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martedì 16 agosto 2016

Ritratto dell’ufficialista



Non esistono poteri buoni. (F. De André)

Chi è l’ufficialista? Quali sono le sue caratteristiche salienti? In che cosa si differenzia dal negazionista? Proviamo a rispondere a queste domande in maniera concisa, ma, per quanto possibile, esauriente.

In primo luogo bisogna precisare che “ufficialista” non è sinonimo di “negazionista” (o disinformatore o depistatore o occultatore): ufficialista è, infatti, chi accetta per mera dabbenaggine e pigrizia mentale le versioni canoniche dei fatti, versioni ammannite dalle agenzie di stampa e dai media di regime, senza porsi domande, come fossero oro colato. Il negazionista, invece, è un mentecatto in perfetta mala fede che, in quanto riceve congrui compensi e privilegi e/o per fanatismo, diffonde menzogne sulla Rete ed altrove, attacca e denigra ricercatori indipendenti e cittadini non allineati. Propala fandonie, ma conosce le verità che si affanna a nascondere.

L’ufficialista è un individuo di scarsissima intelligenza: non solo accoglie in modo del tutto ingenuo le ricostruzioni di regime, ma ne introietta i continui aggiustamenti, senza accorgersi che sono in contraddizione tra loro.

All’ottusità si associa poi un atteggiamento di grettezza ed egoismo: l’ufficialista bada solo ai suoi interessi, al suo orticello, noncurante persino del destino di amici e parenti stretti. Egli considera la Rete un’accozzaglia di sciocchezze, mentre si affida alla televisione, in particolare ai notiziari reputati fonti della pura verità. Pende dalle labbra degli “esperti” (medici, scienziati, economisti, giurisperiti, opinionisti…) ritenuti non solo competenti, ma anche infallibili. Una sua frase topica è la seguente: “Se fosse vero, l’avrebbero detto in televisione”.



A prescindere dal titolo di studio, l’ufficialista difetta di senso critico, di capacità di analisi e di sintesi. Al cospetto dell’establishment ha un contegno incoerente: da un lato tuona contro l’inefficienza della classe “politica”, dall’altro continua a legittimarla con il voto ed accreditandole funzioni di cui è priva, non comprendendo che i “politici”, a qualsiasi partito appartengano, sono burattini, esecutori dei piani orditi da chi sta più in alto, ad esempio gli usurai internazionali. In tale contesto spicca il suo settario ed anacronistico dualismo: “Destra” contro “Sinistra”, “fascisti” contro “comunisti”. Questa falsa dicotomia imprigiona i sudditi in un’arena dove si svolgono finti combattimenti tra galli: la “politica” come intrattenimento.

L’ufficialista venera la “scienza” dei documentari, ossia quel cumulo di cialtronerie e di frottole confezionate per un pubblico di teledementi, inclusi quelli che si appassionano alla fanta-astronomia a base di pianeti pressoché identici alla Terra distanti migliaia di anni luce da noi, di spazio vuoto che si curva, di prossima colonizzazione dello spazio e baggianate simili.

In fondo, la mentalità del credente è quella del “borghese piccolo piccolo”, un modo di “pensare” perbenista, angusto, pieno di soggezione e servilismo nei confronti dei potenti. Egli vive in una casa di bambole dove solo per caso può filtrare una verità scomoda: quando essa si insinua, è comunque subito esorcizzata attraverso la creazione di una realtà parallela, fittizia: è questa una reazione paranoica che accomuna il seguace del sistema al classico disinformatore sciacondensaro.

L’incongruenza maggiore in cui resta invischiato l’ufficialista riguarda la natura degli esecutivi: secondo l’ideologia, il governo di “sinistra” o di “destra” è, a suo parere, composto da disonesti ed incapaci, anzi da delinquenti, eppure non sono tanto criminali da consentire un genocidio come la biogeingegneria illegale o scelleratezze analoghe. Di fronte alla geoingegneria clandestina alias scie chimiche, il nostro eroe palesa un comportamento improntato ad incredulità mista a supponenza. Qualora riesca ad afferrare qualche concetto inerente alla “guerra climatica”, si chiude subito a riccio, concludendo “Tanto, prima o poi, si deve morire”.

Quando, però, giunge il momento fatale, l’ufficialista, tanto smargiasso prima, si mostra come il più spaventato, il più codardo.


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La guerra climatica in pillole

Le nubi che non ci sono più

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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 15 novembre 2011

Cui prodest?

“Cui prodest” è l’abbreviazione dell’enunciato latino “cui prodest scelus is fecit”, ossia “ha commesso il delitto colui al quale giova”. E’ un detto di Seneca la cui forma accorciata è spesso impiegata in forma interrogativa, come per chiedere e cercare di conoscere a chi un fatto riprovevole possa arrecare giovamento e chi dunque possa esserne l’autore o l’ispiratore.

