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sabato 10 dicembre 2022

A causa della ridotta attività solare è imminente una mini-era glaciale?

La vita sulla Terra è sempre stata dipendente dalle condizioni del Sole, quindi gli scienziati dedicano molto tempo allo studio della sua attività. Un recente annuncio degli scienziati solari suggerisce che il Sole potrebbe presto entrare in un periodo di significativa riduzione dell'attività, che potrebbe causare una mini-era glaciale entro il 2030.

Queste previsioni sono state annunciate al National Astronomy Meeting di Llandudno, nel Galles, quindi non è stato ancora possibile valutare la ricerca. Tuttavia la professoressa Valentina Zharkova dell'Università della Northumbria, che ha fatto questo annuncio, afferma che i risultati provengono da un modello computerizzato di macchie solari che ha fatto "previsioni accurate senza precedenti", come riportato dalla testata The Telegraph.

Il modello ha dimostrato di avere una precisione del 97% nella mappatura dei cicli passati delle macchie solari, usando i dati dei cicli solari dal 1976 al 2008. Se questa affidabilità continua, allora il modello ha anche alcune previsioni allarmanti per il futuro: una mini-era glaciale intorno al 2030.

Per ottenere questi risultati, gli scienziati hanno mappato il movimento del fluido solare che si muove in cicli di circa 11 anni, che corrispondono ai cicli meteorologici sulla Terra. Intorno all'anno 2022 (denominato ciclo 25), una coppia di onde si sposterà verso gli emisferi settentrionale e meridionale del Sole, perdendo lentamente la sincronia e riducendo l'attività solare e quindi il nostro clima caldo.

"Nel ciclo 26, le due onde si rispecchiano esattamente l'una nell'altra, raggiungendo un picco nello stesso momento ma in emisferi opposti del Sole. La loro interazione sarà dirompente o si annulleranno quasi a vicenda. Prevediamo che ciò porterà alle proprietà di un 'minimo di Maunder'", ha detto Zharkova.
Il minimo di Maunder è stato un periodo di 70 anni tra il 1645 e il 1715. Il Sole produsse a malapena macchie solari e la Terra visse una fase di raffreddamento. Alcune regioni dell'Europa settentrionale e degli Stati Uniti ebbero inverni insolitamente freddi. Il fiume Tamigi, che scorre attraverso Londra, gelò persino per sette settimane ed era percorribile a piedi. La superficie era così stabile che i residenti potevano persino organizzare "fiere del gelo" sul ghiaccio.

Le macchie solari sono regioni relativamente "fredde" del Sole che appaiono più scure quando sono fotografate. Sono più fredde del resto del Sole, ma sono ancora intorno ai 4500 K (4200ºC, 7600ºF). Sono causati da una concentrazione di intenso campo magnetico proveniente dal Sole. Questo inibisce e reindirizza il flusso di materia calda verso quella regione e la rende più scura, ciò che chiamiamo macchie solari.

Le macchie solari durano da 1 a 100 giorni, durante i quali ruotano attorno al Sole, seguendo il flusso del fluido solare. Le macchie solari attraversano cicli di intensità e scarsità basati sul movimento dei cicli fluidi. Ci sono due onde principali che sono leggermente sfalsate nel tempo, producendo periodi di massima e minima attività solare.

"In effetti, quando le onde sono approssimativamente in fase, possono mostrare una forte interazione o risonanza e abbiamo una forte attività solare", ha spiegato Zharkova.

"Quando sono fuori fase, abbiamo i minimi solari. Quando c'è una completa separazione di fase, abbiamo le condizioni viste per l'ultima volta durante il minimo di Maunder, 370 anni fa".

