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martedì 14 luglio 2026

Cieli di plastica e fisica sbugiardata: perché il sistema ha hackerato la nostra atmosfera

Il mistero della pioggia che non c'è più

Il blu cobalto è sparito. Al suo posto, una nebbia chimica, lattiginosa e persistente che la fisica ufficiale non riesce a spiegare — o forse è proprio la scienza a sbugiardare il sistema. Viviamo sotto un soffitto bianco che non scarica pioggia, nonostante il caldo atroce e l'afa soffocante. Vi siete mai chiesti perché le leggi della natura sembrano sospese? La risposta non è nei talk show, ma tra le righe di manuali strategici e nei grafici ufficiali dell'ARPAL. Esiste una discrepanza brutale tra la narrazione del "cambiamento climatico" e la realtà documentale: una guerra invisibile all'umidità combattuta sopra le nostre teste.

Radar vs. nuvole: la pulizia etnica dell'umidità

Per i vertici militari, le nuvole non sono vita, sono "rumore". Nel testo tecnico di Robert A. Ball, “The fundamentals of aircraft combat survivability”, la verità emerge con una freddezza disarmante: l'ossigeno ed il vapore acqueo sono ostacoli che attenuano i segnali radar. Sopra i 10 GHz, l'atmosfera diventa un muro. Progetti come l'R.F.M.P. (Radio Frequency Mission Planner) ed il suo braccio operativo, il Sottoprogetto V.T.R.P.E., hanno un obiettivo brutale: eliminare le "idrometeore" (pioggia, neve, nebbia) per permettere una mappatura elettronica tridimensionale del territorio senza interferenze.

Ball è chirurgico nel descrivere il problema:

"Precipitazioni in atmosfera sotto forma di pioggia, neve e nebbia possono ridurre significativamente i segnali radar così come contribuiscono al rumore di fondo. [...] Il tasso di attenuazione sia in caso di una lieve pioggia sia di nebbia fitta è di circa 0,1 dB / km per un segnale a 10 GHz radar. Di conseguenza il segnale sarà ridotto di 10 dB dopo aver percorso 100 km".

È come cercare di vedere attraverso una tenda bagnata: i militari preferiscono distruggere la tenda. Stiamo assistendo allo smantellamento programmato dell'idrosfera per ottimizzare la precisione di un sensore. Una follia tecnologica che sacrifica l'equilibrio della biosfera per il dominio dello spettro elettromagnetico.

Il paradosso della Liguria: quando la fisica di Clausius-Clapeyron fallisce

La fisica dell'atmosfera ha una regola aurea: l'equazione di Clausius-Clapeyron. Essa stabilisce che per ogni grado Celsius di aumento della temperatura, l'atmosfera trattiene il 7% di vapore acqueo in più. In teoria, più caldo significa più evaporazione e, dunque, piogge più abbondanti. Ma i dati ufficiali ARPAL sulle tendenze climatiche in Liguria rivelano un "andamento chiastico" — un incrocio della morte dove le linee divergono invece di seguirsi.

Osservando il grafico delle tendenze regionali (1965-2026), dove il dato finale rappresenta una proiezione di tendenza ormai consolidata, i numeri gridano vendetta:
* Febbre Regionale: la temperatura media è passata dai 14.4°C del decennio 1965-1975 ai 15.8°C previsti per il 2020-2026, con un aumento netto di +1.4°C/+1.6°C.
* Emorragia Idrica: nello stesso arco temporale, le precipitazioni medie annue sono crollate da 1050mm a soli 820mm.
* Il grande arido: il bilancio idrico è in contrazione del 10-15%, con picchi del 22% nel lungo periodo. La siccità si polarizza ferocemente nel Ponente ligure, con piogge concentrate in eventi rari e distruttivi.

Se la temperatura sale e la pioggia sparisce, la fisica è stata hackerata. L'unica spiegazione scientificamente onesta è l'introduzione di una "variabile esterna": aerosol chimici che impediscono al vapore di condensare naturalmente.

Il segreto del 1943: ottant'anni di menzogne Ci propinano la favola che le scie persistenti siano un "inevitabile" effetto collaterale dei motori moderni. Menzogne. I documenti militari rivelano che già nel 1943, durante i raid della Seconda Guerra Mondiale su Schweinfurt e Regensburg, l'aviazione sapeva perfettamente come occultare i propri velivoli.

