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domenica 1 febbraio 2026

Groenlandia contesa: un caso emblematico al crocevia tra “guerra climatica” e geopolitica

“Hanno creato un deserto e l’hanno chiamato pace”. (Tacito)

Sono numerosi gli argomenti che si potrebbero trattare in merito alla geoingegneria clandestina ed addentellati: la situazione, infatti, è statica, anche se in costante peggioramento. Qualunque cosa accada in questo martoriato mondo, la “guerra climatica” è spesso una costante da cui non si può prescindere, come non si può ignorare lo spaventoso deterioramento della situazione odierna nazionale ed internazionale, sotto ogni profilo, etico, socio-economico, politico, culturale.

Abbiamo comunque deciso di pubblicare questo articolo per fare il punto della situazione e per soffermarci su una questione attuale la cui intelligenza può essere utile per orientarsi nell’analisi del tumultuoso presente.

In primo luogo intendiamo ringraziare tutte le amiche e gli amici che ci hanno sostenuto e ci sostengono con elargizioni, consigli, contributi…

In questi ultimi tempi abbiamo privilegiato la pubblicazione di podcast e video finalizzati a chiarire gli aspetti salienti della geoingegneria clandestina: a distanza di tanti anni da quando sono cominciate le operazioni chimiche in atmosfera, molti ancora pensano che le scie effimere siano condensa e quelle persistenti, invece, generate in modo deliberato; altri ritengono, complice un’informazione non corretta, che le attività siano finalizzate a schermare il sole e a far abbassare le temperature. Non è così.

Cogliamo l’occasione per rammentare che le varie sfaccettature del problema sono affrontate ed approfondite con rigore scientifico all’interno dei vari saggi finora pubblicati, in particolare il sempre incisivo “Attacco dal cielo: geoingegneria clandestina ed altri crimini governativi”, 2019. E’ un testo adatto sia per acquisire una visione esauriente del tema sia per fugare eventuali dubbi e smentire stereotipi interpretativi.

Abbiamo notato che taluni fruitori sono incorsi nell’errore di ritenere che, in qualche caso, alla manipolazione dei fenomeni meteo possa soggiacere uno scopo positivo, come quello di contrastare il raffreddamento in corso in concomitanza con la diminuita attività solare. Il cosiddetto “global warming” collegato al biossido di carbonio, è, infatti, una fandonia colossale e semmai si assiste ad una flessione dei valori termici planetari. Ripetiamo che l’uso degli strumenti meteorologici, elettromagnetici e geofisici è sempre dannoso e contronatura: ne conseguono aberrazioni e disastri, anche se, di quando in quando, gli organi di regime accennano alla geoingegneria come un insieme di progetti per riequilibrare il clima e le precipitazioni. Naturalmente è vero l’esatto contrario, fatte salve le finalità militari e di controllo delle risorse alimentari ed idriche. [1]

Consideriamo il caso cruciale della Groenlandia: di per sé, risulta che l’isola non è interessata dallo scioglimento dei ghiacci, visto che l’estensione delle nevi invernali è, tutto sommato, stabile da decenni. Le estati, come è logico, sono relativamente miti lungo la costa meridionale, lambita dalla Corrente del Golfo, e contraddistinte dal disgelo e dalla formazione di iceberg. Tuttavia è vero che zone circoscritte e a macchia di leopardo palesano fusioni repentine dello strato ghiacciato. Da che cosa dipendono tali anomalie? Dalle operazioni aeree: è ovvio. Il cielo della Groenlandia è offuscato da dense coperture chimiche, percorso da un intrico di scie: la crosta glaciale deve essere liquefatta per sfruttare le ingenti ricchezze del sottosuolo (petrolio, gas, pietre preziose, oro, piombo, zinco, criolite… suscitano gli insaziabili appetiti del complesso militare-industriale) e per liberare le rotte artiche essenziali per i traffici. Infine il dominio della regione artica si rivelerà strategico se e quando, come in una combattimento tra galli, Occidente e Oriente si beccheranno e spenneranno con ferocia. Su questi obiettivi sono tutti d’accordo: Statunitensi, Russi, Cinesi non vedono l’ora di esautorare la Danimarca per depredare l’isola e per accelerare i flussi commerciali A tale progetto, in modo quasi profetico, accennavamo già anni addietro nel documentario “Scie chimiche: la guerra segreta”.