Fonte: Iflscience.com

Articolo correlato: Il Sole si sta "spegnendo": verso un nuovo Minimo di Maunder

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sabato 9 febbraio 2019

Congelamento globale



Decenni di selvagge attività chimiche in tutto il mondo sono sfociate e continuano a sfociare in episodi meteorologici estremi. Tempo fa, illustrammo gli sviluppi impazziti del clima nell’articolo “Comprendere il caos climatico”, dove spiegavamo pure le cause di fenomeni sempre più tumultuosi ed ingovernabili. Ora la situazione è addirittura fuori controllo, con gelo polare nella Nuova Inghilterra e nel Midwest (Stati Uniti), mentre l’Australia è afflitta dalla siccità. Non è, a differenza di quanto affermano gli pseudo-esperti ed i gazzettieri di regime, “colpa” del riscaldamento globale (sic) dovuto ai gas serra: infatti la situazione si comprende considerando la devastante concomitanza tra operazioni di geoingegneria clandestina e la debole attività solare, prossima ad un Minimo di Maunder. Il risultato è un generale decremento dei valori termici con una situazione che ricorda, sia nei prodromi sia negli effetti irreversibili, la pellicola “Snowpiercer”. Con infinita sfacciataggine e contro ogni logica, la “scienza” ufficiale, complici i media asserviti al regime, afferma che il freddo è una conseguenza del global warming. Lo ribadiamo: non è vero! Se così fosse, perché, ad esempio, il numero degli insetti, che proliferano soprattutto nei biomi caldo-umidi, è in costante flessione da anni, con disastrose conseguenze sugli equilibri ambientali? Il clima ed il tempo sono fenomeni complessi, ma, senza tema di smentita, possiamo asserire che oggigiorno i fattori artificiali (chemtrails e riscaldatori ionosferici che deviano le correnti a getto), se non hanno il sopravvento sulle dinamiche naturali, le esacerbano, portandoci sulle soglie di una piccola era glaciale… Les jeux son faits.

Di seguito una cronaca sul tema.

Sono almeno ventuno le vittime del maltempo negli Stati Uniti, dove le regioni del Midwest e della costa orientale sono nella morsa del gelo polare con temperature che hanno toccato i 50 gradi sotto lo zero in città come Chicago e Minneapolis dove l'ordine delle autorità è di restare a casa. A New York e Washington la colonnina del mercurio nella mattinata segna i 14 gradi sotto lo zero. Ad aumentare la percezione del freddo i venti e le correnti del vortice polare. Tantissimi i disagi per i trasporti e negli aeroporti.

Le aree più colpite sono quelle del Midwest, dove il Wisconsin, il Michigan e l'Illinois hanno dichiarato lo stato di emergenza per nevicate che hanno superato il mezzo metro e temperature che possono arrivare a -50, con gelidi venti artici. Si stima che l'ondata di freddo colpirà 250 milioni di Statunitensi e che 90 milioni sperimenteranno temperature sotto lo zero: 20 milioni saranno messi a dura prova da un termometro che scenderà a -28 o oltre entro la fine della settimana.



La città simbolo dell'emergenza è Chicago, la Windy City abituata ad inverni freddissimi e ventosi: oggi ha toccato la temperatura record di -30 (il primato precedente era -27 nel gennaio 1985), ma quella percepita era di -44. È andata peggio solo in North Dakota: -54. Nella metropoli sul lago Michigan, il sindaco Rahm Emanuel ha ammonito i suoi concittadini a non uscire, se possibile, ed ha allestito decine di centri di accoglienza per 80 mila senzatetto. […] Il sistema ferroviario della città ha un sistema di fiammelle a gas che è stato attivato per mantenere gli scambi mobili e permettere la circolazione dei treni.

Le conseguenze: la cancellazione di oltre duemila voli (bene! N.d.r.) e di decine di collegamenti ferroviari, numerosi incidenti stradali, nonché la chiusura di centinaia di scuole, università ed edifici pubblici. La circolazione è paralizzata in molte zone, bloccato il servizio postale e sono stati sospesi anche molti servizi di consegna merci. […]

Articoli correlati:

- Le cose da sapere sull'ondata di freddo polare negli Usa

In mezzo all’isteria da riscaldamento globale, la N.A.S.A. si attende un raffreddamento globale

"Le nuove scoperte della N.A.S.A. sono in linea con studi pubblicati dall’Università di San Diego e Northumbia in Gran Bretagna l’anno scorso, entrambi predicevano un Grande Minimo Solare nei prossimi decenni a causa della bassa attività delle macchie solari. Entrambi gli studi predicevano un’attività solare simile al Minimo Maunder che c’è stato tra la metà del diciassettesimo e l’inizio del diciottesimo secolo, ed è coinciso con un periodo noto come la Piccola Era Glaciale, durante la quale le temperature sono state molto più basse di quelle attuali.

