Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2020

Equals



“Equals” è una pellicola del 2015 per la regia di Drake Doremus. Le vicende sono ambientate in un futuro prossimo: un sistema tecnocratico, denominato “Il collettivo”, ha plasmato, attraverso modifiche genetiche e la chimica, una società in cui gli uomini non provano più né emozioni né sentimenti, considerati destabilizzanti, suscettibili di creare conflitti e tensioni. Nei protagonisti, due giovani, Silas (Nicholas Hoult) e Nia (Chisten Stewart), però, un po’ alla volta riaffiora la natura umana repressa per mezzo dell’indottrinamento e di inibitori chimici. Coloro in cui si risvegliano le pulsioni e le tendenze naturali mai del tutto sopite, sono considerati devianti e “curati” con farmaci e sedute psicologiche: la loro patologia è definita S.O.S., ossia syndrome of switching, sindrome da accensione. Se i trattamenti terapeutici, articolati in due cicli, risultano inefficaci, i “pazienti” sono trasferiti in una sinistra struttura dove sono istigati a commettere suicidio. Silas e Nia cominciano ad avvertire in loro un cambiamento emotivo finché si innamorano l’uno dell’altra. Naturalmente la loro relazione è clandestina, ma, grazie ad un gruppo di “imboscati”, persone che hanno riscoperto l’importanza degli affetti, riescono a frequentarsi. La coppia, sempre con l’aiuto degli “imboscati”, decide di fuggire dal centro aerospaziale in cui lavora per cominciare una nuova vita.

L’idea di base ricorda da vicino altri film, soprattutto “Equilibrium”, ma il sottogenere distopico qui vira verso il romantico, mentre l’azione e la suspense sono ridotte al minimo. La recitazione dei protagonisti è perfetta, algida ed impersonale come i luoghi ed il milieu dove si conduce un’esistenza del tutto programmata ed anemotiva. Con questa atmosfera fredda consuonano la sceneggiatura essenziale e la fotografia che valorizza il bianco freddo di ambienti ed abiti, colore su cui spesso si stagliano le silhouettes degli attori. Sono scelte stilistiche efficaci utili a riscattare la scarsa originalità dell’intreccio che evoca pure, per il tòpos narrativo dell’equivoco fatale, “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, anzi John Florio.

L’aspetto più importante della produzione ci sembra il verosimile affresco di un mondo che rispecchia quello che stanno modellando le sedicenti élites intente a “fabbricare”, con i pretesti più disparati, generazioni di automi cui sono impediti i rapporti interpersonali, individui efficienti, omologati (equals appunto), insensibili. E’ il “brave new world” immaginato da Aldous Huxley. Agli esseri umani, in cambio di un’esistenza autentica con le sue gioie e i suoi dolori, costellata di slanci e delusioni, è offerto solo il cerebrale surrogato di una scienza frigida, volta a far progredire le esplorazioni spaziali.

Eppure l’umanità è destinata a trionfare sul controllo e sulla chimica, sotto forma di farmaci o di veleni, perché l’umanità, quella genuina, è ancora capace di passioni vere… che non sono reazioni chimiche.

Articoli correlati

- Scie chimiche e modificazioni genetiche
- Equilibrium

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

mercoledì 19 settembre 2018

Una Hollywood planetaria



Scrive il filosofo Jean Baudrillard: “E’ nella sfera dell’informazione che si vede più chiaramente l’evento cortocircuitato dal suo ritorno-immagine immediato. L’informazione è sempre già data. In caso di catastrofe, i giornalisti ed i fotoreporter sono sul posto prima dei soccorsi. Se potessero, ci sarebbero già prima della catastrofe – e la cosa migliore sarebbe addirittura inventare o provocare l’evento per avere la precedenza, se non l’esclusiva. Intercorre una grossa differenza tra l’evento che avviene (che avveniva) nel tempo storico e quello che avviene nel tempo reale dell’informazione. Alla pura gestione dei flussi e dei mercati sotto il segno di una deregulation planetaria, corrisponde l’evento mondiale o piuttosto il non-evento mondializzato: i Mondiali di calcio, l’anno 2000, la morte della Principessa Diana, Matrix etc. Che questi eventi siano o non siano fabbricati, ad orchestrarli è l’epidemia silenziosa delle reti di informazione: fake events”. J. Baudrillard, Il patto di lucidità o l’intelligenza del Male, 2006).

Il pensatore francese coglie nel segno: nella società attuale l’avvenimento in sé perde rilevanza empirica per slittare nella sfera della finzione e della simbologia. Così un accadimento come il crollo del viadotto Morandi presto trapassa nella dimensione mediatico-romanzesca con ampio ricorso ad espedienti narrativi: crisis actors, filmati dove gli automezzi compaiono dal nulla e scompaiono come in una pellicola di fantascienza, aggiunta di aneddoti… E’ paradossale che il fatto, arricchito di ingredienti fantastici ed inverosimili, sia recepito ancora dalla massa teledipendente come fatto e non come opera narrativa.

Non si rintraccia solo l’esigenza, per opera del sistema, di nascondere la verità, annebbiando l’avvenimento dietro una cortina fumogena di stratagemmi romanzeschi, ma soprattutto la necessità di confezionare un evento che promuova una serie di reazioni nell’opinione pubblica in un effetto domino. Una branca della Glottologia è la Pragmatica, il settore che studia gli atti determinati dalla comunicazione: il linguaggio non è volto solo a trasmettere messaggi, bensì a provocare un feedback.



Ci si esprime per ordinare, per commuovere, per convincere, per ammonire, per ottenere qualcosa, persino per spaventare: nel mondo odierno in cui la comunicazione si realizza per lo più attraverso le immagini, anzi per mezzo di rutilanti ma vuoti simulacri, i media ufficiali enfatizzano nel racconto aspetti iconici e cromatici di grande impatto emotivo: l’autocarro della Basko, la rosa tatuata su una spalla di uno dei feriti (?), la sequenza reiterata del ponte con i monconi, i resoconti immaginosi dei “testimoni”… Di là dagli interessi politici, strategici ed economici, interessi che l’orchestrazione del collasso implica, si afferma il bisogno di penetrare nel subconscio creando delle scosse psicologiche del tutto equivalenti a quelle procurate dai colpi di scena che costellano un teleromanzo o un lungometraggio d’azione. Ha ragione Baudrillard: oggigiorno la tragedia, ad esempio una guerra, ha perso il suo carattere di massacro reale per fissarsi nel “puro calco della teoria e della pratica cinematografiche. Ciò cui assistiamo, annichiliti sulle nostre poltrone, non è come un film, ma è precisamente un film” con adeguati sceneggiatura, montaggio, regia. […] “La guerra sul terreno diviene un gigantesco effetto speciale, il cinema diviene il paradigma della guerra e noi la immaginiamo ‘reale’, quando è solo lo specchio della sua essenza cinematografica”.



