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domenica 4 febbraio 2018

Strana strage di storni a Roma



"Ci sarà un giorno in cui i volatili cadranno dal cielo, gli animali che popolano i boschi moriranno, il mare diventerà nero ed i fiumi scorreranno avvelenati. Quel giorno, uomini di ogni razza si uniranno come guerrieri dell'arcobaleno per lottare contro la distruzione della Terra". (Profezia dei nativi americani Hopi)

Un inquietante fatto è occorso a Roma nell’ultimo scorcio di gennaio 2018: si è verificata un’improvisa moria di storni. I volatili sono precipitati senza apparente motivo. Tra l’altro, non è la prima volta in cui ciò accade a Roma nella stessa zona non distante dalla sede del C.N.R. I vari enti si stanno prodigando per insabbiare, pardon, per indagare il caso. Per conoscere le possibili cause della falcidia che ha colpito i volatili, si legga l’articolo “L’arma finale”, 2011

Roma - 30 gennaio 2018. Numerosi storni sono stati trovati morti nel piazzale del Verano, Porta Pia ed in Via Nomentana. “Gli uccelli cadono morti in terra”, dicono i residenti. È stata allertata la Protezione civile che sta organizzando un sopralluogo congiunto con l’A.S.L. e gli uffici del Campidoglio. I corpi dei passeiformi sono rimasti in strada sul marciapiede e nel mezzo della carreggiata con i passanti esterefatti. Un incubo per automobilisti e residenti.[…]

Ora quello che tutti si chiedono è perché gli storni finiscano sull’asfalto privi di vita.

“Il Dipartimento di tutela ambientale di Roma Capitale si è immediatamente attivato insieme con la Protezione civile per affrontare la moria di storni verificatasi in alcune zone della città. Sui luoghi è intervenuto l'Ufficio animali problematici (sic!) del Dipartimento, mentre A.S.L. ed Istituto zooprofilattico sono stati coinvolti al fine di indagare sulle cause del fenomeno”. Lo comunica il Campidoglio. “In questi casi, la rimozione delle carcasse degli animali è affidata all’A.S.L. che provvede anche alla loro distruzione, mentre alcuni esemplari sono stati prelevati dall'Istituto zooprofilattico per i normali esami diagnostici”, conclude la nota.

Fonte: ilmessaggero.it

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lunedì 2 gennaio 2017

Evoluzione non autorizzata



Si intitola “Evoluzione non autorizzata” l’ultima fatica di Marco Pizzuti, ex ufficiale dell'esercito, dottore in Legge, blogger, opinionista, conferenziere e tra i (pochi) protagonisti dell’informazione indipendente. Pizzuti ha al suo attivo una serie di saggi che vogliamo citare, libri accomunati da un fil rouge che nei titoli si concretizza nell’espressione “non autorizzato” ad indicare il velo di segretezza lacerato da ricerche coraggiose e non allineate. I testi sono appunto “Scoperte archeologiche non autorizzate”, “Scoperte scientifiche non autorizzate”, “Rivelazioni non autorizzate”, “Rivoluzione non autorizzata”, “Esperimenti scientifici non autorizzati”, “Scoperte mediche non autorizzate”, "Scelte alimentari non autorizzate".

In “Evoluzione non autorizzata: dall’uomo 2.0 alla matrice universale della coscienza”, l’autore esplora l’inquietante mutazione antropologica che alcuni scienziati hanno definito, mutuando un termine dall’astrofisica, “singolarità”, ossia l’irreversibile transizione di homo sapiens sapiens verso un cross over naturale-artificiale. Negli ultimi decenni, infatti, “la biologia ha oltrepassato il confine che le separava dal mondo informatico ed i computer del futuro saranno dei biochip viventi formati da DNA modificato o interamente di sintesi. Marco Pizzuti ci offre un’indagine attenta e documentata sulla prossima evoluzione delle tecnologie attualmente in uso. Sta per nascere una nuova razza ibrida di uomini ‘semidei’, mentre le macchine si vanno umanizzando. Androidi, robot, Intelligenza artificiale, sorveglianza, droni, nano-robot, immortalità cibernetica, avatar, potenziamenti psicofisici, cyborg, metamateriali… sono solo alcune delle novità con cui dovremmo abituarci a convivere nei prossimi anni”.

Lo scrittore descrive e denuncia i deliranti progetti del Transumanesimo che vagheggia un superamento della natura in direzione di un mondo che ricorda da vicino la distopia delineata dal famigerato Aldous Huxley nel romanzo “Il mondo nuovo”. E’ un mondo ipercontrollato da una cerchia di tecnocrati dove l’umanità è inquadrata in classi sociali rigidamente predeterminate ed in cui il più volgare edonismo ha sostituito l’amore per la vita e l’empatia.

Siamo vicini ad una svolta ed è una svolta involutiva: la tecnologia si è a poco a poco impadronita delle nostre esistenze, ma non è un attacco cui si possa reagire con forme di neoluddismo, quanto una lenta, graduale infiltrazione. Gli uomini che conosciamo oggi paiono destinati ad estinguersi, rimpiazzati un po’ alla volta da generazioni di cyborg: il tutto avviene in maniera quasi inavvertita e, quel che è peggio, con il consenso delle vittime inclini a scambiare l’incubo con il più seducente dei sogni.

Pizzuti coniuga un approccio diacronico, analizzando i “progressi” della cibernetica, con un taglio sincronico per squadernare le attuali minacce all’ambiente ed all’umanità: sono inevitabili in tale contesto ricognizioni sulle armi geofisiche (inclusa la biogeoingegneria clandestina alias "scie chimiche"), l’ingegneria sociale, il terrorismo di Stato, la mondializzazione economica.

L’autore, pur riconoscendo che la situazione è gravemente compromessa, in quanto lontano anni luce dallo scientismo e dai suoi miti di plastica, nella seconda parte del volume offre prospettive di riscatto ancorate al trascendimento di una visione meccanicistica della realtà.

L’opera è corredata da una monumentale e doviziosa bibliografia che riporta anche il saggio “Scie chimiche-la guerra segreta”, 2015, in relazione all’approfondimento sulle armi climatiche e sul Morgellons.


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venerdì 28 ottobre 2016

Terremoto nelle Marche: un evento di origine artificiale?



26 ottobre 2016, ore 19:11, terremoto nell’Appennino marchigiano di magnitudo 5.4 della Scala Richter, con ipocentro a circa 9.3 km. L’epicentro coincide con Castel Sant’Angelo sul Nera, sull’Appennino maceratese, in corrispondenza del confine con l’Umbria.

Il sisma è stato avvertito in tutto il centro Italia, in particolar modo nell’area fra Norcia, Castel Sant’Angelo sul Nera ed Arquata del Tronto, ma anche a Perugia, Terni, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Pescara, L’Aquila, Teramo, Rieti, Chieti, Viterbo, Roma, Arezzo, Firenze, Siena, Campobasso, Frosinone etc.

Molti si sono chiesti se il sommovimento tellurico sia naturale o no. Analizziamo i dati a nostra disposizione.

