pisa per un atterraggio d'emergenza, perché si era sprigionato del fumo a bordo.

Il primo sopralluogo eseguito dai Vigili del fuoco non ha individuato problemi evidenti. Sarà quindi necessario un esame più approfondito che sarà compiuto dai tecnici della compagnia. I quattro componenti della cabina di pilotaggio – informa l'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa - “sono rimasti lievemente intossicati e sono stati ricoverati per precauzione negli ospedali di Pisa e Livorno”. […]

Il volo 4U887 della “Germanwings” era diretto a Colonia ed era decollato con ritardo dalla capitale. Lo si è appreso da uno dei passeggeri, il napoletano Francesco Pagliuca, che stava rientrando in Germania, dove lavora, dopo un periodo di ferie trascorso in Italia. Ha riferito Pagliuca, appena sbarcato: “Ci siamo accorti subito che qualcosa non quadrava, perché l’aereo è partito con quasi un'ora di ritardo e, subito dopo il decollo, abbiamo avvertito puzza di bruciato provenire dalle bocchette dell'aria condizionata. Le hostess ci stavano servendo il caffè, ma, dopo pochi minuti di viaggio ci hanno comunicato la necessità di un atterraggio d'emergenza, senza fornire ulteriori spiegazioni”.

Anche in seguito, secondo quanto riportato dal passeggero italiano, il personale non avrebbe dato chiarimenti ai passeggeri. “Una volta atterrati a Pisa - conclude Pagliuca - abbiamo visto salire a bordo tre Vigili del fuoco che si sono diretti in cabina, mentre le assistenti ci hanno invitato a scendere con ordine. Non sappiano ancora se ci metteranno a disposizione un altro volo o se dovremo cercare altre soluzioni di viaggio per arrivare a destinazione”.

Fonte: Il Messaggero

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giovedì 30 luglio 2015

Easyjet: un altro episodio di "sindrome aerotossica" da "fumo in cabina"



Domenica 28 giugno 2015, Brindisi, volo della Easyjet: un ennesimo episodio di probabile fumo in cabina, ridimensionato dalla stampa ufficiale ad “odore acre” di cui, però, non è spiegata l’origine. I media italiani sono particolarmente restii a menzionare sia il cosiddetto “fumo in cabina” ("fume event" in inglese) sia la sindrome aerotossica, perché entrambi problemi connessi agli aviocarburanti di nuova generazione, quindi alle operazioni di geoingegneria bellica. [1]

L'atterraggio d'emergenza non sarebbe stato dovuto, come si è pensato in un primo momento, alla presenza di fumo all'interno dell'airbus, ma ad un odore acre che si è avvertito quando l'aeromobile era già in quota. Sono stati attimi di terrore quelli vissuti dai 178 passeggeri del volo della Easyjet, decollato dalla Grecia e diretto a Londra. L'aeroplano, un airbus 320, ha compiuto, infatti, un atterraggio d'emergenza nell'aeroporto di Brindisi, intorno alle 12.



In un primo tempo si è pensato ad una situazione analoga a quella verificatasi, sempre a Brindisi, appena qualche mese fa, sull'aereo della compagnia low cost britannica Monarch, partito da Birmingham e diretto nella capitale egiziana: in quell'occasione, la cabina del pilota si riempì di fumo a causa di un guasto al pannello di controllo (motivazione di copertura per nulla chiara, n.d.r.). Per questo motivo sono stati allertati immediatamente i vigili del fuoco del distaccamento aeroportuale.

Una volta atterrati, i 178 passeggeri e l'equipaggio, tutti, fortunatamente, sani e salvi, sono stati trasferiti in alcune zone dello scalo, mentre i vigili del fuoco e gli addetti ai lavori hanno ispezionato l'airbus. I pompieri hanno certificato l'assenza di fumo in tutto l'aereo. Come comunicato dagli stessi responsabili, la causa dell'atterraggio d'emergenza non era il pericolo d'incendio, ma un forte odore diffuso in tutti gli ambienti del velivolo.

Ulteriori indagini per scoprire la natura del problema sono tuttora in corso.