Quali sono le risposte che la Hollywood planetaria, il complesso dei media mainstream, mira a conseguire? In primo luogo un atteggiamento rinunciatario, l’assuefazione al Male, l’insensibilità, l’acquiescenza: così si possono tranquillamente incendiare le foreste primarie, perpetuare lo sfruttamento dei diseredati, sterminare e snaturare etnie, portare all’estinzione migliaia di specie animali e vegetali, ammorbare la biosfera con le chemtrails, senza che alcuno reagisca; la vera reazione che gli apparati si prefiggono è la NON-REAZIONE. Uomini ridotti a larve, ad automi, asserviti ad una tecnologia non neutra come un coltello, che si può usare per uccidere o per tagliare un frutto, ma in sé dannosa, anzi mortale (si pensi al 5G).

Qual è la via d’uscita, se esiste? Baudrillard suggerisce di sabotare in ogni modo possibile la téchne. Il neo-luddismo che egli propugna ci porterebbe ad un’era pre-industriale in cui perderemmo quasi tutte le comodità per recuperare un barlume di coscienza. Il suo consiglio, però, naufraga se è diretto a chi non interessa un fico secco della coscienza, perché non sa neppure che cosa sia.



Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati.

Sponsorizza questo ed altri articoli con un tuo personale contributo. Aiutaci a mantenere aggiornato questo blog.

La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 28 gennaio 2014

Elysium


Los Angeles, 2154: l'umanità rimasta sulla Terra è una massa indistinta di criminali e di lavoratori, tutti controllati, per mezzo di androidi, da un'élite che da tempo si è trasferita su una stazione orbitante intorno al pianeta. La stazione ha un nome dal sapore classico: “Elysium”. Elysium è un mondo paradisiaco: la vegetazione lussureggiante circonda ville principesche dove vive la classe dirigente, al riparo da affezioni che una scienza medica avveniristica è in grado di debellare.

Un giorno un operaio con precedenti penali subisce un incidente nella catena di montaggio ed è esposto ad una dose letale di radiazioni. Gli rimangono più o meno cinque giorni di vita e l'unica tecnologia in grado di curarlo si trova su Elysium. Per arrivarci senza autorizzazione e senza che la navicella sia abbattuta prima dell'atterraggio, il protagonista deve scendere a patti con alcuni malfattori.

La pellicola si richiama ad una delle distopie cinematografiche più frequenti: la dicotomia tra oppressori ed oppressi in una società tecno-industriale. Le immagini si cristallizzano in uno scenario iperrealistico del nostro presente proiettato in un futuro appena dietro l’angolo.

Il regista, il sudafricano Neil Blomkamp, punta per lo più sul physique du rôle del protagonista, interpretato da un convincente Matt Damon, e su un intreccio nervoso, mentre la denuncia sociale non è molto caustica. La contestazione del sistema tende, infatti, a diluirsi nelle scene muscolose, secondo certi canoni della fantascienza deteriore alla “Terminator”: lo stesso eroe potenzia la sua forza con innesti cerebrali, introducendo nella produzione un’ambigua nota transumanista.

“E’ comunque interessante la visione che Blomkamp ha della Los Angeles del 2154, totalmente bilingue (inglese-spagnolo), quasi uguale a quella contemporanea nelle tecnologie e nella moda (veicoli volanti a parte), colma di rifiuti e di automi ubiqui.” (G. Niola)

“Elysium”, grattata via la patina futuribile, mira a riflettere la condizione attuale, con la profonda divaricazione tra un ceto elitario e la moltitudine degli sfruttati, afflitti dalla miseria e dalle malattie. Soprattutto marca la differenza tra un pianeta ridotto ad una sordida e polverosa baraccopoli e l’edenico buen retiro della stazione spaziale.

Non ci sorprenderà la noncuranza con cui la feccia globalista sta contaminando il globo: un rifugio dorato probabilmente è già pronto.

In uno scontro al fulmicotone tra il protagonista e gli uomini della security, il campione ribelle imbraccia un’arma automatica: sulla canna si legge “chemtrail”. L’apocalissi chimica ha l’algida esattezza di una parola scritta in caratteri squadrati, dove la lettera "T" ha le fattezze di una scia.

Scheda del film

ANNO: 2013
REGIA: Neill Blomkamp
SCENEGGIATURA: Neill Blomkamp
ATTORI: Matt Damon, Jodie Foster, William Fichtner, Alice Braga, Sharlto Copley, Diego Luna, Michael Shanks, Carly Pope, Faran Tahir, Talisa Soto, Ona Grauer, Wagner Moura, Jose Pablo Cantillo, Adrian Holmes, Maxwell Perry Cotton, Terry Chen.
FOTOGRAFIA: Trent Opaloch
MONTAGGIO: Julian Clarke
PAESE: Stati Uniti
DURATA: 109 minuti


Sponsorizza questo ed altri articoli su Facebook. Contribuisci ora!


La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

Per una maggiore comprensione dei fenomeni legati alla guerra ambientale in corso, abbiamo realizzato l'Atlante dei cieli chimici.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 6 agosto 2011

Romeo, il gatto dell'ateneo

Absit iniuria verbis

E’ noto che negli ultimi quinquenni le università italiane sono molto cambiate. “Crediti, esami semestrali, stages, collaborazioni con agenzie esterne, contatti con il territorio” e baggianate simili sono le spie linguistiche di una desolante degradazione. Non è che prima le università fossero centri culturali, a causa del nepotismo dilagante e di profonde tare, ma almeno qualche docente era valido e si poteva frequentare un paio di corsi fruttuosi. Lo studente motivato ed autonomo riusciva a formarsi una discreta cultura ed a forgiare il pensiero critico, spesso attraverso seminari, approfondimenti e percorsi bibliografici decentrati. Oggi gli atenei sono decaduti in modo spaventoso, soprattutto perché concepiti come società che mirano solo al profitto. Pubblicizzati come fossero dei dentifrici, gli istituti di studi superiori rincorrono con l’affanno i risultati di un mercato post-capitalista ormai prossimo all’implosione.

Recentemente ho letto lo slogan di un politecnico ligure: in una gigantografia campeggiava il calembour “Qui studio, qui vivo, qui campus”. Che già uno slogan debba sopperire alla miseria delle iniziative didattiche la dice lunga sull’imbastardimento, ma il bisticcio di parole, se leggiamo tra le righe, ci introduce in una realtà oscena. Infatti non è vero che una laurea ti permette, tranne rare eccezioni, di crearti un futuro, visti i problemi che affliggono il mondo del lavoro. E’ indubbio, però, che le università, soprattutto quelle scientifiche, sono vivai in cui vengono coltivati disinformatori. I negazionisti, anche senza titolo, possono beneficiare di emolumenti e privilegi che un laureato di dieci, quindici anni fa si sarebbe sognato. Non si possono nemmeno biasimare più di tanto i laureandi che, privi di qualsiasi competenza culturale, si prostituiscono per denaro. Costoro, ammesso e non concesso che riescano a completare gli studi, si troveranno completamente inadatti ad intraprendere una professione purchessia, a meno che non godano di influenti aderenze. Ignoranti a 360 gradi ed incapaci persino di scrivere in un italiano appena decente, susciterebbero solo l’ilarità con un loro curriculum. Il loro livello è talmente infimo che non sarebbero assunti neppure per fungere da comparse in un film pecoreccio con Alvaro Vitali.

