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sabato 23 gennaio 2016

N.O.A.A.: le scie degli aerei sono una forma di geoingegneria

La National oceanic and atmospheric administration (N.O.O.A.) lo riconosce a denti stretti: quelle scie, che quasi ogni giorno deturpano il cielo ed ammorbano la biosfera, sono una forma di geoingegneria. Non è certo la confessione del crimine, della deliberata contaminazione del pianeta per mezzo delle chemtrails, ma è già un passo verso l’ammissione delle attività di geoingegneria clandestina, per lo meno verso il riconoscimento delle pesanti conseguenze dovute al traffico aereo (“civile” in primis) sul clima e sugli equilibri dei biomi. Insomma, ora nessuno può più negare che oggigiorno il cielo è… candeggiato.



“Attualmente stiamo usando involontariamente (sic) la geoingegneria”.

Non sono le parole di un attivista, ma di Chuck Long, membro dell’Earth system research laboratory della N.O.A.A., l’agenzia federale statunitense che studia le condizioni atmosferiche ed oceaniche. […]

Le ha pronunciate al convegno dell’American geophysical union, attribuendo alle scie emesse dagli aerei lo sbiancamento dei cieli e l’offuscamento della luce solare (fenomeno noto con l’espressione inglese “global dimming”, n,d.r.) in alcune (sic) regioni del mondo.

Long ed altri scienziati se ne sono accorti, studiando la quantità di luce solare che raggiunge la superficie terrestre. E’ un’energia che non è costante: nel periodo dal 1950 al 1980, per esempio, il Sole sembrò più fioco, poi, invece, l’intensità luminosa riprese a crescere. Gli specialisti hanno cercato di capire le cause di questa intermittenza, rapportandola alla variabilità naturale dell’attività solare, ma non sono state trovate connessioni tra i due fenomeni, stando a Martin Wild, ricercatore dell’Institute for atmospheric and climate science del Politecnico di Zurigo.

“Se non è il sole, deve essere l’atmosfera”, ha dichiarato Wild. Gli alti livelli di inquinamento intorno alla metà del XX secolo hanno portato alla diffusione in atmosfera di enormi quantità di particelle che intercettano una parte della radiazione solare. Anche quando Stati Uniti ed Europa hanno iniziato ad inquinare meno, le cose non sono cambiate sensibilmente. Chuck Long ed i suoi collaboratori hanno compreso che qualcosa non quadrava, altrimenti una maggior quota di luce solare dovrebbe raggiungere la Terra direttamente, mentre essa risulta deviata in misura crescente.

Infine la scoperta (sic… che colpo di genio!): la genesi del problema è da ricercare nelle particelle disperse in atmosfera dai velivoli. Il traffico aereo è responsabile di una modificazione atmosferica su larga scala.

Le scie prodotte dai velivoli sono un insieme di particolato e vapore acqueo e formano piccolissimi corpuscoli ghiacciati (in realtà è nanoparticolato per lo più metallico o di vetro, n.d.r.) capaci di rifrangere la luce del Sole e di sbiancare il cielo. Tutto ciò potrebbe avere effetti imprevisti sul clima: gli studiosi che hanno sollevato il problema non sanno nemmeno se questo fenomeno contribuisca al riscaldamento globale o ad un raffreddamento. Nondimeno si può asserire che le scie (chimiche, artificiali, non di vapore acqueo, n.d.r.) generate dagli aerei sono uno dei mezzi con cui gli esseri umani (leggi i militari, le multinazionali, i governi e mascalzoni variamente assortiti, n.d.r.) stanno alterando il sistema climatico. “Potete vederlo con i vostri occhi”, attesta Long.

Ora, se la geoingegneria comporta la manipolazione dei processi naturali, quello che sta succedendo sopra le nostre teste non si può definire in altro modo.