• Il sisma delle 19:11 è stato seguito alle ore 21.18 da un altro evento di magnitudo maggiore, ufficialmente 5,9: ciò è anomalo, perché l’energia di un sisma si sprigiona quasi tutta con la prima scossa; la restante è via via rilasciata con lo sciame successivo.
• L'ipocentro è estremamente superficiale (circa 10 Km di profondità). [1]
• La calamità è occorsa a coronamento di un periodo di intensa, parossistica attività chimica ed elettromagnetica (evidenziata nella foto satellitare di copertina).
• Sono state scorte le tipiche nubi sismiche (cfr infra) e segnalati inusuali fenomeni elettrici in atmosfera, come lampi senza tuoni, malfunzionamento delle comunicazioni UMTS e su digitale terrestre. Il caso vuole che nello stesso giorno la Terra era stata investita da un'imponente tempesta magnetica dovuta ad espulsioni di massa coronale di notevole intensità. Il sole, come è noto, agisce sulla formazione della ionosfera.



Seguiamo sempre questi accadimenti con apprensione. In realtà, fra trivellazioni (fracking), che destabilizzano le faglie, e manipolazioni ionosferiche, viviamo tutti su una polveriera: le alterazioni ionosferiche PROVOCANO terremoti, come riconobbe la stessa N.A.S.A., pochi giorni dopo - guarda caso - il sisma che colpì l’Abruzzo, nel 2009.

Le chemclouds e le smart clouds sono l’indizio evidente della presenza di metalli elettroconduttivi in bassa atmosfera. Giustamente qualcuno le definisce anche "nubi sismiche".

Circa la profondità degli epicentri, meglio affidarsi ai rapporti francesi, poiché il nostro I.N.G.V., costola del sistema, tende a modificare i dati inerenti all'ipocentro, che è cruciale per l'identificazione di un sisma di origine ionosferica. Comunque sia, anche portando la profondità a 19 km, non cambia molto, giacché i sommovimenti naturali hanno di solito ipocentri superiori ai 50 km di profondità.

Si chiama effetto rimbalzo o "bunching", letteralmente “raggruppamento”. La ionosfera è riscaldata (quindi gonfiata verso l'alto) con l'emissione di impulsi ad alta frequenza sfasati di tempo e frequenza (ad esempio, 10.000 hz e 10.006 hz) e che creano una risonanza ELF ed ULF verso terra. Quindi, una volta interrotto il segnale, la ionosfera ritorna velocemente alla sua forma naturale, creando un effetto domino verso gli strati di atmosfera sottostanti nonché sulle fenditure, già sollecitate dalle bassissime frequenze che risultano dallo sfasamento di fase creato da due impulsi inviati con piccola distanza di tempo l'uno rispetto all'altro.

La realtà purtroppo è questa: oggigiorno molte catastrofi sono di origine militare; due giorni dopo il sisma abruzzese, alcune testate riportarono la seguente notizia: “La N.A.S.A. scende in campo con un annuncio rivoluzionario sulle previsioni sismiche. Secondo Stuart Eves, che lavora presso l'agenzia spaziale statunitense, esisterebbe una stretta correlazione tra i terremoti che superano il quinto grado della Scala Richter e particolari perturbazioni che sono rilevate nell’atmosfera più alta, la ionosfera”. [2]

E’ così: gli ecoterroristi governativi stimolano la ionosfera, provocano i terremoti e poi invertono i fattori, affermando che le aberrazioni nella ionosfera possono preannunciare sismi di magnitudo superiore a 5 gradi della Scala Richter. Comunque, invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia: è un ennesimo disastro… innaturale.

[1] CLASSIFICAZIONE dei TERREMOTI in base alla profondità dell’ipocentro: TERREMOTI SUPERFICIALI (ipocentro compreso fra 0 e 70 Km di profondità) TERREMOTI INTERMEDI (ipocentro compreso fra 70 e 300 Km di profondità) TERREMOTI PROFONDI (ipocentro supera i 300 Km di profondità – registrati al massimo terremoti con ipocentro non inferiore ai 700 Km).

[2] L'articolo in cui si riportava che la N.A.S.A. sarebbe in grado di prevedere sismi in base alle alterazioni ionosferiche è stato poi rimosso. Comunque ne fu fatta copia ed è visionabile [QUI] dai nostri server.


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martedì 10 maggio 2016

Perché lo fanno?



“Perché lo fanno?” E’ questa la domanda più gettonata, posta da chi viene al corrente della destabilizzante realtà nota come “biogeoingegneria clandestina” alias “chemtrails” o "scie chmiche". E’ una domanda legittima e pure comprensibile, ma non bisogna arenarsi in questo interrogativo o in altri simili che alla fine rischiano di diventare degli alibi, degli autoinganni per convincersi che il problema non esiste. Tale quesito deve essere solo l’abbrivo per procedere in un percorso di conoscenza e di consapevolezza.

Perché lo fanno?” Non si intossicano con le scie chimiche anche gli ideatori e gli artefici di questo crimine? Dagli anni ‘40 agli anni ‘90 del XX secolo, quanti ordigni nucleari sono stati fatti esplodere in atmosfera e nel sottosuolo dalle potenze nucleari, (Stati Uniti d’America, U.R.S.S., Regno Unito, Cina, Francia), sebbene sia gli scienziati sia i vertici militari sapessero benissimo che le radiazioni nucleari sono perniciose, anzi mortali? Eppure agli orchi non interessava un fico secco dei danni causati all’ambiente ed agli esseri viventi: essi agiscono senza pensare minimamente alle conseguenze dei loro scellerati “esperimenti”.

Perché lo fanno?” Intanto lo fanno e basta, qualunque sia l’insieme degli scopi che sono ormai arcinoti. Se questa domanda diventa un pretesto per adagiarsi nell’inerzia e nell’acquiescenza, allora diventa stucchevole ed inopportuna. Presa coscienza che i delinquenti mondialisti controllano il clima ed il tempo con le loro micidiali armi, presa coscienza che scatenano terremoti disastrosi, che devastano e massacrano nei quattro angoli di un martoriato pianeta, continuare a ripetere il mantra diventa ridicolo, come se un pedone, mentre sta per essere investito da un autoarticolato, svolgesse il seguente “ragionamento”: “Prima che io mi scansi e cominci a correre per evitare di essere travolto dal mezzo pesante, è necessario calcolare la traiettoria, l’energia cinetica, la resistenza dell’aria, persino, sulla base del principio di indeterminazione di Heisenberg, la posizione o la quantità di moto di ciascuna particella che compone la materia degli oggetti coinvolti nella dinamica dell’incidente”. Mentre si computano queste ed altre variabili (perché non considerare pure l’effetto Casimir?), sussiste il concreto rischio che il malcapitato si ritrovi spiaccicato sull’asfalto.

Dunque le domande che ci attendiamo sono altre: “Come posso agire per informare le altre persone di quest’aggressione proditoria?,” Come posso agire per tentare di arginare la desertificazione della Terra, l’inquinamento di acqua, aria, cibo?”, “Come posso agire affinché si raggiunga la massa critica necessaria per costringere le istituzioni ad ammettere la deliberata distruzione della biosfera?”, “Come posso agire per fermare i farabutti, per garantire un futuro a figli e nipoti, sempre più malati, deboli, lobotomizzati dai media negazionisti, dall’”educazione”, dal sistema nel suo complesso?”