Qui bisogna deplorare che oggi sia ammesso lo stupro della lingua di Dante per opera di laureati in discipline “scientifiche” e non solo. Affermano che, essendo dei geologi, dei biologi, degli ingegneri, si possono esimere dalla conoscenza del nostro idioma: argomento da idioti. Così infestano la Rete non solo con le loro calunnie, ma pure con strafalcioni di ogni genere. Né la loro padronanza dell’inglese è migliore.

Se un tempo gli studia erano inficiati dall’erudizione, attualmente sono devastati perché convertiti in centri di controllo mentale. E’ così: i controllori della Rete sono essi per primi irreggimentati, indottrinati sino alla lobotomia.

Quanto fin qui descritto suscita ribrezzo ed indignazione: le università, tranne qualche eccezione, sono covi di scapestrati, sentine di arrivisti, set dove la differenza che intercorre tra un ordinario ed una matricola è la stessa che passa tra i due protagonisti di “Scemo e più scemo”. Veramente lo slogan dell’università savonese è indovinato! I laureandi, i dottori, gli specializzandi campano nel campus, foraggiati dai dicasteri, in primo luogo il Ministero dell’interno che recluta parolai a cottimo. L’università è un bivacco: più ci si impantana nel fuori corso e meglio è. Una volta fuori dall’ateneo, i falliti potranno soltanto essere presi a calci nel deretano. Passi: con la disoccupazione odierna è comprensibile, sebbene non si possa giustificare, che i goliardi sbarchino il lunario, magari nel frattempo leccando qualche barone in modo da avere un insegnamento qualsiasi.

Quanto mi risulta, invece, del tutto assurdo è constatare che non pochi docenti universitari, non quindi giovani promesse dell’italica nazione, sono impegnati in ridicole pantomime sulla Rete per un pugno di euro in più. Hanno la loro cattedra, i loro lucrosi intrallazzi con società nei settori che tirano maggiormente (automazione, nanotecnologia, telecomunicazioni, sistemi informatici, industria bellica… ) e fanno letteralmente i pagliacci, come il circense Romeo Gentile. Capisco l’avidità, l’infamia, ma uno che è adulto (o adulterato?), sistemato e che dovrebbe dimostrare un briciolo di senno, si esibisce in buffonate come l’ultimo dei grulli. Incredibile, oltre che vergognoso!

Ci chiediamo che cosa pensi il corpo accademico pisano del Professor Gentile: tanto compassato nelle lezioni e nelle interviste, quanto buffonesco nei suoi video. Il guitto stesso non si accorge di essere disonorevole per sé e per la reputazione di un ateneo pur scadente?

Mi piacerebbe sapere qual è la cattedra di costui: forse quella in cui ha battuto la zucca… con conseguenze gravissime ed irreversibili.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 26 aprile 2011

Babylon A.D.

“Babylon A.D.” è un film del 2008 per la regia di Mathieu Kassovitz. Il mercenario veterano di guerra Toorop (l'erculeo Vin Diesel) accetta l'incarico di scortare una misteriosa giovane donna (Mélanie Thierry) dalla Russia negli Stati Uniti d'America (nel romanzo da cui è tratta la pellicola si dirige, invece, in Canada), ignaro del fatto che la sua compagna di viaggio ha subìto una terribile manipolazione del D.N.A. così da divenire il vettore di un ospite che si nutre di lei, un organismo geneticamente modificato. L'organismo è stato creato in laboratorio, usando l'R.N.A. di un virus. Gli artefici dell'intervento genetico sono gli psicolabili adepti di una setta che vuole generare una sorta di Messia, una creatura ibrida che potrebbe sterminare l'intera umanità.

Annota Mariana Cappi: "Dalle seicento pagine del thriller futuristico 'Babylon babies' di Maurice Dantec, Mathieu Kassovitz estrae i novanta minuti di ‘Babylon A.D’., pellicola a base di ipercinetismo delle immagini e sintesi narrativa degli ultimi punti fermi del genere, dalla pioggia acida di “Blade runner” allo spunto che già mosse ‘I figli degli uomini’ di Cuaròn. La compressione, però, è massima e la qualità ne risente.

Ottenuto con 'Gothika' ed il suo parterre di stelle (e strisce) il permesso di soggiorno presso i grandi studios ed il nulla osta per capitanare un film high budget come "Babylon A.D.", il regista francese si è parallelamente aggiudicato una discreta dose di diffidenza da parte dello spettatore esigente, che lo ha visto dimenticare in fretta gli esordi promettenti a favore di pellicole di sicuro richiamo, ma di esito incerto.

Qui Kassovitz conferma l'attitudine spiccata per l'azione ed il possesso di un cronometro personalizzato, che non solo rispetta, ma crea tempi e scarti esatti. Dice la sua anche in termini di cast: Michelle Yeoh, Charlotte Rampling, Gérard Depardieu e Lambert Wilson sono le salde colonne al centro delle quali può azzardare l'inserimento di Vin Diesel, decisamente più efficace in lingua originale.

Attori speciali, effetti speciali, una storia che ruota attorno ad un essere speciale, geneticamente modificato per salvare o annientare quel che resta della nostra specie: grandi pretese e non poca confusione, per un'opera che non riscrive la storia e non entra in quella del cinema. Dopo un inizio folgorante, che ci ricorda l'abilità dell'autore nel descrivere con occhio antropologico i mondi ai margini, il film inciampa in ogni trappola della retorica e ben presto vende il cuore per un surplus di stucchi e pittura.

'Babylon A.D.' è il 'Quinto elemento' di un cineasta che si è avviato sulla terza via inaugurata da Luc Besson, possibile ma più che mai rischiosa. Con una differenza: là Milla Jovovich piangeva sincera sul mondo; qui sgorgano lacrime artificiali".