Fonti:

- N.O.A.A.
- Agu.confex.com
- Nogeoingegneria.com


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martedì 18 agosto 2015

Geoingegneria illegale e cronica carenza di vitamina D



L'ingegneria del clima è matematicamente il più grande assalto contro ogni forma di vita mai sferrato contro l'umanità e l'ambiente. Gli effetti catastrofici dovuti alle irrorazioni clandestine ed alle radiofrequenze sono così massicci che è quasi impossibile quantificarli. Molte conseguenze mortali delle operazioni inerenti alla gestione delle radiazioni solari (il cosiddetto solar radiation management che è, però, solo una copertura per attività militari volte in primis a rendere l'atmosfera elettroconduttiva, n.d.t.) sono completamente trascurate, eppure la carenza di vitamina D, nota pure come calciferolo (in realtà è un pro-ormone, n.d.t.) è ormai epidemica. [1]

L’insufficienza di vitamina D è legata ad un lungo e crescente elenco di malattie e disturbi: indebolimento del sistema immunitario, disturbi del sistema neurologico, tumori, artrite, diabete, sclerosi multipla, obesità, malattie cardiovascolari, insufficienza renale, problemi del sistema riproduttivo... La lista potrebbe continuare. Il paradosso è questo: l'organismo umano produce vitamina D con un'oculata esposizione alla luce solare, ma è proprio questo tipo di luce che è oggi ridotto e quasi annullato a causa delle nanoparticelle metalliche che riflettono la radiazione elettromagnetica benefica proveniente dalla nostra stella.

Così, mentre l'ozonosfera è dilaniata da deleteri interventi di ingegneria atmosferica, siamo esposti a livelli di radiazioni ultraviolette (UVB) estremamente pericolose. Non solo, questi livelli elevati di raggi UV possono arrestare la produzione del calciferolo. Il documentario che proponiamo (in inglese sul sito geoengineering.org., n.d.t.) affronta direttamente la questione concernente la scarsità di vitamina D ed il ruolo della geoingegneria in questa terribile equazione. Vale davvero la pena di vederlo.

[1] La vitamina D o calciferolo è un pro-ormone liposolubile contenuto in pesce, molluschi, uova e latticini, ma prodotto anche dall'organismo umano per azione dei raggi solari su un precursore (7-deidrocolesterolo) presente nella cute; la forma attiva principale è l'1,25 colecalciferolo, risultato di processi di idrossilazione che avvengono a livello epatico e renale. Stimola l'assorbimento di calcio e fosfati nell'intestino. La sua carenza provoca alterazioni ossee e rachitismo. La diminuzione dell'irraggiamento solare e l'accumulo di stronzio nell'organismo concorrono a determinare il deficit di vitamina D, alla base di varie patologie, non esclusi i tumori, favoriti appunto dalla scarsità del calciferolo.

Fonte: geoengineeringwatch.org


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martedì 14 dicembre 2010

Gli svantaggi di una mancata esposizione al Sole (articolo di Jean Beaugh)

Jean Beaugh, in un breve articolo tocca uno dei nervi scoperti relativi all'annosa questione "chemtrails": l'offuscamento della luce solare, provocato dalle coltri chimiche, è all'origine di molte affezioni.

In un bel libro, intitolato "La luce che guarisce", l'autore, Fabio Marchesi, dopo aver demolito molti luoghi comuni sui raggi ultravioletti, snocciola esempi, dati e ricerche riguardanti i benefici che si possono ottenere da un'oculata esposizione al sole: molte malattie possono essere guarite e parecchi disturbi possono essere alleviati, se si sta all'aria aperta anche nei giorni in cui il cielo è nuvoloso, poiché i salutari raggi ultravioletti filtrano attraverso le nubi. Purtroppo questi raggi, come è avvenuto per il biossido di carbonio, sono stati demonizzati, mentre l'industria, ricavandone ingenti profitti, ha convinto l'opinione pubblica che occorre usare creme "protettive" per difendersi da radiazioni dipinte come "dannose". In verità, questi prodotti contengono composti tossici, in primis il biossido di titanio, la cui azione schermante lo rende un ingrediente tipico delle scie. I melanomi sono sovente dovuti all'esposizione a luci al neon, mentre le lampade ad ampio spettro hanno effetti salutiferi sull'organismo e sull'umore. Queste ed altre informazioni sono reperibili nel saggio sopra citato.

