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sabato 28 maggio 2016

Venezuela svenato



Finché c’è vita, c’è la corrente. (D. Silvestri)

Venezuela… il solo nome evoca l’acqua. Gli esploratori spagnoli chiamarono così il paese sud americano proprio perché le lagune costiere ricordarono loro la Serenissima, adagiata sul mare in cui si riflettono calli, campielli, chiese e palazzi di una città unica.

Acqua, l’acqua tanto scioccamente detestata da molti, non appena assume la forma di pioggia; l’’acqua “humile et casta et pura”, come la celebrò Giovanni (alias Francesco) d’Assisi nel “Cantico delle creature”; l’acqua, la cui penuria sta causando in Venezuela una crisi senza precedenti. L’energia elettrica nello stato di cui fu presidente Chavez, è prodotta per lo più con le centrali idroelettriche, ma una siccità epocale, ha drasticamente ridotto il livello degli invasi sicché frequenti sono i black out. Senza elettricità, nel nostro mondo tecnologico, tutto prima o poi si ferma: si fermano le industrie, le attività agricole, le forniture, i servizi, le infrastrutture… Così l’attuale governo di Maduro deve fronteggiare una crisi politica, economica (caduta verticale del prezzo del greggio, inflazione al 180 per cento nel 2015!) e sociale spaventosa. La produzione di energia è l’anello debole della catena: una volta spezzato questo anello, tutto va in malora.

Che cosa ha portato il Venezuela sull’orlo del baratro, la nazione che fino a pochi anni or sono, attraeva Italiani in cerca di una vita migliore? La risposta è una sola: la geoingegneria bellica. Infatti la presunta crescita delle temperature globali dovrebbe portare ad un incremento delle precipitazioni che, invece, stanno diminuendo un po’ in tutto il pianeta a causa dell’intenso uso delle scie igroscopiche.

A questo punto dobbiamo porci altre domande: chi e perché ha attuato e sta attuando le operazioni di guerra climatica all’origine dell’aridità venezuelana? Sono gli Stati Uniti d’America (meglio “Impero di U.S.A.tana”) tradizionali antagonisti del Venezuela che da alcuni lustri propugna una politica socialisteggiante invisa alle multinazionali a stelle e strisce? Se è così, l’esercito venezuelano consente ad aerei statunitensi di invadere il suo spazio aereo per diffondere composti disseccanti? Non può essere: quasi certamente l’esecutivo venezuelano ha sottoscritto qualche accordo internazionale, una sorta di cavallo di Troia, che implica la lotta al cosiddetto “riscaldamento globale” tramite interventi ad hoc. Il risultato è la siccità in stile California.

Resta da capire se il governo di Caracas sia affetto da immedicabile dabbenaggine o se sia al corrente delle finalità distruttive della geoingegneria illegale. Consideriamo che oggigiorno le attività chimiche sono per lo più legate all’uso di carburanti additivati di nuova generazione: è possibile che nessuna autorità venezuelana si sia accorta che i fronti perturbati e le nuvole imbrifere spariscono al passaggio dei velivoli commerciali?

Tendiamo a non fidarci delle istituzioni: così Maduro forse ha più o meno spontaneamente stipulato un’intesa, magari sotto l’egida dell’O.N.U. (l’Organizzazione dei nazisti uniti), un’intesa con il paravento di pretesti improbabili, introducendo a regime la geoingegneria prosciugante.

Sia come sia, il caso venezuelano è sintomatico ed istruttivo: ci insegna almeno a comprendere quanto siamo vulnerabili senz’acqua e senza energia.

Articolo correlato: Venezuela: black out quotidiani a causa della siccità, 2016

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lunedì 7 dicembre 2009

Scie chimiche in Venezuela

In un suo recente articolo, intitolato "Who or what is controlling our weather and why?", la ricercatrice indipendente, Chris Holly, dedica un passaggio ad un accordo stipulato tra il presidente venezuelano, Hugo Chavez e Fidel Castro, in ordine ad attività di inseminazione delle nubi per favorire le piogge.

La Holly scrive: "Hugo Chavez ha affermato che egli si accinge a 'bombardare' le nuvole ora che Cuba è pronta a fornire un sostegno nel 'cloud-seeding' al fine di favorire le precipitazioni e per alleviare gli effetti di una severa siccità. Il presidente venezuelano ha asserito che saranno usati appositi sistemi con il fine di inseminare i corpi nuvolosi per mezzo di aerei. L'equipaggiamento necessario sarà fornito da Fidel Castro e da Raoul Castro. 'Stiamo bombardando le nubi', ha dichiarato Chavez, nel corso di un intervento televisivo. 'Abbiamo i velivoli ad hoc e le attrezzature forniteci da Fidel e da Raoul'. Chavez sta provando a spremere dalle nuvole la pioggia, poiché il suo paese è ormai prossimo alla stagione secca ed in quanto le riserve idriche sono ai livelli più bassi degli ultimi decenni."

E' ovvio che la grave penuria d'acqua lamentata dall'ipocrita Chavez è stata in gran parte provocata dalle operazioni chimiche cui egli ha dato il suo assenso, sottoscrivendo il trattato "Open skies", un accordo secondo il quale velivoli dell'O.N.U. (Organizzazione dei nazisti uniti) possono penetrare nello spazio aereo del paese aderente, senza che sia necessaria alcuna autorizzazione. Questi aerei ufficialmente sono impiegati per studi di meteorologia e di fisica dell'atmosfera, ma sono in realtà tankers che diffondono veleni di ogni tipo, compresi composti igroscopici. Ora il presidente del Venezuela corre a i ripari, anzi finge di correre ai ripari, annunciando che una speciale squadriglia "risolverà" i problema della siccità, disperdendo nelle nubi composti chimici che propiziano le piogge.

E' la solita strategia (problema, reazione, risoluzione), dove la "risoluzione" è un rimedio peggiore del male, giacché è evidente che Chavez intende abituare l'opinione pubblica venezuelana alle attività chimico-biologiche, con il pretesto dei "cambiamenti climatici" causati proprio da chi finge di volerli contrastare.



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