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giovedì 8 marzo 2018

L'inquinamento ambientale "prende il controllo" del DNA



Ha ragione chi afferma che la maggior parte delle affezioni oggigiorno è di origine ambientale: l'inquinamento, con le sue innumerevoli fonti (in primis il nanoparticolato diffuso con le deleterie attività chimico-biologiche in atmosfera), è, infatti, la causa di molte patologie, mentre il continuo evocare una presunta eziologia genetica, come nel caso dell'autismo, è la classica foglia di fico per nascondere un'atroce realtà. Lo conferma, se mai se ne avvertisse il bisogno, un recente studio condotto in Canada.

Gli inquinanti presenti nell'ambiente possono 'prendere il controllo' del DNA, accendendo in questo modo alcuni geni piuttosto che altri ed aprendo la strada a malattie cardiache e respiratorie. Lo indica la prima indagine basata sull'analisi del DNA di oltre mille individui. Pubblicata sulla rivista "Nature Communications", la ricerca è stata condotta in Canada, dal gruppo dell'Ontario Institute for Cancer Research guidato da Philip Awadalla.

Dall'analisi del materiale genetico raccolto da campioni di sangue, sono stati individuati gli effetti di polveri sottili, biossido di azoto e biossido di zolfo. Per il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata, "la ricerca è molto interessante, perché ci dice quanto pesa il contributo dell'ambiente sul rischio di sviluppare determinate patologie". Queste ultime ha aggiunto, "sono la conseguenza dell'interazione tra DNA, ambiente e casualità, ma non è facile determinare il peso di ognuno dei tre fattori".

Fonte: ansa.it

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venerdì 8 luglio 2016

E la chiamano estate…



E la chiamano estate… Si può definire "estate" una stagione senza i classici temporali di calore, senza il cielo azzurro solcato da cumuli ovattati, vaporosi? Se si analizzassero i regimi pluviometrici della Liguria occidentale, a mo’ di significativo campione, potremmo concludere che da una decina d’anni le precipitazioni si sono diradate ed indebolite in modo drastico. Se piove, succede nell’entroterra ai confini dello spartiacque con il Piemonte, dove è più difficile, per la conformazione orografica, spargere il particolato igroscopico: la costa e la fascia subito retrostante sono mortalmente aride.

E la chiamano estate, ma il firmamento è bianco: vi fluttua al mattino presto qualche nuvola sfatta che, dopo un po’ di tempo, comincia a diventare più consistente: sennonché il pronto intervento degli aerei chimici e la nebbia prosciugante presto dissolvono ogni nube, creando un fondale calcinato, candeggiato. Sia l’orizzonte sia il profilo di monti e colline sono cancellati da una patina opaca. E’ uno spettacolo orribile, ma soprattutto è un ambiente tossico, letale per gli esseri viventi.

Quando nel 536 d.C. [In Italia si combatteva la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) che causò immani rovine nella penisola, precipitandola in un’età di decadenza e miseria, con l’esoso fiscalismo bizantino e l’espansione dei latifondi; il dominio bizantino subentrò agli Ostrogoti con cui la penisola aveva conosciuto una certa prosperità] alcune eruzioni dispersero ceneri vulcaniche che provocarono decremento delle temperature, siccità, offuscamento della luce solare, conseguente crollo dei raccolti e carestie. La storia, mutatis mutandis, tende a ripetersi.

Le eruzioni spargono in atmosfera polveri e materiale piroclastico contenenti biossido di zolfo che, a contatto con l’umidità, si trasforma in acido solforico. L’acido solforico, riflettendo la luce solare, raffredda la Terra. I solfuri (collegati alle operazioni chimiche) impediscono la formazione di nubi. Le operazioni disseccanti, l’attività vulcanica di questi ultimi anni, la debole attività solare stanno creando le condizioni di un autunno perenne, un autunno secco e sterile.

E la chiamano estate. I meteorologi di regime inventano nomi sempre più improbabili per gli anticicloni, zone di alta pressione spesso artificiali che stazionano su vaste aree dell’Europa, dove le perturbazioni, già fiaccate da diuturne attività di contenimento e logoramento, si infrangono, riuscendo a spremere solo poche, sporche gocce. I campi di alta pressione spesso sono dichiarati tali, ma concomitanti con valori barici bassi.

E la chiamano estate, ma è un gigantesco forno a microonde che cuoce piante, animali, uomini in un “democratico” banchetto imbandito per “Iddii pestilenziali” (E. Montale).


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venerdì 8 gennaio 2016

Le emissioni del traffico aereo danneggiano la salute: lo conferma il MIT



A furia di evocare i gas serra, molte persone hanno la fobia che essi possano nuocere alla salute, ma è errato. I gas serra non sono tossici (tranne alcuni come l’esafluoruro di zolfo, diffuso con le operazioni di geoingegneria clandestina, n.d.r.) Emissioni che, invece, danneggiano veramente la salute, inquinando l’aria che respiriamo sono provocate dagli aerei. Questi scarichi non solo amplificano l’effetto serra, ma provocano anche un alto tasso di mortalità. Secondo i ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) questa forma di contaminazione provoca 10 volte più vittime di quelle dovute agli incidenti aerei. Le vittime stimate sono, rispettivamente, 10.000 e 1.000 all’anno.

