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venerdì 19 giugno 2020

Equals



“Equals” è una pellicola del 2015 per la regia di Drake Doremus. Le vicende sono ambientate in un futuro prossimo: un sistema tecnocratico, denominato “Il collettivo”, ha plasmato, attraverso modifiche genetiche e la chimica, una società in cui gli uomini non provano più né emozioni né sentimenti, considerati destabilizzanti, suscettibili di creare conflitti e tensioni. Nei protagonisti, due giovani, Silas (Nicholas Hoult) e Nia (Chisten Stewart), però, un po’ alla volta riaffiora la natura umana repressa per mezzo dell’indottrinamento e di inibitori chimici. Coloro in cui si risvegliano le pulsioni e le tendenze naturali mai del tutto sopite, sono considerati devianti e “curati” con farmaci e sedute psicologiche: la loro patologia è definita S.O.S., ossia syndrome of switching, sindrome da accensione. Se i trattamenti terapeutici, articolati in due cicli, risultano inefficaci, i “pazienti” sono trasferiti in una sinistra struttura dove sono istigati a commettere suicidio. Silas e Nia cominciano ad avvertire in loro un cambiamento emotivo finché si innamorano l’uno dell’altra. Naturalmente la loro relazione è clandestina, ma, grazie ad un gruppo di “imboscati”, persone che hanno riscoperto l’importanza degli affetti, riescono a frequentarsi. La coppia, sempre con l’aiuto degli “imboscati”, decide di fuggire dal centro aerospaziale in cui lavora per cominciare una nuova vita.

L’idea di base ricorda da vicino altri film, soprattutto “Equilibrium”, ma il sottogenere distopico qui vira verso il romantico, mentre l’azione e la suspense sono ridotte al minimo. La recitazione dei protagonisti è perfetta, algida ed impersonale come i luoghi ed il milieu dove si conduce un’esistenza del tutto programmata ed anemotiva. Con questa atmosfera fredda consuonano la sceneggiatura essenziale e la fotografia che valorizza il bianco freddo di ambienti ed abiti, colore su cui spesso si stagliano le silhouettes degli attori. Sono scelte stilistiche efficaci utili a riscattare la scarsa originalità dell’intreccio che evoca pure, per il tòpos narrativo dell’equivoco fatale, “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, anzi John Florio.

L’aspetto più importante della produzione ci sembra il verosimile affresco di un mondo che rispecchia quello che stanno modellando le sedicenti élites intente a “fabbricare”, con i pretesti più disparati, generazioni di automi cui sono impediti i rapporti interpersonali, individui efficienti, omologati (equals appunto), insensibili. E’ il “brave new world” immaginato da Aldous Huxley. Agli esseri umani, in cambio di un’esistenza autentica con le sue gioie e i suoi dolori, costellata di slanci e delusioni, è offerto solo il cerebrale surrogato di una scienza frigida, volta a far progredire le esplorazioni spaziali.

Eppure l’umanità è destinata a trionfare sul controllo e sulla chimica, sotto forma di farmaci o di veleni, perché l’umanità, quella genuina, è ancora capace di passioni vere… che non sono reazioni chimiche.

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domenica 2 aprile 2017

Contaminazione da ftalati: sotto accusa le fibre dovute alla polimerizzazione dei carburanti avio



Gli endocrinologi hanno recentemente lanciato l’allarme: sono sempre più frequenti i casi di neonati dal sesso incerto e di maschi che manifestano più o meno spiccate caratteristiche biologiche e fenotipiche di tipo femminile.

Qual è la radice del problema? L’inquinamento ambientale e, per la precisione, la contaminazione dovuta agli ftalati, composti chimici polimerici. Gli ftalati, infatti, interferiscono sul sistema endocrino, quindi sul normale sviluppo dei caratteri sessuali. Quali sono le fonti della contaminazione? Vediamo le principali.

• Le pellicole con cui si avvolgono gli alimenti
• Gli oggetti per i neonati: poppatoi, succhiotti etc.
• Le bottiglie di plastica
• Molti cosmetici
• Alcuni antidoloricici
• Molti profumi
• I prodotti per la pulizia domestica
• Le vernici
• Contenitori vari
• Last, but not least, i carburanti aeronautici la cui polimerizzazione (vedi filamenti di ricaduta) genera appunto ftalati. D'altronde questo fenomeno ha registrato un drammatico incremento solo negli ultimi anni, per cui è evidente che le altre cause citate non sono determinanti.