Insomma, poniamoci i giusti interrogativi, ma soprattutto adoperiamoci con tenacia, alacrità e coraggio, perché, gente, siamo al lumicino! Gente, svegliamoci, perché siamo ad un passo dal baratro!


[1] Tra il 1945 ed il 1993, le cinque potenze nucleari dichiarate (U.S.A., U.R.S.S., Gran Bretagna, Francia e Cina fecero esplodere 2031 testate sperimentali. I test avvennero in cima a torri, su chiatte, sospesi a palloni aerostatici; gli ordigni furono sganciati da aerei, lanciati da razzi fino alla quota di 480 chilometri sulla superficie terrestre; sott'acqua a 60 metri di profondità; in pozzi e sotto terra, fino a più di 240 metri sotto il suolo ed in tunnel orizzontali. Circa il 25% degli esperimenti fu realizzato nell'atmosfera. I 511 test atmosferici raggiunsero una potenza totale di 438 megatoni, pari a 29.000 bombe come quelle di Hiroshima. Più di metà del valore complessivo dei megatoni fu concentrato in un periodo di sedici mesi, da settembre 1961 al dicembre 1962.

In totale, gli Statunitensi eseguirono (nel periodo 1954-1993) 215 test nell'atmosfera e 812 sottoterra; i Sovietici rispettivamente 207 e 508; la Gran Bretagna 21 e 24; la Francia 45 e 147 (tra cui quelli nell'oceano); la Cina 23 e 16. Alla fine del 1958, gli esperimenti nucleari avevano prodotto sul pianeta circa 65 chili di stronzio 90, con una radioattività totale di 8,5 milioni di curie; la radioattività del cesio 137 alla stessa epoca ammontava a 15 milioni di curie. Il fall out degli esperimenti statunitensi e britannici, di grande potenza e, tutti senza eccezione, in località nei pressi dell'equatore si sono distribuiti uniformemente sopra l'intero globo. Tra il 1952 ed il 1957, gli U.S.A. compirono 90 test nel poligono nucleare del deserto del Nevada. Quelle esplosioni rilasciarono una quantità di iodio 131 superiore di dieci volte a quella che si sprigionò dalla centrale di Chernobyl. Gli stessi test esposero mediamente ogni cittadino statunitense ad una radiazione pari a 2 rad; sono soltanto 0,24 rad annuali quelli provenienti dalla radioattività naturale. Alcuni medici hanno calcolato che circa 10.000 tumori alla tiroide saranno provocati da questa pioggia contaminante invisibile.

Fonte della nota: "Test Nucleari: giocare col plutonio", di Paolo Cortesi

Articoli correlati:

- Il delirio tecnocratico, 2016
- Trovate sexy il bikini? È figlio di bombe atomiche e deportazioni, 2015

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mercoledì 22 luglio 2015

Sulla scia delle scie chimiche (articolo di Dave Gahary)



Il giornalista Dave Gahary ha di recente realizzato un’intervista radiofonica ad Elana Freeland, l’autrice di un saggio che presentammo tempo fa, “Chemtrails, H.A.A.R.P. and the full spectrum dominance of planet Earth”, 2014. E’ un volume che si può considerare tra i migliori in circolazione in merito alla geoingegneria clandestina, per ricchezza di documentazione, profondità interpretativa e rigore scientifico. La fatica della Freeland è tra le fonti del testo “Scie chimiche-La guerra segreta”.

Di seguito alcune considerazioni di Gahary sul libro della Freeland.

Fino a dove si spingerà l'élite globale per ottenere il pieno controllo del pianeta? A giudicare dal modo in cui il nostro governo (quello statunitense n.d.t.) origlia e spia tutto il mondo, le recenti azioni per rendere obbligatorie le vaccinazioni, la diffusione dello stato di polizia, possiamo asserire che i cosiddetti potenti non hanno remore di alcun tipo nell’attuazione dei loro piani criminali. Secondo Elana Freeland, il fine ultimo dei globalizzatori è il controllo della ionosfera terrestre al fine di dominare il tempo ed usarlo come arma per soggiogare la popolazione mondiale. Questo e molto altro è rivelato nel corposo saggio dell’autrice. Scrive la Freeland nell'introduzione al suo saggio: "E’ in atto una vera e propria macchinazione, ordita da personale dell'Aeronautica, meteorologi, controllori del traffico aereo civile, piloti, media di regime, agenzie ‘ambientali’ ed associazioni, senatori, deputati, medici e scienziati negazionisti, tutta gente che viola la deontologia ed il dovere di informare e proteggere i cittadini”.

La ionosfera, che si trova ad un’altitudine che va da circa 37 a 370 miglia dalla superficie della Terra, "svolge un ruolo importante nell’elettricità atmosferica" e "nella propagazione dei segnali radio nel globo terracqueo". Dopo che NiKola Tesla scoprì l'importanza della ionosfera verso la fine del XX secolo, l’esecutivo degli Stati Uniti procedette da un lato a screditare il geniale scienziato serbo, dall’altro a carpire le sue acquisizioni. Da allora, le élites hanno compiuto progressi costanti nel dominio dell'atmosfera, arrivando a lanciare testate nucleari nello spazio. "Nel corso degli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo", ci rammenta la Freeland, "più di 300 megatoni di bombe nucleari furono esplosi nell'atmosfera". Al centro delle operazioni dei globalizzatori per conseguire il controllo della Terra è la dispersione senza freno alcuno di composti chimici dannosi, le cosiddette "scie chimiche", nel quadro di progetti squisitamente strategici dovuti alla D.A.R.P.A. L'agenzia militare statunitense D.A.R.P.A. è all'origine della creazione di Internet nel 1969 per consentire alle agenzie governative di comunicare con le università nel caso di guerra nucleare; Internet diventò un sistema di comunicazione civile nel 1992.

"Chemtrails", come spiega la Freeland, è una dicitura dispregiativa usata per ghettizzare coloro che denunciano la geoingegneria clandestina, ma è altresì un sintagma di origine militare che deriva da un testo denominato “U.S. Air Force academy chemistry 131 manual”, risalente al 1990.
Attraverso l'accesso a migliaia di pagine di documenti governativi liberamente consultabili o declassificati, la Freeland è stata in grado di scrutare il mondo segreto della feccia mondialista e di denunciare i loro folli obiettivi. “Governare le correnti a getto significa spostare la pioggia da una zona all'altra o altrettanto facilmente prosciugare l'umidità e produrre siccità. Siccità, uragani, inondazioni", spiega la Freeland, "possono atterrire piccoli stati che vogliono mantenere la loro indipendenza oppure servire come strumento di ricatto per altri paesi costringendoli a comportarsi secondo le direttive dei poteri sovranazionali. Il controllo dei fenomeni atmosferici non è quello finale", osserva la ricercatrice: "l'ordine del giorno generale è quello di mantenere l'atmosfera innaturalmente carica, in modo da preservare il dominio dello spettro denominato 'C4', ossia comando, controllo, comunicazioni e computer su tutto il pianeta".