Non potevano mancare in una produzione gallo-europea, ma contaminata dai deliri tecno-apocallitici hollywodiani, sequenze che inquadrano un aereo tossico con il suo imbarazzante codazzo di scie posticce.[1]

Questo infido inserimento, che è ormai la turpe norma nelle immagini ammannite dai ferali media, si incista nell'intreccio pullulante di situazioni quanto mai realistiche, nonostante (o mercé?) la loro inverosimiglianza. Ibridazioni, clonazioni, spaventevoli cross-over alla Mary Shelley sono mostri partoriti da menti di pazzoidi. La generazione di un Messia bionico, di un Uomo-transumano non appartiene alla fantasia perversa di qualche sceneggiatore o romanziere, ma è la farneticante idea (vicina ad essere concretizzata?) di larve, animate appena da una vita spettrale. Il cinema e la letteratura operano come possono: un po' preparano il terreno, spianano la strada, creando lo Zeitgeist, un po' arrancano, raccattando le briciole di criminali progetti molto più orridi delle scene ripugnanti che tracimano nelle sale. Il pubblico relega tutto nella fiction, vedendo nelle verità di celluloide soltanto bislacche invenzioni narrative.

Il pianto di "Babylon A.D." è sintetico, ma le lacrime dell'età finale sono mescolate al sangue. Quello vero.

[1] Senza dubbio le sequenze digitalizzate sono state prodotte con l'aggiunta intenzionale delle scie. Prova ne è il fatto che le supposte "contrails" sono direttamente attaccate ai motori e ciò, nella realtà fisica, non è possibile, in quanto si dovrebbero formare alcuni metri dietro. Errore banale, ma fatale: sono posticce.

Articolo correlato: Scie chimiche nel film "Babylon A.D." , 2011





Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.



Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 19 aprile 2011

La Virgin e le scie chimiche

The railway children” (I ragazzi della ferrovia) è una pellicola britannica del 1970, basata sul romanzo omonimo di Edith Nesbit. La regia è di Lionel Jeffries. Jenny Agutter, Sally Thomsett e Bernard Cribbins interpretano i ruoli principali.

La storia segue le avventure dei bambini Waterbury, costretti a trasferirsi con la madre (Dinah Sheridan) da una prestigiosa villa edoardiana nei sobborghi di Londra, nello Yorkshire. Il padre (Iain Cuthbertson), che lavora presso l'ufficio esteri, è stato imprigionato, in seguito alla falsa accusa di aver venduto documenti segreti ai Sovietici.

I tre figli, Roberta (Jenny Agutter), Phylllis (Sally Thomsett) e Peter (Gary Warren), si divertono a guardare i treni che sfrecciano sulla linea ferroviaria nelle vicinanze, salutando i passeggeri. Nel frattempo, per sbarcare il lunario durante l'assenza del marito, la madre scrive e vende storie per riviste.

Dopo molte peripezie - ad esempio, gli adolescenti salvano la vita la vita di decine di passeggeri, avvisando il capotreno di uno smottamento lungo la massicciata - si riesce a provare che il padre è innocente.



Alcune sequenze della produzione sono state riprese nel 2005 dalla Virgin per realizzare, “The return of the train”, lo spot delle linee ferroviarie gestite dalla nota società di Albione. Qui il video. I "creativi" hanno introdotto alcuni fotogrammi del film, contraffacendoli in modo palese e sfacciato: nelle immagini con i tre fratelli che, seduti sulla staccionata, si entusiasmano a seguire con gli occhi il convoglio mentre passa, è stato tolto il sipario degli alberi sullo sfondo. Inoltre l'azzurro del cielo è stato sostituito dal celeste pallido. Infine, ciliegina avvelenata sulla torta, è stata proditoriamente aggiunta sullo sfondo una scia chimica. E' la solita vergognosa strategia: modificare il passato (libri, pellicole, fotografie...) per condizionare la percezione del presente. Il bersaglio principale di questa subdola propaganda orwelliana è costituito dalla nuove generazioni, prive di memoria storica, condannate ad essere indottrinate dal sistema e dalle sue volgari agenzie di disinformazione (C.I.C.A.P. in testa), defraudate altresì della vera conoscenza.

Come se non bastasse, la Virgin, con codesta zuccherosa pubblicità, intende accreditare di sé un'immagine di società ambientalista che promuove l'uso dell'"ecologico" treno rispetto ad altri mezzi che determinano emissioni maggiori di gas serra. Ruffianerie a iosa. Altro che Virgin! Siamo al cospetto di "Taide, la puttana…”





Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.



Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 27 febbraio 2011

Blue skies are a lie

“Blue skies are a lie” (1995) è una pellicola lirica ed intimista per la regia di Gregory Ruzzin. È la storia di una relazione tra una portalettere ed un uomo che trova il mondo talmente ripugnante da decidere di non uscire più di casa per sette anni consecutivi.

Abbiamo mutuato il titolo di questa produzione per introdurre il tema di cieli che sono talora azzurri: la dottoressa Sandra Perlingieri, consultandosi con lo scienziato Michael Castle, ha potuto appurare che la colorazione ormai saltuariamente azzurra del firmamento non dipende dalla sospensione delle attività di Bio-ingegneria, ma dalla dispersione di manganese.

Scrive la Perlingieri nell'articolo "Un'altra illusione delle chemtrails", 2011: “Secondo il biologo, dottor Michael Castle, questo 'nuovo colore blu' è dovuto ai composti chimici di manganese di-bromo e di-fluoro-benzidina (sali). I composti sono stati aggiunti alle scie chimiche di modo che la luce non viene riflessa, ma rifratta. [...] Così il cielo sembra blu, ma in realtà ha solo il colore rifratto di qualsiasi gradazione cromatica (chiara o scura) che si trova al di sopra.

Il dottor Castle ha spiegato: 'Il colore si basa sul blu oltremare/violetto che è stato micronizzato nel particolato irrorato e distribuito in atmosfera. Questo aerosol contiene ingenti quantità di manganese ed un livello enorme di composti tossici a base di di-bromo-fluoro-benzene. Ciò consente all’aerosol di restare in atmosfera per periodi di tempo più lunghi rispetto all’alluminio e ad al bario che sono più pesanti. Anche questo è stato provato da analisi. Infine le scie contengono livelli molto alti di arsenico e gallio, come è stato dimostrato da 'Arizona Skywatch' e da altri. […]

Questo significa che le funzioni cerebrali continuano ad essere compromesse ad ogni respiro, quando inaliamo questi veleni. Non possiamo sottovalutare che i danni al cervello aumentano in modo vertiginoso e che le capacità cognitive sono sempre più deteriorate.”

Se per avventura notiamo una volta celeste tersa, ma sgombra del tutto di soffici nuvole naturali (non le nubi “sintetiche” dalle forme grottesche ed improbabili), è plausibile che siano stati diffusi composti il cui ingrediente principale è il manganese.