La storia ufficiale è stata riscritta per coprire il presente:

"Le scie di condensazione (contrails) e le fiamme di scarico dei motori venivano soppresse per rendere più difficile l'individuazione precoce in aria".
Se ottant'anni fa potevano eliminare le scie per ragioni tattiche, perché oggi il cielo ne è solcato da parte a parte? La risposta è ovvia: oggi le scie servono. Le dichiarazioni di N.A.S.A. e F.A.A. sull'inevitabilità del fenomeno sono palesemente false. Non sono "incidenti" della fisica, ma operazioni deliberate. La tecnologia per il cielo azzurro esiste dal secolo scorso; se oggi è bianchiccio, è perché qualcuno ha deciso così.

Sali di bario e biosfera: il costo del deserto artificiale

Per ottenere questo "vuoto spinto" radar, vengono disperse sostanze altamente igroscopiche: sali di bario e gel di silicio. Queste polveri agiscono come spugne chimiche, prosciugando l'umidità dell'aria prima che possa diventare pioggia. Il risultato è un olocausto ambientale silenzioso.
L'arroganza militare sta distruggendo la biosfera:

* Soffocamento vegetale: gli alberi, privati dell'umidità atmosferica che dovrebbero assorbire dalle foglie, si ammalano e deperiscono.
* Siccità indotta: l'agricoltura viene messa in ginocchio da un inaridimento artificiale che non ha nulla di "naturale".
* Cortina fumogena: mentre il pianeta brucia, una masnada di negazionisti e politici compliacenti erige un muro di disinformazione per impedire al pubblico di capire che il nemico è sopra le loro teste.

Conclusione: verso un futuro artificiale? Siamo passati dal cielo azzurro e colmo di nuvole paffute dei nostri padri ad una caligine polverosa e sintetica. Questa metamorfosi non è un caso, ma il risultato di operazioni polivalenti: la "pulizia" dell'atmosfera è un requisito tecnologico per la mappatura totale ed il controllo militare, venduto al pubblico sotto la comoda etichetta del riscaldamento globale antropico.
I dati ARPAL ed i manuali strategici non lasciano spazio a dubbi: il clima è stato sequestrato per scopi tecnologici. Siamo davvero pronti ad accettare un pianeta arido, chimicamente alterato e mappato fino all'ultimo centimetro, in cambio della nostra stessa sopravvivenza biologica? La prossima volta che guarderete quel cielo lattiginoso, ricordatevi: non è tempo che cambia, è il complesso militare-industriale che sta lavorando.

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venerdì 6 giugno 2025

Deliberata riduzione delle piogge: come e perché

In questi ultimi cinque giorni le attività di geoingegneria si sono notevolmente intensificate e purtroppo la stragrande maggioranza delle persone che osservano il fenomeno, non sono in grado di motivare la presenza di quelle scie, persistenti e non, che poi si espandono sino a creare delle compatte coperture artificiali che, contestualmente, dissolvono le nubi naturali (i cumuli) e trasformano il cielo in un letale sudario grigiastro.

Quali sono dunque i motivi per cui, in alcuni periodi, le operazioni si intensificano? Semplice: sono previsti in arrivo fronti perturbati, i quali saranno inibiti. Le precipitazioni saranno dunque ritardate e pioverà con meno intensità. In taluni casi, se però il fronte perturbato è troppo grande per essere distrutto, si inquineranno le nubi temporalesche, affinché l'acqua in esse contenuta, verrà additivata di magnetite e ferro, così da evitare il problema dei problemi: lo "scattering". Che cosa è lo "scattering"? E' un disturbo radio, procurato dall'acqua presente nelle nubi. L’umidità e le nuvole, soprattutto i cumuli che sono i serbatoi della pioggia e che si trovano a quote basse, sono nemiche dei sistemi radar e satellitari che operano in un particolare range di frequenze (banda KA). Le nubi naturali disturbano e diradano i segnali elettromagnetici. La magnetite ed il ferro permetteranno ai militari di vedere ugualmente attraverso i cumulonembi che, diversamente, creerebbero un muro invalicabile.

In questo periodo, durante il quale la guerra elettronica e l'impiego di micidiali armi comandate da remoto sono essenziali, è fondamentale che aerei civili e militari si adoperino per modificare a piacimento il meteo, con buona pace dei soliti negazionisti d'accatto che continuano a pubblicare inutili scartafacci di disinformazione sul tema.

Nelle mappe riportate in testa all'articolo si osservi come le coperture igroscopiche (definite "innocue velature" dai servizi meteo), fungano da barriera prosciugante, tanto che la perturbazione in arrivo dalla Francia nella serata del 30 maggio, è stata agevolmente fermata ai confini con il territorio italiano.