Bisogna riconoscere che, nonostante i difetti e le tare dei vari governi, l’amministrazione danese sulla “Terra verde” è stata piuttosto saggia per quanto riguarda la gestione della pesca alle varie specie di cetacei e lo sfruttamento delle miniere. Se, però, la Groenlandia dovesse essere fagocitata dagli Stati Uniti, la situazione degenererebbe sia sul piano geopolitico sia sotto il profilo climatico ed ambientale.

Il caso quindi della terra scoperta e colonizzata dai Normanni nel X secolo e dove da molto tempo abitano gli Inuit è istruttivo: permette di capire, ancora una volta, che la geoingegneria è il fulcro dei principali scenari politici ed economici. [2] Conferma che, di là dall’apparente contrapposizione e malgrado alcune ovvie differenze, mondo occidentale e BRICS sono tutti attori dello stesso dramma. I registi veri non sono né Trump né Putin, che valgono come il due di coppe a briscola, bensì altri. Schierarsi con l’uno o l’altro, come parteggiare per la cosiddetta Destra o la cosiddetta Sinistra è segno di infinita ingenuità, oltre che sbagliato. La vera dialettica è quella che contrappone i vari apparati statali ai popoli, gli oppressori agli oppressi.

[1] E’ per lo meno curioso che le coste delle Isole Maldive, a differenza di quanto predetto dai climatologi catastrofisti, non sono state sommerse dal mare, sebbene l’esecutivo dell’arcipelago continui a denunciare il supposto pericolo circa l’innalzamento del livello oceanico con il fine di ottenere fondi da destinare ufficialmente a misure volte a contenere l’emissione di gas serra.

[2] La Groenlandia fu chiamata “Terra verde” dai Norreni non perché nel Basso Medioevo fosse libera dai ghiacci, ma in quanto Norvegesi e Danesi intesero depistare altri eventuali navigatori. Vero è che l’optimum climatico del periodo consentì di praticare l’agricoltura sul lembo meridionale dell’isola, ma i ghiacci ricoprivano gran parte del territorio. L’Islanda, invece, che era coperta da prati e dal clima molto più mite, fu denominata, sempre con il fine di fuorviare altri esploratori, “Terra dei ghiacci”. In modo analogo alcuni mercanti genovesi erano già giunti in Cina prima di Marco Polo, ma tennero per sé la conoscenza delle vie commerciali così da preservare il monopolio dei lucrosi traffici con l’Estremo Oriente.

Ascolta qui il Podcast.

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giovedì 29 giugno 2017

Attività vulcanica: riscaldamento o raffreddamento globale?



In questi ultimi anni è aumentata l’attività vulcanica: le eruzioni hanno diffuso e stanno diffondendo nell’atmosfera ceneri che dovrebbero portare, almeno in linea teorica, ad una diminuzione delle temperature globali, poiché il materiale che si disperde funge da schermo per i raggi solari. Nonostante ciò, assistiamo in molte regioni del pianeta ad un incremento dei valori termici. Come si spiega tale situazione, se ricordiamo anche che l’ingiustamente demonizzato biossido di carbonio non determina un significativo accrescimento dell’effetto serra?

Non è difficile trovare la quadratura del cerchio: la situazione si comprende considerando che la notevole attività eruttiva è associata a fenomeni che investono la litosfera da cui in questo periodo si stanno sprigionando ingenti energie termiche. Sono le stesse energie che stanno fondendo il permafrost in Siberia e, in alcune aree, la banchisa ed i ghiacciai.



Quanto sta accadendo a Yellowstone – anche altrove si assiste a manifestazioni telluriche simili – dimostra che la Terra è in “ebollizione”: a Yellowstone le camere magmatiche si stanno riempiendo, l’acqua dei fiumi che scorrono nel celebre sito, si è riscaldata a tal punto che evapora, mentre si susseguono le scosse.

Dunque pare che, nel complesso, i parametri termici siano in crescita: ciò si deve non solo alle circostanze sopra indicate, ma pure all’azione incisiva ed ininterrotta dei riscaldatori ionosferici (impianti H.A.A.R.P.) ed alle deleterie operazioni igroscopiche con cui sono distrutti o indeboliti i fronti perturbati ed è desertificata la biosfera.