In questo modo una giornata all’apparenza “serena e soleggiata” (come recitano i servizi meteo militarizzati - n.d.r.) rivela uno spregevole inganno: davvero i cieli blu sono una menzogna… per giunta velenosa.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Chi è Wasp? CLICCA QUI


CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 27 novembre 2010

Segnalazioni

• All'interno della pubblicazione indipendente “La meteora” (anno I, numero 1), figura un'intervista ai responsabili di Tanker Enemy, inerente al tema delle scie chimiche e di H.A.A.R.P. L'intervista-inchiesta, a cura di Matteo Montieri, che ha elaborato le domande, sviluppa gli aspetti salienti del problema e le relative implicazioni geo-politiche, strategiche, economiche, ambientali, mediche, demografiche. Le eloquenti fotografie, che corredano il testo, sono state scattate da Chiara Montorsola.

• Il numero 25 di "X Times" (novembre 2010), nella rubrica "X MediaTimes", dedicata al cinema ed ai prodotti multimediali, ospita la recensione del film “La città verrà distrutta all'alba”, per la regia di Breck Eisner. L'autore della critica, Giuseppe Nardoianni, correttamente enuclea nell’intreccio della pellicola palesi riferimenti alle operazioni illegali e clandestine di aerosol. Nardoianni chiosa il pezzo nel modo seguente: "I confini tra realtà e fantasia sono molto sottili". Quanto mai vero.

• L'introduzione più o meno surrettizia di cieli chimici et similia nell'ambito di pubblicità televisive e della carta stampata, cartoni animati, fumetti, telefilm etc. è oggetto del blog monografico Subliminalchemtrails, uno spaccato sugli strumenti persuasivi e percettivi che l'esecrando sistema adopera per assuefare il pubblico, soprattutto le nuove generazioni, allo scempio cui assistiamo sopra le nostre teste, quotidianamente o quasi.

• Gli Spagnoli sono molto alacri nella denuncia della geo-ingegneria: il blog Freeskies ne dà conto con un annuncio riguardante chemtrailsforoactivo, attraverso la riproduzione di un'immagine di grande impatto e drammaticità.

• Sempre gli amici di Freeskies pubblicano il resoconto della manifestazione contro scie chimiche e H.A.A.R.P., tenutasi a Roma il 20 novembre scorso. La relazione, oltre a riferire circa lo svolgimento della protesta, passa in rassegna le differenti spiegazioni del fenomeno "scie chimiche", evidenziando, di là dalle divergenze interpretative, l'unità di intenti e l'inappellabile condanna delle autorità che coprono le operazioni di avvelenamento globale con il silenzio e la disinformazione. L'eco dell'evento, senza dubbio importante, checché si pensi di queste iniziative, è giunta sino in Australia.






Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Chi è Wasp? CLICCA QUI


CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì 26 aprile 2010

La città verrà distrutta all'alba

"La città verrà distrutta all'alba" (titolo originale "The crazies") rappresentò , nel 1973, il ritorno di George A. Romero ad un cinema dinamico ed apocalittico, dopo il fondamentale "La notte dei morti viventi". Agli zombies si sostituivano persone normali rese pazze da un virus colpevolmente propalato da istituzioni governative. [...]

Il rifacimento omonimo, per la regia del californiano Breick Esner, è ambientato nella tranquilla cittadina di Ogden Marsh, dove la gente comincia a comportarsi in modo strano. Un tizio, armato di fucile, irrompe nel campo di baseball dove si sta giocando una partita. Lo sceriffo, David Dutten, lo conosce, come conosce tutti in città: pensa che sia semplicemente ubriaco e cerca di convincerlo ad abbassare il fucile, ma, quando il'uomo gli punta contro il fucile, è costretto a ucciderlo. La dottoressa Judy Dutten, moglie dello sceriffo, cerca di alleviare il senso di colpa del marito per un omicidio così incongruo, ma le cose sono destinate a peggiorare. Di fronte ad una situazione totalmente inaspettata per un tutore dell'ordine di provincia, David non si perde comunque d'animo ed indaga assieme al suo aiutante, Russell. I due trovano un aereo precipitato nella palude vicina all'abitato. Il micidiale carico dell'aereo ha contaminato l'acqua di Ogden Marsh, liberando un virus che causa la follia. Inimicandosi le autorità cittadine che temono per i raccolti, David ordina l'interruzione dell'erogazione idrica, ma è troppo tardi. I militari circondano l'area per evitare che il virus si diffonda ed il caos domina sovrano.

I segni dei comportamenti instabili che screziano la perfetta armonia della tipica cittadina di provincia statunitense sono introdotti con gradualità e sapienza, attraverso un meccanismo narrativo fluido ed oliato. La suspense è creata con cura ed abilità, partendo dal rovesciamento inspiegabile della normalità per conflagrare nell'ossessivo scatenamento di una violenza sempre più selvaggia. La disumanità dell'intervento militare aggiunge ulteriori cupi dettagli ad un quadro senza speranza, nel quale le persone perdono ogni connotazione umana o se la vedono negare da quelli che dovrebbero portare loro salvezza".
[...] (Rudy Salvagnini)

E' questo l'intreccio di una pellicola in cui si può senza dubbio enucleare un avvertimento circa l'operazione "chemtrails": non ci riferiamo "soltanto" alla sinistra circostanza del velivolo schiantatosi nell'acquitrino, aereo con un carico di morte, ma alla decisione del regista di montare, nella parte iniziale del lungometraggio, una sequenza che mostra degli inconfondibili aerei chimici. E' un'immagine, incastrata quasi a forza, che salda la finzione cinematografica alla realtà più cruda con l'eloquente invito a considerare gli apparecchi che incrociano nei cieli di quasi tutto il mondo, come la causa delle contaminazioni.

Sia nella produzione originale sia nella rivisitazione, le calamità che si abbattono sulla cittadina, sono presentate come la conseguenza di un incidente, poiché il patogeno, destinato alla guerra batteriologica, si diffonde in modo fortuito. Tuttavia, all'interno del remake, la sottolineatura iconica dei velivoli nella sequenza sopra citata, è una denuncia inequivocabile, per quanto fugace di un programma condotto in modo deliberato. I virus, infatti, sono scientemente sparsi nella biosfera: non occorre alcun disastro aereo per diffondere veleni ed agenti infettivi. I militari nel film sono dipinti come individui cinici e spregiudicati, ma è un errore considerarli solo maldestri ed imprudenti: essi sanno chi, dove, come e quando colpire. La guerra biologica non è combattuta contro un nemico esterno, ma contro la popolazione mondiale. Infine nulla o quasi avviene per caso.

Si ringraziano gli amici Davy e Menphis per la preziosa segnalazione.

Fonte: mymovies



Condividi su Facebook





Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Chi è Wasp? CLICCA QUI

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 4 luglio 2009

Toxic skies: quando la fiction è realtà

Toxic skies è uno spaccato veritiero e drammatico dell'operazione "scie chimiche". La pellicola ci porta nel cuore nero di una congiura globale, anche se lo scenario è solo quello di una città statunitense. La recitazione tesa degli attori protagonisti (Anne Eche e James Tupper) esprime la partecipazione ad una storia che oltrepassa la finzione per diventare esperienza quotidiana. Purtroppo la regia prevalentemente televisiva, con frenetici movimenti di macchina ed il montaggio poco incisivo, incrinano la produzione, il cui pregio maggiore è nell'evocazione di un'atmosfera plumbea e spettrale.