Inizialmente si supponeva che le emissioni nuocessero alla salute soprattutto durante le fasi di decollo e di atterraggio, ma il responsabile della ricerca, Steven Barret, ingegnere aeronautico del MIT, ha affermato che la principale origine delle morti è legata alle emissioni non regolamentate di aerei che incrociano al di sopra di 914 metri di altitudine.

Gli scarichi sono costituiti da differenti agenti inquinanti tra cui biossido di zolfo ed ossidi di azoto (nonché i vari ingredienti delle chemtrails e dei carburanti avio di nuova generazione, n.d.r.). Il più nocivo, secondo Barret, è lo zolfo. Le nanoparticelle di zolfo sono così microscopiche che, respirate, giungono nei polmoni e nel flusso sanguigno così che possono provocare malattie respiratorie, affezioni cardiovascolari, tumori ai polmoni. A lanciare l’allarme è stata pure l’Organizzazione mondiale della sanità.

Il traffico aereo commerciale non è, però, il solo a danneggiarci: anche gli scarichi delle navi uccidono in media 60 mila persone all’anno. Come arginare tutto ciò? Ridurre al minimo le emissioni, regolamentandole, è possibile e necessario. Sensibilizzare (come no… n.d.r.) le compagnie aeree e navali sicuramente è il primo passo da compiere nella direzione della salvaguardia della salute.

Fonte: meteoweb


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mercoledì 2 dicembre 2015

Ennesimo tentativo di legittimare la geoingegneria clandestina: spargere polvere di diamante per ridurre la "febbre" del pianeta



Terrificante tentativo di legalizzare la geoingegneria bellica attraverso una “proposta” che, nelle forme più disparate, tutte dannose per il pianeta e chi lo abita, è realtà da alcuni decenni: spargere polvere di diamante nell’atmosfera. Il tutto si basa sempre sulla gigantesca truffa dell’aggravamento dell’effetto serra da biossido di carbonio, secondo il solito, collaudato schema dialettico: problema, (inesistente o creato ad hoc), reazione, “risoluzione”. Altro che “febbre del pianeta”: sono certi “climatologi” ad avere la febbre da cavallo ed a delirare!

Riscaldamento globale, polvere di diamante nel cielo per ridurre la "febbre" del pianeta (sic). La “proposta” arriva dall'Università di Harvard: le preziose nanoparticelle rifletterebbero i raggi solari, contrastando l'effetto serra.

Spruzzare (sic) polvere di diamante in atmosfera per riflettere i raggi del Sole ed abbassare la "febbre" del pianeta provocata dall'effetto serra: è l'idea lanciata da un gruppo di climatologi (una banda di pazzi, n.d.r.) dell'Università di Harvard in uno studio (in realtà uno scartafaccio demenziale e falso, n.d.r.) pubblicato su “Atmospheric Chemistry and Physics”. Secondo i calcoli dei ricercatori, le nanoparticelle sarebbero molto più efficaci e rispettose dell'ambiente (sic!!!) rispetto ai cosiddetti aerosol di solfati, da anni al centro del dibattito sul “riscaldamento globale”.

Il pericolo dei solfati - Secondo i ricercatori americani, gli aerosol atmosferici, che dovrebbero indurre un abbassamento delle temperature mimando gli effetti di un'eruzione vulcanica, rischierebbero di scatenare una serie di pericolosi effetti collaterali. Innanzitutto potrebbero reagire con altre sostanze presenti in atmosfera, producendo acido solforico e danneggiando lo strato di ozono. Inoltre, assorbendo la luce a particolari lunghezze d'onda, potrebbero far surriscaldare gli strati più bassi dell'atmosfera, alterando la circolazione dei venti e il clima (E’ quello che avviene da tempo, n.d.r.).

Una miscela di diamante e di alluminio - Per arginare questi ostacoli, gli esperti scommettono sull'uso di due particolari tipi di nanoparticelle solide: quelle di ossido di alluminio (che è un toccasana, n.d.r.), che avrebbero lo stesso effetto raffreddante dei solfati, e quelle realizzate con diamanti sintetici che, invece, sarebbero più efficaci del 50%. […]

Fonte: tgcom24

Articoli correlati:

- Il piano di Edward Teller e la truffa dell'"effetto serra", 2018
- Inquinamento reale da polveri sottili e "normalizzatori" di Stato, 2013
- Il coinvolgimento delle compagnie aeree civili nelle operazioni di geoingegneria clandestina, 2013
- La svolta: la geoingegneria clandestina carbura con la nuova generazione di carburanti aerei, 2014

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