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martedì 29 agosto 2017

Come costruire la "macchina della pioggia": aggiornamenti



Nell'aprile del 2008 ci occupammo per la prima volta di ionizzazione dell'aria [ LINK ] e l'argomento fu ancora sviluppato nel 2012 [ LINK ], sino a concretizzarsi nelle ultime settimane, durante le quali abbiamo eseguito alcuni test con il prototipo di generatore di ioni modulare [ LINK 1 ] e [ LINK 2 ]. Abbiamo cominciato le nostre ricerche, basandoci sugli studi sfociati poi nei primi esperimenti dell'azienda svizzera Meteo Systems negli Emirati Arabi Uniti. Il grosso ostacolo, direi insormontabile, di queste attrezzature, è la loro difficile realizzazione per opera di comuni cittadini. Oltretutto servono luoghi di installazione idonei.



Abbiamo risolto il problema, eliminando in pratica l'impossibilità di messa in opera del "rainmaker" ad opera di coloro che non hanno conoscenze di base per costruire da sé il circuito amplificatore di tensione. Su ebay si possono, infatti, reperire facilmente i dispositivi che poi troviamo in tutti gli ionizzatori in commercio. Si tratta di dispositivi piccoli ed economici, il che ci permette (dovendoli far funzionare in sinergia a decine) di acquistarne molti e di assemblare di conseguenza un apparecchio di ionizzazione molto efficiente. Il tutto con pochissima spesa e senza disporre di conoscenze eccezionali in elettronica.



Giacché per noi è arduo creare un singolo apparato potente, servono più ionizzatori che lavorino insieme, in diverse zone abitative. Serve un circuito già assemblato a bassissimo costo, idoneo altresì per un progetto di un multi-ionizzatore modulare. L'ideale è basarsi sul principio della parabola riflettente. Il resto si attua con gli ionizzatori (il piccolo e compatto circuito di base pre-costruito si trova on line al costo di circa 3/6 euro), disposti a raggiera come nel primo esperimento nonché l'aria calda, che tende a salire. Inoltre l'aggiunta di una ventola, posta alla base del dispositivo, può incrementare il flusso d'aria verso l'alto.

Un certo numero di strumenti del genere, montati in varie zone di un centro abitato, potrebbe costituire la differenza. Diciamo che ognuno di noi dovrebbe assemblare un "rainmaker" composto da una quarantina almeno di circuiti di ionizzazione (vedi foto). La spesa non sarebbe elevata e l'ubicazione non incontrerebbe serie difficoltà. Per l'alimentazione basterebbe un alimentatore per PC di media potenza in grado di erogare anche i 5/12 volts richiesti a seconda del tipo di modulo acquistato. 50 ionizzatori modulari per 50 abitazioni sono 2500 ionizzatori, generando potenzialmente 3500 metri cubi di ioni negativi a postazione.



A chi oppone la questione dei nubifragi, rispondo così: le alluvioni si verificano a causa della dorizzazione dell'ambiente atmosferico, reso simile al plasma dalla geoingegneria clandestina. Attraverso la ionizzazione della bassa troposfera, si riequilibra il regime pluviometrico, inibendo le precipitazioni violente. L'aria, tra l'altro, è estremamente carica per via del nanoparticolato elettroconduttivo avio-disperso e ciò ha determinato l'incremento di tempeste di fulmini. Gli ionizzatori catturerebbero il nanoparticolato sulla parabola, vanificando le operazioni di aerosol.

ATTENZIONE! Trattasi di dispositivo ad alta tensione. Non esporre a conduttori elettrici ed acqua. Mantenere una distanza di sicurezza di almeno 50 cm dall'apparato. Tenere lontano dalla portata di bambini. Si declina ogni responsabilità in caso di uso improprio.

Progetto pioggia - Contribuisci ora! Donazione con PostePay: 4023 6009 4336 4051 - Codice fiscale: MRCRSR61C19I469R - IBAN: IT48I0617522700000001977280 Oppure fai una donazione con PayPal.


ART Omani Trials with Technology Overview from Tex Whitney Productions on Vimeo.