La Freeland constata che la resistenza a questi crimini è stata pressoché inesistente. Un’eccezione è lo Space preservation act, proposta di legge presentata dal deputato Dennis Kucinich nel 2001, ma, se si esclude tale iniziativa, il silenzio, la collusione e l’omertà prevalgono. L’opinione pubblica statunitense è stata una facile preda.

Un altro fine delle élites è il denaro: “Attraverso i ricatti del Fondo monetario internazionale, la speculazione finanziaria ed i profitti per la ricostruzione nelle aree devastate, il bottino dei globalizzatori è di giorno in giorno più grosso". Il primo passo da compiere per tentare di sconfiggere i criminali è tenersi informati. Il libro della Freeland può contribuire a fermare i globalizzatori.

Fonte: Americanfreepress



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domenica 7 giugno 2015

Geopolitica e geoingegneria clandestina: il caso del Texas (articolo di Michael Thomas)



L’alluvione che ha colpito il Texas è stato un evento meteorologico artificiale volto ad implementare l’Agenda 21?

Michael Thomas, nell’articolo di cui abbiamo tradotto le parti salienti, instaura un collegamento tra geoingegneria proditoria e geopolitica: le chemtrails sono un’arma polivalente utile per costringere paesi, popoli e governi recalcitranti ad accettare, con le buone o le cattive, le politiche globalizzatrici. A ragione, nei recenti nubifragi abbattutisi sul Texas e sulla California, l’autore, che forse tende ad enfatizzare il ruolo e la moralità dei poteri locali, intravede la longa manus della funesta amministrazione Obama dietro la quale, a sua volta, opera un deleterio Governo ombra mondiale. In Sardegna si scatenò un inferno d'acqua dopo che la Giunta regionale aveva deciso di abolire l'I.V.A. nell'isola... Una coincidenza?

L'alluvione del millennio colpisce Austin, Houston, Dallas, San Marcos ed altre città del Texas. Le piogge eccezionali cadute nella seconda metà di maggio sul Texas e l'inizio dell'esercitazione denominata “Jade helm” non possono essere una coincidenza. Ci si deve porre una domanda: il diluvio texano è stato un evento meteorologico naturale o artificiale?

Se le immagini satellitari hanno qualcosa da rivelare su questa bizzarra inondazione in tutto lo Stato, esse ci informano su qualcosa di anomalo. La “colonna” nera che si vede sopra il Texas, l’Oklahoma, il Kansas ed il Nebraska non è per nulla naturale: è squadrata, angolosa e rettilinea.



Quello che forse è la caratteristica più distintiva di questo avvenimento atmosferico geoingegnerizzato è il fatto che ha mantenuto la sua integrità strutturale per diversi giorni. [...] In poche parole, questi modelli climatici e le dinamiche ad essi sottese non esistono in natura.

Si può individuare un nesso tra geoingegneria clandestina e geopolitica? Riteniamo di sì. Austin (capitale del Texas, n.d.t.) è in rotta di collisione con Washington, da quando Barack Obama è stato eletto presidente. Sia l'ex governatore, Rick Perry, sia l'attuale governatore, Greg Abbott, sono una spina nel fianco del presidente Barack Obama (Barry Soetoro), di cui non condividono le politiche inerenti all'immigrazione dal Messico, alla riforma sanitaria (la cosiddetta “Obamacare”), al programma di vaccinazioni obbligatorie etc. Il Texas, per la sua stessa natura, ha spesso rivendicato l'indipendenza dalla Federazione.

L'esercitazione “Jade helm” e l'uso deliberato del Texas come area di sosta per le unità federali sono iniziative che hanno indotto il governatore Greg Abbott ad ordinare alla guardia nazionale texana di seguire da vicino le operazioni. Tale decisione del governatore sottolinea il livello di profonda diffidenza che divide Washington da Austin.

E’ importante capire che chiunque, in ogni dove e in qualsiasi momento può diventare vittima della guerra meteorologica e climatica. Non esiste città o Stato, nazione o continente che siano immuni da tale armi. Non esiste alcuna giurisdizione libera dai dettami dei globalisti, fautori del Nuovo ordine mondiale.

L'attuale Governo ombra planetario ha molti mezzi a sua disposizione con i quali far rispettare la sua volontà ed attuare i suoi progetti.



Ricordiamo che il Texas mira a staccarsi dall'Unione. [...] Nel caso del Texas, l'amministrazione Obama è stata assente ingiustificata durante la pluriennale siccità che ha afflitto ed affligge molte aree e stati, quali la California. Invece di sostenere le popolazioni locali durante le terribili emergenze, Washington le sfrutta, tenendole in ostaggio, prima di dichiarare lo stato di calamità “naturale”. I fondi immediatamente necessari per affrontare in tempo reale i problemi non arrivano o sono parcellizzati in quantità ridicole, del tutto insufficienti.

La Casa Bianca coglie ogni occasione per dominare qualsiasi Stato che cerca di spiegare le ali o di esercitare le proprie funzioni di governo con integrità ed autonomia.

Fonte: themillenniumreport


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martedì 2 settembre 2014

Naturalisti ed artificialisti


Come si devono interpretare oggigiorno i fenomeni climatici e meteorologici? Sono un complesso di situazioni per lo più naturali o artificiali?

Anche se rincresce ammetterlo, il dominio della natura per opera degli apparati miiltari ed industriali, è ormai un dato di fatto. Si pensi, a titolo di mero esempio, al caso della costa occidentale degli Stati Uniti dove anni di attività igroscopiche hanno portato ad una spaventosa siccità. Le perturbazioni da lustri sono in modo sistematico bloccate sul Pacifico o deviate verso il Midwest: entro un paio d’anni la California resterà senz’acqua. I danni all’agricoltura non si contano, mentre gli incendi divorano le foreste già sofferenti per la cronica penuria di piogge e le quantità abnormi di metalli pesanti nell’humus.

La sorte della California dimostra che è possibile piegare i fenomeni atmosferici ai proprio loschi fini. Ciò che accade nello stato della Federazione è emblematico e si può estendere a molte altre regioni del pianeta dove ormai il clima è “sintetico” o comunque sconvolto da diuturni, massicci interventi.



I “naturalisti” (definiamo così chi reputa che le manifestazioni meteorologiche attuali dipendano in gran parte da fattori naturali, quali l’attività solare, i cicli geologici, i raggi cosmici etc.) negano che la tecnologia possa soggiogare la natura. Essi adducono come prova il fatto che la calotta glaciale antartica si sta espandendo, a dispetto delle ciance circa il riscaldamento globale attribuito al biossido di carbonio. I “naturalisti” non hanno tutti i torti: è vero, in primo luogo, che l’incidenza del biossido di carbonio sul global warming è irrilevante o, per lo meno, sopravvalutata. E’ altresì indubbio che le forze naturali sono potenti e rigeneratrici di sé stesse, soprattutto quando non sono imbrigliate. E’ possibile che in talune zone, per una concomitanza di agenti endogeni ed esogeni, la natura riesca ancora a prevalere sulle armi climatiche.