Tra l’altro, si verifica una condizione paradossale, perché all’aumento delle temperature dovrebbe corrispondere un’intensificazione delle piogge, a seguito della più forte evaporazione e traspirazione, laddove l’assenza e la penuria di precipitazioni affliggono moltissime zone. E’ evidente dunque che la cricca militare-industriale ha il pressoché totale controllo del clima in cui i fattori artificiali prevalgono, oggigiorno, su quelli naturali.

Fonti:

- Attivitasolare.com
- Segnidalcielo.it


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mercoledì 23 dicembre 2015

Il Sole va in letargo: raffreddamento globale e parossismo delle operazioni chimiche

Un’ennesima smentita alla balzana pseudo-teoria del riscaldamento globale giunge dall’autorevole voce del climatologo John Casey. Ha ragione l’astronomo Eric Dollar a sostenere che l’attività solare è, in questi ultimi tempi, debole: ne conseguirà più che un immediato influsso sul clima, ormai gestito in gran parte dai soliti noti, un’intensificazione delle attività chimiche, visto che la ionosfera è alimentata dall’energia elettromagnetica sprigionata dalla nostra stella. E’ un’intensificazione volta a creare uno strato elettroconduttivo nella bassa atmosfera indispensabile ai signori della guerra per i loro maledetti conflitti presenti e futuri. [1] Di seguito l’articolo in cui Casey, che è pur sempre un solarista con i pregi ed i limiti di questa categoria, preannuncia un raffreddamento planetario con tutte le ripercussioni facilmente immaginabili. Osserviamo infine che, se veramente il clima subirà una diminuzione delle temperature, probabilmente ciò sarà dovuto per lo più alle operazioni illegali in atmosfera e non tanto ad un Sole sonnacchioso, i cui effetti non si manifestano ex abrupto, da un anno all’altro, ma con estrema gradualità.



"Caro presidente Obama, si copra bene: farà freddo, freddissimo, per almeno trent’anni". Lo sostiene John Casey, già climatologo della N.A.S.A., ora direttore di un centro studi di Orlando, la “Space and science research corporation”. L’allarme: l’attività del sole sta rapidamente cambiando, la comparsa di nuove macchie solari lascia presagire un nuovo “grande inverno” per il pianeta, a partire dal 2015-2016, con conseguenze devastanti, fenomeni di assideramento di massa e addirittura il crollo del 50% della produzione alimentare a causa del collasso dell’agricoltura. E’ il drammatico contenuto della lettera che lo scienziato ha rivolto al capo della Casa Bianca già lo scorso aprile. Oggetto: “Richiesta di preparare gli Stati Uniti per un pericoloso clima freddo”. Casey chiede di prendere “provvedimenti immediati per garantire che gli Stati Uniti d’America siano pronti per lo storico e potenzialmente pericoloso clima freddo, che sta per arrivare”. Ma il problema non era il global warming, il surriscaldamento? Sì, fino a ieri. Da oggi, l’allarme è di segno opposto: neve, gelo, temperature sotto zero. A partire dai prossimi mesi.

Anche l’Italia dovrebbe già avvertirne gli effetti da questo dicembre. Gli ultimi studi compiuti confermerebbero l’arrivo di freddo e neve sull’Italia, infatti, già da capodanno. A condizionare la stagione invernale saranno i venti di Burian che si faranno sentire in modo particolare per due o tre volte quest’anno. La tesi di molti mesi rigidi e di un gennaio tra i più freddi della storia con temperature al di sotto dei 20 gradi sembra dunque confermarsi.



Casey cita le ricerche condotte negli ultimi decenni sulle cause del cosiddetti cambiamenti climatici. Il periodo passato del riscaldamento globale è un fenomeno naturale, prodotto principalmente dal Sole ed è finito”, scrive il climatologo nella sua Iceberglettera ad Obama. “Sono oltre diciassette anni che non viene registrata alcuna effettiva crescita delle temperature atmosferiche globali in troposfera. Ironia della sorte, questo significa che, mentre per la maggior parte del tempo la comunità internazionale ha avuto a che fare con il riscaldamento globale, quest’ultimo, non c’era! E’ quindi importante accettare che il riscaldamento globale è finito”. Non c’è più alcun riscaldamento globale, sostiene Casey. “La Terra – scrive – è in fase di raffreddamento da diversi anni, come gli oceani negli ultimi undici anni e l’atmosfera per la maggior parte del tempo”. Dei 24 parametri climatici monitorati dalla Space and science research corporation, registrati in resoconti trimestrali, ben 18 di essi mostrano un raffreddamento globale come tendenza dominante”. Quanto ai restanti 6, «si convertiranno verso lo stato di raffreddamento, entro i prossimi cinque anni».