Siamo chiari: checché ne dicano i vari Kapò negazionisti, i filamenti che anche in questi ultimi mesi di spaventose operazioni di geoingegneria criminale, abbiamo visto in ogni dove, non sono ragnatele di Aracnidi migratori, ma fibre polimeriche. Queste fibre, che cadono sul terreno, nei laghi, nei fiumi… entrano nella catena alimentare, provocando poi gli effetti sopra descritti. Che tale forma di inquinamento sia intenzionale, deliberata o involontaria, essa comunque traduce la geoingegneria in bioingegneria, ossia in uno snaturamento ed in un’alterazione dei processi biologici: lo scenario prospettato nel romanzo distopico di Aldous Huxley, Il mondo nuovo, (Brave new world) è sempre più vicino, sempre più attuale.

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lunedì 2 gennaio 2017

Evoluzione non autorizzata



Si intitola “Evoluzione non autorizzata” l’ultima fatica di Marco Pizzuti, ex ufficiale dell'esercito, dottore in Legge, blogger, opinionista, conferenziere e tra i (pochi) protagonisti dell’informazione indipendente. Pizzuti ha al suo attivo una serie di saggi che vogliamo citare, libri accomunati da un fil rouge che nei titoli si concretizza nell’espressione “non autorizzato” ad indicare il velo di segretezza lacerato da ricerche coraggiose e non allineate. I testi sono appunto “Scoperte archeologiche non autorizzate”, “Scoperte scientifiche non autorizzate”, “Rivelazioni non autorizzate”, “Rivoluzione non autorizzata”, “Esperimenti scientifici non autorizzati”, “Scoperte mediche non autorizzate”, "Scelte alimentari non autorizzate".

In “Evoluzione non autorizzata: dall’uomo 2.0 alla matrice universale della coscienza”, l’autore esplora l’inquietante mutazione antropologica che alcuni scienziati hanno definito, mutuando un termine dall’astrofisica, “singolarità”, ossia l’irreversibile transizione di homo sapiens sapiens verso un cross over naturale-artificiale. Negli ultimi decenni, infatti, “la biologia ha oltrepassato il confine che le separava dal mondo informatico ed i computer del futuro saranno dei biochip viventi formati da DNA modificato o interamente di sintesi. Marco Pizzuti ci offre un’indagine attenta e documentata sulla prossima evoluzione delle tecnologie attualmente in uso. Sta per nascere una nuova razza ibrida di uomini ‘semidei’, mentre le macchine si vanno umanizzando. Androidi, robot, Intelligenza artificiale, sorveglianza, droni, nano-robot, immortalità cibernetica, avatar, potenziamenti psicofisici, cyborg, metamateriali… sono solo alcune delle novità con cui dovremmo abituarci a convivere nei prossimi anni”.

Lo scrittore descrive e denuncia i deliranti progetti del Transumanesimo che vagheggia un superamento della natura in direzione di un mondo che ricorda da vicino la distopia delineata dal famigerato Aldous Huxley nel romanzo “Il mondo nuovo”. E’ un mondo ipercontrollato da una cerchia di tecnocrati dove l’umanità è inquadrata in classi sociali rigidamente predeterminate ed in cui il più volgare edonismo ha sostituito l’amore per la vita e l’empatia.

Siamo vicini ad una svolta ed è una svolta involutiva: la tecnologia si è a poco a poco impadronita delle nostre esistenze, ma non è un attacco cui si possa reagire con forme di neoluddismo, quanto una lenta, graduale infiltrazione. Gli uomini che conosciamo oggi paiono destinati ad estinguersi, rimpiazzati un po’ alla volta da generazioni di cyborg: il tutto avviene in maniera quasi inavvertita e, quel che è peggio, con il consenso delle vittime inclini a scambiare l’incubo con il più seducente dei sogni.

Pizzuti coniuga un approccio diacronico, analizzando i “progressi” della cibernetica, con un taglio sincronico per squadernare le attuali minacce all’ambiente ed all’umanità: sono inevitabili in tale contesto ricognizioni sulle armi geofisiche (inclusa la biogeoingegneria clandestina alias "scie chimiche"), l’ingegneria sociale, il terrorismo di Stato, la mondializzazione economica.

L’autore, pur riconoscendo che la situazione è gravemente compromessa, in quanto lontano anni luce dallo scientismo e dai suoi miti di plastica, nella seconda parte del volume offre prospettive di riscatto ancorate al trascendimento di una visione meccanicistica della realtà.

L’opera è corredata da una monumentale e doviziosa bibliografia che riporta anche il saggio “Scie chimiche-la guerra segreta”, 2015, in relazione all’approfondimento sulle armi climatiche e sul Morgellons.


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