Tuttavia nelle aree strategiche della Terra, assistiamo ad un’indiscutibile contraffazione dei fenomeni meteo. Lo sottolineano coloro che possiamo denominare “artificialisti”. Costoro ritengono che il tempo recuperi le sue complesse ma ordinarie dinamiche, quando sono sospese le operazioni di geoingegneria clandestina, incluse le attività che prevedono l’uso di armi elettromagnetiche et similia. L’osservazione di un cielo naturale e l’analisi dei relativi eventi atmosferici, dopo un periodo più o meno lungo rovinato da manipolazioni, attesta la correttezza delle asserzioni provenienti dagli “artificialisti”.

Come scrive Giulio Carlo Argan, a proposito di Frank Lloyd Wright e della sua celebre “casa sulla cascata”, tecnologia vs natura, 1 a 0. Almeno per ora.

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- Antartico da record: anomalia positiva, 2014


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lunedì 25 novembre 2013

Nubifragio in Sardegna: un altro episodio di guerra climatica?

Sit eis terra levis.



Dopo che la Sardegna è stata colpita da un formidabile nubifragio, è stato adoperato e ripetuto il termine "ciclone”, nel senso di uragano, non nel significato di vortice depressionario. Sull’isola si è scatenata la furia di un vero e proprio uragano o siamo di fronte alla solita manipolazione linguistica, inconfondibile traccia della consueta manipolazione meteorologica? Ci si dimentica che un ciclone si forma solamente nella fascia oceanica compresa tra circa 30° latitudine N e 30° latitudine S, quando la temperatura dei primi cinquanta metri di oceano è almeno di 26.5°C. L’aria, a contatto con l’oceano caldo, diventa instabile e sale, raffreddandosi per espansione. L’umidità si condensa quindi in imponenti nubi temporalesche: la differenza di temperatura tra la base e la sommità del tifone è dell’ordine di 100°C ed è in grado di scatenare venti che possono toccare i 200 chilometri all’ora. Il Mediterraneo, a differenza del Pacifico e dell’Atlantico, non è un mare dove si possono rilevare questi fenomeni estremi.



Nel caso della calamità in Sardegna possiamo ipotizzare un fenomeno artificiale? La risposta è probabilmente affermativa. Vediamo perché.

• Il ciclone si manifesta come un enorme mulinello di forma appunto circolare. Ciclone deriva dal greco “kyklòs”, che vale “cerchio”. Le immagini satellitari mostrano, però, a sud della martoriata isola una formazione a V: è un particolare su cui torneremo.
• I giorni che hanno preceduto il disastro erano stati funestati da una parossistica attività chimica: composti elettroconduttivi erano stati dispersi da aerei civili e militari. Questi composti costituiscono, per così dire, il substrato su cui si crescono le energie elettromagnetiche. E’ una falda che, soprattutto durante la notte, imprigiona il calore nella bassa atmosfera, creando un effetto serra artificiale. Di conseguenza i meccanismi di scambio termico sopra descritti, possono sfociare in manifestazioni atmosferiche di notevole veemenza.
• A sud dell’isola, le mappe satellitari mostrano un robusto corpo nuvoloso a foggia di V: è una cosiddetta V-Shaped. I meteorologi di regime, in questi ultimi tempi, si sono affrettati a classificare tale fenomeno indotto, riconducendolo a qualcosa di naturale, ancorché insolito e di fatto inspiegato. La configurazione geometrica delle V-Shaped, del tutto assenti, come le “innocue velature”, nei testi di meteorologia non contraffatti”, lascia intrevadere lo zampino dei militari. Le V-Shaped, secondo la climatologia orwelliana, sarebbero temporali autorigeneranti (sic), una specie di moto perpetuo sul mare.
• Esistono strumenti per originare nubi: sono probabilmente un’evoluzione dei Liquid Rocket Engines (J-2X e RS-25), progettati dalla N.A.S.A. o del Taurus Molecular Cloud, TMC- 65, un dispositivo sperimentato inizialmente dai russi ed impiegato poi dagli Stati Uniti per provocare la pioggia. Il TMC era stato ideato in origine per oscurare i radar.
• Le supercelle temporalesche classiche hanno la forma di incudine e si sviluppano in verticale. Casualmente questi sistemi sono sempre più rari in concomitanza con fenomeni piovosi di elevata intensità.
• E’ possibile riscaldare alcune parti dell’atmosfera con armi satellitari: alcune particelle pesanti, definite adroni, possono essere accelerate a dismisura da un’apparecchiatura ad hoc, installata su un satellite in orbita, quindi le particelle sono sparate verso la Terra. Quando gli adroni urtano con le particelle d'aria della bassa atmosfera, che è più densa, gli adroni danno origine ad un fascio di fotoni. I fotoni, in meccanica quantistica, sono le particelle vettrici del campo elettromagnetico, quindi il risultato è un potentissimo raggio di energia elettrodinamica che colpisce il pianeta. [2] Il raggio non è visibile, ma interagisce con gli apparati elettrici ed elettronici che incontra sul suo percorso, provocandone in pochi secondi il surriscaldamento e l'autocombustione o addirittura l'esplosione. Un'arma del genere ha un potenziale distruttivo abnorme: un dispositivo simile, se molto potente, potrebbe causare un black out che sarebbe poi attribuito da “scienziati” collusi con il potere e dai media di regime ad una tempesta solare. Quasi certamente questo congegno bellico è il perfezionamento di un’invenzione che si deve allo scienziato serbo, naturalizzato statunitense, Nikola Tesla. Egli chiamò la sua ferale invenzione “raggio della morte”. [3]
• Cunei di nuvole erano già stati rilevati in occasione di altre alluvioni: ad esempio, nel Golfo di Genova, quando la città e parte del Levante ligure furono investite da piogge torrenziali.
• Gli Stati Uniti dispongono di piattaforme H.A.A.R.P. mobili montate su navi: esse possono essere impiegate pressoché in ogni dove per influire sui fenomeni meteo.

Considerati questi aspetti, ci sembra improbabile che il flagello che ha devastato alcune zone Sardegna sia da ascrivere a Madre Natura: pare proprio sia stato un attacco sferrato contro una regione il cui vertice politico aveva programmato la cancellazione dell’I.V.A. con la creazione di un’area franca. E’ stato un altro episodio di guerra climatica che è recepita come tale ormai anche in una parte non irrilevante dell’opinione pubblica, quanto più i mezzi di disinformazione di massa si affannano a negarla.



[1] Il ciclone tropicale, che assume il nome di “uragano” nell’Atlantico e quello di “tifone” (dal cinese “da fon”, “grande vento”) nel Pacifico, è un fenomeno che si presenta come un vortice d’aria ad alta velocità. Si forma durante la stagione calda ed è cagionato dall’alta temperatura delle acque, dall’elevata umidità e dalla forza di Coriolis.