Lo scienziato dichiara che il livello del mare ha già iniziato a calare, là dove alcune aree oceaniche stanno diventando più fredde. Il centro ricerche coordinato da Casey prevede una riduzione globale del livello del mare della durata di 30 anni, “che comincerà in qualsiasi momento tra quest’anno ed il 2020. Se queste tendenze cambiassero, il centro studi sarebbe il primo a segnalarlo - dice Casey - tuttavia, sulla base delle temperature globali effettive e dei modelli climatici più affidabili, c’è una sola conclusione sullo stato attuale clima della Terra: un nuovo clima freddo è arrivato”. Se questa “nuova era glaciale” procedesse come negli episodi passati (circa 200 e 400 anni fa), secondo Casey “dovremmo aspettarci di vedere notevoli danni alle colture a livello mondiale, sconvolgimenti sociali e politici e la perdita della vita”. […] Casey aggiunge che abbiamo poco tempo per prepararci: “Gli scienziati russi si sono spinti fino a parlare di una nuova “Piccola era glaciale” che principierà quest’anno”.

Secondo gli studiosi statunitensi, il nuovo clima freddo verrebbe imposto alla Terra “da un ripetuto ciclo, di 206 anni, del Sole”. Casey l’aveva già annunciato nel 2007. “Anche se molti altri ricercatori hanno scoperto questo ciclo o previsto un clima rigido in arrivo, sono stati ignorati”, scrive lo scienziato, nella sua lettera a Obama. “La fase di freddo di questo lungo ciclo di due secoli, è prodotta dalla riduzione drammatica dell’energia con la quale il sole scalda la Terra”. Lo chiamano “letargo solare” ed è stato confermato dalla N.A.S.A., dall’aviazione statunitense e dal “National solar observatory”. “La ricerca relativa a questi letarghi – aggiunge Casey – mostra anche che si verificano in concomitanza con i terremoti e le eruzioni vulcaniche più distruttive”.

Potenzialmente devastanti le conseguenze dello choc climatico sulla popolazione, a cominciare dalle categorie più esposte: “Credo che gli afro-statunitensi, altre minoranze ed i poveri soffriranno di più, per la nuova era glaciale e le vostre politiche climatiche”, scrive Casey al presidente (in realtà un fantoccio, un utile idiota, n.d.r.) […] “Senza adeguate contromisure governative, avverte lo scienziato, saremo impreparati ed incapaci di procurarci il cibo”. Inutile aggiungere che ci sarà un’impennata dei costi dell’energia, micidiale soprattutto per i più poveri. Casey rimprovera ad Obama di aver “creduto alla teoria del surriscaldamento globale” e gli rinfaccia la responsabilità per l’incolumità di 317 milioni di cittadini statunitensi di fronte al “grande freddo” che, giura, sta davvero per arrivare.

Fonte: Retenews24

[1] Spiega Dollar: “Sono cicli di ventidue anni, di inattività e di attività. Un ciclo cominciò agli albori del Rinascimento. Un picco si verificò durante la Seconda guerra mondiale ed ora nel ciclo 24 il Sole si addormenta, non crea la ionosfera, come se le fasi solari stessero per finire. Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l’astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà ‘morto’? L'ultimo minimo è stato da primato: l’emissione energetica non è mai scesa sotto 60, mentre questa volta ha toccato 58 sicché non si poteva comunicare".

La flessione nelle prestazioni nelle comunicazioni ionosferiche fornisce un'indiretta indicazione per quanto concerne le attività di geoingegneria spacciate come "solar radiation management", volte a mitigare gli effetti dell'attività solare. In realtà è il contrario, ossia le operazioni di aerosol sono finalizzate al mantenimento di una coltre elettroconduttiva utile a bilanciare la diminuzione di efficienza dello strato ionosferico.