Anche le inquadrature, con cui diventano incombenti gli aerei chimici, creano un senso di oppressione angosciosa che ben si addice ad una minaccia tanto più sinistra quanto inconcepibile, poiché proveniente dal governo del quale quasi tutti si fidano. Così, quando la dottoressa Martin scopre sgomenta le scie chimiche l'incredulità si ingolfa negli eventi che precipitano: la malattia (allusione trasparente al Morgellons) miete le prime vittime, l'insider che consegna al giornalista un campione di sostanze tossiche sparse con i tankers viene assassinato, onnipresenti e frigidi militari incalzano gli attivisti. Realistico è il modus operandi dei disinformatori che tentano di isolare con la diffamazione e la calunnia il cronista. Realistico è l'epilogo che, dietro il provvisorio lieto fine, subito lascia intravedere la ferrea continuazione del progetto il cui obiettivo meno inquietante è la depopulation.

A tratti il film evoca gli episodi migliori di X files, prima serie, per lo scontro-incontro tra la dottoressa ed il giornalista, ma soprattutto per la spartana essenzialità dei mezzi espressivi: sceneggiatura e scenografia scarne, colonna sonora minimalista. Rifuggendo dalla grandiosità iconica (gli stessi agghiaccianti cieli chimici non sono mostrati, ma suggeriti), si rinuncia ad un messaggio emotivo e fugace per insinuare il dubbio, ben più durevole, che quanto raccontato sia solo un ultimo, disperato avvertimento.


Al momento in cui si scrive il film è visionabile, in lingua originale, a questo link.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in
questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

venerdì 17 aprile 2009

Mostri contro alieni (articolo di Roberto Capponi)

"Mostri contro alieni" è un mostruoso cartone animato per la regia di Rob Letterman e Conrad Vernon. Prodotto dalla "Dreamworks animation" (bisognerebbe ribattezzarla "Nightmaresworks"), narra di una giovane californiana, Susan Murphy, che viene accidentalmente colpita da una meteora piena di sostanze interstellari. Ella così comincia a crescere sino ad una statura di 15 metri. Informato della minaccia che la gigantesca creatura potrebbe rappresentare, interviene l'esercito che cattura la ragazza trasferita in un sito militare segreto. Qui viene segregata insieme con il Professor Scarafaggio (sic), naturalmente insettiforme, B.O.B., un bruco di 100 metri di lunghezza, il cui nome è Insectosaurus ed altri simpatici mostri. La loro prigionia è interrotta allorquando, giacché un robot alieno ha assalito la terra, il presidente degli Stati Uniti, persuaso dal generale W.R. Monger, decide di arruolare i mostri affinché combattano l'invasore extraterrestre.

Il film d'animazione ci interessa per due motivi: in primo luogo in varie sequenze sono inserite non solo scie tossiche sia persistenti sia effimere, ma anche aerei che le rilasciano (si legga oltre); inoltre, usando i soliti messaggi obliqui, "Mostri contro alieni" pare voler demonizzare eventuali civiltà esterne contro le quali si coalizza un'umanità plagiata ed indottrinata. Non è forse un caso se l'invasore è in realtà un ologramma (un adombramento del Progetto Bluebeam?). Produzione di sconvolgente bruttezza, "Mostri contro alieni" è l'ennesima prova di quanto i cartoni, destinati ad un pubblico di bambini e pre-adolescenti, siano strumenti per insinuare menzogne e per normalizzare l'orrore delle scie tossiche, anche instillando il convincimento che i militari ci salveranno da pericolosi nemici. Stucchevole elogio dell'esercito, cieli sfregiati, manichea e capovolta contrapposizione tra "buoni" e cattivi... sono questi gli ingredienti di un velenoso cinema di propaganda nazista e di programmazione mentale.

Si forgiano oggi le catene per gli schiavi di domani.


"Mostri contro alieni" è un film d'animazione dedicato ai bambini in cui si vedono cieli completamente solcati da scie chimiche, addirittura in alcune sequenze si vedono gli aerei che rilasciano chemtrails! Anche il cinema ormai si è impossessato del diritto di fare “formazione” o “educazione”, chiamatela come vi pare, ed è un gravissimo comportamento la targetizzazione (scusate il neologismo, ma rende l'idea) dei minori. E' un'infamia che vengano coinvolti dei bambini che non sono in grado di comprendere dei fenomeni che sono già straordinari per gli stessi genitori i quali tendono a sminuirli, rimbecilliti a loro volta dai media (soprattutto la televisione): i mezzi di informazione, infatti, riescono a condizionare il comportamento delle masse. L'obiettivo "bambini" ci permette di capire che l'irrorazione chimico-biologica è destinata a durare per decenni o per sempre, o almeno fino a che non si troveranno delle alternative tecnologiche alle scie chimiche.

Stanno di fatto "educando" i minori ad abituarsi a vivere in un altro mondo, un'altra Terra, non quella che noi adulti abbiamo conosciuto e che ora vediamo cambiare sopra le nostre teste e sotto i nostri piedi. I media stanno facendo la parte del leone in questa “formazione”, invece di fare informazione. Lo vediamo costantemente nella pubblicità: quanti di voi hanno fatto caso agli spot pubblicitari in cui appaiono sovente cieli con le famose e tanto care ai nostri meteorologi, "innocue velature" che si dissolvono verso la sera? Chi si è accorto di formaggi alle chemtrails, rasoi alle chemtrails, automobili alle chemtrails, pneumatici alle chemtrails, biscotti alle chemtrails? Addirittura, in alcuni casi, le scie sono esibite grazie alla partecipazione di famosi personaggi. L'analisi di Corrado Penna, nell'articolo Io non voglio vedere, sull'apatia della popolazione nei confronti delle scie chimiche è assolutamente veritiera.

Anche a chi scrive è capitato di discutere e spiegare il fenomeno. Le risposte? Simili a quelle ricevute da Penna. Gente istupidita dai cellulari, dalle palestre, dalle chats insignificanti, dagli assurdi reality televisivi, dal sesso, dallo svago becero: ecco i nuovi obiettivi e divertimenti degli adulti, in un degrado sempre più travolgente. Questa è la realtà: arroganza, ignoranza, maleducazione e mancanza di rispetto che stupiscono per la loro grettezza. Quando questi bravi genitori, tanto interessati all'avvenire dei propri figli, che sono per loro più un ingombro che un piacere, li accompagneranno al cinema o acquisteranno o noleggeranno questo film o acquisteranno il videogioco, in che modo spiegheranno ai bambini che è tutto falso? Come chiariranno che quello che osservano è tutto creato dall'uomo e non esiste in natura? Come spiegheranno che quelle scie nel cielo non sono nuvole, ma prodotti chimici rilasciati da decine o centinaia di aerei per 365 giorni l'anno?