[2] Gli adroni sono le particelle elementari (barioni, mesoni e le rispettive antiparticelle) costituite da quark e che partecipano all’interazione forte, la forza che nel nucleo tieni uniti i neutroni ai protoni. I fotoni, che hanno la natura duplice di onde e di corpuscoli, veicolano la luce, forma di energia elettromagnetica.

[3] Alcuni ricercatori ritengono che molti pittogrammi nei campi di cereali siano creati con dispositivi satellitari.

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domenica 17 novembre 2013

Uragano Haiyan: disastrosa conseguenza di armi meteorologiche? (articolo di Rady Ananda)

L’uragano che ha recentemente devastato le Filippine, mietendo migliaia di vittime (sit eis terra levis), è stato il risultato di armi a microonde che hanno creato le condizioni adatte a potenziare una tempesta tropicale? Lo sostengono alcuni ricercatori, basandosi su una documentazione imponente e sull’analisi delle satellitari e dei radar Doppler che evidenziano zone irradiate esattamente il giorno prima che l’uragano Haiyan assumesse una forza inaudita. La fonte era in corrispondenza di una postazione radar statunitense.



Quando l’esperto Michael Janitch (alias Dutchsinse) ha caricato un video in cui dimostra che degli impulsi a microonde hanno preceduto la formazione dell’uragano Yolanda-Haiyan, il micidiale tifone che ha colpito le Filippine, molti abitanti dell’arcipelago hanno inviato il documento alle redazioni dei media nazionali per chiedere spiegazioni.

Il Gotha scientifico filippino, sotto l’egida del Dottor Alfredo Mahar Francisco A. Lagmay, ha negato che le onde elettromagnetiche possano influire sul tempo o causare terremoti. Langmay ha mentito: non solo alcune frequenze elettrodinamiche possono determinare sommovimenti tellurici,, ma gli scienziati ed i militari hanno imparato come usare questi campi elettromagnetici per conseguire nefandi scopi. Dalla metà degli anni ‘90 del XX secolo, con la creazione di H.A.A.R.P. e di altri riscaldatori ionosferici, questa tecnologia è stata sviluppata e distribuita un po’ in tutto il mondo. Gli impianti H.A.A.R.P. manipolano la ionosfera con onde radio dirette che possono interferire con le telecomunicazioni, dirigere ed intensificare le tormente, far saltare gli equilibri tettonici delle faglie. Esistono più di venti stazioni H.A.A.R.P. in tutto il pianeta: esse sono in grado di interagire con la ionosfera. Se questa tecnologia non funzionasse, i governi avrebbero costruito tutti questi impianti? Le installazioni sono ubicate in molti stati ed in ogni continente: a Boulder, Colorado (Stati Uniti d’America); Juliusruh, Germania; Pruhonice, Repubblica ceca; Akita, Giappone; Vasilsursk, Russia, ma pure in Australia, Italia, Norvegia…

Il giorno 11 novembre 2013 la testata “International Business Times” ha scritto: “Sono emersi dati secondo cui l’uragano di categoria 5 che si è abbattuto sulle Filippine, uno dei più forti cicloni mai rilevati, è stato causato da un impulso di microonde. Infatti un'anomalia di microonde è stata osservata nel Pacifico occidentale". Tempeste tropicali provocate dalle microonde erano state precedentemente discusse dal fisico nipponico Michio Kaku, ad esempio in alcuni programmi trasmessi dalla C.N.N.



Le immagini satellitari hanno mostrato una "heavy rotation", una forte rotazione che ha cominciato a svilupparsi nei pressi della Papua - Nuova Guinea, fino a generare una gigantesca tempesta tropicale. Il rapporto afferma che la rotazione si è creata nell’arco di 24 ore, dopo che era stata rilevata l'emissione di microonde. [...]

Lagmay ha affermato che le microonde non possono generare sismi. [1] Non tutti, però, sono d’accordo: il Dottor Brooks Agnew, un fisico esperto nel tema delle prospezioni geologiche atte alla ricerca di giacimenti di idrocarburi, spiega che le E.L.F. hanno proprio gli esiti di quelle sprigionate da un sub-woofer dell’impianto audio in un’auto: si possono effettivamente percepire le vibrazioni attraverso il corpo. Le onde E.L.F. fanno vibrare la litosfera e, alle frequenze di risonanza giuste, possono avere effetti devastanti. ” Il Dottor Agnew aggiunge: "Certe pre-condizioni sono già presenti nel suolo: tutto quello che serve è un’opportuna attivazione per ottenere il desiderato rilascio di energia". [...]

La Geologia e la Fisica riconoscono che le onde (vibrazioni) possono provocare terremoti ed altre calamità. Poco importa che i negazionisti si ostinino a tentare di nascondere le evidenze ed usino la magistratura per indurre al silenzio le voci fuori dla coro.

[1] I disinformatori sostengono che le alte frequenze dei sistemi H.A.A.R.P. non provocano gli effetti delle onde a bassa frequenza, ma, come ha dimostrato tra gli altri il Professor Alessio Di Benedetto, i riscaldatori ionosferici inviano in rapida successione due fasci di alta frequenza. Uno dei due ha, però, frequenza un po’ maggiore: ne risulta uno scarto così che il fascio riverberato sulla Terra, vi ritorna come E.L.F.


Articolo correlato: C. Penna, L’uragano nelle Filippine: problema, reazione, soluzione, 2013

Fonte: Dutchsinse video prompts Filipino scientist to deny geophysics and HAARP technology

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mercoledì 5 settembre 2012

L’uragano "Isaac" colpisce la Louisiana per mezzo delle bombe chimiche

L'uragano Isaac ha colpito la Louisiana il 29 agosto 2012, esattamente sette anni dopo Kathrina (che singolare coincidenza...) che causò danni ingenti e mietè moltissime vittime. Il motto degli assassini del pianeta dev’essere “Repetita iuvant”: la Louisiana è stata di nuovo scelta come bersaglio. ”Il ciclone atlantico ha anche lambito Alabama, Mississippi e Georgia, dopo aver flagellato la Florida con piogge torrenziali e venti impetuosi. Molti ricercatori sostengono che "Isaac" è stato diretto verso lo stato in cui sorge New Orleans, per mezzo di una vasta operazione chimica, gestita dalla funesta “Evergreen international aviation”. Nulla di più facile: il vortice, infatti, è circondato da una strana raggiera che di naturale non sembra possedere alcunché. Non solo, in un’ampia area tra l’America meridionale ed il Mar delle Antille si notano le tracce di una massiccia attività di irrorazione nei giorni che hanno preceduto la deviazione dell'uragano verso nord ovest.

Alla conferenza "La consapevolezza oltre le scie chimiche", il relatore Bruce Douglas ha analizzato un nuovo metodo di distribuzione di aerosol, un sistema che egli ha definito "chembombs", ossia "bombe chimiche": sono scie esili ed increspate, simili per la forma ai cirri. Le immagini satellitari e le osservazioni da terra suggeriscono che le "chembombs" sembrano aver sostituito, in alcune circostanze, le classiche scie chimiche.