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domenica 13 settembre 2015

Solaristi e negazionisti



S’infoltisce il gruppo degli scienziati che negano la relazione tra emissioni di biossido di carbonio in atmosfera ed il cosiddetto “riscaldamento globale”. Hanno senza dubbio ragione, poiché l’intensificazione dell’effetto serra a causa del CO2 è mera propaganda, come abbiamo dimostrato in molte occasioni. Tuttavia gli specialisti in oggetto sono l’altra faccia della disinformazione. Vediamo per quali motivi.

• Sono studiosi - li definiamo in modo sprezzante “solaristi” - spesso in buoni rapporti con la N.A.S.A., il ricettacolo di ogni più vergognosa menzogna in molti campi, non esclusivamente nel settore della geoingegneria clandestina.
• Sono esperti che non solo ignorano le attività chimico-biologiche, ma che, quando sono interpellati sulle chemtrails, perdono le staffe e cominciano ad insultare i ricercatori indipendenti proprio come i negazionisti classici.
• Elaborano modelli meteorologici e climatici basati sull’attività solare, trascurando, però, quanto rilevato dall’astronomo Eric Dollar che evidenzia il nesso tra “letargo” del Sole e la necessità dei militari di creare, per mezzo di metalli elettroconduttivi, una ionosfera ad hoc. [1]
• Sono accademici che, ostentando autonomia, sviano l’attenzione dal problema per eccellenza, la deliberata distruzione della biosfera attraverso le scie chimiche e le armi elettromagnetiche.
• Sono specialisti che, invece di analizzare le situazioni concrete e contingenti, si perdono in elucubrazioni e proiezioni alla fine inverificabili circa cicli naturali lunghissimi, usando dati frutto di mere ipotesi. Quando, tra cento anni, si dovesse dimostrare che i loro sistemi predittivi erano errati, chi si ricorderà di codesti ricercatori? Così oggi essi si pavoneggiano con teorie controcorrente, senza esporsi ai rischi cui si espongono gli scienziati, quelli veri; in un futuro prossimo saranno celebrati, se avranno indovinato il futuro; in caso contrario, potranno appellarsi alla complessità della climatologia.

[1] Dollar ritiene che uno degli scopi di H.A.A.R.P. e degli altri riscaldatori ionosferici sia quello di creare uno strato di plasma artificiale, ogni qual volta la debole attività solare non alimenta la ionosfera naturale. E’ una conclusione che merita di essere considerata ed approfondita, perché conferma quanto sappiamo a proposito degli interventi ad opera dei militari per cui la ionosfera è indispensabile ai fini delle comunicazioni radio.

Dichiara l’astronomo: “Sono cicli di ventidue anni, di inattività e di attività. Un ciclo cominciò agli albori del Rinascimento. Un picco si verificò durante la Seconda guerra mondiale ed ora nel ciclo 24 il Sole si addormenta, non crea la ionosfera, come se le fasi solari stessero per finire. Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l’astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà ‘morto’? L'ultimo minimo è stato da primato: l’emissione energetica non è mai scesa sotto 60, mentre questa volta ha toccato 58 sicché non si poteva comunicare".

La flessione nelle prestazioni nelle comunicazioni ionosferiche fornisce un'indiretta indicazione per quanto concerne le attività di geoingegneria spacciate come "solar radiation management", volte a mitigare gli effetti dell'attività solare. In realtà è il contrario, ossia le operazioni di aerosol sono, tra le altre cose, finalizzate al mantenimento di una coltre elettroconduttiva utile a bilanciare la diminuzione di efficienza dello strato ionosferico.

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mercoledì 21 agosto 2013

Sunset boulevard

Con il presente articolo Tanker enemy, per la prima volta dal 2006, si prende una pausa (non andremo in ferie) negli aggiornamenti sino a fine agosto.

Estate 2013. Si susseguono le ondate di calore con temperature che toccano in Italia i 40 gradi centigradi. I soliti cialtroni cianciano di Caronte, di Stige, di aree di alta pressione “africana” il cui massimo barico, però, è tra Austria e Sud Tirolo! Sono le solite bugie dei meteorologi in divisa e dei loro scalcinati portaborse. In verità, le condizioni anticicloniche sono create attraverso barriere chimiche ed armi elettromagnetiche che deviano e frantumano la corrente a getto polare.