Purtroppo Fabio Marchesi, pur prodigo di preziosi consigli, non si è ancora interessato alla causa precipua dell'oscuramento globale, ossia la creazione di coperture artificiali per mezzo degli aerei, laddove l'autrice del pezzo che pubblichiamo ha individuato il punto nodale.

A margine di questa nota, osserviamo che soprattutto tra le nuove generazioni, cresce il numero di chi è infastidito dalla luce solare, in quei pochissimi giorni l'anno in cui essa non è velata da nubi e foschie "sintetiche": si stanno forgiando dei sub-uomini, a loro agio, paradossalmente, in ambienti tetri, malsani, pregni di perniciose onde elettromagnetiche: per questi "lucifugi viri" un cielo terso ed un bosco profumato di pioggia sono come per il diavolo l’acqua santa.

Si può essere più facilmente esposti a varie patologie, se l'organismo non sintetizza abbastanza vitamina D (antitumorale naturale, n.d.t.). L'inverno è la stagione in cui le persone non prendono quasi mai il sole, poiché rimangono in ambienti chiusi. Molti evitano il sole, inoltre il cielo è nuvoloso per la maggior parte del tempo, o peggio, sbiancato dalle "scie chimiche": il rischio di ammalarsi è molto elevato.

Un meteorologo dell'Arizona ha usato la dicitura, "luce solare filtrata", mentre il meteorologo di Abilene ha impiegato il sintagma "nuvole increspate". In realtà, si riferiscono sempre allo stesso fenomeno: le scie chimiche! L'industria turistica che si basa sul sole sta per essere colpita, perché dipende dalla luce della nostra stella. [...]

Avete mai sentito citare il morbo di Morgellons, i cui pazienti sono in numero sempre crescente in ogni stato dell'Unione? Le scie chimiche, alias geoingegneria, sono diffuse in tutti gli Stati Uniti ed in molti altri paesi del mondo. Il nostro ambiente sarà definitivamente devastato dall'alluminio, dal bario etc., se non si interverrà in modo efficace. Gli effetti negativi sulla salute di esseri umani, animali e piante sono immensi.

Fonte: reporternews



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lunedì 4 gennaio 2010

Scie chimiche e diminuzione dell'irraggiamento solare nell'eziologia di alcune patologie

Gli studi della tossicologa californiana, Hildegarde Staninger, hanno condotto all'individuazione dello stronzio tra gli elementi dei nano-tubi inclusi nei polimeri dispersi con le scie chimiche. Lo stronzio (Sr) è un elemento chimico dal reticolo cristallino cubico. E' piuttosto scarso nella crosta terrestre (0,04 per cento circa), ma assai diffuso, perché quasi sempre presente in tracce più o meno rilevanti nei minerali di calcio. Lo stronzio ha l'aspetto di un metallo bianco-argenteo, molle che si ossida rapidamente all'aria e che reagisce violentemente con l'acqua, sviluppando idrogeno. Le sue proprietà fisiche e chimiche sono quelle di un metallo alcalino-terroso, intermedie fra quelle del calcio e quelle del bario. Per la sua grande analogia con il calcio (i raggi degli ioni Ca++ e Sr++ differiscono di pochissimo), lo stronzio può sostituirlo nelle parti scheletriche degli animali: infatti esistono organismi che lo fissano selettivamente come certi protozoi radiolari.

A proposito di questo elemento, la Staninger osserva: "I livelli delle emissioni atmosferiche dello stronzio sono monitorati dall'Ufficio Foreste degli Stati Uniti. Lo stronzio interagisce con i metaboliti [1] della vitamina D ed innesca meccanismi tossicologici che provocano carenze di vitamina D. I nanotubi sono stati realizzati in silicio-carbonio e stronzio. Lo stronzio è elemento d'elezione per via del suo uso come materiale sensore rice-trasmittente nella progettazione delle nano-antenne d'avanguardia".