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venerdì 25 agosto 2017

Primi test per la "macchina della pioggia". Schema realizzativo



Nella tarda mattinata del 24 agosto 2017 abbiamo cominciato i primi test della "macchina della pioggia". Questi sono i risultati: dopo oltre novanta giorni di cielo completamente sgombro di nubi, si sono formati i primi cumuli che, in contrasto con le previsioni meteo dei giorni precedenti, hanno contraddistinto tutta la mezza giornata sino a notte inoltrata. Purtroppo i continui sorvoli degli aerei commerciali e militari impegnati nelle operazioni di guerra climatica, hanno per ora vanificato gli effetti incoraggianti del piccolo prototipo di ionizzatore, che abbiamo realizzato, assemblando più apparati di ionizzazione attorno ad una parabola satellitare in disuso verniciata di nero per agevolare il riscaldamento dell'aria.





Abbiamo avuto la conferma che il sistema in sé è promettente, ma siamo ben consapevoli delle forze in gioco, per cui è chiaro che sono necessari apparecchi più potenti e dislocati in diverse aree strategiche del territorio su cui si intende intervenire. Per questo motivo, studiando i dispositivi realizzati dagli Australiani, Svizzeri e Statunitensi, siamo in grado di fornire le indicazioni di base per costruire il proprio "rainmaker" a basso costo e che sia senza dubbio più efficiente del prototipo che ancora stiamo sperimentando. Il prossimo passo sarà quindi la messa in funzione di un congegno che ricalchi il più possibile i progetti delle società leader nel settore. Sono necessari:

a) Un alimentatore da 220/240V di elevata potenza (almeno 700/1200 watt)
b) Un decina di bacchette di alluminio (attraverso cui scorrerà l'alta tensione) da 1 cm x 100 x 1mm che faranno da puntali a forma di piramide. Questi dovranno essere uniti tramite rivetti.
c) Diodi 1N4007
d) Condensatori poliestere da 100 nF 2000V
e) Plexiglas o materiale simile per l'isolamento (meglio se doppio) del circuito.

ATTENZIONE! Si avvisa che, per costruire uno ionizzatore atto a produrre precipitazioni piovose, è d'uopo disporre di minime conoscenze di elettronica e che, in ogni caso, lavorando con pericolose alte tensioni, si deve essere certi di come agire. Per la messa in opera dell'apparato sarà assolutamente necessario un luogo isolato e ad accesso esclusivo.

Progetto pioggia - Contribuisci ora! Donazione con PostePay: 4023 6009 4336 4051 - Codice fiscale: MRCRSR61C19I469R - IBAN: IT48I0617522700000001977280 Oppure fai una donazione con PayPal.

Costruire uno ionizzatore per indurre le piogge



Prerequisiti: disponibilità di uno spazio idoneo; umidità atmosferica pari almeno al 30 per cento; presenza di nubi imbrifere: preferibilmente cumulonembi o cumuli.

Su quale principio funziona: lo ionizzatore produce ioni negativi (atomi che hanno catturato uno o più elettroni, particelle subatomiche di carica negativa). Gli ioni negativi salgono per convezione e grazie all'energia termica solare (calore), quindi si attaccano ai nuclei di condensazione, caricati positivamente, all'interno delle nuvole, inducendo la coalescenza dei nuclei, ossia la loro aggregazione, affinché le goccioline, ora di carica negativa, di pochi micron assumano il calibro di un millimetro circa. In tal modo, le stille, sufficientemente pesanti, cadono sotto forma di pioggia. In assenza di luce solare, una o più lampade ad infrarossi propiziano la convezione termica, ossia la salita dell'aria calda.

L'apparato va alimentato con tensione elettrica e potenza adeguate tali da far acquistare agli atomi gli elettroni. Di seguito è mostrato lo schema elettrico di riferimento.



Nell'immagine che vi proponiamo in testa all'articolo il dispositivo -ad alta tensione- è di alluminio, affinché conduca l'elettricità. Inoltre la struttura, di tipo modulare, ha la forma di una piramide. E' evidente che bisogna prendere tutte le precauzioni del caso onde evitare il contatto con gli apparati ad alto voltaggio. Per questo motivo la struttura ad alta tensione (15.000 Volts o più) deve essere isolata opportunamente.

P.s. E' condizione necessaria per generare precipitazioni piovose che le attività igroscopiche siano assenti o blande, quindi bisogna approfittare di quei giorni in cui esse sono interrotte o quasi. Sono giorni in cui, a causa dell'evaporazione e della traspirazione, l'umidità atmosferica si rapprende in nubi. Favorite sono le località di mare, normalmente più umide rispetto alle altre.