E’ naturale questo inferno estivo con cieli orfani di vaporosi cumuli, umidità relativa piuttosto bassa, ridottissima escursione termica diurna, assenza di venti? No! Che cosa sta succedendo? Assistiamo alla consueta, pesante adulterazione dei fenomeni meteorologici e climatici attraverso le operazioni di geoingegneria clandestina, condotte con scie evanescenti per lo più notturne, riscaldatori ionosferici, satelliti e via discorrendo.

Qualcuno potrebbe ipotizzare che il feroce incremento delle temperature sia dovuto all’attività solare. Non è così. Scrive il climatologo, Dottor Luca Romaldini, in “Ciclo 24 del Sole”: “Tra i vari documenti che si trovano in Rete pochi sottolineano le analogie che si riscontrano tra l’attuale fase del ciclo solare e quella immediatamente anteriore al famoso minimo di Dalton. Fondamentale, a mio parere, è fondamentale sottolineare la sempre maggior somiglianza fra la curva del ciclo 24 e del ciclo 5 (1798-1810), prima del Minimo di Dalton coincidente con l’apice della Piccola età glaciale. […]

In considerazione della durata media undecennale, il ciclo 24 si troverebbe ancora nella prima metà, quella che conduce al massimo, ma non è escluso che esso possa avere un’evoluzione simile a quella del ciclo 5 che durò 12,6 anni, il più lungo, assieme al ciclo 23, di quelli storicamente accertati. Se i prossimi cicli dovessero confermare la fase di debolezza, si entrerebbe nel Minimo di Eddy, definito così in memoria di John Allen Eddy, precursore degli studi sul Minimo di Maunder (1645-1715) e sulle correlazioni fra clima ed attività solare. Per rigore di informazione, fondamentale è ricordare che in quel periodo ci fu un’intensa attività vulcanica per cui molti hanno sostenuto che la P. E. G. (Piccola era glaciale, n.d.r.) non può essere associata al ciclo solare, ma ricordo che il minimo solare è durato per decenni con effetti prolungati, mentre un’attività vulcanica può incidere sul clima per qualche anno.

Altro punto saliente è ricordare come l’intensa attività solare dei cicli 17-23 abbia comportato un aumento termico sul nostro pianeta, ma anche su tutti i pianeti del sistema solare, come è dimostrato dalle sonde spaziali e dai telescopi internazionali, il che smonta di fatto la convinzione che l’aumento delle temperature su scala planetaria sia stato indotto dai gas serra di origine umana come, invece, vanno dichiarando Al Gore e tutti gli ‘scienziati’ al suo seguito che vivono con le sovvenzioni statali e per gli interessi di parte politico-economici. I dati satellitari confermano l’attuale stabilizzazione termica del pianeta con inizio di graduale discesa media dal 2004. Siamo di fatto rientrati nei canoni climatici old style (2012) e presto il raffreddamento, già in atto, provocherà uno scenario del tutto diverso da quello prospettato da media e dagli ‘scienziati’ di parte, rimettendo in forte discussione le politiche agrarie ed economiche dell’intero pianeta. Altre conferme derivano dalla correlazione con il rallentamento del vento solare: la radiazione cosmica nel sistema solare è in crescita, con conseguente aumento della copertura nuvolosa sul nostro pianeta (tuttavia le scie igroscopiche dissolvono le nuvole, n.d.r.) Cio è dimostrato da ricerche isotopiche e sedimentarie
.

UN AIUTO PER TANKER ENEMY - Il Comitato "Tanker enemy" dal 2006 è impegnato nella divulgazione e nella denuncia dello spinoso tema noto come "scie chimiche" o "geoingegneria clandestina", tramite la pubblicazione di articoli, video, documenti, traduzioni e per mezzo di varie iniziative (ad esempio, l'indagine sulle polveri sottili).

Questo lavoro ha richiesto e richiede un impegno quotidiano con il conseguente dispendio di energie e risorse. In questi anni il blog "Tanker enemy" e quelli collegati hanno garantito, anche grazie al contributo di lettori e sostenitori, un'informazione indipendente e circostanziata a tal punto da suscitare la reazione del sistema. Questa reazione si è tradotta, oltre che in attacchi di ogni genere, nell'apertura di procedimenti "legali", volti all'oscuramento del blog e dei siti ad esso correlati. Sono procedimenti all'origine di notevoli difficoltà pratiche e di cospicui esborsi per avvocati e consulenti tecnici.