Fonte: brindisisettenews

[1] Con l'espressione “sindrome aerotossica" è designata una serie di danni neurologici derivanti dall'inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina nonché i passeggeri, producendo talvolta conseguenze gravi ed invalidanti. Di solito si attribuisce il problema ai vapori tossici di olio lubrificante che filtrano all’interno delle cabine dei velivoli, ma si sempre più inclini a ritenere che la sindrome sia dovuta, invece, ai composti chimici delle chemtrails. Questi composti penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni riservate ai passeggeri, visto che l'aria contaminata è prelevata dall'esterno, solitamente, da uno o più motori. Bisogna, infatti, chiedersi il motivo per cui il problema sorse attorno alla fine degli anni '90 del XX secolo, proprio in concomitanza con l'avvio del "Progetto Teller". La reticenza degli organi preposti alla "tutela della salute", la levata di scudi per opera delle compagnie aeree che minimizzano la questione, la scarsità di studi medici sul fenomeno inducono a sospettare che la sindrome in oggetto sia legata, in qualche modo, alle operazioni di avvelenamento della biosfera.


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giovedì 16 aprile 2015

Piloti alla gogna



A seguito dell'"incidente" occorso all’aereo della compagnia tedesca low cost Germanwings, costola della prestigiosa Lufthansa, di botto la reputazione dei piloti si è appannata. “Colpa” di Andreas Lubitz (sit ei terra levis), il copilota del velivolo schiantatosi sulle Alpi francesi il 24 marzo 2015: sùbito dipinto come un aviere modello, è poi stato, con il passare del tempo, trasformato in un depresso, in un pazzo, in un folle suicida che ha voluto trascinare nel suo gesto autodistruttivo altre 149 persone.

E’ ovvio che questo ritratto a tinte fosche è falso, ma funzionale agli scopi di chi gestisce il genocidio globale noto in modo eufemistico come “attività di geoingegneria clandestina”.

Fra le numerose stranezze che si sono susseguite dopo l’incidente, spicca l’improvvisa e sospetta attenzione dei media governativi nei confronti dei piloti tout court. E’ un’attenzione che è coincisa con articoli in cui i “nocchieri del cielo” sono ritratti come protagonisti di azioni arrischiate, di gesti inconsulti. Sono lontani i tempi di Francesco Baracca e del Barone rosso, quando aviatore era sinonimo di eroe. Oggi quell’epica età è lontana… Ad esempio, il pilota dell’Alitalia, Maurizio Foglietti, nella sua abitazione di Todi avrebbe dato vita ad uno spettacolo pirotecnico, sparando alcuni colpi d’arma da fuoco, probabilmente nel corso di una lite. Era la sera di Pasqua. Non pago di tale impresa, il Foglietti si è poi cimentato in una scorribanda automobilistica sulle strade umbre, con tanto di sorpasso spericolato, incidente ed alcool test positivo. Ne sono seguite la denuncia a piede libero per opera dei Carabinieri e la sospensione della patente. Per le sue intemperanze l’Alitalia aveva già sollevato il pilota dall’attività di volo.

Viviamo nell’era della menzogna e le notizie riguardanti Foglietti potrebbero essere o inventate o iperboliche. Questo aspetto, però, non è così importante: è significativo, invece, quello che si nasconde dietro questi presunti fatti e l’enfasi con cui i pennivendoli li divulgano. Il messaggio tende ad eclissare la cronaca reale o fittizia che sia.



Occorre compiere un passo indietro: dopo che l’Airwings era precipitato, sùbito numerosi piloti e copiloti si rifiutarono di salire a bordo. Perché? Non erano state ancora partorite le baggianate di Andreas Lubitz psicolabile intento a somministrare potenti diuretici per attuare i suoi inverosimili piani.

Orbene, pare che la berlina mediatica contro i piloti sia un’intimidazione o per lo meno un monito obliquo affinché tacciano a proposito della sindrome aerotossica, causa di gravi problemi di salute tra equipaggi e passeggeri degli aerei, all’origine di sciagure anche mortali.

La situazione peggiora sempre più: ogni anno in media muore un pilota. Lo denuncia Antonio Bordoni, esperto di incidenti aerei ed autore di un saggio intitolato “Piloti malati”. Bordoni individua nello stress l’origine dei decessi, ma la parola stress o l’espressione burn out, oggi di moda per indicare il logorio psico-fisico provocato da vari mestieri e professioni, ci sembrano alludere a qualcos’altro. Sì! Alla sindrome aerotossica, legata a doppio filo alla biogeoingegneria illegale. Gli avieri sono presi tra due fuochi: da un lato sanno quali sono i pericoli per la loro salute, dall’altro sono consci che, qualora dovessero sputare il rospo, rischierebbero provvedimenti disciplinari e persino il licenziamento. Così tacciono ed il loro silenzio non è d’oro, ma una colpevole omertà: le malattie e le morti non sono “appannaggio” del personale di bordo. Sono comunque i primi a pagare: chiamatela Nemesi o Giustizia superiore, chiamatelo karma…


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