Portare l’anidride carbonica fuori dall’atmosfera, come caldeggiato dall’IPCC nella sua conferenza stampa dell’8 ottobre 2018 è altrettanto folle. I dati storici mostrano che, con 410 parti per milione (ppm), il presunto livello di CO2 attualmente nell’atmosfera, siamo vicini al minimo degli ultimi 280 milioni di anni. Mentre le piante evolvevano nel tempo, il livello medio era di 1.200 ppm. Ecco perché le serre commerciali aumentano il livello di CO2 a questo livello per incrementare la crescita delle piante e la produzione di quattro volte.

L’IPCC ha sbagliato tutte le previsioni che ha fatto fin dal 1990. Sarebbe un grave errore usare le sue ultime previsioni come pretesto per iniziare esperimenti di geo-ingegneria con l’unico pianeta che abbiamo.
"

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lunedì 14 aprile 2014

Attività solare, ionosfera e geoingegneria clandestina


Si moltiplicano gli allarmi degli astrofisici circa le aberrazioni dell’attività solare che si manifesta attraverso flares, eiezioni di massa coronale, filamenti etc. Pare che abbiano ragione gli scienziati russi e l’astronomo non accademico Eric Dollar [1]: essi da tempo paventano un indebolimento dell’attività solare, concomitante con la disgregazione del campo magnetico, in passato connesso al minimo di Maunder, quindi ad una diminuzione delle temperature globali.

Alcuni esperti ritengono che i fenomeni sismici e vulcanici sempre più frequenti ed intensi siano da collegare alle anomalie del Sole. Noi riteniamo, invece, che in molti casi i terremoti, il cui ipocentro è superficiale, siano dovuti ad “esperimenti”, in particolare alla manipolazione della ionosfera e degli strati di atmosfera inferiori.

La ionosfera è, considerando le irregolarità dell’attuale ciclo solare, cominciato nel gennaio del 2008, la chiave per comprendere l’intensificazione delle operazioni chimiche nei nostri cieli. E’ noto, infatti, che la ionosfera, formata da plasma (il quarto stato della materia in cui agli atomi sono strappati gli elettroni da potenti emissioni di energia) è indispensabile, grazie alle sue caratteristiche fisiche, per la trasmissione dei segnali radio in ambito sia civile sia strategico.

Sappiamo anche che la ionosfera è, per dir così, alimentata dall’attività solare. Se essa si affievolisce, la ionosfera tende ad indebolirsi: i militari hanno risolto il problema trasformando l’atmosfera, anche a bassa quota, in una sorta di plasma, soprattutto attraverso la dispersione di bario e di altri elementi elettroconduttivi come l'alluminio, il manganese, il litio ed il supermagnetico stronzio. Così sopperiscono alla perdita di efficacia sopra descritta. Perciò, se il Sole non uscirà dal suo “letargo”, dobbiamo attenderci un ulteriore parossismo nella micidiale “aerosolterapia”.

Correlare i fenomeni naturali agli interventi “umani” ci permette di comprendere il quadro complessivo ed altresì di concludere che la tecnologia, con il letale connubio tra sistemi H.A.A.R.P. ed irrorazioni, tende a prevalere sulla Natura: infatti il presente stato della nostra stella dovrebbe indurre una piccola era glaciale, laddove tale tendenza non è ancora visibile. Semmai si rileva un caos meteorologico e climatico su cui ci siamo già soffermati, per analizzarne origini, caratteristiche e conseguenze.

[1] Dichiara l’astronomo Eric Dollar: “Sono cicli di ventidue anni, di inattività e di attività. Un ciclo cominciò agli albori del Rinascimento. Un picco si verificò durante la Seconda guerra mondiale ed ora nel ciclo 24 il Sole si addormenta, non crea la ionosfera, come se le fasi solari stessero per finire. Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l’astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà ‘morto’? L'ultimo minimo è stato da primato: l’emissione energetica non è mai scesa sotto 60, mentre questa volta ha toccato 58 sicché non si poteva comunicare".

La flessione nelle prestazioni nelle comunicazioni ionosferiche fornisce un'indiretta indicazione per quanto concerne le attività di geoingegneria spacciate come "solar radiation management", volte a mitigare gli effetti dell'attività solare. In realtà sarebbe il contrario, ossia le operazioni di aerosol sarebbero finalizzate al mantenimento di una coltre elettroconduttiva utile a bilanciare la diminuzione di efficienza dello strato ionosferico.