La vitamina D o calciferolo è una vitamina liposolubile contenuta in pesce, uova e latticini, ma prodotta anche dall'organismo umano per azione dei raggi solari su un precursore (7-deidrocolesterolo) presente nella cute; la forma attiva principale è l'1,25 colecalciferolo, risultato di processi di idrossilazione che avvengono a livello epatico e renale. Stimola l'assorbimento di calcio e fosfati nell'intestino. La sua carenza provoca alterazioni ossee e rachitismo. La diminuzione dell'irraggiamento solare e l'accumulo di stronzio nell'organismo concorrono dunque a determinare il deficit di vitamina D, alla base di varie patologie, non esclusi i tumori, favoriti appunto dalla scarsità del calciferolo.


[1] I metaboliti sono sostanze che prendono parte alle reazioni chimiche che si verificano nell'organismo o che derivano da esse.

Fonti:

Enciclopedia delle Scienze, Milano, 2005, s.v. stronzio e Vitamina D
Parkinson news, Deficit di vitamina D nei pazienti parkinsoniani, anno VIII, n. 2, aprile 2009
H. Staninger, Inibizione della colinesterasi come risultato dell'esposizione ad emissioni aeree di materiali nano-compositi, 2009



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mercoledì 8 aprile 2009

Oscuramento globale, vitamina D e morbo di Parkinson

Il fenomeno noto come "oscuramento globale" ha origini esclusivamente artificiali. Su questo non nutriamo alcun dubbio: infatti le scie evanescenti, ma anche quelle persistenti, rilasciate ogni giorno dagli aerei della morte nei cieli di quasi tutto il mondo, filtrano la luce solare, creando una coltre più o meno densa, più o meno estesa, con qualsiasi valore barico e di umidità. E' un fenomeno che chiunque può constatare. I raggi del sole vengono schermati: la luce è pallida, esangue. Il global dimming implica una riduzione della radiazione luminosa intorno al 30 per cento, ma, in alcuni giorni, il decremento è anche maggiore. Si può comprendere quali danni siano arrecati agli esseri viventi ed agli ecosistemi dalle operazioni di schermatura che determinano anche una diminuzione della sintesi di vitamina D.

La vitamina D o calciferolo è una vitamina liposolubile contenuta in pesce, uova e latticini, ma prodotta anche dall'organismo umano per azione dei raggi solari su un precursore (7-deidrocolesterolo) presente nella cute; la forma attiva principale è l'1,25 colecalciferolo, risultato di processi di idrossilazione che avvengono a livello epatico e renale. Stimola l'assorbimento di calcio e fosfati nell'intestino. La sua carenza provoca alterazioni ossee e rachitismo.

Secondo uno studio del 2008 di Evatt et al. in Arch. neurol. 65, pp. 1348-1352, esiste una stretta correlazione tra carenza di vitamina D ed insorgenza del Parkinson [1]. "Ricercatori statunitensi hanno misurato i livelli di vitamina D in 100 pazienti parkinsoniani, 97 pazienti affetti da Alzheimer e 99 soggetti sani. La percentuale di soggetti con livelli eccessivamente bassi di vitamina D era notevolmente più alta nei malati di Parkinson (55 per cento rispetto al 41 per cento nei malati di Alzheimer ed al 36 per cento dei soggetti sani). Anche il livello medio di vitamina D era più basso tra i malati di Parkinson."

Il calciferolo possiede anche proprietà antitumorali: si legga Bill Sardi, Vitamina e cancro. Si comprende quindi per quale motivo gli avvelenatori, oltre a diffondere elementi chimici (soprattutto metalli), batteri e virus di ogni tipo nella biosfera, filtrano la luce solare: il governo occulto vuole una popolazione debole, malata, dipendente in toto dalle diaboliche multinazionali farmaceutiche.


[1] E' ormai appurato che il Parkinson ed altre patologie neurodegenerative, come l'Alzheimer e la sindrome laterale amiotrofica (S.L.A.), sono da imputare all'accumulo di metalli nell'organismo. Non è un caso se queste affezioni hanno registrato un notevole incremento percentuale ed un abbassamento dell'età di insorgenza, in concomitanza con l'inizio delle operazioni clandestine di aerosol nel mondo.

Fonti:

Enciclopedia delle Scienze, Milano, 2005 s.v. Vitamina D
Parkinson news, Deficit di vitamina D nei pazienti parkinsoniani, anno VIII, n.2, aprile 2009



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