Auspichiamo perciò un fattivo sostegno sotto forma di donazioni e di altri interventi (gratuito patrocinio, consulenze...) affinché il Comitato possa continuare ad agire nell'interesse della collettività. Un sentito ringraziamento a tutti coloro che accoglieranno, per quanto nelle loro possibilità, il presente appello. Il Vostro contributo è assolutamente fondamentale al fine di permetterci di proseguire con il nostro operato. Qui la pagina Paypal per eseguire una donazione.

Dunque si continuano, ostinatamente, a confermare le gravi conseguenze ambientali derivate dalle attività umane, quando si dovrebbe guardare ad un processo ciclico climatico accelerato dall’uomo.

Questo non vuol dire che non bisogna agire per ridurre o annullare l’inquinamento causato dai metalli pesanti o delle radiazioni nucleari, vere piaghe per la vita sul nostro pianeta, ma non dare colpe al CO2 dei problemi climatici. Anzi il biossido di carbonio andrebbe benedetto, visto che è il nutrimento della vegetazione sul nostro pianeta, essenziale per la fotosintesi clorofilliana ed il rilascio di ossigeno
.”

In poche parole, se i militari non intervenissero con le loro potenti armi climatiche, non solo l’estate 2013 sarebbe stata tiepida ed irrorata da rinfrescanti piogge, ma ci incamineremmo pure verso un progressivo raffreddamento. A conferma di ciò leggiamo in questi gorni sui siti di meteorologia di regime che le estati con temperature ben al di sopra delle medie sono cominciate nel 2003, casualmente l'anno dell'accordo Italia-U.S.A. sullo stuido dei cambiamenti climatici, accordo che sancì l'inizio a regime delle attività di geoingegneria clandestina sul territorio italiano.

Riferisce l’autore di Freeskies in “Anomalie solari”: “Una gigantesca 'superficie nera' è apparsa sulla parte esterna del Sole. E’ un’enorme macchia solare rilevata dai satelliti della N.A.S.A. Questo evento ci porta a riflettere sulle anomalie dei cicli solari di quest’ultima fase. Ogni fase dura in media 11-12 anni, tra un periodo con picchi di intensa attività con molte macchie solari ed un minimo di attività con poche macchie. Il ciclo attuale è del tutto irregolare: il periodo di attività lieve sta durando molto più del previsto. L’enorme macchia dalla forma inconsueta suscita ancora più stupore circa l’andamento recente della nostra stella. Il protrarsi di questi periodi di ‘minimi solari’ potrebbe avere come conseguenza l’instaurarsi di una Piccola era glaciale sulla Terra.

Se così fosse, bene si spiegherebbero gli stratosferici investimenti urbanistici ed architettonici nel Golfo Persico ed in Medio Oriente (Dubai, Emirati arabi uniti, Kuwait etc.) Se il pianeta, infatti, andasse veramente verso un surriscaldamento incontrollato con conseguente innalzamento del livello dei mari si tratterebbe solo di sperpero di denari. Evidentemente chi investe masse monetarie di dimensioni impensabili sa bene che tra pochi anni si avranno condizioni climatiche temperate e favorevoli in quelle aree
”.

Lo scenario prospettato è plausibile, ma bisogna tener conto di alcune variabili: quali saranno le conseguenze sul clima globale di decenni dilaniati dalla guerra atmosferica? In che modo ed in che misura inciderà sulle condizioni dei biomi il tragico assottigliamento dell'ozonosfera, problema denunciato da Dane Wingington e prodotto proprio dalla martellante geoingegneria? Nota Wingington che i raggi UVB non sono più filtrati da una coltre d’ozono ridotta peggio di un colabrodo: il plancton marino, la flora, la fauna tutta sono in pericolo!

I' vegno per menarvi a l'altra riva: ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo”, grida Caronte alle anime dannate. “Non isperate mai veder lo cielo”. Appunto… Temperature polari o roventi, con ogni probabilità non potremo più guardare più il cielo o in quanto cancellato dalle scie chimiche o perché vi splenderà un Sole maligno.


Articoli correlati:

- Le nuove strategie nella guerra climatica, 2013 - Ascolta qui il file audio.
- Mentire sul meteo, 2012


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