Articoli correlati:

- Comprendere il caos climatico, 2014
- Il campo magnetico solare è disgregato, 2014
- Un ambiente di plasma elettroconduttivo, 2008


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martedì 19 marzo 2013

Verso una piccola era glaciale?

“Nemo”, la furiosa tempesta di neve che ha colpito nel mese di febbraio gli Stati uniti orientali è inscrivibile, come altri fenomeni, in uno scenario di cambiamenti naturali o è la conseguenza di interventi militari? Dane Wingington ritiene che l’impulso principale alle fluttuazioni climatiche estreme sia dato dalla geoingegneria clandestina.

Il clima ed il tempo sono sistemi complessi con molteplici variabili in gioco e così sembra difficile stabilire quali fattori incidano maggiormente sugli eventi meteorologici. Sembra, perché, quando si ricorda quanto siano massicce e costanti le attività di manipolazione, si è costretti a concludere che l’azione “umana” è comunque determinante.

La dispersione di particolato igroscopico è all’origine di una riduzione complessiva delle precipitazioni soprattutto in alcuni paesi. Le mappe della siccità degli Stati Uniti testimoniano chiaramente una penuria di piogge e l’assottigliamemto del manto nevoso. Non mancano, però, le eccezioni: così si scatenano burrasche, uragani, blizzards. Le tormente di neve sempre più spesso sono definite con il neologismo “tempeste di neve pesante bagnata”: esse di solito causano ingenti danni agli alberi, alle linee elettriche, agli edifici. Il neologismo, coniato e diffuso da canali meteo di disinformazione, come “Weather channel” di "ClassMeteo TV", denota l’artificialità del fenomeno.

Ci chiediamo in che misura questa morsa di gelo che ha attanagliato il New England sia da collegare a variazioni subìte dalla Corrente del Golfo: è noto che le grandi correnti marine rappresentano un fattore essenziale nella distribuzione termica e dell’umidità nel pianeta. Gli oceani trasportano oltre metà del flusso globale di calore dall’equatore ai poli. Quali sono le ripercussioni delle attività di geoingegneria marina (fertilizzazione degli oceani soprattutto con il ferro) sulle correnti fredde e calde, sulla loro direzione e salinità? Se la salinità della Gulf stream dovesse diminuire, a causa dello scioglimento del pack, la corrente calda potrebbe attenuarsi o deviare in modo sensibile.

Gli equilibri biologici e climatici sono molto delicati. All’origine dei vari sconvolgimenti atmosferici sono decisivi lo spostamento e l’interruzione delle jet streams, operate in particolar modo attraverso armi elettromagnetiche. Un effetto domino può spiegare perché la geoingegneria aerea e quella marina stiano creando una micidiale sinergia foriera di aberrazioni sempre più evidenti, forse anche di una piccola era glaciale.


Fonti:

- Redazione di “Segni dal cielo”, Tempeste di neve e freddo glaciale: la Corrente del Golfo si sta fermando, 2013
- D. Wingington, Winter storm Nemo, 2013

Articolo correlato:
Sofia Smallstorm, Scie chimiche e homo novus, 2012


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domenica 13 febbraio 2011

E' imminente una piccola era glaciale?

E’ possibile che le manipolazioni meteorologiche e climatiche attuate in questi ultimi decenni preludano ad una piccola era glaciale ormai imminente? Il prodromo principale di questa variazione potrebbe essere il rallentamento subìto dalla Corrente del Golfo. Addirittura alcuni “scienziati” sono stati tanto impudenti da affermare che il raffreddamento globale è provocato dal riscaldamento planetario di matrice antropica (!). Si prosegue con la consueta confusione, con il gioco delle tre carte, pur di demonizzare il biossido di carbonio che non è un gas inquinante né favorisce l’aumento delle temperature. Lo scopo non è solo quello di tassare i cittadini, ritenuti responsabili con le loro attività, dell’emissione di gas serra, poiché il fine perseguito consiste nell’occultamento delle operazioni chimiche ed elettromagnetiche, le principali cause dei gravi squilibri ecologici cui assistiamo.

L’avvento di un periodo caratterizzato da temperature rigide, scarsità di precipitazioni ed indebolimento delle correnti che mitigano il clima di molte regioni pare essere confermato dalle fotografie satellitari scattate dalla National oceanic and atmospheric association.