Così questa domanda di solito costituisce l’obiezione mossa dall’uomo comune che non comprende quale vantaggio possano trarre gli scellerati dalle loro azioni. Ad esempio, molti si chiedono che scopo si siano prefissi i militari, quando Roma fu colpita dal violento temporale...

La perplessità è legittima e comprensibile, poiché il cittadino normalmente usa una logica fondata sul common sense. Bisogna, però, subito rammentare che questa logica è del tutto estranea ai pazzi che, altrimenti, non sarebbero tali. Acclarato che solo dei mentecatti, i veri governanti, possono aver ridotto il pianeta e l’umanità nello stato pietoso in cui versano da tempo, bisognerebbe convincersi che applicare certe interpretazioni razionali all’irrazionale è errato nonché infruttuoso.

Occorre poi considerare altri aspetti. Gli obiettivi economici non sono così decisivi, a differenza di quanto si potrebbe pensare: le élites già controllano il sistema produttivo e finanziario, inclusa la stampa delle banconote. Gli obiettivi strategici non sono necessariamente cruciali: il governo segreto già domina quasi tutto lo scacchiere internazionale ed i conflitti fra gli stati-nazione sono per lo più farse volte a perpetrare carneficine ed a perpetuare uno stato di tensione perenne. (Sul tema si legga “Made in Russia”). Altre quindi sono le finalità: in primo luogo la Cabal compie degli esperimenti, per saggiare l’efficacia di armi via via più sofisticate e distruttive. Criminali esperimenti sono eseguiti un po’ in ogni dove, percuotendo ora esecutivi non allineati ora paesi che, con la loro reazione, innescheranno le conflagrazioni che la “cupola” pianifica o facilita, ora nazioni abitate da popoli ritenuti inferiori. Inoltre alcuni interventi sono attuati come segnali, pressioni ed intimidazioni nei confronti di burattini sfiorati dalla balzana idea di disobbedire agli ordini dei loro padroni, rimanendo al “potere” oltre i tempi loro assegnati o per prendere iniziative contrarie ai piani della casta mondialista. Così il nubifragio che ha flagellato Roma e le alluvioni in Liguria si potrebbero anche leggere come moniti a Silvio Berlusconi affinché si dimettesse e passasse il testimone a chi, secondo un programma architettato nei minimi particolari, deve portare al tracollo l’Italia per poi affossare l’euro, affossamento pressupposto necessario all’introduzione di una moneta mondiale elettronica, con tutto quanto ne conseguirà. Di fatto, poche giorni dopo i disastri succitati, il Presidente del consiglio, obtorto collo, ha rassegnato le dimissioni.

Last but not least, le sanguinarie efferatezze della feccia globalizzatrice (guerre, epidemie, calamità indotte, vaccinazioni letali, avvelenamento tramite radiazioni nucleari, scie chimiche, fluoro, campi elettromagnetici, nanoparticelle di inceneritori, farmaci etc.) sono veri e propri sacrifici umani, riti nefandi compiuti senza altro fine se non quello di votarsi al male, in nome del male. Anche “solo” le sei povere vittime genovesi sono per i globalizzatori una grandiosa immolazione a Moloch, un’occasione propizia per onorare dèi immondi. Così ogni strage, ogni sofferenza inflitta ad innocenti (animali inclusi: si pensi agli allevamenti industriali ed alla spaventosa vivisezione) sono altrettante offerte ad “iddii pestilenziali”.

Non è un caso se il male di per sé è già irragionevole: consacrarsi ad esso in modo deliberato e conscio, anima e corpo, è irragionevolezza all’ennesima potenza.

Chiunque giudichi con senno e sagacia può solo concludere che l’ipertrofia del male, tanto radicato e ramificato in questi tempi finali, non si spiega appellandosi a meri interessi economici e strategici.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 21 giugno 2011

Scie chimiche e fisco

Coloro che evadono o eludono il fisco sono odiati e disprezzati. Quando vengono scoperti, sono esposti al pubblico ludibrio. Gli evasori sono considerati alla stregua di gaglioffi, poiché, evitando di versare le imposte, danneggiano tutti i contribuenti, i cui stipendi o salari sono tassati alla fonte e che corrispondono allo stato una quota dei loro redditi con i gravami indiretti. Quante volte i media di regime hanno ripetuto e ripetono che, se il problema dell’evasione fiscale fosse risolto del tutto o in buona parte, ne trarrebbe vantaggio l’intera collettività sicché i servizi sarebbero migliori, più efficienti e meno costosi! Chiediamoci: è corretta questa conclusione o è un luogo comune?