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lunedì 14 agosto 2017

Progetto Pioggia - Multi-Ionizzatore a flusso incrociato

Gli Emirati Arabi Uniti, noti per il clima decisamente secco, hanno deciso di investire in un progetto che, dal 2010, permette di favorire precipitazioni piovose. Gli ingegneri svizzeri della "Meteo systems" sono riusciti nell'impresa di far piovere. Le sperimentazioni hanno avuto inizio nella regione desertica dell'Al Ain. L'autorevole "Sunday Times" fu il primo a rendere noto il "progetto pioggia", direttamente finanziato dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti. Il primo dispositivo sperimentale, realizzato nel 2006 per Dubai, si può vedere in foto ed aveva le dimensioni di una Smart.



I ricercatori elvetici, protagonisti di questo stupefacente progetto iniziato ad Abu Dhabi [meglio Abu Ẓaby (Arabo أبو ظبي)], hanno adoperato una sorta di parasole metallici di una decina di metri d'altezza, in grado di caricare elettricamente l'aria. Questa è caricata con gli ioni negativi, che hanno la proprietà di unire le goccioline ai nuclei di condensazione e di condensare l'umidità presente in atmosfera, in maniera tale da creare i corpi nuvolosi.



Studiando gli effetti degli ioni negativi in atmosfera e sulla base degli studi condotti dallo scienziato Ighina, che fu l'assistente di Guglielmo Marconi, abbiamo pensato ad un apparato che potrebbe essere in grado di formare nuvole e generare piogge, coniugando la tecnologia attuale (la ionizzazione negativa per mezzo di strumenti idonei) con i princìpi su cui si fondava la famosa "macchina della pioggia" di Ighina. Questo congegno era composto da una torre di metallo, sulla cui cima era montata una grande elica. Il tutto era saldamente piantato in un terreno cosparso di polvere di alluminio. La rotazione dell'elica in un senso induceva la formazione di nubi (ionizzazione negativa) e le conseguenti precipitazioni. Nel senso opposto, si rasserenava il cielo (ionizzazione positiva). Le attività di geoingegneria clandestina, alias scie chimiche, agiscono in quest'ultima direzione: caricano positivamente gli ioni atmosferici, con la conseguenza che le nubi imbrifere non si formano, da qui la siccità cronica che ormai colpisce mezzo continente europeo, gli Stati Uniti, molti paesi sudamericani e dell'Africa nonché l'Australia.

Noi, con la realizzazione di uno strumento di ionizzazione negativa, riproducente in gran parte lo schema del progetto di Abu Dhabi e che si avvale di più ionizzatori che saranno disposti in modo opportuno, miriamo a contrastare gli effetti delle attività di guerra climatica volti a rendere siccitosi i nostri territori. Gli apparati atti alla creazione di ioni negativi lavoreranno all'unisono. Con questo stratagemma si supera l'ostacolo della difficile messa in opera di un unico ionizzatore di grandi dimensioni, giacché la circuiteria da assemblare sarebbe estremamente costosa e l'apparecchiatura che ne deriverebbe sarebbe comunque pericolosa. Ciò perché uno ionizzatore richiede doppio isolamento a causa delle pericolose scariche che esso può trasmettere all'esterno. L'assemblaggio di più ionizzatori elettricamente isolati, ma che lavorano in simbiosi, dovrebbe conseguire l'obiettivo che ci si prefigge: propiziare l'agognata pioggia e contrastare gli effetti prosciuganti delle cosiddette "scie chimiche".



PROGETTO PIOGGIA - MULTI-IONIZZATORE A FLUSSO INCROCIATO

L'apparato è composto da un numero minimo di sette ionizzatori, disposti in modo da generare un flusso incrociato di ioni negativi. Il dispositivo è costituito da una piattaforma di alluminio e da ionizzatori di media capacità, collocati in modo da formare un cerchio. Il tutto è sormontato da una struttura di metallo dertivata da un comunissimo ombrello, così da riprodurre la struttura degli ionizzatori della Meteo Systems. Quanto maggiori saranno le dimensioni del congegno e quanti più saranno gli ionizzatori operanti all'unisono, tanto più elevate saranno le probabilità di formare nuvole e di produrre precipitazioni piovose. Coloro che vorranno sperimentare direttamente, potranno seguire il progetto qui mostrato. Chi intendesse affidare la realizzazione del sistema al Comitato Tanker enemy, potrà contribuire con una donazione, cliccando al seguente link. Grazie infinite per la collaborazione.

Contribuisci ora! Donazione con PostePay: 4023 6009 4336 4051 - Codice fiscale: MRCRSR61C19I469R - IBAN: IT48I0617522700000001977280 Oppure fai una donazione con PayPal.



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