Le immagini diffuse dalla National oceanic and atmospheric association (N.O.A.A.) mostrano il globo terrestre come non l'avevamo mai visto: l'emisfero settentrionale è letteralmente sepolto dalla neve, dal Circolo polare artico fino all'Europa settentrionale.

Queste foto sono state realizzate per mezzo di diversi satelliti messi in orbita da agenzie governative statunitensi.

Nella pagina del N.O.A.A. si descrive l'evento nel modo seguente.

“La criosfera (insieme dell'aree coperte da ghiaccio, neve, ghiacciai o permafrost) è una parte estremamente dinamica del sistema globale. Mutamenti stagionali e del clima generano grandi cambiamenti nell'ambito della criosfera terrestre. I dati provenienti dai satelliti danno l’opportunità agli scienziati di tenere costantemente sotto controllo queste regioni.

Dati ad infrarossi e microonde rilevati da vari satelliti, tra cui il N.O.A.A.'s GOES Imager, il POES AVHRR, U.S. Air Force DMSP/SSMI, EUMETSAT MSG/SEVIRI sensors, vengono combinati per creare queste mappe giornaliere che rilevano la copertura globale di neve e la coltre di ghiaccio del pianeta. L'impiego di più set di informazioni fornisce un'elevata risoluzione spaziale (circa 4 km/pixel), con mappe quotidiane afferenti a qualsiasi condizione meteorologica. Il colore celeste indica le aree di ghiaccio a livello del mare, mentre il bianco si riferisce a tutte le altre zone coperte di neve”.



Fonte: ecplanet.com

Articolo correlato: Z. Gardner, Stiamo entrando in un'era glaciale prodotta dall'uomo?, 2011






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giovedì 30 dicembre 2010

Paradossi climatici artificiali: il rallentamento della Corrente del Golfo e le sue ripercussioni

I fragili equilibri della Terra sono stati sconvolti da decenni di manipolazioni. Tra le più recenti aberrazioni climatiche suscita particolare inquietudine il rischio che la Corrente del Golfo deceleri, per via del riscaldamento dell'atmosfera, in buona parte dovuto alle emissioni elettromagnetiche. Stando ad alcuni studi, la corrente calda che si forma ad est del Messico avrebbe già subìto una diminuzione della velocità: è un fenomeno foriero di ulteriori sconquassi meteorologici, suscettibili di influire sugli ecosistemi, sulle produzioni agricole, sullo stile di vita, sui consumi…

Per comprendere le ragioni e le possibili conseguenze di queste "discrasie", è necessario soffermarsi sul cosiddetto "meccanismo della pompa salina".

"Gli oceani del pianeta ricoprono circa il 70% della superficie della Terra. Il volume del mare è immenso e contiene molto calore. Parte di questo calore, per opera delle correnti marine, è trasferito dalle aree calde vicino all’Equatore ad aree più fredde a nord e a sud. Questo trasporto di calore è essenziale per le condizioni climatiche e meteorologiche nelle aree più fredde, poiché esse ricevono proprio dalle correnti marine la maggior parte del calore. Le condizioni climatiche e meteorologiche sono determinate generalmente dagli oceani. La Corrente del Golfo porta calore nel Nord Atlantico ed ha un impatto considerevole sul clima europeo. La salinità della Corrente del Golfo è una condizione fondamentale per consentire la formazione di acque profonde nel Mare del Nord e nel Mare della Groenlandia.

Le condizioni climatiche e meteorologiche in Europa dipendono molto dalla Corrente del Golfo che, dal mare al largo della Florida, porta calore al Nord Europa raggiungendo prima l’Islanda, poi le isole Far Oer e la Norvegia settentrionale. In queste parti dell’Oceano Atlantico l’atmosfera è riscaldata dalla Corrente del Golfo. L’aria calda soffia attraverso l’Europa con venti da ovest. Per questo motivo l’Europa ha inverni più miti.

Nel Mare del Nord e nel Mare della Groenlandia, l’acqua di superficie discende per diversi chilometri fino a raggiungere il fondo dell’oceano per poi dirigersi nuovamente verso sud. La discesa dell’acqua di superficie determina l’arrivo di nuova acqua di superficie da sud. Questa corrente da sud è la Corrente del Golfo.