In cima alla lista dei sospettati per la diffusione delle "chembombs" è la flotta dell’Evergreen international aviation, la società che impiega spesso aerei cisterna B-747. Sono velivoli dotati di sistemi brevettati per dispedere una vasta gamma di composti chimici, a seconda della missione da compiere.

I serbatoi di alcuni aerei dell'Evergreen possono contenere sino a 20.000 galloni di acqua o di altri liquidi: inizialmente le unità dell’impresa statunitense sono state presentate come utili nella lotta contro gli incendi, sebbene i brevetti si riferiscano pure alla capacità di diffondere aerosol con il fine della modificazione dei fenomeni atmosferici.

Crescono i sospetti che i velivoli antincendio fossero solo un pretesto per nascondere la missione primaria della famigerata Evergreen: la manipolazione meteorologica.



Fonte: chemtrailsplanet


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venerdì 9 marzo 2012

A.M.I.S.R.: l'apparato erede di H.A.A.R.P.

Dovremo familiarizzare con un’altra sigla, A.M.I.S.R.: dietro questo acronimo si cela un sistema radar ufficialmente creato per studiare gli strati alti dell’atmosfera e quindi la ionosfera, ma che è uno sviluppo della tecnologia H.A.A.R.P. con tutte le ben note disastrose ripercussioni. Pare che A.M.I.S.R. sia stato recentemente adoperato per scatenare devastanti uragani negli Stati Uniti: i cicloni hanno causato numerose vittime… vittime dell’avanzamento scientifico.

L'Advanced Radar Modular Scatter Incoherent (A.M.I.S.R.) è uno sviluppo abbastanza recente impiegato nel programma scientifico (sic) mondiale di controllo dell’atmosfera per "possedere il tempo".

Vorrei richiamare la vostra attenzione circa le informazioni relative all'acquisizione atmosferica globale all'interno della comunità scientifica, in particolare, provenienti dalla S.R.I. (Stanford Science Foundation) all'interno della N.S.F. (National Science Foundation).

- Questo progresso consentirà al programma H.A.A.R.P di continuare ad operare con un acronimo nuovo, su scala globale.

- Le sue funzioni possono essere correlate ai brevetti di Bernard Eastlund, come nel caso di H.A.A.R.P.

- Vengono sfruttati i fattori e le variabili meteorologiche.

- In sostanza, A.M.IS.R. consta di apparati modulari per implementare le operazioni gestite con H.A.A.R.P.

A.M.I.S.R. è un, impianto radar mobile modulare che verrà usato da scienziati e studenti di tutto il mondo per condurre studi dell'atmosfera superiore e per osservare eventi meteorologici.

S.R.I. International, con una borsa di studio della National Science Foundation, sta compiendo uno sforzo collaborativo per lo sviluppo di A.M.I.S.R., la cui configurazione modulare è stata progettata per consentire una relativa facilità di trasferimento volta allo studio dell'attività atmosferica in tutto il mondo. Il funzionamento a distanza e la direzione del fascio elettronico permetterà ai ricercatori di operare e di dirigere il fascio radar per misurare con precisione ed istantaneamente eventi meteorologici in rapida evoluzione.

Una volta completato, A.M.I.S.R. sarà composto da tre paannelli radar separati, con ogni struttura formata da 128 blocchi dalla superficie di 30 x 30 metri quadrati. A.M.IS.R. è stato costruito in due fasi: il primo pannello è stato completato a Poker Flat (Alaska), ed è già stata impiegato per le indagini “scientifiche”. I restanti due pannelli sono in costruzione a Resolute Bay, Nunavut, Canada. [...]

L'Advanced Radar Modular Scatter Incoherent (A.M.I.S.R.) impiega apparati modulari allo stato solido e tecnologie che produrranno misure dell'alta atmosfera e della ionosfera con versatilità e potenza senza precedenti. A.M.I.S.R. è stato già installato al Poker Gamma Research Flat (PFRR), Chatanika, Alaska (65 ° N, 147 ° W) per studiare le aurore boreali.


Fonte: chemtrailsnorthnz.wordpress

Ringraziamo l'amico Ron per la segnalazione.

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lunedì 2 gennaio 2012

Alluvioni artificiali?

Sit eis terra levis.

Le alluvioni che, con le loro tragiche conseguenze, hanno colpito l’Italia, hanno scatenato le orde dei disinformatori. Essi, del tutto indifferenti alle sofferenze di persone martoriate dai disastri presumibilmente artificiali, anzi di fatto complici delle scelleratezze perpetrate da chi manipola il tempo ed il clima, hanno tentato con alcuni stratagemmi di distogliere l’attenzione dai veri responsabili delle catastrofi. La loro strategia consiste nell’additare il filo d’erba, affinché non si veda la foresta.

Per affrontare il discorso, è necessario in primo luogo considerare l’equazione di Clausius-Clayperon, chiamata in causa tempo fa da un isterico Luca Mercalli. Qui dobbiamo subito notare che il “meteorologo” richiamò l’equazione sullodata in modo strumentale e non del tutto attinente, poiché essa, nell’ambito della termodinamica, mette in relazione la variazione della temperatura di cambiamento di stato relativo ad una sostanza con la modifica della pressione esterna. Dunque sono coinvolti parametri inerenti a valori termici e barici (di pressione), mentre Mercalli aveva collegato l’equazione ipso facto all’umidità atmosferica che, in un luogo o nell’altro, deve pur condensare per dar origine a nuvole foriere di idrometeore. Vero è che la pressione e la temperatura sono correlate alle precipitazioni, ma l’”esperto” avrebbe dovuto essere più rigoroso, laddove evocò la formula più che altro per incutere soggezione nell’uditorio, tacciandolo di ignoranza.

Il bilancio idrico dell’atmosfera implica che, se le piogge si concentrano in un’area circoscritta ed in un tempo limitato, altre regioni rimangono all’asciutto. Dunque si assiste ad una forte discrepanza areale in termini di quantità e di intensità, ossia qui piove moltissimo ed in poche ore, là poco o punto ed in un arco di tempo molto lungo.

Ora il disequilibrio, che si manifesta come estremizzazione dei fenomeni meteorologici, è proprio la causa delle devastazioni cha la cronaca ha purtroppo registrato: straripamenti di corsi d’acqua, frane, alluvioni... E’ inconfutabile: si tende la corda finché essa si spezza.[1]

I negazionisti dell’olocausto chimico-biologico asseriscono che i nubifragi sono tanto rovinosi, poiché manca una saggia gestione del territorio: non viene eseguita la manutenzione degli alvei di fiumi e torrenti; i boschi non vengono puliti da sterpi e detriti, a differenza di quanto avveniva molti decenni or sono; la speculazione edilizia ha ignorato l’assetto idrogeologico… Per una volta siamo, in parte, d’accordo con i disinformatori: infatti non si può contestare che l’aggressione al territorio e l’incuria sono fattori di rischio. Tuttavia non bisogna confondere questi fattori con elementi che risultano, invece, determinanti e scatenanti. È indubbio che fenomeni meteorologici distruttivi sono diventati più frequenti: ammettiamo pure che, in qualche caso, tale intensificazione sia dovuta ad influssi naturali come le tempeste geomagnetiche. Non si può, però, sottacere che esistono prove atte a dimostrare che esistono armi climatiche progettate ed usate per provocare il finimondo. Se già durante l'ormai lontana guerra del Vietnam, gli Stati Uniti attuarono l’ “operazione Popeye”, grazie alla quale i territori indocinesi in cui si annidavano i Vietcong, furono flagellati con piogge torrenziali, vogliamo credere che i militari non siano oggi in grado di creare alluvioni e siccità a comando?