Ognuno di noi ha l'obbligo morale di informarsi e spiegare al prossimo quanto accade: non esiste un mondo in cui vige solo il diritto, questo va di pari passo con il dovere e non possiamo esimerci dall'adempiere il compito di cittadini e genitori. Non si può fingere che i problemi non esistano: dobbiamo prendere il toro per le corna e liberarci. E' inconcepibile che altri possano decidere il futuro dei nostri figli in nostra vece: adesso noi creiamo il nostro futuro. Se non ci svegliamo, i bambini di oggi saranno gli adulti schiavi di domani.


Leggi qui l'articolo di R. Capponi.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 5 marzo 2009

"Toxic skies": il film che denuncia l'infame operazione "scie chimiche"

Pubblichiamo la trama ed il trailer della pellicola "Toxic skies", un film che, attraverso la "finzione", una "finzione" quanto mai calzante ed icastica, denuncia l'operazione "scie chimiche" ed il Morgellons. Ringraziamo il gentilissimo amico che ci ha segnalato l'anteprima della produzione.

Per anni il governo è stato coinvolto in un'operazione segreta imperniata sulle "scie di condensazione". Se provi a chiedere a qualche esponente dell'esecutivo, ti risponderanno che l'operazione è stata compiuta in nome della protezione ambientale per mitigare il global warming, riflettendo la luce solare. La verità è un'altra: queste scie sono composte da sostanze tossiche e da virus deliberatamente diffusi nell'atmosfera ed a danno della popolazione ignara per "sfoltire gli anziani ed i malati". Dopo che gli ospedali di Seattle cominciano a riempirsi di persone colpite da una malattia mortale, il Dottor Tess Martin, specialista appartenente alla Global Health Association, si avventura nella ricerca della verità.

Intanto la malattia dilaga con la rapidità di un incendio sino a diventare un'epidemia. Anche il figlio di Tess, un ragazzo di dieci anni, si ammala. Con il 70 per cento degli abitanti di Seattle che muoiono in seguito alla pataologia, Tess ed il figlio capiscono che la sola chance di sopravvivenza è andarsene dalla città e trovare una cura, ma il Presidente ha proclamato lo stato d'emergenza e decretato per Seattle una quarantena. A nessuno perciò è permesso né di uscire né di entrare a Seattle. Quando il Presidente promulga una legge con cui è consentito l'impiego dei militari per impedire che il contagio si diffonda al di fuori di Seattle, Tess deve trovare un modo per fuggire dalla città per trovare una terapia e per denunciare la mortale cospirazione del governo.

AGGIORNAMENTO:

Come al solito, siamo stati accusati dai noti ciarlatani di aver proposto un falso. In realtà tutti i riferimenti al film sono stati rimossi dai principali siti che si occupano di cinematografia e televisione, a causa degli scottanti ed espliciti contenuti. Non solo! Anche dal portale della TV australiana (YourTV.com.au) il promo della pellicola è scomparso. Siamo riusciti a recuperarne una copia cache di Google.







Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica 14 settembre 2008

Cumuli di menzogne

Non mi scaricare (titolo originale Forgetting Sarah Marshall) è una recente pellicola statunitense (agosto 2008) per la regia di Nicholas Toller. Il film è presentato nelle locandine come "una divertente (sic) commedia sull'essere mollati e su come sopravvivere".

La produzione, oltre ad essere una clamorosa testimonianza della spaventevole ed irreversibile crisi del cinema contemporaneo, è l'ennesima prova di come, in modo subdolo e, al tempo stesso sfacciato, si intenda inculcare nelle persone che le scie tossiche sono un fenomeno ordinario e frequente. Infatti, nella locandina, è mostrato un cumulo a forma di cuore (che teneri!) attraversato, a somiglianza di un cuore trafitto dalla freccia del dio Cupido, da una vistosa chemtrail generata da un aeroplano che vola a quota non idonea alla formazione delle contrails.

Il mendace messaggio è chiaro: se osservate delle scie che fendono delle formazioni cumuliformi, si tratta di normali scie di condensa. Naturalmente ciò non è vero, per incontrovertibili ragioni fisiche ed atmosferiche illustrate, ad esempio, nell'articolo Disinformatori senza vergogna: la prova dei cumuli.

E' assodato che ormai la fisica dell'atmosfera è stata stravolta dai negazionisti che, con vergognosa nonchalance, affermano che le scie di condensazione si possono formare anche a 2000 metri di altitudine. I media di regime concorrono a fissare nell'immaginario collettivo questa bugia: cinema, televisione, "scienziati", "esperti", "ecologisti", "giornalisti"... fabbricano falsità, ignorando che, prima o poi, saranno sepolti sotto i cumuli di menzogna da loro stessi innalzati.

Ringraziamo il gentilissimo Matteo per la segnalazione
.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

FIRMA LA PETIZIONE PER ABOLIRE IL CANONE RAI

martedì 29 luglio 2008

Dante 01: qualche verità trapela attraverso un film di fantascienza

La fantascienza è un genere di anticipazione e, come un tempo per mezzo della mitologia, erano trasmesse delle conoscenze codificate, così, da quando la science-fiction è divenuta uno strumento di comunicazione, attraverso la letteratura ed il cinema, molti messaggi attuali sono veicolati ed accennati. La realtà imita la fantasia, ma resta sempre un po’ indietro e la realtà vera è spesso più inverosimile ed assurda di tanti parti dell’immaginazione.

Ulteriore conferma di ciò proviene dalla pellicola francese di cui pubblichiamo la recensione a cura di Domitilla Pirro. La produzione, a metà tra genere fantascientifico e filone gotico, come intuisce l'autrice della critica, pur essendo del tutto digiuna di temi pionieristici, è contesta "di simbologie e rimandi mai del tutto palesati". Tra le simbologie non esplicitate, si potrebbe rintracciare l'adombramento della dominazione per opera degli Arconti su un pianeta-penitenziario che è la Terra. Altri richiami: l'avvento del Messia (vero o falso?) e, più prosaico, ma non meno ignorato, il tema dell'intervento bioingegneristico sull'umanità, tramite nanostrutture con cui i prigionieri sono controllati e ... mutati.

Osserva la Pirro: "Il patto stipulato sin dalle prime immagini con lo spettatore, come in ogni film di genere che si rispetti, è quello di lasciare la razionalità fuori dalla sala". Temiamo che sia proprio questa "razionalità" (alias misera logica duale), presente in sala ed in ogni dove, ad impedire di vedere le nanometriche minacce e, dietro, il volto oscuro dell'invisibile.