La formazione di acque profonde nel Nord Atlantico è come una pompa gigantesca. Essa è responsabile della creazione di una corrente marina di profondità che agisce sotto correnti di superficie ben note e che interessa l’intero pianeta. Prima che le acque profonde del Nord Atlantico ritornino in superficie, riapparendo in luoghi diversi, anche nell’Oceano Pacifico, trascorrono molte centinaia (forse persino migliaia) di anni. Ma per quale motivo le masse d’acqua nel Nord Atlantico scendono in profondità? Che cosa determina il funzionamento ininterrotto della pompa? L’acqua scende in profondità in prossimità del fronte di ghiaccio polare e poi scorre nuovamente verso sud.

La discesa è accelerata quando l’acqua di superficie ghiaccia. Il sale nell’acqua di superficie si libera dal ghiaccio e si aggiunge all’acqua proprio sotto il ghiaccio che si è appena formato. L’aumento nella salinità dell’acqua porta anche un aumento di densità dell’acqua. Quindi è l’aumento di salinità il fenomeno che determina la discesa di acqua in profondità. La pompa salina attira acqua calda e salata da sud (la Corrente del Golfo) e spinge acqua fredda e salata di profondità verso sud.

Il Nord Atlantico si caratterizza per una bassa salinità quindi la Corrente del Golfo deve fornire sempre nuova acqua salata per far funzionare la pompa; ecco il perché del nome: pompa salina. Il funzionamento della pompa è determinato anche dal fatto che l’acqua ghiaccia e poi si scioglie nuovamente.

Affinché la pompa salina possa funzionare con efficacia è essenziale che la profondità del mare sia notevole. È quindi importante che la calotta glaciale si trovi nelle aree di fondale profondo del Nord Atlantico, ossia nel Mare di Groenlandia e nel Mare del Nord.

La temperatura media dell’atmosfera è in aumento costante ormai da molti anni. [...] Temperature più elevate nell’atmosfera sposteranno il fronte dei ghiacci polari verso nord e più vicino alla terraferma. Il fronte di ghiaccio, allontanandosi dai tratti di mare profondi tra la Groenlandia e la Norvegia ed entrando in acque più basse, può determinare una sostanziale riduzione della forza della pompa salina.

Se la pompa salina perde in potenza, diminuirà in proporzione anche la fornitura di acqua salata calda verso il Nord Atlantico per opera della Corrente del Golfo. La salinità dell’acqua diminuirà ed anche la potenza della pompa salina diminuirebbe ulteriormente.

Tale processo potrebbe determinare una glaciazione rapida e permanente delle acque a nord dell’Islanda e delle Isole Far Oer. A questo punto la pompa salina e la Corrente del Golfo non potrebbero più portare calore nelle acque a nord dell’Islanda. Le temperature in queste aree diminuirebbero fino a un livello più basso rispetto a quello attuale determinando, in nord Europa, un clima significativamente più freddo, forse vicino a quello dell’Era glaciale.

Alessandro ed Alessio De Angelis chiamano in causa anche l'incidente occorso nella piattaforma petrolifera "Deep water horizon": "L'acqua mista a petrolio è più leggera e può impedirne l'inabissamento, bloccando il meccanismo della pompa salina. Inoltre la marea nera potrebbe sporcare le superfici dei ghiacciai della Groenlandia e del pack artico, determinando un maggiore assorbimento dei raggi solari, in grado di accelerare il processo di scioglimento dei ghiacciai con un più consistente afflusso di acqua dolce, più leggera di quella salata. Ciò aumenterebbe il rischio del blocco della Corrente del Golfo. Circa 11.400 anni or sono avvenne l'ultima "piccola era glaciale", causata dall'immissione di enormi quantità di acqua dolce provenienti dal lago Agassiz nel Nord Atlantico che interruppe la Corrente sicché i ghiacciai si espansero in Europa fino alle Alpi ed in America fino al New England".

E' possibile che l'esplosione della piattaforma “Deep water horizon” non sia stata casuale: per sciogliere il greggio è stato impiegato un solvente estremamente tossico: il Corexit 9527.

Fonti:

A. ed A. De Angelis, Cambiamenti climatici ed era glaciale
Autore non indicato, La calotta glaciale artica ed i cambiamenti climatici





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