I meteorologi di regime (tra loro, giova ricordarlo, molti sono dei dilettanti) per tentare di spiegare le calamità in oggetto, hanno elaborato dei modelli interpretativi che lasciano un po’ il tempo che trovano. Di per sé tali schemi non sarebbero neppure del tutto errati, ma sono incontrollabili. Infatti si postulano condizioni atmosferiche che potrebbero anche essere del tutto inventate per nascondere l’artificialità del fenomeno. Usare termini tecnici come “celle lineari”, “temporali autorigeneranti”, “linea di groppo”, “correnti di inflow”, “downdrafts” etc. pare un espediente per impressionare e confondere i destinatari, più che un’illustrazione perspicua dei fatti. Intendiamoci: le manifestazioni atmosferiche succitate esistono, ma potrebbero essere anche un effetto di un’alterazione indotta con apparati ad hoc. Già solo lo spostamento delle correnti a getto potrebbe aver determinato una reazione a catena. A proposito delle jet streams, è stato rilevato che, in concomitanza con gli accadimenti calamitosi, la corrente a getto subtropicale pare essersi come spezzata, con un’imponente deviazione verso sud, ossia verso l’area travolta dalle alluvioni.[2] Inoltre le numerose scie chimiche che, nei giorni precedenti il disastro, hanno deturpato il cielo della Liguria avranno pur svolto il loro ruolo. Come interpretare, infine, le “delucidazioni” che i meteorologi si sono affannati a fornire, subito dopo gli eventi? Excusatio non petita, accusatio manifesta.

I fenomeni naturali in verità, quando non sono sostituiti da interventi “umani”, sono forzati per ottenere gli effetti voluti: lo stesso geologo Mario (per gli amici Bario) Tozzi ha dichiarato che gli accadimenti genovesi hanno subìto un particolare rinvigorimento, a causa dell’alta pressione instaurata sui quadranti centro-orientali. Questa zona (un anticiclone indotto con H.A.A.R.P.?) ha premuto sul vortice depressionario, comprimendolo. Tozzi non si è discostato molto dalla realtà: le scie igroscopiche, disposte lungo il fronte orientale della perturbazione, l’hanno schiacciato, aumentandone l’energia. D'altronde le coperture artificiali adempiono questa funzione. E’ come quando si tappa con tutte le forze un recipiente dove continua ad affiuire del liquido: nel momento in cui non si riesce più a turare il contenitore, il liquido fuoriesce con spaventosa potenza.

Non si possono infine ignorare gli strani coni che si sono generati dal Mar Tirreno e dal Golfo di Genova: essi ricordano da vicino la nuvola conica creata dal nulla nel Midwest con un macchinario della N.A.S.A., causa di catastrofiche inondazioni. Si confrontino le immagini satellitari: le somiglianze sono sbalorditive. Tra l’altro, in un’altra mappa, si può osservare una “conchiglia” che si è creata dalla Corsica (Francia), isola sede di una base militare. Nella fattispecie, il cono, che non nasce dal mare e non è alimentato dall’acqua del Tirreno (non può quindi essere attendibile la versione ufficiale delle celle linerari autorigeneranti), si allarga proprio prima verso il Levante Ligure e poi verso il Ponente, tempestati da violente piogge il giorno 5 novembre 2011. E', in questo caso, ipotizzabile l'impiego del Taurus Molecolar Cloud (TMC 65), come testimoniato da diversi cittadini statunitensi.

E’ una questione di economia nell’analisi: invece di ipotizzare un concorso di circostanze atmosferiche avverse, di cui alcune rare (o fittizie?), è più coerente ritenere che siano state impiegate delle micidiali apparecchiature per colpire alcune aree, già vulnerabili, anche se per le Cinqueterre il solito argomento dell’edificazione indiscriminata non si può addurre, poiché i borghi dell’incantevole regione sono ubicati in un territorio in cui oggettivamente, stante l’orografia, è impossibile erigere nuove costruzioni.

La guerra climatica è in corso [3], una guerra non dichiarata contro il pianeta ed i suoi abitanti: è stata dichiarata da una masnada di pazzi criminali.

[1] “L'alluvione di Genova entrerà negli annali climatici statistici per aver stabilito il nuovo record italiano di pioggia nell'arco di un'ora. E' successo alla stazione A.R.P.A.L. di Vicomorasso dove in un'ora sono caduti 181 mm. I 337 mm caduti in tre ore sono anch'essi da primato, ma conteso con Capoterra (Sardegna) nel 2008, dove ne caddero ufficialmente 332, anche se alcune fonti riportano 375. Come totale dell'evento Vicomorasso marca 454 mm (fonte dati ARPAL meteoliguria). Ancor di più è piovuto alla stazione LIMET di Quezzi (quartiere cittadino), 542 mm di cui 403 mm in quattro ore e con massimo orario di 159 mm. Di là da tutte le possibili motivazioni legate all'urbanistica ed all'ambiente, è questa la causa principale dell'alluvione che ha sconvolto i quartieri lungo la Valle del Bisagno, una quantità di pioggia record per intensità e di durata considerevole. Le cumulate entro le quattro ore sono anche superiori a quelle dell'inondazione della settimana scorsa alle Cinque Terre e in Val di Vara..."

[2] Le correnti a getto o jet streams sono flussi ad altissima velocità (circa 20-30 metri al secondo) che si generano tra stratosfera e troposfera, con direzione da ovest ad est, ad altitudini comprese tra 6 e 15 kilometri. La presenza di notevoli variazioni di temperatura in relazione alla latitudine determina forti correnti lungo i paralleli. Tra le jet streams, occorre citare quella subtropicale: essa varia in rapporto alla stagione per quanto concerne sia la posizione sia l’intensità, mentre la quota resta pressoché immutata, intorno ai 12 kilometri. Un’altra corrente a getto è quella associata al fronte polare: tale flusso può cambiare sia la sua posizione sia la direzione. A questo getto sono correlate le perturbazioni che interessano le medie latitudini. Da tempo si sa che tale corrente non è solo un vento, ma anche una sorta di antenna lungo la quale si propagano impulsi elettromagnetici, come le onde di risonanza Schumann. È altresì accertato che è usata dai sistemi H.A.A.R.P.: è quanto sostengono, tra gli altri, gli scienziati tedeschi Bludorf e Fosar.

[3] E' bene evidenziare che il Governo Berlusconi, sotto pressione da diverse settimane, per opera dell'Unione Europea ed in specialmodo della Germania e della Francia, si dimise subito dopo l'ultima alluvione.

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