In uno stato equo (mi si perdoni l’ossimoro utopico), se la tassazione fosse proporzionale al censo dei cittadini e se tutti versassero il dovuto, il gettito sarebbe sufficiente per fornire provvidenze all’intera popolazione. Anzi, gli economisti seri ci insegnano che una sola imposta indiretta sarebbe bastevole per tutte le esigenze. Allora perché lo stato inasprisce vie più la pressione fiscale e non è mai pago di fagocitare risorse, moltiplicando gabelle, sanzioni pecuniarie, vessazioni tributarie di ogni sorta? Che cosa non quadra? Per quale motivo non solo le casse dell’erario sono vuote, ma addirittura lo stato è oberato di debiti? Con chi si è indebitato? L’annosa questione del signoraggio è una risposta, non l’unica. Il signoraggio bancario genera un debito abnorme che non potrà mai essere saldato. Le nazioni, soggiogate dai banchieri internazionali, non possono restituire le somme prestate con gli interessi, con il risultato che s’innesca una spirale di insolvenza da cui non è possibile uscire in nessun modo. Denunciò l’abominevole usura lo scrittore statunitense Ezra Pound: perseguitato dal suo governo (Nemo propheta in patria) fu rinchiuso in un campo di concentramento alleato, con l’accusa di essere un sostenitore del fascismo. L’unica maniera per puntellare un’economia ed una finanza traballanti, è emettere altri titoli di debito pubblico, erogare altri onerosi prestiti, fino a quando il sistema non va in pezzi. Si pensi al caso della Grecia.

Ammettiamo pure per assurdo che il signoraggio non esista: la situazione finanziaria degli stati banditeschi che ci opprimono sarebbe diversa? No! Infatti i governi destinano gli introiti provenienti dalle imposte dirette ed indirette non all’’”istruzione, alla “sanità”, alla “previdenza sociale”, ma alle spese militari: “missioni di pace”, irrorazioni clandestine, costruzione di impianti radar e di altre strutture strategiche… assorbono una quota gigantesca delle entrate. E’ arduo un calcolo preciso, ma non ci sbaglieremo, se quantificheremo in un 95 per cento l’entità del denaro raccolto con le gabelle poi investito in armi o comunque in strumenti di controllo e di morte.

Quante ricchezze poi sono risucchiate da una pletora di ministri, parlamentari, funzionari, assessori, consiglieri, con tutti i loro portaborse! Costoro formano una massa sterminata di parassiti che consumano tutto il consumabile, grazie ai loro faraonici emolumenti, rimpinguati con la concussione ed altre ruberie.

Dunque chi evade, da un lato non dà il suo contributo per finanziare un’ombra di “welfare”, dall’altro, anche se in modo inconsapevole, non alimenta una classe dirigente corrotta e criminale il cui unico obiettivo è quello di sterminare il popolo, dopo avergli spillato quattrini con cui vivere nel lusso più sfacciato. Di converso - ed è un atroce paradosso - chi, volente o nolente, versa le tasse, concorre nella perpetrazione di una serie di delitti.



Lo stato contemporaneo è collocato nel punto finale di un processo cominciato alla fine del Medioevo, quando le monarchie nazionali, esautorando un po’ alla volta gli aristocratici, avocarono a sé la fiscalità, la violenza e l’amministrazione della “giustizia”. La situazione nell'antichità era alquanto diversa: l’Impero romano era una compagine paternalistica che, pur perseguendo una politica di conquista sino al II secolo d. C., riservava non poche risorse alla costruzione di strade, terme, acquedotti, ponti, al vettovagliamento alimentare delle classi indigenti etc. Il Leviatano di oggi è, invece, solo crimine legalizzato. Se gli evasori violano la legge, che cosa dovremmo pensare delle istituzioni la cui stessa esistenza è trasgressione di ogni regola morale e di ogni norma civile?

Si intende quindi che la sbandierata riforma fiscale di queste ultime settimane, presentata come una panacea o, per lo meno, come un piano per alleggerire il peso delle esazioni a beneficio di alcune categorie, è un volgare imbroglio, benché ispirato ufficialmente dall’intento di favorire una maggiore equità. Tra l'altro, a chi potrebbero veramente interessare delle leggi volte a contrastare un modus operandi che assicura alle classi dirigenti privilegi e potere? Gli stati si reggono sull'ingiustizia e sull'immoralità, altrimenti non sono stati.

Che essi amino presentarsi come benevoli e provvidi, è solo la conseguenza di una ripugnante ipocrisia. Il putridume resta putridume, anche se nascosto dal coperchio di un sepolcro finemente sbalzato.



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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 14 luglio 2009

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