Spazio profondo, futuro imprecisato: la stazione orbitante Dante 01 ospita una buona mezza dozzina di spietati criminali, senza possibilità di recupero ed altrettanti tecnici pronti ad usarli come cavie.

Sono, infatti, gli esperimenti più atroci quelli che vengono condotti consensualmente su questi soggetti apparentemente inermi, esposti ad iniezioni letali ed a mappature genetiche misteriose... finché fuga non sopraggiunga. Il precario equilibrio mantenuto con ferocia tra i prigionieri, agli ordini di César (Dominique Pinon, feticcio di Jean-Pierre Jeunet), viene sconvolto dall’arrivo dell’indecifrabile Saint George (Lambert Wilson, a suo tempo il Merovingio dei fratelli Wachowski), isolato lassù per ragioni troppo grandi da poter essere banalmente intuite, finché, al susseguirsi di atti di violenza reciproca in crescendo, non sembrerà essere troppo tardi per qualsiasi salvezza.

Il regista Marc Caro, ombra di Jeunet già in Delicatessen" e in The city of lost children', prosegue il suo percorso dark in bilico tra la fantascienza classica e le derive filosofico-messianiche più o meno recenti. Si tratta indubbiamente di un’opera d’autore ricca di simbologie e rimandi mai del tutto palesati, con un proprio particolarissimo senso estetico al limite della claustrofobia. Caro dirige con stile un cast sicuramente capace, districandosi nel suo non solidissimo script, senza eccessive sbavature, con un occhio alla Commedia dantesca: il lavoro è articolato in gironi infernali, ma si arresta bruscamente nel conteggio. [...] I crani rasati dei protagonisti, simili, eppure tanto diversi nelle pulsioni e nelle turbe profonde, emergono minacciosi dal buio e si nascondono negli angoli ciechi del circuito interno di videosorveglianza, debitamente alternato alle riprese.

Il patto stipulato sin dalle prime immagini con lo spettatore, come in ogni film di genere che si rispetti, è quello di lasciare la razionalità fuori dalla sala. Si assiste quindi a tutti gli stilemi del caso, dal rollio interstellare alle panoramiche dell’adiacente pianeta infuocato, dalla retorica sull’Eletto allo stato di trance semiperenne, dalle visioni oniriche agli esserini tentacolari.

La sensazione è che una serie impietosa di tagli in fase di montaggio, insieme con qualche ipotizzabile problema di distribuzione/produzione, non abbiano certo aiutato nel valorizzare e promuovere un oscuro gioiellino cult come questo, né in patria né - a quanto ci risulta - altrove. Peccato.

La frase: "Se aspiriamo alla luce, dobbiamo imparare ad allontanare le ombre".

Leggi qui la recensione scritta da Domitilla Pirro.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale


FIRMA LA PETIZIONE PER ABOLIRE IL CANONE RAI
http://www.aduc.it/dyn/rai/petizione.html

martedì 8 luglio 2008

Io sono leggenda (articolo di Cristian Vitali)

La fantascienza è un genere di anticipazione, ma le sue sconvolgenti predizioni, dopo che si sono adempiute, sono considerate normalissimi sviluppi della storia che anche l'uomo della strada avrebbe potuto prevedere.

Robert Neville è rimasto da solo. Si è diffusa un'epidemia e le creature viventi si sono tramutate in vampiri. Un morbo, dovuto ad un batterio, ha trasformato l'umanità in quella mostruosità raccontata da Bram Stoker, che ora è la forma di vita dominante del pianeta. Robert si è creato un rifugio sicuro nella sua casa, con una serra, scorte di cibo, generatori di corrente. Durante la notte si barrica in casa ed usce solo di giorno in pieno sole: riesce così a sopravvivere, raccogliendo per la città quello di cui ha bisogno. Ogni notte alcuni vampiri, tra cui il suo vecchio vicino di casa, cercano di stanarlo senza successo dalla sua casa protetta dall'aglio, per nutrirsi del suo sangue. Ogni mattina, durante i giri per la città, scova alcuni dei vampiri che sono intorporpiditi durante il giorno, quando si nascondono, e li uccide definitivamente. La vita non è facile e la solitudine è una brutta compagna. Robert attraversa periodi bui in cui vorrebbe morire, trovando rifugio nell'alcool; a volte rischia seriamente di farsi prendere dai vampiri. Ma la lucidità torna e la voglia di trovare una soluzione è forte. La biblioteca è tutta per lui e, pian piano, alcune domande trovano risposta.

Io sono leggenda (I am legend, 1954) è un romanzo di fantascienza/horror dello scrittore statunitense Richard Matheson.

Ripensando al Dracula di Tod Browning (produzione cinematografica del 1931), Matheson immaginò di rovesciarne la situazione base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi.

Il romanzo uscì in Italia per la Longanesi nel 1957 e poi nel febbraio del 1989 nella collana Urania Classici (n. 143), con il titolo I vampiri. È stato poi ristampato nella collana Urania il 15 settembre 1996 (n. 1292) con il titolo Io sono leggenda. Recentemente è stato riproposto da Fanucci, ancora con il titolo Io sono leggenda (ISBN 8834710908), con una postfazione di Valerio Evangelisti.

Dal libro è stato tratto, nel 2007, un film per la regia di Francis Lawrence e con protagonista Will Smith. E' solo una pellicola, ma potrebbe alludere alla nostra fine: magari non ci trasformeremo in vampiri, ma diventeremo semi-zombies o persone gravemente ammalate, non più in grado di pensare. Questo, secondo me, è il vero scopo delle scie chimiche, del gran baccano che si sta facendo per promuovere a tutti i costi gli alimenti O.G.M. che contengono tra l'altro un microorganismo (l'agrobatterio) rintracciato in tutti pazienti che hanno contratto il morbo di Morgellons. Ci stanno avvelenando, poco alla volta, tramite la contaminazione dell'aria, del cibo e dell'acqua.

La popolazione, nell'ambito del Nuovo ordine mondiale, dovrà eseere sottomessa ad un unico governo capeggiato da una ristretta congregazione massonica elitaria formata dalle famiglie più potenti del pianeta (Illuminati). Meno il popolo riesce a pensare, meglio è per chi comanda e detiene il potere.

Chi ci dice che davvero non sperimenteranno un virus o altro a livello mondiale per scopi militari e di annullamento del pensiero con le conseguenze analoghe a quelle del film?


Leggi qui l'articolo scritto da Cristian Vitali.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Aggiorna Tanker Enemy nei tuoi preferiti. D'ora in poi questo blog è raggiungibile digitando http://www.tankerenemy.com/

TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale


FIRMA LA PETIZIONE PER ABOLIRE IL CANONE RAI
http://www.aduc.it/dyn/rai/petizione.html
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...